Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sarà un intervento graduale. Il risultato dopo un lavoro di mappatura degli edifici pubblici in centro e in periferia DESIO. Addio alle barriere architettoniche: a Desio sono stati approvati il Peba e il Pau. Durante il consiglio comunale del 29 luglio sono stati approvati i Piani di eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici e negli spazi pubblici, così da rendere la città accessibile a tutti. Un abbattimento graduale, che avviene in seguito alla mappatura delle barriere presenti a Desio, l’individuazione di opere di adeguamento e, infine, una valutazione economica dei costi di realizzazione. Sono stati messi sotto la lente di ingrandimento gli edifici pubblici e quelli d’interesse pubblico (laddove si erogano servizi), ma anche itinerari, percorsi e spazi urbani come aree attrezzate a verde, aree e per attività del tempo libero e sportive, fermate trasporto pubblico… Il piano ha preso in esame tutta la città. Sono state individuate le utenze: in particolare bambini, gli anziani, i disabili in carrozzina, i disabili temporanei e le persone con deficit visivo e/o uditivo. Il piano approvato è lo strumento guida per gli interventi di abbattimento delle barriere architettoniche, per le progettazioni future per garantire nel tempo l’adeguamento che tutti auspichiamo e che consentirà alla prossima amministrazione di poter implementare progettualità in vista di eventuali Bandi di finanziamento. “Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto, qualcuno ci ha accusati di essere arrivati tardi, noi respingiamo fortemente questa critica perché l’amministrazione, negli anni, è intervenuta in maniera puntuale per eliminare alcune criticità – dichiara Jennifer Moro, vicesindaco di Desio - Non è vero che, fino ad oggi, non è stato fatto nulla e che questa amministrazione non è intervenuta sul tema delle barriere architettoniche. Diversi interventi di abbattimento delle barriere architettoniche sono stati eseguiti contestualmente agli interventi di manutenzione straordinaria, programmata sugli spazi pubblici sui quali siamo intervenuti. Il quadro emerso prevede un costo di più di 3 milioni di euro, una cifra molto importante, anche per un comune virtuoso come il nostro. La legge prevede che solo il 10% degli oneri di urbanizzazione sia destinato all’abbattimento delle barriere, parliamo quindi di somme irrisorie, tenuto conto del fatto che gli oneri, come tutti sanno, sono diminuiti nel corso degli anni: servono quindi risorse diverse e finanziamenti di altra natura. L’adozione del piano - e l’abbattimento delle barriere che ne deriverà “. MONZATODAY
INSERITO DA MIKI PAPPACODA La Gelbison inarrestabile sul fronte mercato piazza un altro colpo. L’attacante Fabio Oggiano vestirà la maglia rossoblù. L’accordo con il giocatore è arrivato nel giorno dell’inizio della preparazione e da domani l’atleta sarà a disposizione di Mister Gianluca Esposito. Nato a Sassari l’8 Luglio 1987, Oggiano arriva dall’Acr Messina, neo promossa in Lega Pro, e ha vestito le maglie di Alghero, PortoTorres, Forlí, Terracina, Olbia, Viterbese, Reggina, Lumezzane, Cavese, Taranto e Albalonga. Una lunga esperienza in cui ha sempre messo a disposizione le sue grandi doti tecniche. Si è particolarmente distinto per la sua qualità finalizzativa. A Terracina nella stagione 2013-2014 mise a segno 15 gol in 28 partite. Ora l’attaccante è pronto a scendere in campo con Gelbison. Questa mattina l’accordo e la stretta di mano con il Presidente Maurizio Puglisi e il direttore Sportivo Nicolò Pascuccio. «Indossare la maglia rossoblù - dice Oggiani - significa far parte di una importante realtà. È un onore per me appartenere ad una società seria ed organizzata come la