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news italia e dal mondo

PUGLIA CALABRIA NEWS AVETRANA TARANTO «Aveva scoperto qualcosa, ecco perché Sarah è stata uccisa

25 Marzo 2013, 11:56am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/03/25/pozzo--180x140.jpg?v=20130325101633

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Mamma Concetta sul luogo del delitto: «In tanti hanno mentito su mia figlia AVETRANA (Taranto) - A pochi giorni dalla sentenza di un lungo processo che mira a dare una giusta pena agli assassini di Sarah Scazzi, Concetta Serrano Spagnolo, ha trovato la forza di visitare i luoghi dove il 26 agosto del 2010 il corpo senza vita di sua figlia finì il suo viaggio da Via Deledda alla contrada Mosca. Ferma sul bordo di ciò che rimane del pozzo che ha inghiottito la sua creatura, mamma Concetta scruta con apparente calma il centro del cratere, ora coperto di rovi, cercando con l’immaginazione l’ingresso della cisterna dove Michele Misseri, suo cognato, ha detto di avere infilato l’esile corpo di Sarah. Per arrivare lì Concetta ha percorso il sentiero fatto da zio Michele due anni e mezzo prima. Gli occhi bassi guardano con attenzione il terreno come se volesse con i suoi passi calpestare gli stessi passi del contadino che ricurvo e senza pietà si appresta a sbarazzarsi del peccato che porta in spalla. Con questa visione nella mente la donna cerca di giustificare a se stessa la sua presenza: «Quando scriverà l’articolo - chiede - deve dire che Concetta ha voluto venire qui per fare le sue deduzioni». L’impatto emotivo è molto forte. Signora Concetta, che impressione le fa visitare questi luoghi? Si capisce che non ha voglia di mostrare le sofferenze che la dilaniano ancora. «Che devo pensare? Che Michele ha trovato proprio bene questo posto sperduto che se non fosse stato lui a farlo trovare nemmeno tutte le protezioni civili d’Italia ci sarebbero riusciti». (Pochi minuti in silenzio, forse a pregare, su quell’enorme buco tra la vite e un vicino canneto prima di tornare indietro. Liberatasi di un peso che la opprimeva dalla notte del 6 ottobre del 2010 quando la televisione le raccontò i particolari del macabro ritrovamento, mamma Concetta si sente ora libera di parlare e lo fa come non lo aveva mai fatto tirando fuori le impressioni più intime partendo proprio dal lungo processo che sta per concludersi). Signora Concetta, cosa ne pensa del processo e come spera che finisca? «Spero non come dicono gli avvocati dei miei parenti perché a sentire loro mia figlia è come se non fosse stata uccisa. La presidente della Corte d’assise è bravissima e anche i pubblici ministeri che hanno fatto indagini scrupolose. Come andrà a finire? Inutile prendersi in giro, perché anche se prenderanno l’ergastolo, tra una decina di anni ce le troveremo libere in giro. Quindi mi chiedo a cosa sono servite tante indagini, tante udienze e tanti soldi spesi se poi tra sconti di pena e indulti ce le ritroveremo fuori?» Lei che ha partecipato a quasi tutte le udienze, c’è stata una testimonianza che l’ha infastidita particolarmente? «Sono state più d’una, ma più di tutte quella di mia nipote Valentina perché pur di difendere la sorella ha gettato fango su mia figlia, non ha avuto rispetto per una ragazzina di quindici anni che hanno ucciso dicendo in udienza che si strusciava con tutti gli uomini. Anche altri hanno parlato male di mia figlia ma loro almeno erano estranei, invece Valentina non ha avuto pudore ad infangare il nome di Sarah». Hanno detto tutti la verità secondo lei? «Non tutti. Molti hanno mentito, il fioraio ad esempio, ma non è il solo. Quasi tutti i testimoni hanno parlato più che altro per proteggere la propria posizione o quella di altri, nessuno che sia venuto per aiutare la giustizia a trovare la verità. Solo pochissimi si sono presentati spontaneamente per dire ciò che sapevano, tutti gli altri invece sono stati trascinati dagli investigatori. Anche tra gli amici c’è stata molta falsità. Non riesco a credere che nessuno abbia saputo niente di più di quello che dice. Nei 42 giorni delle ricerche di mia figlia loro sono stati sempre insieme ed è impossibile che nessuno abbia mai avuto sospetti su Sabrina o sulla sua famiglia. Gli amici quando parlano mettono sempre le mani avanti, si propongono come persone che non sanno niente e ti raccontano certi episodi ma solo per dire: guarda che io non so niente». Lei ha sempre sostenuto che sua figlia sia stata uccisa perché non raccontasse qualcosa. Ne è ancora convinta? «L’ho sempre pensato e lo penso ancora. Anche il pubblico ministero Mariano Buccoliero lo ha fatto capire con la storia dei messaggi e delle cose losche che accadevano in quella comitiva. Non credo che la gelosia sia il solo movente, credo piuttosto ad un insieme di motivi che riguardano forse storie di sesso, di droga o altro che non saprei dire. Agli inizi si era parlato della famosa villa ma poi non si è più saputo niente, forse non si è indagato molto in quella direzione». Si è mai sentita in colpa di ciò che è successo? «L’unico rammarico è non essere riuscita a convincere mia figlia a seguire la mia religione di Geova. Le dicevo sempre che gli uomini sono cattivi e solo con Geova si è al sicuro». Questa storia le ha portato via una figlia e, in maniera differente, anche una parte dei parenti. Che rapporto ha con gli altri suoi familiari? «I miei parenti sono le consorelle e i confratelli di Geova. Tutti gli altri hanno preferito stare con la sorella che ha la figlia in carcere e non con me che una figlia non ce l’ho più.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

