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News Italia e dal Mondo :Eur, continua la "maledizione dei rugbisti": un altro lutto

26 Marzo 2013, 07:35am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

421449 341488462636967 1517554003 nInserito da :Sotgia Marcella Il mondo del rugby è di nuovo in lutto. E piange la morte di un altro giovanissimo campione, Francesco Di Crosta, 20 anni, trequarti della Lazio Rugby, che ha perso la vita all'alba di domenica in via Quasimodo, all’Eur, poco lontano dalla sua abitazione. Con la morte del ventenne salgono a quattro gli atleti del rugby romano tragicamente scomparsi negli ultimi tre mesi in altrettanti incidenti mortali. E già si comincia a parlare della ‘maledizione dei rugbisti’. L’INCIDENTE – Erano da poco passate le sei del mattino quando Francesco Di Crosta è stato trovato agonizzante accanto al suo scooter in via Francesco Quasimodo, nei pressi del centro commerciale Euroma, dopo essersi schiantato, sembra, contro un palo della luce. Immediatamente soccorso è stato trasportato al vicino ospedale Sant’Eugenio dove però è morto poco dopo l’arrivo. La polizia municipale del XII gruppo sta indagando per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente in quanto non è da escludere che vi possano essere coinvolti altri mezzi, che potrebbero aver provocato lo sbandamento della moto contro il lampione. FRANCESCO DI CROSTA – Con la morte di Francesco, sono due i giovanissimi della Lazio Rugby morti in due settimane. Il 10 marzo scorso era infatti scomparso Edoardo Marchione, 17 anni appena. La squadra ha espresso il suo profondo cordoglio alla famiglia del giocatore in una nota: “Con immenso dolore, la Lazio Rugby 1927 comunica che la scorsa notte è venuto a mancare Francesco Di Crosta, atleta under 23, a causa di un incidente stradale. Il presidente Biagini, il consiglio direttivo, i dirigenti, gli allenatori, gli atleti e tutto lo staff della Lazio Rugby 1927 si stringono attorno alla famiglia Di Crosta in questo momento di dolore”. Francesco, una promessa del rugby, studiava presso la facoltà di ingegneria dell’Università di Tor Vergata e lavorava in una pizzeria per mantenersi agli studi. Nonostante la giovane età era già famoso. I LUTTI – Andando indietro nel tempo, eccoci al 10 marzo scorso con il tragico incidente stradale avvenuto in via Conca d’Oro, al quartiere Val Melaina-Salario, in cui ha perso la vita Edoardo Marchione, 17 anni, anche lui atleta della Lazio Rugby. Prima ancora era morto all’ingresso del grande raccordo anulare Brendan Lynch, un ‘gigante buono’, inglese di origini irlandesi di 26 anni, 1.88 per 135 chili di peso, pilone alla Capitolina. Il corpo era stato trovato il 29 gennaio sul raccordo dopo essersi scontrato, o essere stato ‘stretto’, forse da un camion mentre si trovava sul suo scooter, un Honda Sh 300. Aveva trascorso una serata con i compagni e stava tornando dalla fidanzata, una coetanea di Roma. A chiudere il triste elenco c’è Ludovico Bruschini, 26 anni, capitano della squadra dell’università Luiss, investito a lungotevere davanti al Palazzaccio il 14 gennaio scorso.  

26 Marzo 2013 Fonte :Paese Sera

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News Italia e dal Mondo :Crisi, si prostituisce a 71 anni perché non arriva a fine mese

