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primo piano e anteprima

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA 'Ndrangheta, le mani su New York dei Corigliano-Comito: 18 arresti

19 Dicembre 2022, 11:39am

Pubblicato da Miki Pappacoda

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA Le mani della 'Ndrangheta si estendono su New York. Questa mattina 18 persone sono state arrestate su richiesta della Procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, perché ritenute fortemente indiziate, a vario titolo, di "associazione di tipo mafioso, finalizzata a commettere più delitti inerenti l’acquisto, la detenzione, il trasporto, la cessione e la vendita di cocaina, hashish e marijuana, estorsione aggravata dal metodo mafioso nonché porto e detenzione illegale di armi e munizioni aggravato dal metodo mafioso". Gli arresti sono la conseguenza di quanto emerso nel corso di un’indagine iniziata a marzo 2020, avviata su input informativo dell'Fbi, il Federal Bureau of Investigation di New York, su presunti episodi di estorsione commessi nell’area di Manhattan, e svolta dai poliziotti del Servizio Centrale Operativo, delle Squadre Mobili di Crotone e Catanzaro, che dimostrerebbe l’attuale struttura ed operatività sul territorio di Rocca di Neto della cosca Corigliano-Comito. Quest’ultima, dotata capacità di controllo territoriale e gerarchie interne, legata a doppio filo con il locale di Belvedere Spinello, storicamente compenetrato dalla criminalità organizzata, con proiezioni negli Stati Uniti d’America dove, in concomitanza con le attività italiane, personale del Fbi congiuntamente a quello della Polizia di Stato, ha svolto diverse perquisizioni a carico di soggetti indagati in un procedimento penale collegato. https://www.adnkronos.com/ndrangheta-le-mani-su-new-york-dei-corigliano-comito-18-arresti_4D3keioD4OZ2btsHGqp4bc

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Cinema in lutto, è morto Lando Buzzanca Cinema in lutto, è morto Lando Buzzanca

18 Dicembre 2022, 15:47pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Lando Buzzanca è morto a Roma L'attore, che aveva 87 anni, era ricoverato presso il policlinico Gemelli. Aveva 87 anni. Dopo un inizio con Germi, dagli anni 60 fu declassato tra i protagonisti del cinema di serie B. Poi il successo in tv nella serie 'Mio figlio'Se c'è stata una vita d'attore piena di luci e ombre, è stata quella di Lando Buzzanca, scomparso a Roma a 87 anni. Non soltanto la vita professionale, dove titoli memorabili del nostro cinema si alternano con filmetti d'occasione e modeste parodie (ma bisogna considerare che la filmografia buzzanchiana conta una novantina di "pezzi"). Anche la vita privata dell'attore palermitano alternò periodi di fortuna e gratificazione con episodi dolorosi: soprattutto nell'ultima parte, tra un tentativo di suicidio e una malattia invalidante che lo costrinse in carrozzina e ne compromise le facoltà cognitive. Nato a Palermo nel 1935 da una famiglia di attori, Lando decise precocemente di seguire le orme dei congiunti, frequentando fino dai diciassette anni le lezioni dell'Accademia Sharoff, la prima scuola d'arte drammatica italiana a praticare il metodo Stanislavskij.

