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SEZ. VARIE NEWS OROSCOPO DEL 14.08.2021 A CURA DI MIKI PAPPACODA

14 Agosto 2021, 09:46am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA  Ariete – Grazie all’intuito riuscirete a muovervi nella direzione giusta. Vi affascinano le persone enigmatiche.
Toro – Se non imparerete a organizzarvi finirete con l’essere dispersivi. In amore tornate sui vostri passi.
Gemelli – Nella professione cercate di sfruttare al massimo questo periodo. In amore non sbilanciatevi.

Cancro – Vi sentite pieni di energia e voglia di agire: nessun ostacolo è insormontabile. Bene il cuore.
Leone – Mettete a frutto la vostra sagacia per affrontare situazioni difficili. In amore splende il sole.
Vergine – Tutto dovete fare fuorché prendere decisioni precipitose. In amore vi siete sbilanciati fin troppo.
Bilancia – Buona occasione nel lavoro: non si ripresenterà facilmente. In amore cominciate a sciogliervi.
Scorpione – Collaborate meglio che potete con i superiori. Cautela in amore, c’è pericolo di scottarsi troppo.

Sagittario – Chiudete le trattative prima di pensare a nuove iniziative. In amore siete poco affidabili.
Capricorno – Nella professione i segnali che vi arrivano sono ambigui. Momenti esaltanti in amore.
Acquario – Avete un fiuto straordinario per gli affari ma quanto a diplomazia siete carenti. Amore sofferto.
Pesci – Maggiore attenzione e prudenza nelle decisioni da prendere. Situazione sentimentale complicata

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NEWS ITALIA E DAL MONDO "Ecco le ragioni della caduta dell'Afghanistan". Intervista al generale Battisti

14 Agosto 2021, 09:40am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti

INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Giorgio Battisti è stato il primo comandante del contingente italiano in Afghanistan. A Herat i suoi soldati hanno lavorato per la ricostruzione del Paese che oggi è sempre piu in mano ai talebani, arrivati a 50 chilometri da Kabul. La sua analisi, i suoi ricordi e anche la sua commozione in un'intervista all'Agi 

AGI - La guerra è un'esperienza che segna l'anima per sempre. Giorgio Battisti è un generale dell'Esercito che l'ha vista tutta, brutta, sporca, cattiva, piena di eroismi che non fanno notizia ma restano nel cuore. È stato il primo comandante del contingente italiano in Afghanistan, ha sulle spalle tante missioni, molti anni della sua vita in prima linea, la mente sempre rivolta ai compagni che con lui hanno combattuto la battaglia più difficile, quella per la pace.

 

Kabul, Herat, qui i suoi soldati hanno lavorato per la ricostruzione dell'Afghanistan, quello che la diplomazia chiama "nation building" e si traduce nel lavoro più difficile e pericoloso che esista sulla faccia della Terra. Vent'anni dopo, il ritiro delle truppe, l'Occidente volta le spalle al popolo afghano, la decisione del Presidente Joe Biden di lasciare l'Afghanistan al suo tragico destino che si sta compiendo in queste ore cariche di morte.

L'ammaina bandiera a Herat, ripiegato il tricolore, anche noi a casa, come tutti, in silenzio, solo un mese dopo quel rito senza gioia, quasi un presentimento, arriva la notizia, poche ore fa, la caduta della città in mano ai Talebani, le cronache dell'orrore.

Il generale Battisti oggi è in pensione, ma non si è mai ritirato, è il punto di riferimento di centinaia di soldati italiani che hanno condiviso con lui il sudore, le lacrime, la divisa che è un destino comune, un uomo di grande cultura, uno stratega, per molti, un padre. È lui il testimone del tempo che mi conduce in questo viaggio tra il presente e la memoria. Andiamo in Afghanistan, il teatro della lunga guerra.

Generale Giorgio Battisti, Herat, che fu la base dei militari italiani, è caduta. Cosa prova?

Sono arrivato in Afghanistan a dicembre del 2001, con il primo nucleo di italiani che, insieme all'ambasciatore, doveva aprire l'ambasciata e creare le basi per l'arrivo del primo contingente. Provo una grandissima tristezza, perché in 20 anni di nostra presenza - e anche di mia presenza personale - ho avuto modo di conoscere quello splendido popolo, quell'affascinante società. Abbandonare così, vedere come finisce questo lungo periodo di nostra presenza e di nostro sacrificio, mi crea una grande tristezza, soprattutto per le popolazioni che torneranno sotto questo buio e orribile regime dei talebani.

Le nostre truppe hanno ammainato la bandiera l'8 giugno, il 12 luglio hanno lasciato Herat, un mese dopo, la caduta. É sorpreso dalla rapidità del collasso afghano?

