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NEWS ITALIA E DAL MONDO Immigrazione, Unhcr: Mediterraneo 'strada più mortale del mondo', 3.419 morti nel 2014

10 Dicembre 2014, 10:42am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

I resti di un naufragio © ANSA

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Almeno 3.419 migranti hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo da gennaio: questa traversata diventa così la "strada più mortale del mondo", è un bilancio record. Lo annuncia l'agenzia Onu per i rifugiati (UNHCR). Dall'inizio dell'anno, afferma l'UNHCR, sono stati oltre 207.000 i migranti che hanno tentato di attraversare il Mar Mediterraneo: una cifra quasi tre volte superiore al precedente record del 2011 quando 70.000 migranti erano fuggiti dai loro paesi durante la primavera araba. Con i conflitti in Libia, in Ucraina e in Siria-Iraq, l'Europa è la principale metà dei migranti via mare. Quasi l'80% delle partenze avvengono dalla costa libica verso l'Italia e Malta. ANSA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Le mani della 'ndrangheta sull'Umbria, 61 arresti Sequestrati beni per oltre 30 milioni

10 Dicembre 2014, 10:40am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

++ 'Ndrangheta: le mani sull'Umbria, 61 arresti ++ © ANSA

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Le mani della 'ndrangheta sull'Umbria: 61 gli arresti in corso di esecuzione da parte dei carabinieri del Ros. Sequestrati beni per oltre 30 milioni. Nel mirino degli investigatori un sodalizio radicato nella regione, con "diffuse infiltrazioni nel tessuto economico locale" e "saldi collegamenti" con le cosche calabresi di origine. Diversi i reati contestati nelle misure cautelari, richieste dalla Procura distrettuale antimafia di Perugia: associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, danneggiamento, bancarotta fraudolenta, truffa, trasferimento fraudolento di valori, traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione. I carabinieri del Ros stanno eseguendo gli arresti nella provincia di Perugia e in varie città italiane, contestualmente al sequestro di beni mobili ed immobili riconducibili agli indagati e ritenuti provento dei reati. L'inchiesta, spiegano gli investigatori, "ha documentato le modalità tipicamente mafiose di acquisizione e condizionamento di attività imprenditoriali, in particolare nel settore edile, anche mediante incendi e intimidazioni con finalità estorsive".

ANSA

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PUGLIA E CALABRIA NEWS Bimbo precipita da scale e muore Soccorso ed accompagnato in ospedale dove è avvenuto decesso

10 Dicembre 2014, 10:36am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 © ANSA

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA CROTONE, Un bambino di tre anni, di Crotone, è morto questa mattina precipitando dalle scale nel condominio nel quale abitava insieme alla sua famiglia. Il bimbo si sarebbe sporto dall'inferriata davanti all'ingresso dell'appartamento, volando giù fino al pavimento dell'atrio di ingresso. L'incidente è avvenuto mentre il padre si apprestava ad accompagnare il figlio più grande a scuola. Immediatamente soccorso, il bambino è stato portato in ospedale dove è deceduto.

ANSA

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PUGLIA E CALABRIA NEWS ALL’OSPEDALE «VITO FAZZI» DI LECCE Neonata morta, quattro indagati La tragedia forse per un rigurgito

10 Dicembre 2014, 10:32am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA La bimba nata sabato scorso con parto naturale La denuncia del papà sporto al posto fisso di polizia. LECCE - Quattro medici sono stati iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura della repubblica di Lecce sulla morte della neonata avvenuta sabato scorso nell’ospedale «Vito Fazzi». La bimba, che secondo i sanitari del reparto di Ostetricia era nata sana con parto naturale, è deceduta probabilmente a causa di un rigurgito. Il padre della bambina aveva sporto denuncia presso il posto fisso di polizia dell’ospedale da dove era partita la segnalazione al magistrato di turno Giovanni Gagliotta.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Omicidio Loris, prima notte in carcereper mamma Veronica: «Voglio stare sola» In cella di isolamento e sorvegliata nel penitenziario Catania

10 Dicembre 2014, 10:28am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA CATANIA- Prima notte in carcere, in una cella di isolamento e sorvegliata per problemi di sicurezza nell’ala femminile del penitenziario di Catania, come da protocollo, per Veronica Panarello, la 26enne accusata di avere ucciso il figlio Loris di 8 anni a Santa Croce Camerina. Al suo arrivo, martedì sera, è stata fortemente contestata da detenuti dell’istituto che hanno fischiato e urlato contro di lei «assassina, devi morire». La donna avrebbe detto agli agenti penitenziari: «adesso voglio stare sola».