25 MARZO 2013

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CILENTO NEWS Scattano le ricerche di Lorenzo Federico

24 Marzo 2013, 12:47pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://lacittadisalerno.gelocal.it/polopoly_fs/1.6753695.1364064905!/httpImage/image._gen/derivatives/box_100/image.

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Dal 19 marzo non si hanno più notizie del quarantenne di Polla. Doveva andare ad Auletta ma non è mai più tornato a casa Dal 19 marzo non si hanno più notizie di un uomo di 40 anni, Lorenzo Federico, di Polla. A denunciarne la scomparsa sono stati i suoi familiari che oqgi hanno informato i carabinieri. Le ricerche sono state subito avviate. Federico era uscito da casa, a bordo della sua automobile, una «Volkswagen Golf», per recarsi ad Auletta, suo paese d’ origine, ed andare a trovare l’anziana madre, ma ad Auletta non è mai giunto. I familiari di Federico temono per le sorti del loro congiunto anche perchè l’ uomo soffrirebbe di crisi depressive ed avrebbe più volte minacciato di suicidarsi. Lorenzo Federico vive a Polla con la moglie ed il suo figlioletto che oggi ha compiuto un anno.

FONTE LA CITTA

24 MARZO 2013

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SEZ. POLITICA MILANO NAPOLITANO: "PENSARE AL BENE DEL PAESE". GRILLO: AUTORITARIA SCELTA GRASSO-BOLDRINI

24 Marzo 2013, 12:17pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/LeggoNews/PANORAMA/20130324_napolitano-fosse-ardeatine_top.jpg

