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sez. cultura e spettacoli

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Avati, Dante mi ha salvato, porto al Lido il mio b/n È una storia thriller-gotica che mi ha fatto scoprire il cinema

4 Agosto 2024, 14:31pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA Dante, Croce e Pascoli come angeli custodi, la bellezza contro ogni male e la scoperta del bianco e nero fatta solo ora a 87 anni girando 'L'orto americano', film di chiusura fuori concorso dell'81/ma edizione della Mostra Internazionale d'arte Cinematografica. È Pupi Avati che ha appena saputo essere stata approvata dal ministero la proposta di Laurea Magistrale Honoris Causa in Italianistica, avanzata dal Senato accademico di Roma Tre su richiesta del Dipartimento di Studi Umanistici, per i suoi meriti nella divulgazione dell'opera e della figura di Dante a cui tra l'altro ha dedicato un film nel 2022, il regista si racconta in un'intervista all'ANSA. Cosa deve a Dante? "Tantissimo - risponde Avati - mi ha salvato, ho infatti imparato da lui e successivamente da Croce, su cui ho fatto un docufilm girato ultimamente a Napoli (Il filosofo della libertà, ndr), che l'unico modo per superare i problemi, i dolori, le difficoltà che siamo tutti costretti ad affrontare è impegnarsi nell'arricchimento culturale, nello studio, immergendosi nella bellezza. E lo dico io che sono stato uno studente pessimo e sono riuscito ad avere la maturità scientifica grazie a mia madre, una che sapeva raccomandare come nessun' altra. Ho capito allora grazie alla Vita Nova che immergersi nello studio è un modo per lenire ogni tipo di dolore. E Dante di dolore se ne intendeva. A cinque anni aveva già perso la madre e il padre gli aveva imposto una matrigna, si innamorò poi di una bambina di nove anni alla quale andò dietro per altri nove anni, ma lei prima si sposa con un altro e poi muore. È costretto a sposare una donna che non gli piaceva, scrive questo capolavoro che è la Divina commedia nelle condizioni più miserrime accompagnato dalla paura, essendo stato condannato alla decapitazione e al rogo, se lo avessero trovato". Cosa può dire de 'L'orto americano"? "È un film di genere tuttavia è anche un'opera con la mia identità. Una storia thriller gotica personale Dopo 54 film ho fatto con L'orto americano una scoperta, mi sono reso conto che facevo cinema per la prima volta perché ho girato in bianco e nero" ANSA

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI 'Shrek 5', è ufficiale: arriverà nelle sale a luglio 2026 Walt Dohrn dirigerà il film in occasione del 25° anniversario del franchise

10 Luglio 2024, 11:07am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI 'Shrek 5', è ufficiale: arriverà nelle sale a luglio 2026 Walt Dohrn dirigerà il film in occasione del 25° anniversario del franchise

INSERITO DA ANGELA CECERE Ora è ufficiale: "Shrek 5" è in fase di preparazione e arriverà nelle sale cinematografiche 16 anni dopo il quarto film di animazione della saga, "Shrek e vissero felici e contenti" (2010), che guadagnò al botteghino 752 milioni di dollari a livello mondiale. Universal e DreamWorks Animation hanno annunciato che il nuovo capitolo del franchise debutterà il 1° luglio 2026. Le star Mike Myers, Eddie Murphy e Cameron Diaz torneranno a dare le loro voci originali 25 anni dopo il primo "Shrek", diretto nel 2001 da Andrew Adamson e Vicky Jenson. Il ritorno di Antonio Banderas nei panni dell'esuberante felino Gatto con gli stivali non è ancora confermato. Il film, che è in fase di sviluppo da molto tempo, avrà come regista Walt Dohrn, che ha lavorato come sceneggiatore nel secondo e terzo film della serie e come responsabile della storia del quarto. Brad Ableson ("Minions 2 - Come Gru diventa cattivissimo" e "Cattivissimo me 4") sarà il co-regista, mentre la produttrice di "Shrek e vissero felici e contenti" Gina Shay, e l'amministratore delegato di Illumination, Chris Meledandri, saranno i produttori esecutivi. Nello scorso mese di giugno Eddie Murphy si era lasciato sfuggire di aver già iniziato a registrare le voci per "Shrek " e di voler realizzare un film spinoff su Ciuchino. "Abbiamo iniziato 4 o 5 mesi fa a fare 'Shrek 5'. Ho già registrato il primo atto e lo finiremo quest'anno", aveva dichiarato l'attore in un’intervista alla rivista "Collider"". "Shrek sta per uscire e anche Ciuchino avrà un film tutto. Quindi faremo uno Shrek e un film su Ciuchino", aveva rivelato Murphy. Il franchise di "Shrek" ha prodotto quattro film tra il 2001 e il 2010. Il film originale "Shrek" ha trasformato la DreamWorks Animation in uno studio al top con un incasso mondiale di 487 milioni di dollari. E sempre "Shrek" è stato il primo vincitore di un Oscar nella categoria dei film d'animazione. "Shrek 2" ha incassato 928 milioni di dollari. Entrambi i film hanno concorso per la Palma d'Oro al Festival di Cannes. "Shrek 3"e "Shrek e vissero felici e contenti" sono riusciti a incassare rispettivamente 813 milioni di dollari e 752 milioni di dollari in tutto il mondo. Anche entrambi gli spinoff del "Gatto con gli stivali" sono stati un successo nelle sale, incassando rispettivamente 555 milioni di dollari e 484 milioni di dollari. Come riportato da "Variety" nel 2018, Universal Pictures ha incaricato il produttore Chris Meledandr di supervisionare la rinascita delle serie di "Shrek" e dello spinoff "Il Gatto con gli stivali". Il guru dell'animazione era stato categorico all'epoca sulla necessità di non alterare le performance vocali del franchise, che ha riconosciuto essere la chiave del successo dei film di "Shrek".