IL VIDEO - Intanto il suo legale mette in duscussione una delle prove alla base dell’accusa contro Veronica: «Ma chi ha detto che Loris è tornato a casa? Da quel filmato visionato con la mia assistita non si riconosce nessuno. E abbiamo anche prove testimoniali che dimostrano che il bambino è stato accompagnato a scuola», ha detto l’avvocato Francesco Villardita.

LA MADRE DI VERONICA - Ma ad avvalorare i sospetti degli inquirenti, oltre alle prove derivanti dai video, sarebbero state anche le parole della madre di Veronica, quelle intercettate, di una conversazione con l’altra figlia, in cui mettono in dubio la versione dei fatti fornita agli invetigatori dalla mamma di Loris, e quelle dette direttamente ai pm, che descrivono la figlia accusata dell’omicidio come «violenta e aggressiva fin da piccola», con le manie di persecuzione e il bisogno di inventare violenze e rapimenti pur di richiamare su di sé l’attenzione degli altri.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

10 dicembre 2014

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SEZ. SICILIA NEWS IL DELITTO DI SANTA CROCE CAMERINA Trova una fascetta sul luogo del delitto La mamma: «Non è Loris in quel video»

10 Dicembre 2014, 10:23am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Loruis a sei mesi è il Bambin Gesù di un presepe vivente. Accanto la mamma, Veronica Panarello. Lo scatto è del 2006

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODAL’avvocato di Veronica: «Ha visto il fotogramma dicendo che la figura sullo sfondo non è assolutamente individuabile». Davanti al carcere urlano: «Assassina». RAGUSA - «Intorno alle 13:30, l'inviato di «Chi l'ha visto?» Paolo Fattori ha rinvenuto una fascetta bianca da elettricista parzialmente bruciata sul luogo del ritrovamento del corpo di Loris Stival, accanto ai fiori deposti in questi giorni». È quanto si afferma in una nota della trasmissione televisiva di Raitre. Fattori «ha avvisato subito i carabinieri presenti che, pochi minuti dopo, hanno trovato un'altra fascetta nera poco distante, nei pressi del mulino vecchio. I militari hanno fotografato le fascette per un immediato riscontro da parte degli inquirenti».

L’AVVOCATO - «Processualmente Veronica Panarello è serena - ha detto l’avvocato Villardita - se si può usare questo termine. Ma poi è preda di grandi crisi di sconforto. È distrutta per la morte del figlio. Ha chiesto d’incontrare il marito». La donna è stata interrogata per circa 5 ore dalla Procura di Ragusa che, nei suoi confronti, ha emesso un fermo per omicidio aggravato e occultamento di cadavere del figlio Loris. «La signora - ha aggiunto l’avvocato Villardita - ha visto il fotogramma, e ha chiesto da cosa avrebbero individuato il fatto che fosse Loris. Perché non è assolutamente soggetto individuabile. Questa certezza - ha sostenuto il legale - non ce l’ha nessuno, e non potranno averla mai, perché non è identificabile se quel bambino è Loris o un’altra persona».

INCHIESTA DA «GRANDE FRATELLO» - «Non abbiamo parlato di fascette, assolutamente. Si è parlato soltanto ed esclusivamente di filmati. La ‘prima donna’ di questa vicenda sono i video di sorveglianza, il Grande fratello».

L’INTERCETTAZIONE - Però non ci sono solo le telecamere ad incastrare Veronica Panarello: anche i suoi più stretti familiari, pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo del piccolo Loris, hanno dei dubbi su quanto raccontato dalla donna. Lo rivela un’intercettazione, riportata nel decreto di fermo, tra la madre e la sorella di Veronica. Una telefonata che arriva subito dopo che la sorella della mamma di Loris è stata portata a fare un sopralluogo nei pressi del Mulino Vecchio: Veronica ha infatti raccontato agli investigatori di non conoscere la zona. La sorella rivela invece che quando erano piccole vivevano a circa 2 chilometri da lì ed andavano a prendere l’acqua ad una fontana a 50 metri dal Mulino.

IN CARCERE A CATANIA - Dopo l’interrogatorio Veronica Panarello è stata trasferita nella casa circondariale di Catania. Nella struttura penitenziaria, tra giovedì e venerdì, il Gip del capoluogo ibleo la sentirà nell’ambito di un’interrogatorio di garanzia per decidere sulla convalida del provvedimento restrittivo. Ad attenderla anche un centinaio di persone che hanno inveito contro di lei e urlato «assassina, assassina...».

