Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Si è avvalso della facoltà di non rispondere al gip Loredana Camerlengo, che martedì scorso lo ha spedito agli arresti domiciliari, il dottore Antonio Piscopo (avvocato Gigi Ferrante), 68 anni, chiamato in causa per fatti che si sarebbero verificati mentre era direttore del reparto di Ortopedia del Fatebenefratelli, ospedale per il quale da due anni lavora come professionista esterno. Accompagnato dal suo legale, che ora ricorrerà al Riesame per chiedere l'annullamento dell'ordinanza, adottata per la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato, Piscopo ha raggiunto il quarto piano del Tribunale, dove ad attenderlo c'era il giudice. Pochi minuti, quelli necessari a formalizzare la scelta di restare in silenzio, poi il professionista è andato via. Come è noto, l'inchiesta che lo ha tirato in ballo è stata diretta dal pm Assunta Tillo e condotta dalla guardia di finanza: ipotizza la corruzione e l'emissione di fatture per operazioni inesistenti. La tesi degli inquirenti è che il medico avrebbe ricevuto “denaro o altre utilità per compiere atti contrari ai doveri di ufficio, consistiti nell’acquisto di protesi riconducibili alle ditte rappresentate da due persone, una delle quali deceduta – l'altra è indagata a piede libero L'attività investigativa era stata innescata, nell'aprile del 2018, dal ritrovamento, all'interno del palazzo di giustizia di Benevento, di un plico contenente un registratore con 21 tracce audio di colloqui tra due persone, e dall'arrivo, alla guardia di finanza di Napoli, di un esposto accompagnato dalle stesse registrazioni.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Aveva lasciato l'Asl, di cui era dipendente, qualche mese fa, ora è rientrato, per la specialistica ambulatoriale, presso la Medicina Legale del Distretto sanitario di Telese Terme. E' l'incarico per il quale è stato contrattualizzato il dottore Umberto De Gennaro: una scelta del management aziendale e della direzione del Distretto che consente di colmare il vuoto lasciato dal pensionamento del precedente dirigente. Medico legale, il dottore De Gennaro vanta una notevole esperienza nel settore e fa parte del pool dei consulenti della Procura di Benevento.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Era accusato di stalking ai danni dell'ex compagna, è stato assolto perchè il fatto non sussiste. E' la sentenza per un 27enne di un centro fortorino, difeso dall'avvocato Alberto Mignone, al quale erano state addebitate condotte persecutorie delle quali sarebbe rimasta vittima, fino al marzo del 2018, una 22enne, parte civile con l'avvocato Fabio Russo, che risiede in un paese vicino. Secondo gli inquirenti, oltre a minacciarla (“O mia o di nessuno, ti toglierò il bambino”) e ad offenderla pesantemente (“Sei una p... una z...), l'avrebbe accusata di intrattenere altre relazioni sentimentali. Ecco perchè quel figlio non è mio, le avrebbe urlato, dandole fastidio anche in presenza degli amici. Non è finita: lui l'avrebbe seguita negli spostamenti, inseguendola in auto con l'obiettivo di tagliarle la strada, e tentando di investirla mentre camminava nella corsia opposta. Inoltre, l'avrebbe spinta contro un cartello stradale e colpita con uno schiaffo, incurante che lei fosse in stato di gravidanza.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Un episodio inquietante che ha lasciato l'amaro in bocca soprattutto per il dottore Volpe che ieri sera ha rimarcato la ferma volontà di continuare a lavorare nell’interesse dei cittadini e dell’intera comunità Sannita, fiducioso del lavoro dell’autorità giudiziaria”. Ora al vaglio degli investigatori dell'Arma dei carabinieri ci sono, come sempre in questi casi, sia il plico che sarà sottoposto ad ulteriori indagini, sia eventuali immagini delle tante telecamere che 'guardano' in direzione dell'edificio di via Oderisio. AL centro dell'attività sia il biglietto trovato nella busta che il bossolo sul quale ora si concentreranno anche analisi balistiche per cercare di intercettare elementi utili all'attività investigativa.Resta