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

MILANO - «È ora di pensare all'interesse del Paese», così Giorgio Napolitano si è espresso in merito all'attuale sitiazione politica italiana. «Senza dubbio in questo momento abbiamo bisogno di unità», ha continuato,«Abbiamo bisogno di unità, ma anche di pensare adesso all'interesse generale del Paese e di dare continuità alle nostre istituzioni democratiche», ha aggiunto il capo dello Stato, poco prima di lasciare le Fosse Ardeatine. «Bisogna dare continuità alle nostre istituzione democratiche», ha sottolineato il presidente parlando con i giornalisti a margine della cerimonia in ricordo della strage delle Fosse Ardeatine. GRILLO: "AUTORITARIA LA SCELTA GRASSO-BOLDRINI" Duro attacco di Grillo ai presidenti delle Camere . In un post sul suo blog, il leader 5 Stelle dice che Laura Boldrini e Piero Grasso sono «la più moderna manifestazione della partitocrazia». Grillo sostiene che i due presidenti non sono stati «democraticamente scelti» con votazioni nei loro gruppi, ma nominati da Bersani. «Laura Boldrini e Piero Grasso - si legge nel post non firmato e dunque attribuibile a Grillo - sono celebrati dai giornaloni e dai partiti come le effigi del cambiamento, il segno del rinnovamento, l'espressione della società civile (dando così implicitamente per scontato la società civile non sia mai stata rappresentata). In realtà sono la più moderna manifestazione della partitocrazia. Foglie di fico: brave persone accuratamente selezionate per coprire personaggi che sanno benissimo di essere impresentabili, ma che in questo modo continuano a sopravvivere». «Nè la Boldrini, nè Grasso - si legge ancora - hanno partecipato alle Buffonarie del pdmenoelle, ma sono stati nominati e inseriti nelle liste direttamente dai rispettivi capi Vendola e Bersani. Nè la Boldrini nè Grasso sono stati democraticamente scelti per il loro attuale ruolo istituzionale attraverso votazione del gruppo parlamentare di appartenenza, come avvenuto per i candidati presidenti del M5S, ma ri-nominati da Bersani. Nella democrazia bersaniana non servono votazioni, basta nominare le »persone giuste« e farle ratificare dall'assemblea per acclamazione. Porcellum style. 'L'assemblea ha accolto la proposta con degli applausi all'annuncio dei nomì. Togliattiane reminiscenze», si conclude. IL MESSAGGIO DI BERLUSCONI A BERSANI Un governo in cui il Pdl abbia lo stesso peso del Pd potendo incidere su tutto il programma (il «compromesso» come lo ribattezza in privato il Cavaliere); e poi garanzie per l'elezione del nuovo capo dello Stato. Il messaggio che Silvio Berlusconi invia a Pier Luigi Bersani dal palco della manifestazione del Pdl a piazza del Popolo è chiaro: non accetto doppi binari, ma solo una compartecipazione piena. PDL PRONTO A CAMPAGNA ELETTORALE I toni che il Cavaliere sceglie sono quelli di un comizio da campagna elettorale vecchio stile. E la risposta della piazza lo galvanizza tanto che rientrato a palazzo Grazioli con i suoi fedelissimi, l'ex capo del governo propone di organizzare una sorta di mobilitazione perenne con un calendario di manifestazioni anche nelle città del Sud e al Nord. Quella di oggi per Berlusconi rappresenta una sorta di test nel caso in cui il tentativo di un esecutivo di larghe intese, anche con un premier diverso da Bersani (ipotesi che a palazzo Grazioli viene vagliata con attenzione), dovesse fallire: «Siamo la maggioranza del Paese» è l'esordio dal palco da dove parla per circa un'ora senza nessun dirigente al fianco (Alfano salirà solo alla fine per i saluti) mettendo in chiaro la sua disponibilità a iniziare «una nuova battaglia elettorale per il bene del Paese». MONTI SUPINO A INDIA, BERSANI PRECARIO Berlusconi è un fiume in piena, attacca i suoi ex alleati ed in particolare Gianfranco Fini «gli mando un saluto, sono convinto che a Montecarlo non se la passi male..». Il tono si fa ancora più pesante con Mario Monti «è stato supino con la Germania, ora anche con l'India» dice riferendosi ai due Marò, ma finire poi veramente nel mirino del Cavaliere è Pier Luigi Bersani: «Avete visto - grida alla folla - come lo ha ridotto il giaguaro?». Berlusconi ci tiene a precisare come al segretario del Pd sia stato dato un «incarico precario»; l'accusa che rivolge al leader pd è che che invece di guardare alle «forze responsabili» continua ad inseguire Grillo ed i suoi parlamentari, bollati come «turisti della politica». GOVERNISSIMO O AL VOTO L'avvertimento al Pd è chiaro: «O si fa un governo con tutte le forze responsabili oppure si torna al voto. Alternative non ce ne sono». Parole che suonano come un ultimatum e che servono all'ex capo del governo per compattare il partito, galvanizzare i militanti ed alzare il prezzo in vista dell'incontro con il Pd con cui ci sono già contatti informali tipo la chiacchierata di oggi tra Bersani ed Alfano, entrambi presenti ai funerali di Manganelli. Lo schema del Cavaliere, d'altronde, è quello di giocare su piùtavoli: tenere il Pdl in fibrillazione e, contemporaneamente portare avanti le trattative. Il perno di tutto