Il fisico prestante e l'alta statura sembravano destinarlo a ruoli virili in film di genere; tanto che fu scelto come comparsa per il kolossal Ben Hur (1959) nella parte di uno degli schiavi al remo della galea. Invece la fortuna lo baciò in fronte facendolo entrare (anche con piccole parti) nel cinema italiano di serie A: fu Rosario Mulè in Divorzio all'italiana di Pietro Germi (1961), che poi lo richiamò per interpretare il riluttante esecutore di un delitto d'onore in Sedotta e abbandonata (1964). Nel frattempo comparve in commedie comiche accanto a Totò (Totò di notte n.1, Totò sexy), film d'autore (La parmigiana, Il magnifico cornuto), film a episodi di grande successo (I mostri). La sua carriera, così bene avviata, subì una battuta d'arresto nella seconda parte degli anni 60, quando Buzzanca dovette adattarsi a parodie non troppo brillanti di filoni di cassetta come la spy-story (James Tont operazione U.N.O., James Tont operazione D.U.E.) o lo spaghetti western (Ringo e Gringo contro tutti, Per qualche dollaro in meno). Tuttavia questi spettacoli di grana grossa, uniti al successo televisivo di uno show con Delia Scala, gli fruttarono una notevole popolarità presso il pubblico. Non così la critica; la quale (malgrado qualche buon film come Don Giovanni in Sicilia di Alberto Lattuada o Il merlo maschio di Pasquale Festa Campanile) lo catalogò tra i protagonisti del cinema di serie B, preferibilmente a tematica sessuale, per le parti di maschio latino vorace di donne e costantemente arrapato. Anche se, a ben guardare, la maggior parte di queste commedie sexy - interpretate accanto ad attrici come Claudia Cardinale, Catherine Spaak, Laura Antonelli, Joan Collins - non si abbassarono mai al di sotto di un certo decoro né all'estetica scollacciata delle farse con Alvaro Vitali & Co. Rifiutando quel genere di film, Buzzanca preferì ritornare in teatro o recitare in programmi radiofonici. Però fu il piccolo schermo a offrirgli una seconda carriera, facendone un beniamino del pubblico casalingo con alcune fiction seguitissime. Nella miniserie Mio figlio ottenne un grande successo personale nella parte di un poliziotto padre di un ragazzo omosessuale (il che gli fruttò critiche dagli ambienti di destra, ai quali si era sempre professato vicino). Più tardi ne verrà prodotto un seguito, dal titolo Io e mio figlio. Nuove storie del commissario Vivaldi. Nel 2012 altri ottimi consensi riscosse la serie televisiva Il restauratore. Tra gli ultimi film di Buzzanca per il grande schermo sono da ricordare I Vicerè (2007) di Roberto Faenza, per il quale vinse il Globo d'oro al miglior attore, e Chi salverà le rose? (2017) di Cesare Furesi, dove lui e Carlo Delle Piane interpretano una coppia di vecchi omosessuali.di Roberto Nepoti LA REPUBBLICA

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA AUGURISSIMI A MAMMA ALESSANDRA PER I SUOI 91 ANNI

18 Dicembre 2022, 09:45am

Pubblicato da Miki Pappacoda

DI MICHELE PAPPACODA Auguri ad una mamma speciale la mamma di Morena la signora Alessandra che oggi compie 91 gran lavoratirce dedita alla famiglia e stata la guida della famiglia assieme al marito Ambrogio ha risolto problemi a volte anche gravi sempre col sorriso e senza mai arrabbiarsi. E una mamma speciale una Super Mamma da quando la conosco sempre con grande cuore. augurissimi Alessandra

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Papa Francesco ha già firmato le dimissioni: «Pronte in caso di impedimento medico»

18 Dicembre 2022, 08:48am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Papa Francesco - Wikipedia

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il documento firmato custodito in Vaticano, lo ha affermato il Pontefice in un'intervista rilasciata al quotidiano spagnolo Abc Papa Francesco ha già firmato le sue dimissioni tempo fa. Lo ha ammesso lo stesso Pontefice in un'intervista rilasciata al quotidiano spagnolo Abc, in cui spiega di averle consegnata al cardinal Bertone e che sono pronte in caso di impedimento fisico o di altro tipo. «Ho già firmato le mie dimissioni - ha detto Bergoglio - Era Tarcisio Bertone il Segretario di Stato. Le firmai e gli dissi: 'In caso di impedimento per motivi medici o che so, ecco le mie dimissioni. Ce le avete già'. Non so a chi le abbia date il cardinal Bertone, ma gliele ho date io quando era segretario di Stato». Le dimissioni di Papa Francesco Nell'intervista, di cui è stata diffusa stamane la versione integrale, il Papa risponde così alla domanda su cosa succede se un Pontefice diviene improvvisamente invalido per problemi di salute o per incidente, e se uno standard non sarebbe conveniente per questi casi. E alla successiva domanda sul fatto che anche Paolo VI lasciò per iscritto le sue dimissioni in caso di permanente impedimento, replica: «Esatto, e io penso anche Pio XII». «È la prima volta che lo dico», aggiunge Francesco a proposito della sua rinuncia già firmata. «Ecco perché lo dico. Ora qualcuno andrà a chiederla a Bertone: 'Dammi il pezzo di carta!' (ride). Probabilmente lo consegnò al cardinale Pietro Parolin, nuovo segretario di Stato. Io l'ho dato a Bertone in quanto segretario di Stato», conclude il Pontefice. LEGGO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA CRONACA 83 Berlino: esplode l’enorme acquario con 1.500 pesci tropicali dell’hotel DomAquarée

