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SEZ.DISABILITà NEWS Fiamme in casa, muore donna disabile Incendio forse causato dal malfunzionamento di una stufa

1 Aprile 2013, 09:35am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it



 
Fiamme in casa, muore donna disabile397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA RUVO DI PUGLIA (BARI), 1 APR - Una donna disabile, Margherita Gattulli, di 34 anni, e' morta nell'incendio divampato nella tarda serata di ieri nella sua abitazione a Ruvo di Puglia, nel barese. Il rogo, secondo i primi accertamenti, sarebbe stato provocato da un corto circuito, forse originato da una stufa. L'appartamento, un monolocale al piano terra, si trova in via SanßFrancesco. Sul posto sono intervenuti carabinieri e vigili del fuoco.
ANSA

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SEZ. DISABILITà NEWS Disabili, «Carta dei diritti» contro le barriere in ospedale

22 Marzo 2013, 07:33am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

421449 341488462636967 1517554003 nInserito da :Sotgia Marcella ROMA – L’attesa al pronto soccorso, sottoporsi a un esame invasivo per diagnosticare una malattia, la degenza in ospedale: disagi per qualsiasi paziente che diventano un ostacolo in più per chi è già “fragile”. Tranne poche eccezioni, infatti, le strutture sanitarie non prevedono percorsi di cura personalizzati per persone con disabilità motoria, sensoriale o intellettiva. Per adeguare le cure ospedaliere alle loro esigenze «speciali» è nata la prima Carta dei diritti delle persone con disabilità in ospedale, realizzata dalla cooperativa sociale “Spes Contra Spem” che si occupa dell’assistenza ai disabili gravi, e già adottata dal Policlinico Gemelli-Università Cattolica di Roma. Al progetto, patrocinato da Ministero della Salute e Consiglio regionale del Lazio, hanno già aderito diverse associazioni di pazienti con disabilità, tra cui la Fish, Federazione italiana superamento handicap.

ESPERIENZA VISSUTA - «L’idea della Carta è nata da un’esperienza vissuta – riferisce Luigi Vittorio Berliri, presidente di “Spes Contra Spem” – . Tiziana viveva in una casa famiglia per persone con grave disabilità, capiva a fatica e si esprimeva con ancor maggiori difficoltà, ma chi le era vicino aveva imparato a decifrare il suo linguaggio. Un giorno si è ammalata ed è stata ricoverata in ospedale dove, allo sconforto per la malattia e la solitudine, si sono aggiunte le complicazioni per una persona che non sa comunicare in modo “normale” e non riesce nemmeno a dire “Ho freddo, chiudete la finestra” – prosegue Berliri – . Così è sopraggiunta la polmonite e dopo un po’ Tiziana se n’è andata. Da qui il nostro impegno a trasformare una storia triste in speranza per chi ha una disabilità e deve affrontare la quotidianità di una struttura ospedaliera». Disabilità e malattia non coincidono, è vero, ma secondo l’Istat queste persone vanno in ospedale il doppio delle volte rispetto al resto della popolazione.

DIRITTI UGUALI AGLI ALTRI - «Siamo partiti dalla Carta europea dei diritti del malato nello spirito della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità – dice uno dei promotori della “Carta”, Nicola Panocchia, dirigente medico del Policlinico Gemelli di Roma – . Sono persone che non hanno diritti “speciali” ma hanno bisogno di accorgimenti e strumenti particolari perché quei diritti possano essere fruiti pienamente. Spesso, in ospedale, le barriere non sono solo architettoniche ma anche culturali, organizzative e sanitarie». Anche fare una semplice radiografia alla colonna vertebrale, per esempio, può essere complicato per una persona con disabilità motoria, costretta a districarsi tra macchinari non adatti, oppure spiegare i sintomi al dottore per chi ha una disabilità intellettiva.