Gelbison. Essere qui rappresenta tanto, ma soprattutto una grossa responsabilità». LA CITTA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il Borghetti sì ma solo rispettando il metro di distanza in attesa del proprio turno alla bouvette. Le bandiere no. E gli striscioni forse: dovranno essere autorizzati. E i biglietti? Si potranno comprare soltanto da casa. Il mondo che riparte provando a convivere al meglio contro quel “mostro invisibile” chiamato Covid cambia tutto. Pure le abitudini di chi vorrà (ri)tornare allo stadio per guardare dal vivo una partita. È già una vittoria riuscire a esser nuovamente presenti sugli spalti di un impianto sportivo e spingere - in modalità certamente inedite rispetto al passato - i propri beniamini dopo aver assistito per più d’un anno e mezzo allo spettacolo - spesso triste, sempre silenzioso - del calcio in tv senza la sua gente. Senza l’essenza che lo rende unico. Un anno e mezzo: è il tempo trascorso da Salernitana-Venezia, l’ultima aperta al pubblico all’Arechi (non ce ne vogliano i mille di Salernitana-Ascoli dello scorso campionato, ma quell’esperimento-unicum non fa testo). di Alessandro Mosca LA CITTA
INSERITO DA MORENA MOTTA Violento impatto nella tarda serata di ieri fra Castellammare di Stabia e Santa Maria la Carità. Un giovane 25enne alla guida di uno scooter, per cause ancora da accertare, ha perso il controllo finendo la sua corsa rovinosamente sull'asfalto. Al momento le sue condizioni sono gravissime tanto che è stato disposto il trasferimento all'ospedale Del Mare dopo le prime cure del San Leonardo. Sul caso indagano gli agenti della polizia municipale di Castellammare di Stabia che stanno facendo luce sulla dinamica, acquisendo anche le immagini del sistema di videosorveglianza. Secondo una prima ricostruzione, il 25enne avrebbe colpito un'auto guidata da una donna che procedeva in direzione opposta prima di cadere violentemente sull'asfalto sbattendo la testa. Ma saranno i caschi bianchi a definire l'esatta dinamica dell'incidente ascoltando i presunti testimoni e anche effettuando i rilievi.
INSERITO DA MORENA MOTTA C'era una volta un commerciante, così ricco che avrebbe potuto ricoprire tutta la strada principale e anche un vicolino laterale di monete d'argento, ma naturalmente non lo fece: sapeva come usare il suo denaro; se dava uno scellino, otteneva un tallero; era proprio un commerciante e come tale morì.
Il figlio ereditò tutti i suoi soldi e visse spensierato, andava alle feste ogni notte, costruiva aquiloni con le banconote e lanciava monete d'oro sul lago per farle rimbalzare invece di usare le pietre, perché naturalmente i soldi saltavano meglio; alla fine non gli restarono che quattro scellini, non aveva vestiti al di fuori di un paio di pantofole e una vecchia vestaglia. Ai suoi amici non importò più nulla di lui, dato che non potevano più uscire insieme per le strade; solo uno di loro, che era buono, gli mandò un vecchio baule e gli disse: «Fai i bagagli!». Facile a dirsi! ma egli non aveva nulla con cui fare i bagagli, così si mise lui stesso nel baule.
Era un baule strano. Non appena si premeva la serratura, il baule si sollevava e volava; e infatti si mise a volare attraverso il camino in alto sopra le nuvole, sempre più lontano. Il fondo scricchiolava, e lui temeva che si rompesse, in quel caso avrebbe proprio fatto un bel volo! Il Signore ci protegga! e così arrivò nella terra dei turchi. Nascose il baule nel bosco sotto le foglie secche e se ne andò in città; lì lo poteva fare, perché in Turchia andavano in giro tutti, come lui, con la vestaglia e le pantofole. Così incontrò una balia con un bambinetto. «Ascolta, balia turca!» disse «che cos'è quel grande castello vicino alla città, che ha le finestre così alte?»
