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motori e auto d'epoca

MOTORI E AUTO D'EPOCA Clio storia della Renault

28 Maggio 2019, 09:33am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

DI MICHELE PAPPACODA Con 13 milioni di unità commercializzate in quattro generazioni, Renault Clio è l’auto dei record: veicolo francese più venduto al mondo in assoluto, primo ad aver ottenuto due volte l’ambìto titolo di Auto dell’Anno in Europa, veicolo più venduto in Francia per 18 dei 25 ultimi anni, leader del segmento in Europa nel 2014 e 2015. Subentrando alla Renault 5, uno dei maggiori successi automobilistici dell’epoca, Clio si trova sulle spalle un’importante eredità. Invece di rivendicare una filiazione diretta dalla Renault 5, Clio è ufficialmente presentata come «una piccola versatile, progettata e prodotta con gli stessi criteri di rigore delle grandi». Tra la Renault 5 e Clio si osserva quindi una volontaria salita nel mix, destinata a conquistare una clientela sempre più numerosa, che intende beneficiare di prestazioni ed equipaggiamenti riservati a modelli di categoria superiore, pur restando in un formato compatto (3,70 m per Clio 1). renault-Clio-25-anni-17

Renault Clio 1 – Alcuni clienti si aspettano prestazioni ed equipaggiamenti premium, ed è per loro che Renault lancia nel 1991 laClio Baccara, una versione lussuosa che presenta sellerie in pelle grigia, pomello della leva del cambio e inserti in radica di noce, pannelli delle porte rivestiti di pelle e comandi cromati. Dal 1998, Clio Initialesostituisce la versione Baccara e prosegue la proposta premium di Clio di generazione in generazione. Il passaggio tra Renault 5 e Clio corrisponde anche a un’altra evoluzione: ormai, i modelli non sono più contrassegnati da cifre ma da nomi propri, per migliorarne la memorizzazione e attribuire loro una dimensione più calorosa e umana. Fin dal lancio, Clio è eletta Auto dell’Anno 1991 in Europa. Citando il testo redatto dalla giuria, «la nuova piccola ha un design di pregio, un buon livello qualitativo, uno spazio generoso e una ricchezza di equipaggiamenti mai proposta in passato su veicoli di tali dimensioni». La prima generazione propone: ABS, climatizzatore, trasmissione automatica elettronica, allarme anti-intrusione, servosterzo e retrovisori elettrici autosbrinanti. Con questo livello di equipaggiamento, Clio rivoluziona il segmento delle city car in Europa e si posiziona come modello versatile, capace di rivaleggiare contro le star della categoria.

Renault Clio 2 – La seconda generazione viene lanciata nel 1998: guadagna 7 cm di lunghezza e introduce le motorizzazioni 16 valvole. Mette anche la sicurezza a portata di tutti, equipaggiando tutta la gamma con ABS e airbag, tra cui quelli laterali. La Clio terza generazioneviene commercializzata nel 2005, mentre Clio 2 continua la sua carriera commerciale con il nome di Clio Campus.

Renault Clio 3 – Più grande (3,99 m), più abitabile, Clio 3 è decisamente ultra equipaggiata. Oltre a proporre la carta Easy Access, il GPS, il cruise-control, il modello si colloca anche al miglior livello in termini di sicurezza attiva e passiva, proponendo fino a 8 airbag. Non a caso, sarà la prima della categoria a ottenere le 5 stelle ai test EuroNcap. È anche la prima Clio a proporre una versione Station Wagon. Tutte queste qualità sono nuovamente riconosciute dal titolo di Auto dell’Anno in Europa, ottenuto nel 2006. L’evento è eccezionale: nei 43 anni di storia del Premio è la prima volta che uno stesso veicolo viene premiato due volte.

Renault Clio 4 – La 4a generazione di Clio, lanciata nel 2012, riaccende la fiamma e dimostra la sua capacità di seduzione, alla quale aggiunge un supplemento di anima. Direttamente ispirata alla concept-car DeZir, Clio 4 è il primo modello a adottare la nuova identità estetica della gamma. Con la carrozzeria Rosso Passion e il nuovo frontale, Clio 4 nasce all’insegna della passione e della seduzione. Portando avanti l’esigenza di equipaggiamenti superiori, propone R-LINK, il tablet connesso e integrato e un sistema di suono bass reflex, in anteprima mondiale. 

Renault Clio pubblicità  Fin dagli inizi, la saga pubblicitaria di Clio ne scandisce il successo commerciale e suscita forte eco. Nel 1992, siamo alla fine della Guerra Fredda e Clio ci trasporta al Cremlino, dove scopriamo Leonid Komarov, il cocco del Presidente, che viaggia ovviamente con Clio. E la pubblicità conclude: «tutto questo lusso per chiunque? È il paradiso comunista! Clio, ma che resta alle grandi?». Dal Cremlino ai Paesi del Golfo c’è solo un passo, allegramente superato da Clio. Un emiro presenta al figlio la sua immensa eredità ma gli chiede di rinunciare alla sua Clio. A fronte della resistenza del figlio, controbatte: «non abbastanza costosa, figlio mio». In Gran Bretagna, con la saga battezzata “Nicole and Papa”, Nicole diventa la seconda persona meglio identificata nel Paese, davanti al Premier dell’epoca John Major. E, in occasione della seconda campagna, l’espressione “Va VA Voom”, utilizzata nello spot pubblicitario, entra nel dizionario di Oxford!

Reanult Clio motorsport – La Clio negli anni ha anche “tutto di una grande” sportiva. Da un quarto di secolo, si distingue regolarmente per le versioni sportive, sia di serie che da competizione, che consentono a Renault di valorizzare il suo costante impegno nel Motorsport. Nel 1998, una versione ultra-potente è presentata sotto forma di show-car al Salone dell’Auto di Parigi: è Clio V6, che sarà poi prodotta in piccola serie dato il forte interesse del pubblico. Equipaggiata con motore 3 litri 6 cilindri in posizione centrale posteriore, Clio propone in un primo momento 230 cavalli, prima di essere equipaggiata, nel 2003, con un propulsore da 255 cavalli, che permette al bolide di accelerare da 0 a 100 km/h in 5,8 secondi. Aumentando regolarmente i cavalli per litro di cilindrata, Renault accompagna le nuove generazioni di Clio proponendo sempre una variante sportiva firmata Renault Sport: Clio 3 R.S. con 197 cv nel 2006, poi Clio 4 R.S. nel 2013, alimentata da 200 cv e, infine, Clio R.S. Trophy nel 2015, con i suoi 220 cv.

Clio storia della Renault  Nel 1990, Clio 1 misurava 3,71 m ma ha aumentato le sue dimensioni da una generazione all’altra, per arrivare oggi a 4,06 m. Renault ha seguito lo stesso trend di Clio: tra il 1990 e il 2016, l’azienda ha cambiato dimensioni. Nel momento in cui nasceva Clio, Renault commercializzava 1,8 milioni di veicoli nel mondo; oggi, il Gruppo Renault comprende 3 marchi, è associato a Nissan nell’ambito dell’Alleanza e vende 2,8 milioni di unità in 125 Paesi. Clio rappresenta anche la storia di un’automobile che ha voluto rendere accessibile l’innovazione e offrire ai suoi clienti equipaggiamenti e prestazioni all’altezza del segmento superiore, proponendo parallelamente una gamma ampia e ricca, che comprende versioni sportive ed esclusive. Anche in questo caso, Renault ha seguito le orme di Clio. La Marca punta a rendere la mobilità sostenibile accessibile per tutti, proponendo una gamma molto ampia, che spazia da Twizy a Espace. Dopo aver venduto più di 13 milioni di unità, la storia di successo di Clio continua con la presentazione di una nuova versionedella city car preferita dagli Europei.