14 ARTICOLI - Il documento è suddiviso in 14 articoli, quelli contenuti nella “Carta europea dei diritti del malato”: si va dal diritto all’accesso alle prestazioni sanitarie a quello alla prevenzione, dal diritto alla sicurezza a quello alla privacy. Oltre all’enunciazione del singolo diritto e alla sua spiegazione, sono previsti esempi pratici su come relazionarsi coi pazienti e sugli strumenti di cui dotarsi per far sì che la singola persona con una specifica disabilità possa esercitare quel diritto. Per esempio, il diritto all’informazione significa comunicare con il paziente in modo consono al suo livello cognitivo senza mai ignorare la sua presenza. Si suggerisce al personale sanitario di assumere alcuni accorgimenti posturali che lo pongano di fronte e alla stessa altezza del malato, come per esempio sedersi davanti al paziente in carrozzina. Il diritto all’accesso, invece, può significare prevedere per una persona non udente l’utilizzo di display luminosi, alternativi alla chiamata vocale.

CAMBIAMENTO CULTURALE - «Oltre al superamento delle barriere architettoniche, per esempio con percorsi tattili e mappa dei luoghi in Braille che facilitano la mobilità in ospedale di chi non vede – dice Andrea Cambieri, direttore sanitario del Policlinico Gemelli – stiamo cercando di migliorare l’organizzazione dei servizi, come prevede anche il processo avviato col Piano strategico 2012-16: dalla riduzione dei tempi di attesa al Pronto soccorso, soprattutto delle persone “fragili”, ai percorsi dedicati per chi ha una malattia rara».

Fonte :Corriere della sera

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Sez.Disabilità News :DISABILITà Bambini autistici meno aggressivi e più socievoli se c'è un cane

22 Marzo 2013, 07:29am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

421449 341488462636967 1517554003 nInserito da :Sotgia Marcella MILANO - L’interazione con un cane può aiutare i bambini con disturbi dello spettro autistico ad essere più socievoli e meno ansiosi o aggressivi. Lo evidenzia uno studio italiano, pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine. Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, coordinato da Francesca Cirulli ed Enrico Alleva, ha passato in rassegna sei pubblicazioni scientifiche sugli effetti dell’introduzione di un cane da assistenza (addestrato, per esempio, per accompagnare non vedenti) in una famiglia con bambino autistico. Ebbene, secondo le conclusioni di alcuni degli studi esaminati l’interazione col cane farebbe diminuire l’ansia, l’aggressività e gli scatti emotivi dei bambini, mentre altre indagini, focalizzate sui parametri fisiologici, hanno evidenziato una riduzione dei livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, in seguito all’introduzione del cane e, al contrario, un suo aumento quando l’animale veniva allontanato.

IPOTESI SCIENTIFICHE - Risultati analoghi sono stati ottenuti con i cani impiegati in attività individuali con un terapista: in loro presenza, i bambini con diagnosi di autismo, parlavano più spesso col cane e del cane e inoltre avevano minori manifestazioni ossessive e aggressive, aumentavano i loro gesti affettuosi e gli atteggiamenti socievoli, e sorridevano di più. I cani come possibile "co-terapia", dunque? «I risultati sono incoraggianti - afferma una delle coordinatrici dello studio, Francesca Cirulli -. Per ora possiamo parlare di ipotesi scientifiche, che vanno validate dal confronto coi cosiddetti gruppi di controllo. Saranno necessari altri studi con campioni più ampi; i disordini dello spettro autistico, poi, sono eterogenei per cui non si può generalizzare, ma occorre esaminare caso per caso. Non a tutti i bambini, inoltre, piacciono i cani».