«Ci vive la figlia del re!» fu la risposta «è stato predetto che diventerà molto infelice a causa di un fidanzato, e per questo nessuno può andare da lei, se non ci sono anche il re e la regina.»
«Grazie!» rispose il figlio del commerciante, e così se ne tornò nel bosco, si mise nel baule, volò sul tetto e poi entrò dalla finestra fino alla principessa.
La principessa era sdraiata sul divano e dormiva, era così graziosa che il figlio del commerciante dovette baciarla;;lei si svegliò e si spaventò molto, ma lui raccontò di essere il dio dei turchi e di essere sceso dall'aria fino a lei, e lei ne fu molto contenta.
Così sedettero uno vicino all'altra, lui le narrò fiabe sui suoi occhi: erano laghi bellissimi e scuri, e i pensieri vi nuotavano come sirene; e poi raccontò della fronte, che era una montagna di neve con meravigliose sale e quadri, e poi le narrò della cicogna che porta i cari bambini.
Erano delle storie bellissime! Allora le chiese di sposarlo e lei subito accettò.
«Ma dovete tornare qui sabato» aggiunse «quando ci saranno da me il re e la regina a prendere il tè. Saranno molto orgogliosi all'idea che io sposerò il dio dei turchi, ma dovete raccontare una bellissima storia, perché a loro piacciono tanto mia mamma vuole che siano classiche e morali, mio padre invece le preferisce divertenti, che facciano ridere.»
«Sì, non porterò altro in dono alla sposa che una storia!» rispose il ragazzo, e poi si separarono, ma prima la principessa gli donò una sciabola intarsiata di monete d'oro, che gli fecero proprio comodo.
Volò via, acquistò una nuova vestaglia e sedette nel bosco, pensando a una storia; doveva essere pronta per sabato, e non era facile.
Alla fine la storia fu pronta, e era proprio sabato.
Il re e la regina e tutta la corte lo aspettavano bevendo il tè presso la principessa. Come venne ricevuto bene!
«Volete raccontarci una storia?» chiese la regina «ma che sia significativa e istruttiva!»
«Ma che faccia anche ridere!» aggiunse il re.
«Certamente» rispose lui, e cominciò a raccontare. Ascoltiamola anche noi adesso.
«C'era una volta un mazzetto di fiammiferi, che erano molto fieri di appartenere a una nobile famiglia, il loro albero di origine, il grande pino, di cui erano solo un piccolissimo rametto, era stato un antico e maestoso albero del bosco. Ora i fiammiferi si trovavano su una mensola tra un acciarino e una vecchia pentola di ferro, e per loro si misero a raccontare della loro infanzia. "Al tempo dei nostri anni più verdi," dicevano "ci trovavamo proprio su un albero verde! Ogni mattina e ogni sera avevamo del tè di diamanti, che era la rugiada, e durante il giorno avevamo i raggi del sole, quando il sole splendeva, e tutti gli uccellini ci raccontavano delle storie. Sapevamo di essere anche ricchi, perché gli altri alberi erano vestiti solo d'estate, mentre la nostra famiglia poteva permettersi vestiti verdi sia d'estate che d'inverno. Poi giunsero dei boscaioli che fecero una gran rivoluzione, e la nostra famiglia venne dispersa. Il tronco principale diventò un albero maestoso in una nave bellissima che poteva navigare intorno al mondo, se lo voleva, gli altri rami andarono in luoghi diversi, e noi abbiamo avuto l'incarico di accendere la luce per la gente vile; per questo noi, che siamo gente aristocratica, siamo arrivati fin qui in cucina."