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MOTORI E AUTO D'EPOCA STORIA DEGLI AUTOCARRI OM serie numerica

25 Maggio 2019, 08:58am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Risultati immagini per fiat om 40 scheda tecnica

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Per OM serie numerica si intende una serie di autocarri con il marchio della OM e contraddistinti dalla sigla della casa seguita da un numero che distingueva le portate e i motori che li equipaggiavano. Le sigle comprendevano ad esempio OM 40, OM 50, OM 55, OM 65, OM 70, OM 75, OM 80, OM 90, OM 100, OM 110, OM 120, OM 130, OM 150, OM 160, OM 170, OM 180 e OM 190.  Nel primo dopoguerra la serie di autocarri della Officine Meccaniche (OM) era contraddistinta da designazioni zoologiche ed era composta da mezzi come Leoncino, Tigrotto, Tigre, Lupetto, Cerbiatto, Daino e Orsetto; nel 1967, nell'ambito di un programma di riorganizzazione di tutto il comparto dei mezzi di trasporto merci operato da Fiat Veicoli Industriali (del cui gruppo OM faceva parte), tali diciture cominciarono ad essere sostituite da quelle semplicemente numeriche.

Risultati immagini per fiat om 40 scheda tecnica

I nuovi mezzi erano molto somiglianti nell'estetica ai predecessori, ad eccezione dell'apertura delle porte (prima controvento) e del marchio OM portato al centro della calandra anziché all'esterno della stessa, in alto, come in precedenza. La serie venne inaugurata dai mezzi di maggiore portata come i "100" e i "190".

 
Un OM 40 prima serie

Pochi anni dopo la serie venne totalmente ristrutturata con modifiche estetiche rilevanti che riguardavano una nuova calandra, ora molto più piccola, rettangolare e situata nella parte inferiore poco sopra il paraurti. La stessa serie di veicoli, limitata ora sino all'OM 100, iniziò ad essere commercializzata sotto vari marchi del gruppo, oltre che come OM anche come Fiat, come Unic e come Magirus.

La seconda serie, entrata in produzione nella seconda metà degli anni settanta, vide delle nuove modifiche estetiche alla cabina, ora molto più spigolosa rispetto al passato, con una calandra ulteriormente ristilizzata.

OM 55 13/55 15 e forze dell'ordine[modifica | modifica wikitesto]

 
Un OM 55 (Zeta) dell'Arma dei Carabinieri

La versione della OM contraddistinta dalla sigla 55-13 e successivamente dalla 55-14è stata utilizzata come furgone blindato dalle forze dell'ordine italiane a partire dagli anni settanta, per essere poi sostituita negli anni dai più recenti Iveco Daily, Iveco VM 90 e Iveco RG-12. In particolare l'OM 55 è stato utilizzato per molti anni dall'Arma dei Carabinieri, dalla Polizia di Stato, dalla Guardia di Finanza e dalla Corpo di polizia penitenziaria.

La OM, già facente parte del gruppo Fiat, confluì nella neonata Iveco nel 1975: perciò molti OM 55 hanno marchio Iveco e sono contraddistinti dalla denominazione "Iveco A 55 F 13" o "Iveco A 55 F 14".

In alcune regioni si possono trovare ancora degli esemplari operativi, anche se la maggior parte di essi è in attesa della dismissione.

I modelli della prima serie[modifica | modifica wikitesto]

Modello Anni di produzione Tipo motore Cilindrata cm3 Potenza CV DIN PTT in tonn
Fiat OM 35/40 1972 - 1974 Fiat 8040-02 3.455 82 @ 3200 3,5
Fiat OM 50 1972 - 1974 Fiat 8040-02 3.455 82 @ 3200 4,9
Fiat OM 55 1972 - 1976 Fiat 8040-02 3.455 82 @ 3200 5,65
Fiat OM 65 1972 - 1976 OM CO 3/41 4.562 90 @ 2400 6,5 
versione per il mercato tedesco
Fiat OM 70 1972 - 1976 OM CO 3/41 4.562 90 @ 2400 7,0
Fiat OM 75 1972 - 1976 OM CO 3/41 4.562 90 @ 2400 7,5
Fiat OM 80 1972 - 1976 Fiat 8060-02 5.183 122 @ 3200 8,15 
versione per il mercato tedesco
Fiat OM 90 1972 - 1976 Fiat 8060-02 5.183 122 @ 3200 9,0
Fiat OM 100 1973 - 1976 Fiat 8060-02 5.183 122 @ 3200 10,0

I modelli della seconda serie[modifica | modifica wikitesto]

 
L'OM 160 OM 26 in carico all'Amministrazione Provinciale Rovigo.
Modello Anni di produzione Tipo motore Cilindratacm3 Potenza CVDIN PTT in tonn
Fiat OM 50 1977 - 1985 Fiat 8040-04 3.455 85 @ 3200 5,4
Fiat OM 55 1977 - 1979 Fiat 8040-04 3.455 85 @ 3200 5,7
Fiat OM 60 1979 - 1985 Fiat 8040-04 3.455 85 @ 3200 5,99
Fiat OM 65 1977 - 1987 Fiat 8340-04 4.562 100 @ 2800 6,6
Fiat OM 70 1977 - 1989 Fiat 8340-04 4.562 100 @ 2800 7,1
Fiat OM 75 1977 - 1979 Fiat 8340-04 4.562 100 @ 2800 7,5
Fiat OM 79 1979 - 1989 Fiat 8060-04 5.183 130 @ 3200 7,99
Fiat OM 90 1977 - 1989 Fiat 8060-04 5.183 130 @ 3200 9,0
Fiat OM 100 1977 - 1989 Fiat 8060-04 5.183 130 @ 3200 10,6
Fiat OM 109 1983 - 1990 Fiat 8060-04 5.861 140 @ 3200 10,9

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MOTORI E AUTO D'EPOCA La Storia della Lambretta

21 Maggio 2019, 08:23am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

MOTORI E AUTO D'EPOCA La Storia della Lambretta
MOTORI E AUTO D'EPOCA La Storia della Lambretta
MOTORI E AUTO D'EPOCA La Storia della Lambretta
MOTORI E AUTO D'EPOCA La Storia della Lambretta

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA  La Lambretta, eterna rivale dello scooter di Pontedera, la Vespa.
Però è corretto spendere due parole su Ferdinando Innocenti...
 
La società posta in un unico grande stabilimento ad est di Milano a Lambrate; che prima del secondo conflitto mondiale prosperava con la produzione di tubi d'acciaio, durante il conflitto la sua produzione venne convertita in materiale bellico ed a questo punto abbondantemente bombardata durante lo stesso.
Finita la guerra il tutto era posto sotto sequestro dagli alleati, Ferdinando però doveva pensare al dopo, assieme all'ing. aeronautico  Pier Luigi Torre in alcuni uffici a Roma disegnarono il prototipo di quella che sarebbe diventata la Lambretta, partendo idealmente dal mezzo utilizzato dai paracadutisti americani il Cushman; come gli impianti se pur malridotti vennero liberati; si iniziò la ricostruzione e in poco tempo e siamo ora già nel 1947 iniziarono la fase finale con il modello M8A) 125 prodotta dal 1947 al 1948.
l'anno dopo sotto la spinta della critica venne proposto il modello B 125 ed arriviamo al 1950.
Sostanzialmente è una trave d'acciaio piegata in maniera opportuna, il motore centrale a due tempi raffreddato ad aria di 125 cc il nome fu ricavato dal vicino fiume che passava nella zona, Il Lambro e da qui, Lambretta, la produzione va avanti con grande successo sino al 1971, la Lambretta era prodotta anche in altri paesi quali: Argentina, brasile, Cile, India e Spagna.
 
Ma ora facciamo un salto nel tempo.. arriviamo negl'anni sessanta, dove nasce a Milano un tal Vittorio Tessera, diploma di perito meccanico e nel 1979 apre una prima officina specializzata nel restauro di scooter d'epoca, e il primato lo detiene per ben 15 anni.
alla fine degli anni 80, grazie ad una donazione della famiglia Innocenti, viene fondato il primo nucleo del museo della lambretta ed ora anche di altri scooter a livello mondiale,
il museo si trova a Rodano, paesino ad est di Milano sulla strada per Melzo, io ci sono stato e non poteva essere altrimenti..  di lambrette ne ho possedute due, una 150 special e il mod. 200 SX, ora i tempi sono cambiati ma.. facciamo parlare le immagini.
 
Immagine Allegata 
 
Immagine Allegata 
 
questo è a tutti gli effetti, l'ingresso del museo ed anche il negozio per l'acquisto del materiale.
 
