Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA MORENA MOTTA Stava davvero per sbattere la testa contro il primo muro a disposizione il fondista etiope Jemal Yimer, appena tagliato il traguardo della Bahrein Night Half Marathon. Impegnato allo spasimo in un serrato sprint con il connazionale Abadi Hadis per aggiudicarsi la vittoria nella velocissima gara degli Emirati Arabi, Jemal era riuscito a superarlo. Poi, oramai convinto del successo, aveva persino alzato le braccia al cielo in segno di esultanza, smettendo di correre. Errore fatale il suo, perché Yimer aveva scambiato un arco di palloncini bianchi e rossi per la linea del traguardo. Che purtroppo per lui era invece 50 metri più avanti.
DISDETTA Errore fatale ed irrecuperabile a quel punto, con Hadis subito pronto ad approfittarne per sfrecciare via sul traguardo reale, assicurandosi la vittoria in 59.43. Con soli due secondi di vantaggio sul disperato Yimer che, per una distrazione clamorosa, in un colpo solo ha perso la vittoria, ma soprattutto la gran bella cifra di 75.000 dollari, visto che il premio per il vincitore era di 100.000 dollari e soltanto di 25.000 dollari per il secondo classificato. Al terzo posto il keniota Bernard Ngeno (15.000 dollari) con 59.47 ed al quarto, un altro etiope, Fikadu Haftu con 59.49. Gara velocissima questa Bahrein Night Half Marathon, con ben 15 atleti sotto 1 ora e 2 minuti. PROTAGONISTE Grandi crono anche nella gara femminile, dominata dalla keniota Briged Kosgey con un sontuoso 1.05.28: un risultato che la colloca fra i migliori dieci tempi all time sulla distanza della mezza maratona. Anche per lei 100.000 dollari di premio per il primo posto. A seguire la sua connazionale Ruth Chepngetich seconda con 1.06.21(25.000 dollari) ed a completare il podio l’etiope Netsanet Gudeta con 1.06.49 (15.000 dollari). Notevole anche l’1.07.51 con cui la keniota Caroline Kipkirui ha conquistato il quarto posto. Otto comunque le atlete che hanno concluso la gara sotto il piccolo muro dei 70 minuti. Vale a dire che hanno corso i canonici 21km097 metri sotto i 3 minuti e 20 secondi al chilometro.
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Successo allo scadere nell'andata della semifinale di Coppa Italia
INSERITO DA MORENA MOTTA Serata propizia per il Calcio Monza al Menti di Vicenza.
Decide Marchi
Un mercoledì sera tutt’altro che piatto quello appena trascorso durante la gara di andata della semifinale di Coppa Italia fra il Vicenza, padrone di casa, e il Monza diCristian Brocchi. Un gol allo scadere del secondo tempo, nella celebre “zona Cesarini”, ha regalato agli ospiti il primo round di questa doppia sfida. Un primo tempo senza troppi acuti per i ragazzi biancorossi, pericolosi soltanto in una circostanza, nel primo quarto di gara, con un’iniziativa di Lora. Nella ripresa è sceso in campo un altro Monza (reduce dall’1-1 di domenica scorsacon la Vis Pesaro), più motivato, che, complice la poca spavalderia della formazione veneta, ha assunto il controllo della partita, imbastendo numerose azioni offensive. Prima Reginaldo, poi Di Paola e infine Anastasio hanno minacciano la porta di Albertazzi, senza però trovare la conclusione vincente. Quando il cronometro iniziava a camminare verso l’ultima parte di gara, un cartellino rosso sotto il naso di Mantovani per una reazione ai danni di Marchi ha indirizzato il match verso un finale di sofferenza per i padroni di casa. Nei minuti di recupero le iniziative del Calcio Monza sembravano esaurirsi, ma, al 92esimo, ecco la decisiva inzuccata di Marchi su traversone dalla destra di Lepore. Unica nota stonata: un’esultanza eccessiva al momento del gol che costa a Marchi il secondo giallo e dunque la gara di ritorno. Ritorno che, fra 15 giorni, si prospetta senz’altro equilibrato, tosto e aperto a ogni trama.