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SALERNO E PROVINCIA NEWS Evasione fiscale: sequestrata autocisterna, denunciato 39enne Quasi 30mila litri di gasolio sottratti al pagamento delle imposte

18 Marzo 2021, 11:17am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SALERNO E PROVINCIA NEWS Evasione fiscale: sequestrata autocisterna, denunciato 39enne Quasi 30mila litri di gasolio sottratti al pagamento delle imposte

INSERITO DA ANGELA CECERE Roccapiemonte. La Guardia di Finanza del Comando provinciale di Salerno ha denunciato il conducente di un'autocisterna, al cui interno sono stati rinvenuti e sequestrati circa 30mila litri di gasolio per autotrazione sottratto all'accertamento e al pagamento delle accise. In azione le Fiamme Gialle di Nocera Inferiore impegnate in un servizio di controllo economico del territorio di Roccapiemonte. Il veicolo in transito su una strada di periferia è stato fermato dai militari per un controllo.  Dalla documentazione di accompagnamento esibita dal conducente - un 39enne di origini napoletane - sarebbero emerse delle incongruenze in merito sia alla targa del mezzo sia dell'autista. Per la finanza l'uomo, sfruttando dei documenti falsi stava cercando di commercializzare in nero il gasolio. Scoperti e sequestrati anche un Rolex, del valore di 15mila euro e circa 7mila euro di banconote di vario taglio, per i militari frutto di reati dato che l'uomo è già noto alle forze dell'ordine. L'uomo è stato multato anche per inosservanza delle normative anti Covid, si trovava in un comune diverso da quello di residenza dopo le 22. 

OTTO PAGINE

 

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MOTORI E AUTO D'EPOCA Storia della Citroën

18 Marzo 2021, 11:13am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La Citroën (pronuncia francese [sitʁɔˈɛn] è una casa automobilistica francese nata nel 1919 dalla trasformazione dell'industria fondata da André Citroën che aveva prodotto fino ad allora materiale meccanico e militare. Dal 2021 entra a far parte del gruppo Stellantis.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni prima della fondazione[modifica | modifica wikitesto]
 
La particolare dentatura a V degli ingranaggi prodotti dalla prima azienda di André Citroën avrebbe finito per simboleggiare la futura Casa automobilistica omonima.

La nascita di una delle più importanti case automobilistiche mondiali si deve ad André Citroën, brillante imprenditore dotato di particolare inclinazione per le invenzioni e le innovazioni.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: André Citroën.

Nel 1900 il giovane André Citroën acquisì dal cognato, imprenditore in Polonia nel ramo della produzione di ingranaggi, la licenza di fabbricazione di particolari ingranaggi detti "a cuspide", "a doppia elica" o "con dentatura a V", caratterizzati dal fatto di fornire una costante applicazione di forza senza interruzioni, il che li rendeva particolarmente silenziosi oltre che efficaci. Costantemente attratto da tutto ciò che costituiva innovazione, il futuro patron dell'omonima Casa automobilistica nel 1902, giusto il tempo di terminare gli studi al politecnico e raggranellare le risorse necessarie, costituì una piccola azienda per la produzione di questi ingranaggi con l'aiuto di alcuni amici, tra cui Jacques Hinstin che gli prestò un locale da adibire ad officina. Nel giro di un paio di anni la piccola officina si ingrandì e si trasferì nella zona nord di Parigi, mentre nel 1905 venne registrata con la ragione sociale di Citroën, Hinstin & Co. A tale evoluzione partecipò economicamente anche il fratello di André, Hugues, che però continuò a dedicarsi al commercio di pietre preziose presso l'attività di famiglia. Durante questi anni, oltre agli ingranaggi a cuspide che diverranno il simbolo della futura Casa automobilistica, vennero brevettati altri dispositivi, come ad esempio un riduttore di velocità ed un timone per navi da guerra di nuova concezione.
Risalgono al 1907 i primi contatti di André Citroën con la Mors, una casa automobilistica parigina nota in quegli anni per le vittorie sportive, ma che in quel momento si trovava in difficoltà economiche. Citroën cominciò a proporre ai fratelli Mors, titolari dell'azienda, alcuni suoi prodotti da utilizzare per la produzione automobilistica, ma anche dei consigli per la ristrutturazione dell'azienda. Da qui si arrivò, nel 1908, all'assunzione di André Citroën come direttore della Mors. Con le sue idee ed i suoi criteri produttivi, la Mors seppe tornare in attivo e la sua produzione automobilistica subì una decisa impennata, moltiplicando in breve il giro di affari. Ancor più deciso fu l'aumento degli utili della Mors dopo che André Citroën tornò da un viaggio di lavoro negli Stati Uniti, ed in particolare a Detroit, dove apprese da Henry Ford le metodologie del taylorismo e la produzione mediante catena di montaggio. Applicando alla Mors tali criteri, la Casa francese ottenne ulteriori vantaggi.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale, dopo un anno passato al fronte, Citroën mise su un'azienda per la produzione di granate con l'aiuto del governo francese e di alcune banche. Il capannone era sito nell'allora Quai de Javel (oggi Quai André Citroën) nella zona ovest di Parigi, la via che più tardi avrebbe ospitato il quartier generale dell'industria automobilistica. Fu costituito uno stato maggiore di valenti dirigenti, tutti vecchie conoscenze di André Citroën, provenienti dalla Mors o anche ex-compagni di studi del politecnico. Tra questi vi furono Georges-Marie Haardt, Lucien Rosengart, Alfred Pommier e Charles Manheimer. Haardt diverrà da qui in poi il fido collaboratore di Citroën. Quanto al capannone, costruito dal nulla, fu progettato in modo tale da poter applicare i princìpi del taylorismo anche nella produzione di granate. La produzione fu avviata nel giugno del 1915, dapprima al ritmo di 1.500 pezzi al giorno e toccando nel giro di tre mesi quota 5.000 per poi arrivare a 10.000 pezzi giornalieri nel 1916 e fino a ben 50.000 pezzi nel 1917. Alla fine del conflitto, la fabbrica di André Citroën avrebbe prodotto complessivamente 23 milioni di granate.

Nascita della Citroën[modifica | modifica wikitesto]
 
Le linee di montaggio della Type A, primo modello prodotto dalla Citroën

L'impulso dato da André Citroën per la produzione di armi da utilizzare durante il sanguinoso conflitto fu notevole, tanto che l'apporto pressoché costante di granate all'esercito francese fu uno dei principali motivi che portarono la Francia stessa alla vittoria. André Citroën fu quindi uno degli artefici della risoluzione del conflitto (un altro fu il suo futuro rivale Louis Renault con il suo carro armato Renault FT). Ma André Citroën, conscio che la guerra stava volgendo al termine ed in favore delle forze francesi, stava già pensando al dopoguerra e a come reindirizzare la produzione della sua azienda di granate.

In breve capì che l'automobile sarebbe stato lo sbocco produttivo più sensato: aveva già avuto esperienze dirette alla Mors ed inoltre aveva visto intorno a sé come il fenomeno dell'automobile stava diffondendosi a macchia d'olio in tutta Europa, sebbene confinata quasi completamente a ceti più che benestanti. Fu proprio in questo senso che le idee di André Citroën presero forma: non voleva produrre vetture per pochi ma per molti, sfruttando sempre le teorie del taylorismo per la nuova produzione. Non senza intoppi ed ostacoli posti da personaggi invidiosi del suo successo, André Citroën riuscì comunque a realizzare questo nuovo grande progetto. Convinto della validità di modelli come la Peugeot Bebé, una vettura minima indirizzata a persone con possibilità economiche più ridotte, l'11 novembre 1918 André Citroën diede il via alla conversione della fabbrica di granate in fabbrica automobilistica. Con la tempestività che aveva sempre caratterizzato il suo modo di agire, nel marzo del 1919 fu già presentata la Type A, prima vettura prodotta dalla Casa del "double chevron". Tuttavia, a causa di problemi organizzativi ed economici (non erano state ancora ammortizzate le spese per la costruzione dell'impianto di Quai de Javel risalente ormai al 1915), l'avvio della produzione ebbe dei forti ritardi: fu solo nel luglio del 1919 che venne venduta la prima Type A. Ma la produzione andò comunque molto a rilento: fu Lucien Rosengart, che nel frattempo aveva fondato una società finanziaria, la SADIF, a risolvere i guai della neonata casa automobilistica e in questo modo la produzione poté essere efficacemente avviata.

I primi anni '20 e la rapida ascesa[modifica | modifica wikitesto]
 
Una Type C, altro modello di gran successo nei primi anni di vita della Citroën

Con l'arrivo di Lucien Rosengart alla Citroën e con il suo non indifferente appoggio economico, la Citroën entrò negli anni venti più fiduciosa: la rete di concessionarie, già preparata in parte grazie ad alcuni amici del patron di Casa, amici che furono ben contenti di trasformare il proprio garage in punto vendita Citroën, si allargò ulteriormente con l'apertura di altre concessionarie, tra cui quella di Marsiglia. Nel 1922 la rete di concessionarie contava già ben 292 punti vendita in tutta la Francia. Nello stesso anno la produzione giornaliera raggiunse e superò le cento unità giornaliere, per arrivare a duecento al giorno nel 1923 ed a ben trecento nel 1924. All'inizio del 1923, poi, una volta che gli affari avevano preso ad andare a gonfie vele, André Citroën riacquistò le quote cedute a Lucien Rosengart e tornò ad essere l'unico proprietario della sua azienda. Nel frattempo, la gamma fu estesa per alcuni anni con l'arrivo della Type C, altro gran successo prodotto in oltre cinquantamila esemplari. Gli operai effettivi alle dipendenze di André Citroën passarono dai 4500 del 1921 a ben 15.000 nel 1924. Il 23 agosto 1923 a Londra fu aperta la prima filiale Citroën straniera. Fu anche aperto un nuovo stabilimento a Levallois per l'assemblaggio della Type C. Uno dei segreti del successo della Citroën negli anni venti fu anche il fatto che non si limitava a produrre e vendere automobili, ma anche tutto ciò che ne sarebbe seguito dopo, ed in particolare l'assistenza tecnica in caso di guasto, un'impeccabile servizio di approvvigionamento e fornitura di pezzi di ricambio. A loro volta i concessionari venivano formati mediante visite e colloqui con emissari di André Citroën, ma talvolta anche con André Citroën stesso. Attraverso un rapporto stretto tra i collaboratori del geniale imprenditore veniva costituita un'identità di marca. Nel frattempo le filiali straniere si moltiplicarono: il 22 febbraio 1924 fu avviata la fabbrica di Bruxelles, mentre sette mesi più tardi fu la volta degli stabilimenti di Madrid e Ginevra. Tra il 30 settembre ed il 2 ottobre dello stesso anno aprirono ben tre nuove filiali europee, in Danimarca, nei Paesi Bassi ed infine in Italia, e precisamente a Milano in via Gattamelata, dopo aver acquistato da Nicola Romeo (il grande fondatore dell'Alfa Romeo) un terreno adiacente alla fabbrica del Biscione.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Citroën Italiana.

Ma non vennero mai trascurati i clienti, anzi: André Citroën si convinse sempre più che non dovevano essere più i clienti a venire a comprare le auto, ma doveva essere l'azienda ad andare da loro a proporle. Non solo, ma nello stesso periodo venne fondata anche la SOVAC, una società finanziaria per l'acquisto a rate delle vetture Citroën. Inoltre, nella mente di André Citroën stava acquisendo sempre maggior importanza una campagna pubblicitaria adeguata.

L'importanza della pubblicità[modifica | modifica wikitesto]
 
La Torre Eiffel illuminata con la scritta Citroën

Per André Citroën una massiccia campagna pubblicitaria era importantissima. Fu proprio lui uno dei primi costruttori automobilistici ad utilizzare la pubblicità per massificare le vendite della sua azienda. Accanto agli espedienti più tradizionali, come l'inserimento di spazi pubblicitari dedicati alla Citroën, che comunque erano molto più grandi del normale e molto più creativi nella presentazione, vi furono anche attenzioni dedicate ai potenziali futuri acquirenti Citroën, ossia i bambini, per i quali realizzò una linea di modellini di automobili Citroën, prodotte da una fabbrica a parte, la Migault, con cui André Citroën si mise in rapporti di affari. Si arrivò anche alla produzione di autovetture a pedale in scala 2/3 da far guidare ai bambini stessi, e successivamente a vetturette con motore elettrico. Inoltre, già dalla presentazione della Type A allestì uno spazio nell'area fieristica per far provare gratuitamente e senza impegno le proprie vetture al pubblico. Ma vi furono anche trovate pubblicitarie spesso assai ardite e fantasiose, come ad esempio quella di scrivere il nome Citroën grazie alla scìa di un aereo che volava sopra il cielo di Parigi (vedi foto). Tale evento ebbe luogo il 4 ottobre 1922 sopra gli sguardi meravigliati degli abitanti che percorrevano le strade di Parigi. Ognuna delle lettere disegnate dall'aereo era alta 450 metri. Ma una delle più spettacolari fu la scritta luminosa sopra la Torre Eiffel. Per realizzare questo grandioso effetto scenico furono necessarie ben duecentomila lampadine collegate fra loro da cento chilometri di filo elettrico. Ogni lettera che avrebbe composto il nome della Casa di quai de Javel e del suo effervescente patron era alta 30 metri. Tutte le lettere erano disposte verticalmente sull'estremità superiore della torre e su tutti e quattro i lati, mentre più in basso altre lampadine furono disposte a formare lo stemma della Casa del "double Chevron". Anche lo stemma era ripetuto su ogni lato della torre. La Torre Eiffel fu "accesa" per la prima volta il 4 luglio 1925 in occasione dell'apertura dell'Esposizione Internazionale di Arti Figurative, tra lo stupore del pubblico presente, ma anche di quello più lontano, visto che la torre così bardata era visibile a ben 40 km di distanza.