Sono sorpreso. Ma bisogna fare una premessa: già due anni fa, i principali vertici militari americani che si erano succeduti al comando della missione avevano preannunciato che le forze di sicurezza afghane non erano capaci di sostenere da sole l'eventuale offensiva talebana. Questo è stato detto due anni fa, ripetuto l'anno scorso ed è stato detto anche pochi mesi fa da quelli che erano fino a pochi giorni fa in carica al comando della missione. Quindi era una cosa prevedibile, previdibilissima. I tempi in cui i Talebani sono riusciti a occupare più della metà dell'Afghanistan, sono invece stati sottovalutati, perché si pensava che le forze di sicurezza, il governo afghano, potessero tenere almeno per qualche altro mese.

Invece c'è stato un rapido deterioramento.

Sì, un effetto domino, ne ho parlato anche con alcuni colleghi afghani, si è creato questo spirito della sconfitta, questa idea che ormai c'è poco da fare, per cui i militari preferiscono arrendersi, sono convinti che l'onda talebana sia irreversibile.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
 

Gli inglesi, il ministro della Difesa, Ben Wallace, dicono che l'Afghanistan è ormai dentro la spirale di uno Stato fallito. Quali possono essere le conseguenze?

L'Afghanistan è una terra di mezzo. Crea un vuoto di potere nel quale potranno svilupparsi, riprendere fiato, le formazioni terroristiche storiche: Al Qaeda, l'Isis che si è impiantato in Afghanistan dopo la cacciata dall'Iraq e dalla Siria, con l'intento di creare il Califfato. C'è la possibilità che queste formazioni terroristiche, che sono circa venti, tra i vari gruppi, sulla base etnica, possano svilupparsi ed esportare il terrorismo anche nei paesi limitrofi: verso i paesi dell'ex Unione Sovietica, Tagikistan, Kazakistan, verso la Cina, dove ci sono gli Uiguri che sono i cinesi musulmani, alimentare ancora di più il Pakistan...

È un effetto domino.

E può creare questa espansione. Senza dimenticarsi - e sfugge a molti - che l'Afghanistan oggi è il principale produttore di droga.

Il più grande esportatore di oppio del mondo.

Arriva dall'Afghanistan. E ci sarà un'ulteriore esportazione, un ulteriore flusso di droga, i Talebani e le altre formazioni terroristiche si finanziano con la droga.

Come può sopportare l'Occidente il peso di una simile scelta, della ritirata?

Il problema è che l'Occidente è andato in Afghanistan perché ha seguito gli Stati Uniti. Che sono l'unica potenza in grado d'intervenire a così grandi distanze, con uno strumento militare elevato, di grande potenza e capacità tecnologica. Parlo di trasporti aerei strategici, dell'intelligence, del supporto di fuoco aereo. Chiaro che l'Occidente sull'onda dell'attentato alle Due Torri ha seguito gli Stati Uniti, che avevano invocato l'applicazione dell'articolo 5 del Trattato Nato che prevede l'aiuto di tutti gli altri membri a un paese sotto attacco.

Gli americani già un anno fa, con la presidenza Trump, avevano detto che si sarebbero ritirati, scelta confermata da Biden, però senza imporre condizioni. Nell'accordo di Doha del febbraio dell'anno scorso c'erano chiare condizioni: il cessate il fuoco, interrompere i contatti con Al Qaeda e gli altri gruppi terroristici, avviare i colloqui inter-afghani, tra i Talebani e il governo afghano, tutti fatti che non si sono verificati. Aggiungo un altro aspetto.

Quale?

Tradizionalmente il periodo estivo - da aprile fino a ottobre - è quello della stagione dei combattimenti. Si scioglie la neve sui passi che collegano Afghanistan e Pakistan, possono così riprendere i collegamenti per il rifornimento di munizioni e il movimento di uomini e così via. Sarebbe bastato dire ci ritiriamo a ottobre, a novembre, quando i movimenti sono più difficili, invece la decisione è giunta nel pieno della stagione dei combattimenti.

La scelta della data del ritiro ha favorito l'avanzata.

Sì, anche perché inizialmente l'ultimo soldato americano avrebbe dovuto ritirarsi l'11 settembre, quindi sarebbe stata un'ulteriore beffa, la seconda sconfitta dopo l'attentato alle Due Torri, forse si sono accorti dell'errore e hanno anticipato a fine agosto.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
©  afpMilitari italiani prestano soccorso a popolo afghano

Il commissario europeo Paolo Gentiloni ieri ha commentato: "Anni di impegno italiano cancellati. Si discuterà a lungo su questa guerra e sul suo epilogo". Ecco, discutiamo. Lei condivide?

