Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

TOSCANA NEWS LIVORNO Indagate 36 persone per l’assalto alla prefettura

12 Febbraio 2013, 14:12pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://iltirreno.gelocal.it/polopoly_fs/1.6515580.1360585810!/httpImage/image._gen/derivatives/landscape_250/image.

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Per otto di esse è scattato anche l’obbligo di firma. Il procuratore De Leo: «Una risposta doverosa alla città» LIVORNO. Sono 36 gli indagati e otto le misure cautelari (obbligo di firma) per l'assalto alla prefettura del 2 dicembre scorso, apice di tre giorni di tensione in città tra politica, forze dell'ordine e manifestanti. L'accusa nei confronti dei più facinorosi è quella di resistenza aggravata e lesioni, anche se tra gli indagati ci sono anche alcune ragazze accusate di danneggiamenti. Per due mesi gli agenti della digos hanno analizzato i filmati e confrontato gli identikit fino a identificare gli otto maggiori responsabili. Tra questi c'è anche Giovanni Ceraolo, portavoce dell'ex caserma del Fante. E poi Federico Del Chicca, Stefano Micheli, Jacopo Simonetti, Thomas Canessa, William Benedetti, Gabriele Possenti, Daniele Lanari. «È una risposta doverosa alla città» spiega il procuratore capo Francesco De Leo. Gli indagati - secondo gli inquirenti - farebbero parte del mondo ultrà e antagonista.

FONTE IL TIRRENO

12 FEBBRAIO 2013

Leggi i commenti

TOSCANA NEWS Via libera ai 350 appartamenti in Coteto, ma è polemica

12 Febbraio 2013, 14:05pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://iltirreno.gelocal.it/polopoly_fs/1.6516818.1360612707!/httpImage/image._gen/derivatives/landscape_250/image.

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Passa in commissione la variante per costruire i nuovi alloggi popolari, però restano i timori della Circoscrizione Con i 5 voti favorevoli dei consiglieri Pd (Mancusi, Del Corona, Bosco, Cecchi e Vergili) la quarta commissione ha dato il via libera alla variante al regolamento urbanistico “Abitare sociale di Coteto”. Contrari Amadio (Pdl) e Cannito (Città Diversa), mentre Lamberti (Confronto) ha "sospeso" il voto in attesa di capire come saranno recepite le indicazioni della Circoscrizione 4. Proprio la Circoscrizione, tramite il presidente Federico Pini, ha espresso anche ieri le preoccupazioni in merito alle eccessive dimensioni dell’operazione. La variante è infatti lo strumento che permetterà la costruzione di circa 350 appartamenti popolari o a canone concordato nella zona compresa tra l’Aurelia e via Piemonte. Perplessità anche per le questioni dei parcheggi e della viabilità da rivedere. «Il progetto - ha risposto il vicesindaco Bruno Picchi - contempla già la realizzazione dei parcheggi». Sulla viabilità: «Eviteremo l’attraversamento del quartiere, grazie anche all’Aurelia e alla tangenziale di via Bedarida». Altro punto chiave per gli abitanti di Coteto è il Podere Loghino: «Va recuperato così com’è - ha spiegato Picchi - Ne discuteremo in Circoscrizione». La variante al regolamento urbanistico, oltre ai 350 alloggi, prevede anche altri progetti. Il lotto più vicino all’Aurelia dovrebbe essere destinato ai servizi: un parco, la nuova sede Svs e un collegamento ciclabile e pedonale col futuro Nuovo Centro.

FONTE IL TIRRENO

12 FEBBRAIO 2013

Leggi i commenti

TOSCANA NEWS LIVORNO Nuovo furto al distretto Asl di Salviano

12 Febbraio 2013, 13:59pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://iltirreno.gelocal.it/polopoly_fs/1.6522032.1360670978!/httpImage/image._gen/derivatives/landscape_250/image.