L'epoca delle "Crociere"[modifica | modifica wikitesto]
 
Una Citroën-Kégresse P17, allestita per affrontare la Crociera Gialla

La storia della Citroën nella seconda metà degli anni '20 del secolo scorso ed anche nei primi anni trenta fu segnata dalla grande epopea delle Crociere, un nuovo e costosissimo espediente mediatico per portare in tutto il mondo il nome della Casa francese e per dimostrare l'affidabilità delle vetture su percorsi notevolmente lunghi e fortemente accidentati.
Stavolta, data la natura estremamente impegnativa (e non solo dal punto di vista finanziario) di questa impresa, il solo André Citroën non sarebbe bastato: per fortuna, già dal 1920 un nuovo personaggio si era avvicinato al nascente impero Citroën. Questo personaggio si chiamava Adolphe Kégresse ed era un alsaziano con significative esperienze nell'allora Impero Russo come costruttore di veicoli cingolati per lo zar Nicola II. Proprio la trazione su cingoli fu un'invenzione di Kégresse, un'invenzione di cui quest'ultimo deteneva il brevetto e quindi anche i diritti. Tornato in Francia dopo una rocambolesca fuga dalla Russia in seguito alla caduta dello zar, Kégresse, ormai senza un soldo, provò a vendere il proprio brevetto, ma ricevette solo rifiuti fino a che non incontrò Jacques Schwob, amico d'infanzia che aveva avuto modo di stringere contatti con André Citroën. Schwob parlò di Kégresse a Citroën e così Citroën inviò a Kégresse tre telai di Type A da trasformare in semicingolati. Nell'ottobre del 1920 i tre veicoli erano pronti e vennero provati di fronte agli occhi incuriositi di André Citroën su un percorso coperto da sacchi di sabbia. Il risultato fu eccellente e André Citroën accettò con entusiasmo un personaggio del genere tra i suoi collaboratori. Furono prodotti i primi semicingolati da fornire a particolari categorie professionali. Ben presto arrivarono ordini anche da altri Paesi europei, mentre vennero costruiti anche semicingolati allestiti come autoambulanze. Vennero effettuate dimostrazioni sulle Alpi e sui Pirenei, e naturalmente la stampa accorreva per i reportage di rito. Ciò non fece che alimentare ulteriormente il mito di quest'impero creatosi così rapidamente e dal nulla.

 
Il monumento a Citroën nella città di Touggourt in Algeria, da dove partì la prima spedizione del 1922

Ma per André Citroën non era abbastanza, perciò organizzò una spedizione che attraversasse parte del deserto del Sahara da nord a sud con i cingolati Citroën-Kégresse. La partenza avvenne il 17 dicembre 1922 da Touggourt, una città nell'entroterra del nord algerino, 600 km a sud di Algeri. A questa spedizione parteciparono i più fidi collaboratori di André Citroën, tra cui Georges-Marie Haardt, Maurice Billy, Fernand Billy, Georges Estienne (figlio del generale Estienne che aveva premuto su Louis Renault affinché questi costruisse un carro armato leggero durante la Prima Guerra Mondiale) e René Rabaud. Il percorso, che si snodava lungo milleduecento chilometri e si divideva in otto tappe, terminava a Timbuctù, nel Mali. La carovana di cingolati giunse al termine del percorso il 7 gennaio 1923, comunicando la riuscita dell'impresa al patron di Quai de Javel, il quale fece salti di gioia.
Dopo un secondo tentativo di ampliare questo exploit, tentativo fallito a causa di alcuni personaggi che misero i bastoni tra le ruote ad André Citroën, questi non si rassegnò ed anzi impiegò un anno con i suoi stretti collaboratori ad organizzare una vera e propria traversata dell'Africa da nord a sud. Haardt fu tra i primi e più entusiasti sostenitori e partecipanti a questa nuova avventura, che stavolta prevedeva un percorso di ben ventimila chilometri, un gruppo di sedici persone più tre meccanici e otto cingolati Citroën-Kégresse P4T su base Citroën B2. La carovana partì per quella che sarebbe divenuta nota come Crociera Nera il 28 ottobre 1924 da Colomb-Béchar, nel deserto algerino, per giungere il Madagascar il 20 giugno dell'anno seguente.
La Crociera Nera ebbe un successo mediatico enorme, che si ripercosse inevitabilmente sul piano industriale. Ma il braccio destro di Citroën, Haardt, si era estraniato dalle questioni industriali, completamente rapito dal fascino dell'esplorazione di Paesi lontani. Questa ondata di passione per tale genere di imprese trovò un nuovo sbocco a partire dal 1928, quando cominciò ad essere pianificata una nuova spedizione, stavolta attraverso l'Asia. Tale spedizione, chiamata Crociera Gialla, fu divisa in due gruppi che sarebbero partiti rispettivamente da Beirut e da Pechino per incontrarsi a metà strada. Il primo partì il 4 aprile 1931 ed il secondo partì due giorni dopo. Fu una spedizione pericolosa e massacrante su entrambi i fronti, ma l'8 ottobre del 1931 i due gruppi si incontrarono ad Aksu, nella Cina occidentale. Insieme, poi, ripartirono alla volta di Pechino, da dove uno dei due gruppi era partito all'inizio, e qui l'intera spedizione giunse il 12 febbraio 1932. Ma a Pechino, Georges-Marie Haardt, già gravemente provato dagli stenti e malato di polmonite, morì un mese dopo l'arrivo, il 16 marzo. Il funerale ebbe luogo il 2 maggio 1932: Haardt fu sepolto nel cimitero di Passy a Parigi.

La grande depressione e la morte di André Citroën[modifica | modifica wikitesto]
 
André Citroën
 
Una delle prime Traction Avant, la 7A, una delle auto più innovative della storia

La seconda metà degli anni '20 fu per l'impero Citroën ricco di altre novità: dopo aver lanciato nel 1924 la prima autovettura europea con carrozzeria interamente in acciaio, la B10, vennero introdotte qualche anno dopo la AC4 e la AC6, che tornarono a diversificare la gamma in più di un modello solo. Fu proprio in questi anni che la rivalità con la Renault, già viva nella prima metà del decennio, si fece particolarmente serrata: Louis Renault fece erigere il nuovo enorme stabilimento di Boulogne-Billancourt, presso l'Île Seguin per fronteggiare l'altrettanto imponente impianto di Quai de Javel. Anzi, Louis Renault invitò André Citroën ad ammirare il nuovo immenso stabilimento. Quest'ultimo raccolse la sfida: prima o poi avrebbe ristrutturato e rimodernato il suo stabilimento. Ma prima la sua azienda aveva altre priorità: lo stesso lancio della AC4 e della AC6 richiesero un intervento deciso della banca Lazard, talmente deciso che sette emissari di quella banca entrarono di fatto nelle operatività aziendali per curarne l'aspetto contabile ed amministrativo. La collaborazione con la banca Lazard, tuttavia, durò poco: André Citroën mal tollerava il fatto di non essere l'unico padrone della sua azienda. Si arrivò quindi al divorzio tra Citroën e Lazard, un divorzio avvenuto in un momento poco opportuno: si era infatti nel dicembre 1930 e già da un anno stava dilagando la grave crisi economica cominciata nell'ottobre dell'anno precedente con il crollo della Borsa di Wall Street. Ma André Citroën non credeva molto alla crisi ed anzi si preparò ad una nuova impresa mediatica, quella che avrebbe coinvolto una versione sportiva di una delle sue nuove vetture, la 8CV, che venne ribattezzata Petit Rosalie e che nel maggio del 1933 stabilì quasi 300 nuovi record, percorrendo 300.000 km in quattro mesi e mezzo circa, alla media di 93 km/h. In quello stesso anno venne anche intrapresa una produzione di autocarri ed autobus specifici come il Type 29, con allestimento dedicato e non più direttamente derivato da vetture già esistenti.
Inoltre era arrivato anche il momento di rispondere alla sfida di Louis Renault e di procedere a modernizzare e ristrutturare lo stabilimento di Quai de Javel. Come se non bastasse, era già stato avviato il progetto per la celebre Traction Avant, una vettura rivoluzionaria in quanto prima vettura a racchiudere in sé la trazione anteriore e la scocca portante. Per questo vennero assunte due nuove personalità di ingegno eccezionale: il designer Flaminio Bertoni ed il progettista André Lefèbvre. La vettura fu lanciata il 18 aprile 1934, ma oramai le casse dell'azienda erano esangui a causa dei continui, enormi investimenti e le banche chiusero le porte in faccia ad André Citroën, che non poteva più far fronte ai debiti. In aiuto ai bilanci della Citroën intervenne la Michelin, già allora un grande colosso degli pneumatici, nonché tra i principali creditori della Citroën. Fu Pierre-Jules Boulanger, un alto dirigente della Michelin, a prendere in mano le redini della Citroën. Il 21 dicembre la Casa del "double Chevron" fu messa in liquidazione giudiziaria. Con l'inizio dell'anno nuovo la situazione fu ancora caotica, ma l'azienda continuò a funzionare regolarmente. André Citroën tuttavia fu costretto a lasciare l'azienda: le sue condizioni di salute stavano rapidamente peggiorando per un cancro allo stomaco. Il 15 gennaio André Citroën cedette tutte le sue azioni e i suoi privilegi a Pierre Michelin, mentre il 20 febbraio le banche cominciarono nuovamente ad erogare finanziamenti alla Casa parigina sottoposta al nuovo assetto aziendale. Dal canto suo, André Citroën fu ricoverato alla clinica Georges Bizet, dove si spense il 3 luglio 1935.
Con la morte di André Citroën e il subentro di Pierre Boulanger si chiuse un fondamentale capitolo nella storia della Citroën e se ne aprì contemporaneamente un altro.

Verso la guerra[modifica | modifica wikitesto]
 
L'autocarro TUB, uno dei più noti mezzi commerciali della Citroën d'anteguerra

Subito dopo l'entrata della Michelin alla Citroën, Boulanger rispolverò un'idea presa in considerazione dal defunto Citroën, ma mai realizzata: quella dell'automobile minima per tutti, una vettura super economica che avrebbe dovuto risolvere il problema della motorizzazione di massa. Fu così avviato il progetto TPV, che vide coinvolti tutti i progettisti della Casa ed in particolare proprio quel Bertoni e quel Lefèbvre che già avevano contribuito significativamente alla realizzazione della Traction Avant. Contemporaneamente venne evoluta la gamma della Traction Avant e furono lanciati nuovi modelli nel settore degli autocarri: tra i modelli più noti vi fu il TUB, con motore mutuato dalla Traction Avant, che rimase in listino fino al 1946.

Alla fine del decennio, il progetto TPV fu interrotto con lo scoppio della seconda guerra mondiale. Durante il conflitto l'azienda rallentò la sua produzione. Il regime nazista volle costringere Boulanger a collaborare, ma Boulanger rifiutò attirandosi le antipatie del regime stesso. L'azienda si fermò del tutto in occasione dei bombardamenti su Parigi, avvenuti nel 1943. Ma nuovi fermenti stavano sviluppandosi nel sottosuolo di Quai de Javel: il progetto TPV ebbe un curioso sviluppo clandestino: quasi tutti i prototipi vennero distrutti per non farli cadere in mano ai nazisti, tranne tre o quattro che vennero ben nascosti. Un altro progetto che affondò i suoi primissimi germi prima del conflitto fu quello relativo all'erede della Traction Avant, ma i veri lavori inerenti quest'ultimo progetto non sarebbero iniziati che dopo la guerra.

La rinascita dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]
 
Una 2CV, uno dei simboli della produzione Citroën, nata nel 1948
 
Una 2CV "Charleston", lanciata nel 1980

Dopo la guerra, la Casa del "double Chevron" riprese a lavorare alacremente ai due progetti menzionati: da una parte il TPV, ormai giunto ad uno stadio avanzato e dall'altra il progetto VGD, ancora allo stadio embrionale e passato attraverso il conflitto semplicemente sotto forma di un semplice disegno di Flaminio Bertoni. Il primo vide la luce nel 1948 con il nome di 2CV e divenne uno dei più grandi best seller della Casa a livello mondiale e verrà prodotto per ben 42 anni in quasi 4 milioni di esemplari, motorizzando la Francia rurale post-bellica, esattamente come nel resto d'Europa fecero il Maggiolino e le Fiat Topolino e 600. Nello stesso anno il furgone TUB venne sostituito dal Type H. Due anni dopo, e precisamente l'11 novembre 1950, un altro nefasto avvenimento segnò la storia della Casa francese: la morte di Pierre Boulanger in seguito ad un incidente stradale. Nel frattempo, sempre nel 1950, proseguì anche la produzione di mezzi commerciali più grossi, come il Type 45, ormai giunto quasi a fine carriera (verrà sostituito tre anni dopo dal Type 55).

Il 6 aprile del 1955 fu annunciata un'alleanza tra la Citroën e la Panhard: la Casa di Quai de Javel entrò due giorni dopo nel capitale della Panhard. L'accordo prevedeva l'acquisizione da parte della Citroën del 25% del pacchetto azionario della Panhard. In questo modo, mentre quest'ultima poteva contare su capitali freschi che ne agevolassero l'attività, la Citroën poté invece sfruttare uno degli stabilimenti Panhard per assemblare le 2CV Furgoncino, poiché ormai gli impianti Citroën erano saturi. Pochi mesi dopo, la Traction Avant, a suo tempo così innovativa, venne sostituita dalla DS, una vettura talmente all'avanguardia sia tecnicamente che stilisticamente, da far eclissare tutte le altre pur validissime vetture presenti al Salone di Parigi di quell'anno. La vettura, per alcuni versi insuperata ancora all'inizio del nuovo millennio, fu la prima a racchiudere in sé la trazione anteriore, la scocca portante, il cambio semiautomatico, le sospensioni idropneumatiche e il circuito idraulico in comune con sospensioni, servofreno, servosterzo e frizione idraulica. Il tutto condito con una carrozzeria avveniristica, profilata e aerodinamica, una visione d'insieme resa ancor più estrema dalle ruote posteriori carenate. La vettura fu un altro dei principali simboli della produzione automobilistica Citroën: nonostante non si trattasse di una vettura popolare ottenne un grande successo, anche perché proposta pure in una variante più economica, la ID.