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Gigi D'Alessio papà per la sesta volta, è nata Ginevra L'annuncio del cantante

8 Luglio 2024, 10:47am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Gigi D'Alessio papà per la sesta volta, è nata Ginevra L'annuncio del cantante

INSERITO DA ANGELA CECERE Gigi D'Alessio papà per la sesta volta. Il cantante 57enne pubblica sui social il messaggio che annuncia la nascita di Ginevra, data alla luce dalla compagna Denise Esposito. "Benvenuta Ginevra!", scrive il cantante, pubblicando sui social la targhetta che, applicata alla culla in Dall'attuale compagna, Gigi D'Alessio ha avuto un altro figlio, Claudio. Il cantante è stato sposato con Carmela Barbato e dal matrimonio sono nati Claudio, Ilaria e Luca. Dalla relazione con Anna Tatangelo, invece, è nato Andrea.

 ADNKRONOS

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SEZ, CULTURA E SPETTACOLI Cecilia Rodriguez sposa Ignazio Moser in Toscana: la serenata a sorpresa prima delle nozze La sorella Belen damigelle alla cerimonia di nozze

30 Giugno 2024, 10:15am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ, CULTURA E SPETTACOLI Cecilia Rodriguez sposa Ignazio Moser in Toscana: la serenata a sorpresa prima delle nozze La sorella Belen damigelle alla cerimonia di nozze

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser a nozze: il sì in Toscana con Belen damigella d’onore e i nipoti Santiago De Martino e la sorellina Luna Marì Spinalbese a portare le fedi. I festeggiamenti sono già iniziati nella tenuta in Toscana, con una cena all'aperto in compagnia degli ospiti. E per la futura sposa una romantica sorpresa: il suo Nacho le ha dedicato una dolcissima serenata e Cechu si è sciolta per l'emozione. I testimoni degli sposi

  Per Cecilia i testimoni sono Jeremias Rodriguez e il suo migliore amico, per Ignazio il fratello e la sorella. "Abbiamo scelto un borgo in collina, a venti minuti da Firenze... La cosa bella di questo posto è che mi ha fatto ricordare la campagna di Ignazio e quella dell'Argentina, rappresenta l'unione dei nostri due mondi", aveva raccontato l'influencer. La sera prima del matrimonio una bella cena in famiglia con pochi intimi.

Il ruolo special di Belen al matrimonio di Cecilia Rodriguez

  Belen Rodriguez protagonista delle nozze di Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser: "Damigella d'onore e Santiago porta gli anelli. Lui è il mio primo nipote, il primo amore” aveva raccontato Cecilia. "Gli altri nipoti entreranno prima di tutti e poi ci saranno le damigelle: oltre a mia sorella c'è mia cognata, che è la fidanzata di Jeremias, e due amiche che vengono dall'Argentina. Ho voluto coinvolgere tutti", aveva anticipato la Rodriguez. 

La storia d'amore di Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser

  Cecilia Rodriguez e Ignazio Moser si sono conosciuti durante il "Grande Fratello Vip". Cecilia racconta: "Quando l'ho visto ero fidanzata (con Francesco Monte, ndr) e mi è preso un colpo... Avevo capito che mi piaceva troppo, che c'era qualcosa di particolare, dicevo 'sì lo voglio', e di notte pensavo alle strategie per avvicinarmi." Con franchezza, ha confessato a Ignazio: "Fidati, ti innamorerai di me. Non ridere perché è così'. Gliel'ho detto con il cuore, non pensavo di essere il suo tipo. Lui era molto distante da me... Con le altre ragazze aveva confidenza, con me era distaccato". Nonostante le sue incertezze sul reciproco interesse, Ignazio sembrava tenersi a distanza. Ignazio: "Cecilia mi è piaciuta da subito ma continuava ad essere fidanzata e non capivo... Passavo molto tempo con lei e Jeremias, percepivo qualcosa, poi il fratello la richiamava all'ordine: è stato complicato... Nella mia vita c'è un prima e un dopo Cecilia, sono entrato nella Casa che ero un ragazzino e sono uscito con un atteggiamento più responsabile. Quando è iniziata la nostra storia ho capito che era diversa dalle altre, mi sono sentito a casa".

