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AGEROLA NEWS Covid-19. Drive through ad Agerola

11 Dicembre 2020, 11:36am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Agerola - E' stato attivato ieri mattina il 'drive through' a cadenza settimanale per i tamponi ad Agerola. "Negli ultimi giorni - il Sindaco Luca Mascolo - la situazione epidemiologica ad Agerola è nettamente migliorata. Continuiamo a tenere fisso l'obiettivo, che resta sempre e comunque il contagio zero. Obiettivo che possiamo raggiungere solo continuando a tenere comportamenti esemplari ed osservare scrupolosamente le misure restrittive. La sinergia con le autorità sanitarie è stata determinante nella gestione dell'emergenza Covid-19 ad Agerola. La proficua attività di collaborazione con l'Asl Na3 e i Medici di Famiglia ci ha permesso di mettere in campo azioni incisive, rivolte al contenimento del contagio e all'urgenza di intervenire tempestivamente nelle operazioni di tracciamento dei contatti stretti." La procedura per sottoporsi a tampone avviene solo su prenotazione. Saranno i medici di famiglia ad effettuare la prenotazione, tramite piattaforma all'uopo predisposta dalle autorità sanitarie, seguendo precisi criteri di priorità stabiliti dai protocolli sanitari (tamponi di controllo, contatti stretti, nuclei familiari conviventi, cittadini con sintomi ecc.). VICOEQUENSEONLINE

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PENISOLA SORRENTINA E VICO EQUENSE NEWS Sorrento. Ricorso al Tar contro le elezioni

11 Dicembre 2020, 11:30am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sorrento - Ricorso al Tar Campania per la vicenda della incandidabilità di Marco Fiorentino: l'udienza si terrà il prossimo 3 marzo. La candidatura di Fiorentino, sindaco all'epoca della tragedia del primo maggio 2007 in cui persero la vita due persone per il crollo di una gru in piazza Sant'Antonino, era stata accolta in sede di presentazione delle liste, mentre la Commissione elettorale circondariale ha invece ravvisato l'incandidabilità, verdetto contro il quale Fiorentino ha già prodotto ricorso al Tribunale di Torre Annunziata. Per quella vicenda Marco Fiorentino è stato condannato a un anno e sei mesi oltre al pagamento della provvisionale ai parenti delle due vittime per una quota parte pari a 108 mila euro che l’ex primo cittadino dovrebbe rimborsare al Comune che ha anticipato il versamento delle somme. Come era stato preventivato già in sede di proclamazione degli eletti, la famiglia di Bruno Morelli, figlio di Claudia Fattorusso Morelli e cognato di Teresa Reale, le due vittime del primo maggio 2007 hanno presentato ricorso per chiedere la nullità delle comunali di settembre. «All'inizio di ottobre - spiega Morelli al quotidiano Il Mattino - segnalai ad alcuni dei rappresentanti delle liste che esisteva un concreto rischio di nullità delle elezioni. Mi offrii anche di fornire loro i documenti sui quali si basava il mio convincimento. Ma nessuno sembrò interessarsi più di tanto alla questione». FONTE VICOEQUENSEONLINE

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Inclusione scolastica: bisogna tornare a pensare con la mente e con il cuore