 
Una Citroën DS

Nella seconda metà degli anni cinquanta il legame tra Citroën e Panhard si rafforzò con la partecipazione della prima nel capitale della seconda che aumentò fino al 45% e con l'inizio del processo di unificazione delle reti di vendita. In particolare, la Dyna Junior entrò a far parte della gamma commercializzata dalla Casa del "double Chevron", anche se per pochi mesi, visto che l'ultimo esemplare della piccola roadster verrà venduta a luglio.
L'inizio del nuovo decennio si aprì con il dirottamento della produzione della 2CV Sahara presso lo stabilimento Panhard, mentre la PL17, entrò a sua volta nella rete di vendita Citroën. Questo fatto, già preparato da tempo, fece sì che la nuova vettura Citroën da interporre tra la 2CV e la DS venisse ad avere una nuova collocazione nella gamma Citroën-Panhard, vale a dire tra la PL17 e la 2CV. Questa nuova vettura fu lanciata nel 1961 e prese il nome di Ami 6. La vettura fu l'ultimo exploit creativo di Flaminio Bertoni, che alcuni anni dopo scomparve improvvisamente, lasciando orfana la Citroën del suo talento creativo.
Nel 1963 nuovi investimenti furono effettuati dalla Citroën, stavolta per sperimentare il motore Wankel, prodotto su licenza della NSU in base ad una nuova alleanza battezzata Comotor. Dopo anni di messa a punto il Wankel verrà impiegato su due modelli della Casa, la GS Birotor e la M35, ma con scarso successo, dato l'elevato prezzo di listino di questi ultimi. Nello stesso anno, Citroën cercò di negoziare con Peugeot una cooperazione per l'acquisto di materie prime e attrezzature. I negoziati furono interrotti nel 1965.
Nel frattempo, lo stabilimento Panhard dedito alla produzione della PL17 e della 2CV Furgoncino si ritrovò a produrre più esemplari del secondo modello che del primo. Ciò portò progressivamente la Panhard al declino: nel 1965 la Casa del "double Chevron" assorbì la Panhard, ormai decisamente in cattive acque poiché non disponeva più di capitali per investire in un nuovo modello che potesse realmente sostituire la PL17: la Panhard 24, che avrebbe dovuto svolgere questo compito, ebbe una diffusione marginale a causa del prezzo di vendita troppo elevato. Il 28 agosto del 1967 la Casa di Porte d'Ivry chiuse i battenti.
Del 1967 è anche un altro evento: nel mese di giugno la Casa del "double Chevron" rilevò la Berliet, nota per i suoi mezzi pesanti per trasporto merci. In questo modo il ramo dei trasporti pesanti della Citroën, fino a quel momento rappresentato dal camion noto come Belphégor poté trovare ulteriori sviluppi grazie al know-how acquisito dalla Berliet in decenni di attività.

 
La Citroën SM, nata dall'alleanza con la Maserati

Nel 1968, un'altra Casa prestigiosa, questa volta italiana, navigava in cattive acque ed era prossima al fallimento: questa Casa fu la Maserati, nota per la sua attività sportiva e per le sue raffinate e lussuose granturismo. Ancora una volta fu la Michelin, detentrice del marchio Citroën, a lanciare una scialuppa di salvataggio per la Casa modenese. La scelta di rilevare la Maserati non fu fine a sé stessa: da qualche anno presso la Citroën era stato avviato un progetto destinato alla realizzazione di una vettura lussuosa e ad alte prestazioni che andasse a posizionarsi sopra la già sofisticata DS. Di lì a un paio di anni nacque così la SM e, quasi in contemporanea la Maserati Quattroporte II. Nella stessa occasione dell'acquisto della Maserati vi fu una profonda ristrutturazione delle attività Citroën sotto una nuova holding, Citroën SA. Michelin rimasto per lungo tempo l'unico azionista di controllo, decise di vendere una quota del 49% di Citroën alla Fiat, in quello che venne definito l'accordo PARDEVI, (Participations et Développement Industriel - Partecipazioni e Sviluppo Industriale) che prevedeva l'acquisto da parte della Fiat di una partecipazione del 49% del nuovo gruppo Citroën creatosi con l'integrazione della Maserati, Michelin avendo il rimanente 51%, con l'opzione di vendita alla Fiat. La PARDEVI doveva dare i natali al progetto Y, che prevedeva l'utilizzo di numerosi componenti Fiat da parte del gruppo francese. Un primo studio di fattibilità Citroën per una nuova utilitaria utilizzò il pianale della futura Fiat 127. Purtroppo, la PARDEVI non ricevette il nulla osta del governo francese guidato dal generale De Gaulle che fece di tutto per impedire un'ulteriore penetrazione della Fiat nel capitale della Citroën. Anche al termine del mandato di quest'ultimo, il governo francese fu contrario ad un eventuale assorbimento della Citroën da parte del colosso torinese: inoltre, malgrado il nuovo respiro creato con l'apporto organizzativo dei tecnici italiani, la Citroën era debole e incapace di sopportare il drastico ridimensionamento del mercato automobilistico che accompagnò la crisi petrolifera del 1973. Anche in questo scenario, il persistente rifiuto da parte delle autorità francesi di vedere l'italiana Fiat rilevare il costruttore francese, portò la Fiat, e Gianni Agnelli non lo mandò a dire a mezza voce agli stessi rappresentanti governativi, a ritirarsi bruscamente dalla PARDEVI, restituendo la sua quota del 49% a Michelin. È stato il primo segno inquietante di cosa doveva succedere meno di un anno dopo. Ma nel frattempo anche il matrimonio con Maserati si rivelò disastroso: la crisi petrolifera non fece che assottigliare i già magri numeri di vendita della SM. La Quattroporte II, invece, non venne prodotta che in una manciata di esemplari appena. La situazione per la Citroën precipitò: da fonte di innovazioni si trasformò in una industria senza più risorse da investire.

Dalla crisi alla nascita del gruppo PSA[modifica | modifica wikitesto]
 
Una CX, nuova ammiraglia Citroën lanciata negli anni più difficili della Casa francese

Nei primi mesi del 1974 la Citroën era ormai sull'orlo del baratro a causa degli investimenti azzardati degli ultimi dieci anni (Panhard, Maserati, Berliet, Fiat, la sperimentazione sul motore Wankel), più gli investimenti stanziati per i progetti relativi alle nuove vetture (ad esempio la GS e la CX). Un altro grave fattore che portò la Citroën alla bancarotta fu l'errore strategico di rimanere per 15 anni, tra il 1955 ed il 1970, senza un vero modello nella gamma media, molto redditizia sul mercato europeo. Inoltre, sempre nel 1974, la casa francese dovette ritirarsi dal Nord America, a causa di nuovi regolamenti di progettazione che rendevano fuorilegge le automobili Citroën. La situazione per le casse della Citroën fu quindi catastrofica: secondo alcuni calcoli effettuati dall'allora presidente generale del gruppo Citroën, François Rollier, servivano un miliardo di franchi entro fine anno per risanare le casse dell'azienda. Michelin ormai vedeva la Citroën come un colabrodo economico piuttosto che come ulteriore fonte di introiti, per cui cominciò a cercare un acquirente per liberarsi dell'ingombrante fardello. Il colosso degli pneumatici scartò a priori la possibilità di far rilevare la Citroën dalla Renault, allora azienda statale: le gravissime condizioni economiche in cui versava il marchio non potevano essere risanate con un aumento delle imposte da far gravare sulla popolazione francese. Il governo francese, temendo le reazioni dei sindacati per le perdite dei posti di lavoro di decine di migliaia di operai, organizzò colloqui tra Michelin e la restante realtà industriale nel ramo automobilistico: la Peugeot. Si arrivò a decidere di unire Citroën e Peugeot in una società unica. il 1º giugno 1974, Peugeot acquistò il 38,2% di Citroën dalla Michelin e divenne responsabile della gestione globale del nuovo gruppo. Peugeot procederà alla vendita della Maserati a De Tomaso nel maggio 1975: quest'ultima Casa italiana diverrà rapidamente in grado di sfruttare l'immagine del marchio Maserati vendendo decine di migliaia di nuove Maserati Biturbo qualche anno dopo.

 
Una AX, utilitaria di gran successo nella gamma Citroën

Tornando alle operazioni di riassetto effettuate dalla Peugeot subito dopo aver rilevato parte della Citroën, assieme alla cessione della Maserati vi fu anche la chiusura dello storico, ma ormai vetusto stabilimento di Quai de Javel in favore del più moderno impianto di Aulnay. Con la chiusura di Quai de Javel si chiuse anche un'epoca.

Nel maggio del 1976 Peugeot portò la sua penetrazione nel capitale della Citroën all'89,95%, divenendo così di gran lunga il detentore del pacchetto di maggioranza. Nacque così il Gruppo PSA Peugeot-Citroën, per il quale i nuovi dirigenti di Sochaux prevedevano due gamme diversificate che rispettassero le storiche caratteristiche di ognuno: modelli innovativi per la Citroën e più tradizionali per la Peugeot, ma cercando nel contempo di utilizzare più componenti possibile in comune: in tal senso, la Citroën LN fu un primo esperimento per ridurre i costi e condividere meccaniche, interni e telai. La LN, su base Peugeot 104, fu seguita nel decennio successivo anche dalla "gemella" Talbot Samba.
La seconda crisi petrolifera degli anni '70, datata 1979, mise in seria difficoltà lo stesso Gruppo PSA, che fu costretto a disfarsi della Chrysler Europe acquisita poco tempo prima: nonostante ciò, nacquero dei modelli Citroën molto apprezzati dalla clientela, tra cui la BX e la AX. Oltre a questi modelli, gli anni ottanta videro ancora la 2CV ancora in listino, sebbene ancora per poco: nel 1990, infatti, la popolare vetturetta bicilindrica fu definitivamente tolta dal commercio.

La fine del secolo[modifica | modifica wikitesto]
 
Una Elysée, berlina su base ZX destinata al solo mercato cinese

Gli anni novanta videro l'adeguarsi della Citroën alle tendenze di mercato dell'epoca, e quindi anche la Casa francese, come molte altre Case propose vetture con carrozzeria monovolume (Citroën Evasion) o multispazio (Citroën Berlingo). Non venne tuttavia trascurato l'aspetto innovativo da sempre molto caro al marchio del "double Chevron": in questo senso va inquadrata l'introduzione del primo vero modello di fascia media della Citroën, ossia la ZX, che si distingueva dal resto delle vetture del suo segmento per la presenza di un particolare retrotreno attivo con effetto sterzante, un po' come stava facendo già da alcuni anni la Honda con la sua coupé Prelude. Un'altra vettura di gran successo fu la Saxo, utilitaria erede della AX e declinata in diverse versioni, tra cui una velocissima sportiva, la Saxo VTS. Di fatto però al contrario della precedente AX di cui si ricorda anche una versione ad alte prestazioni denominata AX Sport, la Saxo era di fatto un restyling della cugina Peugeot 106 con la quale infatti condivideva meccanica, pianale e il 90% dei lamierati. Il pianale era però lo stesso tra Saxo, 106 ed AX.
Non va inoltre tralasciato che dal 1993 la Citroën è presente nel mercato cinese assieme alla Peugeot, grazie alla joint venture con un Casa locale, la Dongfeng Motor Corporation. Tale alleanza diede luogo alla Dongfeng Peugeot-Citroën Automobiles: così vennero alla luce dei nuovi modelli con marchio Citroën, anche se limitati al solo mercato cinese. Tra questi vanno senz'altro citate la Elysée e la Fukang.
L'approssimarsi del nuovo millennio vide l'arrivo della prima station wagon di segmento C, ossia la Xsara SW, ma anche i primi motori turbodiesel con tecnologia common rail.

Il nuovo millennio[modifica | modifica wikitesto]
 
Una DS3, capostipite della nuova sottogamma di vetture marchiate DS

L'arrivo del nuovo millennio coincise con l'arrivo della berlina C5, ma soprattutto con un periodo d'oro per il marchio francese, e più in generale per l'intero gruppo PSA. I modelli con motore diesel attirano la clientela come non mai, contribuendo a decretare il successo del motore diesel per le sue doti di economia e finalmente di raggiunta brillantezza nelle prestazioni. La gamma subisce una rivoluzione nelle denominazioni, ora tutte rappresentate da una sigla di due lettere che comincia con la lettera C (iniziale del marchio del "double Chevron") seguita da un numero che identifica la posizione della vettura nella gamma. Così, la C3 sarà una utilitaria di dimensioni generose, mentre la C2 sarà la sua versione compatta, la C4 sarà la segmento C del lotto e la già menzionata C5 occuperà il segmento D. Ultimi ad arrivare sono l'ammiraglia C6, raffinata berlina di grosse dimensioni (quasi 5 metri) e la C1. Quest'ultima, che come logica va a porsi sotto la C2, divenendo il modello di base della gamma, venne prodotta sfruttando le economie di scala e la joint-venture TPCA stipulata con la giapponese Toyota, che la propose in versione ristilizzata e con denominazione Aygo.
Una seconda joint-venture con un'altra Casa automobilistica, la Mitsubishi, portò al lancio del primo SUV del "double Chevron", la C-Crosser, che però non incontrerà un grande successo. Con la Mitsubishi viene portato avanti anche il progetto che prevede la costruzione di piccole vetture a trazione completamente elettrica, e che darà origine alla Citroën C-Zero, la cui produzione viene avviata alla fine del 2010 anche con il nome di Peugeot iOn. Anche questi modelli, però, hanno riscosso uno scarso successo dato l'elevato prezzo di vendita (oltre 35.000 Euro).
Nel 2008 esplose la crisi finanziaria dei mutui subprime, definita la più grave della storia dopo il martedì nero del 1929. Le vendite dell'intero mercato automobilistico mondiale si contrassero di colpo mettendo in serie difficoltà svariate Case automobilistiche. Il Gruppo PSA non parve inizialmente accusare il colpo, cosicché nel 2010 la Citroën lanciò una nuova gamma di modelli da affiancare a quella tradizionale. Tale nuova gamma fu battezzata DS, una sigla che ricorda quella della mitica berlina prodotta dal 1955 al 1975, ma il cui acronimo aveva un altro significato: infatti la pronuncia delle due lettere (de es), in francese, significa "dea" ("Déesse"). Tali modelli, particolarmente rifiniti e ricercati, avevano il compito di penetrare nel sottosegmento premium delle rispettive fasce di mercato, ed anzi, in alcuni casi, se possibile, di creare delle nuove nicchie di mercato. Così, se la DS3 doveva da una parte fronteggiare l'agguerrita concorrenza della Mini dell'era BMW, i modelli DS4 e DS5 si ponevano rispettivamente come una gradevole crossover dal disegno ricercato e come una sorta di berlina-station di segmento C dalle dimensioni generose. Il debutto della DS3 ha coinciso anche con la rivisitazione del logo della Casa, che a questo punto appare più morbido nella grafia.
Fu solo in un secondo momento che la crisi arrivò a colpire duramente anche il Gruppo PSA, portando incertezza sul futuro dei due marchi che lo costituiscono: dopo l'entrata del gruppo General Motors nel capitale PSA (acquisendo il 7% del pacchetto azionario), lo Stato francese ha deciso di intervenire stanziando dei fondi per il salvataggio del colosso francese. Successivamente la Gm decide di uscire dal capitale mentre un nuovo azionista entra nel capitale Psa in cui partecipa già lo stato francese: la Dong Feng, già partner cinese del gruppo PSA. Si sviluppano nuove strategie e nuovi stabilimenti per il mercato cinese e entra in gioco anche il marchio della Dong Feng[3], oltre che quelli francesi suddivisi in Peugeot, Citroen e dal 2015 anche il marchio DS, con cui si vogliono differenziare i classici modelli Citroën da quelli di orientamento più premium a cui il marchio DS stesso vuole essere dedicato. L'arrivo di Carlos Tavares al timone del gruppo PSA portò una boccata di ossigeno al colosso francese, tanto che già alla fine del 2017, la stessa Citroën tornò ad essere particolarmente in salute, facendo registrare il record di vendite da sei anni a quella parte e incrementando del 7,5% le proprie vendite a livello internazionale.[4]

Motivi dei forti consensi sono stati la reimpostazione della gamma, ora incentrata sui SUV e sui crossover, ma anche la reinterpretazione in chiave crossover di alcuni modelli della gamma, come la terza generazione della C3, ora con richiami al mondo dei crossover grazie ai parafanghi e ai paraurti in plastica grezza. Un discorso simile per l'erede della C4, che venne sostituita in pratica dalla versione restyling del crossover C4 Cactus, un restyling attiato in modo da ammorbidire e rendere più eleganti le linee della vettura originaria. Altro motivo di successo fu il lancio del nuovo crossover medio, il C5 Aircross, che nel 2017 venne introdotto nel solo mercato cinese, ma che l'anno seguente è stato lanciato anche nei mercati del Vecchio Continente. In America Latina, dove pure la Citroën fece registrare una notevole impennata, la gamma è stata limitata invece a vecchi modelli ristilizzati e specifici solo per quei mercati.

