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News Italia e dal Mondo Se l’umore dipende dal tempo

26 Gennaio 2013, 14:56pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

Il freddo pungente, il caldo intenso, il forte vento sono solo alcuni dei fenomeni atmosferici che possono incidere negativamente sulla psiche: come uscirne Meteoropatici per natura lo siamo un po’ tutti; appena ci svegliamo guardiamo fuori dalla finestra per sapere che tempo c’è, se c’è il sole o no. Così possiamo diventare malinconici dopo tre giornate uggiose consecutive, o irritabili dopo una settimana umida e afosa. Il clima è così importante per la psiche che ha influenzato usi, costumi, arte e carattere di tutti i popoli del mondo. Esiste persino una “teoria del clima” (un po’ generica a dire il vero), secondo la quale i popoli del Nord del mondo, gli scandinavi ad esempio, si sono plasmati sui lunghi e freddi periodi senza sole: più depressione, maggior chiusura relazionale, più assunzione quotidiana di alcolici che “riscaldano” l’esistenza. I popoli del Sud sono invece più aperti e solari, quasi che la quantità e la qualità del sole in più diventi aspetto caratteriale, modo di essere. Anche il cinema e la pittura a volte possono farci vedere come vive l’anima di chi sta poco al sole (il celebre Urlo del norvegese Munch) rispetto a quella di chi fa dei bagni di luce (i quadri di Gauguin). Noi italiani siamo a metà strada, abituati a un clima temperato con giornate però ultimamente anche molto diverse fra loro. Quando il clima ci tiene “prigionieri” Eppure molti fra noi hanno una sensibilità assai più spiccata di altri: sono i veri meteoropatici, quelli il cui umore e i cui pensieri si orientano quasi totalmente sul tempo che fa. Anzi, si può dire che in loro è il tempo a “fare” l’umore. C’è chi soffre l’umido, chi il caldo, chi il vento freddo, l’afa, l’assenza di sole o l’eccesso di luce, ecc. Più che in sintonia sono in balia del clima, e ciò rende la loro vita un’altalena continua di pensieri e stati d’animo contrastanti che impediscono un fluire sereno dell’esistenza. Una vera schiavitù. Inoltre la persona, che assume dentro di sé il tempo che fa, trasporta poi “il tempo che fa” in famiglia: porta cioè il clima nelle relazioni più strette, sul luogo di lavoro e ciò non giova né a lei né a chi le sta vicino, che deve adattarsi a cambiamenti incomprensibili. Come “riconoscerti” Puoi considerarti meteoropatico se senti tue almeno tre delle seguenti affermazioni. - Presti particolare attenzione al tempo che fa. Fai commenti, ne parli con le persone, ti lamenti spesso. - È raro che ci sia un clima che ti faccia sentire proprio bene: senti spesso che potrebbe essere meglio di ciò che è. - Se fai una vacanza essa è fortemente influenzata dal clima del luogo (ad esempio troppo umidità al lago) e dal tempo durante il soggiorno (ad esempio qualche giorno di pioggia e freddo)

.Fonte :Ritza Psicosomatica

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo Il prodigioso olio d’oliva

26 Gennaio 2013, 14:50pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

Questo millenario prodotto mediterraneo non è solo molto buono, ma contiene tantissime sostanze benefiche per il cuore, il cervello, l’intestino, la pelle… Noi italiani siamo fra i primissimi consumatori di oliva al mondo. Lo usiamo soprattutto perché ci piace il suo sapore e perché l’olio si presta a molti usi preziosi. Ma molti non sanno che l’olio d’oliva è un prodotto fondamentale per la salute. I primi a sottolinearlo furono gli statunitensi, quando negli ultimi decenni del Novecento, studiando l’alimentazione mediterranea, scoprirono che serve a proteggere da molte patologie tipiche della nostra epoca, tra cui soprattutto i disturbi cardiovascolari. Un tesoro della terra che ci può salvar la vita Numerosi studi poi, anche negli ultimi anni, hanno confermato che gli antiossidanti di cui è ricco l’olio d’oliva servono a prevenire numerose malattie e anche alcune forme di tumore. Così, quando noi assimiliamo l’olio, le sue sostanze benefiche diventano una difesa per il nostro organismo, combattendo in particolare la formazione di placche nei vasi sanguigni e proteggendo le cellule dalla degenerazione provocata dai radicali liberi. Anche fra gli extravergini ci sono differenze importanti Oggi quasi tutti i consumatori sanno che l’olio di qualità migliore è l’extravergine ottenuto con spremitura a freddo. Gli oli però non sono tutti uguali fra loro, anche quelli extravergini. Ognuno di essi, come ogni vino, ha un’aroma e delle caratteristiche che lo differenziano dagli altri. Questo libro è una guida completa all’olio d’oliva, un “somellier d’olio” che ci aiuta a scoprire e ad apprezzare questo preziosissimo dono della natura. Infine a chiusura del volume vi proponiamo una serie di ricette per gustare a fondo l’olio e per sfruttare pienamente questo prodotto considerato prezioso da millenni. Un amico utilissimo per curare il nostro corpo e per nutrirci in modo sano e gustoso.