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mod. 125 A I serie 1947 
 
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125 B I serie 1949
 
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125 M III serie 1948
 
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125 B I serie 1948
 
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125 M II serie 1948
 
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125 M II serie 1948
 
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125 D I serie 1952
 
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125 LD I serie 1952
 
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una vista d'insieme del plastico dello stabilimento di Lambrate e all'esterno modelli vari dello scooter
 
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125 C sidecar 1951
 
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150 special 1963, la mia prima lambretta.. che tempi, e quanto girare...
 
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questo è il Cushman dei paracadutisti americani 250cc a quattro tempi
 
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prototipo di una moto-Lambretta bicilindrica da 250cc a V di 60° presentata e mai prodotta
 
Immagine Allegata 
 
una piccola vista esterna, mezzi che poi entreranno in officina per revisioni
 
Ora metteremo alcuni pezzi " strani " esteri.. ma non metterò molto di più, potrei.. è vero ma non voglio, vorrei che gli appassionati nei prossimi mesi vadano a farsi un giro al museo, ne vale la pena credetemi, alcuni ne sono stati prodotti 250 esemplari altri sono degli emeriti sconosciuti salvo che sono italiani, anche questi prodotti con numeri limitati.. 
 
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KTM Ponny 50 cc 1960 Austria
 
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Maico Mobil 175 cc 1953 Germania
 
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KTM MECKY II 50cc Austria
 
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FAKA Tourist 1954 Germania
 
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MOTORI E AUTO D'EPOCA Fiat Tipo, 30 anni di un’icona: la sua storia

18 Maggio 2019, 08:47am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nata nel gennaio 1988 per sostituire la Ritmo, la Fiat Tipo è stata un’auto molto importante per la Casa torinese. Tanto per cominciare, venne costruita su una struttura modulare: lo stesso pianale è stato infatti usato per l’Alfa Romeo 155 e successivamente aggiornato anche per l’Alfa Romeo GTV. 

In sette anni di produzione raggiunge quasi 2 milioni di pezzi. La Fiat Tipo è stata Auto dell’anno nel 1989 per le sue innovazioni tecnologiche: la prima auto del Marchio torinese ad avere la carrozzeria completamente zincata e il portellone, per risparmiare peso e per esigenze di design, era in leggera vetroresina.

I primi motori a benzina (1.1 Fire, 1.4 e 1.6, tutti a quattro cilindri) avevano l’alimentazione a carburatore: l’iniezione elettronica arrivò nel 1989, con la 1.8 i.e. da 136 CV. A listino anche un 1.7 diesel aspirato e un 1.9 turbodiesel capace di 90 CV e 186 Nm. All’epoca, la motorizzazione più sportiva della Tipo.

La storia del modello

Progettata nel periodo in cui amministratore delegato della Fiat era Vittorio Ghidella, si presentava come l’erede della Fiat Ritmo, che a sua volta aveva sostituito la Fiat 128.; il progetto interno la identificava come Tipo Due, per indicare una collocazione a metà strada tra la Tipo Uno (Fiat Uno) e la Tipo Tre(Fiat Tempra). Il numero del modello è 160.

Presentata al pubblico il 26 gennaio del 1988, in tutte e dieci le versioni in cui fu prodotta, veniva assemblata nello stabilimento Fiat di Cassino (lo stesso delle moderne Alfa Giulia e Stelvio), capace di consentire la produzione di mille vetture al giorno attraverso una tecnologia allo stato dell’arte dell’epoca per macchinari di lavorazione e materiali usati per la costruzione delle auto. Soltanto dal 1989 al 1990 pochi esemplari sono stati prodotti anche nello Stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco per garantire un adeguato livello occupazionale. Gli esemplari per il mercato sudamericano sono stati invece prodotti nello stabilimento di Betim, in Brasile.
Fiat Tipo storica
Dopo una prima rivisitazione meccanica ed estetica, principalmente nel frontale e negli interni nel marzo 1993, quando vengono introdotte molte migliorie soprattutto sotto il profilo della sicurezza automobilistica, nella tarda estate del 1995 la Tipo è stata sostituita dalla Fiat Bravo/Brava (realizzate su un’evoluzione del pianale della Tipo denominato Pianale Fiat C) rimanendo in produzione per poco tempo ancora solo per il mercato brasiliano.

Caratteristiche peculiari

La Tipo è stata la prima Fiat di grande serie ad adottare la carrozzeria completamente zincata, che eliminava il rischio di formazione della ruggine. Fra i punti di forza della Tipo vi erano la versatilità di impiego, lo spazio interno in rapporto alle dimensioni esterne, ed un’impostazione stilistica semplice ed allo stesso tempo molto innovativa per l’epoca, caratterizzata dalla presenza di linee slanciate, dall’ampia vetratura e da altri particolari legati ad esigenze di tipo funzionale.

A tal proposito, degno di nota è il portellone posteriore, realizzato in vetroresina per poterlo sagomare a piacimento, molto arrotondato per i tempi e con conseguente diminuzione di peso; il cui disegno, assieme agli smussi degli spigoli e alle rotondità (vedi montante parabrezza che curva verso il tetto senza fare angolo) contribuisce all’efficienza aerodinamica della vettura. Nella classica conformazione berlina a 5 porte la Tipo aveval’abitacolo più ampio della sua classe ed un capiente bagagliaio  di 350 litri, e, soprattutto, una migliore qualità di costruzione e una forma ben differente dallo stile europeo offerto dalle dirette concorrenti del periodo.

Il progetto della Tipo, con il suo innovativo telaio modulare, ha dato la sua base ad altri modelli del Gruppo Fiat, come la Fiat Tempra e Coupé, la Lancia Dedra e Delta seconda serie e le Alfa Romeo 155, 145, 146, Spider e GTV, ed ancora altri con modifiche più pesanti. Il pianale è stato apprezzato per la buona rigidità, che offriva una maggiore stabilità rispetto alla Ritmo.

La Fiat Tipo prima serie

La Fiat Tipo inizialmente fu offerta con 3 motorizzazioni benzina e 2 diesel; il 1.1 FIRE, il 1.4 e il 1.6 benzina avevano alimentazione a carburatore. Le motorizzazioni a gasolio comprendevano un 1.7 diesel e un 1.9 diesel con turbo ed intercooler da 90 cavalli e 186 Nm di coppia disponibili già a 2400 giri. Questo motore era uno dei più potenti della categoria: per questo motivo la Turbodiesel, denominata fino al 1991 T.ds, era presentata dalla Fiat come la versione più sportiva delle gamma Tipo; era inoltre l’unica versione che montava il paraurti anteriore a bocca ampia e l’unica a poter montare i fendinebbia a richiesta (che per le altre versioni, almeno inizialmente, non erano previsti). 

Nel 1989 fu proposta anche la motorizzazione 1.8 i.e. ad iniezione elettronica multipoint, con doppio albero a camme in testa e testata a quattro valvole per cilindro da 136 cavalli. Questa motorizzazione andava ad equipaggiare la versione sportiva della gamma Tipo, la i.e. 16v: inoltre fu disponibile, col vestito della i.e. 16v, anche la versione speciale “T.ds X” . L’anno seguente, nel 1990, si aggiunsero anche la versione ad otto valvole del 1.8 i.e. (110 cavalli) ed il 2.0 i.e. ad otto valvole, sempre bialbero e con iniezione elettronica multipoint da 113 cavalli.

In quello stesso anno debuttarono inoltre la 1.9 diesel con 65 CV (disponibile nella sola versione DGT), la Selecta, equipaggiata con il cambio CVT a variazione continua dei rapporti e motorizzata dal 1.4 e dal 1.6, e delle versioni Granturismo, dall’allestimento più sportivo, disponibile nelle versioni 1.8 e 2.0 8v e T.ds.
Fiat Tipo storica
Abbiamo poi l’introduzione della Digit la strumentazione a cristalli liquidi color verde, su due “piani” di cruscotto. Riservata alla  Digit, soprannominata dopo poco tempo DGT, diventò in breve tempo un Marchio di fabbrica Fiat – la montò anche la Tempra – pur con una leggibilità che non era sempre eccellente.

Nel 1991 è la volta della Fiat Tipo 2.0 Sedicivalvole (la denominazione, scritta per esteso, troneggiava sopra la targa): 145 cv e vestito sportiveggiante, con filetti rossi sui paraurti e cerchi da 15″ argentei. Per uno 0-100 da 8,2 secondi e una velocità di punta di 208 km/h. All’interno comparivano sedili profilati, strumentazione (analogica) arricchita con manometro e termometro olio, cinture regolabili in altezza, servosterzo e vetri elettrici anteriori.

