NEWS ITALIA E DAL MONDO «Vivo per miracolo, tornerò a lavorare»

INSERITO DA MORENA MOTTA VOGHERA. «Sono vivo: e già questo è un miracolo, lo so. Ma non ho nessuna intenzione di condurre un’esistenza da invalido fino alla fine dei miei giorni: voglio guarire, e poi tornare a lavorare. Spero che qualcuno mi aiuti, in questo». Giuseppe Colombo, operaio specializzato di 39 anni, è seduto su una sedia a rotelle, in una stanza del reparto di Riabilitazione dell’ospedale di Voghera. Colombo, che abita con la moglie e due figli piccoli a Tortona, può ben dire di avere visto la morte in faccia.
Sabato 19 luglio scorso, mentre stava lavorando è precipitato nella tromba di un ascensore all’ospedale di Voghera: un volo di tre piani, più di 12 metri, in un pozzo quadrato di cemento che avrebbe potuto diventare la sua tomba. Nella caduta, Giuseppe Colombo ha riportato l’asportazione traumatica della gamba destra, sotto il ginocchio: impossibile riattaccarla. Ha subìto anche un grave trauma cranico ed è stato operato alla testa, come prova una lunga cicatrice che parte dalla fronte.«Giuseppe è incredibile, una forza della natura - racconta un’infermiera -. Abbiamo una certa esperienza di traumi, ma non abbiamo mai avuto notizia di qualcuno caduto da 12 metri e sopravvissuto. Visto il grave trauma cranico che ha avuto, ci si aspetterebbe che fosse ancora in coma, in un letto di rianimazione. Invece è qui che fa fisioterapia di buona lena, per tornare ad essere quello di prima, ad appena 15 giorni dall’infortunio».
In effetti Giuseppe, dipendente della ditta Eti Srl di Pavia da diciotto anni, è lucidissimo e ricorda tutto. «Il 19 luglio era il mio primo giorno di lavoro nel cantiere dell’ospedale - racconta -. Vicino a quell’ascensore eravamo in due. Dovevamo montare un aspiratore, che però non andava bene. Ne abbiamo ordinato quindi un altro, che sarebbe arrivato il giorno dopo. Nel frattempo le porte dell’ascensore erano chiuse solo da un gancetto, che tutti potevano aprire. Bisognava quindi mettere una catena di sicurezza. Stavo facendo un buco nella parete, con il trapano, per far passare questa catena. All’improvviso, non so perché, mi sono sentito la terra mancare sotto i piedi e sono caduto nella tromba dell’ascensore. L’unica cosa che non ricordo è il momento dell’impatto: ma subito dopo mi sono svegliato. Ero sveglio quando ancora non erano arrivati i soccorsi. Subito dopo sono giunti i medici (il primo a calarsi nella fossa è stato Maurizio Raimondi, il primario della Rianimazione). Mi facevano domande per vedere se ero cosciente, oltre che vivo. Io ho risposto. Avevo dolore dappertutto ma non molto: mi ha fatto più male nei giorni successivi».
Dicono che ha sfondato il tetto della cabina dell’ascensore. «No, secondo me l’ascensore non c’era. Mi ricordo che ero sul cemento. Poi mi hanno operato, e quando mi sono svegliato dall’anestesia mi hanno detto che avevo perso la gamba. Ringrazio tutti i miei colleghi e i proprietari dell’azienda, che mi sono vicini e vengono a trovarmi in ospedale». Ora quanto starà in questo reparto? «Nessuno mi ha parlato di tempistiche per la riabilitazione. Sono qui, faccio ginnastica tutti i giorni per rinforzare la gamba sana e le braccia, che ora
dovrò usare per muovermi. Poi mi metteranno una protesi: voglio rimettermi in piedi e tornare al lavoro. Magari diverso da quello che facevo prima, ma comunque un lavoro. Ci è riuscito il pilota Alex Zanardi, posso riuscirci anche io».
FONTE di Paolo Fizzarotti LA PROVINCIA PAVESE
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