17 Dicembre 2022, 09:11am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Berlino: esplode l'enorme acquario con 1.500 pesci tropicali dell'hotel DomAquarée

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Berlino: esplode l’enorme acquario con 1.500 pesci tropicali dell’hotel DomAquarée. Una potente esplosione è stata registrata nell’acquario Sea Life dell’hotel DomAquarée, al centro di Berlino. È esploso il grande serbatoio dell’acquario e l’acqua si sta riversando in strada con la conseguente chiusura della circolazione. L’edificio DomAquarée, che ospita l’acquario Sea Life e il cosiddetto AquaDom, una vasca gigante dove si trovano 1.500 specie di pesci tropicali, rappresenta una popolare attrazione turistica. Si tratta del più grande acquario cilindrico indipendente al mondo. Fonte Rainews

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Addio a Sinisa Mihajlovic: stroncato dalla leucemia a 53 anni | La famiglia: "Un uomo unico, morte ingiusta e prematura"

16 Dicembre 2022, 17:01pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Addio a Sinisa Mihajlovic: stroncato dalla leucemia a 53 anni | La famiglia: "Un uomo unico, morte ingiusta e prematura"INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sinisa Mihajlovic e’ morto. Lo annuncia all’ANSA la famiglia del tecnico serbo. (ANSA). Sinisa Mihajlovic, l’uomo nato due volte…. IL RITRATTO Sinisa Mihajlovic, l’uomo nato due volte. Il destino questa volta è stato più forte di lui Andrea Schianchi 16 dicembre – MILANO Segnato indelebilmente dalla guerra etnica nell’ex Jugoslavia, Sinisa nel tempo è cambiato, restando però sempre fedele a sé stesso e ai suoi valori. Ha affrontato la malattia come sapeva fare meglio: da guerriero. Ma stavolta non ce l’ha fatta Tempo di lettura: 6 minuti Sinisa Mihajlovic aveva 53 anni. Getty Images Sinisa Mihajlovic aveva 53 anni. Getty Images Sono state due le vite di Sinisa Mihajlovic. Una “prima” e una “dopo”. Non in contrasto, però: non un’esistenza da Dottor Jekyll e una da Mister Hyde. Tutt’altro. Un filo le ha unite, solido e sempre ben teso: la tenacia e la coerenza. “Prima” Sinisa è stato un grande calciatore e un ottimo allenatore. “Dopo” è stato un uomo che, con il medesimo carattere battagliero che esibiva in campo o in panchina, ha combattuto contro il peggior nemico che possa presentarsi: il dolore. Non si può capire Mihajlovic senza osservare il personaggio da questi due punti di vista. UN PASSATO DA DURO— “Prima”, da calciatore, è stato un duro. Figlio di madre croata e padre serbo, cresciuto nella Jugoslavia del maresciallo Tito, ha visto e vissuto sulla sua pelle la dissoluzione di un impero. La guerra etnica degli anni Novanta, le atrocità, la frantumazione di un’idea che, inevitabilmente, ha cancellato ogni ipotesi di futuro, sono ferite che non si rimarginano. Spesso i suoi atteggiamenti da sergente di ferro hanno fatto sì che fosse bollato come razzista, ad esempio quando in un Lazio-Chelsea sputò ripetutamente addosso al romeno Adrian Mutu, o quando insultò il francese di origini senegalesi Patrick Vieira, o quando, da commissario tecnico della Serbia, mise fuori squadra Adem Ljajic, colpevole di non aver voluto cantare l’inno nazionale. Ma il caso più clamoroso è stato certamente il necrologio scritto in occasione della morte del suo amico Zeljko Raznatovic, capo degli ultrà della Stella Rossa e noto criminale serbo accusato di crimini contro l’umanità. A questo vanno aggiunte le parole pronunciate su Ratko Mladic, generale accusato di genocidio: “Un grande guerriero che combatte per il suo popolo”. Non uno stinco di santo, insomma, il Mihajlovic del “prima”. SINISTRO FOLGORANTE— In campo, tuttavia, pur essendo piuttosto anarchico, diede prova di notevoli qualità tecniche. Con la Stella Rossa, con la Roma, con la Sampdoria, con la Lazio, con l’Inter. Micidiali i suoi calci di punizione, calciati con il piede sinistro: di rara potenza e di altrettanto rara precisione. Gli studiosi dell’università di Belgrado, dipartimento di fisica, hanno calcolato che i suoi tiri viaggiavano a 160 chilometri orari. Per i portieri era praticamente impossibile intercettarli: se non sbagliava lui