26 Marzo 2013, 07:31am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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421449 341488462636967 1517554003 nInserito da :Sotgia Marcella PESCARA - Due donne di una certa eta' sono state sorprese sul marciapiedi dai carabinieri di Montesilvano (Pescara) durante un controllo antiprostituzione effettuato ieri sera in citta', sul lungomare e nella zona della pineta, oltre che a Citta' Sant'Angelo. Una delle due ha 71 anni, l'altra ne ha 50 e la loro presenza in strada la dice lunga sugli effetti devastanti della crisi, che ha spinto le due a vendersi pur di portare a casa i soldi per andare avanti. La 50enne ha spiegato di essere stata lasciata dal marito e di non avere i mezzi per mantenersi. La piu' anziana ha raccontato ai carabinieri, coordinati dal capitano Enzo Marinelli, di non avere i soldi per mangiare, per pagare le bollette e l'affitto e di essere sola. Il marciapiedi, quindi, e' apparso l'unica soluzione ad entrambe, che vivono a Montesilvamo. Le due, peraltro, erano le sole italiane in strada. Da tempo la prostituzione viene esercitata, in questa zona, solo da straniere e ieri sera i militari dell'Arma ne hanno contravvenzionate otto (dovranno pagare 310 euro ognuna), nei confronti delle quali e' stata riscontrata la violazione di una ordinanza emessa dal Comune per arginare il fenomeno del sesso a pagamento. I carabinieri informeranno i servizi sociali di Montesilvano, per capire se e' possibile fornire alle due donne un sussidio.

26 marzo 2013 Fonte :Il Mattino

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News Italia e dal Mondo :Orfana di mamma, violentata dal papà ora ha perso il lavoro: «Aiutatemi»

26 Marzo 2013, 07:28am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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421449 341488462636967 1517554003 nInserito da :Sotgia Marcella VENEZIA - Lasciata sola, anche dalle istituzioni, malgrado nella sua vita abbia patito soprusi pesantissimi. Fin da bambina. Quello che ora desidererebbe è un’esistenza normale e un lavoro, anche umile, per potersi mantenere. Nulla di più. Ma per lei il percorso è tutto in salita e pieno di umiliazioni. Maria (il nome è di fantasia) ora ha 22 anni ed è una giovane molto graziosa e con una grande dignità. È stata portata nel Comune di Venezia dal Sud quando aveva otto anni, per sottrarla a quel papà ubriacone che abusava di lei. Padre che è stato processato, condannato e che ha scontato 9 anni in carcere per il male fatto alla figlia. «Quando avevo 4 anni la mamma è morta di tumore e sono rimasta con il papà. Lui beveva e mi usava violenza» le lacrime rigano il viso di Maria che fa un passaggio veloce sulla sua infanzia e va oltre, perché gli anni passano, ma non le sofferenze. «Mi hanno portata a Venezia, in una residenza protetta per sottrarmi a lui». Così la giovane è cresciuta in una comunità per minori, a parte qualche periodo che è stata in affidamento. Ha frequentato le scuole, due volte è stata data in affido a famiglie e poi è sempre tornata in comunità, fino alla maggiore età. «A 18 anni non potevo più stare nella comunità per minori - continua - all’epoca lavoravo in nero come cameriera e avevo un fidanzato più grande di me. Sono andata a vivere da lui». Ma poi la storia con il compagno è finita e anche il ristorante dove lavorava ha chiuso. «Mi sono ritrovata senza casa e senza lavoro - spiega - mi sono rivolta ai servizi sociali di Favaro dove ero domiciliata, ma mi hanno detto che non era di loro competenza perché avendo la residenza protetta risulto residente in via della Casa comunale e mi hanno indirizzato al servizio senza fissa dimora». Qui un posto letto il Comune glielo ha trovato, nella casa dell’ospitalità di via Santa Maria dei Battuti a Mestre. «Ero in mezzo alle clochard - racconta la giovane - uno stanzone con dieci letti, divisi da paraventi, un solo bidè e una doccia in comune. Dormivo con il turbante in testa per paura di prendere i pidocchi e non chiudevo occhio». In questa condizione Maria ha retto una settimana. Poi ha trovato una signora di buon cuore, un’amica, che le ha dato ospitalità in casa propria, assieme ai suoi due figli e al marito. Ed è lì da un anno. «Ho cercato lavoro in tutti i modi, qualsiasi tipo di impiego, ma non ho trovato nulla. Ho lavorato tre mesi quest’estate con contratto a termine in un supermercato, ma poi è scaduto - dice la giovane - Mi sono rivolta al Comune, alle cooperative sociali e mi hanno detto che hanno liste lunghissime di uomini che hanno perso il posto. Sono andata anche all’Informalavoro del Comune che mi ha proposto un corso di formazione retribuito in azienda, ma sono trascorsi due mesi e non mi hanno più chiamata». Maria non ha alcun riferimento famigliare. È sola. Pensava, essendo vissuta in residenza protetta, di aver diritto a qualche aiuto dalle istituzioni. Invece niente. «Non posso approfittare dell’ospitalità delle persone che mi accolgono e non voglio nemmeno umiliarmi nel fare gesti eclatanti come andare a dormire in municipio. Chiedo solo un lavoro, un impiego qualsiasi, per poter avere anch’io una vita normale». domenica 24 marzo 2013 - 15:03

