Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
inserito da Miki Pappacoda Un inseguimento durato nove chilometri. A fuggire un 30enne, che guidava ubriaco e senza patente. L'uomo è stato bloccato dagli agenti della Polfer. Secondo quanto ricostruito, nella serata del 2 giugno - all'altezza della stazione Parco Leonardo di Fiumicino - l'uomo non si era fermato all'alt imposto dagli agenti. Una fuga che si è protratta fino a quando i poliziotti non lo hanno raggiunto. Una volta immobilizzato, il 30enne ha reagito e si è rifiutato di sottoporsi all'alcol test. L'uomo, arrestato con le accuse di resistenza, lesioni a pubblico ufficiale, guida senza patente e in stato di ebbrezza, è risultato essere un pregiudicato per reati contro il patrimonio e spaccio, di recente uscito dal carcere. --
INSERITO DA MIKI PAPPACODA L'anticiclone subtropicale continua a farsi sentire sul Veneto con temperature elevate in questi giorni. Fino a domenica 15 giugno il clima sarà molto afoso in pianura, soprattutto dopo il tramonto, quando il caldo si farà ancora più sentire e l’umidità tenderà ad aumentare. Tuttavia, sono attesi anche alcuni rovesci o temporali di calore nel pomeriggio-sera di sabato ma solo sulle zone alpine, con locali sconfinamenti in serata verso le zone pedemontane. Domenica 15 giugno l’anticiclone subirà un certo indebolimento sul suo bordo settentrionale, permettendo il transito di un fronte che coinvolgerà il Veneto solo parzialmente. Dopo un inizio giornata soleggiato, sono attesi nel pomeriggio i primi rovesci e temporali sparsi sulle aree alpine, in intensificazione in serata e in sconfinamento alle pianure settentrionali, tra Veronese, Vicentino e Trevigiano. Continuerà a fare caldo, con temperature massime in pianura fino a 33/36°C. In particolare a Verona, Vicenza si raggiungeranno i 35°C, a Treviso e Padova 34°C, a Venezia 30°C. Lunedì la giornata inizierà variabile e con il passare delle ore l’ingresso di correnti orientali relativamente più fresche sulla Val Padana, al seguito del fronte, innescherà alcuni rovesci o temporali sparsi, anche forti in serata sulle basse pianure. Tali correnti determineranno un ridimensionamento delle temperature, più apprezzabile martedì, con massime che a stento raggiungeranno i 30°C, in un contesto comunque in prevalenza soleggiato. TrevisoToday
INSERITO DA MIKI PAPPACODA E'crollato il livello del 'tremore' vulcanico dell'Etna, che misura l'energia presente nei condotti magmatici interni e che, secondo il monitoraggio dell'Ingv di Catania, si attesta su valori bassi. Segnale che la nuova fase eruttiva del vulcano attivo più alto d'Europa potrebbe essere in via di esaurimento. Secondo il direttore dell'Ingv osservatorio etneo di Catania, Stefano Branca "era dal febbraio 2021 che sull'Etna non si registrava un'attività vulcanica così intensa" e un episodio analogo "è accaduto nel 2014". Un fase spettacolare ma, spiega Branca, con "un livello di pericolosità limitato nell'area sommitale dell'Etna, il cui accesso era stato chiuso preventivamente a turisti e curiosi" La nube eruttiva alta almeno alcuni chilometri sovrasta l'Etna. A provocarla, secondo l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia osservatorio etneo, di Catania, sarebbe stato un flusso piroclastico probabilmente prodotto da un collasso di materiale del fianco settentrionale del cratere di Sud-Est. Il materiale caldo, da osservazioni preliminari, sembra non avere oltrepassato l'orlo della Valle del Leone. Contestualmente, l'attività esplosiva dal cratere di Sud-Est è passata a fontana di lava. Il tremore vulcanico ha raggiunto valori molto alti. Il centroide delle sorgenti è nell'area del cratere di Sud-Est. Dà spettacolo l'Etna con un'intensa fase eruttiva dal cratere di Sud-Est, prima con un'attività stromboliana e poi con una fontana di lava. La caduta di materiale piroclastico, spinto dalla pressione del magma, su un fianco sommitale del vulcano, ha provocato una nube eruttiva alta alcuni chilometri che è stata osservata a grandi distanze. Il fenomeno è stato ripreso con video e foto che sono stati postati sui social facendo diventare virale l'attività eruttiva dell'Etna. Nonostante le spettacolari immagini nessuna ripercussione ha avuto questa nuova fase eruttiva, la quattordicesima negli ultimi mesi, del vulcano attivo più alto d'Europa. L'aeroporto di Catania, nonostante l'avviso per l'aviazione, il Vona (Volcano observatory notice for aviation), al livello più alto, rosso, è rimasto sempre operativo. Intanto la fase eruttiva in corso sta abbassando il proprio livello di energia: il livello del tremore dei condotti magmatici dell'Etna sono in calo, passando da alti a medio-alti. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, sta "seguendo tramite la Protezione civile regionale l'evoluzione della situazione sull'Etna", ricevendo assicurazioni sul fatto che "al momento non ci sono pericoli per la popolazione". "Sto seguendo con la massima attenzione, tramite il capo della nostra Protezione civile - afferma il governatore - l'evolversi della situazione sull'Etna. Il direttore Salvatore Cocina è in costante collegamento, fin dalle prime ore di questa mattina, con il prefetto di Catania e con i vertici dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia etneo. Il collasso parziale del cratere di Sud-Est, che ha generato un'imponente nube eruttiva alta diversi chilometri e un flusso piroclastico, rappresenta un fenomeno che seguiamo con estrema cautela. Al momento, dai primi rilievi, il materiale non avrebbe superato l'orlo della Valle del Leone e, come mi assicurano, non ci sono pericoli per la popolazione". "Desidero ringraziare - aggiunge il presidente Schifani - gli operatori della Protezione civile, le autorità locali e gli esperti dell'Ingv per l'immediata attivazione dei protocolli di monitoraggio e sicurezza. La Regione è pronta a intervenire, se necessario, con ogni mezzo a tutela della popolazione e del territorio". Il capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina, raccomanda "la massima precauzione agli escursionisti" e di "evitare l'area sommitale del vulcano fino a nuovo aggiornamento, in considerazione della potenziale evoluzione del fenomeno".ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Inno e Frecce Tricolore, si chiude la cerimonia per 2 giugno
Con l'inno di Mameli suonato dalla fanfara del quarto reggimento a cavallo si è conclusa la cerimonia per il 2 giugno. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha lasciato i Fori Imperiali insieme con il ministro della Difesa, Guido Crosetto. A lanciare la chiusura sono state le Frecce Tricolore che hanno solcato il cielo della Capitale, accompagnando i paracadutisti del reparto sportivo della Brigata Folgore - tra cui una donna -, nell'atterraggio ai Fori Imperiali. Anche i militari hanno colorato il cielo con le scie tricolore, oltre ad aver sventolato i 200 metri quadrati della gigantesca bandiera italiana.
Meloni: parole Mattarella su Gaza in linea con governo
Le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, su Gaza «sono state importanti e sono in linea con quello che ha già detto il governo. Ringrazio il presidente della Repubblica e sono d'accordo con lui». Così la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ha risposto alle domande dei giornalisti arrivando in via dei Fori Imperiali.
Meloni: inaccettabile che bersaglieri siano divisivi, è grazie loro che abbiamo nazione
«È un 2 giugno che come sempre ci deve rendere molto orgogliosi di quello che facciamo, quello che siamo noi, non come se fosse un fatto museale, celebriamo questa festa per ricordarci che quello che abbiamo qualcuno lo ha costruito. Lo dico anche in riferimento al fatto che considero francamente inaccettabile che dei professori che insegnano nelle scuole ci dicano che i bersaglieri sono divisivi. È grazie anche ai bersaglieri se noi oggi abbiamo una nazione, è grazie alle forze armate, è grazie a tutti quelli che si sono sacrificati per costruirla e forse questo dovremmo insegnare ai nostri giovani». Lo dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, arrivando alla parata del 2 giugno sui fori imperiali. TRATTO DA IL MESSAGGERO
Sette persone sono morte e 69 sono rimaste ferite in seguito al crollo di un ponte stradale e al successivo deragliamento di un treno passeggeri nella regione di Bryansk.