11 Dicembre 2020, 11:25am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA «Credo sia ora di interrompere il continuare a dover sottostare a rigidi protocolli – scrive Giovanni Maffullo -: il docente deve saper guardare in faccia l’alunno e decidere il da farsi per valorizzare chi ha di fronte, per far fiorire ciò che è racchiuso in ogni studente, ad esempio la passione per la conoscenza. Ma per fare ciò è assolutamente necessario guardare, osservare e ascoltare l’alunno, a maggior ragione se è una persona con disabilità o se in generale ha dei Bisogni Educativi Speciali: è solo così che l’insegnante potrà assumere la duplice veste di educatore e di ricercatore» Ho letto con estremo piacere l’articolo di Donatella Morra, pubblicato da «Superando.it» con il titolo Come sta andando veramente la scuola per gli alunni e le alunne con disabilità?, condividendone sia le proposte (rilevazione diretta con i protagonisti: studenti e famiglie), sia il fatto che perdura il problema storico della mancanza di insegnanti con la specializzazione necessaria, nonché «insegnanti di sostegno con una formazione degna di questo nome». Proprio a proposito della formazione dei docenti, recentemente, sempre in «Superando.it», Salvatore Nocera, riprendendo un articolo da me scritto, aveva evidenziato l’annosa esigenza della formazione dei docenti su cui, checché se ne dica, non solo si investono risorse esigue, ma non si agisce neppure modificando l’attuale modalità di formazione iniziale dei docenti della scuola secondaria, che è decisamente di scarso livello (se ne legga nel mio contributo In una “scuola-parcheggio” si restringe l’“area di sosta” della disabilità). Inutile dirlo, nell’agenda politica dei governanti c’è solo la dichiarata pandemia, ma nell’àmbito della scuola vi è una conclamata urgenza di formazione pedagogica del personale docente, che ha perso di vista il tutto. Troppo spesso, oggi, la maggior parte dei colleghi curricolari vedono davanti a loro solo una classe, ovvero un insieme di alunni con cui operare, al fine di far loro acquisire le agognate competenze. Tornerò successivamente su questo punto, ora, invece, vorrei tentare un volo pindarico in area pedagogica. Nelle scuole si sente parlare di educazione, si odono voci che evidenziano che per operare occorre essere pedagogicamente preparati ovvero «pedagogicamente parlando servirebbe…». Ebbene, al di là di tali enunciazioni, credo che occorra rilanciare il binomio scuola e pedagogia, che vanno insieme rivalorizzati nella loro essenza etimologica e nella loro prassi, ciò che richiede un’azione sinergica, al fine di poter rilanciare progetti di inclusione degni di essere chiamati tali, innanzitutto quelli rivolti ai nostri studenti con disabilità. Personalmente osservo che da un lato molti insegnanti pensano che sia poco proficuo affrontare le esigenze prettamente educative connesse con la crescita dell’alunno (ci deve pensare la famiglia), dall’altro si tende a clinicizzare il tutto, a far scivolare le istanze del singolo verso lo psicologo, che potrà dedicare a ciò un tempo e uno spazio specifico. Sono tristemente poco persuaso che questa sia la strada. Non nego che vi sia una certa fragilità psichica adolescenziale che si va diffondendo, ma mi chiedo: chi dovrebbe fortificare i nostri giovani? Chi dovrebbe concorrere e accompagnarli nella crescita, ponendo loro problemi reali, ovvero mettendoli alla prova? La scuola, con le sue variegate attività didattiche, ma soprattutto educative, deve fare sperimentare in vivo, con prove di realtà, situazioni a tutti i suoi studenti, altrimenti di fronte alle prove che la vita porrà loro di fronte, come agiranno? Ci si rifugerà nel web, purché si tratti di un virtualmente corretto? Non mi dilungo sui pericoli dell’utilizzo precoce di tutta la neo-tecnologia, ma desidero qui evidenziare che le energie vitali nei nostri studenti, anche in coloro che vengono etichettati come “studenti BES (Bisogni Educativi Speciali)” (altro inquadramento clinico-nosografico che fa sì che si cada nel dover tutelare ad ogni costo, anziché sostenere i talenti che ognuno possiede), sono ben presenti, ma troppo spesso noi adulti le mortifichiamo e forse loro le investono nel digitale, ove trovano uno spazio che li accoglie, innanzitutto come consumatori del loro prezioso tempo. La tendenza alla delega pedagogica si sta cronicizzando in seno alla nostra società: la famiglia dà mandato alla scuola – ma in realtà non si fida -, la scuola scarica agli esperti e gli esperti esterni, previa elaborazione di uno specifico progetto a carico della scuola, attuano il loro intervento mirato, ma circoscritto e le esigenze, da quelle personali a quelle connesse con il clima della classe, restano insolute. Nel frattempo, in seno al Consiglio di Classe, investito dal problema, gli adulti presenti scuotono le spalle dicendo: «Abbiamo fatto di tutto» (l’enunciare ciò fa sì che ognuno ci creda autoassolvendosi, per buona pace delle criticità che permangono). In altre circostanze si ha fretta di dare una risposta. Spesso è utilissimo lasciar sedimentare, fare e porsi domande, anziché cercare risposte nell’immediato (ne ho scritto su queste stesse pagine, in Ma il “tutto è subito” è funzionale all’inclusione?). La crescita di chicchessia vuole tempo ed è indispensabile testimoniare costantemente fiducia (spessissimo la vera domanda sottesa nei pre- e negli adolescenti è la seguente: «Hai fiducia in me?») e dare al tempo, – che scorre -, la possibilità di “agire”. Anziché avanzare affrettate proposte e risposte sui generis, non potrebbe essere utile saper aspettare il tempo della maturazione intrinseca della persona-studente? Nel frattempo si monitorerebbe la situazione e si incoraggerebbe l’alunno a credere in se stesso. Costantemente mi chiedo del perché i miei colleghi adulti rifuggano alla seguente semplice domanda: «Come vogliamo accompagnare la crescita dello studente in termini educativi?». Tale imbarazzante quesito, essenziale allorquando dobbiamo accingerci a stilare un PEI (Piano Educativo Individualizzato), viene semplicemente ignorato. E invece sarebbe essenziale proselo, quel quesito, se vogliamo programmare un itinerario formativo, da percorrere in modo funzionale insieme allo studente con disabilità e alla sua famiglia. La tendenza alla deresponsabilizzazione personale dilaga e imperversa il desiderio di delegare, tant’è che i colleghi mi dicono: «Sei tu l’esperto, pensaci tu». Se emerge un problema in seno alla classe, si tende a mandare l’alunno dallo psicologo, così come in passato allo studente si diceva, qualora non stesse bene, di andare dal medico. Sigh! Avere a che fare con giovani