Fonte :Ritza Psicosomatica

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal MondoIl mangiar sano? Un'ossessione che diventa malattia

26 Gennaio 2013, 14:45pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

Si preoccupa del vasto background delle odierne abitudini alimentari, e dell'enorme business da molti miliardi di dollari che è diventata l'agricoltura - agribusiness, come oggi viene chiamato. Allo stesso tempo, non perde mai di vista il fatto che mangiare è uno dei piaceri più semplici e più profondi a disposizione degli esseri umani. Nel suo libro In difesa del cibo (Adelphi, ndr) scrive: «Il cibo riguarda il piacere, riguarda la comunità, riguarda la famiglia e la spiritualità, riguarda le nostre relazioni con il mondo naturale, e riguarda l'espressione della nostra identità. Finché gli esseri umani hanno consumato i loro pasti assieme, il mangiare ha riguardato la cultura tanto quanto ha riguardato la biologia». Afferma, «Parlo soprattutto dell'autorità della tradizione e del buon senso». Tuttavia quanto sopravvive di quell'autorità tradizionale, e, quando si arriva alla dieta, si può dire che il buon senso sia comune? Il Professor Pollan è acutamente consapevole della spaccatura che nel nostro tempo si è aperta fra i cicli naturali del mondo animale e vegetale e la cultura dell'avidità e dell'eccesso a cui abbiamo permesso di dominare la nostra vita, almeno nel mondo industrializzato. Si preoccupa in particolare della misura in cui noi, in quello che viene comunemente chiamato l'Occidente, abbiamo permesso a noi stessi di diventare «ortoressici», cioè, «persone con una malsana ossessione per il mangiare salutare». Fa notare che, questa ossessione, provocataci da un lato dalle forze di mercato e dall'altro dai nutrizionisti, di fatto ha avuto come risultato un aumento dei fattori che contribuiscono a una cattiva salute, in particolare l'obesità. Rileva che, le Nazioni Unite hanno recentemente annunciato che «il numero di persone nel mondo che soffrono di “sovralimentazione” per la prima volta ha superato il numero di quelle che soffrono di denutrizione». Questa è una statistica spaventosa. La mia premessa, scrive il Professor Pollan, «è che come qualsiasi altra creatura sulla terra, gli esseri umani facciano parte della catena alimentare, e il nostro posto in quella catena alimentare, o rete, determini in misura considerevole che genere di creature siamo». Tuttavia, gli anelli di quella catena e i fili della rete stanno diventando sempre più deboli. Nel suo libro Il dilemma dell'Onnivoro (Adelphi, ndr) - il dilemma è che, poiché mangiamo di tutto, come facciamo a sapere che cosa ci faccia bene e che cosa no? - attacca ripetutamente la stupidità ostinata e la blanda incompetenza di quelli che vorrebbero imporci questo o quel folle programma per la salute, la magrezza e la bellezza. Scrive: «La mancanza di una solida cultura del cibo ci rende particolarmente vulnerabili alle lusinghe dello scienziato alimentare e del mercante, per i quali il dilemma dell'onnivoro non è tanto un dilemma quanto un'opportunità. È soprattutto nell'interesse dell'industria alimentare esacerbare le nostre ansie su quello che mangiamo, per lenirle poi al meglio con nuovi prodotti»

Fonte :Il Giornale .IT

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo :Elezioni, Sechi «Agenda Sardegna per le emergenze nell’isola