Indubbiamente sì. Ma ritengo che sia una povera considerazione. Noi in questi 20 anni abbiamo dato un'impulso alla società afghana che era chiusa nel grigiore del regime talebano, abbiamo fatto vedere ai giovani stili di vita - che poi possono essere seguiti o meno - diversi da quelli che gli hanno imposto i Talebani. Oggi i giovani conoscono il mondo, hanno accesso a Internet, parlano sui social, quindi penso e spero che sia difficile che i Talebani comunque riescano a imporre quel loro regime che era così chiuso come 20 anni fa. Anche se dubito, alcune cronache di stampa dicono che nelle città che hanno occupato hanno reimposto il burqa, la sharia, chiuso le stazioni radio. I primi segnali non sono positivi. Indubbiamente c'è il rischio, come dice Gentiloni, che si torni a vent'anni fa. Nel massimo distacco di tutto il mondo e soprattutto della comunità occidentale.

Chi si fiderà mai più di una coalizione occidentale in un teatro di guerra?

Avvenne così anche nel 1975 con il Vietnam del Sud. Solo che allora c'era Kissinger, l'incaricato speciale per i rapporti con il Vietnam del Nord, e negli accordi di Parigi del 1973 aveva chiesto al Vietnam del Nord un decente intervallo prima di occupare il Vietnam del Sud. Sono stati due anni. Alla fine il Vietnam del Sud è caduto. E tutti noi abbiamo in mente gli elicotteri che abbandonavano l'ambasciata americana di Saigon con le persone appese ai "pattini". È difficile fidarsi al 100%, abbiamo avuto altri esempi, è successo di recente con i curdi, che sono stati abbandonati. E c'è sempre Taiwan, se io fossi un governante di Taiwan, comincerei a dubitare dell'appoggio completo da parte degli Stati Uniti.

Di ritiro si discuteva da anni, da Obama in poi, fino a Trump che lo mise come obiettivo della sua campagna elettorale del 2020. Ma nella exit strategy di Biden appaiono degli errori di valutazione della situazione sul terreno enormi. Com'è stato possibile?

Errori dell'intelligence no. Sono usciti diversi "anonimi" sulla stampa statunitense, ma anche dei generali ancora in servizio, che avevano - in modo un po' light - comunque delineato questa possibile soluzione. Hanno prevalso valutazioni di carattere politico su quelle del terreno. Ancora adesso il Presidente Biden dice che non si è pentito di aver chiuso la missione ad agosto.

Il presidente Biden dice: "Gli afghani devono combattere". Per ora le notizie sono quelle di una carneficina e di una resa totale di fronte all'avanzata dei Talebani. Lei è un generale, ha operato sul campo, le chiedo... come possono combattere?

Un altro errore, che avevo già verificato, è che abbiamo cercato di plasmare le forze armate afghane secondo i nostri modelli occidentali, dimenticando che un esercito è espressione della storia, della cultura, delle tradizioni e dell'ordine politico del proprio paese. Abbiamo cercato di imporre il nostro modello occidentale su dei guerrieri che hanno sempre fatto della guerriglia il loro modo di combattere. Non un sistema di combattimento convenzionale.

Erano abituati a fare la guerra asimmetrica.

Sì, la guerriglia. I Talebani fanno la guerriglia. Tanto è vero che gli unici che combattono bene in questo momento sono i "commandos" afghani, che purtroppo sono pochi, circa ventimila, perche' combattono con gli stessi sistemi della guerriglia talebana, cioé il loro innato modo di combattere. Del resto, la fama degli afghani era quella di essere i piu' temibili guerrieri di tutta l'Asia Centrale.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
Soldati italiani in Afghanistan

Anni fa, il generale David Petraeus, mi spiegò come funzionava la strategia "Anaconda" in Afghanistan e in Iraq. Era una questione di coinvolgimento delle parti in gioco sul terreno (a cominciare dalla politica, ovviamente), di combattimento della coalizione e addestramento dell'esercito afghano. Petraeus comprava tempo. Ma l'amministrazione Obama cominciò a demolire questa strategia, fin dalle operazioni di combattimento, il ministro della Difesa, Leon Panetta disse che entro la fine del 2013 sarebbero terminate. Il declino della missione comincia da qua?

Il primo errore è stato commesso dal Presidente Bush nel 2003, quando ha distolto buona parte delle risorse militari dall'Afghanistan per attaccare l'Iraq. Perché nel 2003 i Talebani erano sotto pressione, erano stati dispersi, c'erano pochissime sacche ancora di resistenza che potevano essere eliminate, e quindi poi si poteva pretendere un accordo politico con questa fazione.