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SEZ CULTURA E SPETTACOLI NEWS Irpinia protagonista con Paolo Speranza al convegno "Roberto Roberti" Sequenza finora inedita presentata dallo storico del cinema nell'evento internazionale

29 Giugno 2024, 09:53am

Pubblicato da Miki Pappacoda

irpinia protagonista con paolo speranza al convegno roberto roberti

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Avellino. Il convegno internazionale che si è svolto a Torino e Grugliasco è il primo dedicato a Roberto Roberti (al secolo Vincenzo Leone, nato, morto e sepolto a Torella dei Lombardi), con l’approfondimento di tutti gli aspetti della sua versatile carriera artistica: giovane attore di teatro nella Napoli di Salvatore Di Giacomo e Matilde Serao, poi attore di cinema a Torino, quindi regista tra i più importanti del cinema muto, dirigente dell’associazione dei registi, infine - dopo dieci anni di oblìo, a causa dell’ostracismo nei suoi confronti da parte del fascismo - regista di 3 film sonori: Il socio invisibile (1939), La bocca sulla strada (1941), Il folle di Marechiaro (1951), il suo ultimo film, la cui lavorazione era iniziata nel 1942 (il titolo originale era I fuochi di San Martino), e nel quale fece esordire come attore, in una breve sequenza, il figlio Sergio Leone, non ancora ventenne. Questa sequenza, finora inedita, ha concluso i lavori del convegno: a presentarla è stato lo storico del cinema Paolo Speranza, direttore di “CinemaSud”, che ha analizzato - con informazioni e documenti finora inediti - il periodo sonoro di Roberti e il suo rapporto con l’Irpinia e con la cultura napoletana. Gli atti del convegno saranno pubblicati in un volume a cura di Silvio Alovisio. Nell’inserto fotografico saranno ospitati alcuni manifesti e documenti che nell’edizione 2018 del “Laceno d’Oro” fecero parte della mostra “Leone Factory”, a cura di Paolo Speranza, ospitata al Cinema Eliseo e poi al Circolo della Stampa di Avellino. Il volume sarà presentato in anteprima all’Università e al Museo Nazionale del Cinema di Torino, al parco Le Serre di Grugliasco e in altre località, tra le quali (in collaborazione con “CinemaSud”) l’Irpinia, Napoli e la Costiera Amalfitana, dove Roberti girò negli anni Venti il film La fanciulla di Amalfi, con protagonista Francesca Bertini, che per l’intervento della censura fascista cambiò il titolo in Consuelita e infine Voglio a ‘tte: in quest’ultima versione, in collaborazione con la Cinematheque Royale di Bruxelles, è stato proiettato la sera del 19 giugno al Cinema Massimo di Torino, con la sonorizzazione in diretta in una sala molto affollata da cinefili e studenti. Nella stessa serata è stato proiettato il film L’ultima vittima, in cui Roberti è regista e attore. OTTOPAGINE

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Autunno Rai: Fiorello sostituito nella fascia del mattino, il ritorno di Massimo Giletti, il futuro di Serena Bortone e le new entry

26 Giugno 2024, 11:07am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Autunno Rai: Fiorello sostituito nella fascia del mattino, il ritorno di Massimo Giletti, il futuro di Serena Bortone e le new entry

INSERITO DA ANGELA CECERE I nuovi palinsesti autunnali Rai saranno approvati oggi, mercoledì 26 giugno, e verranno presentati a Napoli il prossimo 19 luglio. In attesa di conoscere tutte le novità di Viale Mazzini, arrivano le prime indiscrezioni che riguardano i volti più amati del piccolo schermo. Da Fiorello a Massimo Giletti, Da Serena Bortone a Morgan ecco tutte le novità.