26 Gennaio 2013, 14:27pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

NUORO. Scelta Civica con Monti presenterà la prossima settimana un'”Agenda Sardegna” che indicherà le priorità per lo sviluppo dell'isola. L'annuncio è stato dato stamane a Nuoro. “La nostra proposta si muove su tre cardini inscindibili: l'Italia, l'Europa e la Sardegna” ha spiegato Mario Sechi, capolista al Senato, che questa mattina ha dato inizio alla campagna elettorale. “Sulla Sardegna - ha aggiunto - abbiamo una priorità assoluta: intervenire sul bilancio regionale e puntare sulla ricerca e innovazione. Un settore centrale trascurato dalla politica regionale. Lo dimostra senza errore l'esiguità delle risorse investite, appena l'1 per cento dell'intero bilancio”. Massimo Fantola, leader storico dei Riformatori sardi, ha messo in evidenza che l'Agenda Sardegna, con l'Agenda Monti, “indicherà il piano d'azione sulle emergenze della nostra isola”.

Fonte :La Nuova Sardegna

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo :Con lo scooter contro un autobus, è grave

26 Gennaio 2013, 14:24pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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CAGLIARI. Grave incidente stradale intorno alle 13.30 a Cagliari, tra via Torricelli e via Flavio Gioia. Un motociclista è stato trasportato, in codice rosso, all’ospedale Brotzu, le sue condizioni sarebbero gravi. L’uomo, alla guida di un Piaggio Zip 50, stava svoltando da via Torricelli e via Flavio Gioia, quando è andato a schiantarsi contro un autobus della Linea 1 del Ctm, carico di passeggeri. Tra questi, almeno in quattro sono rimasti feriti. Sul posto sono intervenute quattro ambulanze del 118 e la Polizia Stradale che si sta occupando dei rilievi. Al lavoro anche gli agenti della Polizia municipale per evitare il blocco del traffico. Il ferito, Danilo Porcu, 42 anni, è ricoverato in coma nel reparto di rianimazione dell’ospedale Brotzu. I medici lo tengono costantemente sotto osservazione, la prognosi è riservata. Medicati al pronto soccorso dell’ospedale Marino e del Brotzu quattro passeggeri dell’autobus del Ctm della Linea 1 coinvolto nell’incidente. Altre sei o sette persone sono rimaste lievemente contuse ma non hanno richiesto le cure mediche. La dinamica dell’incidente non è ancora stata del tutto chiarita: sul posto per effettuare i rilievi e sentire i testimoni sono intervenuti gli agenti della Polizia stradale di Cagliari. Porcu, in sella al suo scooter 50 Piaggio Zip, arrivando da via Toricelli, si era appena immesso in via Flavio Gioia quando è andato a schiantarsi frontalmente contro l’autobus del Ctm che procedeva in senso opposto. L’impatto è stato violentissimo, il 42enne ha battuto il capo contro il parabrezza del pullman, finendo poi a terra, privo di sensi. Immediata la richiesta di soccorsi e l’arrivo sul posto di quattro ambulanze del 118, degli agenti della polizia stradale e dei vigili urbani. I feriti sono stati trasportati in ospedale: i passeggeri dell’autobus non hanno riportato gravi ferite. I vigili urbani hanno chiuso al traffico per circa un’ora un tratto di via Flavio Gioia per consentire agli agenti della polizia stradale di effettuare tutti i rilievi per ricostruire l’incidente.

Fonte :La Nuova Sardegna

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo .Elezioni, si apre lo scontro sulle alleanze sarde

