Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sant'Agata de Goti. Carmine Valentino, ex sindaco di Sant'Agata, interviene sulla situazione contagi covid in città, dopo il botta e risposta con il sindaco Riccio: “Nessun allarmismo, ma solo verità sui provvedimenti adottati per contenere la diffusione dei contagi. Se e' lo stesso Sindaco che ammette che la situazione è difficile e complessa, allora non si tratta di allarmismo ma di guardare alla realtà dei fatti alla quale solo il Sindaco, massima Autorità Sanitaria locale, può dare risposte immediate. Ben venga il coordinamento con le Autorità Scolastiche del territorio, anche se tardivo. Comunicare ed informare la popolazione circa le misure messe in atto in maniera concreta per arginare la diffusione del Virus, è l'unico modo per tranquillizzare i cittadini di Sant'Agata, che da sempre hanno riposto fiducia nelle Istituzioni. Per quanto riguarda noi, la minoranza, resteremo vigili e attenti nel monitorare la situazione nell'interesse esclusivo dell'intera Comunità. Le accuse di allarmismo a noi rivolte dimostrano i nervi tesi di chi sa bene di non aver svolto in pieno il proprio compito. Continueremo a sollecitare e chiedere (come già fatto con la convocazione della Commissione Consiliare competente) di conoscere e sapere cosa sta facendo il Sindaco - Autorità Sanitaria locale - ovvero quali sono le misure messe in campo per contenere la crescita dei contagi del Virus (con la variante inglese che ne aumenta notevolmente la diffusione) per tutelare la salute dei cittadini. Solo con dati ed elementi certi, e non solo con raccomandazioni di circostanza, si può trasmettere serenità ai cittadini.” OTTOPAGINE
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Benevento. “Non mi pare giusto, in questo momento ancora drammatico, creare problemi ai medici del 118. Il settore ha dato dimostrazione di disponibile generosità, che ora una assurda disposizione burocratica traduce in una penalizzante regressione economica". Così il sindaco di Benevemto Clemente Mastella che prosegue "La salute è bene Costituzionale che va garantito e tutelato, così come vanno rispettati i Diritti dei lavoratori del 118. A volte, alcune cose appaiono improvvide, e questa di certo lo è. Sono accanto e disponibile a sostenere, nelle sedi opportune, le richieste sensate dei medici dell’emergenza territoriale”. OTTOPAGINE
“Causa frana ed avverse condizioni meteorologiche oggi tutti i treni sulla linea Napoli - Benevento saranno sostituiti con bus della ditta 'A.M.'.
Questo il comunicato dell'Eav, ente gestore della tratta ferroviaria regionale privata Benevento – Napoli via Valle Caudina dopo che all'alba di oggi uno smottamento di terreno si è riversato sui binari. Il treno in viaggio in direzione Napoli è stato costretto a fermarsi a causa del terreno presente lungo la linea come si evince dalle foto.
È accaduto a cuasa del maltempo, in particolare delle abbondanti precipitazioni registrate negli ultimi giorni nel Sannio, tra le stazioni Benevento Libertà e Tufara Valle. I passeggeri sono stati fatti scendere dal treno ed ora raggiungeranno la destinazione a bordo dei mezzi sostitutivi su gomma. Attualmente i treni sono obbligati alla fermata a San Martino e a Benevento Libertà.