ovviamente da capire chi e perchè si sia reso protagonista di un gesto brutto, vile ed inquietante. Fuori città per impegni lavorativi, il dottore Volpe nella giornata di ieri ha interloquito con le forze dell'ordine proprio per cercare di individuare le motivazioni dell'accaduto Intanto la società istituzionale, politica, civile e sindacale si stringe attorno al direttore generale Volpe con messaggi di stima e vicinanza che di seguito riportiamo: "Esprimo profonda solidarietà al Direttore Generale dell'Asl di Benevento Gennaro Volpe per il gravissimo episodio di minaccia di cui è stato vittima. Siamo attoniti per questo inaccettabile atto intimidatorio nei confronti di uno stimato professionista. Aspettiamo fiduciosi che le forze dell'ordine facciano chiarezza". Le parole in una nota di Fratelli d'Italia Sannio firmata dal neo senatore Domenico Matera. "L'intera Rappresentanza Sindacale Unitaria dell'ASL di Benevento esprime vicinanza e solidarietà al Direttore Generale, Gennaro Volpe, per l'ignobile atto intimidatorio perpetrato nei suoi confronti. Sicuri che tale gesto non influenzerà minimamente il Suo operato" la nota del sindacato a firma della delegata Rsu Sonia Petrucciani. Dura la condanna anche dalla Fp Cgil di Benevento: “Una notizia di cronaca di quelle che poche volte, per fortuna, se ne sentono dalle nostre parti: il vile gesto perpetrato da un balordo, quello di inviare un proiettile al recapito del Direttore Generale Dott. Gennaro Volpe al quale esprimiamo piena ed incondizionata solidarietà nei confronti di quanto accaduto. E’ impensabile tentare di stravolgere il lavoro delle istituzioni, che hanno l’obbligo di attenersi al principio di legalità, probabilmente per qualche vantaggio personale ricorrendo a mezzi che nulla hanno a che vedere con il diritto, con la trasparenza e la gestione manageriale di un’azienda pubblica che, tra mille difficoltà, cerca di ottemperare al proprio compito di tutelare la salute pubblica di un intero territorio vasto come quello di Benevento e della sua provincia. Si può essere in disaccordo con delle azioni, delle misure o dei programmi non condivisibili, e per esprimere il dissenso, legittimo, vi sono i mezzi più variegati e diversi, mentre è del tutto deprecabile un gesto intimidatorio, compiuto in silenzio, atto ad imporre violenza e soggezione a regole che in tutta evidenza sfuggono alla legittimità e all’ interesse collettivo. Auspichiamo che venga presto individuato e punito l’autore di tale atto intriso di infamia e, confidando nell’ operato dell’autorità giudiziaria e della forza pubblica, continueremo con maggior fiducia a confrontarci con il Dott. Volpe, probabilmente preso di mira per non aver dato adito a qualche richiesta distorta, illecita o contrapposta all’ interesse collettivo per il quale, insieme, si continuerà a lavorare”
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Lo hanno arrestato su ordine del gip Loredana Camerlengo. E' finito ai domiciliari il dottore Antonio Piscopo, 68 anni, chiamato in causa come direttore del reparto di Ortopedia del Fatebenefratelli, il cui nome era già rimbalzato all'onore delle cronache nel 2019, in una inchiesta del pm Assunta Tillo e della guardia di finanza nella quale erano rimaste coinvolte anche altre due persone, una delle quali nel frattempo deceduta. L'altra – Giosuè Scognamiglio, 66 anni, di Portici, rivenditore delle linee di ortopedia e traumatologia di una società – compare, come indagato a piede libero (per lui nessuna richiesta di misura), nell'ordinanza di custodia cautelare. Epilogo di un'attività investigativa che, come si ricorderà, aveva messo nel mirino l'acquisto delle protesi che vengono utilizzate nei pazienti che ne hanno bisogno. Protesi che in alcuni casi – come sottolineato all'epoca, quando i militari avevano eseguito una serie di perquisizioni per le ipotesi di reato di truffa, corruzione e riciclaggio – sarebbero state definite "non necessarie". Sono impegnati nella difesa gli avvocati Gigi Ferrante e Francesco Cesario. L'arresto è stato disposto per corruzione ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, eseguito anche un sequestro preventivo di beni mobili e immobili fino alla concorrenza del valore di 576 mila euro. In una nota a firma del procuratore Aldo Policastro si legge che l'indagine avrebbe consentito di “acquisire gravi indizi di colpevolezza in ordine alla sussistenza di un ben collaudato sistema corruttivo, attraverso il quale il medico, all’epoca dei fatti primario del reparto di Ortopedia dell’Ospedale Sacro Cuore di Gesù Fatebenefratelli di Benevento, in accordo con i due referenti di zona di aziende fornitrici di materiali chirurgici, riceveva sistematicamente da questi denaro e altre utilità, per compiere atti contrari ai doveri di ufficio consistiti nell’acquistare, per gli interventi da lui programmati ed eseguiti tra il 2014 e il 2019, protesi ortopediche realizzate, commercializzate o distribuite dalle ditte riconducibili ai privati corruttori ai quali, in cambio, veniva garantita la fornitura quasi esclusiva delle protesi ortopediche e dei dispositivi medici presso l’Ospedale “Sacro Cuore di Gesù Fatebenefratelli” di Benevento”. L’attività investigativa, supportata da intercettazioni telefoniche ed ambientali, perquisizioni presso il domicilio degli indagati e le sedi delle società coinvolte, escussione di persone informate sui fatti, acquisizione ed analisi di documentazione contabile, bancaria ed amministrativa, avrebbe permesso di ricostruire le presunte “dazioni e le utilità illecitamente ricevute dal medico, consistenti in erogazioni, con cadenza mensile, per complessivi per 315mila euro”, giustificate, a detta degli inquirenti, “artatamente con lettere di incarico per consulenze e formazione fittizie in realtà mai prestate né prestabili dal medico; dazioni mensili per complessivi € 185.779,00 pari all’8% del valore delle protesi vendute; lavori di ristrutturazione di un immobile sito in Maiori (SA) per € 72.712,00; uso di uno scooter e di un’autovettura”. Attenzione puntata sul “rinvenimento di una vera e propria contabilità personale parallela tenuta dal primario ove erano registrati i proventi dell’attività lecita svolta presso l’Ospedale, nonché di quella derivante dallo svolgimento di visite private, ma anche di quella illecita percepita in nero ovvero di quella, sempre di natura illecita, provento di elargizioni. Il medico invero teneva un accurato conteggio sia delle somme in entrata che in uscita, operazioni che trovavano plastica corrispondenza nei manoscritti reperiti presso uno dei soggetti corruttori, ove si evidenziavano le plurime dazioni di denaro, peraltro formalmente giustificate con contabilità artatamente confezionata”. Infine, “per giustificare e contabilizzare l’imponente flusso di denaro che confluiva annualmente dai conti della società verso quelli del sanitario, era stato escogitato il ricorso ad apparenti incarichi professionali, conferiti al medico per consulenze e corsi di formazione, documentati con fatture per operazioni inesistenti. Significativi sono stati, inoltre, i messaggi scambiati tra il medico e uno degli indagati per commentare l’andamento dei propri affari illeciti”.
INSERTO DA ANGELA CECERE Benevento. Anche lui, come il fratello, ha risposto alle domande per respingere gli addebiti: solo quello di lesioni aggravate, sul versante cautelare, per Fabio Graziano, 42 anni, colpito dall'obbligo di dimora a San Giorgio del Sannio nell'inchiesta del pm Maria Colucci e dei carabinieri. La storia è nota, ipotizza un esercizio abusivo della professione medica in un ambulatorio nella cittadina del Medio Calore, con terapie praticate ad alcuni pazienti, uno dei quali era morto. Comparso dinanzi al gip Pietro Vinetti, Fabio Graziano, difeso dall'avvocato Raffaele Scarinzi, ha precisato di non aver mai fatto flebo di sali minerali all'uomo che lo accusa. Soffriva di una sciatalgia che gli ho risolto, come massoterapista, con due sedute di massaggi eseguiti alla presenza di una nipote, senza prendere un euro, come la stessa familiare, mostrando stupore, ha precisato anche in un video. Non gli ho mai fatto una endovenosa anche perchè, ha