LEGGO

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Orlando, Sorrentino con Parthenope mi ha fatto un regalo #MeToo ha reso migliore il cinema che era sessuo-maniaco

24 Giugno 2024, 11:30am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Orlando, Sorrentino con Parthenope mi ha fatto un regalo #MeToo ha reso migliore il cinema che era sessuo-maniaco

INSERITO DA ANGELA CECERE I napoletani sono il popolo più triste del mondo e i vomeresi, come me e Sorrentino, i più tristi di tutti. Siamo un po' in un bozzolo, persone che fanno fatica ad esprimere i sentimenti, ma farmi interpretare il professore di antropologia Marotta in Parthenope è stato davvero un gran bel regalo  Così Silvio Orlando al Filming Sardegna Festival racconta la sua partecipazione al film di Sorrentino in concorso al Festival di Cannes e nelle sale italiane dal 24 ottobre. Ma questa è solo la punta di un iceberg di un racconto che tocca temi come il mestiere d'attore, la recitazione come atto politico e, infine, lo scandalo di un certo cinema italiano del passato che era sessuo-maniaco e in cui la donna sul set era poco più di una preda, selvaggina. "Tra le varie anime possibili di Napoli, in Parthenope c'è quella colta e erudita. Io e Paolo siamo uguali, a parte la genialità" dice subito Orlando. Mentre della recitazione spiega quale sia il suo 'effetto speciale' : "Mi metto sempre al servizio della storia e poi trovo una mia misura. La mia storia attoriale è stata sempre quella di partire da me, da come sono fatto, dalla mia vita e questa attitudine ha forse potenziato l'aspetto umano dei miei personaggi che è un po' la mia cifra, il mio 'effetto speciale'.  Il fatto è che quelli della mia generazione si sentivano importanti come esseri umani aldilà del fatto di essere attori.  Noi pensavamo di essere 'soggetti politici' e il nostro stesso privato diventava così importante anche per la sorte dell'umanità. Ci sentivamo preziosi. Per gli attori di oggi è diverso, hanno un atteggiamento più timido, sono straordinari, forse molto più bravi di noi ma non si sentono utili per le sorti del mondo". Recitare è un atto politico? "Sì certamente, ma non ideologico. Ci vogliono responsabilità e presunzione nel mettersi nei panni di un altro essere umano e anche per questo è uno dei più dei mestieri più politici che ci sono, un mestiere che non può mai essere neutro".  Per gli attori che differenza c'è con l'America ? "Li c'è una macchina diversa dalla nostra che valorizza di più gli attori, ma alla fine penso che chi fa questo mestiere anche in Italia è un miracolato. Ho fatto la mia strada senza scendere a troppi compromessi, insomma non mi sento in credito di qualcosa e comunque non mi riconosco nel partito dei 'non abbastanza riconosciuti'".  A proposito di #MeToo e del cinema del passato dice poi con coraggio Silvio Orlando: "Anche io ho avuto degli sbandamenti sessuo-maniaci. Il cinema allora era d'altronde molto sessuo-maniaco. Per fortuna il #MeToo ha migliorato la qualità del nostro lavoro, i set sono ora luoghi più vivibili, più tranquilli e ci sono poi molte più donne impegnate nella produzione. Sappiamo bene invece com'era il cinema degli anni Settanta, le donne allora erano prede, selvaggina, merce. Era una cosa questa più sottile di ogni violenza fisica, era una legge non scritta, impalpabile: una donna che non stava al gioco diventava un elemento di disturbo nella macchina maschile".  Quello che conta per l'attore è comunque la dignità.   "Non sono mai stato un fanatico, un settario tanto da essere uno dei pochi uomini sulla terra ad aver lavorato contemporaneamente con Nanni Moretti e Berlusconi. Facevo quello che mi serviva, che mi faceva crescere senza perdere però il mio baricentro, l'importante per me era mantenere la dignità. La mia ideologia in fondo è solo quella della dignità". Un personaggio rimasto nel cassetto? "Mi piacerebbe fare una biografia su Eduardo e Peppino De Filippo. Il primo aveva l'intelligenza dello scrivere, l'altro il talento puro. Tra l'una e l'altre vince sempre la prima, ma io avrei fatto comunque Peppino anche se il talento può essere una gabbia".
   
 ANSA

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Premio Flaiano annuncia querela per diffamazione a Rondoni (v. 'Premio Flaiano Poesia, Rondoni...' delle 10,58)

22 Giugno 2024, 13:39pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Premio Flaiano annuncia querela per diffamazione a Rondoni (v. 'Premio Flaiano Poesia, Rondoni...' delle 10,58)

INSERITO DA MIKI PAPPACODA La risposta di Carla Tiboni presidente del Premio Flaiano a Davide Rondoni è stata affidata ad un comunicato nel quale la Tiboni annuncia una querela per diffamazione. "Concentrata sulle tre serate dei Premi Internazionali Flaiano, di cui questa sera si attribuiranno i Premi di Poesia, non intendo né polemizzare né rispondere all'ex componente della giuria Davide Rondoni, avendo dato mandato ai legali dell'associazione Flaiano e dei Premi Flaiano di agire in giudizio per avere Rondoni diffamato i Premi, l'associazione Flaiano e la sottoscritta quale presidente. La solidità dei premi supera brillantemente anche questo tentativo di svilirne l'importanza, che come sempre cade nel vuoto" , ha detto la Tiboni. ANSA