FONTE DI SOCIALIZZAZIONE - Ma come essere sicuri che l’interazione col cane sia positiva? «L’animale - sottolinea Cirulli - va scelto con l’aiuto del medico o di chi sostiene psicologicamente il bambino ma anche di allevatori o istruttori cinofili che sanno dare consigli sulla razza più indicata. Per esempio, un bambino particolarmente aggressivo avrà bisogno di un cane in grado di tollerare delle manipolazioni inappropriate, senza dimenticare la necessità di preservare il benessere dell’animale ed evitare che sia oggetto di maltrattamenti». Dagli studi analizzati dai ricercatori emerge, poi, che l’interazione del bambino col cane può dare un senso di maggiore sicurezza ai genitori. Le famiglie spesso si isolano perché gli altri considerano il loro bambino "diverso" - commenta la ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità -. Il cane, invece, può diventare fonte di socializzazione: quando s’interagisce con altre persone, queste spostano l’attenzione sull’animale che quindi può fungere da catalizzatore sociale. Inoltre, il cane potrebbe essere di aiuto in esercizi che sollecitano la comunicazione del ragazzo anche quando, per esempio, ha solo disordini di apprendimento o del comportamento».

22.03 .2013 Fonte :Corriere della sera

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Due lauree il cavallo e quel sogno fare la ricercatrice

13 Marzo 2013, 11:03am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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di Simone Fanti

 

«Non ho episodi tristi da raccontarti, ma solo vicende buffe. La mia vita universitaria è trascorsa serena e ricca di risate». Ecco, in poche parole, svelata la natura solare di Giulia Moretto, esplosiva ragazza con tetraparesi spastica, con due lauree,  in Storia e in Antropologia culturale, Etnografia ed Etnolinguistica, all’Università Ca’ Foscari di Venezia e un sogno nel cassetto: fare la ricercatrice all’università di Verona. E’ sufficiente vedere quel suo sorriso aperto nelle foto che la ritraggono accanto al suo amato cavallo oppure leggere le mail che ci siamo scambiati per realizzare questo post per rimanere conquistati dalla sua energia.

 Troppe volte nell’immaginario collettivo si pensa alle persone con disabilità come a esseri perennemente inquieti e cupi. Non è sempre così. Non lo è soprattutto se, con grandissimi sacrifici e fatica anche dei caregiver (dai genitori agli assistenti), si riescono a realizzare i propri sogni. Giulia non parla, non scrive (comunica attraverso una tavoletta su cui indica le lettere – LEGGI Gli occhi di Paolo valgono una laurea), non cammina. I tutor universitari sono le sue mani per prendere appunti, la sua voce per porre domande. Il padre è i suoi piedi, piedi che hanno percorso 140 chilometri al giorno per portarla a lezione da Portogruaro a Venezia, ogni giorno. Eppure è arrivata in fondo a un percorso che molti giovani, con pochi problemi e qualche grillo per la testa in più, non riescono a concludere.

«Ho scelto la facoltà di Economia», racconta serena, «ma vedendo che questa facoltà non mi motivava abbastanza, ho cambiato preferendo Storia. I tre anni sono volati, tra le risate. All’inizio (nel 2005) le sedi universitarie non erano un granché, ascensori piccoli che si chiudevano velocemente, tanto che un giorno la mia tutor non è stata abbastanza veloce a spingermi nell’ascensore e sono rimasta chiusa tra le porte. Lei povera era nel panico e io ridevo da matti».

«Con un’altra tutor, che attualmente è una delle mie migliori amiche, scappavamo un po’ prima dalle lezioni noiose per andare a bere lo spriz o il caffè! La mia vita universitaria è “tutta da ridere”». Risate e tanto lavoro che termina con una prima tesi di ricerca sul ruolo delle donne indiane d’America. Una tesi scritta sul campo, presso la tribù Mohawk in Canada nella cittadina di Brantford vicino Toronto, e non dalla stanza di casa propria.