26 Gennaio 2013, 14:21pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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CAGLIARI. Il centrodestra diviso in tre coalizioni distinte, il centrosinistra in due. Queste elezioni politiche sono in Sardegna anche un banco di prova per le alleanze che fra un anno (o pochi mesi, in caso di crisi) si sfideranno alle Regionali. E in questa prospettiva era inevitabile lo scontro. Ieri ad accendere le polveri è stato Roberto Capelli, capolista alla Camera di Centro democratico, alleato del Pd. «Questo appuntamento elettorale e le conseguenti alleanze – ha detto Capelli – determineranno la fine anticipata della legislatura». Il riferimento è all’ipotesi di un’alleanza nazionale tra Bersani e lista Monti, di cui fanno parte l’Udc e i Riformatori sardi, ora del Pdl alla Regione. «Spiace constatare – ha aggiunto Capelli – la conferma dell’alleanza tra il Psd’Az, o meglio di una parte di esso, e il Pdl, avevo creduto possibile un ravvedimento, ma ha prevalso la parte conservatrice rendendosi ulteriormente complice della fase più nera dell’autonomia». La replica del presidente del Psd’Az, Giacomo Sanna, non si è fatta attendere: «Capelli in dieci anni ha cambiato 6 o 7 partiti, appena catapultato in un'alleanza di centrosinistra già si candida a novello maggiordomo di una ipotetica coalizione in vista delle future regionali. Il Psd'Az, come sempre, saprà decidere cosa è meglio fare, nell’interesse dei sardi, esattamente ciò che facciamo oggi presentandoci da soli con la lista dei 4 Mori, mentre Capelli pontifica nell'isola per conto del Tabacci di turno». I due maggiori partiti non stanno a guardare. Il segretario del Pd, Silvio Lai, conferma l’apertura a centristi e sardisti ma a un patto: che la rottura con il Pdl sia definitiva e concreta anche alla Regione: «Solo atti concreti possono farci fare valutazioni concrete». Ma Settimo Nizzi, coordinatore del Pdl, non ha dubbi: «Il centrodestra sardo si è diviso su temi nazionali, ma resterà compatto per tutta la legislatura per continuare a governare con la giunta di Ugo Cappellacci». Ieri c’è stata in Sardegna il primo scontro tra Pd e lista Monti, protagonisti due prossimi senatori, Lai (Pd) e Mario Sechi (lista Monti). Quest’ultimo, che oggi apre la campagna elettorale nell’isola, ha parlato del caso del Monte dei Paschi di Siena per dire che la linea di Monti è «trasparenza, rigore, forte vigilanza e tutela del risparmio», mentre il Pd «commette un errore a cercare di allontare da sè l’ombra della sua influenza politica». Secondo Silvio Lai, però, «rappresentare sul tema della finanza e delle banche il prof. Monti come uno che è caduto da Marte, quasi se ne occupasse per la prima volta rasenta davvero la provocazione». Il Pd, ha aggiunto Lai, «non si è mai sottratto dalle sue responsabilità, mentre Monti e i suoi rappresentanti hanno imparato a dare solo giudizi e pagelle e non a prendersi le proprie. L’opinione pubblica sa chi, tra Pd e Scelta civica, ha a cuore gli interessi dei risparmiatori e chi quelli dei banchieri». Sia a destra che a sinistra non sarà facile fare alleanze in Parlamento e per le elezioni regionali.

Fonte La Nuova Sardegna

26 GENNAIO 2013

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SEZ, POLITICA Bersani: «Mps? Sbraniamo chi ci accusa di scorrettezza» Il segretario Pd non usa mezzi termini: «Non si azzardino a dire, destra e Lega

26 Gennaio 2013, 14:15pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

«Non si azzardino a dire a livello subliminale, destra e Lega, che sul Monte dei Paschi su questa commistione politica siamo stati scorretti perchè li sbraniamo. Se ci cercano noi del Pd ci siamo. Sulla questione del Monte dei Paschi si parla di localismo, di comune di Provincia? Se si parla di questo è documentato che il nostro partito è sempre stato contro. Il sindaco ha favorito un ricambio nei vertici del Mps e il Sindaco poi è saltato». Così Pier Luigi Bersani segretario del Pd intervenuto oggi alla Spezia per un incontro elettorale. Bersani ha anche ricordato che Monti ha candidato un sostenitore di Mussari. «Si parla di derivati? - continua Bersani - si registri la battaglia che abbiamo fatto per limitare questi strumenti e si guardi invece a Tremonti che invece li consigliava»

Fonte :L Unità

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo Prostituzione, a Roma violenza in aumento “Cambia il mercato e cresce l'emarginazione"