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Stavolta i ladri hanno distrutto il totem dei ticket portando via il computer LIVORNO. Nuovo furto al distretto dell'Asl 6 di Salviano. Stavolta i ladri hanno distrutto il totem dei ticket portando via il computer. All'interno però non hanno trovato soldi, visto che da qualche tempo il ticket si può pagare solo con carta di credito e bancomat. Il furto è avvenuto nella notte tra domenica e lunedì ed è stato scoperto alla riapertura del distretto dopo il weekend. I danni - spiegano dall'Asl - sono minimi. Il problema resta quello dei continui furti all'interno del distretto.

FONTE IL TIRRENO

12 FEBBRAIO 2013

Leggi i commenti

Sezione Sicilia news Caltanissetta Gela, scacco alla Stidda: 18 arresti Affari illeciti divisi a metà con la mafia Video

12 Febbraio 2013, 13:38pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://images.corrieredelmezzogiorno.corriereobjects.it/campania/media/foto/2013/02/12/carabinieri_controlli_2012--401x175.jpg?v=201302121056

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Nell'operazione impegnati quasi cento carabinieri, un elicottero e unità cinofile alla ricerca di armi e droga CALTANISSETTA - Scacco alla Stidda gelese: un maxi blitz dei carabinieri ha portato in carcere 17 esponenti dell'organizzazione criminale e un affiliato a Cosa nostra. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti, detenzione di armi e munizioni. L'operazione ha azzerato i vertici dell'organizzazione “stiddara”, con la cattura di capi storici e gregari che disponevano di armi ed esplosivi, controllavano gli affari illeciti, pianificavano attentati e imponevano il pizzo a commercianti e imprenditori. Dure le rappresaglie contro chi non pagava. L'INCHIESTA - Le indagini, scattate nel maggio del 2010, hanno permesso di accertare autori e mandanti di vari episodi criminosi tra cui la progettazione dell'omicidio di un pregiudicato comune, colpevole di avere incendiato l'automobile a uno stiddaro, «catturata» dalle immagini girate dai carabinieri. Per impedire il delitto e proseguire le indagini senza suscitare sospetti, i militari arrestarono la vittima prima che scattasse l'agguato mortale. L'inchiesta ha già permesso di sequestrare cinque chili di hashish. Nell'operazione di stamane sono stati impegnati quasi cento carabinieri, un elicottero e unità cinofile alla ricerca di armi e droga. COSA NOSTRA - L'operazione antimafia dei carabinieri di Gela ha permesso di ricostruire l'organigramma della Stidda locale e i rapporti di stretta collaborazione con Cosa Nostra, con la quale, in certe zone e in determinate circostanze, venivano divisi al 50% i proventi degli affari illeciti pianificati, secondo «una vera e propria logica di spartizione delle fonti di guadagno». La richiesta del «pizzo» avveniva in diverse forme, con l'assunzione di stiddari e con pagamenti periodici o «una tantum», sottoforma di regali agli uomini delle cosche o come contributo per le famiglie dei detenuti, specie sotto le festività di Pasqua, Ferragosto, festa della patrona e a Natale. Un imprenditore ha rivelato di avere subito, nel 2000, da Giuseppe D'Arma, uno degli arrestati, la richiesta del 2% dell'appalto di 900 milioni di lire. I soldi servivano all'organizzazione anche per pagare le costose spese legali. Secondo i carabinieri, Emanuele Palazzo, tra gli arrestati, controllava tutto e si rapportava con gli esponenti di Cosa Nostra. Il luogo degli incontri era piazza Municipio, dove gli investigatori, con potenti mezzi audio-visivi, hanno registrato a distanza immagini e conversazioni. I luogotenenti di Palazzo erano Giuseppe Romano (curatore delle estorsioni e delle ritorsioni da attuare contro chi non pagava), Massimiliano Tomaselli (responsabile del grosso traffico di stupefacenti con Carmelo Antonuccio e Andrea Mangiameli come corrieri della droga), i fratelli Calogero e Alessandro Peritore (per lo spaccio). BENZINA IN CAMBIO DI VOTI - Dalle indagini è anche emerso anche che la Stidda appoggiò un candidato in occasione delle elezioni comunali a Gela nel 2010, mobilitando l'organizzazione e «invitando» i cittadini a votare per lui. In cambio, secondo quanto emerso dall'indagine, uno degli «stiddari» aveva detto che per i componenti del clan e per gli elettori disponibili c'erano pronti tanti buoni benzina. I carabinieri stanno cercando di verificare se davvero la Stidda condizionò il voto alle comunali del 2010 e in favore di quale candidato e di quale partito.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