Forza di volontà e un sorriso sul volto, ma è giusto pensare anche a quante tristezze si nascondano dietro quei sorrisi. Se potesse Giulia, come tutte le altre persone con disabilità, vorrebbe una vita normale, un’esistenza in cui ogni giorno non si debba scalare una montagna per raggiungere i propri obiettivi. Eppure in vetta ci è arrivata. Superwoman con disabilità? Sento spesso persone che per “giustificare” i grandi successi delle persone con disabilità pensano che da un lato la natura porti via qualcosa, dall’altro regali doti straordinarie a livello intellettivo (LEGGI L’elogio della Normalità di Franco Bomprezzi). Non è così. Giulia è una donna “normale” con le sue fragilità, i suoi sentimenti, le sue passioni e le sue debolezze. Giulia è solo l’esempio di quanto può fare la volontà. La voglia di vivere. Di quanto la mente sia in grado di superare le difficoltà grazie a slanci e passioni. Come quella per i cavalli (LEGGI King il cavallo cieco che si dona alle persone).

Non è un caso che Giulia per la laurea magistrale abbia scelto il percorso di antropologia culturale e una tesi sulla relazione tra l’uomo e il cavallo. «Il mio rapporto con i cavalli è giornaliero. Il loro recinto è davanti alla mia finestra. Sono cresciuta con loro. Da piccola riuscivo a fare anche qualche cavalcata, ora, con le operazioni di allungamento dei tendini, soffro di una scoliosi che mi impedisce anche questa attività». «Se non posso montarli non vuol dire che non possa stare tra di loro: passo la domenica mattina a girare con la carrozzina elettrica nel recinto, li osservo, vengono a farsi coccolare. E poi è merito loro se ho trovato una compagnia di amici con cui condividere i miei interessi. Raduni, pic-nic in spiaggia con cavalli e cani sono diventati appuntamenti fissi».

Ed anche merito dei cavalli se Giulia, la Giulia in sedia a rotelle a motore, può coltivare il sogno di tentare la via del dottorato universitario a Verona. «Ma non corriamo», avverte realista «infatti devo presentare un progetto a maggio, se passo la prima selezione, devo fare un esame orale per vincere il dottorato in antropologia con o senza borsa di studio. Ovviamente punto alla borsa di studio, perché per fare il dottorato mi devo spostare a Verona con mio papà e con l’assistente». Che dire se non in bocca al lupo inVisibile… ops invincibile Giulia.

 

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SEZ. DISABILITA NEWS La app che aiuta i disabili ad entrare nelle Ztl

6 Marzo 2013, 10:51am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

     406759 584141881612477 523799944 n (1) PROPOSTO DA YVONNE ADRIAENS 

 

Si chiama Enable ed è uno schiaffo digitale alla burocrazia

 

MILANO- Si chiama H-Enable Ztl ed è una nuova app che semplifica gli spostamenti in macchina dei disabili. Per entrare nelle zone a traffico limitato in tutt’Italia, infatti, anche chi è in possesso del contrassegno personale, deve mandare una mail di richiesta all’ufficio comunale preposto e comunicare il proprio passaggio. Ma troppe volte l’indirizzo mail è introvabile sul sito dell’ente. E spesso cercare, scrivere e inviare la richiesta diventa un vero e proprio lavoro da pianificare in anticipo: «L’idea nasce da un’esigenza personale – spiega Ferdinando Acerbi , cofondatore e titolare di Henable Srl – dopo un incidente sono rimasto su una sedia a rotelle e ho iniziato a capire che ci sono tanti piccoli accorgimenti che potrebbero semplificare la vita a un disabile».

COMPILAZIONE AUTOMATICA-È proprio l'obbietivo di questa app che permette di comunicare il transito in tutte le zone a traffico limitato d’Italia. Come funziona? «Basta installarla, inserire i propri dati completi di foto, patente e contrassegno personale e il form della mail di richiesta verrà compilato in automatico una volta per tutte; ogni volta che si vorrà passare da una ztl non si dovrà far altro che scegliere regione, città e area, già mappate dalla app, inserire data, ora e targa e inviare la richiesta automaticamente». È possibile anche collegarsi a http://henable.me, inviando considerazioni, consigli e recapiti di eventuali comuni non ancora censiti o cambiamenti sul fronte ztl.