adolescenti pare essere più un’esigenza tecnico-professionale che un’istanza educativa e formativa, alla stregua dell’affermare in seno al Consiglio di Classe: «Pensaci tu, Giovanni, sei tu l’esperto di disabilità!» (Sia ben chiaro che da questo momento in poi, in seno al Consiglio di Classe inizia un vero e proprio bailamme quantomeno sul chi fa cosa…). Quindi in aula, e oggi a distanza con la DDI (Didattica Digitale Integrata), ci si prodiga per fare acquisire competenze tecnico-disciplinari e ci si dimentica di chiedersi: «Chi si deve occupare della crescita integrale della persona?». Siamo ancora alla parcellizzazione degli interventi offerti dai vari esperti? E dire che una buona azione pedagogica potrebbe potenzialmente prevenire sia il disagio sia rispondere ai Bisogni Educativi Speciali. Se tale azione educativa concertata non la si realizza nelle aule e fra le mure domestiche, dove va attuata? Si parla di emergenza e povertà educativa, ma cosa si fa per sostenere il diffondersi dell’importanza di un neopensiero educante al servizio delle nuove generazioni? Si è spostata l’azione pedagogica, che faceva il buon maestro e il team dei docenti, verso la mera sottoscrizione procedurale del patto di corresponsabilità scuola-famiglie, che altro non è che un’enunciazione di regole standardizzate da rispettare. Ciò ha per caso inciso sul modo di costruire un clima sereno e collaborativo in seno alla classe? Assolutamente no, tutt’altro. L’avere regolamentato con una serie infinita di procedure ha di fatto sia deresponsabilizzato il singolo docente, sia circoscritto la sua azione pedagogica: l’alibi è dato dall’avere già firmato un patto scritto, come se ciò corrispondesse in modo inequivocabile all’assunzione di responsabilità soggettiva. Ho già scritto, per latro, dell’importanza del dover co-costruire con la classe il patto pedagogico. Credo sia ora di interrompere il continuare a dover sottostare a rigidi protocolli, alla cui applicazione ogni Dirigente Scolastico tiene molto; occorre uscire dal limbo rassicurante della procedura e assumersi il rischio di operare con i ragazzi in un’area di confine, in quella zona ibrida ove è possibile agire con il nostro pieno spirito umano: e qui sottolineo che talvolta il Dirigente Scolastico stabilisce regole valide per altri, ma in deroga per se stesso; la stessa cosa vale per il docente, il quale impone agli alunni regole che valgono per tutta la classe, eccezion fatta che per il docente stesso. Ciò afferisce a una cultura del potere che a tutt’oggi si respira nella quotidianità scolastica. Anche i protocolli, così preziosi nell’area della Sanità, si devono adattare ai singoli malati-ricoverati e l’insegnante, al pari del medico, deve operare secondo scienza e coscienza. Infatti, il medico, a fronte di una precisa situazione patologica, deve seguire un protocollo terapeutico, ma, al contempo, valutare clinicamente anche l’effetto della terapia con quel ben preciso paziente. Orbene, il docente deve saper guardare in faccia l’alunno e decidere il da farsi per valorizzare chi ha di fronte, per far fiorire ciò che è racchiuso in ogni studente, ad esempio la passione per la conoscenza. Per fare ciò è assolutamente necessario guardare, osservare e ascoltare l’alunno, a maggior ragione se ha dei Bisogni Educativi Speciali: è solo in questo modo che l’insegnante potrà assumere la duplice veste di educatore e ricercatore. Non è facile, ma grazie alla responsabilità dell’educatore e allo sguardo positivo del ricercatore, nonché all’agire sinergico, essenziale nell’area pedagogica, si potranno ottenere risultati tangibili. Bisogna tornare a pensare con la mente e con il cuore: la passione, al pari del desiderio, è un affare di cuore e l’affascinare ed essere affascinati da un prof è pure un affare di cuore. Mi chiedo dunque: come stiamo facendo vivere la componente emotiva, durante le ore di lezione didattica, ai nostri alunni? Vi è una risonanza emotiva? Si stanno provando delle vibrazioni oppure tutto è sotto il controllo del lume della ragione, complice il distanziamento e il PC? Nella scuola del PECUP (Profilo Educativo, Culturale e Professionale) e delle Competenze in Uscita, ciò che serve è il prodotto e la performance misurabile; i progressi contano relativamente. Ma se nego ciò, come faccio a valutare uno studente con disabilità che segue un PEI e a maggior ragione se trattasi di un PEI Differenziato? Una collega di italiano di lungo corso, a fronte del mio argomentare («Scusa, ma l’alunna è una persona solare, sorridente, desiderosa di fare, di aiutare i suoi compagni e lo fa bene, è disponibile nel collaborare con noi adulti nelle più variegate attività didattiche. A me pare semplicemente encomiabile il suo comportamento e ciò che sa concretamente fare. Come pensi possiamo premiarla?»), mi risponde laconicamente: «Ma Giovanni, oggi sono importanti le competenze» e io di rimando: «Appunto, proprio questo volevo sostenere. La nostra alunna ha dimostrato di essere in possesso di evidenti doti, chiare competenze emotivo-relazionali e di comunicazione sociale, come possiamo riconoscergliele?». E lei: «Macché riconoscimenti, servono competenze disciplinari». Sono basito… Come insegnante specializzato non mi sono mai limitato a fare il facilitatore degli apprendimenti (lo dovrebbe essere in primis il docente curricolare) del “mio” alunno disabile, ho espletato costantemente il ruolo di coach, di educatore e di orientatore, nonché di ricercatore. Le precarie condizioni di questi tempi e le palesi lacerazioni che stanno attraversando l’inclusione scolastica non mi fanno demordere nel dare il buon esempio che dovrebbe essere la prima qualità del nostro essere docenti e formatori. La passione emotiva non serve più? E come pensiamo allora di poter far vivere ai nostri alunni, in veste di cittadini, l’importante tematica dell’educazione civica? Con un bel progetto interdisciplinare avente un mero carattere tecnico? E come riusciremo ad affrontare tematiche quali fake news, sexting, netiquette, ovvero la grossa tematica dell’educazione digitale, se non ricordiamo ai nostri studenti che si agisce coniugando mente e cuore? E concludo con le parole di uno studente adolescente appartenente allo spettro dell’autismo allorquando, rivolgendomi a lui, alla presenza di un altro collega di sostegno, gli dissi: «Luca, è dura la vita?», e lui, facendo trascorrere cinque preziosi secondi, mi rispose: «Sì, è dura, prof. Giovanni», e inspirando profondamente aggiunse: «Ma è bella». È da allora che mi chiedo quotidianamente: «Come posso concorrere a rendere bella la vita dei miei alunni?». Vibrando emotivamente con loro. FONTE SULPANARO.NET