 26 marzo 2013  Fonte :Il Mattino

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SEZIONE SICILIA NEWS :Palermo, incendio in una palazzina Uomo muore tra le fiamme

26 Marzo 2013, 07:26am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Inserito da :Sotgia Marcella PALERMO - Un uomo di 76 anni, Emanuele Puleio, è morto dopo essere rimasto imprigionato tra le fiamme divampate in una palazzina di tre piani in via Grotte 27, a San Giuseppe Jato, nel Palermitano. Per spegnere l'incendio è servito l'intervento di molte squadre di vigili del fuoco e carabinieri. L'anziano, che viveva al terzo piano, sarebbe stato prima stordito dal fumo e poi avvolto dalle fiamme. Il cadavere è stato trovato carbonizzato dai vigili del fuoco. Il rogo potrebbe essere stato provocato dal cattivo funzionamento di una stufa o da una fuga di gas.

 26 marzo 2013 - 09:09 Fonte :Il Mattino

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News Italia e dal Mondo :Caso Meredith, in un sms l’ansia di Amanda per l’udienza «Spero davvero che adesso finisca tutto»

26 Marzo 2013, 07:23am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

421449 341488462636967 1517554003 nInserito da :Sotgia Marcella ROMA - Sarà la notte della verità, del definitivo oblio o del nuovo inizio per mobilitazioni internazionali, discussioni infinite e per il dramma delle tre famiglie che tra Italia , Gran Bretagna e Stati uniti sono stati coinvolte nell’omicidio della giovane Meredith Kercher. Entro stasera la Prima sezione penale della corte di Cassazione è chiamata a dire una parola definitiva sul processo ad Amanda Knox e Raffaele Sollecito, i due allora fidanzatini accusati di omicidio volontario, violenza sessuale e simulazione di reato nei confronti della giovane Meredith trovata morta nella sua stanza a Perugia, la mattina del 2 novembre 2007. Dissanguata da una coltellata alla gola che l’ha uccisa dopo una lenta e atroce agonia che potrebbe essere durata alcune ore. L’SMS DI AMANDA Assolti in secondo grado il 3 ottobre 2011, Amanda e Raffaele hanno fatto entrambi sapere che non saranno presenti in aula. «Amanda mi ha mandato un messaggino sabato», racconta il suo avvocato, Luciano Ghirga: «Sono in ansia, ma ho fiducia nei miei avvocati e spero che questa storia finisca presto e vada tutto bene, c’era scritto». Il legale della ragazza punta tutto sulla perizia che durante il processo di appello ha smontato la condanna di primo grado a 26 anni (25 per Sollecito) lasciando come unico condannato in via definitiva Rudy Guede, il terzo uomo, che fin da principio aveva scelto il rito abbreviato ed ora sconta 16 anni di pena. Furono proprio i periti della corte d’appello a definire «inattendibile» la sofisticata analisi che aveva rinvenuto tracce del sangue di Meredith sul coltello da cucina che le ragazze avevano in casa e che stando alla ricostruzione fatta nel processo di primo grado, fu usato da Amanda per minacciare Metz che rifiutava di avere rapporti sessuali con Guede. E per ucciderla. IL COLTELLO CONTESO I periti del processo di appello stabilirono che quel coltello negli ultimi giorni aveva solo «sbucciato patate» e specificarono che l’impugnatura era stata toccata da Amanda ma non si poteva dimostrare che l’unica traccia di dna umano sulla lama appartenesse a Meredith: «Nel ricorso della procura si dice che c’è una piccola traccia di dna tra la lama e l’impugnatura, ma non mi pare sufficiente», spiega Ghirga. Di questa versione dei fatti, la famiglia Kercher non si è mai convinta. Anche loro hanno fatto sapere che seguiranno il processo da Londra e non verranno a Roma. La sorella di Meredith, due giorni fa, ha ribadito che «ci sono ancora molte domande senza risposta». Il problema, ancora una volta, è quel dna misterioso rimasto sulla lama del coltello. L’avvocato della famiglia, Francesco Maresca, punterà su questa traccia: «I periti si sono dedicati a smentire la scientifica ma non hanno mai voluto lavorare su questo elemento e in molti punti sono contraddittori». IL LIBRO MILIONARIO Tornata immediatamente a Seattle dopo l’assoluzione in secondo grado e quattro anni di carcere, Amanda aspetta la conclusione del processo per dare alle stampe un libro-verità che pare sia stato pagato quattro milioni di euro. L’unica macchia sulla sua fedina penale è rimasta la calunnia nei confronti di Patric Lumumba, gestore di un locale di Perugia poi emerso come completamente estraneo all’omicidio. La condanna per questo capo di imputazione è stata confermata in appello.  