ALTRI PROGRAMMI IN ARRIVO-H-Enable ztl è in vendita su Apple store e presto sbarcherà su Android e Windows phone in abbonamento annuale al costo di 3 euro e 90. Questa è solo la prima di una serie di applicazioni che la società di Treviso si appresta a sviluppare: «Presto sarà disponibile anche H-Enable Park che faciliterà il pagamento dei parcheggi alle colonnine e una terza app che permetterà il pagamento via smartphone del carburante agli automatici: perché nessuno ha mai pensato che chi è in sedia a rotelle riesce a usare la pompa di benzina ma non a inserire i soldi nella cassa automatica, che è troppo alta».

   FONTE  Giulia Cimpanelli

 

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SEZ.DISABILITà NEWS Anziana disabile trovata morta, è giallo Soffocata dal tubo di un catetere nel Casertano. Indagano i CC

3 Marzo 2013, 11:46am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

397292 104896189669319 1023336315 nInserito da:Michele Pappacoda

 

 


 

Anziana disabile trovata morta, è giallo Soffocata dal tubo di un catetere nel Casertano. Indagano i CC- CASERTA, 2 MAR - Un'anziana donna di 66 anni è stata trovata morta in un'abitazione di Marcianise (Caserta): l' accaduto ha i contorni del giallo. La donna, disabile e costretta da tempo a letto, è stata trovata dalla figlia con il tubo del catetere stretto attorno al collo. Sarebbe morta per soffocamento. I carabinieri stanno cercando di ricostruire l'accaduto: ascoltate la figlia della donna e le tre nipoti che convivevano con la vittima. Gli investigatori non escludono alcuna pista.

ANSA

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Sez. Disabilità news Emma e il suo cane Black inseparabili in ospedale

1 Marzo 2013, 14:54pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

SEZ. DISABILITA' NEWS

 

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Malata di cuore realizza il sogno di rivedere in reparto il cucciolo

Da 360 giorni la sua casa è una camera d’isolamento in ospedale, reparto di Cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita. Emma ha 3 anni e mezzo e dal dicembre 2011, quando è stata ricoverata per una malformazione incurabile al cuore, non è più uscita oltre al corridoio del reparto al sesto piano dell’Infantile. Il suo cuore troppo malato è attaccato a una macchina artificiale grande come un condizionatore dell’aria. Emma non può muoversi che per pochi passi, lentamente. Ma oggi è un giorno speciale e i suoi occhi scuri così tristi e spaventati si riempiranno di una gioia autentica: stamattina la mamma arriverà in ospedale con Black, il cane spinone bianco da 24 chili che per due anni, prima del lunghissimo ricovero, è stato il suo inseparabile amico a quattro zampe.  

 

Un legame fortissimo  

È lei, qualche giorno fa, ad aver confessato con le parole dei bimbi di aver nostalgia del suo cagnone, e la caposala, il primario, hanno deciso: Black potrà giocare con Emma, per la prima volta dopo tanti mesi, nella camera d’ospedale. 

Emma vive grazie a un’enorme apparecchiatura azzurra. Un cuore meccanico ingombrante e pesante molto più di lei. La bimba è al limite del tempo concesso da quel cuore artificiale chiamato «Berlin heart»: «Le permanenze più lunghe con questo ausilio - spiega il responsabile del reparto di Cardiochirurgia pediatrica, Carlo Pace Napoleone - è di 420 giorni. Emma dipende da questa macchina ormai da 360, ma purtroppo, finora, non c’è stata nessuna donazione di organi che rendesse possibile il trapianto».  

Così a Torino nasce non solo un esempio di Pet-Therapy che oltrepassa le porte di una camera d’ospedale, ma parte anche un appello per sensibilizzare alla donazione. La bimba è da mesi in cima alla lista europea dei trapianti, ma questo non è stato sufficiente per farle avere un cuore nuovo. 