L'attività sportiva[modifica | modifica wikitesto]
 
Una Petite Rosalie, che nel 1933 infranse ben 299 record
 
Una ZX-Raid, vincitrice della Parigi-Dakar del 1991
 
Una Citroën DS3 WRC in azione

Nei primi decenni di vita della Citroën, l'attività sportiva del marchio fu molto blanda, quasi inesistente. Questo perché André Citroën, nonostante la sua profonda fede nella pubblicità, detestava le competizioni automobilistiche utilizzato a tal fine. Questa avversione affondava le sue radici nel 1903, ed in particolare nella tristemente famosa gara Parigi-Madrid, una gara in cui trovarono la morte ben nove persone, di cui sei piloti e tre spettatori (oltre ai numerosi feriti), tra cui il fratello e socio di Louis Renault, Marcel. Profondamente turbato da questo nefasto evento, André Citroën ha perciò preferito evitare lo sport come veicolo pubblicitario.
L'unica attività che vagamente poteva essere ricondotta al mondo dello sport fu la serie di Crociere intraprese dalle vetture e dai membri della Casa francese. In realtà, sarebbe da considerare anche l'exploit dei modelli Rosalie, ossia delle vetture sportive derivate da quelle di serie. L'origine di tali eventi non si deve ad André Citroën, ma alla compagnia di lubrificanti Yacco, che ordinò un telaio nudo su base C6F per poi rivestirlo con una carrozzeria profilata in alluminio. La vettura così equipaggiata percorse 25.000 km tra il 22 ottobre ed il 10 novembre 1931, stabilendo 14 nuovi record internazionali.
A questo punto, per la prima volta in una competizione automobilistica, entrò in scena André Citroën, stuzzicato nel suo orgoglio da tale evento. Presentandosi alla nuova prova della Yacco, stavolta con berlinetta sport su base C6G, il patron della Casa di Quai de Javel organizzò un banchetto sul posto e dichiarò che avrebbe offerto in premio la cifra di un milione di franchi a chi avrebbe battuto entro il 1º ottobre 1932 il nuovo record della C6G (di 108 km/h di media su centomila km percorsi dal 5 marzo al 14 aprile). Nessuno si presentò, ma l'anno seguente fu proprio lo stesso André Citroën a portare in pista una 8CV, denominata Petite Rosalie. Questa vettura, di cilindrata inferiore rispetto alle altre due Rosalie precedenti, riuscì a percorrere ben trecentomila km tra il 15 marzo ed il 27 luglio 1933 alla media di 93 km/h. In questo modo vennero battuti ben 193 record internazionali e 106 record mondiali. Il debutto di André Citroën nelle competizioni non poté essere migliore. Periodicamente, durante gran parte degli anni '30, la Rosalie sarebbe tornata a far capolino per provare a stabilire nuovi record e spesso riuscendoci. L'ultima apparizione ufficiale di una Rosalie si sarebbe avuta nel 1937, due anni dopo la scomparsa di André Citroën.
Dopo i record stabiliti dalla Rosalie, la Casa francese non si sarebbe più avvicinata alle corse fino al 1956, anno in cui una DS prese parte al Rally di Montecarlo e riuscì a conquistare il primo posto nella categoria 2 litri. Fu la prima di una lunga serie di vittorie per la grossa berlina francese. nel 1962, grazie ad essa, la Citroën si aggiudicò la Coppa dei Costruttori. L'ultima vittoria della DS si ebbe nel 1974 al Rally del Marocco, proprio mentre la Casa del "double Chevron" si trovava in pessime acque. Negli anni a venire si ebbero alcune vittorie riportate dalla CX, in particolare in alcuni raid africani (rally del Marocco, Rallyu del Senegal, ecc). Si decise di ricominciare con le competizioni nel 1980. Fu con la piccola Visa che si tornò a correre, in particolare con alcune versioni realizzate proprio per l'attività agonistica. I risultati ottenuti furono buoni anche se non frequenti. Meritano una menzione il quarto posto in classifica generale nel 1980 ed i tre titoli nazionali ottenuti nel 1986. La Citroën ebbe anche una breve apparizione nel Gruppo B del Mondiale Rally con la BX 4TC, ma alcuni problemi di affidabilità meccanica spensero quasi subito i sogni di gloria della Casa francese.
Nel 1989 venne fondata la Citroën Racing, divisione sportiva dedicata esclusivamente alle competizioni.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Citroën Racing.

Da qui nacque un lungo periodo di grandi soddisfazioni per la Citroën: venne impiegata la ZX-Raid per la Parigi-Dakar, che nel 1991 riuscì anche a vincere. Tale impresa venne ripetuta per tre anni di fila nel 1994, nel 1995 e nel 1996. A ciò si aggiunsero tra l'altro, nello stesso periodo, i cinque titoli Costruttori e i quattro titoli Piloti.
Nel 1998 cominciò la grande avventura nel WRC: la vettura impiegata fu una Xsara Kit-Car, che nel 1999 si piazzò settima. L'inizio del nuovo secolo vide l'affermazione del pilota Sébastien Loeb, dapprima su Xsara WRC, successivamente con la C4 WRC ed infine con la DS3 WRC. Alla fine del 2012 sono stati ben nove i titoli conquistati dal grande pilota francese, peraltro tutti consecutivi.

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA Addio a James Levine, per 40 anni sul podio del Met Opera Storico direttore d'orchestra, licenziato per uno scandalo di abusi sui minori

18 Marzo 2021, 11:09am

Pubblicato da Miki Pappacoda

James Levine, storico direttore orchestra Met Opera © EPA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il mondo della musica dice addio a James Levine, uno dei direttori d'orchestra piu' importanti e controversi al mondo che per oltre 40 anni e' stato sul podio della Metropolitan Opera da cui e' stato licenziato nel 2018 per un clamoroso scandalo di abusi su minori. Levine e' morto a Palm Springs in California a 77 anni. Lo ha confermato il medico, Len Horovitz, al New York Times. Prima di essere messo alla porta, Levine aveva diretto oltre 2.500 spettacoli al Met (piu' di ogni altro direttore d'orchestra) e vinto 37 Grammy. Era anche profumatamente pagato: 1,8 milioni di dollari solo per la stagione 2015-2016. Il castello di carte era crollato pero' quando a fine 2017, in pieno scandalo #MeToo, il New York Times aveva portato in luce accuse di pedofilia tra cui una di un uomo all'epoca quindicenne che le molestie sessuali del musicista avrebbero spinto sull'orlo del suicidio. Non era la prima volta che indiscrezioni sul comportamento di Levine facevano il giro del mondo della lirica - l'ex portavoce del Met, Johanna Fielder, ne aveva scritto in un libro del 2001 - ma quella fu la prima volta in cui il teatro non le liquido' come gossip infondato. Dopo il licenziamento erano seguite le azioni legali: Levine aveva fatto causa al Met per 5,8 milioni di dollari. Il teatro aveva contrattaccato. Un accordo extragiudiziario era stato raggiunto nell'estate del 2000 in base al quale Levine fu pagato 3,5 milioni di dollari per chiudere il caso. Il maestro negli ultimi anni aveva avuto gravi problemi di salute: quando ancora saliva sul sul podio - e da ultimo dirigeva da una sedia a rotelle - i musicisti si lamentavano che, a causa del Parkinson, era impossibile seguirne le indicazioni della bacchetta. di Alessandra Baldini ANSA

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CASERTA NEWS Covid: sale il numero delle vittime nel casertano Commemorazioni oggi nei vari comuni della provincia

18 Marzo 2021, 11:08am

Pubblicato da Miki Pappacoda

CASERTA NEWS Covid: sale il numero delle vittime nel casertano Commemorazioni oggi nei vari comuni della provincia

INSERITO DA ANGELA CECERE Qui Caserta Arienzo. "Questa mattina, alle ore 11.00, al rintocco a lutto delle campane della nostra parrocchia, ci fermeremo per un minuto di raccoglimento, uniti nel ricordo dei nostri concittadini scomparsi." A comunicarlo è il sindaco di Arienzo Giuseppe Guida. "Tutto ciò avviene in una giornata in cui arriva, improvvisa e inaspettata, la notizia della scomparsa di un altro caro membro della nostra comunità, ci troviamo a fare un triste bilancio delle nostre vittime, che, in poco più di un anno, ci lasciano inevitabilmente una ferita. Siamo vicini a tutti coloro che hanno subìto una perdita e, con questo gesto simbolico, ma molto sentito, speriamo che arrivi, ancora più forte, la nostra commozione e partecipazione a un dolore che è di tutta la nostra collettività. Stasera, alle ore 19.00, nella chiesa di Sant'Andrea Apostolo, Don Mario celebrerà una messa solenne, trasmessa in diretta facebook, per un comune momento di preghiera in loro memoria, alla presenza dei familiari e delle persone che vorranno prendervi parte."

OTTO PAGINE

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DILLO A VETTICA DI AMALFI ONLINE Quark compie 40 anni, Piero Angela "curioso sempre" "Giovani auguro saggezza sviluppo sostenibile". Uscirà suo disco

18 Marzo 2021, 11:05am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Piero Angela © ANSA

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA DIRETTORE All'inizio si chiamava solo 'Quark', era in seconda serata, e andava in onda dopo 'Dallas', la prima puntata il 18 marzo 1981. Sempre piu' popolare, nel 1995 divenne 'SuperQuark', con una durata maggiore e una nuova formula. Compie 40 anni lo storico programma di Piero Angela, di divulgazione scientifica, tecnologica, naturalistica, alimentare, umanistica alla portata di tutti, musica, archeologica. "La scienza - racconta Angela 92 anni, (nato a Torino il 22 dicembre), principe dei divulgatori scientifici in tv, 12 lauree honoris causa, medaglia d'oro per la cultura italiana - è capire tutto. Cerchiamo di essere ottimisti: il Covid finirà e tornerà la vita normale". E' ospite di "New Normal Live", il talk condotto su LinkedIn dal giornalista e top voice del social media dedicato al lavoro, Filippo Poletti e dalla psicologa Monica Bormetti. Lo fa dopo il successo del progetto "Prepararsi al futuro", nato come una serie di incontri promossi dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, dal Politecnico di Torino e dall'ufficio scolastico regionale del Piemonte e diventati, tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021, un programma prodotto da Rai per il Sociale. Non esiste una puntata di "Quark" alla quale Angela è più affezionato: «Sono come figli, impossibile preferirne uno. Se dovessi guardare alla mia vita, non la cambierei: il lavoro mi ha permesso di incontrare tantissime persone e avere tante soddisfazioni dal pubblico», spiega il noto conduttore. Guardando al futuro, a 8 lustri dall'avvio della fortunata trasmissione "Quark", Angela dice: "Il mio erede oggi? Non mio figlio - prosegue sorridendo -. Lui si occupa di altre cose, ha fatto anche lui divulgazione. Ha una formazione scientifica: si è laureato in scienze naturali, poi ha fatto il ricercatore per molte campagne di scavo in Africa e altrove. Ha iniziato a fare divulgazione ed è stato attratto sia dalla paleontologia che dalla archeologia, e dall'archeologia fino all'arte. Fa tutt'altro. Ci sono dei giovani che stanno crescendo e che abbiamo arruolato in "Superquark+" per RaiPlay. Abbiamo fatto due serie da 10 puntate: ne faremo una terza». I più bravi a fare divulgazione scientifica? "Non sono coloro che hanno lauree scientifiche, ma laureati in filosofia della scienza". Angela non smette di appassionarsi ed è pieno di idee: "Il segreto della giovinezza è mantenere la curiosità e avere progetti, anche piccoli. Finalmente farò un disco, uscirà dopo l'estate: ci saranno dei brani che eseguirò al pianoforte e altri suonati con un piccolo gruppo jazzistico", spiega. Tra i suoi piani non c'è la politica: "Non mi interessa. Sono un indipendente, un battitore libero. Voto le persone più che il partito. Su questo ho scritto il libro "A che cosa serve la politica?". La politica deve valorizzare e sostenere la ricerca, cosa che non avviene". Da ultimo: "La Rai è un servizio pubblico: deve aiutare la gente a capire, a rendersi conto di quanto la ricerca, l'innovazione, e il buon senso possano aiutare il Paese a superare i problemi". Agli scienziati dice: "dovete alzare la voce, spiegare quello che fate". Il terzo testimone è per la scuola italiana: "Quando mi chiedono in che cosa sono esperto, dico che sono ignorante. Ho fatto tanti documentari e ho scritto libri su diversi argomenti. Chi gioca a scacchi capisce queste cose: per questo bisognerebbe insegnare gli scacchi a scuola". In due interviste all'ANSA Angela aveva ricordato su Superquark: "La prima volta che siamo andati in onda c'era ancora l'Unione Sovietica e si parlava di rifugi antiatomici. Nel 1981 nasceva anche il primo personal computer, mentre il telefonino e internet erano lontani. Andare in onda alle 21.35 significava essere già in seconda serata: in quella storica prima puntata portammo a casa un risultato di oltre 9 milioni di telespettatori. Nascevano anche le prime tv commerciali. Da quel lontano 1981 il mondo è cambiato ma, rileva il conduttore, ''il linguaggio usato per raccontarlo e' rimasto lo stesso. Perche' entrando nelle case degli italiani siamo diventati parenti dei telespettatori. Ma a modo nostro abbiamo anche fatto politica, usando proprio messaggi semplici e chiari a tutti, lontani dalle liti e dalle bagarre che tengono oggi banco". ''Questo lavoro e' come lo sport: non conta ciò che hai fatto prima, devi essere sempre pronto a correre". Ai giovani: "Il nuovo secolo che stiamo vivendo è vostro. Nel 2050, che sembra così lontano, voi sarete dei 40/50enni. Sarà un secolo pieno di cambiamenti e mi spiace di non poter vedere tutto quello che succederà: grandi problemi, ma anche innovazioni e opportunità. Vi auguro la saggezza di guidare uno sviluppo equilibrato e sostenibile". ANSA