26 marzo 2013 - 08:08  Fonte :Il Mattino

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News Italia e dal Mondo :New York, tra i candidati a sindaco spunta immigrato del Sud Italia

26 Marzo 2013, 07:21am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

421449 341488462636967 1517554003 nInserito da :Sotgia Marcella NEW YORK - C'è anche un calabrese tra i candidati a sindaco di New York. Sal Albanese, già consigliere comunale di Brooklyn, è nato in Calabria (nella biografia non specifica il comune) ed è emigrato nella Grande Mela a otto anni. Oggi di anni ne ha 64 e in passato è stato insegnante per undici anni, poi ha lavorato nel settore legale e della finanza. Si presenta come candidato indipendente democratico, padre, marito, immigrato, insegnante, consigliere comunale. Nella sua esperienza politica si è occupato di salute pubblica, formazione e trasporti facendo parte delle commissioni municipali. Si è sempre dichiarato a favore dei diritti degli omosessuali e Lgbt in generale. Già nel 1997 si era candidato per la poltrona di sindaco di New York City.

 Fonte :Il Mattino

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News Italia e dal Mondo :Dell'Utri confermata condanna a 7 anni:

26 Marzo 2013, 07:18am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

421449 341488462636967 1517554003 nInserito da :Sotgia Marcella ROMA - Marcello Dell'Utri è stato condannato a sette anni dalla Corte d'appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici hanno così confermato il verdetto di appello emesso il 29 giugno del 2010, che condannava il senatore del Pdl assolvendolo, però, dei reati a lui contestati dal '92 in poi. Il pg di Palermo Luigi Patronaggio ha poi chiesto l'arresto, per pericolo di fuga, dell'ex senatore. Non èancora nota la decisione della corte. Nel verdetto di condanna emesso oggi la Corte, presieduta da Raimondo Lo Forti, fa riferimento alla sentenza del tribunale che aveva condannato l'imputato a 9 anni e, vista l'assoluzione in appello ormai definitiva dei fatti successivi al '92, determina la pena a 7 anni di carcere, la stessa pena del primo processo d'appello, poi annullato dalla Cassazione. Secondo l'accusa, per oltre 30 anni l'ex manager di Publitalia avrebbe avuto rapporti con personaggi di spicco di Cosa nostra facendo anche da «mediatore» di una sorta di accordo protettivo stretto tra Silvio Berlusconi e le cosche. Un patto costato fiumi di denaro all'ex premier che, pagando, avrebbe tenuto al sicuro sè e i suoi familiari dalle minacce mafiose. «Speravo in un'altra sentenza, ma accetto il verdetto», ha commentato l'ex senatore del Pdl. «Il romanzo criminale continua...», ha aggiunto. «Naturalmente speravo in un'assoluzione - ha continuato - ma sapevo anche che poteva essere una condanna. Ne prendo atto». Dell'Utri è stato condannato anche al risarcimento delle parti civili: 3.500 euro per la provincia regionale di Palermo e 7.800 euro per il comune di Palermo. «Se arrivasse la prescrizione direi come Andreotti: sempre