Il secondo più grave errore è stato fatto dal Presidente Obama, quando su insistenza dei propri generali aveva concesso il rinforzo di oltre 30 mila uomini nel 2010, quello che è stato chiamato poi "surge", ma precisando che sarebbero stati distaccati solo a tempo determinato, quindi iniziando il ritiro a fine 2011.

I Talebani, che non sono fessi, hanno aspettato che questi rinforzi si ritirassero, in attesa di riprendere poi l'offensiva. È da fine 2011 che il contingente internazionale - che era arrivato fino a 140 mila uomini - ha iniziato a ritirarsi. È come se il presidente Roosevelt, dopo lo sbarco in Normandia, avesse detto: "Una volta che abbiamo occupato la Francia, ci ritiriamo". Il terzo errore è stato di Biden che non ha posto condizioni serie nei confronti dei Talebani.

Biden dice che non ha rimpianti. Lei ne ha?

Sì. Io ne ho molti. Ho conosciuto tantissime brave persone, il popolo afghano è fantastico, affascinante, ha sempre sofferto il transito di eserciti e devastazioni, fin dai tempi dell'invasione di Alessandro Magno. Sono miei amici, sono miei fratelli e temo di vedere ora quello che succedeva quando qualche filmato trapelava nei periodi del regime talebano.

Il nostro Stato Maggiore della Difesa secondo lei aveva elementi sufficienti da parte americana per valutare questo scenario disastroso?

Non voglio fare la difesa di parte, ma ritengo che il nostro Stato Maggiore abbia operato bene, d'intesa con tutti gli altri partner della coalizione presenti. Ci siamo ritirati con tutti gli altri, senza andarcene via prima. Non si poteva fare diversamente, perché comunque bisogna ricordare che il "grande fratello" statunitense è quello che fornisce l'intelligence, il supporto aereo di fuoco, il trasporto strategico, è quello che delinea gli indirizzi da seguire.

Ha parlato in questi giorni con i soldati che sono stati con lei in Afghanistan? Cosa dicono di fronte a questa immane tragedia?

Sì, ci sentiamo quotidianamente, anche loro sono molto amareggiati per come sta finendo questo pesante impegno che abbiamo avuto in questi vent'anni. Sono anche in contatto con diversi afghani, che erano allievi dell'accademia militare, che in questo momento stanno combattendo.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
© AfpContingente italiano in Afghanistan, visita ufficiale

Cosa dicono i soldati afghani?

Stanno combattendo, ma vedono che molti scappano, soprattutto tra i vertici politici. C'è stato il governatore di Ghazni che è scappato, s'è messo d'accordo e ha avuto un salvacondotto dai Talebani, così anche il vice governatore. Lasciano i soldati da soli. Quando i capi scappano, poi è facile che succeda questo, perché un soldato che combatte si guarda indietro e vede che non c'è nessuno.

Le defezioni politiche sono decisive?

 Il governo afghano non è mai stato stabile, c'è sempre un'endemica corruzione nella società afghana, i capi non erano all'altezza della situazione, due mesi fa il Presidente ha sostituito il ministro della Difesa, ma sono ormai soluzioni tampone che difficilmente possono cambiare la situazione. Il rischio è che riesploda la guerra civile, le milizie di autodifesa dei villaggi sono armate, pochi accetteranno il ritorno dei Talebani.

Guardiamo la mappa militare aggiornata. Con la caduta di Herat i Talebani controllano tutto l'Afghanistan occidentale. Mi pare ci sia una strategia per circondare Kabul. È così?

Ritengo di sì, prima hanno cercato di isolare il Paese occupando tutti i valichi di frontiera, sia al Nord, verso il Pakistan e verso l'Iran.

Così bloccano i rifornimenti.  

Esatto. Hanno interrotto tutte le rotabili, tutti i collegamenti stradali. Poi hanno iniziato anche a bombardare gli aeroporti, un po' alla volta stanno strozzando tutta l'organizzazione difensiva del governo.

Una sorta di guerra d'attrito. Stanno cingendo d'assedio Kabul fino a farla implodere.

C'è questo rischio. Penso che sia difficile occupare Kabul combattendo casa per casa, quartiere per quartiere. Kabul è difesa da decine di migliaia di uomini, è una città molto grande. È più facile, come è accaduto a Ghazni, a Herat, in altre città, che ci sia l'implosione del governo centrale e i militari poi cedono perché non hanno direttive e supporto morale.

I Talebani sanno combattere. Hanno una strategia.

Hanno un'esperienza di vent'anni di combattimento, sicuramente sono supportati da professionisti stranieri, leggevo che tra loro ci sono militari pakistani, hanno potuto vedere come ha combattuto l'Isis in Siria, hanno preso un po' da loro, ammesso che non ci siano combattenti dell'Isis nelle loro fila. E in più questi vent'anni hanno copiato il modo di combattere degli occidentali. I Talebani hanno delle forze speciali, che si chiamano "Red Team", che sono equipaggiate e hanno le stesse tecniche delle forze speciali occidentali.