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SICILIA NEWS Vaccini: categorie fragili, 2.034 dosi ieri a Palermo Somministrate fino a tarda sera anche fiale avanzate per target

18 Marzo 2021, 11:02am

Pubblicato da Miki Pappacoda

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INSERITO DA MORENA MOTTA PALERMO, 18 MAR - A Palermo ieri sono state inoculate 2.034 dosi di vaccino Pzifer agli appartenenti alla categorie "vulnerabili": 600 di mattina e il resto nelle fasce pomeridiane, fino a tarda sera. Dall'hub vaccinale della Fiera del Mediterraneo fanno sapere che tutte le dosi scongelate sono state utilizzate. Ne erano rimaste in frigorifero una decina. Lo staff tecnico si è messo in moto per ricercare e avvisare persone in target, con prenotazioni o caratteristiche per essere ritenute fragili, disposti a recarsi in Fiera entro trenta minuti per avere somministrate le dosi di vaccino dai flaconcini aperti. Fino a tarda sera, medici e infermieri hanno così potuto vaccinare altre dieci persone, utilizzando tutte le dosi a disposizione. Nel primo giorno di vaccini per le categorie vulnerabili, soprattutto di mattina, qualcosa non ha funzionato nell'organizzazione e si sono verificati disagi con lunghe file e ore di attesa prima di ricevere il vaccino. La raccomandazione che arriva dall'ufficio del commissario straordinario per l'emergenza Covid di Palermo, Renato Costa, è quella di "rispettare l'orario di prenotazione". Il commissario e il medico del suo staff, Salvo Zichichi, hanno "ringraziato il personale amministrativo, medici, infermieri e Protezione civile per l'instancabile lavoro fin qui svolto". Intanto, alle categorie che prima dovevano essere vaccinate con AstraZeneca, rimaste sospese, non appena possibile - ed effettuati gli opportuni controlli per poter procedere con sicurezza - verrà dato il modo di effettuare una nuova prenotazione. (ANSA).

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PUGLIA E CALABRIA NEWS CALABRIA Si scambiavano sui social video minori abusati,119 indagati Indagine Polizia, anche immagini neonati. 3 persone arrestate

18 Marzo 2021, 10:58am

Pubblicato da Miki Pappacoda

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INSERITO DA MORENA MOTTA CATANZARO, 18 MAR - Si scambiavano sui social immagini e video di minori abusati o vittime di violenze, tra i quali anche neonati. La rete è stata scoperta dalla Polizia Postale al termine di un'indagine coordinata dalla procura di Catanzaro che ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 119 persone e ad un centinaio di persone in tutta Italia. Tre le persone arrestate. Complessivamente gli investigatori hanno individuato 28mila immagini e 8mila video a carattere pedopornografico, sequestrando 230 dispositivi informatici. Gli indagati hanno un'età compresa tra i 18 e i 72 anni e appartengono a diversi contesti sociali. Circostanze che - sottolinea la Polizia - fanno emergere "l'assoluta trasversalità del fenomeno che ricomprende professionisti, studenti, disoccupati, pensionati, impiegati pubblici e privati, militari, un appartenente alle forze di polizia e una guardia giurata". L'indagine - coordinata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, dall'aggiunto Giancarlo Novelli e dal Pm Saverio Sapia e condotta dalla Polizia postale di Reggio Calabria - è partita un anno fa sulla base di una serie di segnalazioni arrivate attraverso il circuito internazionale di cooperazione in materia di contrasto allo sfruttamento dei minori online con enti esteri e associazioni non governative al Centro nazionale di contrasto alla pedopornografia online dalla Polizia Postale. Gli accertamenti, condotti dalla hanno consentito di individuare i 119 username utilizzati dagli indagati per scambiarsi il materiale e hanno portato alle perquisizioni di oggi che hanno interessato 16 regioni e 60 province, in particolare in Lombardia, Piemonte e Veneto, regioni nelle quali risiedono la metà degli indagati. I tre arrestati sono invece residenti nelle province di Imperia, Pistoia e Reggio Calabria. Nel corso delle perquisizioni gli agenti hanno sequestrato cellulari, tablet, hard disk, pen drive, computer, cloud, account email e profili social associati. (ANSA).

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BENEVENTO NEWS I "ristori" per i ragazzi: ne hanno diritto L'intervento

18 Marzo 2021, 10:57am

Pubblicato da Miki Pappacoda

BENEVENTO NEWS I "ristori" per i ragazzi: ne hanno diritto L'intervento

INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. E' dedicato ai problemi che la chiusura delle scuole e la didattica a distanza stanno creando ai nostri ragazzi, l'intervento dell'avvocato Gino De Pietro. “La stampa nazionale e internazionale da tempo dà notizia dei gravi effetti psicologici negativi della chiusura prolungata delle scuole e della cosiddetta didattica a distanza. Indagini svolte da università e centri di ricerca hanno evidenziato che la didattica a distanza nuoce sia agli insegnanti che agli studenti. Ci sono ragazzi che piangono durante il giorno, non dormono bene di notte, ricorrono ai dispositivi elettronici molto più del consueto – che spesso è già eccedente il giusto -, non riescono a concentrarsi, diventano abulici, hanno disturbi del comportamento, contraggono patologie alimentari, diventano aggressivi, e l’elenco dei problemi non termina qui. Anche gli insegnanti, costretti a lavorare con strumenti non consueti, senza il contatto diretto con gli allievi, spesso in condizioni di segregazione, con strumenti non perfettamente idonei e funzionanti, accusano disturbi, problemi, incertezze, fragilità del tutto anomale. Ogni giorno per televisione si susseguono senza pausa programmi in cui ristoratori, baristi, albergatori, maestri di sci, negozianti vari si lamentano per le chiusure totali o parziali, accusano il governo per le chiusure e chiedono ristori e risarcimenti immediati ed estesi. Per mesi le scuole sono state chiuse – e da noi in Campania più che altrove senza adeguate ragioni per tale differenza – eppure non è all’orizzonte alcun intervento “ a sostegno” della “categoria” più importante di tutte: i giovani, che rappresentano il futuro di ogni paese e dovrebbero rappresentarlo anche del nostro. Il presidente del consiglio Draghi aveva parlato nel discorso per chiedere la fiducia alle Camere della necessità di far recuperare i giorni di scuola perduti agli studenti e più in generale aveva posto la scuola e l’università come priorità nazionali. Il governo ha ottenuto la fiducia, si è insediato, sta governando da qualche settimana ma, salvo importanti nomine, non ha dato alcun segnale in tal senso, né attraverso il silenzioso presidente, né attraverso il più loquace ministro competente. Credo che sia giunto il momento – ed anzi c’è da registrare un grave ritardo in merito – di mettere in opera iniziative di ristoro non solo per i ristoratori, gli albergatori e le baite di montagna dove sciano le famiglie di coloro che stanno al governo o dei loro più fervidi sostenitori, ma anche per i poveri studenti italiani, privati, senza loro responsabilità, della loro vita da tempo. Non possono andare a scuola, non possono fare sport, non possono vedere gli amici, non possono andare a cinema, a teatro, ad una mostra, ad un qualsiasi evento. Da due anni non fanno gite, né escursioni e rischiano di perdere ogni capacità di socializzazione, se non l’hanno già fatto. Come possiamo ristorarli, visto che gli è stata tolta l’essenza stessa della vita, il senso medesimo della loro fanciullezza, adolescenza, giovinezza, età che non ritornano? Nessuno venga a offrire denaro ai genitori: non sono i genitori in questione, e non è una questione di denaro. Gli unici da risarcire, ristorare, indennizzare sono i ragazzi, questo è fuor di dubbio. In qual modo, visto che si tratta di un tempo irripetibile della vita? Io lancio un’idea: Offrendogli, appena possibile e al più presto una vita migliore: scuole aperte, palestre e piscine gratis, tante gite di istruzione, visite guidate, tessere per il teatro e il cinema, concerti, mostre, corsi di lingua straniera attivi, corsi di recupero e di consolidamento nelle materie INVALSI gratis, eventi ludici, campi solari, laboratori teatrali e musicali, tutto gratis. I nostri ragazzi debbono uscire da questa situazione di abbrutimento in cui vivono da tempo aiutati da politiche attive di inclusione e di apertura di spazi culturali, ludici, sportivi e di intrattenimento che li facciano incontrare, crescere, vivere bene, recuperare la fiducia in sé e nella vita, quella fiducia che rischiano di perdere nel momento più delicato e importante della loro vita. Glielo dobbiamo. L’Italia lo deve ai suoi figli se vuole avere ancora un futuro”.

OTTO PAGINE

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PUGLIA E CALABRIA NEWS PUGLIA Crolla braccio gru, muore operaio 55enne nel Barese Procura di Bari ha aperto un fascicolo per omicidio colposo

18 Marzo 2021, 10:55am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Simulazione incidente stradale con veicoli epoca ...Ambulanza Fiat 238E in  soccorso ... - YouTube

INSERITO DA MORENA MOTTA BARI, 18 MAR - Un operaio di 55 anni, Giuseppe D'Erasmo, è morto ieri mentre era al lavoro in un deposito a Gravina in Puglia (Bari), in contrada Graviglione. Sulla vicenda la Procura di Bari ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. L'uomo, dipendente di una ditta di Ruvo di Puglia, si era recato nel deposito a Gravina per prelevare alcuni ponteggi in ferro. Lì, stando ad una prima ricostruzione, sarebbe rimasto schiacciato dopo il cedimento del braccio di una gru durante lo spostamento di materiale edile. Le verifiche tecniche dovranno accertare se il braccio sia crollato a causa del forte vento o a seguito di un cedimento dovuto ad usura o ad un guasto meccanico. L'inchiesta per omicidio colposo, coordinata dal pm di turno Claudio Pinto, è affidata ai carabinieri e agli uomini dello Spesal, intervenuti sul posto per i rilievi e per raccogliere le prime informazioni dai colleghi della vittima utili a ricostruire la dinamica dell'incidente e individuare le eventuali responsabilità dei datori di lavoro, anche con riferimento alle norme sulla sicurezza. Nelle prossime la Procura valuterà se disporre l'autopsia. Nella tarda serata di ieri il sindaco di Gravina, Alesio Valente, ha scritto un post su Facebook per esprimere "le più sentite condoglianze da parte della città tutta alle persone che lo hanno amato, anche se so che in questi momenti è così difficile sopportare il dolore di un ingiusto destino". (ANSA).

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FAVOLE E RACCONTI La Sirenetta

18 Marzo 2021, 10:53am

Pubblicato da Miki Pappacoda

FAVOLE E RACCONTI La Sirenetta

A CURA DI MORENA MOTTA In mezzo al mare l'acqua è azzurra come i petali dei più bei fiordalisi e trasparente come il cristallo più puro; ma è molto profonda, così profonda che un'anfora non potrebbe raggiungere il fondo; bisognerebbe mettere molti campanili, uno sull'altro, per arrivare dal fondo fino alla superficie. Laggiù abitano le genti del mare.
Non si deve credere che ci sia solo sabbia bianca, no! Crescono alberi stranissimi, e piante con gli steli e i petali così sottili che si muovono al minimo movimento dell'acqua, come fossero esseri viventi. Tutti i pesci, grandi e piccoli, nuotano tra i rami, proprio come fanno gli uccelli nell'aria. Nel punto più profondo si trova il castello del re del mare. Le mura sono di corallo e le alte finestre a arco sono fatte con ambra chiarissima, il tetto è formato da conchiglie che si aprono e si chiudono secondo il movimento dell'acqua; sono proprio belle, perché contengono perle meravigliose; una sola di quelle basterebbe alla corona di una regina.
II re del mare era vedovo da molti anni, ma la sua vecchia madre governava la casa, una donna intelligente, molto orgogliosa della sua nobiltà; e per questo aveva dodici ostriche sulla coda, quando le altre persone nobili potevano averne solo sei. Comunque aveva grandi meriti, soprattutto perché voleva molto bene alle piccole principesse del mare, le sue nipotine. Erano sei graziose fanciulle, ma la più giovane era la più bella di tutte, dalla pelle chiara e delicata come un petalo di rosa, gli occhi azzurri come un lago profondo; ma come tutte le altre non aveva piedi, il corpo terminava con una coda di pesce.