meglio di niente», ha poi aggiunto Dell'Utri, commentando la possibilità che le accuse di concorso in associazione mafiosa possano essere prescritte se la Cassazione non si pronunciasse entro il 2014. «È una possibilità - ha detto - staremo a vedere. I calcoli li fanno gli avvocati e i giornalisti. Io attendo». «Dopo 20 anni nulla ci coglie più di sorpresa, ma siamo amareggiati. Auspicavamo un esito favorevole già in questo grado, faremo ricorso in Cassazione come avrebbe fatto il procuratore generale in caso di assoluzione», ha detto l'avvocato Giuseppe Di Peri, legale dell'ex senatore. «È stata riconosciuta la colpevolezza dell'imputato per le accuse che gli sono state contestate fino al '92. Ci riteniamo soddisfatti e pensiamo che sia stata fatta giustizia», ha detto il pg Luigi Patronaggio commentando la condanna. Ai giornalisti che gli chiedevano se la Procura generale chiederà l'arresto di Dell'Utri il magistrato ha riposto: «non è dato saperlo». La lunga vicenda giudiziaria di Dell'Utri comincia nel 1994 con la sua iscrizione nel registro degli indagati. Il 26 novembre del 1996 ha inizio l'udienza preliminare. Dell'Utri viene rinviato a giudizio. Il 5 novembre dell'anno successivo prende il via il dibattimento che si conclude l'11 dicembre del 2004 con la condanna dell'ex manager di Publitalia a 9 anni di carcere. L'appello, cominciato nel 2006, riapre l'istruttoria dibattimentale: nel processo entrano, tra l'altro, le dichiarazioni del nuovo pentito Gaspare Spatuzza. Il verdetto arriva il 29 giugno del 2010: una nuova sentenza di condanna, stavolta a 7 anni. Dell'Utri è colpevole, ma solo per le condotte antecedenti al 1992, anno a partire dal quale non risulterebbero più provati, per la corte, i suoi rapporti con la mafia. La sentenza della Cassazione, emessa il 9 marzo del 2012, è una sorpresa: la decisione del secondo grado viene annullata con rinvio. I magistrati romani ritengono provate le collusioni mafiose dell'ex manager fino al 1977. Per le accuse relative al periodo che va dal '77 al '92, è tutto da rifare. I supremi giudici fissano rigidi paletti entro i quali la nuova corte d'appello a cui rinviano il processo dovrà muoversi e rivalutare le imputazioni. In particolare la Cassazione evidenzia lacune nella motivazione della sentenza di secondo grado per le contestazioni relative al periodo che va dal 1978 al 1982 e dal 1982 al 1992. Confermata, invece, l'assoluzione per le accuse successive al 1992 per le quali la sentenza è definitiva. I nuovi giudici di appello procedono a spron battuto e, tenendo conto del rigido sentiero tracciato dalla Cassazione e del rischio prescrizione che incombe sulle imputazioni più vecchie, respingono la stragrande maggioranza delle richieste istruttorie del pg Luigi Patronaggio, tra le quali quella di sentire a dibattimento Berlusconi, e dei difensori, Giuseppe Di Peri, Pietro Federico e Massimo Khrog. Il processo comincia il 18 luglio del 2012. L'accusa chiede la conferma della condanna a 7 anni. Domani il verdetto.