Non c'è pace per la storica tratta ferroviaria che da Benevento raggiunge Napoli.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. “Il ribaltamento del pino di via Bari (stessa famiglia, ma cosa diversa dai Pinus Pinea del viale degli Atlantici) mette in luce ancora una volta l’assenza di cura da parte di un’amministrazione che pensa che occuparsi del verde pubblico equivalga ad abbattere e capitozzare”. Così, in una nota a firma di Francesco Di Donato e Luca Coletta, il Comitato Giù le Mani dai Pini.“Per il Comune – proseguono - se un albero cade non è perché chi di dovere - leggi, il Comune stesso - non ha fatto nel tempo né un monitoraggio né una manutenzione seria (che prevede interventi mirati, non capitozzature a macchia d’olio spacciate per potature), ma perché per definizione gli alberi cadono e sono pericolosi. Che è un po’ come dire che per definizione i palazzi sono soggetti a crollo e quindi, invece di fare manutenzione, al primo cedimento si rade al suolo il palazzo e l’intero quartiere. In realtà, sarebbe bastato che il Comune in questi anni - anziché accanirsi sull’abbattimento a tutti i costi dei pini del viale degli Atlantici - avesse redatto il registro del verde con catalogazione albero per albero (cosa a cui sarebbe tenuto per legge) e poi monitorato e curato adeguatamente le piante della città, con rimozione e sostituzione in quei ristretti casi in cui è davvero necessario. Cioè non a blocchi di 300 o 100 alla volta. Ricordiamo infatti che Cardiello ha individuato 24 pini da abbattere, laddove l’amministrazione voleva eliminarne 123. In pratica, persino il tecnico specializzato incaricato dal Comune, e quindi non esattamente in posizione neutrale, ha certificato che sarebbe da rimuovere il 20% dei pini che due anni fa avrebbero voluto far fuori. Sempre troppi, considerato che Giovanni Morelli ha già ribadito come mediamente solo nei casi più gravi si proceda all’abbattimento del 15% massimo del totale, ma sempre 24 invece di 123. Tra l’altro, facciamo notare che mentre i famosi pini pericolanti se ne stanno lì tranquillamente, nel resto della città cadono alberi che nessuno si è preso la briga di guardare. D’altra parte, lo stesso Cardiello non ha mancato di sottolineare che gli esemplari da abbattere sarebbero tali a causa della scarsa manutenzione, indicando per il futuro una serie di buone pratiche da tenere nella gestione del verde, chiaramente applicabili a tutti gli alberi cittadini, e che pertanto saranno sicuramente disattese. Ora, visto che l’agrotecnico comunale è risultato provvisto di capacità divinatorie per quanto riguarda i pini del viale già eliminati, lo si sarebbe potuto almeno mandare in giro ad analizzare seriamente, in scienza e coscienza, le piante esistenti. Compresa quella di via Bari, che i nostri tecnici, solo guardando le foto, hanno individuato essere caratterizzata da fusto a “punta di matita”, difetto agevolmente riscontrabile visivamente. Sempre se qualcuno gli avesse dato un’occhiata, invece di concentrarsi su viale degli Atlantici, via Pacevecchia e via Fratelli Rosselli! Fermo restando, che molti alberi malati o attaccati da parassiti - come messo nero su bianco da Cardiello - sarebbero facilmente guaribili e a costi contenuti, sicuramente più contenuti dei disastri messi in atto in questo folle corto circuito amministrativo, per cui il Comune non solo viene meno ai suoi doveri di cura e manutenzione del patrimonio arboreo ma, beffa ulteriore, vorrebbe porre rimedio alla propria inefficienza distruggendo quello stesso patrimonio che avrebbe dovuto curare. Questo è quanto. Se l’approccio è che le specie più alte di una siepe sono di per sé potenzialmente pericolose e quindi devono essere eliminate, preparatevi allo scempio, al paesaggio in stile The Day After in tutta la città, alle passeggiate senza ombra, all’inquinamento sempre più massiccio e a un peggioramento di quei cambiamenti climatici, invocati come scusa proprio da chi vorrebbe abbattere”.