12 FEBBRAIO 2013

Leggi i commenti

Sezione Sicilia news Palermo Stato-Mafia, De Gennaro: «Rapporti tra il Ros e Ciancimino?Non sapevo nulla»

12 Febbraio 2013, 13:31pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/12/gianni_de_gennaro--180x140.jpg?v=20130212132656

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Il sottosegretario ha risposto alle domande del Gup di Palermo Morosini. Spunta il coinvolgimento dei terroristi PALERMO - Lunga ed articolata la deposizione nell'aula bunker di Rebibbia a Roma dell'ex capo della polizia, Gianni De Gennaro. Il sottosegretario con delega alla Sicurezza - a capo della Dia all'epoca dei fatti contestati nel processo - ha preso parte all'udienza preliminare per la trattativa Stato-mafia, che si sta svolgendo davanti al Gup di Palermo, Piergiorgio Morosini. RAPPORTI ROS-CIANCIMINO - De Gennaro, ha negato davanti al Gup di Palermo Piergiorgio Morosini, di aver saputo dei contatti che alcuni ufficiali del Reparto operativo speciale dei carabinieri avevano avviato con l'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Contatti che, per l'accusa, si inseriscono nella trattativa: Ciancimino avrebbe fatto da tramite con i boss corleonesi mandanti delle stragi. «Di solito non si dava notizia di tali iniziative». «Parlai di Ciancimino a Falcone, ma non ricordo come lo inquadrasse», ha poi affermato De Gennaro rispondendo al Gup, e ha anche escluso di essersi mai occupato dell'inchiesta su mafia e appalti. LE STRAGI DEL '93 - «Vi era uno stato di incertezza nell'attribuire gli attentati del '93. L'attribuzione della matrice mafiosa non fu facile», ha detto De Gennaro, che ha sottolineato che nella stragi «la logica era quella della stabilizzazione». Il sottosegretario ha poi ricordato una nota della Direzione investigativa antimafia del 10 luglio del 1993 in cui si segnalava la «strategia di pressione sullo Stato». GLI ATTENTATI A MANNINO - «Colleghiamo l'omicidio Lima alla strage di Capaci per una logica di terrorismo mafioso». L'omicidio dell'eurodeputato della Dc Salvo Lima nel marzo del 1992 «fu grave però non lo collegai subito», ha aggiunto De Gennaro, che ha detto di non ricordare se dopo questo delitto e la strage di Capaci abbia «avvertito il pericolo di altri attentati a uomini politici». In particolare, il teste ha sottolineato: «Non ricordo pericoli di attentati a Mannino», l'ex ministro democristiano del Mezzogiorno imputato nel procedimento. Secondo l'accusa, Mannino si sarebbe attivato per la trattativa nel timore di essere ucciso dalla mafia. OMICIDIO LIMA E CAPACI - L'omicidio di Salvo Lima e la strage di Capaci vennero inquadrati in un'unica logica di «reazione dell'organizzazione mafiosa dopo le condanne definitive al maxiprocesso», ha proseguito De Gennaro, che ha sostenuto di «non avere un preciso ricordo dell'omicidio Lima, se non sul fatto che venne inquadrato in una sorta di reazione della criminalità mafiosa dopo il maxi processo». Ipotesi rafforzata dopo l'omicidio di Giovanni Falcone: «Dopo Capaci», ha spiegato De Gennaro, «anche l'omicidio Lima si inserisce in un'unica strategia di attacco mafioso». Il 41 BIS E I PENTIMENTI - «Molti detenuti si pentirono probabilmente perché non sopportavano le restrizioni carcerarie del 41 bis». «Dopo l'omicidio Borsellino - ha aggiunto De Gennaro - si pensò di trasferire Luciano Liggio (il boss storico di Corleone, ndr) all'Asinara a mo' di ammonimento». De Gennaro ha poi ricordato che dopo le stragi del '93, gli apparati investigativi si erano «prefigurati l'escalation di altri attentati». «Sul 41bis - ha proseguito - ero per la linea della fermezza. Il 41 bis era un regime di sofferenza e incentivava le collaborazioni», ha aggiunto De Gennaro, all'epoca capo della Dia, e ha sostenuto che l'allora capo della polizia, Parisi, non gli parlò mai del 41 bis. I TERRORISTI - In avvio di udienza, atti relativi a una segnalazione anonima che chiama in causa l'organizzazione terroristica «Falange Armata» per l'omicidio dell'eurodeputato della Dc Salvo Lima sono stati depositati stamattina dal pubblico ministero Nino Di Matteo nell'udienza preliminare per la trattativa Stato-mafia, in trasferta a Roma nell'aula di Rebibbia. L'udienza è poi proseguita con l'audizione di Gianni De Gennaro, terminata la quale l'udienza è stata sospesa.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