 

La sorpresa più bella  

Black arriverà alle 13. Emma lo aspetterà seduta sul pavimento, perché lui possa correrle incontro e lei possa accarezzarlo come faceva a casa. Sarà un momento tutto loro, emozionante, profondissimo, Emma e Black soltanto. «La verità - racconta Maria, la madre di Emma - è che pensavo impossibile realizzare il sogno di mia figlia. Quando mi ha chiesto di riabbracciare Black, ben sapendo che non avrebbe potuto uscire dall’ospedale, l’ho buttata lì alla caposala, pensavo mi avrebbe risposto che era un desiderio irrealizzabile, invece, dopo un attimo di silenzio, mi ha sorriso: “Perché no?”. E in pochi giorni mi hanno dato il permesso». 

 

Pet Therapy  

La piccola Emma non sa che rivedrà stamattina Black. «Glielo abbiamo nascosto fino all’ultimo». Giorni fa anche l’ospedale di Prato aveva dato il via libera all’ingresso dei cani, come Pet Therapy. Al Regina Margherita esiste il progetto «Angeli custodi a quattro zampe» finanziato dalla fondazione Forma per favorire l’umanizzazione dell’ospedale attraverso l’incontro tra il cane e i bimbi ricoverati, in uno spazio attrezzato fuori dalle stanze. Ma oggi Black farà di più, supererà il confine del reparto e della prudenza estrema di chi ancora non immagina quanto bene possa fare l’incontro di un malato con un suo amico a quattro zampe. 

marco.accossato@lastampa.it

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SEZ. DISABILITà NEWS SALERNO Disabili morti ma pass ancora utilizzati, Comune ne smaschera 150. De Luca: vergogna

20 Febbraio 2013, 15:58pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Individuati dopo una serie di controlli incrociati dei vigili urbani SALERNO - L'annuncio l'ha fatto il sindaco Vincenzo De Luca dal suo profilo Facebook, commentando l'azione dei vigili urbani che ha portato a smascherare 150 pass disabili ancora in uso nonostante gli intestatari fossero deceduti da tempo. «Voglio ringraziarli - ha detto il primo cittadino - nei giorni scorsi hanno scoperto una nuova falsa invalida che con un pass contraffatto occupava posti macchina destinati a chi ne ha veramente diritto, per parcheggiare vicino al proprio posto di lavoro». I DATI - Sono già partite centinaia di convocazioni, da parte del comando della Polizia Municipale, nei confronti di famiglie di disabili che sono deceduti negli ultimi tre anni. In sostanza, insieme ai controlli serrati, i vigili stanno effettuando uno screening per bloccare gli utilizzi scorretti dei tagliandi per le autovetture. Che, peraltro, consentono anche l'ingresso (in determinate situazioni) nelle zone a traffico limitato della città. Oltre al ritiro del talloncino, le persone che utilizzano il pass illegalmente saranno multati con una sanzione di 800 euro. STA BENE MA HA IL TALLONCINO - L'ultima scoperta dei vigili urbani riguarda una donna che utilizzava il pass disabili per la sua autovettura nonostante il talloncino non fosse intestato a lei. La signora, che lavora in pieno centro a Salerno, lo sfruttava per parcheggiare in tutte le zone vicino via Roma. Sia negli spazi disabili che in quelli a pagamento: dove il talloncino permette la sosta gratuita. IL SINDACO - «Quante meschinità, egoismi, piccoli individualismi si nascondono in un gesto che, oltre ad essere reato, è la rappresentazione plastica della totale mancanza dell'idea di rispetto - ha detto De Luca - solidarietà, senso di appartenenza ad una collettività».