«"A me invece è capitato in un altro modo" disse la pentola di ferro vicino alla quale si trovavano i fiammiferi. "Da quando sono nata sono stata bollita e raschiata moltissime volte! Devo occuparmi di cose concrete e, a dire il vero, sono io la più importante della casa. La mia unica gioia è, dopo il pranzo, stare qui sulla mensola ben pulita a chiacchierare con i compagni; ma noi viviamo sempre in casa, a parte il secchio dell'acqua che ogni tanto è portato nel cortile. Il nostro unico informatore è la borsa della spesa, ma quella si agita sempre nel parlare del governo e del popolo; addirittura l'altro giorno c'era una vecchia pentola che per lo spavento è caduta e s'è rotta! Quella è una liberale, ve lo dico io!"
«"Tu parli troppo" esclamò l'acciarino e batté sulla pietra focaia per far scintille. "Perché non ci divertiamo questa sera?"
«"Sì, vediamo chi di noi è più distinto!" suggerirono i fiammiferi.
«"No, a me non piace parlare di me stessa!" disse la pentola di coccio. "Organizziamo invece una vera serata! Comincio io: vi racconto una storia che noi tutti abbiamo vissuto; così è facile immedesimarvisi, e poi è divertente. Presso i faggi danesi che si trovano lungo il Mar Baltico..."
«"È un inizio bellissimo!" esclamarono tutti i piatti "sarà sicuramente una bella storia."
«"Sì. Là trascorsi la mia giovinezza, presso una famiglia tranquilla. I mobili venivano lucidati, il pavimento veniva lavato e cambiavano le tendine ogni quindici giorni."
«"Com'è interessante quello che raccontate!" disse il piumino per spolverare. "Si sente subito che è una signora quella che racconta! c'è un'aria così pulita nelle sue parole!"
«"Sì, è vero!" disse il secchio dell'acqua, e saltellò di gioia così che l'acqua schizzò sul pavimento.
«E la pentola continuò a raccontare e la fine fu bella come l'inizio.
«Tutti i piatti tintinnavano per la gioia, il piumino prese del prezzemolo dal secchio di sabbia e incoronò la pentola, perché sapeva che avrebbe fatto rabbia agli altri, e "se io la incorono oggi" pensava "domani mi incoronerà lei."
«"Adesso vogliamo ballare!" esclamarono le molle del camino e ballarono. Dio mio! come sollevavano le gambe! La vecchia fodera della sedia nell'angolo rideva a crepapelle nel vederle! "Possiamo essere incoronate anche noi?" chiesero le molle e lo furono.
«"Non è altro che popolino!" pensavano i fiammiferi.
«Adesso doveva cantare la teiera, ma era raffreddata, o almeno così disse, non poteva cantare se non bolliva, ma non era che mania di grandezza: voleva cantare solo quando si trovava a tavola con gli invitati.
«Vicino alla finestra c'era una vecchia penna d'oca, con cui la domestica scriveva; non aveva nulla di strano, eccetto che era stata immersa troppo nel calamaio, ma di questo era orgogliosa. "La teiera non vuole cantare?" esclamò "non fa niente, qui fuori c'è una gabbia con un usignolo, che sa cantare; lei invece non ha mai imparato, ma non parliamo male di lei questa sera!"
«"Io penso che sia molto sconveniente" disse il bollitore, che era il cantante della cucina e il fratellastro della teiera "dover sentire un uccello estraneo. Vi pare patriottico? Lasciamo giudicare dalla borsa della spesa."
«"Sono proprio arrabbiata!" disse la borsa "così arrabbiata che non potete immaginare! è forse un bel modo di trascorrere la serata? non è meglio mettere un po' in ordine la casa? Ognuno dovrebbe tornare al suo posto e io dirigerei il tutto sarebbe diverso!"
«"Sì, facciamo un po' di ordine!" dissero tutti. In quel mentre si aprì la porta. Era la domestica, e tutti rimasero quieti, nessuno fiatò; ma non c'era una sola pentola che non fosse conscia di quello che avrebbe potuto fare e non se ne sentisse orgogliosa. "Sì, se avessi voluto" pensavano "sarebbe stata una serata divertente!"
«La domestica prese i fiammiferi e accese il fuoco. Dio mio! come crepitavano e che fiamma!