la traiettoria (difficile), era gol (molto più facile). APPARTENENZA— Da allenatore, dopo aver cominciato come vice di Roberto Mancini sulla panchina dell’Inter, si è costruito una carriera basata sul sacrificio e sul lavoro, qualità che ha sempre preteso dai suoi giocatori. Il suo “nazionalismo”, che altro non era che profondo spirito di appartenenza per il club che gli dava lo stipendio, lo ha portato in tutti gli spogliatoi nei quali è stato. Più degli schemi, più dei moduli, più delle tattiche, per Mihajlovic hanno sempre contato le qualità umane. Ovunque si è dimostrato fedele a questa idea e a questo metodo: al Bologna, al Catania, alla Fiorentina, con la sua Serbia, alla Sampdoria, al Milan, al Torino, di nuovo al Bologna. L’ANNUNCIO DELLA MALATTIA— Fin qui c’è stato il “prima”. E poi è arrivato il 13 luglio 2019, un maledetto sabato. E lì è cominciato il “dopo”. Mihajlovic annuncia di avere una forma acuta di leucemia mieloide: deve fermarsi. Saranno cure lunghe e molto pesanti, ma lui, fin da subito, reagisce alla sua maniera: “Vincerò io”. Ricoverato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, debilitato dalle pesanti sedute di chemioterapia cui viene sottoposto, non rinuncia a fare l’allenatore: segue il lavoro dei suoi ragazzi dal computer, parla con loro, al telefono o via Skype, discute con i collaboratori, programma, progetta. Vive, insomma. O perlomeno cerca di farlo, per quanto la malattia glielo permette. E tutt’Italia lo stringe in un abbraccio consolatorio che gli trasmette una forza pazzesca. I tifosi del Bologna organizzano un pellegrinaggio alla Madonna di San Luca, mentre lui combatte chiuso in quella stanza d’ospedale dove nessuno può entrare. Lotta come un guerriero, perché lui è un guerriero. L’esistenza gli ha presentato il conto, di questo è assolutamente consapevole, ma non è ancora pronto per pagare. IL RITORNO— La sera del 25 agosto, prima giornata di campionato, a sorpresa va in panchina al Bentegodi di Verona. Nessuno se l’aspettava, nessuno se l’immaginava. E così Mihajlovic diventa un esempio per chi è chiamato a lottare contro qualcosa di enorme, di sconosciuto, di terribile. È magro da far paura, i muscoli si sono afflosciati, i capelli non ci sono più, un berrettino gli copre la testa in quella calda sera d’estate. L’immagine è quella di un uomo sofferente che, tuttavia, ha ancora energie per scrivere il suo destino. Mihajlovic riesce a rimettersi in piedi, torna ad allenare a tempo pieno, anche se sa di avere una partita aperta e di non essere completamente fuori dal tunnel. Però non vuole pensarci troppo, ha fretta di mangiarsi quello spicchio di esistenza che ancora gli resta. Tre stagioni al Bologna, tre salvezze ottenute con largo anticipo nonostante i tanti problemi affrontati, e soprattutto un amore incondizionato della gente che è probabilmente il successo più bello, quello che conserva gelosamente per tirarlo fuori nelle notti in cui, non riuscendo a prendere sonno, ha bisogno di un appiglio cui aggrapparsi per uscire dal buio. La famiglia lo sorregge, la moglie e i cinque figli non mancano mai di farlo sentire al centro del villaggio, come sempre al comando del suo piccolo esercito: padre, marito e pure nonno, visto che una delle sue ragazze (Virgina) gli regala un nipotino. LA FINE— Ma la situazione, per quanto lui lotti come un leone, lentamente scivola verso il tramonto. Il 6 settembre 2022 viene esonerato dal Bologna, anche sul campo le cose cominciano a non funzionare. Lui si sottopone a nuove terapie, combatte come non ha mai fatto in vita sua e poi, alla fine di tante sofferenze, il suo corpo cede. Il corpo di un uomo coraggioso, che non sarà stato uno stinco di santo (ma nessun essere umano lo è, neanche quelli che hanno scritto il loro nome sul calendario), e che però ha insegnato a tutti come si affronta il dolore: a petto in fuori, senza nascondersi dietro falsi pudori, senza raccontare bugie né a se stesso né agli altri, sempre con tenacia e con speranza. Il destino è stato più forte di lui, perché impari erano le forze. Ma questa partita, per come l’ha vissuta e per come l’ha giocata, Mihajlovic non meritava certo di perderla ANSA