INSERITO DA ANGELA CECERE Intanto il livello dei fiumi Sabato e Calore è lentamente sceso. Decine gli interventi dei vigili del fuoco costretti ad intervenire in numerosi centri della provincia, specialmente in Valle Caudina e Telesina, a causa di allagamenti e smottamenti Benevento. Racconti, ricordi, misurazioni con le canne del livello dell'acqua del fiume ogni mezz'ora, trattori in strada, stivali ai piedi e gli occhi pieni di paura, o meglio di sconforto ma non rassegnazione. “Non possiamo continuare a vivere con questo incubo. Non è giusto e non è un modo civile di condurre la nostra vita in questo posto dove siamo nati”. Sono sconfortati i residenti di contrada Pantano che ieri sera e per tutta la notte sono stati in strada a vigilare il fiume Calore in piena". Sono le stesse persone che 5 anni e mezzo persero tutto o quasi per colpa della drammatica alluvione. “Siamo in strada per monitorare il livello del fiume, guardi spiegano – abbiamo delle canne che ogni mezz'ora posizioniamo nel terreno, nel punto in cui è arrivata l'acqua, per capire di quanto sale il livello. Siamo pronti a scappare”. Una situazione psicologicamente complicata. Hanno tutti paura e lo stato d'ansia sale ancora di più quando nella loro mente, dopo le drammatiche scene dell'alluvione dell'ottobre del 2015 pensano a ciò che è stato fatto: qualche rafforzamento degli argini a singhiozzo e per brevi tratti, specialmente a Ponte Valentino e stop. Null'altro. “Nel 2015 la situazione del fiume era tale da provocare i danni che tutti ancora abbiamo nella mente. Oggi – rimarcano -, il fiume è ancora più sporco di detriti, alberi, tronchi ed inerti che piena dopo piena si continuano ad accumulare facendo alzare il greto del fiume e azzerando il già insufficiente livello degli argini. Non è stato fatto nulla di nulla. Abbiamo sentito parlare di progetti, tavoli di concertazione, tavoli tecnici, intenti, associazioni di imprese che avrebbero potuto effettuare i lavori a costo zero per i comuni che si affacciano sui fiumi, riunioni in Comune, Provincia, Prefettura....”. Tutto inutile. “E stasera (ieri sera ndr) siamo qui in strada con gli stivali ai piedi. Noi non ci arrendiamo. L'acqua è entrata nei nostri terreni seminati ma fa parte del gioco, ma non possiamo continuare a vivere con questa paura. Bisogna agire subito. Basta inutili 'tavoli' al termine dei quali sentiamo dire sempre le stesse cose. Servono i lavori di somma urgenza. Serve anche una una legislazione più snella per questo tipo di opere urgenti”. Insomma dopo anni dalla drammatica alluvione che nel Sannio provocò anche vittime, nulla è cambiato e i cittadini, i residenti delle zone colpite dalla calamità ne sono ben coscienti e per questo la notte scorsa l'hanno passata insonne con le menti occupate a pensare a quel mare d'acqua che già una volta gli ha strappato troppo...
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Sale al 13,5 per cento il rapporto positivi/tamponi a Benevento: è quanto emerso dal nuovo bollettino covid emanato dall'Asl. Sono 64 i nuovi positivi con 476 tamponi analizzati. Di questi 11 le persone che accusavano sintomi della malattia, mentre 53 le persone asintomatiche. 32 invece le persone dichiarate guarite. Tre i nuovi decessi visto l'aggiornamento da poco inviato dall'ospedale San Pio. La terza vittima è un 66enne di Amorosi, era ricoverato in terapia intensiva.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. La banda di ladri che negli ultimi giorni ha messo a segno una serie di colpi riusciti e falliti nella zona di San Giorgio del Sannio, nella serata di ieri è tornata in azione. Nel mirino un'abitazione – non è escluso che anche altre abbiano subito la medesima sorte – nella zona di Cesine del centro dell'hinterland beneventano. Dopo aver forzato un infisso i ladri sono entrati all'interno dell'abitazione ed hanno messo tutto a soqquadro prima di trovare e portare via un orologio ed alcuni gioielli. Al rientro l'amara sorpresa per i proprietari di casa ai quali non è rimasto altro da fare che allertare il 112. sul posto sono accorsi i carabinieri della Stazione di San Giorgio del Sannio che hanno effettuato un sopralluogo ed avviato le indagini sull'ennesimo furto registrato nella zona. Episodi che, qualche giorno fa, avevano spinto il sindaco Mario Pepe a chiedere maggiori controlli alle forze dell'ordine proprio a causa dell'allarme che si era venuto a creare per le incursioni. Malviventi in azione non solo a San Giorgio del Sannio ma anche alla frazione Perrillo di Sant'Angelo a Cupolo. In questo caso, gli autori del raid sono stati costretti alla fuga dopo l'entrata in funzione del sistema di allarme.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Benevento. Auto in fiamme nella tarda serata di ieri a Benevento. Si tratta di una Porsche Cayenne che la proprietaria aveva lasciato in sosta in via Nicola da Monteforte, nei pressi di Piazza Risorgimento, in centro città. L'allarme poco prima della mezzanotte quando alcuni passanti hanno notato il veicolo in fiamme. Sul posto sono accorsi i vigili del fuoco del comando provinciale e le forze dell'ordine. Il rogo ha anche danneggiato un'Audi A2 parcheggiata nei pressi. Restano da capire le cause che hanno scatenato il rogo. di Alessandro Fallarino OTTOPAGINE
