INSERITO DA MICHELE PAPPACODA MODENA. I soldi ci sono e li ha messi a disposizione la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Novantamila euro per rendere impenetrabili, con sistemi di sicurezza, una settantina di chiese dell'Arcidiocesi Modena-Nonantola, partendo con un progetto per 20 edifici sacri: due a Modena, 11 in montagna, tre nella pedemontana e quattro in pianura. Un'operazione necessaria, dopo il furto del grande dipinto “Madonna con Bambino e Santi” del Guercino, il 13 agosto 2014, nella centralissima chiesa di San Vincenzo, in corso Canalgrande. Un audace ed eclatante colpo, cui si aggiungono altri soprattutto nelle chiese di montagna. E' cosa buona e giusta che si intervenga, ma sulle modalità “l'allarme” viene dall'ingegnere Adalberto Biasiotti, esperto Unesco per la protezione dei beni culturali, che di recente ha provveduto al progetto di sicurezza del sito archeologico di Cirene, in Libia.
Quali le indicazioni, dettate dalla sua lunga esperienza nel mondo?
«L'acquisizione degli impianti deve avvenire su un’analisi di rischio per singolo insediamento, e nel quadro di una procedura competitiva di aggiudicazione che permetta alle aziende del settore di presentare offerte ottimatizzate, in perfetta sintonia con le ripetute indicazioni dell'autorità anticorruzione, presieduta da Raffaele Cantone».
Perché l'analisi di rischio sia perfetta...
«Occorre che l'analisi sia condotta per ogni edificio religioso, perché ognuno di essi ha problemi specifici: se si trova in una zona isolata, se ha abitazioni nelle vicinanze oppure una canonica occupata e adiacente. Allora si può decidere la tipologia di impianto da installare: di tipo antintrusione o di videosorveglianza. Ma sempre secondo le norme europee. A questo protocollo si è attenuto l'Unesco che ha aggiudicato la fornitura di 50 impianti antintrusione per siti culturali in Libia».
Il Comando Tutela Patrimonio Artistico dei carabinieri può dare un contributo per risolvere il problema?
«Certo, un contributo prezioso nello sviluppare l'analisi di rischio, ma non ha i poteri per determinare gli aspetti tecnici della gara d'appalto. E' necessario buonsenso per aggiudicare la gara. Offerta vantaggiosa non vuol dire al prezzo più basso ma risultato, da parte di una commissione di esperti, di una valutazione sia tecnica che economica"»
Ma lei non è stato coinvolto per una consulenza, lo scorso anno, dall'Arcidiocesi?
«In giugno 2015 ho consegnato all'Arcidiocesi due progetti di analisi di rischio e strategia di difesa per una chiesa del Frignano e un'altra della Bassa che hanno problemi diversi. Un lavoro fatto, senza compensi, su loro invito, di cui non mi è stato detto più nulla...».
Sarebbe ancora disponibile a dare il suo aiuto?
«L'ho già fatto e continuerò, se me lo chiedono, a farlo, da buon cristiano. Un'attività volontaria per la mia città, come da decenni sono impegnato con l'Avis».
Quali sono le sue preoccupazioni?
«È necessario che gli impianti siano a regola d'arte e soddisfino non le esigenze di profitto dell'installatore, ma quelle di vera protezione dei beni culturali che avviene anche lanciando l'allarme ad un ente: non alle forze dell'ordine oberate di
lavoro, ma ad un istituto di vigilanza. Sconsigliabile che le immagini dell’impianto di videosorveglianza arrivino sullo smartphone del parroco, perché possa, con gravi rischi, intervenire. Pieno di saggezza il messaggio del nostro arcivescovo: “non basta fare il bene, bisogna farlo bene”».
di Michele Fuoco LA GAZZETTA DI MODENA