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Palinsesti Rai, i conduttori e i programmi a rischio: da Serena Bortone a Marco Liorni e Pino Insegno, uscite attese e nomi a sorpresa

20 Giugno 2024, 10:40am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Palinsesti Rai, i conduttori e i programmi a rischio: da Serena Bortone a Marco Liorni e Pino Insegno, uscite attese e nomi a sorpresa

INSERITO DA ANGELA CECERE La stagione televisiva è appena conclusa, ma è già fermento per l'arrivo dei nuovi palinsesti. L'estate porta con sé l'attesa di chi non è ancora certo della riconferma e degli spettatori che sperano di ritrovare in programmazione quel conduttore o quel programma al quale si erano appassionati. Per le ufficialità bisognerà aspettare circa un mese. Nel frattempo, ci si potrà spellare le mani scandagliando le decine di anticipazioni, che arrivano puntuali a svelare il futuro dei protagonisti della tv. Attesa per il palinsesto Rai Per quanto riguarda la Rai, sono tanti i nomi in bilico in vista dell'autunno. La prima stagione targata Meloni si è chiusa non senza polemiche e a viale Mazzini sono in corso le discussioni che dovranno portare alle scelte decisive.

LEGGO

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La disabilità oggi e ieri: la grande sfida del passato e del presente

20 Giugno 2024, 08:44am

Pubblicato da Miki Pappacoda

A Sparta, nell’antichità, se un bambino non era conforme agli standard estetici, mentali e fisici del tempo (ossia, in caso di deformità fisica o psichica) era gettato nel baratro del monte Taigeto, poiché si riteneva che la sua presenza al mondo non avrebbe prodotto alcun frutto.

Neppure nell’antica Roma, la cui immagine giunta sino a noi, rispecchia, ancora oggi, uno dei massimi esempi di civiltà occidentale di un’era remota, i deformi erano risparmiati da aspri giudizi. Uno dei commenti più crudeli proviene da un autore di trattati filosofici, tuttora considerato uomo di eccelsa saggezza: Lucio Anneo Seneca. Seneca, al tempo, dichiarò che era lecito e ragionevole separare gli esseri umani sani da quelli, da lui definiti, inutili.

Ciò che ancora più sconvolge è la cieca ipocrisia di cui, nella Roma imperiale, erano vittime i legionari rimasti feriti in guerra. Sebbene, inizialmente, questi fossero motivo di orgoglio per i cittadini della Caput Mundi, erano spesso abbandonati poco dopo e, infine, emarginati.

A seguire, Platone, filosofo universalmente noto, rese pubblico il suo pensiero, riassumibile nella volontà di un’avvilente selezione della specie umana. L’apologeta di Socrate sosteneva che gli individui affetti da disabilità fossero incompatibili con la vita.

Soltanto con la nascita del Cristianesimo e l’affermazione dell’umana pietà, i cosiddetti disabili iniziano a essere stimati figli di Dio, venendo, in tal modo, equiparati, per la prima volta, a tutti gli altri.

La luce del Cristianesimo, però, dura poco e non riesce in tempo a raggiungere tutte le menti. Già nel medioevo, si riprecipita nel buio più tetro. Durante l’età medievale, lo “storpio” causa paura e orrore e le madri dei figli disabili sono accusate di aver avuto rapporti col diavolo.

A partire dal XV secolo, la crudeltà umana fa dei disabili delle creature derise e oltraggiate. Dalla Germania, alcune navi, chiamate navi dei folli, con a bordo delle persone fisicamente o mentalmente non sane, approdano su isole deserte, per scaricarvi gli “inadatti” alla società.

All’interno delle corti europee, soggetti colpiti da anomalie, quali il nanismo, sono motivo di sollazzo. Le loro imperfezioni sono ridicolizzate dinanzi a platee di gente, appartenente all’élite.

Nel 1700, il secolo dei lumi, la ragione riacquista una posizione centrale e sono intrapresi studi e ricerche aventi come obiettivo l’alleviamento delle sofferenze degli invalidi. Anche questa volta, però, basta davvero poco per soffiare sulla fiacca fiamma, accesa dagli intellettuali, che aveva rischiarato per un attimo gli intelletti ancora ingabbiati in oscure tenebre.

Diversi filosofi illuministi, di lì a breve, sarebbero stati imprigionati per le loro idee rivoluzionarie e nonostante la rivoluzione industriale avrebbe proseguito nel richiamare l’attenzione sui soggetti più fragili e deboli, la regressione era ad un passo dalla realizzazione.

Ci siamo sempre vantati tanto di esser divenuti, dopo l’avvento dell’illuminismo, uomini di ragione, pronti all’accoglienza e al sostegno degli altri. Tuttavia, non sono state rare le volte in cui si è ripiombati nel più cieco egoismo, senza dimenticare, ovviamente, gli orrori a cui si è giunti nella Germania nazista.