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Lo hanno arrestato gli agenti della Squadra mobile sulla scorta della decisione del Riesame, che aveva accolto l'appello nei suoi confronti presentato dalla Procura contro l'iniziale no del Gip, diventata esecutiva dopo il rigetto del ricorso in Cassazione della difesa. Ai domiciliari è finito Antonio Massaro (avvocato Vittorio Fucci), un 65enne di Dugenta, tirato in ballo da una inchiesta, nella quale sono coinvolte a piede libero anche altre tre persone, per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Ipotesi di reato prospettate dopo il doppio blitz, scandito anche da sequestri, compiuto a Dugenta nel gennaio del 2018 e a Limatola nell'aprile del 2019. L'attività investigativa – ricorda in una nota il procuratore Aldo Policastro- era stata avviata dal Commissariato di Telese nel gennaio di tre anni fa, quando era stato fermato per un controllo stradale un autocarro guidato dall'indagato, e adibito al solo trasporto di cose, all’interno del quale erano state rinvenuti cinque cittadini di nazionalità straniera, privi di documenti di identificazione, che – il dato era emerso dai successivi accertamenti- “prestavano attività lavorativa presso l’azienda di famiglia” di Massaro, a Dugenta, impegnata nel settore della lavorazione dei tessuti. Dalle intercettazioni telefoniche e dalle dichiarazioni rese dai dipendenti della ditta sarebbe emerso “un quadro indiziario di colpevolezza a carico degli indagati, i quali assoggettavano i dipendenti a condizioni di lavoro ed alloggiative degradanti, in alcuni casi mettendo a disposizione delle abitazioni dietro versamento di corrispettivo che veniva trattenuto dal datore di lavoro sulla retribuzione dovuta, pari alla somma di 20 euro al giorno”. Una cifra “del tutto sproporzionata rispetto al carico di lavoro imposto e prestato che prevedeva uno svolgimento dalle ore 5,15 del mattino fino alle ore 17,30, in spregio della regolamentazione prevista dai contratti collettivi ed in palese violazione delle norme in materia di sicurezza ed igiene sul lavoro”. Secondo gli inquirenti, di fronte al sequestro preventivo dell'opificio e di un locale adiacente, avrebbero trasferito l’attività lavorativa in un altro immobile, a Limatola, anch'esso sequestrato nel 2019. L'accusa ritiene che Massaro “abitualmente si rivolgeva ai lavoratori con appellativi offensivi e con espressioni minacciose, ed esercitava il suo potere di sorveglianza anche al di fuori dei luoghi e orari di lavoro, entrando arbitrariamente nelle private dimore dei dipendenti”. La richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura era stata stata respinta dal Gip. Da qui l'appello al Riesame, che l'aveva però concessa solo per Massaro e non per gli altri tre.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Lasciano il carcere dopo diciannove giorni, e vanno ai domiciliari, le cinque persone di Benevento arrestate il 14 gennaio nell'inchiesta antiusura diretta dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, dal sostituto Flavia Felaco, e condotta dalla squadra mobile e dalla guardia di finanza. E' la decisione adottata dal Riesame per Vincenzo Collarile, 62 anni, Pasqualino Parrella, 42 anni – entrambi difesi dagli avvocati Angelo Leone e Grazia Luongo -, Armando Piscopo, 45 anni, Ivano Nizza, 47 anni – sono assistiti dall'avvocato Antonio Leone - e Cosimo Parrella (avvocato Gerardo Giorgione), 46 anni, colpiti da una ordinanza di custodia cautelare del gip Gelsomina Palmieri. Nel mirino degli inquirenti, come è noto, le 'attenzioni' che sarebbero state riservate ad un imprenditore che aveva denunciato di aver subito minacce di morte e intimidazioni, e di essere stato costretto sborsare interessi ritenuti usurari sulle somme avute in prestito. Addebiti che Piscopo, Nizza e Cosimo Parrella avevano respinto durante l'interrogatorio, nel corso del quale Collarile e Pasqualino Parrella si erano invece avvalsi della facoltà di non rispondere. Nell'inchiesta sono coinvolte altre dieci persone, per favoreggiamento.