Sotto il profilo della sicurezza la Tipo era dotata fin dall’origine di poggiatesta anteriori, cinture di sicurezza anteriori e posteriori, barre antintrusione nelle porte anteriori,longheroni del motore a deformazione programmata e ABS (a due o quattro canali) a richiesta su quasi tutte le versioni e di serie sulla 2.0 16v.

Il restyling del 1993

Nella primavera del 1993 fu messa in vendita la seconda serie della Tipo che condivideva parte dei motori con la serie precedente, però aggiornati e rivisti in ossequio alla normativa anti-inquinamento Euro I. La nuova Tipo introduceva nuove finiture, particolarmente curate negli allestimenti superiori come la HSD, e nuovi interni, con una plancia più arrotondata ed i pannelli porta della Fiat Tempra. All’esterno furono adottati fari e calandra arrotondati e più sottili; la calandra aveva il logo Fiat di dimensioni ridotte sulla parte superiore ed una presa d’aria su quella inferiore.

 

La nuova Tipo fu rivista principalmente sotto il punto di vista della sicurezza automobilistica, con l’adozione di nuove barre anti-intrusione nelle porte, più robuste e con doppio elemento tubolare di acciaio altoresistenziale, e di una cellula dell’abitacolo irrobustita attraverso rinforzi nei montanti anteriori e centrali, nei longheroni sottoporta e nella paratia tra vano motore e abitacolo. Inoltre erano presenti volante ad assorbimento d’urto a quattro razze in materiale morbido ed ergonomico, plancia in plastica con schiumatura interna per una maggiore protezione in caso di urti. Disponibili come optional per tutti i modelli e di serie su alcuni: Airbag, pretensionatori cinture anteriori, e ABS con quattro freni a disco.
Fiat Tipo storica
Oltre alla sola versione 5 porte commercializzata finora, venne introdotta la versione tre porte, più sportiva e con le cornici lato finestrino nere lucide di serie, Tutte le versioni 3 porte, indipendentemente dall’allestimento, disponevano di alzacristalli elettrici.

La sicurezza della Tipo fu curata maggiormente nel 1994 con l’introduzione dell’allestimento HSD (High Safety Drive), che comprendeva ABS a quattro canali, airbag lato guida, pretensionatori per le cinture di sicurezza anteriori, poggiatesta posteriori, correttore dell’assetto dei fari ed interruttore inerziale.

La Fiat Tipo in divisa e al cinema

Le forze di polizia italiane hanno utilizzato la Tipo come auto di servizio sin dai primi anni novanta. In particolare la Polizia di Stato ha utilizzato la Tipo fino a metà anni duemila, sia come volante sia come auto destinata a servizi di altro genere. Anche Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Forestale dello Stato e Vigili del Fuoco hanno avuto in dotazione le Tipo, destinate ai servizi di trasporto degli Ufficiali e come servizi ordinari di routine; il loro colore era solitamente Blu Ministeriale mentre era rossa per i VVF.

Se ne innamora perfino il personaggio principale dello scrittore Andrea Camilleri come il Commissario Montalbano, visibile anche nell’omonima serie TV.
Fiat Tipo storica
Nel film Fratelli d’Italia l’auto a noleggio che fa da filo conduttore fra i tre personaggi del film è una Fiat Tipo 1.4 DGT di colore verde chiaro, mentre una Tipo T.ds blu priva di copricerchi in plastica è utilizzata da Christian De Sica nell’episodio “La telefonata” del film Anni 90.

Una Tipo verde compare per alcuni secondi nel video clip di Fuori dal tunnel di Caparezza, dove infatti, viene nominata in una parte del testo: “Sbuffo pensando a serate tipo del tipo “Che facciamo?” Io ho una Tipo di seconda mano che mi fa da pub, da disco e da divano”.

La Fiat Tipo dei giorni nostri

Dopo la prima Tipo il nome della media di casa Fiat cambia in Brava/Bravo, Stilo, ancora Bravo, fino a tornare, nel 2015, al vecchio titolo, che è però del tutto autonomo rispetto all’auto degli anni ’90.

La nuova Tipo (da noi provata) non è prodotta in Italia a Cassino, ma in Turchia, negli stabilimenti FIAT di Bursa e la produzione viene gestita dalla Tofas, un’azienda fondata da FIAT nel 1969, ed è più grande, più sicura e sì, anche più tecnologica. Ma conserva una caratteristica in comune con la nonna: continua a piacere. È sul podio in Italia tra le vetture più vendute del 2017 e leader del segmento C il 20,7% di quota nell’anno, ed è stata scelta da oltre 180.000 automobilisti nella regione EMEA. Inoltre, per il secondo anno consecutivo si è confermata la vettura con il più alto tasso di crescita in Europa.
Fiat Tipo
La progettazione è avvenuta in Italia a Torino (che è anche la sede EMEA di Fiat Chrysler Automobiles). Anche il design stilistico ha avuto luogo a Torino, presso il Centro Stile Fiat sotto la direzione di Roberto Giolito. Lo sviluppo è invece avvenuto fra Torino e Bursa, dove FIAT ha il proprio centro di ricerche e sviluppo per il medio-oriente, essendo il veicolo pensato principalmente per il mercato turco ed est europeo.

Stilisticamente la vettura è caratterizzata da fari grandi, ampio padiglione, esteso volume di bagagliaio, fiancata robusta e pulita. La capacità di carico dichiarata bagagliaio è di 550 litri, ben superiori ai 350 della “nonna”.

Nelle prove d’impatto effettuate dalla Euro NCAP nel novembre 2016, la Tipo 5 porte ha ottenuto due risultati diversi, rispettivamente tre stelle con l’equipaggiamento di sicurezza di serie e quattro con quello optional, dotato quest’ultimo del Safety Pack che comprende AEB.

Il fil rouge con il passato

Con lo spirito e la consapevolezza di una fresca trentenne, la Fiat Tipo guarda oggi alle sfide del futuro forte del proprio successo nel cruciale segmento C, in cui il marchio Fiat è stato da sempre protagonista.
Dalla 1100 in avanti, le compatte Fiat hanno accompagnato le famiglie italiane, e non solo, lungo le strade dell’evoluzione sociale ed economica del nostro Paese e dell’intera Europa. Fin da subito risultò la scelta ottimale per tanti giovani professionisti padri di famiglia alla ricerca di un prodotto concreto, moderno e al contempo elegante.
Fiat Tipo storica
La Fiat Tipo di trent’anni fa era figlia di un progetto innovativo in ogni suo aspetto. Gli ingegneri Fiat concepirono un modello capace di offrire un alto livello di guidabilità, di prestazioni, di comfort e sicurezza, senza rinunce, e si concentrarono come mai prima sugli aspetti ergonomici. La Tipo “brillava” per la precisione costruttiva, grazie a tecnologie di produzione innovative, e per i materiali pregiati che garantivano affidabilità e qualità. Un’automobile quindi apprezzata per la sua funzionalità, semplicità e personalità.
Queste caratteristiche si ritrovano nella Fiat Tipo attuale, che si rifà allo spirito dell’antesignana. È infatti un’inedita miscela di tecnologia, robustezza e funzionalità, che ha conquistato il segmento C, grazie alla forza della sua concretezza.

