INSERITO DA MORENA MOTTA Ore 9:30. L'incognita sulla riapertura delle Piazze cinesi si risolve con un leggero ribasso, ma a indossare i panni della protagonista nell'avvio della settimana dei mercati è la Borsa di Tokyo, che chiude con un risultato record (+7,16%) e numerose grandi azioni, da Nomura a Panasonic, in rialzo in doppia cifra. Un buon viatico per i mercati europei, che trattano positivi: Milano sale del 3,25% con le banche protagoniste e si riporta sopra 17mila punti. Londra cresce dell'1,6%, Parigi del 2,25% e Francoforte del 2,15%. Shanghai, chiusa durante la scorsa ottava per il Capodanno cinese, limita le perdite allo 0,63%, Shenzhen tiene la pari e Hong Kong risale del 3%.
Si restringe, dopo le recenti fiammate, lo spread tra Btp e Bund. Il differenziale di rendimento tra i decennali italiani e i pari durata tedeschi apre la seduta a 133 punti base, dai 138 della chiusura di venerdì. Flette anche il rendimento che passa dall'1,65%. L'euro tratta in leggero ribasso a 1,1207 dollari, dopo i forti rialzi della settimana scorsa. I deludenti dati sul Pil nipponico pesano sul super yen, che arretra a quota 113,82 sul biglietto verde e a 127,54 sulla moneta comune.
A sottolineare la fase di estrema volatilità dei mercati, capaci di pesanti ribassi e successivi rimbalzi, c'è il fatto che le notizie dal fronte macroeconomico del Sol Levante non sono state certo positive. Quello di Borsa è stato dunque un movimento speculativo e tecnico, dopo la peggior settimana degli ultimi sette anni, chiusa a -11%. Come accennato, i dati sul Pil del Giappone hanno registrato una nuova fase di contrazione per l'economia, in calo dello 0,4% nel periodo da ottobre a dicembre, con consumi deboli malgrado la politica espansiva messa in atto dal governo nipponico negli ultimi tre anni. Nell'intero 2015, la crescita del Pil si è limitata allo 0,4%. Le rilevazioni dell'ultimo trimestre hanno mostrato una flessione annua dell'1,4%, più marcata rispetto alle previsioni degli analisti interpellati dall'agenzia Bloomberg, di un meno 0,8%. La diminuzione dei consumi dello 0,8%, che da soli contribuiscono al 60% del Pil, e la crescita fiacca dei salari non consentono alle riforme del premier Shinzo Abe il raggiungimento dell'obiettivo di una ripresa dell'inflazione al 2% e l'uscita definitiva dalla spirale deflattiva che attanaglia la terza economia mondiale da quasi vent'anni. In questo senso si sono indirizzate le attenzioni della Banca centrale del Giappone, che ha sorpreso tutti muovendo recentemente i tassi sui depositi in negativo; probabile, a questo punto, che salti di nuovo il programmato aumento dell'Iva (dall'aprile 2017) dall'8 al 10%. In calo anche le esportazioni (-0,9%) su una debole domanda tanto dagli Usa quanto dalla Cina.
Proprio l'economia di Pechino ha registrato nuovi segnali di contrazione del commercio, sul quale pesa la debolezza della domanda sia esterna che interna. A gennaio le esportazioni cinesi sono scese dell'11,2% rispetto allo stesso mese del 2015, per un valore di 177,5 miliardi di dollari. Le importazioni sono invece calate del 18,8% tendenziale a 114,2 miliardi di dollari. La bilancia commerciale cinese è risultata così in attivo di 63,30 miliardi di dollari.
L'agenda macroeconomica occidentale prevede la relazione di Mario Draghi, il governatore Bce, alla commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo. Da Bankitalia si attendono i dati sul debito pubblico, mentre Wall Street e l'attività Usa sono fermate dalla festività del Presidents Day. La Borsa Usa è reduce dalla seconda settimana consecutiva di cali, ma la seduta di venerdì era stata positiva con il Dow Jones in rialzo del 2%.
A spiegare quel rally c'era anche il recupero del petrolio, che oggi si muove in lieve flessione sui mercati asiatici, mentre l'Iran si prepara a effettuare le prime consegne ai clienti europei dopo la rimozione delle sanzioni.
Il light crude Wti di New York perde 19 cent a 29,25 dollari al barile, il Brent di Londra cede 10 cent a 33,26 dollari al barile. L'oro è in ribasso a 1.214,68 dollari dopo aver toccato l'11 febbraio scorso i 1.263,48 dollari l'oncia, ai massimi da un anno.
FONTE di Raffaele Ricciardi LA REPUBBLICA