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SPORT NEWS E SPORT LOCALE Balotelli contratto col Monza „Mario Balotelli è ufficialmente un giocatore del Monza: contratto firmato“

11 Dicembre 2020, 11:19am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SPORT NEWS E SPORT LOCALE Balotelli contratto col Monza „Mario Balotelli è ufficialmente un giocatore del Monza: contratto firmato“

INSERITO DA MIKI PAPPACODA „Vestirà la maglia biancorossa fino a giugno 2021. A Monza ritrova mister Brocchi insieme all’ex compagno rossonero Prince Boateng“ Balotelli contratto col Monza „ Un contratto fino a giugno 2021 e tanta voglia di scendere in campo. Mario Balotelli ha firmato il contratto con l'Ac Monza ed è pronto a vestire la maglia biancorossa. L’attaccante numero 45 è il giocatore italiano in attività che conta più reti con la maglia della Nazionale, 14, in 36 presenze. Suo anche il gol decisivo nell’ultima vittoria azzurra ai Mondiali, Italia-Inghilterra 2-1 del 14 giugno 2014. Vanta 141 presenze con 52 gol in Serie A, e 36 gare in Champions League con 10 reti. Nato a Palermo il 12 agosto 1990, cresce nel Settore Giovanile del Lumezzane, dove debutta a soli 15 anni in Serie C. Nell’estate 2006 passa all’Inter con cui vince lo Scudetto Primavera da protagonista, e nella stagione 2007-08 esordisce in Serie A a 17 anni, entrando stabilmente a far parte della Prima squadra che vince lo Scudetto. Lascia i nerazzurri nell’estate 2010 dopo aver conquistato altri due Scudetti, una Champions League, una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana, con 86 presenze e 28 gol. Poi arriva l’esperienza in Inghilterra col Manchester City, dove in tre stagioni aggiunge al suo ricco palmares una Premier League, una Fa Cup e un Community Shield: 80 le sue presenze col City con 30 gol. Silvio Berlusconi e Adriano Galliani lo riportano in Italia nel gennaio 2013, e lui contribuisce a portare il Milan in Champions League segnando 12 reti in Campionato. Dopo un anno e mezzo in rossonero, con 26 gol realizzati in Serie A, e una nuova prestigiosa esperienza in Inghilterra, col Liverpool, nel gennaio 2016 torna al Milan, dove viene allenato anche da Cristian Brocchi, che ora ritrova al Monza insieme all’ex compagno rossonero Prince Boateng. Dal 2016 al 2019 arricchisce il suo curriculum con l’esperienza in Francia, prima al Nizza e poi al Marsiglia: con 41 reti diventa il secondo miglior marcatore italiano di sempre nella storia della Ligue 1. Nell’agosto 2019 lo riaccoglie la Serie A: nel Brescia gioca 19 gare siglando 5 reti. Balotelli é uno dei 7 soli calciatori che dal primo gennaio 2000 ad oggi vanta almeno 20 gol in 3 dei top-5 campionati europei. FONTE www.monzatoday.it

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CARPI NEWS Rotta del Panaro e piena del Secchia, ecco cosa è successo: la relazione dell’assessora Priolo

11 Dicembre 2020, 11:11am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Ecco il livello del fiume Secchia a Concordia - SulPanaro | News