E in più, ogni volta che conquistano una città, si impossessano dell'arsenale e dei materiali dell'esercito.

Come è successo in Iraq a Mosul nel 2014. Una grandissima quantità di materiale altamente tecnologico e efficiente che è caduto nelle mani dei Talebani. Si vedono gli equipaggiamenti che hanno, sembrano quelli di un esercito occidentale.

ragioni caduta afghanistan talebani intervista generale battisti
©  afpmilitari italiani addestrano milizie locali in Afghanistan

Ben Wallace, il ministro della Difesa inglese, ha detto oggi: se torna Al Qaeda torniamo anche noi. Possibile?

Questo è quello che è successo in Iraq, quando Obama ha deciso in modo repentino l'abbandono dell'Iraq nel 2011 e ci siamo ritornati quattro, cinque anni dopo. Espansione del terrorismo, diffusione del traffico di droga, instabilità generale, c'è la possibilità di tornare tra qualche anno.

Anthony Blinken, il segretario di Stato americano, ieri ha consultato la Nato, la Germania, il Canada. Si pone la domanda: che fare

Sicuramente. Anche perché, comunque la si giri - basta sentire le dichiarazioni politiche - è una grande sconfitta oltre che materiale, anche morale da parte nostra. Abbandonare un paese alleato che si è fidato di noi.

Qual è la lezione per l'Italia?

La lezione è che bisogna impegnarsi fino in fondo, senza indicazioni di carattere politico, nell'utilizzo delle forze armate, nel rispetto dei nostri principi comportamentali dettati dalla democrazia, nel rispetto delle regole di ingaggio. Impegnarci quando siamo sicuri che possiamo ottenere qualcosa. Chiaro, dirlo adesso è molto facile. Vent'anni fa, quando siamo arrivati a Kabul, sembrava di poter aprire una nuova finestra, una nuova pagina di vita per questo paese. Non è facile fare questi apprezzamenti adesso, ma dobbiamo tenerne conto per il nostro impegno, sempre più serio, nel Sahel.

Un suo ricordo personale?

Ne ho tanti. Ma ricordo sempre una bambina, avrà avuto otto anni, nei pressi dell'aeroporto di Kabul, con un fratellino di un paio d'anni, che tutte le mattine quando passavamo ci salutava, e noi gli davamo caramelle e biscotti e così via. E mi chiedo che fine... che fine ha fatto quella bambina.

È un grande dolore...

- ...abbastanza.

L'intervista finisce qui. Il generale Giorgio Battisti è in lacrime. E anche il vostro cronista non riesce a trattenerle. Che Dio ci perdoni per quello che (non) abbiamo fatto.

AGI

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ALMANACCO DEL GIORNO ALMANACCO DEL 14.08.2021 A CURA DI MIKI PAPPACODA

14 Agosto 2021, 09:36am

Pubblicato da Miki Pappacoda

A CURA DI MIKI PAPPACODA Oggi è il 14 agosto
Si ricorda S. Massimiliano M. Kolbe sac.
Il nome Massimiliano, dal latino Maximilianus "figlio di Massimilio", deriva dall'aggettivo maximus, superlativo di magnus, che significa "grandissimo".
Dice il proverbio… Tra le belle qualità, bella assai la fedeltà.
Sono nati oggi Giorgio Strehler – 1921, Raoul Bova – 1971, Magic Johnson - 1959
Il 14 agosto 1882 Il biologo Walther Flemming scopre i cromosomi nel nucleo cellulare e li osserva durante la divisione delle cellule.
Il 14 agosto 1945 Termina la Seconda Guerra Mondiale. Dopo le bombe atomiche americane e l'invasione sovietica della Manciuria, il Giappone annuncia la resa.
Il 14 agosto 1988 Si spegne nella sua casa di Modena Enzo Ferrari, il pilota entrato nella leggenda insieme al cavallino rampante e al colore rosso, simbolo delle sue famose automobili.
Edgar Allan Poe ha detto Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte.

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SEZ. RICETTE Pere al vino rosso

14 Agosto 2021, 09:32am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA

Pronti a sorprendere amici e parenti portando a tavolo un dolce unico e originale, ma allo stesso tempo realizzato con tutti prodotti stagionali e a chilometro zero? Ecco allora una nuova proposta di Maria Vittoria Ragnoni dell'azienda agrituristica 'La Torretta Baronale' di San Giorgio del Sannio, in provincia di Benevento: pere al vino rosso

Ingredienti
Preparazione
  1. Private le pere della buccia lasciando il picciolo. Mettetele in una casseruola, insieme allo zucchero all'acqua, alla cannella e ai chiodi di garofano, pinoli e uvetta ricoprire le pere di vino rosso e lasciatele cuocere chiudendolo con coperchio per circa una 20 di minuti.