12 FEBBRAIO 2013

Leggi i commenti

Sezione Sicilia news Palermo Trivellazioni, gli ambientalisti all'Ars per dire "no" alla caccia al petrolio in mare

12 Febbraio 2013, 12:59pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/12/trivelle_no_greenpeace--400x300--180x140.JPG?v=20130212101349

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Associazioni chiamate a raccolta dal presidente della commissione Ambiente Trizzino, M5S PALERMO – Stop alle trivellazioni nel canale di Sicilia, una delle aree più ricche di storia e di diversità biologiche del Mediterraneo. E' con questo obiettivo che il presidente della commissione Ambiente dell'Ars, il deputato del Movimento Cinque Stelle, Giampiero Trizzino, ha chiamato oggi a raccolta associazioni ambientaliste, autorità ed esperti per un’audizione pubblica. Un'iniziativa di cui si è fatta promotrice Greenpeace che ha già raccolto le adesioni di 49 sindaci siciliani, del precedente governo regionale e di numerose associazioni di categoria e di quasi 60 mila cittadini che non ci stanno alle incursioni in mare alla ricerca di idrocarburi. All'incontro partecipano anche rappresentanti del Wwf e di Legambiente. FRONTE COMUNE - Il prossimo passo consiste nel trovare il consenso della nuova Giunta di Governo, guidata da Rosario Crocetta: “In questa fase – sostengono gli ambientalisti di Greenpeace - è importante che la nuova giunta regionale confermi al più presto l’opposizione della Regione Sicilia a questi progetti che mettono a rischio non solo l’ambiente, ma anche l’economia delle comunità locali. E’ importante creare un fronte comune contro questa minaccia e rilanciare una discussione pubblica e informata sui temi dell’energia, del cambiamento climatico e della protezione del mare”. VALLE DEL BELICE - Il no alle trivellazioni è stato espresso in modo trasversale dalle forze politiche nei giorni scorsi, anche per quanto riguarda la zona del Valle del Belice e della Valle dell'Irminio, nel ragusano. Per quanto riguarda il Belice una interpellanza del Partito Democratico firmata dal presidente del gruppo Pd all’Ars, Baldo Gucciardi e dai parlamentari, Antonella Milazzo e Fabrizio Ferrandelli, ha fatto proprie le priorità e le istanze dei 17 comuni interessati. “Il presidente Crocetta deve assolutamente sospendere il procedimento di rilascio dei permessi di ricerca – sostengono gli esponenti del Pd – almeno per il tempo necessario ad acquisire tutti i dati necessari a fugare i timori circa il rischio di un possibile collasso delle falde accompagnato da fenomeni tellurici. Ed è in ogni caso inderogabile – aggiungono - aprire un tavolo di confronto con le popolazioni locali, attualmente all’oscuro circa il programma di perforazione, le conseguenze e i possibili vantaggi per l’economia dell’area”. MUSUMECI - E contro le perforazioni nella Valle dell'Irminio si leva la voce del deputato de La Destra Nello Musumeci: "Si rischierebbe, fra l'altro, di perdere la sorgente Mussillo, che in termini di portata, con i circa 500 litri al secondo, è la più importante della zona, garantendo l'irrigazione di oltre tremila ettari di terreni nel territorio di Scicli"