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Piogge che non si erano mai viste da 100 anni a questa parte, rinforzate dallo scioglimento repentino della neve caduta in Appennino per circa 40 centimetri dovuta a un improvviso innalzamento della temperatura. È la situazione che domenica 6 dicembre ha contribuito a produrre, con la rotta arginale, l’esondazione del Panaro e la piena del Secchia nel modenese. Una realtà, quella dei continui eventi di maltempo legati al cambiamento climatico, che per la Regione è una priorità cui dare risposte strutturali: dall’alluvione del 2014 sono stati realizzati e programmati interventi per circa 170 milioni di euro tra Secchia, Panaro e Naviglio. Risorse fondamentali per la realizzazione delle Casse di espansione e per l’innalzamento di alcuni tratti critici delle arginature del Secchia, opere che hanno permesso di evitare lo scenario peggiore nelle ore immediatamente successive agli eventi alluvionali nel modenese di domenica scorsa. “Ma non è bastato, e lo dico con amarezza, la stessa che ho visto negli occhi di chi da anni lavora su questi corsi d’acqua- spiega l’assessore regionale all’Ambiente e Protezione civile, Irene Priolo, nella sua relazione in Aula, dove ha svolto la comunicazione su quanto successo che la Giunta aveva chiesto di poter fare in Assemblea legislativa-. Per questo abbiamo chiesto al ministero dell’Ambiente, competente per legge, di prevedere 115 milioni di euro nel Next generation Ue per il solo nodo idraulico modenese, per interventi pronti a partire, sugli 870 complessivi che abbiamo previsto per la messa in sicurezza del territorio in tutta l’Emilia-Romagna. Cantieri già individuati e, ripeto, pronti a partire, per una programmazione vera e strategica in grado di rispondere oggi e nel futuro a eventi che, lo sappiamo già, potranno essere sempre più frequenti e drammatici. Non bastano, infatti, i 15 milioni di euro che quest’anno ci sono arrivati dal Fondo nazionale. Non cerchiamo certo alibi, non possiamo farlo innanzitutto per rispetto alle popolazioni colpite, vogliamo assumerci le responsabilità che ci competono e soprattutto trovare soluzioni, contando sulla collaborazione del Governo, confermata anche nei giorni scorsi”. Due, quindi, gli assi dell’azione regionale: il primo riguarda le infrastrutture, con fondi adeguati e procedure più rapide per accelerare la loro realizzazione; il secondo la manutenzione, con l’obiettivo che la Giunta si è data di “raddoppiare i fondi regionali, portandoli da 50 a 100 milioni di euro”. Proseguono poi i lavori per ritornare la normalità nelle aree colpite: “Ora, dopo la chiusura della falla in meno di 24 ore ad opera di Aipo e con la ripulitura delle case che si sta ultimando a Nonantola- prosegue Priolo-, la prima domanda che ci poniamo riguarda le cause della rotta. Per questo, come già annunciato, stiamo perfezionando un provvedimento della Giunta per far nascere un’apposita Commissione tecnica speciale che in pochi giorni accerti i fatti, le cause e le responsabilità in sede tecnica. Risposte che devono arrivare rapidamente”. “Infine, voglio esprimere la mia vicinanza a tutti i cittadini di Nonantola e dei territori più colpiti dall’esondazione- chiude l’assessore- e ringraziare le donne e gli uomini che hanno lavorato al nostro fianco in questi giorni a partire dagli oltre 400 volontari della nostra regione e i 200 della Protezione civile di Piemonte, Lombardia e Veneto, oltre ai sindaci, ai tecnici dell’Agenzia regionale per la sicurezza del territorio e Protezione civile, ai Vigili del fuoco, alle forze dell’ordine e tutte le istituzioni. Proprio per questo, per stare al fianco della popolazione, stiamo già attivando tutte le procedure anche per la ricognizione dei danni sul patrimonio pubblico, sulle abitazioni dei cittadini e le attività produttive”. Nella giornata di lunedì 7 dicembre, il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, ha subito firmato la richiesta della dichiarazione di stato di emergenza nazionale. Lo stesso giorno, la Giunta regionale ha stanziato 2 milioni di euro per il rapido riavvio delle attività economiche, fondi destinati ai primi ristori economici per i pubblici esercizi, bar, ristoranti e negozi, attività che erano già state messe duramente alla prova dalle misure anti-Covid. Si tratta di rimborsi che potranno essere concessi secondo modalità che verranno rapidamente definite con i sindaci e le associazioni di categoria in sede locale, a cui potranno poi affiancarsi i rimborsi derivanti dalla dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Di seguito, la scheda su quando accaduto, la gestione dell’emergenza, le risorse messe in campo I fatti A partire dalla serata del 4 dicembre si sono verificati in Appennino una serie di episodi temporaleschi, insoliti per la stagione, e precipitazioni inizialmente più intense: sui bacini del Secchia e del Panaro tra i 70 ed i 200 millimetri in 4 giorni, con punte di oltre 250 mm nelle stazioni di crinale. Le piogge erano state precedute dalla nevicata che tra la notte del 1^ dicembre e l’intera giornata del 2 dicembre aveva portato ad accumuli complessivi sull’Appennino fino a 38 centimetri. Le precipitazioni, associate a flussi d’aria calda provenienti da sudovest, sono state accompagnate da un progressivo innalzamento delle temperature che ha generato il progressivo scioglimento del manto nevoso, pressoché totale alle quote più basse, causando un’elevata saturazione iniziale dei suoli e contribuendo ad aumentare il volume delle piene che hanno superato i massimi storici di Secchia e Panaro. Sul Panaro, la seconda ondata di piena – nella sera-notte tra il 5 e 6 dicembre – ha raggiunto un valore massimo di 3,33 m con una portata dell’ordine di 900-1000 m3/s). In questa situazione, la Cassa del Panaro, utilizzata al massimo della sua potenzialità, ha invasato fino a 17 milioni di metri cubi d’acqua, con un livello raggiunto di 11.07 metri di acqua: il massimo mai conseguito. Il Secchia ha raggiunto il massimo storico di 11,07 metri a Ponte Altro e il valore al colmo raggiunto dalla Cassa di espansione, utilizzata al massimo della capacità, è stato il massimo storico di circa 9,04 metri nelle prime ore dello stesso giorno. Alle 7:30 del 6 dicembre, Aipo competente per quel reticolo, ha comunicato la rottura dell’argine del Panaro. In tutto si sono verificati fenomeni di piena che hanno interessato 21 corsi d’acqua con l’emissione, da parte l’Agenzia regionale di protezione civile, di 5 allerte meteo. La risposta La mattina del 5 dicembre è stata aperta la sala operativa territoriale dell’Agenzia per la sicurezza del territorio e la Protezione civile a Marzaglia e in serata è stato aperto anche il Centro Coordinamento Soccorsi presso la stessa Sala Operativa. Mobilitata da subito anche la colonna mobile regionale e nazionale dei vigili del fuoco con afflusso di mezzi presso le aree a valle della Cassa di espansione del Panaro e il Comando di Modena. Dopo l’esondazione del Panaro è iniziata la gestione dell’emergenza legata all’allagamento che da subito ha avuto un unico e prioritario obiettivo: ristabilire al più presto la normalità. Le prime evacuazioni in comune di Castelfranco e successivamente di Nonantola sono state svolte dai Vigili del Fuoco, con collocazione delle persone in strutture alberghiere o nelle strutture di accoglienza allestite. In considerazione dell’emergenza Covid-19, si