«"Adesso ognuno può vedere che noi siamo i più importanti!" pensavano i fiammiferi "e che splendore, che luce abbiamo!" e già erano tutti consumati.»
«Che bella storia» esclamò la regina «mi sono proprio sentita in cucina con i fiammiferi. Sì, tu avrai nostra figlia.»
«Certo!» aggiunse il re. «Sposerai nostra figlia lunedì.» Ormai gli dava del tu, dato che doveva far parte della famiglia.
Il matrimonio era stato fissato e la sera prima la città venne tutta illuminata: volavano in aria ciambelline e maritozzi; i monelli di strada si alzavano in punta di piedi per prenderle e urlavano Urrà! e fischiavano con le dita; era semplicemente meraviglioso!
"Anch'io devo fare qualcosa!" pensò il figlio del commerciante, e comprò dei razzi illuminanti, dei petardi e tutti i fuochi artificiali che si potessero immaginare, li mise nel baule e volò in alto.
Rutsch! come funzionavano bene! e che scoppi!
Tutti i turchi saltavano in aria a ogni scoppio e le pantofole gli arrivavano fino alle orecchie: un tale spettacolo non l'avevano mai visto prima. Adesso capivano che era proprio il dio dei turchi che doveva sposare la principessa.
Quando il figlio del commerciante ridiscese col suo baule nel bosco pensò: "Voglio andare in città a sentire che cosa dicono di me!," e era naturale che avesse voglia di farlo.
Quali cose raccontava la gente! ognuno di quelli a cui domandava l'aveva visto in modo differente, ma a tutti era parso straordinario.
«Io ho visto il dio dei turchi in persona!» raccontò uno. «Aveva occhi che splendevano come stelle e una barba come l'acqua spumeggiante!»
«Volava avvolto in un mantello di fuoco» diceva un altro.
«Bellissimi angioletti spuntavano dalle pieghe.»
Sì, sentì dire delle cose bellissime e il giorno dopo doveva esserci il matrimonio.
Tornò nel bosco per infilarsi nel baule, ma dov'era finito? Il baule era tutto bruciato. Una scintilla dei fuochi artificiali vi era caduta sopra, aveva appiccato il fuoco, e ora il baule era diventato cenere. Lui non era più in grado di volare, non poteva più raggiungere la sua sposa.
Lei rimase tutto il giorno sul tetto a aspettare; sta aspettando ancora mentre lui gira per il mondo e racconta storie, che però non sono divertenti come quella che aveva raccontato sui fiammiferi.
INSERITO DA MORENA MOTTA Dio egizio, originariamente il dio poliade di Menfi, inteso anche come personificazione del suolo menfitico (o universalmente della terra). Nell'Antico Regno è già identificato con Sokaris, il dio della necropoli di Menfi: Ptah-Sokaris unifica, in tal modo, la città dei vivi con la città dei morti. Un'ulteriore identificazione, che muove da Osiride come dio dei morti, porta al costrutto Ptah-Sokaris-Osiride, quale divinità trascendente Menfi e, ormai, panegiziana. A partire dal Nuovo Regno riacquista una sua individualità: è lo sposo della dea Sekhmet e il padre del dio Nefertum; viene raffigurato in forma antropomorfa. Nella cosiddetta Teologia menfita, Ptah appare come un creatore trascendente il creato: una funzione del pensiero; egli opera con il cuore (la sua volontà) e con la lingua (la parola efficace). Ma, a un altro livello, troviamo che Ptah crea l'uomo con l'argilla, operando come un vasaio. A questo livello egli diventa il protettore degli artigiani e, come tale, venne identificato dai Greci con il loro Efesto.
INSERITO DA MORENA MOTTA Questo simpatico roditore è ben conosciuto e annoverato nella tradizionale fauna di montagna. Presenta una pelliccia molto folta che sfuma tra il grigio ed il brunastro, con variazioni individuali.