resta l'elezione del presidente della Repubblica, è lui che deve essere il garante dell'accordo tra le due forze per un governo di larghe intese. Le lodi a Giorgio Napolitano non sono casuali, è all'attuale capo dello Stato che Berlusconi continua a guardare considerando la rielezione dell'attuale inquilino del Colle il punto di caduta per chiudere un'intesa con Bersani. I tempi, stando anche ai conteggi fatti dal Pdl, coincidono e comunque l'intenzione dell'ex premier è quella di aspettare proprio l'esito di quella votazione prima di dare il suo ok definitivo ad un governo di larghe intese. LEGITTIMO IMPEDIMENTO La Corte d'appello di Milano ha accolto la richiesta di legittimo impedimento avanzata da Silvio Berlusconi e ha rinviato l'udienza al 20 aprile per un'eventuale decisione sulla richiesta di sospensione legata all'istanza di remissione del procedimento. Respinta l'istanza di legittimo impedimento per i legali. Per quanto riguarda l'impedimento dell'ex premier, è stato riconosciuto legittimo poichè si può «inquadrare - secondo i giudici- in un contesto istituzionale» rientrando negli appuntamenti necessari per la formazione del nuovo governo. Non è stato invece ritenuto legittimo l'impedimento per i legali dell'ex premier Niccolò Ghedini e Piero Longo. In attesa di discutere dell'istanza di remissione, assegnata ieri alla sesta sezione della Corte Costituzionale, il processo, e la relativa prescrizione, è stato sospeso fino al 20 aprile quando si tornerà in aula. IL PROCESSO RIPRENDERÀ IL 20 APRILE Con la decisione di accogliere il legittimo impedimento di Silvio Berlusconi e rinviare l'udienza tra circa un mese, il processo d'appello sul caso Mediaset, anche se non è stato formalmente sospeso in attesa della decisone della Cassazione sull'istanza di rimessione, è in sostanza entrato in stand-by. In aula, dunque, si tornerà il 20 aprile. Per quel giorno, secondo voci circolate stamani al Palazzo di Giustizia di Milano, la Suprema Corte dovrebbe aver già deciso sull'istanza di trasferimento del procedimento a Brescia in quanto l'udienza per la trattazione della 'legittima suspicionè anche se non è ancora ufficiale, sarebbe stata fissata, come ha riportato il Sole24ore, il 18 aprile. Qualora invece la Cassazione non si sia ancora pronunciata, durante l'udienza si discuterà nel contraddittorio tra le parti della eventuale sospensione del dibattimento. Sospensione sulla quale oggi ha insistito, senza ottenerla in modo formale, l'ex premier e alla quale si è opposto il pg. BERLUSCONI E IL CASO MEDIASET Silvio Berlusconi, tra gli imputati a Milano al processo sul caso Mediaset, tramite la difesa ha insistito nel chiedere alla corte d'appello l'immediata sospensione del dibattimento per via dell'istanza di rimessione ieri assegnata alla VI Sezione della Cassazione. A tale richiesta l'avvocato generale Laura Bertolè Viale si è opposto chiedendo lo stop del provvedimento solo a discussione finita. SI INSISTE PER SOSPENDERE IL PROCESSO Silvio Berlusconi e i suoi legali, assenti oggi in quanto impegnati a Roma in mattinata in una riunione dell'ufficio di presidenza del Pdl e nel pomeriggio nella manifestazione in piazza del Popolo, hanno nominato un sostituto processuale, l'avvocato Lisa De Furia alla quale hanno solamente affidato il compito di insistere nella richiesta di sospensione del processo a causa dell'istanza del suo trasferimento da Milano a Brescia, e in seconda battuta nel rinvio dell'udienza di oggi per via del legittimo impedimento dell'imputato e dei suoi legali. L'avvocato De Furia ha infatti spiegato che «la questione della sospensione è preliminare e assorbente di ogni altra attività processuale», e ha fatto notare alla corte che l'assegnazione dell'istanza di remissione alla VI sezione della Cassazione, «che non è una sezione filtro» richiede l'applicazione del II comma dell'art.47 del codice di procedura penale in base al quale lo stop «è obbligatorio». Alla richiesta di fermare il dibattimento si sono associate le difese di tutti gli altri imputati che per quanto riguarda l'istanza di legittimo impedimento del Cavaliere e dei suoi difensori si sono rimesse alla corte. Il pg Bertolè Viale invece si è opposta ad entrambe le richieste. Ha ritenuto «che non sussistano i motivi per un impedimento assoluto in quanto» gli impegni di oggi «non sono attività parlamentare, ma politica». Riguardo invece alla richiesta di stop, richiamandosi non solo all'art.47 del codice di procedura penale ma anche a due provvedimenti della Corte Costituzionale del 2004 e del 2008, si è opposto sottolineando che la giurisprudenza in una fase così delicata «in cui ci troviamo, che è stata definita addirittura fase qualificata», e cioè al termine delle arringhe difensive (mancano gli avvocati solo di due imputati) «non sussiste il dovere del giudice di sospendere ma solo di emettere sentenza». Quindi il pg ha chiesto di sospendere il procedimento a «discussione finita» e prima del verdetto perchè «è inutile arrampicarsi oltre». I giudici sono ora in camera di consiglio per decidere su entrambe le richieste.