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Aubameyang ha spinto l’Arsenal ai quarti di finale con una doppietta al Rennes festeggiata indossando la maschera della Pantera Nera, come viene chiamata la nazionale del Gabon. E’ lui l’uomo chiave dei Gunners, l’attaccante che ha segnato in questa stagione 22 reti, 17 in Premier League, 4 in Europa League e una in Fa Cup. «Che sorteggio! Pronti per andare a Napoli e affrontare i miei amici Kevin Malcuit e Faouzi Ghoulam», ha scritto su Twitter. Certamente giocherà l’andata a Londra l’11 aprile (è avvenuta l’inversione perché anche il Chelsea, altra squadra londinese giocherà il primo match in trasferta), potrebbe saltare il ritorno al San Paolo giovedì 18 in caso di ammonizione nella sfida a Londra perché è uno dei quattro diffidati con Lacazette, Mkhitaryan e Xhaka. E l’Arsenal per la prima volta giocherà il ritorno in trasferta dove ha mostrato dei limiti perdendo nei due turni precedenti con Bate Borisov (1-0) e Rennes (3-1), sconfitte ribaltate all’Emirates, vera e propria roccaforte dei Gunners. Chi passa trova la vincente tra Valencia e Villareal, la sfida con il Chelsea di Sarri potrebbe esserci solo in finale se entrambe andassero avanti fino in fondo.
I GIOIELLI
Una squadra, quella di Emery, dalla chiara vocazione offensiva e che proprio in attacco schiera i suoi gioielli migliori, il francese Lacazette, ex Lione, altro bomber di livello mondiale, 14 reti in questa stagione, tecnico e imprevedibile. In questa fase sta tornando decisivo Ozil, il campione del mondo con la Germania in Brasile che ha ripreso a giocare con continuità dopo l’indisponibilità di due mesi per infortunio. A centrocampo il punto di riferimento è Ramsey, nazionale gallese che ha firmato per 4 anni con la Juve. Il punto debole è la difesa, Emery gioca a tre con Mustafi, ex Samp a destra, il capitano Koscielny e Monreal, anche se la linea diventa a quattro quando Kolasinac si abbassa. Nella rosa dell’Arsenal, che ha un valore complessivo di 625 milioni, ci sono tre giocatori seguiti in passato anche dal Napoli, il portiere tedesco Leno, riserva di Cech, che eliminò gli azzurri nella Champions 2011-2012 quando era in porta con il Chelsea, il centrocampista uruguaiano ex Samp, Torreira, quello spagnolo Denis Suarez.
ROBERTO VENTRE IL MATTINO
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DI MICHELE PAPPACODA Nicolas Anelka: Nato a Le Chesnay (Francia), è un calciatore e allenatore. Nicolas Sébastien Anelka ha una lunga e prestigiosa carriera, avendo giocato nell'attacco di PSG, Arsenal, Real Madrid, Liverpool, Manchester City, Bolton, Chelsea, Juventus (solo due presenze in serie A nel primo semestre del 2013) e West Bromwich Albion. Nel febbraio 2013 indossa la sesta maglia differente in Champions League. Dal 2014, con un'interruzione, è atleta e allenatore del Mumbai City, che milita nel campionato indiano. Diventa, successivamente, dirigente in un club olandese. Ricco anche il suo palmarès, nel quale spiccano due Champions League (con il Real Madrid nel 2000 e con il Chelsea nel 2012) e due scudetti inglesi. In Nazionale, dal 1998 al 2010, ha 69 presenze con 14 reti ed è campione d'Europa 2000.
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INSERITO DA MORENA MOTTA Era tutto scritto nelle stelle, quelle che brillano sopra lo Juventus Stadium e illuminano una notte che resterà impressa nella memoria di tutti i tifosi bianconeri, per sempre. Era scritto nelle stelle che Cristiano Ronaldo, l'uomo da 100 milioni di euro, regalasse alla Juventus una qualificazione che sembrava impossibile dopo lo scivolone al Wanda Metropolitano. E pure che lo facesse con un calcio di rigore, perché è dal dischetto che ha segnato l'ultimo dei tre gol all'Atletico, quello decisivo di una serata magica. Dal dischetto aveva buttato fuori la Signora ai quarti l'anno scorso col Real e dal dischetto l'ha catapultata ai quarti. Grande CR7 ma grandissima tutta la Juventus, che ha giocato una partita gladiatoria, zittendo tutti i critici e dimostrando di poter vincere la Champions.
