INSERITO DA ANGELA CECERE
Il pg:«L'assassino prolungò volutamente l'agonia Il ricorso contro il dimezzamento della pena BARI - «Ha volutamente, malvagiamente prolungato l’agonia della vittima, uccisa con l’annegamento». Il processo per l’omicidio di Anna Costanzo, la truccatrice della fondazione Petruzzelli ammazzata nel suo appartamento nel luglio del 2009, non è chiuso. La Procura generale di Bari, dopo aver letto le motivazioni, ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo che venga annullata la sentenza emessa dalla Corte di appello. I giudici di secondo grado, lo scorso anno, dimezzarono la pena inflitta in primo grado ad Alessandro Angelillo, il 37enne assassino della truccatrice. Dai 30 anni si passò a 16 anni e sei mesi per omicidio volontario. Un corposo sconto che fu ottenuto grazie anche alla confessione in aula fatta da Angelillo, che per la prima volta ammise di aver ucciso la donna, e alla decisione da parte dei giudici di escludere l’aggravante di aver agito con crudeltà. Proprio su questo punto, la Procura generale ha presentato ricorso, sostenendo che non può non essere contestata l’aggravante della crudeltà. «Non si possono, in motivazione, proporre opzioni indimostrate, suggestive e meramente soggettive anche in ordine alla causa della morte», sostiene nel ricorso il sostituto procuratore generale. Secondo la Procura generale, le «versioni pirandelliane della causa di morte» così come ricostruite dai giudici di appello «con creazioni di scriminati putative giuridicamente inesistenti, evidenziano la contradditorietà e la illogicità dell’asset motivazionale della corte di merito, che arriva a strumentalizzare la visita necroscopica esterna, operata in via di prima approssimazione, si da attribuire all’imputato un convincimento mai espresso, articolato o sussurrato, strozzamento incompleto come causa della morte». Per il sostituto procuratore «si assiste così alla abnorme ricostruzione duale e antinomica della causa della morte, pur si elidere l’aggravante contestata. Anna Costanzo, ancora viva e vitale, fu annegata dall’Angelillo». Questa la tesi della Procura generale, i giudici della Corte di appello, invece, nelle motivazioni della sentenza sostengono che non può essere contestata l’aggravante della crudeltà perché, quando la vittima fu annegata nella vasca da bagno, l’assassino era erroneamente "convinto di averla già uccisa" strangolandola con le sue mani. Anche l’avvocato di Angelillo, Giancarlo Chiariello, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo che venga annullata la sentenza con o senza rinvio per il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Adesso bisognerà attendere che la Suprema corte fissi la data dell’udienza per capire se sarà scritto o meno l’ultimo capitolo della vicenda.
FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
02 FEBBRAIO 2013