NEL PRESEPE VIVENTE - Intanto spunta una vecchia foto del 2006: la mamma di Loris e suo figlio ritratti nella ricostruzione del Presepe vivente, quando il bambino aveva se mesi. Lei faceva la Madonna, lui il Bambin Gesù nella culla. La ricostruzione avvenne in un casolare di contrada Malavita. In una foto si vedono due angeli custodi vestiti di bianco dietro la mamma di Loris inginocchiata accanto alla culla che indossa jeans, un giubbotto scuro e una sciarpa arancione. Il piccolo è nella «mangiatoia» con una tuta imbottita, cappellino e ciucciotto azzurri.

IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

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SEZ.SICILIA NEWS PALERMO Tir si ribalta, ferito il conducente Traffico in tilt sulla circonvallazione

10 Dicembre 2014, 10:18am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Sul posto sono intervenuti gli agenti della sezione infortunistica della polizia municipale. PALERMO - Traffico in tilt lungo la circonvallazione, a Palermo, in viale della Regione siciliana, dove un tir si è ribaltato, nei pressi di via Perpignano, in direzione Catania. Il conducente ha riportato lievi ferite ed è stato condotto in ospedale. Sul posto sono intervenuti gli agenti della sezione infortunistica della polizia municipale.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

10 dicembre 2014

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PUGLIA E CALABRIA NEWS FOGGIA «Selfie» con una banconota da 500 euro i festeggiamenti dopo la rapina in banca

10 Dicembre 2014, 10:14am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Arrestato 18enne. A farsi la foto un amico minorenne che non era a conoscenza del colpo avvenuto poco prima. FOGGIA - Ha rapinato una banca e qualche ora dopo un suo amico si è fatto un “selfie” con una delle banconote del bottino. E’ accaduto a Cerignola dove i carabinieri hanno arrestato Alessandro Russo di 18 anni ritenuto responsabile della rapina alla banca Credem messa a segno il 4 dicembre scorso. Secondo quanto emerso dalle indagini dei militari il giovane dopo essere giunto nei pressi dell’istituto di credito, a bordo di una bicicletta, è entrato nella banca e appena dentro si è coperto il volto con un passamontagna. Pochi minuti a volto scoperto ma essenziali per essere “immortalato” dalle immagini del servizio di videosorveglianza della banca. Il giovane ha poi minacciato i clienti e i dipendenti con un taglierino fuggendo poi con tremila euro. Riconosciuto dai carabinieri poiché il giovane pochi giorni prima era stato in caserma per un controllo lo hanno fermato, poche ore dopo il colpo, in un bar di Cerignola in compagnia di alcuni amici. Uno di questi, un minorenne, si era anche fatto un selfie con una delle banconote del bottino della rapina.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

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PUGLIA E CALABRIA NEWS Scuola, si allarga la protesta studentesca Nuove occupazioni a Bari e in provincia L’Uds: ci troviamo di fronte ad un governo antidemocratico

10 Dicembre 2014, 10:10am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA BARI — Anche oggi continuano le occupazioni studentesche al Vivante, al Majorana, nelle sue sedi di Palese, San Paolo e Japigia e al Don Milani di Acquaviva. La protesta ormai ha coinvolto quasi tutte le scuole superiori di Bari e si sta allargando sempre più. «Facciamo paura, è per questo che riceviamo sempre più attacchi che provano a ridurre le nostre azioni. Occupiamo perché ci troviamo di fronte ad un governo antidemocratico che non ci ascolta, occupiamo perché vogliamo sperimentare la nostra idea di scuola pensata dagli studenti e dalle studentesse», spiegano dall’Uds Bari.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

10 dicembre 2014

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Peppino Amato jr: «Mio nonno ha colpe nel crac del pastificio ma non le riconosce»