Per tutto il giorno potevano giocare nel castello, nei grandi saloni, dove fiori viventi crescevano alle pareti. Le grandi finestre di ambra venivano aperte e i pesci potevano nuotare dentro, proprio come fanno le rondini quando apriamo le finestre, ma i pesci nuotavano vicino alle principessine, mangiavano dalle loro manine e si lasciavano accarezzare.
Fuori dal castello vi era un grande giardino con alberi color rosso fuoco e blu scuro; i frutti brillavano come oro e i fiori come fiamme di fuoco, poiché steli e foglie si agitavano continuamente. La terra stessa era costituita da sabbia finissima, ma azzurra come lo zolfo ardente. E una strana luce azzurra avvolgeva tutto; si poteva quasi credere di trovarsi nell'aria e di vedere il cielo da ogni parte, invece di essere sul fondo del mare. Quando il mare era calmo si poteva vedere il sole: sembrava un fiore color porpora dal cui calice sgorgava tutta la luce.
Ogni principessa aveva una piccola aiuola nel giardino, in cui poteva piantare i fiori che voleva; una di loro diede alla sua aiuola la forma di una balena; un'altra preferì che assomigliasse a una sirenetta; la più giovane la fece rotonda come il sole e vi mise solo fiori rossi come lui. Era una bambina strana, molto tranquilla e pensierosa; le altre sorelle decorarono le aiuole con le cose più bizzarre che avevano trovato tra le navi affondate, lei invece, oltre ai fiori rossi che assomigliavano al sole, volle avere solo una bella statua di marmo, raffigurante un giovane scolpito in una pietra bianca e trasparente, che era arrivata fin lì dopo qualche naufragio. Vicino alla statua piantò un salice piangente di color rossiccio, che crebbe splendidamente ripiegando i suoi freschi rami sul giovane fino a raggiungere il suolo di sabbia azzurra, dove l'ombra diventava viola e si muoveva come i rami stessi: sembrava così che i rami e le radici si baciassero con dolcezza.
Non c'era per lei gioia più grande che sentir parlare del mondo degli uomini sopra di loro; la vecchia nonna dovette raccontare tutto quanto sapeva delle navi e delle città, degli uomini e degli animali; soprattutto la colpiva in modo particolare il fatto che i fiori sulla terra profumassero (naturalmente non profumavano in fondo al mare!) e che i boschi fossero verdi e che i pesci che si vedevano tra i rami potessero cantare così bene che era un piacere ascoltarli; erano gli uccellini, ma la vecchia nonna li chiamava pesci, per farsi capire da loro che non avevano mai visto un uccello.
«Quando compirete quindici anni» disse la nonna «avrete il permesso di affacciarvi fuori dal mare, sedervi al chiaro di luna sulle rocce e osservare le grosse navi che navigano; vedrete anche i boschi e le città.» L'anno dopo la sorella più grande avrebbe compiuto quindici anni, ma le altre... già, avevano tutte un anno di differenza tra loro, e la più giovane doveva aspettare cinque anni prima di poter risalire il mare e vedere come viviamo noi uomini. Tra sorelle si promisero che si sarebbero raccontate le cose più significative che avrebbero visto durante il loro primo viaggio: la nonna non raccontava abbastanza, e c'era tanto che loro volevano sapere.
Nessuno però lo voleva quanto la più giovane, proprio lei che doveva aspettare più a lungo e che era così silenziosa e pensierosa. Per molte notti restava affacciata alla finestra a guardare verso l'alto, attraverso l'acqua scura, dove i pesci muovevano le pinne e la coda. Poteva vedere la luna e le stelle, in realtà brillavano debolmente, ma attraverso l'acqua sembravano molto più grandi che ai nostri occhi; se qualcosa le oscurava, come un'ombra nera, lei sapeva che forse una balena nuotava sopra di lei, o forse era una nave con tanti uomini. Questi non immaginavano certo che una graziosa sirenetta si potesse trovare sotto di loro tendendo verso la carena della nave le sue bianche braccia.
La principessa più grande compì quindici anni e potè raggiungere la superficie del mare.

Tornata a casa, aveva cento cose da raccontare, ma la cosa più bella, secondo lei, era stato stendersi al chiaro di luna su un banco di sabbia nel mare calmo e guardare verso la costa la grande città, piena di luci che brillavano come centinaia di stelle, sentire la musica e il rumore delle carrozze e degli uomini, guardare le moltissime torri e i campanili e ascoltare le campane che suonavano. Proprio perché non sarebbe mai potuta andare lassù, aveva soprattutto interesse per quei posti.
Oh, con che attenzione la sorellina minore ascoltò! e quando poi a sera inoltrata andò alla finestra per guardare in alto, attraverso l'acqua scura, pensò alla grande città con tutto quel rumore, e le sembrò di sentire il suono della campana che arrivava fino a lei.
L'anno dopo la seconda sorella ebbe il permesso di risalire l'acqua e di nuotare dove voleva. Si affacciò proprio quando il sole stava tramontando, e trovò che quella vista fosse la cosa più bella. Tutto il cielo sembrava dorato, raccontò, e le nuvole sì, la loro bellezza non si poteva descrivere! rosse e viola avevano navigato sopra di lei, ma, molto più veloce delle nuvole era passato come un lungo velo bianco uno stormo di cigni selvatici, che si dirigeva verso il sole. Anche lei aveva cominciato a nuotare verso il sole, ma questo era scomparso e i riflessi rosati si erano spenti sulla superfìcie del mare e sulle nuvole.
L'anno successivo toccò alla terza sorella; era la più coraggiosa di tutte e risalì un largo fiume che sfociava nel mare. Vide belle colline verdi con vigneti, castelli e fattorie che spuntavano tra bellissimi boschi; sentì come cantavano gli uccelli, e il sole scaldava tanto che dovette spesso buttarsi in acqua per rinfrescare il viso infuocato. In una piccola insenatura incontrò un gruppo di bambini, che, nudi, correvano e si gettavano in acqua; volle giocare con loro, ma questi scapparono via spaventati; poi giunse un piccolo animale nero, era un cane ma lei non ne aveva mai visto uno prima, e questo cominciò a abbaiarle contro, così lei, spaventata, tornò nel mare aperto ma non potè più dimenticare quei meravigliosi boschi, quelle verdi colline, e quei graziosi bambini che sapevano nuotare, pur non avendo la coda di pesce.
La quarta sorella non fu così coraggiosa, restò in mezzo al mare aperto, e raccontò che proprio lì stava il piacere, poteva guardare per molte miglia in ogni direzione e il cielo sopra di lei le era sembrato una grossa campana di vetro. Aveva visto delle navi, ma da lontano, e le erano parse simili a gabbiani; gli allegri delfini avevano fatto le capriole e le grandi balene avevano soffiato l'acqua dalle narici, e era stato come vedere cento fontane attorno a sé.
Venne poi il turno della quinta sorella; il suo compleanno cadeva in inverno, e per questo vide cose che le altre non avevano visto. Il mare appariva verde e tutt'intorno galleggiavano grosse montagne di ghiaccio; sembravano perle, raccontò, ma erano molto più grandi dei campanili che gli uomini costruivano. Si mostravano nelle forme più svariate e brillavano come diamanti. Si era seduta su una delle più grosse e tutti i naviganti erano fuggiti spaventati dal luogo in cui lei si trovava, con il vento che le agitava i lunghi capelli; poi, verso sera, il cielo si era ricoperto di nuvole, c'erano stati lampi e tuoni, e il mare nero aveva sollevato in alto i grossi blocchi di ghiaccio illuminati da lampi infuocati. Su tutte le navi si ammainavano le vele, dominava la paura e l'angoscia, lei invece se ne stava tranquilla sulla sua montagna di ghiaccio galleggiante e guardava i fulmini azzurri colpire a zig-zag il mare illuminato.
La prima volta che le sorelle uscirono dall'acqua, restarono incantate per le cose nuove e magnifiche che avevano visto, ma ora che erano cresciute e avevano il permesso di salire quando volevano, erano diventate indifferenti, sentivano nostalgia di casa, e dopo un mese dissero che presso di loro c'erano in assoluto le cose più belle e che era molto meglio stare a casa.
Molte volte, di sera, le cinque sorelle, tenendosi sottobraccio, risalivano alla superfìcie; avevano belle voci, più belle di quelle umane, e quando c'era tempesta nuotavano fino alle navi che credevano potessero capovolgersi, e cantavano dolcemente di come era bello stare in fondo al mare e pregavano i marinai di non aver paura di arrivare laggiù; ma questi non erano in grado di capire le loro parole, credevano fosse la tempesta e non riuscivano comunque a vedere le bellezze del fondo del mare, perché quando la nave affondava, gli uomini affogavano e arrivavano al castello del re del mare già morti.
Quando le sorelle, di sera, a braccetto, salivano sul mare, la sorellina più piccola restava tutta sola e le osservava; sembrava che volesse piangere, ma le sirene non hanno lacrime e per questo soffrono molto di più.
«Ah, se solo avessi quindici anni» esclamava. «So bene che amerei quel mondo che è sopra di noi e gli uomini che vi abitano e vi costruiscono!»
Finalmente compì quindici anni.
«Adesso sei grande anche tu!» disse la nonna, la vecchia regina vedova. «Vieni! Lascia che ti adorni, come le tue sorelle» e le mise una coroncina di gigli bianchi sui capelli, ma ogni petalo di fiore era formato da mezza perla; poi la vecchia fissò sulla coda della principessa otto grosse ostriche, per mostrare il suo alto casato.
«Ma fa male!» disse la sirenetta.
«Bisogna pur soffrire un po' per essere belli!» rispose la vecchia.
Oh! Come avrebbe voluto togliersi di dosso tutti quegli ornamenti e quella pesante corona! I fiori rossi della sua aiuola la avrebbero adornata molto meglio, ma non osò cambiare le cose. «Addio!» esclamò, e salì leggera come una bolla d'aria attraverso l'acqua.
Il sole era appena tramontato quando affacciò la testa dall'acqua, tutte le nuvole però ancora brillavano come rose e oro; nel cielo color lilla splendeva chiara e bellissima la stella della sera; l'aria era mite e fresca e il mare calmo. C'era una grande nave con tre alberi, ma una sola vela era tesa perché non c'era il minimo soffio di vento; tra le sartie e i pennoni stavano seduti i marinai. C'era musica e canti e man mano che scendeva la sera si accendevano centinaia di luci multicolori. Sembrava che ondeggiassero nell'aria le bandiere di tutte le nazioni. La sirenetta nuotò fino all'oblò di una cabina e ogni volta che l'acqua la sollevava, vedeva attraverso i vetri trasparenti molti uomini ben vestiti; il più bello di tutti era però il giovane principe, con grandi occhi neri: non aveva certo più di sedici anni e compiva gli anni proprio quel giorno. Per questo c'erano quei festeggiamenti! I marinai ballavano sul ponte e quando il giovane principe uscì, si levarono in aria più di cento razzi che illuminarono a giorno. La sirenetta si spaventò e si rituffò nell'acqua, ma poco dopo riaffacciò la testa e le sembrò che tutte le stelle del cielo cadessero su di lei. Non aveva mai visto fuochi di quel genere. Grandi soli giravano tutt'intorno, bellissimi pesci di fuoco nuotavano nell'aria azzurra, e tutto si rifletteva nel bel mare calmo. Anche sulla nave c'era tanta luce che si poteva vedere ogni corda, e naturalmente gli uomini. Com'era bello quel giovane principe! Dava la mano a tutti, ridendo e sorridendo, mentre la musica risuonava nella splendida notte.

Era ormai tardi, ma la sirenetta non seppe distogliere lo sguardo dalla nave e dal bel principe. Le luci variopinte vennero spente, i razzi non vennero più lanciati in aria, non si sentirono più colpi di cannone, ma dal profondo del mare si sentì un rombo, e lei intanto si faceva dondolare su e giù dall'acqua, per guardare nella cabina; ma la nave prese velocità, le vele si spiegarono una dopo l'altra, le onde si fecero più grosse, comparvero grosse nuvole e da lontano si scorsero dei lampi. Sarebbe venuta una terribile tempesta! Per questo i marinai ammainarono le vele. La grande nave filava a gran velocità sul mare agitato, l'acqua si alzò come grosse montagne nere che volevano rovesciarsi sull'albero maestro, la nave si immerse come un cigno tra le alte onde e si fece sollevare di nuovo dall'acqua in movimento. La sirenetta pensò che quella fosse una bella corsa, ma i marinai non erano della stessa opinione; la nave scricchiolava terribilmente, le assi robuste cedevano sotto quei forti colpi, l'acqua colpiva la carena, l'albero maestro si spezzò come fosse stato una canna; la nave si piegò su un fianco, e l'acqua subito la riempì. Allora la sirenetta capì che erano in pericolo, lei stessa doveva stare attenta alle assi e ai relitti della nave che galleggiavano sull'acqua. Per un attimo fu talmente buio che non riuscì a vedere nulla, quando poi lampeggiò divenne così chiaro che riconobbe tutti gli uomini della nave; ognuno se la cavava come poteva; lei cercò il principe e lo vide scomparire nel mare profondo, proprio quando la nave affondò. Al primo momento fu molto felice, perché lui ora sarebbe sceso da lei, ma poi ricordò che gli uomini non potevano vivere nell'acqua, e che anche lui sarebbe arrivato al castello di suo padre solo da morto. No, non doveva morire! Nuotò tra le assi e i relitti della nave, senza pensare che avrebbero potuto schiacciarla, si immerse nell'acqua e risalì tra le onde finché giunse dal giovane principe, che quasi non riusciva più a nuotare nel mare infuriato. Cominciava a indebolirsi nelle braccia e nelle gambe, gli occhi gli si chiusero; sarebbe certo morto se non fosse giunta la sirenetta. Lei gli tenne la testa sollevata fuori dall'acqua e con lui si lasciò trasportare dalla corrente dove capitava.
Al mattino il brutto tempo era passato; della nave non era rimasta traccia, il sole sorgeva rosso e risplendeva sull'acqua; fu come se le guance del principe riacquistassero colore, ma gli occhi rimasero chiusi. La sirena lo baciò sulla bella fronte alta e carezzò indietro i capelli bagnati; le sembrò che assomigliasse alla statua di marmo che aveva nel suo giardinetto, lo baciò di nuovo e desiderò con forza che continuasse a vivere.
Poi vide davanti a sé la terra ferma, alte montagne azzurre sulla cui cima la bianca neve risplendeva come ci fossero stati candidi cigni; lungo la costa si stendevano bei boschi verdi e proprio lì davanti si trovava una chiesa o un convento, non sapeva bene, ma era un edificio. Aranci e limoni crescevano nel giardino e davanti all'ingresso si alzavano delle palme; il mare disegnava lì una piccola insenatura, calmissima ma molto profonda, fino alla scogliera dove c'era sabbia bianca e sottile. Lei nuotò là col suo bel principe, lo posò sulla sabbia e si preoccupò che la testa fosse sollevata e rivolta verso il caldo sole.
Suonarono in quel momento le campane di quel grande edificio bianco, e molte ragazze comparvero nel giardino. Allora la sirenetta si ritirò nuotando, dietro alcune alte pietre che spuntavano dall'acqua, si mise della schiuma tra i capelli e sul petto affinché nessuno la vedesse e aspettò che qualcuno andasse dal povero principe.
Non passò molto tempo e una fanciulla si avvicinò, si spaventò molto, ma solo per un attimo, poi andò a chiamare altra gente, e la sirena vide che il principe tornò in vita e sorrise a quanti lo circondavano, ma non sorrise a lei, anche perché non sapeva che era stata lei a salvarlo. Si sentì molto triste e quando lo ebbero portato dentro quel grande edificio, si reimmerse dispiaciuta nell'acqua e tornò al castello del padre.
Se era sempre stata calma e pensierosa, ora lo fu molto di più. Le sorelle le chiesero che cosa avesse visto la prima volta che era stata lassù, ma lei non raccontò nulla.
Per molte volte al mattino e alla sera, risalì fino al punto in cui aveva lasciato il principe. Vide che i frutti del giardino erano maturi e venivano colti, vide che la neve si scioglieva dalle alte montagne; ma non vide mai il principe e così se ne tornava a casa ogni volta sempre più triste. La sua unica consolazione era quella di andare nel suo giardinetto e di abbracciare la bella statua di marmo che assomigliava al principe; non curava più i suoi fiori, che crescevano in modo selvaggio anche sui viali e intrecciavano i loro steli e le foglie con i rami degli alberi, così che c'era molto buio.
Alla fine non resse più, raccontò tutto a una sorella, e così anche le altre ne furono subito al corrente, ma poi nessun altro fu informato, eccetto poche altre amiche che pure non lo dissero a nessuno se non alle loro amiche più intime. Una di loro sapeva chi fosse quel principe, anche lei aveva visto la festa sulla nave e sapeva da dove veniva e dov'era il suo regno.
«Vieni, sorellina!» dissero le altre principesse e, tenendosi sotto braccio, risalirono il mare fino al punto in cui si trovava il castello del principe.
Questo era fatto di una lucente pietra gialla, aveva grandi scalmate di marmo, una delle quali scendeva fino al mare. Splendide cupole dorate si innalzavano dal tetto, e tra le colonne che circondavano l'intero edifìcio si trovavano statue di marmo, che sembravano vive. Attraverso i vetri trasparenti delle alte finestre si poteva guardare in saloni meravigliosi, con preziose tende di seta e tappeti, con grandi quadri alle pareti che erano proprio divertenti da guardare. In mezzo al salone si trovava una fontana con lo zampillo che arrivava fino alla cupola di vetro del soffitto, attraverso la quale il sole faceva luccicare l'acqua e le belle piante che vi crescevano dentro.
Ora lei sapeva dove abitava il principe e vi tornò per molte sere, nuotava molto vicino alla terra, come nessun altro aveva osato fare, risaliva addirittura lo stretto canale fino alla magnifica terrazza di marmo che gettava una grande ombra sull'acqua. Qui si metteva a guardare il giovane principe, che credeva di trovarsi tutto solo al chiaro di luna.
Lo vide molte volte navigare in una splendida barca, con la musica e le bandiere al vento, allora si affacciava tra le verdi canne e il vento le sollevava il lungo velo argenteo, e se qualcuno la vedeva poteva pensare che fosse un cigno a ali spiegate.
Per molte notti sentì i pescatori, che stavano in mare con le lanterne, parlare molto bene del principe, e fu felice di avergli salvato la vita quella volta che era quasi morto e si era abbandonato alle onde; pensò anche al capo che aveva riposato sul suo petto, e con quanta dolcezza lo aveva baciato, ma lui non ne sapeva niente e non poteva neppure sognarla.
Gli uomini le piacevano ogni giorno di più, e sempre più spesso desiderava salire e stare con loro: pensava che il loro mondo fosse molto più grande del suo: loro potevano navigare sul mare con le navi, arrampicarsi sulle alte montagne fin sopra le nuvole, e i campi che possedevano si estendevano con boschi e prati molto lontano, così lontano che non riusciva a vederli. C'erano tante cose che le sarebbe piaciuto sapere, ma le sorelle non sapevano rispondere a tutto, allora le chiese alla nonna che conosceva bene quel mondo di sopra che chiamava giustamente "il paese sopra il mare."
«Se gli uomini non affogano» chiese la sirenetta «possono vivere per sempre? Non muoiono come facciamo noi, nel mare?»
«Certo» rispose la vecchia. «Anche loro devono morire e la lunghezza della loro vita è più breve della nostra. Noi possiamo arrivare fino a trecento anni, quando però non viviamo più diventiamo schiuma dell'acqua, non abbiamo una tomba tra i nostri cari; non abbiamo un'anima immortale e non vivremo mai più: siamo come le verdi canne che, una volta tagliate, non rinverdiscono! Gli uomini invece hanno un'anima che continua a vivere, vive anche dopo che il corpo è diventato terra; sale attraverso l'aria fino alle stelle lucenti! Come noi saliamo per il mare e vediamo la terra degli uomini, così loro salgono fino a luoghi bellissimi e sconosciuti, che noi non potremo mai vedere!»
«Perché non abbiamo un'anima immortale?» chiese la sirenetta tutta triste «io darei cento degli anni che devo ancora vivere per essere un solo giorno come gli uomini e poi abitare nel mondo celeste!»
«Non devi neanche pensare queste cose!» esclamò la vecchia. «Noi siamo molto più felici e stiamo certo meglio degli uomini.»
«Allora io devo morire e diventare schiuma del mare e non sentire più la musica delle onde, o vedere i bei fiori e il sole rosso! Non posso fare proprio nulla per ottenere un'anima immortale?»
«No» rispose la vecchia. «Solo se un uomo ti amasse più di suo padre e di sua madre, e tu fossi l'unico suo pensiero e il solo oggetto del suo amore, e se un prete mettesse la sua mano nella tua con un giuramento di fedeltà eterna; solo allora la sua anima entrerebbe nel tuo corpo e tu riceveresti parte della felicità degli uomini. Egli ti darebbe un'anima, conservando sempre la propria. Ma questo non potrà mai accadere. La cosa che qui è così bella, la coda di pesce, è considerata orribile sulla terra. Non capiscono niente; per loro bisogna avere due strani sostegni che chiamano gambe, per essere belle!»