Lo ha riferito - come riporta l'agenzia di stampa Tass - il Ministero russo per le emergenze.
I soccorritori stanno esaminando le carrozze danneggiate e la locomotiva del treno: sul posto hanno operato circa 180 persone e 60 mezzi. Il treno era in viaggio da Mosca a Klimov, nell'ovest del Paese. Le Ferrovie di Mosca in un comunicato hanno affermato che il ponte è stato danneggiato "a causa di interferenze illegali nelle operazioni di trasporto", senza fornire ulteriori dettagli.
Il secondo ponte ferroviario crollato nella notte in Russia mentre una locomotiva lo stava attraversando è nella regione di Kursk. Lo hanno affermato le autorità locali. Poco prima un incidente simile ha causato sette morti nella vicina regione di Bryansk. Il secondo crollo è avvenuto nel distretto di Zheleznogorsk. La locomotiva "è caduta sull'autostrada sotto il ponte" e "ha preso fuoco", come ha dichiarato su Telegram il governatore ad interim della regione di Kursk, Alexander Khinshtein. I macchinisti, di cui non è stato specificato il numero, sono rimasti feriti e sono stati trasportati in ospedale. Il gruppo Atesh ha sabotato una ferrovia nell'Oblast di Donetsk, nell'Ucraina occupata dai russi, interrompendo la logistica russa. Lo ha affermato il gruppo - come riporta il The Kyiv Independent - in un post su Telegram. I partigiani filo-ucraini 'hanno distrutto una cabina di derivazione sulla nuova linea ferroviaria Volnovakha-Mariupol, recentemente costruita dalle forze di occupazione e di conseguenza il traffico ferroviario è stato interrotto. Secondo quanto riferito da Atesh, la ferrovia viene utilizzata dalle forze armate russe per trasportare carburante, equipaggiamento e munizioni direttamente in prima linea. ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA C’è questo detto, forse un po’ campato per aria ma che serve per definire la forza di chi corre una maratona, secondo cui in media solo l’1% della popolazione corre nella vita quei 42.195 metri che resero Filippide un mito greco. È l'obiettivo di molti runner che una volta arrivati al traguardo si ritrovano col volto rigato dalle lacrime, sapendo di aver fatto qualcosa di incredibile. Marco Matteazzi, vicentino di 24 anni, di maratone ne ha appena corse 100, in 100 in giorni consecutivi e in quasi 90 città diverse. Anzi, per la precisione, ha corso 99 maratone e la 100km del Passatore, la gara di corsa su strada per eccellenza. «La settimana prossima torno a correre. Il fisico brontola, ma la testa scalpita», racconta a Leggo il giovane.
La corsa contro il bullismo: «Le cicatrici restano»
Dietro questa sfida, portata a termine il 24 maggio, c’è qualcosa di più che una semplice trovata social. «Quando ero al liceo ero in forte sovrappeso», ricorda. «Ho iniziato a correre solo per dimagrire. Quando ho visto che la disciplina mi cambiava, non solo il corpo ma la percezione di me, ho pensato:facciamo diventare la corsa un messaggio». Il primo messaggio sono state 100 mezze maratone consecutive, nell’estate 2024: «Lì ho scoperto che quando la mente decide, il corpo si adegua. Così ho rilanciato: una maratona al giorno per 100 giorni, attraversando l’Italia e parlando dibullismo». Non è uno slogan. A scuola Marco di bullismo ha sofferto sul serio: «Dai 12 ai 18 anni ero il bersaglio facile. Le cicatrici emotive restano. Con laFondazione Libraho trasformato la sfida in raccolta fondi». La corsa per Marco è diventata non solo un modo per lavorare sulla propria crescita personale ma anche per spronare altre persone... magari non a fare esattamente come lui: «Non consiglio a nessuno di imitarmi – precisa – però il corpo umano ha margini che ignoriamo».Il messaggio è semplice: andate oltre i limiti.