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MOTORI E AUTO D'EPOCA Smartphone al volante, le multe quadruplicano: fino a 2.588 euro più sospensione della patente per due mesi

14 Maggio 2019, 08:54am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Smartphone al volante, le multe quadruplicano: fino a 2.588 euro più sospensione della patente per due mesi

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Per chi usa lo smartphone mentre guida la multa potrà arrivare fino a 1.697 euro, più la sospensione della patente da 7 giorni a due mesi: confermato il divieto di usare smartphone, computer portatili, notebook e tablet durante la guida, pena una multa da 422 a 1.697 euro (quasi quadruplicate dalla attuale sanzione di 161 a 467 euro). Multe che lievitano a 644-2.588 euro se si reitera la violazione nel corso di un biennio. Sono alcune delle misure contenute nel testo base con le modifiche al Codice della strada, che la Commissione trasporti della Camera ha messo a punto e domani verrà approvato dal Comitato ristretto, che ha fissato nel 3 giugno il termine per la presentazione degli emendamenti. Il testo è diviso in 9 articoli, che vanno dalle disposizioni in materia di tutela dei soggetti vulnerabili alle disposizioni per la sicurezza stradale, dalle norme per favorire la mobilità personale e ciclistica, fino a quelle per veicoli pesanti, macchine agricole e veicoli d'epoca. E poi novità per bici e attraversamenti, e si potrà percorrere le autostrade anche con moto e scooter con 120 di cilindrata. Pattini, monopattini e skate anche sulle aree pedonali. Maggior sicurezza per la circolazione dei ciclisti. Strade protette e con limiti ridotti davanti agli edifici scolastici. Una delle novità riguarda l'uso di moto e scooter, attualmente ammessi in autostrada solo con cilindrata superiore ai 150 cc: con le nuove modifiche, il divieto di circolazione su autostrade e strade extraurbane viene abbassato sotto i 120 cc. Ma la circolazione sarà consentita «solo a soggetti maggiorenni» con patente A, B o superiore o da almeno due anni con patente A1 e A2 (ovvero quelle per sedicenni e diciottenni). Per la sicurezza intorno alle scuole, arriva un nuovo tipo di strada: la ' strada scolasticà, su cui i comuni stabiliranno «limitazioni alla circolazione» almeno negli orari di entrata e uscita, abbassando il limite di velocità a 30 km/h o meno e delimitando zone a traffico limitato. Per la sicurezza dei ciclisti viene introdotta la linea di arresto agli incroci, denominata 'casa avanzatà (verrà realizzata almeno 3 metri davanti allo stop, tenendo i ciclisti lontani dai gas di scarico), e vengono fornite alcune indicazioni sul sorpasso di una bicicletta da parte delle auto («assicurare una maggiore distanza laterale di sicurezza», che fuori dai centri urbani viene quantificata in 1,5 metri). Via libera, inoltre, alla circolazione di pattini, monopattini e skate sugli itinerari ciclopedonali, aree pedonali e spazi riservati ai pedoni. Proprio per i pedoni, invece, viene codificato che le auto dovranno dare la precedenza non più quando «hanno iniziato l'attraversamento» ma «quando si accingono ad attraversare la strada»; inoltre i pedoni hanno la precedenza quando il traffico non è regolato da vigili o semafori. Sono inoltre previste esenzioni dal pedaggio delle autostrade per le ambulanze, i veicoli della protezione civile e delle organizzazioni di volontariato. Per le ambulanze, inoltre, è consentito il trasporto di un accompagnatore e viene introdotta la linea rossa per le aree di sosta. Spazi riservati alla sosta sono previsti anche per donne in gravidanza o con bambino fino a 2 anni. È poi consentito l'accesso libero alle ztl ai veicoli elettrici. Vengono esentati dall'uso della cintura persone che abbiano subito interventi chirurgici all'addome con certificazione del medico curante. Tra le novità, poi, la possibilità di richiedere l'invio delle multe sulla propria posta certificata, indicando l'indirizzo al momento dell'immatricolazione o delle revisioni. IL MATTINO

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MOTORI E AUTO D'EPOCA Nuovo codice, in autostrada anche gli scooter 125cc. Nasce la strada «scolastica»

14 Maggio 2019, 08:50am

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Nuovo codice, in autostrada anche in scooter: chi lo guida deve essere maggiorenne 

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA ROMA - Modofiche importanti in vista al codice della strada. Via libera sulle autostrade anche a moto e scooter di cilindrata sotto gli attuali 150 cc, ma chi li guida deve essere maggiorenne. Così il testo base con le modifiche al Codice della Strada. La circolazione sulle autostrade e strade extraurbane viene infatti vietata a velocipedi, ciclomotori, motocicli di cilindrata inferiore «a 120 cc se a motore termico e di potenza fino a 11 kW se a motore elettrico»: «la circolazione è comunque consentita solo a soggetti maggiorenni, muniti di patente A, B o di categoria superiore o muniti da almeno due anni di patente A1 o A2». Pattini a rotelle, skateboard e monopattini a spinta potranno circolare anche su piste ciclabili, nelle aree pedonali e sugli spazi riservati ai pedoni. Lo prevede il testo base con le modifiche al Codice della strada, che aggiunge questi mezzi tra quelli ammessi a circolare sugli itinerari ciclopedonali e sulle aree pedonali. È confermata nel testo, inoltre, l’introduzione della linea di sosta per le biciclette, denominata «casa avanzata», che sarà realizzata in posizione avanzata rispetto alla linea di arresto degli altri veicoli, così da non respirare i fumi di scarico delle auto. Potrà essere realizzata sulle strade con velocità inferiore o uguale a 50 km/h, verrà posta ad almeno 3 metri dalla linea di arresto stabilita per le auto e sarà accessibile attraverso una corsia si lunghezza di almeno 5 metri riservata alle bici, sul lato destro. Per le biciclette, infine, viene indicata la necessità che il sorpasso da parte dei veicoli venga fatto assicurando una «maggiore distanza laterale di sicurezza», che fuori dai centri urbani viene stabilita in almeno 1,5 metri. Inoltre il nuovo codice della strada prevede un nuovo tipo di strada che si aggiunge alla classificazione esistente: quella di “strada scolastica” per le strade in prossimità di edifici ad uso scolastico. Lo prevede il testo base delle modifiche al Codice della strada. La funzione è di «consentire la sosta, il movimento e le manovre connesse» alle scuole. Su queste strade i comuni provvederanno a «stabilire limitazioni alla circolazione almeno negli orari di attività didattica e di ingresso e uscita degli alunni», adottando almeno una di queste misure: fissare un limite massimo di 30 km/h o inferiore; delimitare zone a traffico limitato.

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MOTORI E AUTO D'EPOCA APE PIAGGIO : UNA STORIA D’ECCELLENZA ITALIANA, UN MITO MONDIALE

11 Maggio 2019, 10:12am

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A CURA DI MICHELE PAPPACODA

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1948

 

L’economia italiana si sta faticosamente rimettendo in moto e con essa l’industria, i commerci, le attività artigianali. Il trasporto delle merci è affidato a grandi autocarri, ancora di chiara derivazione militare, a costosi veicoli commerciali di tipo automobilistico o a pesanti e lenti motofurgoni; mentre nelle città si incrociano soprattutto tricicli a pedali o carretti a mano. Dall’osservazione della realtà quotidiana con le sue esigenze nasce Ape, un’intuizione di prodotto di Enrico Piaggioe Corradino D’Ascanio. «Il moto-furgoncino “Ape” è destinato al migliore dei successi — scrive la rivista Motociclismo—. E’ una macchina modernissima, di costo e consumi assai limitati, alla portata della più modesta azienda, ma concepita senza false economie secondo criteri molto razionali, tanto dal punto di vista funzionale che da quello costruttivo». Il primo Ape del 1948 conserva della Vespa — pur nella sua struttura a tre ruote — tutte le caratteristiche fondamentali, oltre naturalmente alla parte anteriore e al motore 125cc che, proprio nel 1948, iniziava a equipaggiare lo scooter Piaggio, originariamente presentato nella cilindrata 98cc.

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Raccontava D’Ascanio, il geniale progettista aeronautico inventore sia della Vespa, sia dell’Ape: «Si trattava di colmare una lacuna nei mezzi di locomozione utilitaria del dopoguerra, portando sul mercato un motofurgone di piccola cilindrata, di limitato consumo e di modesto prezzo di acquisto e di manutenzione, facile alla guida, manovrabile nel più intenso traffico cittadino, e soprattutto adatto e sollecito e pronto al trasporto a domicilio della merce acquistata nei negozi». I primi e diretti beneficiari, in questa fase, sono i piccoli e medi commercianti e la promozione del motofurgone a tre ruote si rivolge proprio a loro: «L’Ape contribuisce ad accelerare il ritmo del commercio e delle vendite, sviluppa, per così dire, in estensione il traffico di un negozio e crea col cliente un collegamento quanto mai gradito». Il risultato di questa brillante intuizione è eclatante. Sciami di Ape iniziano a scorrazzare in un’Italia “in bianco e nero” portando sul cassone la scritta — in bella grafia — della ditta servita.