L'Allegrata per la rimonta è Emre Can centrale di destra nella difesa a tre, che ha il compito di coprire le spalle a Cancelo. Il tecnico bianconero disegna un 3-4-3 con la novità Spinazzola a sinistra, con l'obiettivo di avere più ampiezza. La mossa funziona perché la Juventus è subito feroce e chiude l'Atletico nella sua area. Non a caso dopo 3 minuti Godin è costretto a respingere davanti alla porta un tiro insidioso di Matuidi e al 4' arriva il gol di Chiellini (alla gara numero 500 con i bianconeri) che mette il piedone in mischia, ma l'arbitro annulla per un fallo di Cristiano Ronaldo sul portiere Oblak.
La squadra di Simeone si difende punta a giocare solo in contropiede (d'altronde il 2-0 dell'andata glielo permette) mentre i bianconeri sono indemoniati. Bene Spinazzola, molto bene a Bernardeschi che al 27' da sinistra dipinge un cross per la testa di Cristiano Ronaldo, che sbuca alle spalle di Juanfran (adattato terzino sinistro per sostituire l'infortunato Filipe Luis) e non lascia scampo. Lo Stadium (con la Curva Sud finalmente tornata a cantare) diventa una bolgia, con CR7 che chiede ancora più voce. Bernardeschi ci prova prima su punizione e poi tenta il gol in rovesciata, pericolosissimo Chiellini su angolo e provvidenziale la deviazione di Oblak. Nel primo tempo è la miglior Juve di Allegri, che trema solo nel recupero per un colpo di testa dell'ex Morata (sostituto dello squalificato Diego Costa), alto di un soffio.
Nel secondo tempo il copione non cambia e la Juventus non cala, anzi raddoppia: al 3' altra capocciata letale di Cristiano Ronaldo, questa volta su cross di Cancelo: ci vuole la Goal Line technology per convalidarlo, ma i quasi 41 mila dello Stadium sono già in festa e CR7 (terza rete in Champions con la Juve) ancora una volta chiama il pubblico. Simeone, agitatissimo in panchina, si gioca la carta Correa per Lemar e dal suo piede arriva subito un tiro pericoloso (alto), mentre Allegri lancia nella mischia Dybala al posto di Spinazzola (che esce tra gli applausi).
L'atmosfera è torrida, tanto che tra Morata e Chiellini, ex compagni e amici, c'è un piccolo parapiglia per un fallo dello spagnolo sul capitano bianconero, un gigante in difesa insieme a Bonucci. A poco più di dieci minuti dalla fine Allegri toglie Mandzukic per Kean, che su imbeccata di un inesauribile Chiellini spreca mandando a lato il pallone del possibile 3-0. Niente paura, ci pensa ancora Ronaldo, e ancora con la complicità di Bernardeschi. L'esterno corona una prestazione straordinaria procurandosi il rigore (fallo di Correa che lo spinge) che Ronaldo non sbaglia, come nella notte di Madrid di un anno fa, quando però lui vestiva ancora la maglia del Real. Stavolta è un gran regalo per la Juventus, che adesso può davvero sognare in grande. Vuole tornare a Madrid, dove si giocherà la finale, per vincere la Champions.
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INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Claudio Ranieriè il nuovo allenatore della Roma. Il tecnico ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno. "L'obiettivo è ottenere la qualificazione in Champions League", ha detto il presidente Pallotta. "Quando la Roma ti chiama è impossibile dirle di no" ha dichiarato Ranieri. Va via anche il direttore sportivoMonchi, subentra Frederic Massara.
GUARDA LE FOTOCalcio: Monchi lascia la Roma, crolla il nuovo progetto 'spagnolo'
Dopo l'esonero diEusebio Di Francesco, alla Roma servivano "mani esperte" per tornare a giocare il prossimo anno l'Europa che conta. Così Francesco Totti spiega la scelta di richiamare Ranieri a Trigoria. "Claudio non è solo un tifoso della Roma, nato e cresciuto nella Capitale, ma è uno degli allenatori più esperti nel mondo del calcio - le parole del dirigente giallorosso riportate sul sito del club -. Ora abbiamo bisogno di mani esperte, in grado di guidarci tra le prime quattro per rigiocare la Champions League nella prossima stagione. Ci mancano dodici partite in campionato e dobbiamo vincerne il più possibile".