FONTE LEGGO.IT

24 MARZO 2013

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NEWS ITALIA E DAL MONDO ROMA Pistola in faccia a nonno Libero: «Dacci il Rolex». L'attore: «Parlavano in napoletano»

24 Marzo 2013, 11:34am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20130324_nonno_libero.jpg

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Lino Banfi aggredito sotto casa a Roma da due banditi armati arrivati in moto. Avevano il casco, il dialetto li ha traditi ROMA - La banda dei Rolex colpisce ancora. E questa volta a finire nel mirino di due rapinatori armati di pistola è stato Lino Banfi. Anche al celebre attore, come è successo nei mesi scorsi ad altre decine di vittime in città, è toccato alzare le mani, impaurito e impotente davanti ai criminali che sono piombati all’improvviso a bordo di uno scooter. Un colpo durato pochi attimi, il tempo per i banditi di farsi consegnare l’orologio d’oro che Banfi portava al polso. Poi si sono dileguati veloci nel traffico cittadino. Inutile il pattugliamento della zona da parte della polizia, i malviventi sono riusciti a fuggire. La rapina è avvenuta giovedì sera, intorno alle 7, a piazza Bologna. Lino Banfi stava rincasando, era a pochi metri dal portone quando i rapinatori sono entrati in azione, rapidi e con il sangue freddo. L’hanno bloccato minacciandolo di morte obbligandolo a sfilarsi l’orologio e a consegnarlo nelle loro mani. L’attore, spaventatissimo, ha chiamato subito il 113. Alcuni equipaggi delle volanti e del commissariato Sant’Ippolito sono accorsi a piazza Bologna sove li attendeva l’attore. Ormai tutto era tutto finito e i banditi erano finiti chissà dove. La descrizione della dinamica fatta dall’attore è la solita, identica alle tante rapine di orologi che avvengono spesso in città. Sebbene i due banditi avessero il volto coperto da caschi integrali, hanno parlato in napoletano. Ed è ormai accertato che a colpire in vari quartieri cittadini in pieno giorno sono gruppi di malavitosi campani in trasferta. Questo elemento è stato anche appurato dai recenti arresti della polizia: si tratta di pendolari del crimine, pregiudicati partenopei che prendono il treno per venire a Roma e poi salgono su scooter rubati parcheggiati in città e pronti per mettere a segno le rapine di orologi. Poi, la sera, con il bottino, il ritorno a Napoli. LA DENUNCIA Lino Banfi, subito dopo il colpo, si è recato negli uffici della squadra mobile. All’attore sono state fatte vedere alcune foto di pregiudicati particolarmente esperti in questi colpi ma la verifica è stata inutile perché Banfi non è stato in grado di riconoscere i suoi aggressori. Però li ha descritti sommariamente: corporatura media, giacconi di pelle in sella a uno scooter scuro. Intanto le rapine degli orologi preziosi si succedono con cadenza allarmante, quasi quotidiana. Non c’è giorno che passi che qualche passante o automobilista rimanga vittima dei rapinatori che lo costringono a consegnarli l’orologio da polso. Le zone più colpite sono quella di Salario Parioli, del quartiere Prati, la Balduina, ma anche l’Eur, Porta Pia e Monteverde. Gli investigatori della polizia stanno arginando il fenomeno con qualche arresto ma anche studiando il fenomeno a fondo. Sono stati messi in campo dei poliziotti motociclisti in borghese che quindi possono contare sull’effetto sorpresa sui banditi. Qualche giorno fa a Passeggiata di Ripetta, nel cuore del centro storico, un commerciante sparò dei colpi di pistola in aria mettendo in fuga i banditi di orologi. LE INDAGINI Ma il fenomeno è ormai così diffuso da far ritenere che di bande specializzate ne esitano a decine. Qualche giorno fa, per esempio, sono finiti in manette due rapinatori sospettati di aver messo a segno rapine ai Parioli, a Ponte Milvio, a Cortina D'Ampezzo, a Villa Glori, in Prati e anche nel centro storico. Proprio su un tratto di via Cortina D'Ampezzo, una pattuglia di agenti in borghese ha bloccato due persone in sella a uno scooter. Uno dei due aveva in tasca una scacciacani. Sono entrambi di Napoli e uno dei fermati, secondo gli investigatori, ha numerosi precedenti specifici per rapina, anche di orologi. Per loro, 48 e 30 anni, è scattato l'arresto per detenzione illegale d'arma e sono indagati per rapina