A 80 anni dall’attuazione dell’abominevole piano di eutanasia della Germania naziolsocialista, l’Aktion T4, a piccoli passi, la situazione sembra essere migliorata. Ma di quanto?

Dal secondo dopoguerra, prende il via un vero e proprio programma di integrazione: lo sport diviene lo strumento di recupero fisico e mentale per coloro che sono nati con o hanno conosciuto, nel corso della loro esistenza, mali fisici o psichici.

Nel 1948, sono istituite le Paraolimpiadi e, solo, nel 2006, l’ONU approva una convenzione che riconosce l’eguaglianza giuridica e molti altri diritti fondamentali ai disabili.

Eppure, oggigiorno, nonostante molti pregiudizi siano stati abbattuti, c’è ancora chi non ha compreso la portata del dramma di questi individui e chi, in un mondo che si definisce civile, si ostina a rifiutare chi è diverso. Riflettendoci bene, cosa li rende così diversi da noi, “soggetti sani”?

In realtà, sono a noi più vicini di quanto pensiamo, convivono con le nostre stesse paure, le stesse passioni, gli stessi sentimenti. Anche noi abbiamo dei limiti che, spesso, coincidono coi loro. Non di rado, ci si trova dinanzi a persone sorprendentemente intelligenti, spontanee e sincere. Incredibilmente meno infelici, anche se più svantaggiate.

Esattamente come noi, sognano una vita appagante e colma di relazioni soddisfacenti. Tuttavia, attualmente, sono ancora numerose le difficoltà riscontrate ad offrire loro supporto. Chi soffre di un determinato tipo di disabilità è, molte volte, lasciato solo, in condizioni di salute precarie, è bersaglio di discriminazione sociale, stigmi e patisce ingiustizie a livello politico e economico.

Lo stesso sistema sanitario, il quale dovrebbe assistere e tutelare i più fragili, presenta non pochi problemi: gli stessi operatori, alle volte, sono impossibilitati a favorire appoggi, per via delle credenze negative che li animano. Nondimeno, sappiamo che sono esseri umani come noi e che la legge ha attribuito valore alla loro esistenza e allora cosa ci spaventa? Cos’è la disabilità?

Per definizione, la disabilità è la condizione di chi, sin dalla nascita o in seguito a una menomazione, ha una ridotta capacità di interazione con l’ambiente esterno. Ad oggi, riguarda una persona su cinque nel mondo, numero destinato a crescere visto l’invecchiamento della popolazione.

Normalmente, distinguiamo tre tipi di disabilità: fisica, mentale e sensoriale. La disabilità fisica è compromissione o impossibilità del movimento, la disabilità psichica coincide con un ritardo che può essere lieve, moderato, grave o gravissimo. Generalmente, la disabilità mentale è prenatale o si manifesta durante l’età dello sviluppo. A questi due tipi di disabilità, possono associarsi anche disturbi del linguaggio.

L’ultimo tipo di disabilità, la disabilità sensoriale, è legato alla sordità o alla cecità: anche qui sono appurabili diversi gradi di invalidità.

Dal momento che ogni essere umano ha diritto a una vita felice e completa, la società dovrebbe provare a eliminare i vuoti che contraddistinguono queste esistenze, ma vige ancora un sistema iniquo e ingiusto.

Da studi condotti con gran meticolosità, emerge che soprattutto chi soffre di disabilità motoria non è agevolato nel suo percorso di vita, non può godere appieno della brillantezza e del calore dei raggi del Sole, né può recarsi in tutti quei posti confezionati apposta per interagire con l’altro, per riflettere e ridere sulle questioni della vita.

Difatti, una moltitudine di città presentano tantissime barriere architettoniche e sociali: il timore, i pregiudizi nei confronti del diverso, la testimonianza del pensiero di coloro che ne disconoscono necessità e difficoltà, rappresentano un allarme non poco preoccupante.

Di tanto in tanto, menti, che vorrebbero far rivivere un passato sudicio di sangue degli individui uccisi perché fardello troppo pesante da sopportare, sembrano spaventosamente fare presa su porzioni della popolazione. Si riesce così a macchiare di orrore un millennio che pare essere all’avanguardia solo su un piano tecnologico.

Siamo davvero diventati, o siamo sempre stati, così insensibili al disagio altrui? Malgrado tutto, nel piccolo globo terrestre, a ben pensarci, se si cerca come si deve, esistono ancora porti in cui il faro della speranza non si è affievolito.

Nel belPaese, esistono associazioni che offrono un posto al sole a chi è obbligato a vivere una vita “diversa”. L’OPSA di Sant’Antonio di Padova, il teatro patologico di Roma, la squadra di calcio di Roma per non vedenti costituiscono solo alcune delle realtà italiane che hanno dato vita a occasioni di quotidianità partecipata e sviluppo motorio e civico, per tutti i reputati “diversi.”