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Piccolo caso “social” per il centrocampista del Napoli Allan. Sua moglie Thais Valentim ha postato su Istagram una foto del loro bambino Miguel, di sette anni, su un campo di Calcio con l’espressione sorridente. Il bambino gioca al Calcio e pare abbia anche talento, ma a qualche tifoso del Napoli non e’ piaciuto il fatto che nella foto Miguel indossasse la maglia del Barcellona. “Gli devi far indossare la maglia del Napoli, se no per me tu e tuo marito ve ne potete anche andare altrove. Se le cose stanno cosi’ prendete e valige e andatevene. Qui voglio solo persone che hanno a cuore la causa del Napoli”, ha scritto tale Raffaele. Il commento ovviamente non e’ piaciuto alla signora Allan che ha risposto: “Ma tu chi sei per dire ‘voglio’ e ‘per me’? Vai cercare qualcosa da fare invece di fare il tifoso polemico. Mio figlio ha 7 anni ed e’ appassionato del Calcio. Vergognati”. Sotto il post si sono poi succeduti i commenti di molti tifosi del Napoli che hanno difeso la signora, augurando al ragazzino di avere un futuro di successo nel Calcio, anche con la maglia del Barcellona.
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INSERITO DA MORENA MOTTA Notte drammatica per la casa Blanca, che crolla rovinosamente sotto i colpi di un Ajax bello da stropicciarsi gli occhi. La serata dei Blancos inizia male, sotto di due reti dopo nemmeno 20’, e finisce ancora peggio tra sfortune assortite (due legni e gli infortuni di Vinicius e Lucas Vazquez) e recriminazioni per il terzo gol olandese viziato dalla mancata concessione di un fallo laterale. Ma, al netto degli episodi, l’Ajax si guadagna l’impresa grazie a una prestazione superlativa e con un Tadic sontuoso, autore di un gol e due assist. Gli spagnoli invece sprofondano nel baratro, mandando all’aria ogni obiettivo nel giro di una settimana. Il 4-1 olandese firmato Ziyech-Neres-Tadic-Schone certifica il naufragio definitivo del Real Madrid, che colleziona il 4° k.o. consecutivo in casa e abdica dal trono europeo dopo più di mille giorni. Per dare un’idea della portata di quanto compiuto dall’Ajax, è solo la seconda volta su 35 occasioni che i Blancos vengono eliminati dopo aver vinto la sfida di andata in trasferta.
Ferito nell’orgoglio dopo aver detto addio a due obiettivi stagionali nel giro di quattro giorni, diretta conseguenza dei due k.o. in coppa e Liga contro il Barcellona, il Real Madrid è sceso in campo deciso a non perdere anche il treno Champions. Completamente diverso l’atteggiamento rispetto all’andata, con i Blancos aggressivi e a ritmo sostenuto sin dalle prime battute che lasciano effettivamente ben sperare, perché gli spunti di un pimpante Lucas Vazquez regalano subito a Varane il pallone del vantaggio frustrato dalla traversa dopo appena 4’. Un segnale che preannuncia l’accanimento della cattiva sorte che si abbatterà da quel momento in poi sui Blancos, puniti al 7’ da Ziyech dopo una palla persa da Kroos sulla mediana. Il resto lo fa il talento di Tadic, che al 18’ s’inventa una “ruleta” strappa applausi per mandare a farfalle Casemiro e pescare Neres con un preciso filtrante su cui il brasiliano va a nozze aggirando Courtois e piazzando il raddoppio. Un uno-due, quello degli olandesi, capace di tramortire chiunque e che di fatto getta il Bernabeu nella disperazione.