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Incendio in un palazzo di 6 piani a Lione: morte 10 persone, 5 sono bambini tra i 3 e i 15 anni. Quattro feriti sono gravi

16 Dicembre 2022, 11:04am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA È scoppiato poco dopo le tre del mattino, allo spegnimento delle fiamme hanno lavorato 170 vigili del fuoco Un incendio in un edificio di sette piani a Vaulx-en-Velin, nella periferia est di Lione, in Francia, ha provocato la morte di dieci persone, tra cui cinque bambini, tutti di età compresa tra i e e i 15 anni. I feriti sono quattordici, di cui «quattro in condizioni di assoluta emergenza». Lo ha reso noto la prefettura. L'origine dell'incendio è «sconosciuta» L'incendio, la cui «origine è sconosciuta» è stato spento. È scoppiato poco dopo le tre del mattino, allo spegnimento delle fiamme hanno lavorato 170 vigili del fuoco con 65 autopompe. Il ministro degli interni: «Sono sotto choc» Il ministro degli Interni francese Gerald Darmanin ha detto di aver provato un «profondo shock» per il grande incendio divampato in un edificio a sette piani vicino a Lione e che ha causato la morte di dieci persone, tra cui cinque bambini, e il ferimento di 14. Tra queste quattro sono state ricoverate in ospedale in condizioni gravissime. Darmanin si recherà nelle prossime ore insieme a Olivier Klein, ministro dell'Edilizia, sul luogo dell'incendio, ora domato, a Vaulx-en-Velin, periferia orientale di Lione. Le cause del divampare delle fiamme, verso le 3 di questa mattina, restano sconosciute. Le autorità hanno spiegato di aver aperto un'inchiesta e di non escludere alcuna ipotesi. L'emittente Bfmtv fa notare che un incendio con un bilancio così pesante non si verificava dal 2019, quando in un evento doloso nel 16esimo arrondissement di Parigi morirono 10 persone e altre 32 rimasero. LEGGO.IT

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Francia-Marocco, scontri tra tifosi dopo la partita: ragazzo di 14 anni investito e ucciso da un'auto, caccia al pirata

15 Dicembre 2022, 10:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Francia-Marocco, scontri tra tifosi dopo la partita: ragazzo di 14 anni investito e ucciso da un'auto, caccia al pirata

 

INSERITO DA ANGELA CECERE A Montpellier un adolescente ha perso la vita, trovata l'auto che lo ha travolto Violenti scontri in Francia al termine della semifinale dei Mondiali che ha visto in campo Francia-Marocco. Dopo il fischio finale, in diverse zone del paese si sono verificati episodi di violenza in strada, in particolare a Montpellier. Qui un ragazzo di 14 anni è stato travolto da un'auto ed è morto per le conseguenze delle sue ferite dopo il ricovero in ospedale. Ad annunciarlo è stata la prefettura del dipartimento del Hérault. Caccia all'uomo Secondo quanto riporta Bfmtv, il ragazzo sarebbe stato investito da un automobilista attualmente ricercato. Il veicolo è stato trovato dagli inquirenti e messo sotto sequestro. La vittima dell'incidente, trasferita in ospedale, è deceduta poco dopo essere stata sottoposta alle prime cure mediche. Secondo la deputata Nathalie Oziol come indicato su twitter, «i fatti sono avvenuti nel quartiere popolare di La Paillade, mentre la vittima aveva 14 anni. Questo evento sportivo - ha aggiunto - sta finendo in una tragedia assoluta». La festa a Parigi Sono circa 25.000 le persone che si sono riunite ieri sera a Parigi sugli Champs-Elysées, il celebre viale tra Place de la Concorde e l'Arco di Trionfo, dopo la vittoria della Francia contro il Marocco nelle semifinali dei Mondiali di calcio del Qatar. È quanto riferisce la polizia francese, precisando che in totale, tra Parigi e il suo hinterland, sono scattati 167 fermi, di cui 145 nel centro della capitale. Sempre a Parigi, 40 persone vicine all'ultradestra sono state fermate per «riunone in gruppo con l'obiettivo di perpetrare violenze» e porto d'armi vietato. A livello nazionale (senza l'agglomerato parigino) la polizia parla di 95 fermi e cinque poliziotti feriti.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Marocco, coppia di turisti presa a sassate in strada: lei muore, marito gravissimo Polizia, i turisti attaccati da uno 'squilibrato' vicino a Rabat