Anche a livello scolastico, persino durante la pandemia, nel centro-Italia, a Firenze, un istituto alberghiero ha pensato rimedi e soluzioni per tutti i ragazzi svantaggiati, attivando convenzioni con la Caritas e laboratori pratici.

L’ONLUS, per impedire ai giovani con problemi, di affondare in un’ordinarietà folle e eternamente ripetitiva, ha consegnato, alle famiglie dei soggetti in questione, delle “right box” perché la loro prole potesse distrarsi e, al tempo stesso, apprendere nuove abilità.

In realtà, è da tempo immemore e in tutta Italia che si tenta di dar senso alle vite umane di chi presenta minorazioni. In Campania, nella bella cittadina di Capua, l’ormai ex docente Argia Dell’Aquila combatte strenuamente, per donare esperienze formative e piacevoli ai giovani capuani.

Argia Dell’Aquila è nata a Trieste, il 12 maggio 1939. Qualche anno dopo, lei e la sua famiglia si trasferiscono al sud Italia, poiché il padre è chiamato a prestare servizio presso il Palazzo Reale di Napoli.

Argia si ritrova così in Campania, a Capua, dove, al termine dei suoi anni adolescenziali, consegue il diploma all’istituto magistrale Salvatore Pizzi. In seguito, intraprende la professione di docente all’interno della scuola primaria.

Il suo primo impiego, da docente non di ruolo, lo ottiene nella zona di Mignano Monte Lungo. Lì, la sua didattica è improntata a progetti di vita che si sarebbero sviluppati nell’ambito classe.

Il compito da svolgere era arduo: in quelle aree di alta montagna, la vita era ancora rurale e grama. Affinché potessero procurarsi di che mangiare, una volta al mese, un inviato raccoglieva generi alimentari e giungeva nel piccolo paese, per rifocillare i depositi e le case del posto.

Sebbene l’obiettivo prefissato fosse complicato da raggiungere, l’insegnante Argia riesce nell’innalzamento del livello d’istruzione, in comunità lontane dai centri culturali.

L’avventura si rivelò altamente formativa, grazie anche all’organizzazione di pluriclassi: in un’unica aula, convivevano più classi. La maestra adottò una strategia molto innovativa per l’epoca, dividendo in piccoli gruppi le intere classi formatesi. In questo modo, si poté così instaurare una relazione di fiducia reciproca fra lei e i suoi discenti, grazie alla composizione di un primo gruppo di bambini più diligenti e studiosi.

Una volta terminata l’esperienza, a diretto contatto con la docente (non più elemento del tutto estraneo ai suoi alunni) del primo gruppetto, l’unione era sciolta, perché ogni studente bravo divenisse la guida di altri gruppi, stavolta formati da scolari meno brillanti.

Nel 1968, la maestra convola a nozze e, poco tempo dopo, Argia e il suo consorte di trasferiscono a Firenze. La ragione dello spostamento è la professione del coniuge, ora tecnico di laboratorio all’ospedale di Careggi. Tuttavia, non molto dopo, il marito è trasferito dal CTO di Firenze a quello di Napoli. I due sposi tornano a vivere in Campania.

Nel 1975, nasce Emilio, un bambino bello e sano che è però colpito dal maledetto virus della sala operatoria, lo pseudomonas. Le condizioni di salute del bambino peggiorano di giorno in giorno e l’otite evolve in meningite che diviene meningo-encefalite con idrocefalia.

Diverse complicazioni fanno sì che Emilio rimanga in coma profondo, per ben sei mesi e, dopo un intervento, in coma vigilato, per altri due mesi.

La vita dell’insegnante Argia e della sua famiglia era così cambiata per sempre. Più tardi, Emilio inizia a fare fisioterapia al Don Orione di Napoli. E’ proprio allora che inizia a prendere forma l’idea di un’associazione che possa sostenere bambini e ragazzi disabili, lungo il percorso delle loro travagliate vite.

Il marito della maestra di scuola primaria, durante la riabilitazione, conosce le famiglie di altri ragazzi con gravi problematiche e inizia a coltivare il progetto di un’unione con queste.

Una prima forma di collaborazione pensata dai coniugi doveva avere come obiettivi il potenziamento e lo sviluppo di questi ragazzi che, lasciata la scuola media, si ritrovavano privi di solidi punti di riferimento.

Di conseguenza, nel 1994, viene delineato il primo profilo dell’organizzazione territoriale capuana, con l’apertura di una sezione nella frazione di Sant’Angelo in Formis.

La partenza ufficiale dell’associazione ACPH (associazione capuana di portatori di handicap) avviene, però, solo nel 1996, dopo l’iscrizione al registro della regione Campania e all’agenzia delle entrate.