Fonte Italpress

12 FEBBRAIO 2013

Leggi i commenti

PUGLIA CALABRIA BARI NEWS LEGGE Inchieste su comuni, indagati 9 salentini

12 Febbraio 2013, 12:36pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/12/cc--180x140.jpg?v=20130212110325

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

I carabinieri hanno notificato avviso di fine indagini Tra le accuse abuso d'ufficio e distruzione atti veri LECCE - I carabinieri del Ros di Lecce hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari, emesso dalla procura della repubblica di Lecce, nei confronti di nove persone, tra ex amministratori locali, dirigenti comunali e sindacalisti, accusate a vario titolo di concorso in rifiuto di atti d'ufficio, abuso d'ufficio e distruzione aggravata di atti veri. Gli avvisi riguardano due stralci di inchieste sui Comuni di Gallipoli e Parabita, nel Salento. In particolare, a Gallipoli, la famiglia del clan Padovano, legato alla Sacra Corona Unita, dal 1972 aveva occupato abusivamente una parte del teatro comunale Garibaldi di Gallipoli, adibendola a propria abitazione senza che, fino allo scorso anno, nessuno intervenisse per ripristinare la legalità. Per l'inchiesta riguardante il Comune di Gallipoli, sono indagati l'ex sindaco Giuseppe Venneri e un ex dirigente del Comune per concorso in rifiuto di atti d'ufficio. Secondo l'accusa, i due non hanno attivato tutte le procedure amministrative per sgomberare la parte del teatro occupata abusivamente dalla famiglia del clan Padovano sin dal 1972, procurando un danno all'amministrazione. Solo nell'aprile 2012 il commissario prefettizio, messo al corrente della vicenda, ha avviato un'iniziativa amministrativa, ancora in corso, per rientrare in possesso dell'immobile. Quanto all'inchiesta sul Comune di Parabita, sono indagati per concorso in abuso d'ufficio l'ex sindaco Adriano Merico, l'ex dirigente Mirco Vitali, nonchè un rappresentante territoriale e quattro rappresentanti sindacali del Coordinamento sindacale autonomo enti pubblici del Comune. I sette avrebbero procurato un «ingiusto vantaggio» al dirigente comunale trasformando il rapporto di lavoro a tempo parziale con il Comune in rapporto a tempo pieno, senza che l'ente avesse comunicato ai sindacati la volontà di modificare il fabbisogno di personale (anno 2009). Ex sindaco ed ex dirigente erano già stati rinviati a giudizio nel 2010 per concorso in abuso d'ufficio proprio per l'assunzione a tempo parziale dello stesso dirigente, e il processo è ancora in corso. Lo stesso dirigente è accusato anche di soppressione aggravata di atti veri perchè avrebbe distrutto il verbale della riunione dell'1 marzo 2010, nel quale altri esponenti sindacali avevano segnalato e irregolarità.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

12 FEBBRAIO 2013

Leggi i commenti

PUGLIA CALABRIA NEWS FOGGIA Taglia per il killer dei cani Uccide con polpette al veleno

12 Febbraio 2013, 12:30pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/12/cani.jpg?v=20130212111801

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

10mila euro a chi saprà fornire le indicazioni utili Iniziativa dell'associazione Italiana Difesa Animali FOGGIA - Diecimila euro a chi saprà fornire indicazioni utili ad individuare chi dall’inizio dell’anno a Vico del Gargano uccide cani con polpette alla formaldeide. E’ la taglia istituita dall’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente che ha raccolto la denuncia di una volontaria che si occupava di dare da mangiare ai cani randagi del centro garganico. Sette – secondo i dati forniti alle forze dell’ordine – gli animali uccisi dall’inizio dell’anno: il primo cane morto è stato trovato alla fine di gennaio mentre, la scorsa settimana – lungo le zone verdi del comune – sono stati recuperati due chili di polpette composte da carne, riso soffiato e formaldeide. Si tratta di una sostanza che provoca una morte veloce e atroce. Dopo la denuncia della volontaria l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente ha deciso di istituire una taglia di 10mila euro «per chi darà indicazioni chiare e inoppugnabili che permettano l'individuazione e la condanna dell' avvelenatore di cani». Una grave situazione, spiega l’associazione nazionale, anche perché le polpette avvelenate potrebbero essere toccate o ingerite dai bambini.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