 

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1956

Dopo i primi miglioramenti apportati con la versione B, nasce un vero e nuovo modello, l’Ape C, la prima Ape a esser dotata di cabina chiusa e portiere (inizialmente previste come optional, ma divenute standard in pochi anni), un minuscolo autocarro capace di caricare fino a 350 chili. Il battesimo di questo nuovo Ape viene accompagnato da un’adeguata campagna di promozione, attraverso la stampa di milioni di pieghevoli in cinque lingue e con una rilevante azione di promozione presso i punti di vendita. E’ l’Italia del boom che bussa alle porte. Ma questi sono anche gli anni in cui Ape, grazie alla versione trasporto persone derivata dall’Ape C chiamata Ape Calesse, costruì il suo fascino senza tempo legando la sua immagine ai fotogrammi dei divi di Hollywood in villeggiatura nelle isole del Mediterraneo, dove spesso venivano raggiunti dai paparazzi e fotografati sull’Ape usato per muoversi nelle località di vacanza. Ape entrò da protagonista nella vita mondana di località mito come la Versilia, Capri, Ischia, Portofino.

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1958

Nasce l’Ape D: dimensioni ancora maggiori, cabina completa di porte, proiettore anteriore montato sullo scudo della cabina anziché sul parafango, cilindrata di 170cc. Tutti ormai associano il trasporto leggero a questo tre ruote assolutamente geniale per contenuti e praticità. L’immagine dell’Ape si sta radicando e, sfruttando appieno le tendenze che si vanno manifestando sul piano sia sociale sia culturale, Piaggio conia lo slogan «Ape, il veicolo che vi aiuta a guadagnare». Nel 1961 Ape compie addirittura il “salto” a cinque ruote con il modello Pentarò, un originale veicolo di grande portata (700 kg) sviluppato sull’esempio dei più grandi autoarticolati.

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1966

Debutta l’Ape MP, la cui cabina intende offrire al conducente (e all’eventuale passeggero) una migliore abitabilità e un comfort paragonabile ai furgoni di tipo automobilistico. Cresce la cilindrata del motore (sempre a due tempi) che tocca i 190cc, ma soprattutto cambiano le soluzioni tecniche e progettuali che rendono il veicolo ancor più razionale.
Il motore è installato posteriormente su una struttura a “slitta”, la trasmissione non è più a catena ma diretta sulle ruote posteriori con semiassi, bracci oscillanti in lamiera, molle in gomma ed ammortizzatori idraulici. Nel 1968, con il modello Ape MPV, sull’Ape debutta il volante offerto in opzione rispetto alla guida a manubrio di tipo scooteristico.
 

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1969

Nasce “l’Apino”: un “commerciale” di soli 50cc di cilindrata
Soltanto un anno dopo, nel 1969, una nuova importante nascita: Piaggio presenta l’Ape 50, a suo modo un evento perché è il primo modello della gamma Ape appartenente alla categoria ciclomotori. Ape 50 nasce — come spesso è avvenuto nella storia dei prodotti Piaggio — per replicare nel campo del trasporto leggero il successo incontrato tra le due ruote dalla Vespa 50, lanciata nel 1964 a seguito delle nuove normative del Codice della Strada italiano, che impongono la targa ai veicoli di cilindrata superiore.

1971

La vera “rivoluzione” avviene con il lancio dell’Ape Car, un modello che si pone in concorrenza con gli autocarri leggeri ed è caratterizzato dal design estremamente moderno per l’epoca. L’Ape Car si distingue per una nuova scocca di maggiori dimensioni per la cabina più grande e confortevole. La guida è a volante; il motore 2 tempi da 220cc è installato sempre posteriormente su una specifica struttura a slitta. Anche la comunicazione pubblicitaria di Piaggio insiste sulla “contiguità” di questo nuovo modello con i veicoli commerciali strettamente derivanti dall’auto.

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1982

Per un nuovo cambiamento tecnico-progettuale di grande portata occorre attendere il 1982, anno di nascita dell’Ape TM: il veicolo è completamente nuovo, il design — opera di Giorgetto Giugiaro — le dimensioni della cabina, la guida con volante e il cruscotto di tipo automobilistico sono tutti elementi che accentuano le doti di comfort e abitabilità del veicolo. Nuove anche le sospensioni, indipendenti a bracci oscillanti, con tamburi freno in lega leggera, e le ruote da 12 pollici. Ape TM è uno dei veicoli della gamma Ape di maggior successo grazie alle sue caratteristiche di robustezza e alle prestazioni.

1984

Nasce il primo Ape con motore a gasolio. L’Ape Car viene equipaggiato con una nuova motorizzazione Diesel 422cc con cambio a 5 marce, un motore anch’esso rivoluzionario visto che è il più piccolo Diesel a iniezione diretta del mondo. Due anni dopo, nel 1986, Ape conquista il record di portata con la versione Max che può trasportare fino a 9 quintali di merce.

1990

Nasce il primo Ape a quattro ruote, l’Ape Poker, il primo passo deciso di Piaggio nel segmento d’attacco dei veri veicoli commerciali: il solco è tracciato e presto arriveranno nuovi prodotti dedicati.

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1994

Un’altra “escursione” dell’Ape, questa volta nell’universo giovanile: nasce l’Ape Cross che si rivolge ai numerosi ragazzi che utilizzano l’Apino come veicolo alternativo alle “due ruote”: è equipaggiato con un roll-bar, dietro la cabina trova posto un comodo e capiente bagagliaio, i colori giovani e brillanti sono “fuori serie” rispetto alla gamma dei veicoli commerciali Piaggio, sono addirittura disponibili antifurto elettronico, autoradio stereo con altoparlanti.

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2007

Torna un mito: Ape Calessino, prodotto in serie limitata (999 pezzi numerati). E’ è un omaggio alla storia del veicolo ed è, allo stesso tempo, una proposta per la mobilità personale in ambiti esclusivi. Ape Calessino ha reinterpretato il mitico design degli anni ’60 (inserti in legno, cromature, elegante livrea blu vintage) che richiama tutti i valori della solarità tipica del Mediterraneo. L’interesse suscitato su tutti i media è stato estremamente significativo.
 

2010

Più come esercizio tecnologico che come leva commerciale, visto il suo posizionamento esclusivo, Piaggio lancia una serie speciale di Ape Calessino, la Electric Lithium. Dotata di propulsione elettrica con batterie al litio di ultima generazione è un mezzo assolutamente pulito, silenzioso e versatile, che unisce alle doti di praticità, eleganza e maneggevolezza che hanno fatto la fortuna di Ape Calessino, la possibilità di accedere a tutti quegli spazi solitamente preclusi ai mezzi con la tradizionale propulsione termica, come aree di particolare rilevanza naturalistica e ambientale, centri storici e Zone a Traffico Limitato.

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2011

Ape 50 edizione speciale festeggia il 150° Anniversario della nascita delle Repubblica Italiana, un modo originale per sottolineare non solo il radicamento del prodotto con la cultura nazionale ma anche l’attaccamento ai colori e la presenza di Ape nei momenti che contano della nostra storia, continuando così a muovere cuore insieme a lavoro e divertimento.

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2013

Visto il successo ottenuto dalla prima serie limitata viene lanciato Ape Calessino 200 mosso dal nuovo motore monocilindrico 200cc alimentato a benzina, una versione più compatta, agile ed economica della precedente serie destinata ad un pubblico più ampio ed eterogeno. Può ospitare due passeggeri oltre al guidatore e grazie alle sue nuove dimensioni è perfetto per il trasporto di persone nei centri storici, nelle località turistiche, per i servizi di cortesia all’interno di resort e strutture ricreazionali ma anche come strumento per attività di comunicazione, brand promotion, advertising ed eventi speciali. Un anno dopo viene inoltre lanciato Ape Calessino 200 HL, versione caratterizzata da finiture e dettagli di pregio che la distinguono come top di gamma, destinata a location, impieghi e clienti più esclusivi

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La versatilità di Ape è proverbiale ed una delle sue declinazioni in forte crescita è quella di negozio mobile, Per aiutare questo processo viene lanciata Ape Classic 400, un modello basic ma con un look retrò che ben si sposa con la mission specifica che, soprattutto nell’applicazione street food, quasi sempre viene interpretata in ottica vintage dando luogo ad un’offerta di qualità, sfiziosa e diversa dal solito. Che si tratti di specialità italiane o locali, di particolarità del territorio o etniche, di bistrot o di rivisitazione originali e creative di classici come burger, pizza, fritto o pasta Ape mette in movimento il gusto in modo mai banale. 

description img 2017

Il 2017 è un anno importante per Ape: la Gamma si rinnova portando alla luce le nuove versioni Euro 4 di Ape Classic e Ape Calessino. Un’evoluzione che non comporta solo un miglioramento in termini di prestazioni del motore, ora più performante e rispettoso dell’ambiente, ma anche un sensibile restyling dell’estetica dei modelli. Dal frontale rinnovato di Ape Calessino al nuovo disegno della plancia di Ape Classic: entrambi i model year 2017 adottano la più recente tecnologia elettronica consentendo a guidatore e passeggeri una guida fluida e confortevole. Segno che per Ape ogni cambiamento non è solo una questione di stile ma anche di funzionalità.