  2. Per sapere se le pere sono cotte potrete infilzarle con una forchetta.

  3. Se le pere sono cotte, ma il vino è ancora liquido, tenete da parte le pere e continuate ad addensare il vino.

  4. Servite con della panna montata

Chef Maria Vittoria Ragnoni OTTOPAGINE

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SPORT NEWS E SPORT LOCALE Salernitana, ecco i numeri di maglia per la Coppa Italia Coulibaly sceglie la 2, Bonazzoli la 9, Djuric la 11

14 Agosto 2021, 09:26am

Pubblicato da Miki Pappacoda

salernitana ecco i numeri di maglia per la coppa italia

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Salerno. Si comunica di seguito la numerazione ufficiale delle maglie dei granata per la Coppa Italia 2021/2022: 1. FIORILLO Vincenzo 2. COULIBALY M. Mamadou 3. RUGGERI Matteo 4. JAROSZYNSKI Pawel 5. VESELI Frederic 6. STRANDBERG Stefan 8. SCHIAVONE Andrea 9. BONAZZOLI Federico 11. DJURIC Milan 12. RUSSO Antonio 13. AYA Ramzi 14. DI TACCHIO Francesco 15. IANNONE Carmine 18. COULIBALY L. Lassana 19. KRISTOFFERSEN Julian 21. ZORTEA Nadir 22. JOEL OBI 23. GYOMBER Norbert 24. KECHRIDA Wajdi 26. BOGDAN Luka 28. CAPEZZI Leonardo 72. BELEC Vid OTTOPAGINE

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SEZ. POLITICA Eboli al voto, Forza Italia lancia Cardiello: "E' lui il cambiamento" Presentata la lista degli azzurri: la città si prepara a chiudere la parentesi commissariale

14 Agosto 2021, 09:23am

Pubblicato da Miki Pappacoda

eboli al voto forza italia lancia cardiello e lui il cambiamento

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Eboli. Il deputato e coordinatore provinciale di Forza Italia Salerno, Enzo Fasano, questo pomeriggio ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione della lista che sosterrà la candidatura a sindaco di Eboli di Damiano Cardiello. «Damiano Cardiello - afferma l'onorevole Fasano - è stato protagonista di una stagione di denunce contro un potere pervasivo e dal quale non è stato mai contaminato. Oggi la sua candidatura a sindaco di Eboli è nel segno della coerenza e dell'esaltazione dei valori del buon governo e della destra. Valori che meritano sottolineatura da parte mia e da parte di Forza Italia che ha sposato con convinzione questo progetto di cambiamento e di rinnovamento per una città importante come Eboli», le parole dell'esponente di centrodestra. OTTOPAGINE

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Esodo di Ferragosto, rimossi i cantieri sulla Tangenziale di Salerno Il provvedimento dell'Anas per limitare i disagi: ecco il piano dei lavori fino a settembre

14 Agosto 2021, 09:19am

Pubblicato da Miki Pappacoda

esodo di ferragosto rimossi i cantieri sulla tangenziale di salerno

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Salerno. Rimossi i cantieri sulla Tangenziale di Salerno, sia sull'asse principale che sulle rampe di svincolo. Il provvedimento deciso dall'Anas nella settimana di Ferragosto è finalizzato a limitare i disagi per gli automobilisti che si spostano nel periodo più critico dell'anno sul fronte viabilità. In particolare, sono stati rimossi i cantieri relativi ai lavori di efficientamento energetico degli impianti di illuminazione. La società ha fatto sapere che le attività riprenderanno a partire da lunedì 23 agosto, con le modalità già adottate nelle ultime settimane: restringimenti in brevi tratti saltuari (della lunghezza massima di 500 metri) tra gli svincoli di Pastena (km 57,300) e Pontecagnano (km 66,400) in orario diurno sulla carreggiata sud (in direzione dell’A2) ed in orario notturno sulla carreggiata nord (in direzione di Fratte). Inoltre, per la circolazione proveniente da Fratte, su entrambe le carreggiate, in maniera non contemporanea si procederà - in esclusivo orario notturno, compreso tra le 22 e le 6 del giorno successivo, fino al prossimo 10 settembre - all’interdizione delle rampe degli svincoli di Mariconda (km 60,350), San Leonardo (km 61,350) e Pastena (km 56,700). Per il mese di settembre, infine, è stata programmata la chiusura alla circolazione lungo l’asse principale della Tangenziale - anch’essa in orario notturno - in prossimità dello svincolo di Pontecagnano. L'argomento sarà discusso prossimamente in una serie di incontri specifici in prefettura a Salerno. GIOVANBATTISTA LANZILLI OTTOPAGINE