14 Dicembre 2022, 10:27am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA  Marocco, coppia di turisti presa a sassate in strada: lei muore, marito gravissimo Polizia, i turisti attaccati da uno 'squilibrato' vicino a Rabat

INSERITO DA ANGELA CECERE In Marocco una coppia di anziani turisti francesi è stata aggredita e presa a sassate da un uomo, che la polizia marocchina ha definito uno «squilibrato», e la donna è morta in seguito in ospedale per la gravità delle ferite alla testa. Turisti francesi aggrediti a Rabat: un morto e un ferito gravissimo L'aggressione è avvenuta a Moulay Bousselham, non lontano da Rabat: città, quest'ultima, dove i due turisti, entrambi di circa 80 anni, sono stati ricoverati d'urgenza. Le condizioni del marito, ferito anch'egli gravemente dalle pietre, sono invece definite «stabili». La coppia era stata ricoverata all'ospedale Moulay Youssef di Rabat, ma la donna non è riuscita a sopravvivere. L'aggressione è avvenuta circa 48 ore prima della semifinale dei mondiali di calcio in Qatar fra Marocco e Francia.

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Incidente frontale sulla provinciale, donna di 32 anni morta sul colpo: grave la mamma che era alla guida

14 Dicembre 2022, 10:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Incidente frontale sulla provinciale, donna di 32 anni morta sul colpo: grave la mamma che era alla guida

INSERITO DA ANGELA CECERE La guidatrice ricoverata al San Bortolo in codice rosso. Dopo il violento impatto, forse favorito dal ghiaccio sull'asfalto, la piccola Citroen è finita nel fosso. Illeso il conducente del suv Tragico e violento incidente nella tarda serata di ieri ad Arsiero (Vicenza). In un terribile scontro frontale ha perso la vita, sul colpo, una donna di 32 anni. Poco prima delle 22 di martedì 13 dicembre i vigili del fuoco sono intervenuti al km 47 della sp 350 ad Arsiero per uno schianto semi frontale tra due auto: deceduta una donna di 32 anni, ferita la mamma. I pompieri arrivati da Schio, hanno messo in sicurezza il teatro incidentale, mentre la conducente della Citroen C3 veniva stabilizzata dal personale sanitario per essere trasferita in ospedale a Vicenza. L'incidente La Citroen dopo il violento impatto è finita nel fosso a lato strada. La figlia viaggiava dal lato passeggeri e non c'è stato nulla da fare nonostante i soccorsi: la 32enne è deceduta sul colpo come accertato dal personale medico del Suem. Illeso il conducente del suv Mercedes. I carabinieri hanno deviato il traffico ed eseguito i rilievi del sinistro. Le operazioni di soccorso dei vigili del fuoco sono terminate dopo circa tre ore. Ferita la donna alla guida La madre, che era alla guida, è stata ricoverata molto grave all'ospedale San Bortolo di Vicenza. Rilievi a cura dei carabinieri di Schio. Probabilmente il ghiaccio sulla sede stradale ha contribuito allo schianto letale. Terribile lo scenario che si è presentato ai soccorritori, come si vede nelle foto: il muso della Mercedes distrutto, la piccola C3 nel fossato con le vittime bloccate tra le lamiere contorte. Per la trentaduenne si è visto subito che non c'era più nulla da fare.

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