FONTE IL  MATTINO

24 MARZO 2013

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NEWS ITALIA E DAL MONDO TREVISO, NEL FOSSATO CON LA SUPERMOTO NUOVA: MORTO IMPRENDITORE 43ENNE

24 Marzo 2013, 11:11am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/LeggoNews/PANORAMA/20130324_christian-ravanello.jpg

 

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TREVISO - Un colpo di gas di troppo, il tentativo disperato di frenata ma la potente moto nuova, un'Aprilia V4, è "volata" nel fossato: morto Christian Ravanello, imprenditore 43enne. Con l’uomo, come riporta il Gazzettino.it, che era alla guida, c'era nella parte posteriore della sella anche una passeggera, che è riuscita ad uscire miracolosamente illesa dallo schianto. Il dramma che si è consumato ieri pomeriggio sulla regionale 348 Feltrina poco prima delle 16, nei pressi di Montebelluna. Sulla dinamica del sinistro sono in corso gli accertamenti della polizia stradale di Castelfranco, ma dalle prime ipotesi pare che una delle cause determinanti sia stata l’alta velocità. Ravanello, che abitava a Castagnole di Paese in via Paolo VI 26, aveva per la moto un’enorme passione cui dava sfogo nei momenti liberi. Ieri poi c’era un motivo in più a spingerlo a uscire in sella al suo bolide: appena una settimana fa aveva acquistato un nuovo modello, una Aprilia V 4, con cui non vedeva l’ora di mettersi in strada. Un momento molto atteso per un appassionato come lui. Ma non poteva immaginare che la gita tanto attesa gli sarebbe stata fatale. Con lui era salita un’amica, la 41enne B.F. I due erano partiti da Trevignano dirigendosi alla volta di Montebelluna. Il destino lo ha sorpreso a pochi chilometri dalla meta. Là dove la Feltrina si apre in due direzioni, Ravanello ha imboccato il tratto che conduce a Caonada. Che cosa sia accaduto dopo, è difficile affermarlo con certezza. Ma i segni rimasti impressi sulla carreggiata documentano una frenata improvvisa e disperata. La moto si è impennata. Ravanello ha perso il controllo ed è piombato nel fossato che corre lateralmente alla strada. Nello schianto gli si è slacciato il casco. Il volo sull’asfalto ha fatto il resto. La donna che stava sul sedile posteriore se l’è invece cavata con lievi conseguenze. Davanti agli occhi però c’era il corpo esanime dell’amico. Sono stati immediatamente attivati i soccorsi. Da Treviso è partito l’elicottero del 118 e sul posto si sono portati anche i vigili del fuoco del vicino distaccamento. Per Christian Ravanello non c’era però più nulla da fare. Nell’impatto ha riportato la frattura della base cranica ed è deceduto sul colpo. La salma è ora a disposizione del magistrato fino alla conclusione degli accertamenti.