La sirenetta sospirò guardando la sua coda di pesce.
«Stiamo allegre!» disse la vecchia. «Saltiamo e balliamo per i trecento anni che possiamo vivere; non è certo poco tempo! Poi ci riposeremo più volentieri nella tomba. Stasera c'è il ballo a corte.»
Quello era uno spettacolo meraviglioso che non si vede mai sulla terra! Le pareti e il soffitto dell'ampia sala da ballo erano costituite da un vetro grosso e trasparente. Migliaia di conchiglie enormi, rosa e verdi come l'erba, erano allineate da ogni lato, con un fuoco azzurro fiammeggiante che illuminava tutta la sala e si rifletteva oltre le pareti, così che il mare di fuori fosse tutto illuminato. Si potevano vedere innumerevoli pesci, grandi e piccoli, che nuotavano contro la parete di vetro; su alcuni brillavano squame rosse scarlatte, su altri, d'oro e d'argento. In mezzo alla sala scorreva un largo fiume dove danzavano i delfini e le sirene, che cantavano così soavemente. Gli uomini sulla terra non hanno certo voci così belle. La sirenetta cantò meglio di tutte, e tutti le batterono le mani, per un istante si sentì felice, perché sapeva di avere la voce più bella sia sul mare che sulla terra! Ma subito tornò a pensare al mondo che c'era sopra di loro; non riusciva a dimenticare quel bel principe e il suo dolore per il fatto di non possedere, come lui, un'anima immortale. Uscì in silenzio dal castello del padre e andò a sedersi nel suo giardinetto, mentre dall'interno risuonavano canti pieni d'allegria. Allora sentì attraverso l'acqua il suono dei corni e pensò: "Sta certamente navigando qua sopra, colui che io amo più di mio padre e di mia madre, che riempie ogni mio pensiero e nella cui mano io voglio riporre la felicità della mia vita. Voglio fare qualunque cosa per conquistare lui e un'anima immortale! Mentre le mie sorelle ballano nel castello di mio padre, io andrò dalla strega del mare, ho sempre avuto tanta paura di lei, ma forse mi potrà consigliare e aiutare!."
La sirenetta uscì dal suo giardino e si avviò verso il torrente ribollente, dietro il quale abitava la strega. Non aveva mai percorso quella strada; non vi crescevano né fiori né erba, solo un fondo di sabbia grigia si stendeva verso il torrente, dove l'acqua, che sembrava spinta dalle ruote del mulino, girava come un vortice e inghiottiva tutto quel che poteva afferrare. Lei dovette passare in mezzo a quei vortici tremendi per arrivare nel territorio della strega, e qui c'era da attraversare una vasta pianura bollente, che la strega chiamava la sua torbiera. Oltre la torbiera si trovava la sua casa, in mezzo a un bosco orribile. Tutti gli alberi e i cespugli erano polipi, per metà bestie e per metà piante: sembravano centinaia di teste di serpente che crescevano dal terreno, tutti i rami erano lunghe braccia vischiose, con le dita simili a vermi ripugnanti, che si muovevano in ogni loro parte, dalle radici fino alla punta più estrema. Si avvolgevano intorno a tutto quel che potevano afferrare e non lo lasciavano mai più. La sirenetta si fermò spaventatissima; il cuore le batteva forte per la paura, stava per tornare indietro, ma pensò al principe e all'anima degli uomini, così le tornò il coraggio. Legò per bene i lunghi capelli svolazzanti, affinché i polipi non riuscissero a afferrarli; mise le mani sul petto e partì passando come un pesce guizzante nell'acqua, tra gli orribili polipi, che allungavano i vischiosi tentacoli verso di lei. Vide ciò che ognuno di essi aveva afferrato, centinaia di tentacoli trattenevano le prede come tenaglie di ferro: uomini che erano morti in mare e caduti sul fondo si affacciavano come bianchi scheletri tra i tentacoli; remi di imbarcazioni e casse erano tenuti stretti, scheletri di animali e persino una sirenetta che avevano catturato e soffocato. Questa vista fu per lei la più spaventosa!
Poi giunse in un'ampia radura di fango nel bosco, dove grossi serpenti di mare si rivoltavano mostrando i loro orribili denti gialli. Nel mezzo si trovava una casa fatta con le bianche ossa di uomini calati sul fondo; lì stava la strega del mare e lasciava che un rospo mangiasse dalla sua mano, come gli uomini fanno con i canarini quando gli danno lo zucchero. Quegli orribili grossi serpenti di mare erano chiamati «pulcini» dalla strega che lasciava le strisciassero sui grossi seni cadenti.
«So bene che cosa vuoi!» disse la strega del mare «sei proprio ammattita! comunque il tuo desiderio verrà soddisfatto, perché ti porterà sventura, mia bella principessa! Vuoi liberarti della tua coda di pesce e ottenere in cambio due sostegni per camminare come gli uomini, così che il giovane principe si innamori di te e tu possa ottenere un'anima immortale!» La strega rideva così sguaiatamente che il rospo e i serpenti caddero a terra e lì continuarono a rotolarsi. «Arrivi appena in tempo!» riprese. «Domani, una volta sorto il sole non potrei più aiutarti e dovresti aspettare un anno intero. Ti preparerò una bevanda, ma con questa devi nuotare fino alla terra, salire sulla spiaggia e berla prima che sorga il sole. Allora la tua coda si dividerà e si trasformerà in ciò che gli uomini chiamano gambe. Soffrirai come se una spada affilata ti trapassasse. Tutti quelli che ti vedranno, diranno che sei la più bella creatura umana mai vista! Conserverai la tua aggraziata andatura, nessuna ballerina sarà migliore di te, ma a ogni passo che farai, sarà come se camminassi su un coltello appuntito, e il tuo sangue scorrerà. Se vuoi soffrire tutto questo, ti aiuterò!»
«Sì» esclamò la principessa con voce tremante, pensando al principe, e all'anima immortale.
«Ma ricordati» aggiunse la strega «una volta che ti sarai trasformata in donna, non potrai mai più ritornare a essere una sirena! Non potrai più discendere nel mare dalle tue sorelle e al castello di tuo padre; e se non conquisterai l'amore del principe, cosicché lui dimentichi per te suo padre e sua madre, dipenda da te per ogni suo pensiero e chieda al prete di congiungere le vostre mani rendendovi marito e moglie, non avrai mai un'anima immortale! e se lui sposerà un'altra, il primo mattino dopo il matrimonio il tuo cuore si spezzerà e tu diventerai schiuma dell'acqua!»
«Lo voglio ugualmente!» disse la sirenetta, che era pallida come una morta.
«Però mi devi ricompensare!» aggiunse la strega «e non è poco quello che pretendo. Tu possiedi la voce più bella tra tutti gli abitanti del mare, e credi con quella di poterlo sedurre; ma la voce la devi dare a me. Io voglio ciò che tu di meglio possiedi per la mia preziosa bevanda! Devo versarci del sangue, affinché il filtro sia tagliente come una spada a due lame!»
«Se mi prendi la voce» chiese la sirenetta «che cosa mi resta?»
«La tua splendida persona, la tua armoniosa andatura e i tuoi occhi espressivi, con questo riuscirai certo a conquistare il cuore di un uomo. Allora! hai perso il coraggio? Tira fuori la lingua così te la taglio; è il pagamento per quella potente bevanda!»
«Va bene!» esclamò la sirenetta, e la strega mise sul fuoco la pentola per far bollire la bevanda magica. «La pulizia è un'ottima cosa!» disse mentre strofinava la pentola con alcune serpi legate insieme, poi si tagliò il petto e fece gocciolare il suo sangue nero, e il vapore assunse forme molto strane che facevano proprio paura.
«Eccola qui!» disse la strega e tagliò la lingua alla sirenetta, che ora era muta e non poteva più né cantare né parlare.
«Se i polipi volessero afferrarti, mentre passi di nuovo attraverso il mio bosco» spiegò la strega «getta una goccia di questa bevanda su di loro e le loro braccia e dita si romperanno in mille pezzi.» Ma la sirenetta non ebbe bisogno di farlo; i polipi si allontanarono spaventati da lei non appena videro quella bevanda lucente che teneva in mano come fosse una stella luminosa. Così passò in fretta per il bosco, per la palude e per il torrente che ribolliva.
Vide il castello di suo padre, le luci erano spente nella grande sala da ballo; certamente tutti dormivano, e lei comunque non avrebbe osato cercarli: ora era muta e doveva andarsene per sempre. Le sembrò che il cuore si spezzasse per il dolore. Andò in silenzio nel giardino e prese un fiore da ogni giardinetto delle sorelle; gettò con le dita mille baci verso il castello e salì per il mare blu.
Il sole non era ancora sorto quando vide il castello del principe e salì per la bellissima scalinata di marmo. La luna splendeva meravigliosa. La sirenetta bevve allora il filtro infuocato, e subito fu come se una spada a due lame le trafiggesse il corpo delicato; svenne e rimase distesa come morta. Quando il sole spuntò all'orizzonte, si svegliò e sentì un dolore lancinante, ma proprio davanti a lei stava il giovane principe, bellissimo, che la fissava con i magnifici occhi neri, così lei abbassò i suoi e vide che la sua coda di pesce era sparita e ora possedeva le più belle gambe bianche che mai nessuna fanciulla aveva avuto. Ma era tutta nuda e così si avvolse nei suoi capelli. Il principe le chiese chi fosse e come fosse arrivata fin lì, lei lo guardò dolcemente e tanto tristemente coi suoi occhi azzurri: non poteva parlare. Lui la prese per mano e la portò al palazzo. A ogni passo le sembrava, come la strega le aveva detto, di camminare su punte taglienti e su coltelli affilati, ma sopportò tutto volentieri, e tenendo il principe per mano salì le scale leggera come una bolla d'aria e sia lui che gli altri ammirarono la sua armoniosa andatura.
Ricevette costosi abiti di seta e di mussola, era la più bella del castello, ma era muta, non poteva né cantare né parlare. Graziose damigelle vestite d'oro e di seta avanzarono e cantarono davanti al principe e ai suoi genitori, una di loro cantò meglio delle altre e il principe batté le mani e le sorrise. In quel momento la sirenetta si rattristò; sapeva che avrebbe saputo cantare molto meglio, e pensò: «Dovrebbe proprio sapere che io, per stare vicino a lui, ho ceduto per sempre la mia voce!»
Poi le damigelle danzarono balli meravigliosi su una musica dolcissima; allora anche la sirenetta tese le braccia bianche, si alzò sulla punta dei piedi e volteggiò, ballò come mai nessuno aveva fatto; a ogni movimento la sua bellezza era sempre più visibile e i suoi occhi parlavano al cuore meglio dei canti delle damigelle.
Tutti rimasero incantati, soprattutto il principe, che la chiamò la sua trovatella, e lei continuò a danzare, anche se ogni volta che i piedi toccavano terra, era come toccassero coltelli affilati. Il principe le disse che sarebbe dovuta rimanere per sempre con lui e le diede il permesso di dormire fuori dalla sua stanza su un cuscino di velluto.
Fece preparare per lei un costume da amazzone, affinché potesse accompagnarlo a cavallo. Cavalcarono in mezzo ai boschi profumati, dove i verdi rami sfioravano loro le spalle e gli uccellini cantavano tra le foglie fresche. La sirenetta si arrampicò col principe sulle alte montagne, e nonostante i suoi piedi sanguinassero a tal punto che anche gli altri se ne accorsero, lei ne rideva e lo seguì fino a dove poterono vedere le nuvole spostarsi sotto il loro, come fossero state stormi di uccelli che si dirigevano verso paesi stranieri.
Quando al castello di notte gli altri dormivano, lei andava alla scalinata di marmo e si rinfrescava i piedi doloranti immergendoli nell'acqua fresca del mare, e intanto pensava a coloro che stavano nelle profondità marine.