concluso, ho una idiosincrasia per gli aghi dovuta ad un problema avuto da giovane. Qualche giorno fa, come si ricorderà, era invece stato interrogato Angelo Graziano, 33 anni, che è agli arresti domiciliari per. omicidio preterintenzionale, truffa, lesioni aggravate nei confronti di numerose persone , esercizio abusivo della professione medica. Assistito dallo steso avvocato Scarinzi, l'indagato aveva spiegato di aver praticato ai pazienti infusioni endovenose, in gran parte palliative, su indicazione di un medico tedesco che li aveva visitati in Italia. Era accaduto lo stesso anche con la 54enne di Mirabella Eclano deceduta il 25 marzo del 2021. Era stata sottoposta – aveva continuato - ad un prelievo di sangue analizzato in Germania, dai risultati erano emersi valori sospetti di alcuni markers tumorali che avrebbe potuto prefigurare lo sviluppo di un cancro. Secondo il 33enne, le condizioni della malcapitata si erano successivamente aggravate, e solo a quel punto, sempre su indicazione del medico tedesco, lui avrebbe fatto ricorso alle sacche alimentari e all'ossigenoterapia.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Ha ammesso le sue responsabilità, fornendo una spiegazione alle condotte che gli sono state contestate dal 2017 al gennaio del 2022. Stavo attraversando un grave momento di difficoltà psicologica, ecco perchè ho preso quei soldi. Ero sicuro di poterli rimettere al loro posto al momento opportuno, ma non ci sono riuscito perchè mi sono infilato in un circolo vizioso. Mi impegno però a restituire tutti i 356mila euro, ha assicurato Alessandro Zolli, 47 anni, di Benevento, l'ex avvocato che venerdì scorso è finito agli arresti domiciliari per peculato e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale. aggravata e continuata. Difeso dall'avvocato Vincenzo Sguera, che ha ottenuto per il suo assistito l'autorizzazione ad uscire per accompagnare i figli, Zolli è comparso questa mattina dinanzi al gip Loredana Camerlengo, che aveva adottato la misura nei suoi confronti in una inchiesta del sostituto procuratore Francesco Sansobrino dei carabinieri, descrivendo la complicata situazione in cui si trova. Nel mirino degli inquirenti quattro procedure di esecuzione immobiliare alle quali il 47enne era stato delegato: “rivestendo la qualità di Pubblico Ufficiale, ed avendo in virtù di tale qualifica la disponibilità di somme di denaro vincolate e giacenti sui conti correnti intestati alle medesime procedure”, si sarebbe “appropriato di importi fino ad un totale di oltre 356.000,00 euro, anche formando -a tal fine- decreti di liquidazione falsi che disponevano il pagamento di onorari in suo favore, atti apparentemente emessi dai giudici assegnatari delle procedure esecutive e recanti la sottoscrizione digitale dei magistrati, ma in realtà mai depositati ed esistenti giuridicamente”. A dare il là all'inchiesta era stata, agli inizi del 2022, una segnalazione del giudice Michele Monteleone, relativa alla presenza su un conto corrente acceso presso una banca di soli 27 euro contro gli oltre 45mila del 29 dicembre del 2017, senza che nessuna somma fosse stata attribuita ai creditori. A fotografare la situazione era stato un commercialista che Monteleone aveva nominato a metà gennaio al posto del professionista, ripetutamente non comparso, senza giustificazione, nelle pregresse udienze della procedura che gli era stata affidata.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Sono trentatre, rispetto alle quaranta dell'avviso di conclusione, le persone - commercialisti, avvocati ed imprenditori- di cui il sostituto procuratore Assunta Tillo ha chiesto il rinvio a giudizio nell'inchiesta sulle procedure di concordato preventivo e fallimento. Dinanzi al gup Loredana Camerlengo dovranno comparire, il 22 marzo del prossimo anno, Angelo Argenone, 47 anni, di Montesarchio, Stefano Bardari, 48 anni, di Benevento,Massimiliano Bomamini, 47 anni, di Mantova, runo Calzia, 67 anni, di Roma, Fabio Cassero, 44 anni, di Benevento, Vincenzo Catalano, 64 anni, di Benevento, Antonella Cecere, 56 anni, di Montesarchio, Pasquale