sono concertati tutti gli interventi effettuati per l’assistenza agli sfollati con il Dipartimento d’Igiene Pubblica dell’Azienda sanitaria locale di Modena, che ha fornito elenco aggiornato dei casi positivi e dei casi quarantenati, affinché si potessero svolgere tutte le attività opportune in particolare per il collocamento in strutture alberghiere dedicate. Si è provveduto inoltre a fornire alimenti, farmaci acqua e presidi richiesti da chi ha scelto di restare ai piani alti delle proprie abitazioni. Intanto Aipo ha immediatamente attivato le operazioni di chiusura della rotta, concluse nell’arco di 24 ore grazie ad un lavoro no stop che ha visto impegnati circa 150 tra bilici e autocarri motrici per il trasporto di circa 4.500 tonnellate di massi ciclopici, oltre a 80 mezzi per il trasporto di spaccato utilizzato per la formazione delle piste di accesso alla breccia. Le opere sono proseguire con la fornitura di terra e argilla per l’impermeabilizzazione del rilevato ricostruito e la messa in quota rispetto all’argine preesistente. Il Consorzio della Bonifica Burana ha svolto un’azione fondamentale nel monitorare l’evoluzione della piena e nel mettere in campo manovre idrauliche per favorire il deflusso delle acque attraverso la rete di competenza. In particolare, ha favorito lo scarico del volume esondato tra Bagazzano e la tangenziale di Nonantola in meno di 24 ore dalla chiusura della breccia, azionando l’impianto irriguo Zanetti. E ancora, ha azionato l’impianto irriguo Torrazzuolo per convogliare parte delle acque verso il canal Torbido e si è sollevata l’ondata di piena in arrivo presso l’impianto Bondeno Palata. Di supporto all’intervento di Aipo, l’Agenzia regionale di Protezione civile ha organizzato il trasferimento di sacchi sabbia, torri faro, sacchi vuoti, mezzi con cisterna acqua e shelter dal magazzino regionale Cerpic e dai CUP del territorio, verso Modena e Bologna (per i soli sacchi di sabbia). I volontari di protezione civile hanno presidiato senza sosta il luogo dell’intervento, dalla mattina del 6 al pomeriggio del 7 dicembre. L’8 dicembre sono iniziate anche le attività di supporto a famiglie e imprese nelle zone libere dall’acqua del centro di Nonantola. Secondo una prima stima, sono 1.846 gli edifici coinvolti dagli allagamenti: 1.557 solo a Nonantola, di cui 1.383 abitazioni e negozi, 170 imprese e 4 chiese; 225 a Modena (191 abitazioni e negozi, 33 imprese); 59 a Castelfranco e 5 a Campogalliano. A fronte dell’emergenza, sull’intero territorio regionale fino ad oggi hanno operato oltre 400 volontari emiliano-romagnoli. A Modena, in particolare, è inoltre intervenuto un contingente giornaliero di 200 uomini e donne messo a disposizione dalle Colonne mobili di Piemonte (35 volontari con 17 mezzi e 12 pompe), Lombardia (85 con 30 mezzi, motopompe, carriole e pale) e Veneto (80 con 8 moduli AIB, 13 motopompe e 2 idropulitrici). In tutta l’Emilia-Romagna, i Vigili del Fuoco hanno effettuato circa 1.960 interventi tra il 5 e il 9 dicembre, prevalentemente nelle province di Modena e Bologna, con 1.495 uomini e circa 280 mezzi. Presente anche l’Esercito con 14 unità, 1 mini-pala, 1 pala caricatrice di media capacità e 4 pompe. Arginature e Casse d’espansione Tre i pilastri d’azione che la Regione, d’intesa con gli enti locali, ha seguito per la sua messa in sicurezza: interventi sulle arginature, sul sistema delle casse di espansione e sull’intera asta fluviale di Panaro, Secchia e Naviglio e dei loro affluenti. A sei anni dall’alluvione del 18 e 19 gennaio 2014, sfiora i 170 milioni il totale degli investimenti realizzati o programmati dal 2014 tra Secchia, Panaro e Naviglio. Ben 116 milioni fanno riferimento ad opere a cura di Aipo: una somma che per il 56% – pari a 66 milioni – è già utilizzata e spesa, cioè si riferisce ad opere completate; per 14 milioni a interventi in corso ed in via di ultimazione e per i restanti 36 milioni a lavori di cui si sta completando l’iter autorizzativo o la progettazione. Mentre 14.199.000 fanno riferimento ad opere seguite dall’Agenzia Regionale per la Sicurezza del Territorio e Protezione Civile di cui 10milioni terminati, 1,5milioni in corso e 3,5milioni in fase di appalto. Sul Panaro si sono investiti 20 milioni di euro. Al rialzo e al ringrosso delle arginature sono andati 12 milioni. È in corso il primo lotto di interventi da 8,8 milioni che si concluderà in primavera, nei comuni di Modena, Bomporto, Nonantola, Ravarino e Crevalcore. È in progettazione il secondo lotto per realizzare un nuovo argine tra il Ponte di S.Ambrogio, a Modena, e la confluenza nel Tiepido. Per le arginature del Secchia sono state finanziate opere per 31,82 milioni, suddivise in due stralci funzionali: il primo riguarda il tratto di monte dal comune di Campogalliano all’attraversamento TAV in comune di Modena, il secondo il tratto di valle fino al confine con la Provincia di Mantova: entrambi ad oggi sono in corso di avanzata esecuzione e ultimazione (la conclusione del primo stralcio è prevista entro il 2020; quella del secondo entro primo semestre 2021) Pronto anche il progetto di adeguamento della Cassa di espansione, per la messa in sicurezza rispetto a piene con tempo di ritorno di 50 anni. I primi tre lotti sono in corso di valutazione nella procedura di Via Regionale partita lo scorso 7 agosto. E ancora: è stata finanziata la realizzazione di nuovi argini a Fossalta di Modena, a valle della cassa d’espansione, per 5 milioni di euro: strategici per proteggere la città, come dimostra l’emergenza di questi giorni. Lo stanziamento delle risorse è avvenuto lo scorso settembre con il nuovo pacchetto di cantieri da 40 milioni deliberato dalla Regione, che contiene altre opere molto attese tra cui l’adeguamento del Ponte dell’Uccellino, il completamento della Cassa ai Prati di San Clemente destinata a contenere le acque di piena del canale Naviglio, in concomitanza delle piene del Panaro, nonché le opere di messa in sicurezza del torrente Tiepido attraverso la creazione di un’area di laminazione per mitigare gli effetti del rigurgito del fiume Panaro quando è in piena come avvenuto in questa occasione. A quest’ultimo intervento sono stati destinati ben 19 milioni: serviranno per consolidare il nodo idraulico del Canale Naviglio e del Panaro, mettendo più possibile al riparo da eventi alluvionali i territori a nord di Modena. Tra gli altri lavori di recente finanziamento: 2 milioni 500mila euro sono stati assegnati per migliorare le difese esistenti in tratti a rischio da monte dell’abitato di Marano fino al ponte della strada provinciale n. 16 a Spilamberto; si sono programmate opere di messa in sicurezza del Tiepido e dei suoi affluenti per 13 milioni e mezzo, per mitigare gli effetti di rigurgito del fiume Panaro quando è in piena. Inoltre, Il programma di messa in sicurezza idraulica dei territori connessi ai fiumi seguito all’alluvione del 2014 comprende un’attività di prevenzione dei danni causati da mammiferi con abitudini fossorie lungo le arginature di Secchia, Panaro e del Canale Naviglio, con un piano di controllo che ha ricevuto parere favorevole da Ispra e Ministero dell’Ambiente nel 2015. Si affianca al piano di controllo della volpe, rinnovato nel 2019, e alle attività di sfalcio delle arginature, seguite dai monitoraggi a cura dei volontari de protezione civile a cui seguono gli immediati interventi di chiusura di eventuali tane segnalate.