12 FEBBRAIO 2013

Leggi i commenti

PUGLIA CALABRIA NEWS BARI Farmatruffa, dopo la disfatta la beffa La Regione perde 635 mila euro

12 Febbraio 2013, 12:21pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/12/angelillis--180x140.jpg?v=20130212112525

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

La prescrizione cancella gran parte delle accuse È la cifra provvisionale ottenuta per l'inchiesta BARI - Il processo va in prescrizione e la Regione Puglia perde la provvisionale di 635mila euro. La maxi inchiesta ribattezzata Farmatruffa si è conclusa con la beffa: ieri pomeriggio, poco dopo le 18, sono state lette le sentenze per le 81 persone imputate nel procedimento penale di secondo grado e, non solo la Corte di appello ha dichiarato l’estinzione della quasi totalità dei reati contestati dalla pubblica accusa, ma ha anche revocato tutte le condanne al pagamento delle provvisionali che erano state inflitte in primo grado. La Regione era l’unica parte civile ad aver ottenuto, come anticipo, 635mila euro, anche se i soldi non li aveva ancora incassati. E, a questo punto, non li riceverà mai, visto che i giudici hanno annullato la condanna. La Corte di appello ha, inoltre, dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione dei reati nei confronti di 77 degli 81 imputati, accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, truffa, corruzione, falso, riciclaggio e acquisto di cose di sospetta provenienza. Gli altri quattro, due nel frattempo sono deceduti, uno, Giuseppe De Novellis, è stato assolto per «non aver commesso il fatto», invece per il medico di Conversano Michele Salso, ritenuto l’ideatore della truffa, dovrà rifarsi il processo di primo grado. I giudici, infatti, hanno dichiarato la nullità della notifica del decreto che ha disposto il giudizio, ordinando la restituzione degli atti al Tribunale di Bari. Così, con una disfatta per la pubblica accusa, è stata praticamente sancita la fine del processo nato al termine di un’inchiesta su una presunta truffa da oltre 20 milioni di euro ai danni del servizio sanitario nazionale. In primo grado, il Tribunale di Bari condannò 81 imputati e ne assolse 21, comminando complessivamente 300 anni di carcere. Il processo vedeva coinvolti capi area e informatori scientifici di nove case farmaceutiche e multinazionali, medici di base e farmacisti. In primo grado, i giudici accolsero l’impostazione del pm inquirente Ciro Angelillis, confermando l’esistenza di un’associazione per delinquere. Le parti civili (Regione Puglia, Asl di Bari, Lecce e Brindisi, Ordine dei Medici e Ordine dei Farmacisti di Bari) ottennero il diritto al risarcimento, ma solamente alla Regione, che aveva chiesto cinque milioni di euro, fu riconosciuta una provvisionale di 635mila euro. Alla prescrizione erano sopravvissuti solamente due episodi di truffa e un falso contestati al 62enne Michele Salzo di Conversano, ritenuto dall’accusa il capo della presunta associazione e condannato in primo grado a sette anni di reclusione. Ma adesso si dovrà rifare tutto. Secondo la ricostruzione del pm che coordinò l’inchiesta, alcuni medici di base della provincia di Bari, dopo aver ricevuto danaro ed altre utilità (viaggi e favori di vario genere) dagli informatori scientifici, avrebbero prescritto farmaci all’insaputa dei loro pazienti, ma avvalendosi nel loro disegno della complicità dei farmacisti. Questi, dopo aver tolto le fustelle dai medicinali, avrebbero provveduto a gettare le confezioni nella spazzatura: in questo modo si sarebbero sbarazzati anche di farmaci salva vita con un prezzo che arrivava fino a 700 euro per confezione. Alcuni di loro furono visti e registrati in diretta dai carabinieri del Nas. L’inchiesta fece scalpore e quelle immagini fecero il giro d’Italia, per alcuni giorni diverse farmacie di Conversano, e non solo, restarono chiuse. Nel 2009 le nove case farmaceutiche coinvolte patteggiarono circa sette milioni di euro, almeno il risarcimento è salvo dalla prescrizione.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