26 Gennaio 2013, 14:13pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella

L’allarme lanciato dalle associazioni in occasione della sesta Giornata europea contro il traffico di esseri umani. Vittoria Tola (Udi): “Dopo una ‘pax’ durata 5 anni, oggi il controllo sulle ragazze è di nuovo feroce”. La cura Alemanno ha aumentato la solitudine; la crisi riduce i clienti; i prezzi calano; nuove e vecchie etnie sono in conflitto per spartirsi il territorio. E in strada ritorna a scorrere il sangue delle prostitute per forza DI A. MURÈ LE SCHIAVE CHE CHIAMANO PROSTITUTE DI C. VOGANI CRONACA Costretta ad abortire per prostituirsi Via Aurelia, prostituta trovata morta in strada Costretta a pagare l'affitto per il marciapiede Tratta di transessuali brasiliani: 28 arresti Rocca Cencia, danno fuoco a una prostituta: gravissima All’inizio di settembre una baby prostituta di 17 anni è stata seviziata e investita da un’auto a viale Marconi. Due settimane dopo è stato il turno di Mimì, 22 anni, picchiata, cosparsa di benzina e trasformata in una pira umana a Rocca Cencia. E poi ancora una lucciola nigeriana ammazzata e abbandonata in strada senza pietà su via Aurelia. Una sua connazionale portata a forza nella Capitale e costretta ad abortire al quinto mese di gravidanza per poter meglio battere il marciapiede. Storie di violenze e sfruttamento che si ripetono con cadenza sempre più ravvicinata. Un trafiletto sulla stampa purché poi non se ne parli più. “In realtà – avverte Vittoria Tola, responsabile nazionale dell’Udi (Unione Donne in Italia) – non si tratta di casi isolati. Nella Capitale oggi assistiamo a una nuova fase nella gestione della prostituzione su strada”. “Una recrudescenza della crudeltà della tratta”, la definisce Oria Gargano, presidente di “Be Free”. LA TRATTA CONTRATTATA – Dopo una “pax” durata circa 5 anni, il controllo sulle ragazze è tornato infatti a essere particolarmente feroce. E chi non obbedisce agli ordini viene punito duramente. “Per qualche anno – ricorda Vittoria Tola – la tensione era sembrata allentarsi. Gli sfruttatori avevano capito che il modo migliore per tenere buone le ragazze era rendere meno dure le loro condizioni di vita e di lavoro, dal momento che le eccessive vessazioni le spingevano a chiedere aiuto”. Questo meccanismo di “tratta contrattata” ha fatto credere a molti che il problema fosse risolto. La polizia ha allentato la morsa. “Il Comune, la Regione e il Dipartimento pari opportunità hanno tirato i remi in barca, tagliando drasticamente i finanziamenti alle unità di strade. Le ordinanze di Alemanno hanno fatto il resto”. LA CURA ALEMANNO – Lungi dal risolvere il problema, i provvedimenti “anti-degrado” varati dal primo cittadino hanno infatti semplicemente modificato le abitudini e la toponomastica della prostituzione. Sono cambiati gli orari e la presenza in strada si è fatta più discreta: oggi le ragazze sono più vestite di un tempo e, dunque, meno appariscenti. “Parallelamente – spiega Federica Dolente, ricercatrice dell’associazione Parsec – le lucciole si sono spostate in periferia. È aumentato tantissimo anche il ricorso al web come mezzo di adescamento. E l’esercizio della prostituzione indoor, all’interno di locali e appartamenti”. Come se non bastasse, i tagli ai servizi sociali hanno ridotto le possibilità di intercettare le richieste di aiuto delle vittime: “Se fino a qualche anno fa – precisa Dolente – le unità di strada riuscivano a passare sulla stessa strada anche due volte alla settimana, oggi, se tutto va bene, passano due volte al mese”. I RISCHI DELLA CRISI – Le vie delle lucciole peraltro sono meno frequentate anche dai clienti. Non che il mercato del sesso a pagamento abbia perso il suo appeal. Semplicemente la crisi costringe molti a rinunciare a questa e altre forme di intrattenimento. Come insegna la più semplice delle regole economiche, quando cala la domanda, aumenta l’offerta. Per cercare di attrarre nuovi clienti e mantenere quelli vecchi, le lucciole hanno quindi abbassato