FONTE LEGGO.IT

24 MARZO 2013

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NEWS ITALIA E DAL MONDO SAVONA DONNA DI 80 ANNI MASSACRATA DI BOTTE MUORE IN OSPIZIO: ANZIANO E MEDICI INDAGATI

24 Marzo 2013, 11:02am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/LeggoNews/PANORAMA/20130324_anziana-maltrattata.jpg

 

529998 3698742830828 1599119446 nINSERITO DA ANGELA CECERE

SAVONA - Botte all'anziana, alla testa e sulle gambe. Così tante botte da ucciderla. A picchiarla sarebbe stato un uomo ultrasettantenne ospite della casa di riposo dove i due anziani erano ricoverati. E per quell'omiciio finiscono sotto accusa sia l'anziano sia i medici dell'ospizio. Il fatto è accaduto in una casa di riposo nel savonese. E l'anziano e alcuni medici della casa di riposo sono stati indagati rispettivamente per omicidio preterintenzionale e omicidio colposo. Il magistrato ha deciso di procedere anche nei confronti dei medici perché non si sarebbero presi cura dell'anziana e non si sarebbero resi conto delle gravi condizioni della donna dopo l'aggressione. L'ANZIANA AGGREDITA DOPO UNA LITE La donna è stata aggredita nella casa di riposo dal settantasettenne durante una lite. Trasferita all'ospedale Santa Corona di Pietra Ligure con un femore rotto e un ematoma cerebrale, è morta dopo poche ore.

FONTE LEGGO.IT

24 MARZO 2013

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NEWS ITALIA E DAL MONDO ROMA FUNERALI MANGANELLI, COMMOZIONE TRA LA FOLLA. CI SONO TUTTI I LEADER

23 Marzo 2013, 12:53pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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ROMA - Con l'arrivo della salma del capo della Polizia Antonio Manganelli hanno avuto inizio i funerali di stato nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma. La bara è stata portata a braccia dagli allievi della Scuola superiore di Polizia sulla note della marcia funebre di Chopin. Subito dopo il feretro, la moglie Adriana e la figlia ventenne Emanuela con i parenti più stretti. Le alte cariche dello stato sono rappresentate dal presidente del Senato Piero Grasso. Sono inoltre presenti il premier uscente Mario Monti, quello incaricato Pierluigi Bersani ed il ministro dell'interno Annamaria Cancellieri. La cerimonia funebre sarà celebrata dal cardinale Agostino Vallini, vicario di Roma.

FONTE LEGGO.IT

23 MARZO 2013

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NEWS ITALIA E DAL MONDO ROMA, UCCIDONO IL CANE: "CREDEVO AVESSE FERITO MIO FIGLIO". LA BUFALA SUL WEB -

23 Marzo 2013, 12:17pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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ROMA - Una coppia lascia il bimbo di cinque anni in casa col cane, poi torna e trova il cane coperto di sangue e pensando che abbia ucciso il bimbo, uccidono il cane. Ma il bimbo e in un'altra stanza e il cane ha solo difeso la casa da un ladro. Una storia all'apparenza commovente che è rispuntata in questi giorni sul web dopo due anni di assenza, suscitando commenti indignati nella massa incauta. In realtà, si tratta di una clamorosa bufala disponibile in varie lingue, tratta da una vecchia leggenda inglese su un lupo domestico ucciso ingiustamente, mentre la foto che la accompagna è tratta dalla cronaca nera del 2007, e ritrae un rottweiler impazzito soppresso da un poliziotto durante un attacco, probabilmente negli Usa. Ma il popolo del web non controlla e la sta condividendo di nuovo, massicciamente, nonostante la notizia abbia le due caratteristiche fondamentali della bufala, ossia la mancanza di collocazione geografica e cronologica.