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CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS C’è un lupo nella Bassa, il biologo Carletti: “Nessuna paura, ma massima precauzione”

11 Dicembre 2020, 11:07am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA CAVEZZO – Un lupo nella Bassa. Avvistato mercoledì a Cavezzo, giovedì nelle campagne verso San Prospero e ancora dall’altra parte, verso via Lunardina a San Possidonio ma che – come nella sua natura – sarebbe capace di spostarsi anche per centinaia di chilometri in poco tempo e, magari, è già tornato in montagna. O dalle parti di Campogalliano: è probabile che il nostro lupo nella Bassa venga proprio da lì, dove c’è un nucleo di  questi animali.
L‘avvistamento di un lupo adulto nelle campagne circostanti Cavezzo ha creato preoccupazione. Per saperne di più, abbiamo chiesto un parere al biologo e tecnico faunista Matteo Carletti, che, riguardo a questo animale, ha compiuto studi sul campo nell’Alto Appennino modenese.

Quello del lupo nella Bassa potrebbe non trattarsi di un caso isolato, ma potrebbe essere indice di un fenomeno più vasto?

Decisamente si tratta di una dinamica che interessa altre zone, come il Basso Mantovano o i paesi limitrofi al Po. In generale, nel territorio emiliano, la presenza del lupo è decisamente in aumento, e questi avvistamenti ne sono la prova. Da diversi anni il lupo è in espansione territoriale. Nel modenese, la presenza del lupo è accertata nell’Alto Appennino dagli anni ’90. Nel decennio successivo ha ricolonizzato il territorio collinare, ed oggi la pianura. Il lupo è territoriale, in una determinata zona si insedia un solo branco, per cui i nuovi nuclei sono costretti a spostarsi in altri territori, fino a raggiungere anche le zone meno selvagge, come le campagne planiziali.

L’azione dell’uomo potrebbe avere influito sul cambiamento di habitat dei lupi?

Non credo si tratti di questo. In Italia, negli ultimi anni, abbiamo avuto una notevole espansione urbanistica, ma di pari passo nelle zone montane la superficie boschiva è cresciuta parecchio, per l’abbandono delle montagne. Siamo in controtendenza, rispetto alla deforestazione. Proprio questo recupero di superficie naturale ha consentito il ritorno di animali come il lupo, che hanno preso di nuovo possesso delle zone montane, e ora stanno esplorando la pianura.

Che conseguenze potrebbe comportare la presenza del lupo nella Bassa per la fauna della zona? E per gli allevamenti?

La fauna selvatica rappresenta ovviamente una fonte di cibo ma, da quanto sappiamo, il lupo nelle nostre zone si è rivelato molto attivo nella predazione della nutria, una preda facile da cacciare ed estremamente disponibile. Verso l’uomo, ad oggi, non ha mostrato alcun segno di aggressività, per cui non dev’essere considerato necessariamente una presenza minacciosa. Resta un predatore, e questo impone molta cautela, nella tutela degli animali domestici e dei capi d’allevamento. Consiglierei di chiudere i cancelli delle abitazioni nelle ore serali e notturne, di non lasciare cani alla catena, o di chiudere le porte delle stalle, riparando eventuali recinzioni danneggiate. Nessuna paura, ma massima precauzione.

E per quanto riguarda l’uomo? Come è consigliabile comportarsi nel caso si entri in contatto ravvicinato con un lupo? Quali sono i comportamenti da evitare?

Il lupo non deve entrare in confidenza con l’uomo, anzi, deve continuare a temerlo. Dobbiamo evitare in ogni modo che possa prendere confidenza, e quindi avvicinarsi alle case, entrare nelle proprietà. Lupi confidenti dovrebbero essere allontanati, ad esempio, facendo rumore. Cosa molto importante: non bisogna mai tentare di avvicinarlo, o peggio, addomesticarlo. Non bisogna mai lasciare cibo disponibile, o rifiuti, presso le abitazioni. Caseifici, allevamenti, stalle, maneggi dovrebbero evitare di tenere all’aperto carcasse, placente, materie di scarto di natura alimentare.

Sarebbe necessario un intervento delle autorità per tutelare la sicurezza dei cittadini? 

Non posso essere io ad intervenire su questo punto, se non in termini molto generali. Innanzitutto, per qualsiasi problema concernente il lupo, è opportuno contattare tempestivamente il Corpo dei Carabinieri Forestali, contattando i numeri di emergenza (112 – 1515). Per quanto riguarda eventuali azioni a carico delle Autorità, o meglio, degli Enti pubblici preposti, trovo sarebbe molto utile che venisse costituito un nucleo di intervento interforze specializzato su problematiche legate al lupo in pianura, onde tutelare i cittadini e scongiurare iniziative fai-da-te.

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SANT'ANTIMO E NAPOLI NORD NEWS Terribile incidente sulla Circumvallazione, c’è una vittima a Giugliano

11 Dicembre 2020, 10:47am

Pubblicato da Miki Pappacoda

SANT'ANTIMO E NAPOLI NORD NEWS Terribile incidente sulla Circumvallazione, c’è una vittima a Giugliano

INSERITO DA ANGELA CECERE Un gravissimo incidente si è verificato poco fa sul prolungamento della Circumvallazione esterna a Giugliano. Come riportato in anteprima dal MeridianoNews, una persona di Giugliano è deceduta in un tragico incidente avvenuto in via San Francesco a Patria, prolungamento della Circumvallazione esterna, altezza zona Asi. A scontrarsi un furgone e un Fiorino marca Citroén. Ancora incerta la dinamica del tremendo incidente. Inutili i soccorsi del 118, purtroppo per la vittima, un lavoratore di Giugliano di circa 50 anni la cui identità non è stata ancora resa nota, non c’è stato nulla da fare. Sul posto la polizia per i rilievi e i pompieri. Un’altra persona è rimasta ferita.