È un animale sociale, che vive in colonie a carattere familiare. La conformazione di piccole dimensioni, fino ad un massimo di 5-6 kg di peso, con zampe corte e robuste la rende idonea a costruire reti di gallerie scavate freneticamente nel terreno. Queste possono avere usi diversi: alcune corte e a fondo cieco vengono utilizzate per sfuggire ai predatori, come aquile e volpi; altre, più articolate e dalle molteplici concamerazioni, sono finalizzate al parto dei cuccioli come pure a trascorrervi lunghi sonni durante la fase del letargo invernale.
È un animale diurno che nelle lunghe giornate estive si dedica alla nutrizione, ai rapporti sociali, alla pulizia della pelliccia… Una forma di protezione collettiva è costituita dalla “sentinella”: alcuni individui, in posizione ottimale, osservano attentamente il territorio circostante. All’arrivo di potenziali predatori, la sentinella lancia “fischi” di allarme per avvisare l’intera colonia.
Si ciba prevalentemente di erbe, radici e granaglie che consuma abbondantemente durante tutta l’estate. Il grasso accumulato sarà fondamentale per superare al meglio la stagione invernale durante la fase letargica. L’accoppiamento avviene generalmente in primavera e i cuccioli escono dalla tana verso i primi di luglio.
Distribuzione e habitat
L’areale di distribuzione copre l’intero arco alpino, ma popolazioni cospicue sono presenti anche su Appennini, Pirenei, Massiccio Centrale. La specie colonizza fasce altitudinali diverse, con un range complessivo che va dai 1300 m a oltre 2500 m di quota. Vengono privilegiate praterie ben soleggiate, dove le forme arboree si diradano o scompaiono del tutto e dove abbondano erbe variegate e succulente.
Quanto è bello rosicchiar
Come per altri roditori, anche nella marmotta i denti incisivi si accrescono per tutta la vita. Vanno pertanto consumati giornalmente rosicchiando cibo o materiali consistenti.
FONTE www.areeprotettealpimarittime.it di Marco Dogliotti
INSERITO DA MORENA MOTTA E' tempo di vita, e dopo Castelvolturno tocca ad Ascea. Lo scorso 8 agosto, il primo dei 16 nidi di tartarurga caretta caretta deposto sul litorale casertano ha dato alla luce i primi piccoli. E mentre continua la schiusa di Castelvolturno, è iniziata anche la schiusa del primo nido di Ascea.
Secondo il personale della stazione zoologica Anton Dohrn sarebbero già 100 le tartarughe nate finora, quasi equamente ripartite tra i due siti. Tantissime le associazioni e gli enti coinvolti, tra cui ENPA - Ente Nazionale Protezione Animali LIPU Tartarughe Marine in Campania, l'area marina Punta Campanella, Legambiente Campania, WWF Italia, Associazione ARDEA, Area Marina Protetta Regno di Nettuno.
E' certamente un anno da record per le coste campane che contano ben 48 nidi deposti, la maggior parte in Cilento. Ogni tartaruga può deporre più nidi in una stagione di nidificazione. Per cui i 48 nidi campani sono stati deposti almeno da una decina di Tartarughe diverse, ma forse molte di più. Da ogni nido, si fa una analisi genetica, "quindi solo a fine stagione, sapremo quante femmine nidificanti hanno deposto." Fanno sapere i volontari. Ogni nido contiene mediamente dalle 50 alle 150 uova. Per cui in tutta la Campania, il totale delle uova si aggira intorno alle 4.800.
Dopo un lungo e ricco perioso di deposizione si può dire ufficialmente iniziata la stagione della schiusa. Migliaia di tartarughine sono pronte a correre verso il mare. Certo uno spettacolo emozionante ma i volontari sottolineano: "Se volete sapere le date delle schiuse, ci spiace, ma come già detto, non possiamo incoraggiare assembramenti. Pertanto, per non creare problemi di ordine pubblico, anche quest' anno siamo impossibilitati a dichiarare le date e pubblicheremo le notizie e le foto e video delle schiuse, soltanto il giorno dopo e non in Real Time. Ci auguriamo che l' anno prossimo, non solo potremo dirvi le date, ma potremo anche abbracciare ad uno ad uno tutti voi che ci stimate e ci sostenete!!"