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2018

Ape 50 da oggi è Euro 4 e presta ancora più attenzione all’ambiente in cui lavora.
Grazie alla più recente tecnologia del Motore benzina ad iniezione ecologica svolge la propria mission nel pieno rispetto degli stringenti limiti di emissioni.

L’intera Gamma si arricchisce inoltre di dettagli estetici che gli conferiscono un look ancora più moderno, senza però tradire le linee inconfondibili dell’icona senza tempo.

Spazio anche a maggior comfort e feeling durante la guida, elemento che consolida la sua posizione nella categoria di «piccoli ma grandi lavoratori».

description img CURIOSANDO …

Il successo di Ape va ben oltre i confini del vecchio continente, è un vero e proprio successo mondiale. Dal 1999 Ape è prodotto anche nello stabilimento indiano di Piaggio Vehicles Private Limited (controllata al 100% dal Gruppo) a Baramati, nello Stato del Maharashtra. Ogni anno sono prodotti più di 200.000 veicoli destinati a soddisfare la domanda del mercato interno indiano e quella dell’export verso altri paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, per soddisfare esigenze sia di trasporto merci sia di trasporto persone (in tali contesti il tre ruote è infatti un mezzo molto diffuso come taxi economico di prossimità).

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MOTORI E AUTO D'EPOCA Fiat 126, storia di una citycar all’italiana

7 Maggio 2019, 10:28am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

Fiat 126.

DI MICHELE PAPPACODA Estate 1957: il 4 luglio Fiat presenta la “Nuova 500”. Ha inizio la musica del boom economico italiano che si diffonde dai 4.000 juke box presenti in Italia e sulle strade grazie alla 500: l’auto delle  scampagnate, e dell’emancipazione. Un bignè in tempo di guerra, che emozionava senza essere indispensabile.
Salone di Torino 1972: viene presentata la Fiat 126. Un’auto che non emozionerà. Deve servire perché si parcheggia più agevolmente, perché consuma meno delle altre. Indispensabile per chi deve spostarsi in città. È la seconda macchina.
Il rumore del suo motore rievoca negli adulti di oggi gli anni delle scuole elementari, della mamma che li accompagnava a lezione, l’auto della maestra.
Non più il sogno di libertà dei giovani dunque: quello della 126 sarà un ruolo di razionalità e di bisogno. La sua forma doveva essere funzione dell’abitabilità interna.
La 126 è nata anche per scorrere in una rete autostradale che la 500 non aveva conosciuto durante il suo esordio: l’abitacolo più rifinito ed il motore più potente contribuivano così a limitare il senso di inferiorità nelle strade a scorrimento veloce. (Leggi i consigli per comprare una Fiat 126 usata).

 

fiat 126 bis

Fiat 126 Bis. Con la nuova posizione del motore aveva un nuovo spazio.

L’INIZIO DI FIAT ALL’ESTERO

La Fiat 126 è anche un punto di svolta nell’industria italiana. Nel 1973, nasce la fabbrica Polacca della Fiat (Fabrika Samochodòw Malolitrazowych) di Belsko-Biata e di Tychy.
La 126 è stata infatti la prima Fiat prodotta in Polonia e ha rappresentato per il popolo polacco quello che la Fiat 600 aveva rappresentato per l’Italia 20 anni prima.
L’8 luglio 1979 termina la produzione italiana della 126 (Cassino) relegando la produzione dell’intera gamma alle fabbriche polacche.
Dopo varie versioni nate a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, la 126 viene equipaggiata, nel 1987, con un bicilindrico di 700cc raffreddato ad acqua, progettato per essere posizionato in posizione orizzontale sempre posteriormente e che permette la creazione di un vano bagagli posteriore, proprio sopra il vano motore. Era nata così la “126 Bis”. “Bis” era il doppio vano bagagli presente in questo modello. Ancora più utilitaria quindi.
Nel 1991 terminò definitivamente la commercializzazione della 126 in Italia. Prodotta e commercializzata in Polonia fino al 1997, quando terminò sua la produzione, la “126 bis” lasciò il passo alla “126 Maluch” (“piccola” in polacco) quella che i polacchi invece continueranno a fabbricare e comprare fino alla fine della sua carriera. Il 22 Novembre 2000, dopo 28 anni.

 

fiat 126

Fiat 126. Andava a muovere un’Italia già motorizzata.

LO ZAMPINO DI DANTE GIACOSA NELLA MECCANICA

Progettata dall’ingegner Giacosa a metà anni ’50 e proposta per la prima volta nella Fiat 500 del 1957, la meccanica era caratterizzata da un propulsore bicilindrico a pistoni gemellari, raffreddato ad aria e collocato nella parte posteriore.
Il sistema di raffreddamento ad aria evitava di dover dotare il propulsore della pompa acqua, del radiatore e di condotte esterne: un bel risparmio in termini di manutenzione.
La 500L con il suo 499cc raggiungeva i 95 Km/h erogando 18CV a 4300 giri/min. La 126, con il 594cc di cavalli ne aveva 23, e arrivava a  110 Km/h arginando il problema della 500: la marcia in autostrada.
Era diversa dalla 500 per gli aspetti relativi alla sicurezza passiva, in linea agli aumentati standard richiesti dal periodo. La struttura portante della 126 era difatti a deformazione progressiva per resistere meglio agli urti frontali mentre il serbatoio del carburante era collocato in posizione protetta sotto il divanetto posteriore. Chi andava a far carburante con la 126 non doveva più mostrare il disordine di oggetti che regnava nei vani bagaglio delle 500 dove era collocato anche il serbatoio. Scompariva così anche il dolce profumo di benzina Super che rendeva ogni sosta al distributore un’esperienza piacevole.

Fiat 126. Meccanica progettata da Dante Giacosa.Fiat 126. Meccanica progettata da Dante Giacosa.

Fiat 126. Meccanica progettata da Dante Giacosa.

ADDIO ALLA DOPPIETTA

L’impianto frenante, all’inizio del tutto simile a quello della sua antenata, a qualche anno dalla produzione fu sdoppiato tra assale anteriore e posteriore in concomitanza con il montaggio di freni a tamburo più grandi nelle ruote anteriori. In tutto questo scomparve la tendenza del pedale del freno ad “affondare fino al tappetino”: la 126 dava una sensazione di frenata più rassicurante.
Con la 126 scomparve anche la caratteristica manovra della “doppietta”, grazie all’inserimento dei sincronizzatori di rapporto per la seconda terza e quarta marcia. Rimase tuttavia l’obbligo di arresto per inserire la prima marcia, ancora priva del sistema di sincronizzazione.
La batteria, posta anteriormente in una posizione del tutto esposta agli urti, godeva di una ricarica potenziata attraverso l’introduzione dell’alternatore al posto del dinamo: ci si poteva accorgere di questo perché chi possedeva la 500 era abituato ad una luce rossa che sia accendeva nel quadro strumenti durante le soste al semaforo. Nella 126 la spia rossa non si accendeva più.