nche perché la sfortuna si accanisce sui madrileni in modo chirurgico: alla mezzora Solari perde infatti sia Vinicius che Lucas Vazquez, le uniche note positive fino ad allora, entrambi vittima di noie muscolari. Il copione di una serata a tinte maledette prosegue poi con il secondo legno colto dal nuovo entrato Bale al 42’. Un guizzo estemporaneo, quello del gallese, che arriva dopo due salvataggi di Courtois e un primo tempo da favola degli olandesi, trascinati da un De Jong sempre lucido e preciso e dalle giocate sopraffine del trio Tadic-Neres-Ziyech, che ha vita estremamente facile contro una difesa allo sbando senza Ramos (fuori per squalifica). La tecnica e i sincronismi del terzetto offensivo di Ten Hag fanno la differenza anche al 62’, quando i madrileni alzano bandiera bianca su un preciso sinistro dal limite di Tadic che s’infila sotto l’incrocio. E’ la mazzata finale per un Real Madrid che protesta, reclamando l’uscita del pallone sul nascere dell’azione (con il Var che concede il gol dopo una lunghissima consultazione). E che non ha nemmeno il tempo d’illudersi quando al 70’ trova l’angolino vincente su un sinistro di prima intenzione, perché la punizione di Schone appena due minuti dopo fa calare il sipario su un Bernabeu sconcertato, complice anche un grossolano errore di posizione di Courtois. Si chiude così la stagione (e probabilmente anche il ciclo) dei Blancos, che terminano in dieci per un brutto fallo di frustrazione di Nacho. L’Ajax invece festeggia meritatamente l’approdo ai quarti che mancava da ben 16 anni.
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INSERITO DA MORENA MOTTA La notte del San Paolo racconta che lo scudetto per la Juventus ormai è solo una questione di tempo. Vincere pur non giocando bene e soffrendo parecchio e portarsi a +16 sulla seconda significa, come aveva detto Allegri alla vigilia, che i bianconeri tornano a Torino con due terzi di scudetto. La buona notizia è il ritorno al gol su punizione di Pjanic, le brutte sono l'espulsione del bosniaco e la mancanza di gioco bianconero, che non fanno ben sperare in vista del ritorno con l'Atletico. Il Napoli bello e sprecone può solo recriminare per il rigore sbagliato da Insigne nel finale che avrebbe regalato agli azzurri almeno il meritato pareggio.
L'episodio che cambia la partita arriva allo scoccare del minuto 25 del primo tempo: uno sciagurato retropassaggio di Malcuit (che fino a quel momento aveva dato parecchi grattacapi ad Alex Sandro) finisce sui piedi di Cristiano Ronaldo, che Meret atterra per sbarrargli la strada verso la porta. Per l'arbitro Rocchi è rosso al portiere e punizione per la Juventus. Un'opportunità che Pjanic trasforma nel vantaggio bianconero: il bosniaco beffa il neo entrato Ospina (Ancelotti sacrifica Milik) con una traiettoria perfetta dal limite (errore di Zielinski, che è il primo uomo in barriera e non salta). È il primo gol della Juventus su punizione e anche una bella ipoteca su partita e scudetto, visto che il Napoli è costretto a giocare più di un'ora con un uomo in meno.
Gli azzurri (che sullo 0-0 avevano avuto una buona occasione con Zielinski: errore di Bonucci e palla che sfiora il palo) non si abbattono e cercano di sfruttare l'arma del contropiede. La catena di destra di Madama è l'anello debole, con Emre Can e Cancelo che in diverse occasioni pasticciano, ed è da lì che riparte la squadra di Ancelotti, colpendo subito un palo ancora con Zielinski (su imbeccata di Fabian Ruiz). La Juve non brilla ma controlla e prima dell'intervallo (39') trova il 2-0 con la capocciata di Emre Can su cross di Bernardeschi.
Il finale del San Paolo pare già scritto, e invece è ancora Pjanic a regalare un altro colpo di scena, ma stavolta a vantaggio del Napoli: due minuti dopo l'intervallo tocca il pallone con la mano ed essendo già ammonito fa la stessa fine di Meret; rosso anche per lui e parità numerica ristabilita. Nel frattempo Ancelotti ha buttato nella mischia Mertens (per Malcuit) e la mossa si rivelerà subito vincente: al 16' Insigne mette dentro un pallone ghiottissimo nell'area piccola su cui Callejon s'avventa, lasciandosi Chiellini alle spalle. È il 2-1 che riaccende il San Paolo e riapre la contesa. Allegri si copre con De Sciglio al posto di Cancelo ma la squadra continua a soffrire.