INSERITO DA MORENA MOTTA I militari appartenenti alla Stazione Carabinieri Forestale di Castel Volturno, congiuntamente al personale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno di Portici e dell’A.S.L. Servizio Veterinario Area “C” di Capua, si sono portati presso l’azienda bufalina, sita in via Bonifica nell'agro del comune di Grazzanise, dove nel corso della constatazione dello stato dei luoghi hanno accertato delle problematiche ambientali in relazione alle gestione dei reflui zootecnici e sulle acque di dilavamento del piazzale che sono state sottoposte a campionamento.
Inoltre, i militari hanno, inoltre, riscontrato l’avvenuta esecuzione di interventi in assenza di permesso di costruire, in totale difformità o con variazioni essenziali, in quanto il titolare dell’allevamento stava realizzando abusivamente una parete in cemento armato di forma rettangolare, risultata ancora non ultimata, avente una superficie complessiva di circa 260 mq, posta lungo il perimetro del preesistente lagone di stoccaggio dei reflui zootecnici.
Pertanto, i militari hanno proceduto al sequestro probatorio e preventivo dell’intero lagone nominando custode giudiziario il titolare dell’azienda che è stato denunciato in stato di libertà per i reati in precedenza indicati.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA È partita ufficialmente la nuova stagione dell’Unione Sportiva Agropoli. La società, giunta quest’anno al centenario della sua fondazione, ieri pomeriggio ha presentato i nuovi quadri e il tecnico, Giuseppe Cianfrone, già vice di Carmine Turco nella mini stagione appena conclusa. «Ringrazio la società che ha dato continuità al lavoro dello scorso anno - ha detto il mister - ed i presidenti Volpe ed Infante per aver puntato su di me. Penso di essere l’unico tecnico ad aver anche giocato in tutte le categorie del calcio dilettantistico. Sono anche io quindi nella storia dell’Agropoli. L’idea è quella di mettere in campo una squadra che punti al dominio del gioco, che è quella che mi ha sempre accompagnato nella mia carriera di tecnico. Non voglio fare proclami, ma dare il massimo penso che sia doveroso: da parte mia, in quanto agropolese, e da parte dei calciatori». Carico anche il presidente Nicola Volpe: «Vorrei che lo spirito di fratellanza continui anche quest'anno. Faccio un appello alla città: bisogna stare vicini a questi ragazzi che scenderanno in campo. Non è più il tempo di progetti annuali, ma di costruire per Agropoli qualcosa di duraturo nel tempo». Ugo Schiavo, direttore generale, si è soffermato sul mercato: «Stiamo puntando su un portiere over come Cetrangolo, che potrà dare una mano al mister, e su un estremo difensore under per poter dare più soluzioni al tecnico in base alla gare. A mio avviso, manca ancora qualcosina per completare la rosa: il nostro mercato non è certamente finito. È vero che abbiamo allestito una rosa di esperienza, ma possiamo vantare un bel pacchetto di giocatori under. L’allenatore in seconda Liguori mi ha confermato che al raduno dei ragazzi si sono presentati in 40. Stiamo lavorando per far svolgere al nostro staff i compiti al meglio». E sugli obiettivi, il direttore generale Scghiavo non si nasconde: «Puntiamo a vincere il campionato e tornare in serie D. La piazza di Agropoli lo merita. Questa è una città che avrebbe le strutture per giocare anche in Lega Pro. Il nostro è un progetto pluriennale fatto per portare l’Unione Sportiva Agropoli più in alto possibile». Bruno Marinelli LA CITTA