i prezzi. E non solo quelli. “Pur di guadagnare qualcosa in più – avverte Morena Casalin di Parsec – alcune ragazze sono oggi costrette ad accettare rapporti non protetti”. Esponendosi dunque al rischio di contrarre (e diffondere) malattie. UN MERCATO IN EVOLUZIONE – In questo contesto, il mercato del sesso a pagamento (volontario o coatto) è in rapida evoluzione. “Oggi a Roma – spiega infatti Vittoria Tola – si assiste all’ingresso di ‘nuove leve’ di donne e trans provenienti dal Sud Est Asiatico e dal Nord Africa. E al ritorno in strada di giovani prostitute nigeriane, che per qualche tempo erano quasi scomparse dalle principali arterie cittadine”. I protettori, non di rado legati alle organizzazioni criminali, si stanno riorganizzando. E, come avverte Morena Casalin, “i tentativi di rispartirsi i territori generano conflitti tra gruppi diversi”. La tensione che si respira è palpabile: “le ragazze infatti sono molto spaventate”. In attesa di conoscere quali saranno i prossimi equilibri, nella Capitale oggi sono ancora tre i “modelli” principali: quello nigeriano, quello rumeno e quello delle trans. IL MODELLO NIGERIANO – Giovane, proveniente da una famiglia numerosa e poverissima, con un livello di scolarizzazione molto basso. È questo il target della “schiava” nigeriana. “Solitamente – spiega Vittoria Tola – queste ragazze vengono avvicinate in patria da persone di fiducia, magari amici di famiglia, che si offrono di aiutarle prestando loro del denaro per venire in Italia”. Inutile dire che la promessa di un lavoro onesto e remunerativo svanisce presto. E l’unica cosa che rimane è la forza di un patto di sangue che impone di restituire il denaro nei tempi pattuiti. “Il cosiddetto modello nigeriano – aggiunge Tola – si caratterizza per il fatto che le vittime vengono assoggettate dalle ‘Maman’ attraverso un fortissimo condizionamento psicologico, che non di rado fa ricorso agli antichi riti voodoo”. IL MODELLO RUMENO – Altrettanto collaudato, benché più variegato, è il modello rumeno. Che recentemente, dopo l’entrata della Romania nell’Unione Europea, si è riorganizzato alla luce della semplificazione delle procedure di ingresso in Italia. “Si tratta di un modello estremamente variegato”, precisa subito Feberica Dolente, che l’anno scorso ha condotto una ricerca specifica inserita all’interno del progetto “Anima Nova”. “In questo caso le situazioni di forte sfruttamento convivono con un tipo di violenza più subdola. Non di rado esercitata da coetanei cui le ragazze, spesso giovanissime, sono legate da rapporti affettivi. Durante la nostra ricerca abbiamo infatti raccolto le storie di donne che ci hanno raccontato di aver accettato di sacrificarsi per realizzare il sogno di costruire un progetto di vita insieme”. Un sacrificio che le ha condotte sui marciapiedi delle principali arterie cittadine, insieme alle loro “colleghe” bulgare e albanesi: dalla Tiburtina alla Colombo, dall’Aurelia alla Cassia. LE TRANS – Soprattutto sudamericane, in primo luogo brasiliane, le trans sono un universo a sé. “Per molte di loro – spiega Federica Dolente – calcare il marciapiede è l’unico modo per pagare i debiti contratti in patria per il viaggio e le operazioni di chirurgia plastica”. Una volta arrivate in Italia, finiscono facilmente nelle maglie delle trans più anziane, che detengono il potere sulle più giovani e inesperte. La tensione cui sono sottoposte queste ultime è altissima. Non a caso la prostituzione si accompagna spesso a un abuso di sostanze stupefacenti (cocaina, soprattutto) e psicofarmaci. Un binomio molto frequente negli avamposti di piazzale Pascali e piazzale Longoni, entrambi nelle vicinanze di viale Palmiro Togliatti. Fino a qualche mese fa, in questa zona esisteva anche una misera baraccopoli, dove alcune trans vivevano in condizioni igienico-sanitarie devastanti. "Durante l'estate il Comune ha ordinato di buttarla giù" racconta Morena Casalin. Ma mica per motivi umanitari. "Solo perché su quel terreno a breve aprirà un cantiere".