La nascita e la crescita di Emilio incoraggiano la maestra Argia a vedere al di là delle apparenze e dei limiti imposti ai cosiddetti “sfavoriti” dal fato.

Emilio rivela, sin da subito, alla sua genitrice, che tutto è possibile, anche quando, nella vita, è stata già emessa un’infausta sentenza. Non solo, da bambino, esce da un coma irreversibile, ma dimostra di poter immagazzinare anche idee complesse quali lo spazio, le linee chiuse (fino all’elaborazione del pentagramma) e l’alfabeto.

E’ grazie allo spirito guida di questa mamma che dalle menti della cooperativa scaturiscono molteplici progetti stimolanti, che apportano grande ausilio ai ragazzi nati con handicap.

Il primo programma in assoluto concerne la nascita di un doposcuola, per i ragazzi con disabilità o che avevano maggiori difficoltà con lo studio, col fine di avviare una collaborazione con le istituzioni scolastiche.

Negli anni 2000, tante eccellenti proposte e svariati disegni si realizzano nel cuore del comune capuano, grazie all’impegno profuso dall’intera associazione e alla delicata passione di chi li guida.

Nel corso di alcuni carnevali capuani, tenutisi negli anni 2000, sono costruiti mini carri che sfileranno nel cortile del comune: riproduzioni del castello di Carlo V o altri carri, edificati con materiali come il polistirolo.

I cortei, che i disabili impersonano su queste stupefacenti carrette, piacciono al punto tale che la sezione di Sant’Angelo allestisce un palco, per poter ballare con loro e nessuno si accorge che si tratta di individui con handicap.

Nel frattempo, l’organizzazione prova a portare avanti altri progetti di svago e valorizzazione della creatività, come un ciclo di lezioni di ricamo.

Altro strabiliante disegno, denominato “accessibilità all’arte,” promuove gli sforzi di piccole grandi menti nella ricerca culturale ed artistica. I ragazzi che vi hanno preso parte, hanno compreso l’importanza e l’onore di essere italiani, campani, capuani.

La realizzazione di essere nati nella culla dell’arte occidentale affiora nelle loro coscienze, arrivando così a concepire qualcosa di tanto semplice quanto fondamentale: il loro contributo può far conoscere un ambiente splendido a chi non ne conosce il valore. Quante menti, definite sane, non sono ancora giunte ad elaborare un simile pensiero?

Questi numerosi e incentivanti tentativi hanno permesso alla comunità dei disabili casertani di essere riabilitati, o meglio ancora, educati alla vita.

Anche se si sono susseguiti tanti successi, difficoltà e piccoli fallimenti non sono di certo mancati. Se, da un lato, alle volte, riuscire a spronare questi giovani, nel modo giusto, non è stato compito semplice, dall’altro, il disimpegno e la noncuranza nei confronti dell’associazione, da parte di terzi, ha ostacolato lo svolgimento pieno del percorso, negli anni.

Un esempio può essere rappresentato dal periodo in cui il famigerato Covid19 ha colpito la popolazione mondiale, momento nel quale non fu fatto alcuno sforzo per sostenere la piccola confederazione, che ha dovuto così accantonare ogni proposito.

Altra dimostrazione dell’attenzione prestata a questo piccolo mondo è stata l’erezione di barriere architettoniche poste dinanzi ad un locale, destinato proprio agli invalidi dell’ACPH.

Nonostante le avversità, ad ogni modo, si è comunque giunti a curare e guidare un programma che, dal 1996, giova alle persone con disabilità.

 La gratitudine e la gratifica provate dai genitori e l’intensa partecipazione dei ragazzi hanno originato una comunità contraddistinta da una preziosa collaborazione e da un gran senso di crescita responsabile, tutelata da ex docenti e braccia destre, offerte da volontari che si sono affezionati al tema dell’handicap.

E’ proprio ai coadiuvanti volontari che Argia Dell’Aquila rivolge il suo più sentito ringraziamento, per il  valido contributo al programma di assistenza, che vedrà nascere altri importanti proponimenti in futuro, come la nascita di corsi che consentano ai disabili di accumulare punteggio per partecipare a concorsi pubblici, la richiesta al Miur di inserire un esame sulla disabilità in ogni facoltà e la presenza di un docente curriculare, nelle scuole, che sia di sussidio al docente di sostegno, nell’ottica di superare i preconcetti sull’invalidità.

L’insegnante Argia sa di non aver nessun rimpianto e di aver anzi incontrato altre fonti di speranza, come un ragazzo che le ha confessato che, dopo il liceo musicale, intraprenderà lo studio della musicoterapia.

Infine, consiglia a chiunque desideri perorare la causa dei disabili, di farlo sempre con e per amore, con scienza e coscienza, senza mai fermarsi e farsi fermare.

 

Giordano Teresa

 

 

 

 

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