INSERITO DA MICHELE PAPPACODA 15/09/2015 E' stato arrestato all'alba, a Poggiomarino (Napoli), dai Carabinieri di Torre Annunziata (Napoli), il presunto assassino di Vincenza Avino, la donna di 35 anni, uccisa ieri sera a Terzigno con colpi di arma da fuoco sparati da un'auto in corsa. Si tratta - si apprende dai Carabinieri - di Nunzio Annunziata, un suo ex compagno. Indagini, ricerche e battute per individuare e bloccare il presunto assassino sono durate tutta la notte. Nunzio Annunziata era fermo con la sua auto davanti a una scuola di Poggiomarino: è lì che lo hanno trovato i carabinieri poco prima delle 6 di questa mattina, dopo una notte di ricerche. L'uomo è stato cercato tutta la notte tra Sarno, Striano, Poggiomarino. Ci sarebbe stato persino un inseguimento, quando i carabinieri lo hanno individuato per strada. L'uomo ha provato a nascondersi dentro il plesso scolastico Tortorelle di via Iervolino, a Poggiomarino e proprio nei pressi della scuola è stato acciuffato Ieri la ex compagna Vincenza è stata seguita in auto, quando è scesa dall’auto lui ha sparato all’impazzata. Enza è stramazzata al suolo. Poi è morta in ospedale. Nunzio è scappato, con la borsa e il telefonino della donna. Poi ha iniziato a minacciare i parenti: «Ammazzo anche voi». L’uomo era stato denunciato più volte. La telefonata di pochi secondi è arrivata poco dopo il raid omicida sul cellulare di Francesco, il fratello di Vincenza Avino, 35 anni, trucidata dall’ex compagno con una scarica di proiettili. «Il prossimo sei tu...». La furia assassina e l’incubo che continua. «Pensate, non è bastato denunciarlo per fermare l’assassino», si sfoga il fratello minore della giovane uccisa. Una frase che condensa tutto l’odio, il rancore, l’astio che hanno armato la mano di Nunzio Annunziata. Una macabra telefonata, arrivata dal cellulare di Vincenza. «Quando ho sentito squillare il telefono – racconta Francesco, il più piccolo di casa Avino – ed ho visto il nome di mia sorella apparire sul display, ho pensato si fosse risvegliata e mi stesse chiamando dall’obitorio. Invece era lui». E il delitto di Terzigno allunga la lista nera: la Campania per il secondo anno consecutivo, si attesta ai vertici per numero di reati contro le donne.
«Il prossimo sei tu». Una telefonata di pochi secondi arriva sul cellulare di Francesco, il fratello di Vincenza Avino, 35 anni, trucidata dall’ex compagno con una scarica di proiettili. «Pensate, non è bastato denunciarlo per fermare l’assassino», si sfoga il fratello minore della giovane uccisa. Una frase che condensa tutto l’odio, il rancore, l’astio che hanno armato la mano di Nunzio Annunziata. Una macabra telefonata, arrivata dal cellulare di Vincenza. «Quando ho sentito squillare il telefono – racconta Francesco, il più piccolo di casa Avino – ed ho visto il nome di mia sorella apparire sul display, ho pensato si fosse risvegliata e mi stesse chiamando dall’obitorio. Invece era lui. Un incubo». «Non è bastato denunciarlo», continua a ripetere anche il papà della vittima che alterna il pianto alle parole. La fuga di Nunzio insistentemente intervallata da telefonate di minacce. Continui squilli di cellulare ai familiari di Enza che sono ormai asserragliati nell’ospedale da dove sono arrivati. Nunzio ha iniziato a comporre i numeri della rubrica e non ha chiamato a casaccio. Prima Francesco, diventato il nuovo bersaglio mentre è sulla rampa del pronto soccorso di Sarno che è blindata dai carabinieri con i mitra spianati. Nessuna auto passa senza la verifica dei militari. Hanno tutti la foto per riconoscerlo subito qualora si avvicinasse all’ ospedale. Il timore è che Nunzio possa arrivare proprio per colpire Francesco. È ancora armato, non è lucido. Cerca ancora sangue. «Ho risposto, non mi ha dato il tempo di parlare. Mi ha detto: Il prossimo sei tu!». Francesco è freddo quando ne parla, ma si morde le labbra dietro una barba folta. Ha gli occhiali scuri che gli velano gli occhi. Legato ad Enza, cercava di proteggerla da quell’amore nato male e finito peggio. Rifiuta le condoglianze di chiunque gli si avvicini. Racconta una storia travagliata non solo per la sorella, ma per tutta la famiglia che non l’ha mai lasciata sola dandole il coraggio di denunciare quei continui appostamenti, i pedinamenti, le minacce di Nunzio. «Se lo avessi ucciso quando voleva lanciare dal balcone mia sorella, ora sarei in carcere. Ma forse mia sorella sarebbe viva», si sfoga Francesco.
La voglia di stare sui social network, condividere foto, divertirsi con le amiche e la paura di quell’ex fidanzato che la perseguitava, non le faceva vivere una vita serena. In Enza Avino condividevano i due sentimenti contrastanti: sapeva che se avesse creato un profilo facebook a suo nome avrebbe scatenato ancora di più le attenzioni dell’uomo che le perseguitava, eppure voleva stare on line come tutti gli altri. Così aveva trovato una soluzione: uno pseudonimo, un profilo falso dove, però, lei postava le sue vere foto. Avevo scelto il nome di una modella, attrice e cantante francese, pressoché sconosciuta in Italia: Joséphine de La Baume. Tra le informazioni si era limitata a scrivere che era nata a Napoli, poi una bugia sulla città in cui viveva, Las Vegas, e un’altra sugli studi: Oxford, dove (sempre stando al profilo facebook) aveva studiato marketing. Notizie false, che servivano a non farsi riconoscere da nessuno tranne che dagli amici fidati. E così spazio alle foto d’estate, con lei a mare, oppure vicino all’aereo che l’avrebbe portata chissà dove per il viaggio dei sogni. E ancora: giornate in palestra, altre con la famiglia nei giorni di Natale, altre ancora in pose spiritose, sorridente seduta su un trono. E tra le varie foto postate, anche un’immagine con un esplicito riferimento all’amore: «Chi ama non tradisce», forse un messaggio messo per caso, forse carico di significato. Come immagine della copertina, invece, la scritta «Dio è grande», a conferma di una fede profonda. (fonte Il Mattino)