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

20 FEBBRAIO 2013

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SEZ.DISABILITà NEWS Aspie Cafè, il luogo di incontro per chi ha la sindrome di Asperger

20 Febbraio 2013, 10:24am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

203453 100000500127720 6482940 nINSERITO DA YVONNE ADRIAENS

 

 

 

Nasce a Milano il primo punto di incontro per giovani e adulti «Aspie». «Qui ci confrontiamo senza pregiudizi»

 

MILANO – Davide ha 23 anni, vive a Milano, e fin da bambino si è sempre sentito un po' diverso dai suoi coetanei. Eppure ha dovuto aspettare 10 anni prima di scoprire di essere un «Aspie», l'appellativo che usano le persone con la sindrome di Asperger per autodefinirsi. Si tratta di una forma di autismo detta «ad alto rendimento»: una condizione che non preclude la possibilità di vivere in modo autonomo o di lavorare, ma che rende difficile gestire le relazioni sociali.
LA SINDROME DI ASPERGER - Gli Aspie hanno comportamenti e modi di comunicare inusuali, che spesso mettono a disagio oppure annoiano l'interlocutore . Per questo rischiano l'emarginazione e la solitudine. Proprio perché questo non accada, è nato a Milano l'«Aspie Cafè»: un luogo permanente di incontro dedicato a giovani e adulti Asperger di incontrarsi e confrontare le proprie esperienze, senza timore di essere giudicati. L'esperienza, la prima in Italia nel suo genere si tiene a Milano, il sabato pomeriggio, nella sede dello Spazio Nautilus, in via Tremelloni, 9 (www.spazionautilus.org, tel.02.40042278). In aprile a Roma partirà un'iniziativa simile. «Molte persone che soffrono della Sindrome di Asperger diventano coscienti delle proprie caratteristiche soltanto da adulti, incontrando l'argomento sul web, in un film o in un romanzo – spiega l'associazione - Quando la diagnosi (pur difficile da ottenere, sul territorio) è poi confermata, fornisce una illuminante chiave di interpretazione dei propri comportamenti passati e presenti». Il problema, denunciato dalle associazione dei familiari di persone Asperger, è che attualmente non esiste una presa in carico per gli adulti che soffrono di questa sindrome. Una mancanza a cui le associazioni cercano di rimediare con iniziative come l'Aspie Cafè.
LA STORIA DI ELENA E DAVIDE – Se Davide è riuscito ad arrivare a una diagnosi, il merito è di sua madre Elena, che ha fatto di tutto per scoprire quale fosse il disturbo che minava la serenità di suo figlio. I primi segnali sono comparsi in seconda elementare. «Gli insegnanti dicevano che era molto disordinato, ridacchiava senza motivo e faceva domande fuori contesto, oppure si portava via il pane da mensa e lo mangiava quando voleva. Non sopportava di stare sempre seduto. Inoltre, mangiucchiava compulsivamente le matite e l'asta degli occhiali »ricorda Elena. Ma a dispetto di questa «mancanza di disciplina», Davide dimostrava una memoria formidabile e un interesse quasi ossessivo per argomenti come la geografia, la pittura e la scultura: il focalizzarsi su un solo argomento per lunghi periodi è infatti una caratteristica molto comune negli Asperger.
LA DIAGNOSI - Su consiglio della nuova scuola elementare privata a cui si rivolgono, i suoi genitori cominciano a portarlo da uno psicologo e poi a fare musicoterapia, senza ottenere risultato. La prima diagnosi di «disturbo profondo della personalità». arriva a dodici anni, quando i medici dell'Asl lo visitano per richiedere il sostegno a scuola, necessario non tanto per lui, che non ha mai avuto bisogno di programmi personalizzati, ma perché i suoi comportamenti distraggono i compagni: «Al cambio dell'ora buttava libri e quaderni per terra invece di prenderli dalla cartella» ricorda Elena. Da quella prima diagnosi seguono altre visite e sedute da uno psicologo di Abbiategrasso, che a 17 anni lo dichiara guarito. I genitori, però, non ne sono convinti e Elena comincia a fare ricerche su internet, pensando che Davide sia iperattivo. Grazie a un'associazione che si occupa di ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, ovvero Disturbo da Deficit Attentivondr) conosce la dottoressa Federica Aggio del San Paolo, la neuropsichiatra che finalmente diagnostica la sindrome di Asperger, sottolineando anche che Davide ha un livello cognitivo adeguato alla sua età. Per lui si apre un mondo: «Ha conosciuto ragazzi che si comportano come lui e tra loro si capiscono. Abbiamo ottenuto l'iscrizione nelle liste di collocamento dei disabili, così ha lavorato al progetto del comune di Milano sulla dematerializzazione degli archivi. Poi ha avuto la possibilità di una borsa lavoro in una cooperativa, anche se adesso, purtroppo, sono tutti a casa». Il sogno per il futuro? «Che qualche ente o impresa affidi di nuovo alla loro cooperativa (la Cascina Bianca ndr) il compito della dematerializzazione degli archivi – conclude Elena – ll lavoro lo ha aiutato molto, ora è più spigliato soprattutto con i coetanei, ma la solitudine è sempre dietro l'angolo».
Giovanna Maria Fagnani