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SALERNO E PROVINCIA NEWS Eboli, 23enne trovato morto in spiaggia dai bagnanti Il corpo sarebbe riaffiorato dopo essere rimasto in acqua per ore

14 Agosto 2021, 09:16am

Pubblicato da Miki Pappacoda

eboli 23enne trovato morto in spiaggia dai bagnanti

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Eboli. E' ancora giallo sulla morte di un 23enne originario dell'est Europa. Il corpo senza vita del giovane è stato ritrovato da alcuni bagnanti di passaggio sulla spiaggia di Campolongo, a Eboli. La salma sarebbe riaffiorata a riva dopo essere rimasta in acqua per alcune ore. Il giovane che viveva con la madre nel comune salernitano si sarebbe allontanato da casa dopo pranzo per andare a fare un bagno a mare con uno zaino nero, poi ritrovato sul litorale, ma senza i documenti. Da una prima ricostruzione di quanto accaduto il ragazzo potrebbe aver avvertito un malore mentre nuotava, forse una congestione. Sarebbe così annegato in mare senza che nessuno potesse accorgersene e soccorrerlo. La salma sarebbe poi riaffiorata dopo qualche ore, come testimonierebbero le condizioni del corpo. Nelle prossime ore si procederà con l'esame esterno della salma che potrà fornire ulteriori dettagli. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. Per il momento gli inquirenti non escludono nessuna ipotesi anche se la causa più accreditata potrebbe essere quella di un malore. Dolore tra gli amici e i familiari del ragazzo per questa tragedia che ha sconvolto la comunità locale. La salma si trova all'obitorio dell'ospedale Maria Santissima Addolorata di Eboli. DI SARA BOTTE OTTOPAGINE

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AVELLINO NEWS "Guardaci Madre": il messaggio del Vescovo per la festa dell'Assunta La celebrazione per il secondo anno condizionata dalla pandemia

14 Agosto 2021, 09:13am

Pubblicato da Miki Pappacoda

guardaci madre il messaggio del vescovo per la festa dell assunta

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Avellino. Guardaci, Madre, in questa tua festa che sa di amaro come nel dopoguerra, come nel dopo terremoto quando più umili e umidi erano incollati gli occhi degli avellinesi alla tua cara immagine. Guardaci perché c’è sempre un “dopo” (i nostri figli dicono “after”), una morte, una tragedia, un lutto, una catastrofe che mette in ginocchio la nostra presunzione “postcristiana”. Guardaci, con sulle spalle il peso di questi due anni passati al contagocce di DPCM attesi e temuti, con la città che aveva i suoi coprifuoco e nel silenzio passavano le sirene delle autoambulanze, come il carro dei monatti, e tutti con la paura che si fermassero sotto casa. Si sono consumate le candele della candelora che ieri allontanavano gli aerei gravidi di bombe e i temporali che schiaffeggiavano i vetri mentre le mamme come sacerdotesse ti invocavano con “Tuono, vai via come è alto il Nome di Maria!”. Ci sembrava, da bambini, che quel Nome fosse un parafulmini e attirasse in un gorgo di salvezza il rombo dei bombardieri, il ruggito dei terremoti, l’odore del colera ed ogni male, anche il terrore dell’uomo nero che visitava i nostri incubi notturni. Con le candele che non crepitano più è scomparsa anche la fede dal cuore dei tuoi figli? Guardaci, Madre, che rischiamo di tornare cannibali sulle chiatte dei nostri continui naufragi dove invece che “fare partito tra noi” ci allontaniamo gli uni dagli altri e remiamo in direzioni diverse che ci fanno girare in tondo. Guardaci Tu, che noi non abbiamo più il coraggio di guardarci, di salutarci, di chiamarci per nome, di toccarci per sentirci ancora vivi e… fratelli. Ci ha divisi anche il vaccino con un “NO” che sembra bandiera di libertà e nasconde confusione e divisione. Guardaci, Madre, chè le famiglie hanno retto alla clausura forzata, ma si sono ammalate di aggressività e violenza, chè ad un primo momento di unità nazionale ed europeo è subentrata la contrapposizione e la guerra ideologica che è come chiedere ad un malato in “codice rosso” al Pronto Soccorso per quale squadra abbia tifato nello scorso campionato come condizione per sottoporlo alle prime cure d’urgenza. Guardaci, tu lo sai che la salvezza non si coniuga mai al singolare, ma è sempre questione di molti, di tanti, di tutti. Guardaci, Madre, che ci cibiamo di pane e psicofarmaci perché il livello dell’ansia è cresciuto anche nei ragazzi e nei bambini e le fiabe non hanno più il potere di farci addormentare credendo che si possa vivere “tutti felici e contenti”. Guarda gli sguardi persi di tanti che vagano e hanno smarrito l’orientamento, gli occhi bassi dei vecchi che fino a ieri erano enciclopedie di speranza, i nostri volti ancora “banditi” e le mascherine che velano i sorrisi che sfioriscono dietro un sipario che, a tratti, abbiamo paura sia calato per sempre. Guardaci, Madre, con i tre mesi di digiuno eucaristico che ancora ci pesano il cuore e le comunità parrocchiali intubate in coma farmacologico come mai era accaduto in duemila anni di storia cristiana. Guardaci, ancora in affanno a cercare vie nuove all’Evangelo che non vengono alla mente perché algido è il cuore. Anche quest’anno non passerà la Tua cara Immagine per le nostre strade pagane a raccogliere sguardi e preghiere, invocazioni e bestemmie, a benedire che è come portare carezze su malati terminali. Guardaci, e, in questa notte mancante di luna, accendi stelle per i più disperati tra noi. Guardaci, Madre, in questi giorni in cui la violenza domestica avvelena i rapporti più sacri e siamo tentati di gridare: “Si salvi chi può!”. Volgi il tuo sguardo a questa città che non dal Rione “Quattrograne” o da “San Tommaso” vede insorgere violenza, ma dal salotto del Centro, dai tappeti dell’Avellino-bene sgorga sangue, da quei luoghi che ieri rappresentavano la memoria storica e in cui si distillava il futuro dell’Irpinia e non solo. Guardaci, Madre, in questo giorno in cui ad ogni avellinese lontano pesava l’esilio e “casa” era il Corso illuminato e Piazza Libertà assiepata di sguardi, era la facciata della Cattedrale, ora coperta per lavori, da cui uscivi Regina a dispensare grazie e in cui rientravi come in una reggia di luce. Guardaci, Guardaci ancora, nel Tuo sguardo prendiamo contezza del presente difficile e speranza per altri anni in cui riprendere a fare festa per Te, con Te assunta in cielo. Guardaci, Madre, nei tuoi occhi ritroviamo Gesù il Salvatore e la nostra umanità perduta. Nel Tuo sguardo riprendiamo a tessere l’umano e la grammatica del bene per nuove stagioni di rinascimento. OTTOPAGINE