10 Dicembre 2014, 10:07am

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Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Parla il rampollo della famiglia di imprenditori appena uscito dal carcere e ora commesso in un negozio al centro. SALERNO - Chi questa mattina si trova a passare per via Mercanti, a Salerno, getti un occhio nel negozio storico di abbigliamento «Paolo D’Ursi»: al bancone, accanto al titolare Giogiò Gagliardi, riconoscerà un insolito commesso: Giuseppe Amato jr, ex co-direttore generale senza potere di firma del pastificio Amato, che sconta così, dopo 20 mesi di detenzione in carcere, con la misura dell’affidamento in prova ai servizi sociali, il residuo di pena a tre anni e mezzo imposta dal patteggiamento nella vicenda del crac dell’opificio. È fatto di grano duro, Peppino, come la pasta di famiglia, e, nonostante gli errori e le avversità, è pronto a ricominciare. Come sta, Peppino? «Come l’unico uomo al mondo che si è fatto quasi due anni di galera per aver accompagnato i figli sotto il portone». Tecnicamente però lei ha violato la restrizione degli arresti domiciliari, per questo è finito in carcere. «Lo so, si è trattato di evasione, purtroppo, so di avere sbagliato. Ma non mi sono mai sottratto ai controlli nè messo in discussione l’operato dei magistrati nè la pena che ho pagato». Come è possibile che il pastificio Amato, che appena nel 2008 fatturava 100 milioni di euro, nel giro di qualche anno sia fallito? «Il punto sostanziale è che non fallisce all’improvviso: quando nel 1999 torno da Napoli dopo aver frequentato l’Orientale trovo un’azienda ad attendermi che fattura 50 miliardi di lire e ne perde 4. Mio nonno all’epoca mi mette in prova, mi occupo del molino. Per anni ci siamo portati dietro delle inefficienze, testimoniate dalle perdite, a causa di un’organizzazione tecnologica e delle risorse umane antiquate, obsolete e non in linea con la concorrenza». Com’era il rapporto tra lei e Giuseppe Amato senior? «Io ero Nando De Napoli e lui Diego Armando Maradona, sono stato promosso quando l’azienda è fallita». Eppure suo nonno proprio al Corriere del Mezzogiorno ebbe a dire in un’intervista che la colpa del fallimento era dei collaboratori di cui si era fidato. «Lui è stato il maggiore azionista per 40 anni di un’azienda in cui alla fine degli anni ‘90 figli e nipoti, pur legati da vincolo affettivo, sono andati via. Probabilmente sono stati trascurati determinati malesseri». Qualcuno ha detto che gli Amato sono come i Kennedy una famiglia maledetta. È vero? «No, siamo una famiglia di gente che ha sempre lavorato, n cui ci sono persone che hanno ammesso le proprie responsabilità, i propri errori e hanno tentato di ricostruire una storia fedele e vera rispettando magistratura e istituzioni, e persone che si sono preoccupate solo di dire che non sono state loro». Allude al nonno? «L’atteggiamento processuale di mio nonno non è di mio nonno, non lo riconosco. Io nel 2010 mi sarei dovuto interessare solo per il 6%, la mia quota, dei problemi aziendali e invece mi ritrovai a parlare con gli operai che non prendevano lo stipendio. Non ho esitato a metterci la faccia mentre il nonno era in vacanza a Saint Moritz. Oggi sono solo io che mi accuso, gli altri parlano un po’ a vanvera». Gli altri chi? «Sui trenta imputati cinque hanno patteggiato e 25 stanno facendo il rito abbreviato cercando di tirare acqua al proprio mulino. Ma non ricordo i loro nomi. Sono loro che devono ricordare il mio». C’è stato un momento in cui questa vicenda l’ha prostrata dal punto di vista fisico e psichico? «Sono arrivato stremato alla fine del 2010 con una polinevrite di origine virale contratta dalla varicella dei miei figli. Come se non bastasse non c’è più il pastificio, perdo il lavoro e vivo un momento di crisi familiare. Mi ritrovo così senza salute, senza lavoro e senza famiglia dopo aver profuso energie dall’alto del mio 6%. È di questo periodo il mio disagio psicologico che nella vicenda giudiziaria diventa addirittura disturbo psichiatrico». In un lungo interrogatorio lei ha tirato in ballo il sindaco De Luca e suo figlio Piero poi finiti in un’inchiesta per corruzione. «È la stessa inchiesta in cui sono indagato anch’io, ed è tuttora in corso. Preferisco non parlarne, almeno per ora». Venti mesi di carcere per un incensurato è una prova terribile. «Una persona perbene non si deve trovare in una situazione del genere, così tesa, così border line, devi poter scontare gli errori da persona perbene». È vero che in cella ha scritto un testo teatrale? «Dopo aver assistito a uno spettacolo sui briganti, ho scritto un dialogo tra Garibaldi, Cavour, Mazzini, Cialdini e Vittorio Emanuele II reinterpretato in chiave meridionalista». Quando venerdì è uscito dal carcere qual è stata la prima cosa che ha fatto? «Una partita a subbuteo con i miei figli». Come spiegherà ai suoi figli quello che è accaduto al papà? «Ho già cominciato a spiegarlo, dico che facevo un mestiere che aveva difficoltà ma che non ero il solo a farlo, non decidevo da solo. Certamente non dirò mai che gli altri sono cattivi e io buono». Da imprenditore a commesso in un negozio, una nuova sfida? «È una ciambella di salvataggio, un’enorme opportunità, ringrazio Giogiò che me l’ha offerta». Il peggio è passato? «Sto ancora finendo una pena, spero proprio di sì».

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

10 dicembre 2014

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