Cioffi, 54 anni, di Airola, Alfredo Dell'Aquiola, 64 anni, di Benevento, Fabrizia De Nigris, 49 anni, di Benevento, Antonio Fiengo, 51 anni, di Benevento, Antonio Franco, 47 anni, di Montesarchio, Michele Grosso, 58 anni, di Benevento, Angelica Labia, 57 anni, di Cerignola, Maria Marinaccio, 53 anni, di Pannarano, Biagio Mataluni, 51 anni, Biagio Flavio Mataluni, 36 anni, Fabio Mataluni, 55 anni, Nunzia Mataluni, 32 anni, Vincenzo Mataluni, 57 anni, di Montesarchio, Cosimo Matarazzo, 61 anni, di Benevento, Christian Mazzucco, 49 anni, di Legnago, Raffaele Nardone, 55 anni, di San Giorgio del Sannio, Laura Paglia, 53 anni, di Benevento, Carmine Antonio Pancione, 55 anni, di Pannarano, Andrea Porcaro, 42 anni, Francesco Porcaro, 38 anni, Mario Porcaro, 67 anni, di Benevento, Luca Pulcino, 41 anni, di Benevento, Antonio Rummo, 40 anni, Cosimo Rummo, 68 anni, di Benevento, Elvira Schioppi, 59 anni, di Frattamaggiore, Claudio Zollo, 62 anni, di Benevento. Sono impegnati nella difesa gli avvocati Giuseppe Iannaccone, Italo Palumbo, Vincenzo Regardi, Roberto Pulcino, Angelo Leone, Luigi Signoriello, Camillo Cancellario, Sergio Rando, Guido Principe, Carlo Iannace, Fabio Russo, Marco Calleri, Andrea Rossetti, Amedeo Barletta, Gildo Ursini, Salvino Mondello, Pierluigi Pugliese, Mario Cecere, Umberto Del Basso De Caro, Marcello D'Auria, Domenico Papaleo, Franco coppi, Rita Bruno, Claudio Fiorini, Paola Severino. Nell'elenco non compaiono più, perchè per le loro posizioni è stata chiesta l'archiviazione, i nomi di Ersilia Bartolomucci, 57 anni, di Roma, Raffaele Borriello, 54 anni, di Roma, Isabella Columbro, 66 anni, di Benevento, Mario Marotta, 48 anni, di Roma, Alfonsina Migliozzi, 51 anni, di San Martino Valle Caudina, Fabrizio Russo, 59 anni, di Benevento, Cristian Seminati, 47 anni, di Bergamo. Come più volte ricordato, nel mirino degli inquirenti sono finiti le procedure di concordato preventivo e di fallimento, che – questo l'impianto accusatorio - sarebbero state ritardate, impedendo ai creditori di recuperare i soldi, ed il ruolo dello studio di Mario Porcaro. L'inchiesta della guardia di finanza era stata avviata nel 2016 dopo una segnalazione del Tribunale, che aveva bocciato la richiesta di concordato avanzata nel novembre del 2015 da una società nata dalla fusione di altre due di cui era legale rappresentante una persona arrestata al Nord con l'accusa di frode fiscale. Una nuova società, un nuovo amministratore, ma la procedura di concordato non aveva convinto il presidente della sezione fallimentare del Tribunale Michele Monteleone, che l'aveva bocciata senza appello, decidendo di revocare tutti gli incarichi assegnati ai professionisti che avevano curato la pratica diventata 'materia del contendere', proposti anche per l'eliminazione dall'elenco dei delegati alle esecuzioni immobiliari. Era stato questo il punto di partenza di un'attività investigativa che si era poi concentrata anche su altri gruppi imprenditoriali del territorio. Dopo la conclusione dell'inchiesta, l'avvocato Signoriello aveva fatto notare come la Cassazione avesse escluso la configurabilità del reato per il Gruppo Mataluni.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Ha destato curiosità, questa mattina a Benevento, l'uscita della colonna mobile dei vigili del fuoco seguita da alcune ambulanze della Misericordia di Benevento. Dopo qualche comprensibile preoccupazione che fosse accaduto qualcosa di brutto, si è capito invece che si trattava di un'esercitazione che per tutta la giornata ha visti impiegati gli specialisti Usar, Cinofili, Saf con mezzi e uomini dei Vigili del Fuoco del comando provinciale Sannita presso lo scenario naturale di Apice Vecchia, centro distrutto dal terremoto del 1980. A guidare le operazioni e ad organizzare l'esercitazione il funzionario Giovanni Ferrara e il funzionario Giuseppe Bove che ha snocciolato i particolari della simulazione: “Sono impegnate oltre 20 unità con le specialità del Corpo. Simuleremo la ricerca di due persone disperse dopo un terremoto. Abbiamo scelto questo luogo perchè è realistico e naturalmente