Fonte :Paese Sera

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo Sigarette elettroniche, boom di negozi A Roma arriva la “svapo” mania

26 Gennaio 2013, 14:09pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Spegni un vizio, accendi un piacere”. Con questo slogan le E-cig hanno già conquistato migliaia di romani. Una cinquantina di punti vendita in pochi mesi. Ma l’istituto superiore di Sanità è scettico sulla “sicurezza”. E già sul mercato arrivano le “false” sigarette elettroniche DI AMBRA MURÈ Niente più odori cattivi sui vestiti o in casa. Niente più tabacco, catrame, monossido di carbonio né ammoniaca. È la nuova frontiera del fumo: tutto il godimento, senza effetti collaterali. Per dirla con uno slogan: “Spegni un vizio, accendi il piacere”. La “svapo” mania ha contagiato anche la Capitale. Così, proprio nel momento in cui molti negozi abbassano le saracinesche uccisi dalla crisi, da un capo all’altro della città si moltiplicano i punti vendita specializzati nel commercio di sigarette elettroniche. LA GUERRA COI TABACCAI – Nel giro di pochi mesi ne sono spuntati una cinquantina. Quasi tutti affiliati in franchising con i principali gruppi produttori: Smoke, Ebreeze e Ovale. Fino a oggi, infatti, la vendita di sigarette elettroniche (o E-cig) è interdetta alle tradizionali tabaccherie. Con le quali, anzi, gli “svaporatori” (guai a chiamarli fumatori) sono in guerra aperta. “Le vendite di sigarette sono in calo – spiega un orgoglioso commerciante di “bionde” elettroniche – e quindi i tabaccai vorrebbero mettere le mani su questo nuovo business”. “Siamo come il Davide che sfida il Golia delle lobby del tabacco”, sintetizza un altro collega. Rimarcando il primo e più importante “segreto” della sigaretta elettronica: “Non nuoce in alcun modo alla salute”. Il kit per la sigaretta elettronica IL FUMO SIMULATO – Il gesto e il piacere del fumo vengono infatti solo simulati attraverso il surriscaldamento di una resistenza che permette l’evaporazione di un liquido a base di aromi e glicerina (e, a scelta, anche nicotina). Della cara vecchia “bionda”, la sigaretta elettronica mantiene dunque solo l’aspetto. Per il resto è composta da una batteria ricaricabile, un atomizzatore (da sostituire ogni 2 mesi circa) e una cartuccia, nella quale viene inserito l’apposito liquido. Ne esistono di tutti i tipi: al sapore di tabacco (tradizionale e secco) oppure aromatizzati al mentolo, alla fragola, all’ananas, alla ciliegia, al rum e persino alla cannella. ANCHE NEI LOCALI PUBBLICI – Per portarsi a casa il kit completo ci vogliono in media dai 100 ai 150 euro. Una spesa che gli acquirenti considerano tutto sommato “vantaggiosa”. “Prima – confessa un ex fumatore pentito – spendevo circa 200 euro al mese”. Della sua nuova vita da svaporatore apprezza soprattutto la libertà di poter coltivare il suo vizio per il “fumo” anche nei locali pubblici: “Capita ancora che un ristoratore faccia delle storie, ma a quel punto basta spiegare che si tratta solo di vapore acqueo”. E il gusto? “Uguale. Anzi, per certi versi migliore. Il fumo della sigaretta elettronica è più denso e aromatico. E, da quando la uso, il mal di gola è sparito”. “NESSUNA EVIDENZA SCIENTIFICA” – Realtà o suggestione? Su questo i pareri restano discordanti. In una recente relazione consegnata al ministro Balduzzi, l’istituto superiore di Sanità ha infatti espresso pesanti dubbi sulla “sicurezza” e “l’efficacia” delle E-cig. Sottolineando la mancanza di “un’evidenza scientifica sufficiente” a considerarle “un metodo per la dissuefazione”. Un parere in linea con quello dell’Organizzazione mondiale della sanità, che, oltre a metterne in dubbio l’innocuità, le considera addirittura un sistema “per sabotare le strategie messe in atto contro il tabacco”. “UNA CAMPAGNA DENIGRATORIA” – Simili dubbi sembrano lasciare del tutto indifferenti vecchi e nuovi svaporatori, apparentemente convinti che lo scetticismo del ministero della Salute nasconda solo da una “campagna denigratoria” portata avanti per ragioni economiche. “Pensa che lo Stato sia disposto a rinunciare così facilmente a tutti i soldi che ricava dal Monopolio dei tabacchi?”, attacca un signore intento ad acquistare i ricambi per la sua sigaretta elettronica. E GIÀ SPUNTANO LE FALSE E-CIG – Un tale entusiasmo non poteva certo sfuggire al recettivo settore della contraffazione. Che già si è gettato a capofitto nel nuovo business, immettendo sul mercato ingenti quantità di “false” E-cig. È di questa mattina la notizia del sequestro di 150 sigarette elettroniche di ultima generazione e 300 carica batterie “non conformi alla normativa CE”, rinvenuti all’interno di “alcuni esercizi commerciali ubicati nella stazione ferroviaria di Roma Termini e nelle zone limitrofe”.