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SEZ. DISABILITà NEWS REGGIO EMILIA Certificati d’invalidità senza visite: medici denunciano furto delle password

13 Febbraio 2013, 15:38pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERIRTO DA ANGELA CECERE

REGGIO EMILIA – Compilano certificati di invalidità online all’insaputa dei medici accreditati dall’Inps. Tre professionisti hanno già presentato una denuncia a carabinieri e guardia di finanza. La contestazione al momento è contro ignoti, saranno poi le forze dell’ordine ad individuare i responsabili di questo «furto di identità elettronico». All’insaputa, infatti, dei medici qualcuno ha compilato la certificazione di invalidità a favore di persone che così sono riuscite a evitare le visite mediche richieste. Quante di queste persone sono davvero invalide? E perché, se invalide, hanno utilizzato questo escamotage? Pare che questi non siano episodi isolati, e ora altri medici stanno controllando i proprie archivi per fare opportune verifiche. I professionisti che hanno presentato denuncia si sono accorti di queste anomalie per caso, consultato i propri archivi elettronici che contengono la lista dei certificati emessi. Tra questi anche documentazione di persone che i medici non ricordavano minimamente di aver visitato. Episodi gravi e preoccupanti, visto che ignoti devono essere entrati fraudolentemente nel sito dell’Inps riservato ai medici accreditati alle certificazioni di invalidità, dove si può avere accesso soltanto tramite una password segreta e personale e dove sono contenuti dati sensibili. Le forze dell’ordine dovranno quindi accertare se si tratti di un mal funzionamento dell’hardware del programma che consente le violazioni, fermo restando che i medici che hanno presentato denuncia, ovviamente, non mai hanno fornito le loro password personale. Cosa potrebbe essere accaduto? Partiamo dall’inizio della vicenda. Ogni medico accreditato alla certificazione di invalidità ottiene dall’Inps prima un codice Pin provvisorio e poi quello definitivo, che soltanto il medico e il sistema operativo dell’Inps conoscono. Ogni volta che il medico compila la certificazione entra con le proprie credenziali. Ora però è accaduto che ignoti hanno compilato le certificazioni entrando con le credenziali di questi medici a loro insaputa. Infatti le persone intestatarie di alcuni certificati non erano da loro conosciute e mai le avevano visitate. CHI DUNQUE si è inserito online “rubando” di fatto l’identità per compilare certificati di invalidità senza dover passare dal medico? Una scorciatoia per arrivare senza problemi ad ottenere la pensione di invalidità o di accompagnamento? Nina Reverberi La versione integrale di questo articolo è disponibile all’indirizzo:

www.ilrestodelcarlino.it

13 FEBBRAIO 2013

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