INSERITO DA ANGELA CECERE Monza, 16 settembre 2015 - Tutto è pronto. Tra poche settimane Pedemontana aprirà la tratta B1 (Lomazzo-Lentate sul Seveso) sulla Milano-Meda, scaricando il suo peso e quello della tratta A sulla Brianza.
È questa l’unica certezza. Cosa accadrà nell’area della Brianza ovest interessata dall’arrivo del nuovo traffico su un’arteria già oggi al collasso nelle ore di punta, come proseguiranno i lavori, e soprattutto proseguiranno, viste le incertezze finanziarie all’orizzonte del progetto?
Il dibattito è aperto. A luglio la Provincia di Monza e Brianza ha presentato alla Regione una proposta alternativa, un piano B che prevede solo la parte “utile” del progetto, sfrondando costi e interventi. Un’ipotesi che ha trovato un’apertura di credito in Regione, dove l’assessore alle Infrastrutture Alessandro Sorte si è impegnato a studiare il caso. Martedì 22 settembre il dibattito si sposterà dalle sedi istituzionali alla redazione monzese de Il Giorno, che ospiterà un forum su quello che oggi è considerato il problema dei problemi, per le sue conseguenze economiche, viabilistiche, ambientali e urbanistiche sulla vita dei brianzoli. In redazione a discutere con noi arriveranno il presidente della Provincia Gigi Ponti, l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Sorte, l’assessore regionale ad Expo, ex sindaco di Misinto ed ex vicepresidente della Provincia Fabrizio Sala, il sindaco di Lentate sul Seveso Rosella Rivolta, l’ex direttore generale di Pedemontana ed esperto di viabilità Umberto Regalia, e Dario Balotta, responsabile delle Infrastrutture e trasporti di Legambiente Lombardia.
Pochi i soldi e tante le nubi all’orizzonte del colossale cantiere. Il progetto prevede uno sviluppo complessivo di circa 157 chilometri, di cui 67 di autostrada, 20 di tangenziali e 70 di viabilità locale per collegare l’area a nord di Milano, da Varese a Bergamo.
Sulla carta, circa 50 chilometri di asfalto attraversano la Brianza: un piccolo pezzo della tratta B1, dall’interconnessione con la A9 alla Milano-Meda; la tratta B2 da Lentate sul Seveso a Cesano Maderno (9,5 chilometri); la tratta C da Cesano all’interconnessione con la Tangenziale Est/A51 (16, 5 chilometri); e la tratta D dalla Tangenziale Est/A51 all’autostrada A4 (18,5 chilometri).
I conti però hanno cominciato a non tornare e l’opera, un investimento di 4 miliardi e 118 milioni, marcia a fatica. La prima difficoltà riguarda infatti le risorse: finora si è consumato oltre l’80 per cento del contributo pubblico per completare solo il 30 per cento dei lavori. Tutto ciò per un volume di traffico previsto che è drasticamente calato in pochi anni. Siamo passati dalle previsioni del 2009 di 66mila veicoli l’ora (66.658 sul 2025 e 78.767 sul 2035) ai 57mila previsti nel 2013 (57.032 il dato sul 2025 e 62.813 la proiezione sul 2035), con un meno 14 per cento nelle note al Pef del 2013, scese a un meno 42 per cento nel 2015.
Per quanto riguarda la Brianza, l’appaltatore delle tratte B, C e D ha presentato richieste aggiuntive per oltre 2 miliardi di euro e la società ha presentato nel 2013 una proposta di un nuovo piano finanziario che mette in dubbio la tratta D. Intanto i ritardi si sommano: la tratta B1 doveva essere completata per gennaio 2014, abbondantemente in anticipo per Expo, ma l’esposizione è quasi finita e i lavori si stanno concludendo solo ora.
Di qui i timori di Provincia e sindaci della zona: e se il cantiere non dovesse terminare? Chi resterà col cerino in mano? Cosa succederà del traffico in arrivo quando sbarcherà in Brianza?
Ma il problema più grosso resta legato a traffico e pedaggi. "Chi userà davvero la nuova autostrada? - si chiede Umberto Regalia, esperto di viabilità ed ex direttore generale di Pedemontana -. Da un lato il traffico è sovrastimato e l’opera può essere ridimensionata, dall’altro sarà difficilissimo ottenere i finanziamenti, e se anche l’opera fosse realizzata ci troveremmo da qui a qualche anno a pagarne i debiti".
Gli studi sul traffico si basano sul valore economico che l’automobilista dà al proprio tempo. È in base a questo valore che chi guida sceglie quale strada utilizzare: gratis o meno costosa ma più lenta, oppure più costosa ma più scorrevole. Il nuovo studio di Pedemontana fissa questo valore a 15 euro l’ora per le auto e 25 euro l’ora per i camion. "Limitandosi alle auto, che valgono oltre l’80 per cento del traffico di Pedemontana, significa che 15 minuti valgono circa 4 euro e che quindi se il valore del tempo fosse corretto a nessuno verrebbe in mente di farsi 30 minuti di auto in più (valore da manuale 7,5 euro) uscendo a Carugate o Sesto San Giovanni dalla tangenziale est, a Cavaria dalla A8 o a Fino Mornasco dalla A9 per risparmiare una media di 2 euro (corrispondenti a 7,5 minuti di ritardo) o meno (per A8 e A9) come invece avviene massivamente ogni giorno - spiega l’esperto -. Significherebbe anche che nessuno vorrebbe patire il supplizio quotidiano della tangenziale est quando l’adiacente TEM per meno di 6 euro fa risparmiare ben più di mezz’ora".
Gli automobilisti i conti li sanno fare. "Se la tratta media percorsa su Pedemontana è di 18,5 chilometri (il 99 per cento degli utenti di Pedemontana non la percorre interamente) e se il 65 per cento degli utenti la utilizza oltre 20 volte al mese, due terzi percorrono in media 37 chilometri al giorno per cinque giorni la settimana, che corrispondono ad oltre 150 euro al mese di costo della sola tariffa autostradale, pari al 10 per cento di una retribuzione media netta", spiega l’esperto.
La conclusione: "È un costo insostenibile per la generalità dei pendolari, che dispongono di alternative più lente ma gratuite, che sicuramente non rispettano il criterio del valore del tempo utilizzato nello studio, ma che altrettanto sicuramente saranno preferite, a danno della remuneratività di Pedemontana, esattamente come si verifica per TEM e BreBeMi".
di Monica Guzzi
IL GIORNO
17.09.2015 13.57