Fonte Il Mattino

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News Italia e dal Mondo :30enne ubriaca picchia il compagno e azzanna al ginocchio un poliziotto

26 Marzo 2013, 07:15am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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421449 341488462636967 1517554003 nInserito da :Sotgia Marcella PERUGIA - Minacce, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. La notte al night club dove lavora che finisce in una baruffa di oggetti spaccati contro il muro, di un compagno aggredito che fugge per le scale e di un poliziotto azzannato al ginocchio Il caos scoppia nell'appartamento di un condominio di Ponte San Giovanni alle nove di domenica mattina. La trentenne, cubana, è appena rincasata dal night club dove lavora. Viene chiamato il 113: c'è una forte lite, intervenite. Quando arrivano sulle scale, gli agenti della volante incrociano un uomo (perugino di 46 anni) che sta scappando in preda al terrore. Racconta che la sua compagna, la sua compagna, probabilmente in preda all'alcol, gli si è scagliata contro dopo una discussione appena rincasata. Gli agenti arrivano sulla soglia di casa e la vedono urlare e tirare oggetti contro il muro e la porta. I poliziotti tentano di bloccarla, e a quel punto la donna si avventa contro di loro azzannandone uno al ginocchio. Dal racconto del compagno, emerge che la donna palesemente ubriaca era tornata da poco a casa dal night presso cui ha lavorato fino all’alba, e dopo un litigio iniziale per motivi di convivenza la situazione è degenerata fino a richiedere così l’intervento della Polizia. Richiesto l’intervento del 118 per valutare le sue condizioni psico-fisiche, la donna viene portata al pronto soccorso dove le viene diagnosticata una forte intossicazione alcolica per oltre 2,3 grammi di alcool per litro di sangue. Al termine degli esami clinici, oramai smaltita l’agitazione in cui versa la donna, la stessa viene accompagnata in questura e denunciata.

Fonte :Il Mattino

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PRIMO PIANO LONDRA GEORGIA ERA DIMAGRITA. OGGI PESA 280 KG E NON LASCIA MAI LA POLTRONA

25 Marzo 2013, 15:13pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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LONDRA - Georgia, 20 anni, era stata soprannominata la teenager più grassa del Regno Unito. I tabloid britannici avevano raccontato la sua storia un anno fa. Grazie a un intervento chirurgico e a uno stile di vita più sano era riuscita a perdere 90 kg. Dal quotidiano "Sun" arriva però un nuovo campanello di allarme: Georgia ha ripreso a pesare quasi 280 kg e non riesce più ad abbandonare la poltrona, neanche per andare a dormire. Sta seduta per ore a mangiare o a leggere. Vive costantemente sulla poltrona non solo a causa di questo aumento di peso drammatico, ma anche per via di un'infezione alla gamba. "Cerco di mangiare in modo sano, ma non riesco a cucinare per me in questo stato - racconta al Sun - Alcune settimane sono a posto e qualche settimana no. La settimana scorsa è stata brutta e ho mangiato troppi biscotti. Mi perdo nel cibo perché non mi è possibile aprire un pacchetto di biscotti e mangiarne uno solo. Devo mangiarli tutti".

FONTE LEGGO.IT

25 MARZO 2013

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CULTURA MUSICA SPETTACOLI E RICETTE PASTA E FAVE

25 Marzo 2013, 15:00pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Pasta e fave è un primo piatto rustico che risulta particolarmente apprezzato quando le fave sono fresche e tenere; per insaporire ed arricchire la pasta, nel condimento vengono aggiunte cipolla e pancetta dolce a cubetti. Volendo, alle fave fresche, si possono unire nella stessa percentuale, anche dei piselli freschi di stagione, un’accoppiata sicuramente azzeccata, nella quale la pancetta non stona assolutamente.

preview.jpgLa tipica pasta utilizzata per questo primo piatto sono i ditali rigati, ma nulla vi impedisce di adoperare qualsiasi altro tipo di pasta corta.

25 MARZO 2013

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