INTERNAPOLI

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CASERTA NEWS Covid: 204 positivi e due morti nel casertano L'ultimo bollettino dell'Asl

11 Dicembre 2020, 10:38am

Pubblicato da Miki Pappacoda

CASERTA NEWS Covid: 204 positivi e due morti nel casertano L'ultimo bollettino dell'Asl

INSERITO DA ANGELA CECERE Qui Caserta Due morti e 204 casi positivi nel casertano. E' questo l'ultimo bilancio dell'Asl. Elenco di decessi che sale a quota 322 dall'inizio dell'emergenza Covid. I guariti sono invece 432, decisamente in crescita Ecco l'elenco completo dei positivi: Arienzo (2), Aversa (13), Capodrise (2), Carinaro (4), Carinola, Casagiove (2), Casal di Principe (12), Casaluce (2), Casapesenna, Caserta (8), Castel Volturno (11), Cellole (2), Cervino (6), Cesa, Fragoni, Falciano del Massico (3), Frignano (2), Grazzanise (2), Gricignano d’Aversa (7), Liberi, Lusciano (5), Macerata Campania (3), Maddaloni (2), Marcianise (5), Mondragone (17), Orta di Atella (12), Parete (2), Piana di Monte Verna, Piedimonte Matese (3), Portico di Caserta (2), Roccamonfina (2), San Cipriano d’Aversa (7), San Felice a Cancello (8), San Marcellino (5), San Marco Evangelista (3), San Nicola la Strada, Santa Maria a Vico (5), Santa Maria Capua Vetere, Santa Maria la Fossa, Sant’Arpino (3), Sessa Aurunca (11), Sparanise, Succivo (2), Teverola (2), Trentola Ducenta (7), Villa di Briano (2), Villa Literno (3).

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BENEVENTO NEWS Incendio di un capannone, blitz della Mobile in Valle Telesina Quattro indagati ed arresti

11 Dicembre 2020, 10:14am

Pubblicato da Miki Pappacoda

BENEVENTO NEWS Incendio di un capannone, blitz della Mobile in Valle Telesina Quattro indagati ed arresti

INSERITO DA ANGELA CECERE Benevento. Quattro indagati, due dei quali arrestati. Secondo le prime indiscrezione sarebbero questi i numeri di un'operazione condotta questa mattina dalla Squadra Mobile, che ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Gelsomina Palmieri. Il provvedimento è stato adottato in un'inchiesta, avviata dal Commissariato di Telese Terme e poi trasferita alla Mobile, è relativa all'incendio scoppiato qualche anno fa in un capannone a San Salvatore Telesino. Incendio ed estorsione le ipotesi di reato contestate a vario titolo.

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AVELLINO NEW SScuola, Tar da’ ragione ai genitori: il sindaco deve riaprire Il ricorso presentato dall'avvocato Gianpaolo La Sala

11 Dicembre 2020, 10:07am

Pubblicato da Miki Pappacoda

AVELLINO NEW SScuola, Tar da’ ragione ai genitori: il sindaco deve riaprire Il ricorso presentato dall'avvocato Gianpaolo La Sala

INSERITO DA ANGELA CECERE Avellino. Scuola, il Tar da’ ragione ai genitori e accoglie l’istanza di un gruppo di genitori (rappresentati dall'avvocato Gianpaolo La Sala) per impugnare l’ordinanza del sindaco di Avellino Gianluca Festa relativa alla chiusura delle scuole di ogni ordine e grado fino al 6 gennaio. Il tribunale amministrativo regionale della Campania ha ritenuto, dunque, fondata l’istanza per la immediata sospensione degli effetti dell’ordinanza. Si legge nel decreto a firma del Presidente Leonardo Pasanisi, “Vista l’istanza di decreto cautelare ante causam, proposta dai ricorrenti, visti il provvedimento impugnato e gli altri atti allegati all’istanza in esame; Viste le ordinanze del Presidente della Regione Campania in materia di emergenza sanitaria da Covid-19; Considerato, quanto al fumus, che appaiono sicuramente sussistenti le dedotte violazioni motivazionali ed istruttorie, dal momento che il provvedimento impugnato non contiene alcun riferimento alle particolari situazioni “di peculiare criticità” che si sarebbero dovute previamente accertare con riferimento al territorio comunale da parte della competente ASL, come imposto dall’ordinanza regionale n. 95 del 7 dicembre 2020 (che riproduce, al riguardo, la medesima prescrizione di cui alle precedenti ordinanze n. 92 del 23 novembre 2020 e n. 93 del 28 novembre 2020); Considerato, quanto al periculum, che, nel caso di specie, sussistono le prospettate gravissime ragioni di danno, dal momento che con l’ordinanza in esame viene disposta per la terza volta, senza soluzione di continuità rispetto alle precedenti ordinanze, la sospensione dell’attività didattica in presenza della scuola dell’infanzia e della prima classe della scuola primaria (e senza alcuna evidenza sanitaria sulla sussistenza di una situazione di maggiore rischio locale rispetto ad un andamento epidemiologico regionale e nazionale in accertato miglioramento); Ritenuto, pertanto, che, allo stato (e salvo ogni eventuale diversa sopravvenienza o rinnovata valutazione sulla base di specifica istruttoria), la scelta adottata con l’impugnata ordinanza sindacale non appaia giustificata neanche in applicazione del generale principio di precauzione; Ritenuto, in conclusione, che l’istanza in esame sia fondata e meriti accoglimento; P.Q.M. Accoglie la suindicata istanza e fissa il termine perentorio di giorni cinque per la notificazione del presente decreto, a cura dei ricorrenti, alle altre parti.
Il presente decreto sarà eseguito dall'Amministrazione ed è depositato presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti”.

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