Fonte :Paese Sera

26 GENNAIO 2013

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News Italia e dal Mondo Cie, da schiava a “clandestina” Storia di Rita, espulsa illegalmente

26 Gennaio 2013, 14:07pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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In base alle leggi italiane, Rita, 26 anni, nigeriana, avrebbe avuto diritto a un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. Senza aspettare il pronunciamento della Procura, è stata invece imbarcata su un aereo e deportata. A rendere pubblica la sua storia la cooperativa BeFree: “Mai più altre Rita. L’Italia cominci a rispettare le leggi” DI AMBRA MURÈ Sfruttata e costretta a prostituirsi, era arrivata in Italia in cerca di salvezza. Portata in un Cie in quanto “clandestina” è stata infine espulsa con la forza. Questa è la storia di Rita, ventiseienne nigeriana. Vittima incolpevole di un sistema che, in base alle leggi, avrebbe invece dovuto accoglierla e aiutarla. Secondo l’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione, infatti, ragazze come lei avrebbero diritto a ricevere un permesso di soggiorno temporaneo per motivi di protezione sociale. Cosa che purtroppo non sempre avviene. La denuncia arriva dalla cooperativa sociale BeFree, che da anni opera all’interno del Cie di Ponte Galeria. E adesso ha deciso di rendere pubblica questa vicenda. “Affinché l’Italia cominci a rispettare le leggi e Rita sia l’ultima deportata”. DALLA NIGERIA AL VENETO – La storia di Rita comincia come quella di tante migliaia di giovani donne che ogni anno vengono condotte in Europa ammaliate da false promesse. 26 anni, nigeriana, la prima tappa del suo viaggio è stata la Grecia. Dove la attendeva un marciapiede e un destino da schiava del sesso a cui, “con molto coraggio e determinazione”, è riuscita a sottrarsi fuggendo in Italia. Destinazione: Veneto. Qui Rita si è rivolta a uno degli enti che che operano interventi a favore delle persone gravemente sfruttate. “Sfortunatamente però – racconta BeFree – nell’iter si è imbattuta in una pattuglia di polizia, che ha visto in lei solo una ‘clandestina’. Ovvero, una persona non in regola con la normativa impenetrabile dettata dalla Bossi-Fini”. L’ARRIVO A PONTE GALERIA – Privata nuovamente della libertà, Rita è stata quindi trasferita a Roma. Per essere rinchiusa nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. Qui avviene però l’incontro con BeFree, che, dopo diversi colloqui, avvia le procedure previste dalla Turco-Napolitano per il riconoscimento del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. Rita infatti non è una “clandestina” come le altre. È una vittima della tratta. Immediatamente la cooperativa presenta insieme a lei una denuncia-querela per il reato di traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale presso la Procura di Roma. E avvisa l'Ufficio Immigrazione del Cie. “NON È DI NOSTRA PERTINENZA” – A questo punto interviene la II sezione della Squadra Mobile di Roma che, informata dall'Ufficio Immigrazione, decide di ascoltare la ragazza. L’esito del colloquio è negativo: poiché lo sfruttamento di Rita non è avvenuto sul territorio italiano, i fatti non sono di pertinenza delle autorità italiane. Un’interpretazione che, secondo BeFree, contravviene “alle Convenzioni internazionali che riconoscono questo crimine come transnazionale”. ESPULSA MA NON ABBANDONATA – Senza aspettare le decisioni della Procura in merito al rilascio o meno di un permesso di soggiorno, Rita viene dunque imbarcata su un normale aereo di linea. E deportata in Nigeria. “Adesso – precisa BeFree – la ragazza, grazie all’intervento dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia (USMI), diretta da Suor Eugenia Bonetti, si trova presso un centro d’accoglienza di Lagos, che accompagna le ragazze deportate dall’Italia nel difficile percorso di reinserimento sociale e lavorativo”. Nonostante la distanza, la cooperativa presieduta da Oria Gargano non si è dimenticata di lei. E promette di impegnarsi “attraverso azioni legali mirate affinché possa rientrare in Italia e trovare la protezione e il riconoscimento di diritti che le sono stati negati”. DIRITTI UMANI VIOLATI – Casi come quello di Rita non sono però purtroppo unici. “Negli ultimi tempi – denuncia BeFree – il nostro lavoro all’interno di Ponte Galeria si è fatto sempre più difficile. Sempre più arduo è infatti il compito di assicurare l’eleggibilità di diritti sanciti dalla legislazione italiana e dal diritto internazionale”. Organismi come le Nazioni Unite, il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa hanno chiaramente stabilito la necessità di identificare le persone vittime di traffico di essere umani a scopo di sfruttamento e di sostenerle in maniera adeguata. Ma i Cie – denuncia la cooperativa – “sono sordi a questi richiami, e, fedeli alla loro denominazione, appaiono sempre più attenti a identificare le persone semplicemente in senso poliziesco-burocratico. E ad espellerle”.

Fonte :Paese Sera

26 GENNAIO 2013

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