INSERITO DA ANGELA CECERE L'inquietante episodio di mercoledì sera non deve passare inosservato. I commercianti di Chiaia stavolta non sono disposti a tollerare più episodi di violenza, con frotte di ragazzini che si danno appuntamento nell'area dei baretti per prendersi a botte, bastonate e scazzottarsi. Soltanto l'intervento tempestivo delle forze dell'ordine è riuscito a fermare le bande pronte ad affrontarsi con spranghe di ferro, mazze e perfino coltelli, segnalando sei minorenni e denunciando in stato di libertà sei quattordicenni. Gli uomini del primo dirigente Michele Spina li hanno definiti «facce note» della zona, protagonisti di atti vandalici e molestie ai danni di negozi e abitanti del quartiere. Perché quello di mercoledì è soltanto l'ultimo episodio di una lunga serie. «Visti i crescenti episodi di microcriminalità delle baby gang nel quartiere Chiaia, chiediamo una maggiore presenza di pattuglie di polizia nella zona che va da piazza Amedeo a piazza Vittoria, al fine di tutelare commercianti, residenti, e turisti. Abbiamo bisogno del vostro aiuto per scoraggiare le baby gang, che ormai intoccabili e armate, spadroneggiano nel nostro quartiere seminando paura e danneggiando le nostre attività». Carla della Corte, presidente del Consorzio Chiaia, scrive direttamente al questore Guido Marino per non permettere che quest'ultimo episodio sia messo nel dimenticatoio come tutti gli altri. I negozianti dell'area Bisignano-Belledonne alzano la voce e confermano che il cambiamento del tessuto commerciale si sta ripercuotendo inevitabilmente anche su quello sociale, con i baretti «colpevoli» - dicono - di aver cambiato la connotazione di un luogo che ormai è moribondo nelle ore diurne e si desta in quelle notturne, stordendosi a colpi di drink e musica ad alto volume. «Bisognerebbe porsi una semplice domanda: alle 2-3 di notte, chi sono i fruitori di questi locali?» interviene Guglielmo Campajola, patron della Caffettiera in piazza dei Martiri. «Io la risposta me la sono data e non mi rasserena.
Preferisco chiudere entro mezzanotte per una serenità mia, dei dipendenti e dei clienti. Meglio optare per la sicurezza che per il guadagno facile». Maurizio Tassieri, noto commerciante del settore dell'abbigliamento, prova ad analizzare il disagio: «La movida in sé non è il male assoluto. Ma purtroppo come ogni cosa napoletana, se non vengono dettate delle regole che poi saranno rispettate, allora il lassismo prende il sopravvento. Babygang non so se è il termine giusto per definirli. Li considero ragazzini senza regole e controllo. Tutte queste problematiche nascono da questo concetto base: a Chiaia non ci sono regole. Lì dove non ci sono regole regna il degrado, l'incuria, le molestie, il teppismo. Discorso valido per i gestori dei baretti quanto per questi ragazzini». Facce della stessa medaglia, perché «se vengono posizionate casse all'esterno dei locali, proposti cicchetti a pochi spiccioli, consumate le bevande alcoliche all'esterno in barba alle ordinanze e nessuno che espone più la tabella alcolometrica, perché mai questi ragazzini dovrebbero essere più ligi alle regole?» continua Campajola. «Un'attività commerciale con vetrine e luci è di per sé un deterrente per la criminalità. Noi facciamo presidio del territorio, e se chiuderanno altri negozi per fare spazio ai baretti aperti solo la notte, questa diventerà terra di nessuno» predice Tassieri. Le volanti presenti sono considerate insufficienti per sedare il fenomeno criminalità. «Servono poliziotti tra i vicoli, non in auto. Che fermano, controllano, verificano, fanno rispettare le regole. Due volanti non bastano per la sicurezza, le risse ci sono comunque, gli accoltellati pure. Cosa serve per capire che si sta sbagliando tutto? Forse il morto?».
IL MATTINO
19.03.2016 16.17