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NAPOLI NEWS Ferragosto a Napoli e Provincia: in campo oltre 600 carabinieri Centinaia di pattuglie presidieranno il territorio affinché si trascorra un sereno 15 di agosto

14 Agosto 2021, 08:36am

Pubblicato da Miki Pappacoda

ferragosto a napoli e provincia in campo oltre 600 carabinieri

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Controlli all'insegna della prevenzione Napoli. Oltre 600 carabinieri saranno impiegati in città e provincia in occasione del Ferragosto. Centinaia di pattuglie presidieranno il territorio affinché si trascorra un sereno 15 di agosto. Alla consueta presenza nei quartieri ritenuti più sensibili, i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli affiancheranno un attento monitoraggio delle coste e delle isole, impiegando mezzi aerei e navali. Le isole, dunque, saranno al centro dei controlli perché notoriamente prese d’assalto da vacanzieri occasionali e turisti stanziali. I porti saranno blindati con servizi di filtraggio agli sbarchi. Le operazioni di controllo nei vari punti di maggiore interesse dell’intera provincia vedranno il coinvolgimento, come di consueto, del Nucleo Cinofili Carabinieri di Sarno. In mare, nelle aree marine protette delle 3 isole maggiori del Golfo napoletano – i carabinieri subacquei si assicureranno che i delicati fondali non siano presi d’assalto da pescatori senza scrupoli Ancora, nei siti turistici più affollati si garantirà presenza visibile con pattuglie a piedi e a cavallo. E proprio a Pompei, tra gli antichi viali del Parco Archeologico, i carabinieri del locale posto fisso hanno prestato il loro determinante contributo. Era tardo pomeriggio quando una coppia di turisti tedeschi in visita agli Scavi ha lanciato l’allarme: il figlio di 10 anni era scomparso. Allontanandosi durante la passeggiata era svanito tra le antiche vestigia romane del parco.Dopo alcune ore, quando il panico aveva ormai sconfitto i due genitori, i carabinieri hanno rintracciato il piccolo all’interno del “Tempio di Apollo”, fortunatamente illeso. Per i genitori, dunque, solo un enorme spavento. E ovviamente sempre alta sarà l’attenzione dedicata al rispetto delle normative anti-contagio con controlli in strada e nelle attività commerciali. di Gianni Vigoroso OTTOPAGINE

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