Chiusa nella sua area, la Juventus sembra un pugile messo alle corde che non riesce a reagire. La situazione non migliora con l'inserimento di Bentancur al posto di Mandzukic e al 35' il Napoli ha l'occasione d'oro per il 2-2: dopo il consulto con il Var il fallo di Alex Sandro in area viene punito con il calcio di rigore, ma il tiro di Insigne si stampa sul palo. Juve graziata e gara che si riscalda per un brutto fallo di Koulibaly sul neo entrato Dybala, da cui nasce un parapiglia tra campo e panchina bianconera. Vittoria pesante per la Juve, che però dovrà fare molto di più con l'Atletico per continuare il sogno europeo.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Notte da dimenticare, l'Inter cade alla Sardegna Arena prolungando il suo momento di crisi. I nerazzurri fermano nell'anticipo del venerdì la loro corsa alla Champions dopo due vittorie consecutive e lasciano i tre punti ai sardi, determinati e in palla fin dai primissimi muniti .Pronti, partenza e Var subito protagonista. Al 2' il Cagliari si è creato subito l'occasione per sbloccare il match con Joao Pedro che ha mancato l'impatto vincente di testa per pochi centimetri: il brasiliano ha lamentato una trattenuta costringendo Banti al primo silent check. Rossoblù tonici, determinati, l'Inter spaesata, questo il copione dei primi 20 minuti di gioco dove sono stati ancora i rossoblù ad andare più vicini alla rete con il moldavo Ionita e Faragò al 10' e al 12'. La risposta dell'Inter in un tentativo al volo di Perisic, facilmente parato da Cragno: troppo poco per parlare di equilibrio in campo. Nerazzurri brutti, il Cagliari ne ha approfittato ed è passato al 30' con un grande colpo di testa di Luca Ceppitelli, che è andato in cielo sul cross di Cigarini e ha schiacciato alle spalle di Handanovic: un vantaggio più che meritato per i rossoblù. L'Inter non ha sentito il campanello d'allarme e un minuto dopo ha rischiato di trovarsi sotto di due quando Faragò si è trovato a tu per tu con Handanovic. Nel momento più bello dei rossoblù, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata la rete del pari dei milanesi: impeccabile Lautaro Martinez sul cross di Nainggolan. Tuttavia la dea bendata non ha voluto voltare le spalle ai sardi che prima hanno fatto le prove generali con Faragò e poi al 43' hanno trovato il nuovo vantaggio con un'azione strepitosa: sul cross di Srna la girata al volo di Pavoletti ha buttato giù la Sardegna Arena. Primo tempo spettacolare che si conclude con i sardi in vantaggio per uno a zero: dominio sulle fasce e strapotere fisico le armi dei sardi.
PALO DI LAUTARO Nella ripresa nessun cambio nei primi venti minuti, che sono iniziati con il prevedibile forcing dell'Inter, tuttavia sterile. Martinez al 49' e Politano al 55' i primi pericoli per la difesa dei rossoblù, calati rispetto al primo tempo. Spalletti le ha provate tutte, invertendo Perisic e Politano e mettendo dentro Borja Valero e Candreva che hanno dato maggior qualità al centrocampo dei milanesi. Tuttavia il solo Martinez è riuscito a impensierire seriamente Cragno che all'85' si è salvato con l'aiuto del palo. L'ultima mossa dell'allenatore di Certaldo l'ingresso in campo di Ranocchia come centravanti. Nei minuti finali è successo di tutto: il Cagliari al 92' ha sprecato l'occasione da k.o. con il rigore sbagliato da Barella e il maxi recupero di sei minuti prolungato da Banti ha portato l'Inter vicina alla rete del pari al 96'. Al fischio finale tre punti meritati ai sardi che trovano una vittoria pesante in chiave salvezza. Per l'Inter un fine settimana da incubo, con il rischio doppio sorpasso di Milan e Roma incombente. Il caso Icardi è tutt'altro che risolto e i nerazzurri rischiano di scivolare al quinto posto.