FONTE LEGGO.IT

23 M,ARZO 2013

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SEZ. POLITICA MILANO BERLUSCONI, "VOGLIO FERMARE IL PROCESSO MEDIASET". GIUDICI: "LEGITTIMO IMPEDIMENTO

23 Marzo 2013, 12:12pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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MILANO - La Corte d'appello di Milano ha accolto la richiesta di legittimo impedimento avanzata da Silvio Berlusconi e ha rinviato l'udienza al 20 aprile per un'eventuale decisione sulla richiesta di sospensione legata all'istanza di remissione del procedimento. Respinta l'istanza di legittimo impedimento per i legali. Per quanto riguarda l'impedimento dell'ex premier, è stato riconosciuto legittimo poichè si può «inquadrare - secondo i giudici- in un contesto istituzionale» rientrando negli appuntamenti necessari per la formazione del nuovo governo. Non è stato invece ritenuto legittimo l'impedimento per i legali dell'ex premier Niccolò Ghedini e Piero Longo. In attesa di discutere dell'istanza di remissione, assegnata ieri alla sesta sezione della Corte Costituzionale, il processo, e la relativa prescrizione, è stato sospeso fino al 20 aprile quando si tornerà in aula. BERLUSCONI E IL CASO MEDIASET Silvio Berlusconi, tra gli imputati a Milano al processo sul caso Mediaset, tramite la difesa ha insistito nel chiedere alla corte d'appello l'immediata sospensione del dibattimento per via dell'istanza di rimessione ieri assegnata alla VI Sezione della Cassazione. A tale richiesta l'avvocato generale Laura Bertolè Viale si è opposto chiedendo lo stop del provvedimento solo a discussione finita. SI INSISTE PER SOSPENDERE IL PROCESSO Silvio Berlusconi e i suoi legali, assenti oggi in quanto impegnati a Roma in mattinata in una riunione dell'ufficio di presidenza del Pdl e nel pomeriggio nella manifestazione in piazza del Popolo, hanno nominato un sostituto processuale, l'avvocato Lisa De Furia alla quale hanno solamente affidato il compito di insistere nella richiesta di sospensione del processo a causa dell'istanza del suo trasferimento da Milano a Brescia, e in seconda battuta nel rinvio dell'udienza di oggi per via del legittimo impedimento dell'imputato e dei suoi legali. L'avvocato De Furia ha infatti spiegato che «la questione della sospensione è preliminare e assorbente di ogni altra attività processuale», e ha fatto notare alla corte che l'assegnazione dell'istanza di remissione alla VI sezione della Cassazione, «che non è una sezione filtro» richiede l'applicazione del II comma dell'art.47 del codice di procedura penale in base al quale lo stop «è obbligatorio». Alla richiesta di fermare il dibattimento si sono associate le difese di tutti gli altri imputati che per quanto riguarda l'istanza di legittimo impedimento del Cavaliere e dei suoi difensori si sono rimesse alla corte. Il pg Bertolè Viale invece si è opposta ad entrambe le richieste. Ha ritenuto «che non sussistano i motivi per un impedimento assoluto in quanto» gli impegni di oggi «non sono attività parlamentare, ma politica». Riguardo invece alla richiesta di stop, richiamandosi non solo all'art.47 del codice di procedura penale ma anche a due provvedimenti della Corte Costituzionale del 2004 e del 2008, si è opposto sottolineando che la giurisprudenza in una fase così delicata «in cui ci troviamo, che è stata definita addirittura fase qualificata», e cioè al termine delle arringhe difensive (mancano gli avvocati solo di due imputati) «non sussiste il dovere del giudice di sospendere ma solo di emettere sentenza». Quindi il pg ha chiesto di sospendere il procedimento a «discussione finita» e prima del verdetto perchè «è inutile arrampicarsi oltre». I giudici sono ora in camera di consiglio per decidere su entrambe le richieste.

FONTE LEGGO.IT

23 MARZO 2O13

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PUGLIA CALABRIA NEWS BARI Maro': via libera a tribunale ad hoc

23 Marzo 2013, 11:44am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Ordinanza per formare uno speciale organo giudicante BARI,  Le autorita' giudiziarie indiane hanno disposto la costituzione di un tribunale ad hoc per esaminare il caso dei maro' pugliesi Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Lo riferiscono i media indiani. L'Alta corte di New Delhi ha infatti emanato ieri sera un'ordinanza per formare uno speciale organo giudicante come stabilito nella sentenza della Corte suprema del 18 gennaio scorso. La decisione e' stata presa dopo l'autorizzazione del ministro della Giustizia.

FONTE ANSA

23 MARZO 2013

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