ESEGUITO DA MICHELE PAPPACODA VOGHERA. Ogni duecento abitanti, una slot. E’ il dato forse più significativo, ma non il solo a suscitare allarme e interrogativi, sulla crescita del fenomeno del gioco d’azzardo legale in città. Qualche altro numero serve per inquadrarne ulteriormente le dimensioni: su 150 esercizi pubblici (bar, pizzerie, ristoranti), 69, quasi la metà, sono forniti di videopoker per un totale di 179 apparecchi a cui vanno aggiunti i 54 di venti tabaccherie. Poi nove sale gioco, due agenzie di scommesse. Una sorta di assedio alla quale Comune, Caritas diocesana e Asl, coalizzate, reagiscono con il progetto «Quando il gioco non è più in gioco», realizzato in collaborazione con la cooperativa pavese «La Collina».
Ieri mattina la presentazione in sala consiliare, con il sindaco Carlo Barbieri, l’assessore ai Servizi sociali Moreno Baggini e la collega al commercio Alida Battistella, Paolo Sambartolomeo, responsabile Unità dipendenze dell’Azienda sanitaria, Mauro Cecchetto ed Elisabetta Bosi della coop. Un progetto subito operativo, che si concretizzerà con l’apertura di due sportelli di ascolto su disagio e dipendenza patologica alla sede Caritas di via Garibaldi e all’Auser di via Famiglia Cignoli; corsi di educazione e prevenzione che interesseranno le scuole, i dipendenti comunali (compresa, negli auspici, la polizia locale) e dal 2015 anche i gestori di esercizi commerciali con slot, tenuti alla frequenza obbligatoria da una legge regionale.
«Il Comune – ha sottolineato il sindaco – è sempre attento alla tutela dei cittadini affetti da patologia del gioco e lo fa non solo applicando leggi e regole, ma anche con iniziative come questa che puntano sulla prevenzione e ad educare le nuove generazioni alla cultura del gioco responsabile». Per Baggini, «il gioco deve essere tale, un qualcosa di responsabile, non di distruttivo per l’individuo e le famiglie. A maggior ragione, la sinergia tra assessorati, con le associazioni di categoria e i commercianti può essere una risposta vincente». Battistella punta molto sulla «sensibilizzazione di chi gestisce le slot: una sua segnalazione di fronte a casi di dipendenza può salvare una vita, una famiglia». Sambartolomeo avverte: «La soluzione della dipendenza non può consistere soltanto nelle regole e nei vincoli (come la distanza di sicurezza tra locali con slot e luoghi sensibili, quali scuole e chiese), che pure devono esserci, ma sta soprattutto nel capire cosa spinge le persone a giocare in modo patologico. E’ impossibile rincorrere l’offerta, le slot non si possono sradicare chiudendo i locali, ma si possono invece sviluppare i fattori di protezione. L’iniziativa nelle scuole, da questo punto di vista, per far comprendere ai ragazzi come distinguere ciò che è buono da ciò che buono non è, rappresenta un elemento innovativo».
DI ROBERTO LODIGIANI LA PROVINCIA PAVESE