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MOTORI E AUTO D'EPOCA Focus Active, al volante della versione crossover. Ecco la best seller Ford con assetto rialzato

25 Aprile 2019, 10:39am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

La nuova Ford Focus Active

inserito da Antonio Molino GARGNANO – La metamorfosi dell’auto. Evolve il mercato, cambia la macchina: la Ford Focus è l’esempio di come anche una familiare possa diventare Suv, o quasi. L’Ovale Blu, che ha già in gamma la EcoSport, la Kuga e la Edge, ha deciso di estendere l’offerta nel segmento in modo “improprio” con la nuova variante crossover del popolare modello. «È una scommessa», sintetizza il numero uno di Ford Italia Fabrizio Faltoni a proposito della decisione di affiancare i crossover sviluppati sulle architetture classiche ai Suv realizzati su piattaforme specifiche. La declinazione Active – già disponibile sia sulla Ka, modello sul quale ha ottenuto gradimento altissimo arrivando ad incidere per il 40% sui volumi complessivi (23 millimetri di altezza da terra in più), sia sulla Fiesta – corteggia senza tentennamenti quella fascia di clientela che apprezza i Suv. Si tratta di automobilisti che magari necessitano ancora di alcune funzionalità offerte dalla “classica” station wagon. Dai fuoristrada, la Focus Active eredita l’assetto rialzato: rispetto al modello dal quale deriva sono 30 millimetri in più. Con 16,3 centimetri di spazio libero da terra, al volante di questa vettura dell’Ovale Blu magari non ci si può avventurare nell’off road estremo, ma di sicuro certe buche di alcune strade impressionano molto meno.

 

 

Per utilizzi più “delicati”, la Focus Active dispone del Select Mode con due modalità di guida aggiuntive: una sviluppata per i terreni a bassa aderenza con una particolare regolazione del controllo della stabilità (Active) e l’altra per i percorsi sterrati e con una limitata attivazione del sistema anti-slittamento (Trail). Il comfort è sostanzialmente immutato (anche sul divano posteriore si continua a viaggiare comodi), la visibilità è eccellente e la dinamica di guida è praticamente invariata. Nemmeno a velocità sostenute le reazioni della macchina sono condizionati dalla nuova impostazione. Per distinguere la nuova variante non serve essere specialisti della Settimana Enigmistica: non solo monta una specifica griglia trapezoidale nera, ma anche le barre al tetto, i cerchi dedicati da 17”, i parafanghi distintivi ed il doppio scarico posteriore. La filiale nazionale del costruttore americano ha deciso di personalizzare ulteriormente i modelli destinati all’Italia adottando il nero per le calotte dei retrovisori esterni ed il tetto a contrasto. Un’opzione alla moda che in alcune regioni, quelle in cui il sole scalda di più, potrebbe non incontrare il gradimento del pubblico: nessun problema, fanno sapere da Ford, la Focus Active si può avere anche senza la doppia tinta, per la quale, però, in genere si paga extra. All’interno dell’abitacolo l’Ovale Blu offre di serie interni dedicati in tessuto, finiture blu ed elementi decorative e soglie battitacco “griffate” Active. Per la prima volta in Europa, sulla Focus viene integrato per lo Head-up display. La variante ispirata ai Suv è disponibile sia come berlina (che dovrebbe essere la più gettonata con il 60% dei volumi) sia come familiare. Il prezzo parte dai 24.750 euro della cinque porte (mille in più per la station wagon) equipaggiata con l’EcoBoost a 1.0 litri da 125 cavalli abbinato al cambio manuale a sei marce. Che è poi lo stesso prezzo della versione ST Line. L’alternativa a gasolio è l’EcoBlue da 1.5 o 2.0 litri, rispettivamente da 120 e 150 cavalli, disponibile però per l’allestimento più tecnologico, l’Active Co-Pilot (2.500 euro in più), che include una serie di sistemi di assistenza basati su due telecamere, tre radar e dodici sensori. Tra le altre funzioni, il pacchetto include l’Adaptive Cruise Control con Stop&Go, lo Speed Sign Recognition ed il Lane-Centring. La declinazione Active Co-Pilot è offerta con la sola trasmissione automatica e-Shifter a otto rapporti. Oltre ai fari intelligenti, la Co-Pilot assicura anche l’assistenza al parcheggio, in parallelo e perpendicolare. Oltre che con la variante Active, l’Ovale Blu viene incontro alla domanda dei clienti anche con un’altra soluzione: la FordPass Connect. Che è poi il modem integrato grazie al quale la vettura è sempre connessa. L’apparecchio consente di collegare fino a dieci dispositivi mobili. Grazie alla relativa applicazione, il sistema aiuta tra le altre cose anche a ritrovare l’auto nei parcheggi, a capire le condizioni dell’auto, se cioè necessita di manutenzione, e consente l’accesso da remoto alla vettura. La Focus Active dispone anche della ricarica senza fili e monta il sistema di infotainment Sync 3 con schermo tattile da 8 pollici. Poiché l’utilizzo sta prendendo il sopravvento sulla proprietà pura e semplice, l’Ovale Blu ha deciso di proporre il modello anche con una formula più flessibile, la soluzione IdeaFord, a partire da 289 euro al mese e senza anticipo. Aggiungendo qualche decina euro si possono estendere la garanzia (fino a 7 anni) o includere 3 interventi di manutenzione ordinaria. di Mattia Eccheli IL MATTINO

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MOTORI E AUTO D'EPOCA Opel Insignia, arriva l'avventurosa Country Tourer: look deciso, trazione integrale e BiTurbo da 210 cv

25 Aprile 2019, 10:35am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.overblog.it

La nuova Opel Insignia Country Tourer

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA MILANO - La gamma station wagon della Opel Insignia cala un tris: ad affiancare le varianti Grand Sport e Sports Tourer arriva ora la ricca e avventurosa Country Tourer che si colloca al vertice della famiglia in forza del look deciso e personale, che in molti dettagli tradisce l'ispirazione al mondo dei Suv, della trazione integrale e del motore più perfomante del lotto, il 2.0 Cdti BiTurbo da 210 cv che enfatizza il piacere della guida grazie al doppio turbo sequenziale con due stadi di compressione che colma il «vuoto» ai bassi regimi tipico dei turbodiesel tradizionali, mettendo a disposizione fin da 1.500 giri la generosa coppia massima di 480 Nm. Il risultato, come abbiamo potuto constatare nel corso del test effettuato tra Milano e le colline dell'Oltrepò pavese così generose di ottimi vini, è stato davvero soddisfacente: comoda e spaziosa, solidamente piantata per terra anche quando la si mette alla frusta, la Insignia Country Tourer ha esibito l'ottima intesa tra il motore e il cambio automatico a 8 rapporti che le ha portato in dote l'ingresso di Opel nell'orbita del gruppo Psa. Brillante e agile su strada (nonostante la lunghezza che sfiora i 5 metri), la nuova wagon è a proprio agio anche quando lasciare l'asfalto per affrontare terrenicon aderenza più problematica. Merito dell'assetto rialzato di 25 mm, della nuova sospensione posteriore a cinque bracci e della trazione integrale con il sistema «Torque vectoring» che distribuisce la coppia tra le singole ruote (e non solo tra i due assi) ottimizzando la motricità in qualsiasi situazione. Mentre il telaio «Flex ride» analizza le informazioni dei sensori per adattare in modo indipendente, o in base alla modalità selezionata dal guidatore tra Standard, Sport e Tour, la taratura delle sospensioni, i punti di cambiata della trasmissione automatica, la risposta dell'acceleratore e quella dello sterzo. Non c'è solo l'aspetto dinamico a giustificare i gradi di ammiraglia del brand attribuiti alla Country Tourer che anche sotto l'aspetto tecnologico non ha nulla da invidiare alle concorrenti più qualificate, rispetto alle quali rivendica tra l'altro un evidente vantaggio in termini economici, testimoniato da un listino che parte da 44.400 euro. Non mancano, per esempio, i fari attivi IntelliLux a matrice di Led di seconda generazione in grado di garantire sempre la massima visibilità senza abbagliare chi sopraggiunge in direzione opposta. Tra i sistemi di assistenza alla guida ci sono l'head-up display a colori, il cruise control attivo che mantiene automaticamente la distanza di sicurezza e dispone di frenata automatica d'emergenza, il mantenimento della corsia di marcia con eventuale correzione di rotta, le telecamera con visione perimetrale e l'allarme per il traffico trasversale posteriore. Per quanto riguarda la connettività, il sistema Navi Multimedia Pro IntelliLink 900 consente di integrare lo smartphone nella vettura, gestendone le funzioni – anche per mezzo dei comandi vocali – sul grande display touch a centro plancia. Merito della compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay che, integrando Google Maps e Waze, garantiscono una navigazione costantemente aggiornata in tempo reale.

 

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DI GIAMPIERO BOTTINO IL MATTINO

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