Una notte giunsero le sue sorelle a braccetto, cantarono tristemente, nuotando sulle onde, lei le salutò con la mano e loro la riconobbero e raccontarono quanto li avesse resi tristi. Da quella volta tutte le notti le facevano visita, e una notte vide, lontano, la vecchia nonna, che da molti anni non era più salita in superficie, e il re del mare, con la corona in testa; tesero le braccia verso di lei, ma non osarono avvicinarsi alla terra come le sue sorelle.
Ogni giorno il principe le voleva più bene, la amava come si può amare una cara fanciulla, ma non pensava certo di renderla regina; eppure lei doveva diventare sua moglie, altrimenti non avrebbe mai ottenuto un'anima immortale, e al mattino successivo al matrimonio del principe con un'altra sarebbe diventata schiuma.
"Non vuoi più bene a me che a tutti gli altri?" sembrava chiedessero gli occhi della sirenetta, quando il principe la prendeva tra le braccia e le baciava la bella fronte.
«Sì, tu sei la più cara di tutte!» diceva il principe «perché hai un cuore che è migliore di tutti gli altri, poi mi sei molto devota, e assomigli tanto a una fanciulla che vidi una volta, ma che sicuramente non troverò mai più. Ero su una nave che affondò, le onde mi trascinarono a riva vicino a un tempio dove servivano molte fanciulle; la più giovane mi trovò sulla spiaggia e mi salvò la vita, la vidi solo due volte; è l'unica persona che potrei amare in questo mondo, e tu le assomigli, e hai quasi sostituito la sua immagine nel mio animo. Lei appartiene al tempio e per questo la mia buona sorte ti ha mandato da me; non ci separeremo mai.»
"Oh, lui non sa che sono stata io a salvargli la vita!" pensò la sirenetta. "Io l'ho sorretto in mare fino al bosco dove si trova il tempio, io mi sono nascosta tra la schiuma per vedere se arrivava gente. E ho visto quella bella fanciulla che lui ama più di me!" e intanto sospirava profondamente, poiché non poteva piangere. "Ma quella ragazza appartiene al tempio, ha detto il principe, e non verrà mai nel mondo, non si incontreranno mai più, e io sono vicino a lui, lo vedo ogni giorno, avrò cura di lui, lo amerò e gli sacrificherò la mia vita!"
Un giorno si venne a sapere che il principe si doveva sposare con la bella principessa del reame confinante, e per questo stava allestendo una splendida nave. Il principe sarebbe andato a visitare il regno vicino, così si diceva, ma in realtà era per vedere la figlia del re; e avrebbe portato con sé un ricco seguito. Ma la sirenetta scuoteva la testa e rideva; conosceva il pensiero del principe molto meglio degli altri. «Sono costretto a partire» le aveva detto «devo incontrare quella bella principessa; i miei genitori lo vogliono, ma non mi costringeranno a portarla a casa come mia sposa. Non lo voglio! Non posso amarla, non assomiglia alla bella fanciulla del tempio, come le somigli tu. Se mai dovessi scegliere una sposa, allora prenderei te, mia trovatella muta con gli occhi parlanti!» E le baciò la bocca rossa, le carezzò i lunghi capelli e posò il capo sul suo cuore, che sognò una felicità umana e un'anima immortale.
«Non hai paura del mare, vero, mia fanciulla muta?» le chiese il principe quando furono sulla meravigliosa nave che doveva portarli nel regno vicino, e le raccontò della tempesta e del mare calmo, degli strani pesci e di quello che i palombari avevano visto sul fondo, e lei sorrideva ai suoi racconti, lei che conosceva meglio di chiunque altro il fondo del mare.
Nella chiara notte di luna, mentre tutti gli altri dormivano fuorché il timoniere, si appoggiò al parapetto della nave e guardò verso l'acqua trasparente; le sembrò di vedere il castello di suo padre e la vecchia nonna con la corona d'argento in testa che osservava, attraverso le correnti del mare, il movimento della nave. Poi giunsero alla superficie le sue sorelle, che la fissarono tristemente tendendo le mani bianche verso di lei; lei le salutò, sorrise, e avrebbe voluto dire che tutto andava bene, ma il mozzo si avvicinò e le sorelle si immersero nell'acqua, così lui credette che quel biancore che aveva visto fosse la schiuma del mare.
Il mattino dopo la nave entrò nel porto della bella città del re vicino. Tutte le campane suonarono e dalle alte torri suonarono le trombe, mentre i soldati, tra lo sventolare delle bandiere, presentavano le baionette lucenti. Ogni giorno ci fu una festa. Balli e ricevimenti si susseguirono, ma la principessa non c'era ancora, abitava molto lontano, in un tempio, dissero, per imparare tutte le virtù necessarie a una regina. Finalmente un giorno arrivò.
La piccola sirena era ansiosa di vedere la sua bellezza e dovette riconoscere di non aver mai visto una figura così graziosa. La pelle era molto delicata e trasparente, e sotto le lunghe ciglia scure due occhi azzurri e fiduciosi sorridevano.
«Sei tu!» esclamò il principe «tu che mi hai salvato quando giacevo come morto sulla costa!» e strinse tra le braccia la fidanzata, che era arrossita. «Oh, sono troppo felice!» disse alla sirenetta. «La cosa più bella, che non avevo mai osato sperare, è avvenuta! Rallegrati con me, tu che mi vuoi così bene tra tutti!» E la sirenetta gli baciò la mano, ma sentì che il suo cuore si spezzava. Il mattino dopo le nozze sarebbe morta, trasformata in schiuma del mare.
Tutte le campane suonarono, gli araldi cavalcarono per le strade a annunciare il fidanzamento. Su tutti gli altari si bruciarono oli profumati in preziose lampade d'argento. I preti fecero oscillare gli incensieri mentre gli sposi si strinsero le mani e ricevettero la benedizione del vescovo.
La sirenetta, vestita di seta e d'oro, reggeva lo strascico, ma le sue orecchie non sentivano quella musica gioiosa, i suoi occhi non vedevano quella sacra cerimonia: pensava alla sua morte e a tutto quel che avrebbe perso in questo mondo.
La sera stessa gli sposi salirono a bordo della nave, i cannoni spararono, e le bandiere sventolarono; in mezzo alla nave era stata montata una tenda reale fatta d'oro e di porpora, con cuscini sofficissimi, su cui la coppia di sposi avrebbe dovuto dormire in quella quieta e fredda notte.
Le vele sventolavano al vento, e la nave scivolava leggera, senza scossoni, sul mare trasparente.
Quando venne buio si accesero le lampade variopinte e i marinai ballarono allegramente sul ponte. La sirenetta ripensò alla prima volta in cui si era affacciata sulla terra e aveva visto lo stesso splendore e la stessa gioia, si inserì nelle danze, volteggiò come fa la rondine quando viene inseguita, e tutti le mostrarono la loro ammirazione: non aveva mai ballato così bene. Sentiva i piedini come tagliati da coltelli affilati, ma non vi badò, le faceva più male il cuore. Sapeva che quella era l'ultima sera in cui vedeva colui per il quale aveva lasciato la sua gente e la sua casa, per il quale aveva rinunciato alla sua bella voce, per il quale aveva sofferto ogni giorno tormenti senza fine, che lui neppure poteva immaginare. Quella era l'ultima notte in cui avrebbe respirato la sua stessa aria; guardò verso il profondo mare e verso il cielo stellato: una notte eterna senza pensieri né sogni la aspettava, poiché non aveva un'anima, né poteva ottenerla. L'allegria e la gioia sulla nave durarono a lungo anche dopo mezzanotte; anche lei rise e danzò ma aveva pensieri di morte nel cuore. Il principe baciò la sua bella sposa e lei gli accarezzò i capelli neri, poi a braccetto andarono a riposarsi nella splendida tenda.
Calò il silenzio sulla nave, solo il timoniere era sveglio al timone; la sirenetta pose le bianche braccia sul parapetto e guardò verso est, per vedere il rosso dell'alba: il primo raggio di sole la avrebbe uccisa. Allora vide le sue sorelle spuntare fuori dal mare, erano pallide come lei, i loro lunghi e bei capelli non si agitavano più nel vento, erano stati tagliati.
«Li abbiamo dati alla strega, perché ti venisse a aiutare affinché tu non muoia questa notte. Allora ci ha dato un coltello; eccolo! vedi com'è affilato? Prima che sorga il sole devi infilzarlo nel cuore del principe; quando il suo caldo sangue bagnerà i tuoi piedi, questi riformeranno una coda di pesce e tu ridiventerai una sirena e potrai gettarti in acqua con noi e vivere i tuoi trecento anni prima di morire e diventare schiuma salata. Fai presto! O tu o lui dovete morire prima che sorga il sole! La nonna soffre tanto e ha perso tutti i capelli bianchi, e i nostri sono caduti sotto le forbici della strega. Uccidi il principe e torna indietro! Presto! non vedi quella striscia rossa nel cielo? Tra pochi minuti sorgerà il sole e allora morrai!» Sospirarono profondamente e si reimmersero tra le onde.
La sirenetta sollevò il tappeto di porpora della tenda e vide la bella sposina dormire col capo sul petto del principe, si chinò verso di lui e gli baciò la bella fronte, guardò verso il cielo dove la luce dell'alba si faceva sempre più intensa, guardò il coltello affilato e poi fissò di nuovo gli occhi del principe, che in sogno pronunciò il nome della sua sposa; solo lei era nei suoi pensieri, e il coltello tremò nella mano della sirena. Allora lo gettò lontano tra le onde, che brillarono rosse dove era caduto: sembrava che gocce di sangue zampillassero dall'acqua. Ancora una volta guardò con lo sguardo spento verso il principe; poi si gettò in mare e sentì che il suo corpo si scioglieva in schiuma.
Il sole sorse alto sul mare, i raggi battevano caldi sulla gelida schiuma e la sirenetta non sentì la morte, vedeva il bel sole e su di lei volavano centinaia di bellissime creature trasparenti; attraverso le loro immagini poteva vedere la bianca vela della nave e le rosse nuvole del cielo, la loro voce era una melodia così spirituale che nessun orecchio umano poteva sentirla; così come nessun occhio umano poteva vederle. Volavano nell'aria senza ali, grazie alla loro stessa leggerezza. La sirenetta vide che aveva un corpo come il loro, e che si sollevava sempre più dalla schiuma.
«Dove sto andando?» chiese la sirenetta, e la sua voce risuonò come quella delle altre creature, così spirituale che nessuna musica terrena poteva riprodurla.
«Dalle figlie dell'aria!» le risposero. «Le sirene non hanno un'anima immortale e non possono ottenerla se non conquistando l'amore di un uomo! La loro esistenza immortale dipende da una forza estranea. Anche le figlie dell'aria non hanno un'anima immortale, ma possono conquistarne una da sole, tramite le buone azioni. Noi andiamo verso i paesi caldi; dove l'aria calda e pestilenziale uccide gli uomini, noi portiamo il fresco. Spandiamo il profumo dei fiori nell'aria e portiamo ristoro e guarigione. Se per trecento anni interi continuiamo a fare tutto il bene che possiamo, otteniamo un'anima immortale e possiamo partecipare all'eterna felicità degli uomini. Tu, povera sirenetta, lo hai desiderato con tutto il cuore; anche tu, come noi, hai sofferto e sopportato, e sei arrivata al mondo delle creature dell'aria: ora puoi compiere delle buone azioni e conquistarti un'anima immortale fra trecento anni!»

La sirenetta sollevò le braccia trasparenti verso il sole del Signore e per la prima volta sentì le lacrime agli occhi. Sulla nave era ripresa la vita e il rumore; vide che il principe e la sua bella sposa la cercavano, e guardarono tristemente verso la schiuma del mare, quasi sapessero che si era gettata tra le onde. Invisibile baciò la sposa sulla fronte, sorrise al principe e salì con le altre figlie dell'aria su una nuvola rosa che navigava nel cielo.
«Fra trecento anni entreremo nel regno di Dio!»
«Anche prima potremo arrivarci» sussurrò una di loro. «Senza farci vedere entriamo nelle case degli uomini, dove c'è qualche bambino; ogni volta che troviamo un bambino buono che rende felici i suoi genitori e merita il loro amore, il Signore ci abbrevia il periodo di prova. Il bambino non sa quando entriamo in casa, ma noi gli sorridiamo per la gioia, e così ci viene tolto un anno dei trecento che ci toccano; se invece troviamo un bambino cattivo e capriccioso, allora dobbiamo piangere di dolore e ogni lacrima aumenta di un giorno il nostro tempo di prova!»

di Hans Christian Andersen

FONTE andersenstories.com

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