predisposto a questo tipo di attività di addestramento. Una volta individuati i feriti provvederemo con manovre particolari al recupero per poi affidarli ai sanitari”. Sanitari che per l'occasione sono i volontari della Misericordia di Benevento coordinati da Francesco De Stasio: “E' fondamentale partecipare a questo tipo di attività di addestramento. Serve alla nostra preparazione per affrontare, come è più volte capitato in passato, scenari reali dove non è affatto semplice coordinarsi tra i vari enti. Ed è per questo che la Misericordia è sempre in campo, chi è del settore non può permettersi di non essere preparato affinché le operazioni di soccorso avvengano in maniera perfetta”. A coordinare le operazioni i vigili del fuoco all'interno del mezzo adibito a posto di comando avanzato con all'interno i coordinatori e le attrezzature utili anche a monitorare la posizione dei soccorritori e le varie fasi da seguire.
INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Chiusa l'indagine a carico di Paolo Corino (avvocato Antonio Leone), 51 anni, di Benevento, ed Antonio Izzo (avvocato Gerardo Giorgione), 49 anni, di San Nicola Manfredi, ai quali il sostituto procuratore Licia Fabrizi ha contestato il concorso in rapina. L'ipotesi di reato è relativa all'episodio accaduto lo scorso 9 marzo, per il quale Corino era stato arrestato dalla Squadra mobile, mentre Izzo era stato denunciato a piede libero. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo averlo scoperto, l'indagato avrebbe invitato ad andare via, sostenendo che stesse violando la sua privacy, un investigatore della provincia di Napoli che lo stava seguendo per conto dell'impresa di cui è dipendente, che gli aveva affidato l'incarico di verificare il motivo delle sue assenze dal luogo di lavoro. Il 'detective' si sarebbe allontanato con una Mercedes, ma Corino l'avrebbe inseguito con la sua Citroen nera, ed altrettanto avrebbe fatto Izzo con la sua Punto. L'epilogo era arrivato al viale Principe di Napoli: dopo averlo minacciato di morte ed avergli tagliato la strada, il 50enne avrebbe colpito il malcapitato alla schiena con un pezzo di legno e gli avrebbe sottratto lo zaino nel quale erano custoditi il computer portatile , un gps, una pennetta e dei cavetti, e lo avrebbe consegnato a Izzo, nel frattempo rimasto a bordo della sua macchina. Comparso dinanzi al Gip, Corino aveva ammesso di aver sbagliato a portargli via lo zaino, che peraltro non aveva aperto, ma aveva spiegato di averlo fatto per darlo alla polizia, per capire finalmente chi fosse quella persona che da giorni lo scrutava con un binocolo e faceva foto sotto la sua abitazione. Aveva precisato di essere stato assente dal lavoro per tre-quattro giorni, e di aver deciso di seguire l'investigatore per vedere dove fosse diretto. Era stato rimesso in libertà, il suo arresto non era stato convalidato dal giudice perchè "al più deve ritenersi configurabile una ipotesi di esercizio arbitario delle proprie ragioni con violenza sulle persone ovvero di violenza privata, ma certamente non il delitto di rapina aggravata". Gli indagati hanno ora venti giorni a disposizione per chiedere di essere interrogati o produrre memorie, poi il Pm deciderà sulle eventuali richieste di rinvio a giudizio. Raid e furto negli uffici Asl, assolto un 50enne di Benevento Era accusato di un furto all'interno dell'Asl, ma è stato assolto per non aver commesso il fatto. E' la sentenza del giudice Telaro per Gianpaolo Pastore (avvocato Antonio Leone), 50 anni, di Benevento, chiamato in causa dalle indagini sul raid messo a segno il 30 aprile del 2017 in via Grimoaldo Re. Secondo gli inquirenti, una volta nei locali dell'Asl, si sarebbe impossessato della cassetta portamonete del distributore automatico, nella quale erano contenuti 87 euro. In precedenza, avrebbe invece tentato di accedere, forzando una porta, al garage collegato ai piani superiori; avendo notato le telecamere, avrebbe alzato un cappuccio sulla testa e si sarebbe diretto verso l'ingresso principale. Oggi la conclusione del processo e l'assoluzione dell'imputato.