12 FEBBRAIO 2013

Leggi i commenti

PRIMO PIANO I tre cardinali pugliesi che sceglieranno il papa

12 Febbraio 2013, 12:08pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/12/vescovi_papa--140x180.JPG?v=20130212101421

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Chi sono i porporati che parteciperanno al Conclave, un quarto (De Giorgi) non potrà partecipare al voto Gli elettori BARI - La Puglia vanta quattro cardinali e tre di questi parteciperanno al Conclave per eleggerere il successore di Benedetto XVI. Il quarto, Salvatore De Giorgi, salentino di Vernole e già arcivescovo a Palermo, Taranto e Foggia, ha superato gli 80 anni. Dunque appartiene al collegio cardinalizio ma non al gruppo dei 117 «elettori». Gli altri tre cardinali pugliesi sono poco conosciuti alla comunità pugliese perché non sono mai stati titolari di una arcidiocesi o di una diocesi in Puglia. Ciò nonostante il loro curriculum è assai prestigioso (il diritto canonico si esprime diversamente e prescrive che siano «creati» cardinali coloro che si sono «in modo eminente distinti per dottrina, costumi, pietà e prudenza»). Il più anziano della terna è Francesco Monterisi, 79 anni, nato a Barletta, attuale arciprete della Basilica di San Paolo. È un diplomatico. La sua attività si inizia nel 1964: addetto di nunziatura in Madagascar. Nel 1982 è nominato nunzio apostolico in Corea; dall’87 al ’90 si occupa delle questioni africane per la segreteria di Stato. Qualche anno dopo, nel ’93, nel pieno della violenta crisi che scuote la ex Jugoslavia, diventa il primo nunzio apostolico in Bosnia ed Erzegovina. Il Papa in Puglia Contribuisce all’organizzazione della storica visita di Giovanni Paolo II a Sarajevo nel 1997. Poco più giovane è Angelo Amato, 75 anni, nativo di Molfetta. La sua è una prestigiosa carriera accademica. Docente di Teologia all’università Gregoriana, nel 1977 viene inviato in Grecia dall’allora Segretariato per l’unità dei cristiani. Studia il greco moderno e trascorre molti anni a Salonicco, dove si confronta e studia in una biblioteca specializzata in teologia ortodossa. Torna dopo qualche anno a Roma e comincia ad insegnare Cristologia nella pontificia università salesiana. Negli anni 1997-2000 è anche vice rettore del medesimo ateneo. Per qualche tempo è inviato a Washington per completare il manuale di Cristologia. È attualmente consultore della Congregazione per la dottrina della fede e dei Consigli per l’unità dei cristiani e per il dialogo interreligioso. Nel 2008, il papa lo ha nominato prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Il più giovane degli «elettori» pugliesi è Fernando Filoni, 67 anni, nato a Manduria e cresciuto nella vicina Galatone (Lecce). Laureato in Diritto canonico e Filosofia, si è specializzato in tecniche dell’opinione pubblica e in giornalismo. Dopo l’attività pastorale in parrochia a Roma, nell’81 entra nel servizio diplomatico: Sri Lanka, Iran, Brasile, Filippine, Hong Kong. Nel 2001 è nunzio apostolico in Iraq: svolge il suo ufficio durante gli ultimi due anni del regime di Saddam Hussein, poi durante la guerra e per i tre anni successivi, fino al febbraio del 2006. Come si vede, si tratta di tre principi della Chiesa. Dei quali si dice che possano perfino aspirare al soglio pontificio. Anche se — ammoniscono gli esperti — questa volta potrebbe essere eletto un papa di lingua spagnola. Lo si disse anche nel 2005, invece toccò a Ratzinger. Dal che si deduce che le previsioni, in questo campo, sono sempre assai fallaci

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

12 FEBBRAIO 2013

Leggi i commenti