La routine "infernale": tra pizze e burro d'arachidi
La routine vista dall’esterno potrebbe sembrare infernale: sveglia, pane e burro d’arachidi, poi una o due ore di auto verso la città scelta. «Non avevo un itinerario fisso: prenotavo l’albergo la notte prima». Una volta arrivato nella città scelta, partiva la maratona: «Spesso si aggregavano podisti locali: chi cinque chilometri, chi dieci, qualcuno 42. Finita la gara giravo i video per i social,poi tre pizze mangiate in macchina o in hotel. Niente pranzo, niente gel (carboidrati che i runner assumono durante le gare più lunghe, ndr) durante la corsa: dopo il 30° giorno li ho eliminati. In hotel facevo dieci minuti di doccia ghiacciata sulle gambe, poi stavo trenta minuti gambe all’aria, integratori e a letto. Il giorno dopo ricominciava il balletto». Da Udine a Reggio Calabria, dalla Sardegna al Molise: novanta città toccate, qualcuna bissata per questioni logistiche, ma «toccando comunque tutte le regioni italiane».
Tanto dolore, ma fermarsi «non era un'opzione»
Dopo qualche tempo arrivano i conti da pagare:tibiali e polpacci in fiamme, fascite plantare, dolori vari. «Fermarmi non era un’opzione: l’unica scusa valida sarebbe stato un infortunio che mi impedisse di fare il primo passo. Ci sono stato vicino, ma quando provavo e vedevo che le gambe andavano per me era tutto in discesa. Non è mai stato un limite mentale, sono molto testardo su questo. Mi avrebbe fermato solo un infortunio più serio». A sorreggerlo c’è la testa, forgiata da un corso da mental coach e da uno staff tecnico ridotto a una sola persona, ovvero il coach che lo ha allenato per tre mesi prima del via.
Marco virale sui social, tra applausi e hater
Sul web intanto Marco diventa virale, econ la popolarità arrivano gli hater: «Dicevano che imbrogliavo, che offendevo la sacralità della corsa, che usavo il monopattino. All’inizio rispondevo; ora li lascio perdere. Chi odia qualcuno che corre ha problemi suoi, e mi dispiace proprio perché tra le ragioni per cui sto facendo tutto questo è per raccogliere fondi contro il bullismo e parlare di questo fenomeno su cui c’è troppo silenzio». Dall’altra parte, però, anche decine di messaggi di gratitudine: «C’è chi ha corso la prima 10 km, chi ha finito la maratona grazie ai contenuti che postavo.È lì che capisci che la fatica serve».
Infine, la 100 km del Passatore tra Firenze e Faenza, arriva il 24 maggio come sigillo: «Per molti è la gara della vita; per me era il gran finale, l’ultimo capitolo da aggiungere ai 4.300 km.L’ho chiuso in 9 ore 59’, 179° su tremila arrivati. Facile? No, ma la testa sapeva che il conto alla rovescia stava per finire». Ora è il momento di pianificare il prossimo obiettivo e la prossima sfida, su cui però non vuole esporsi ancora. Ma il sogno in testa quello c’è: «Vestire l’azzurro della Nazionale di ultramaratona». LEGGO.IT
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Oggi 24 maggio è una giornata indelebile nella mente e nei cuori dei tifosi della Salernitana e non solo. Ventisei anni fa quattro cuori granata cessarono di battere, in quel maledetto rogo nel treno di ritorno dalla trasferta di Piacenza. In ricordo di Ciro Alfieri, Enzo Lioi, Peppe Diodato e Simone Vitale, ogni anno i tifosi della Salernitana muniti di sciarpa si recano al cimitero di Brignano, per omaggiare le 4 giovanissime vittime. Tanti anni sono passati da quel terribile lunedì 24 maggio 1999, tanti i dubbi che ancora permangono e tante le risposta ancora inevase, ma oggi quel che più conta è ricordare quei quattro giovani, che sono stati vittime del loro amore incondizionato per i colori granata e dell’inciviltà di certi personaggi. L’intero mondo del pallone e la comunità Salernitana espressero l’indignazione per quanto accaduto, ma nessuna parola o gesto di conforto riuscirono a placare il dolore per quelle madri, quei padri, quei fratelli che non poterono abbracciare più i loro cari. Oggi non possiamo che unirci al ricordo di quei quattro giovani, che per il loro amore per la Salernitana hanno dato la vita.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Le belle giornata sono già iniziate e molti hanno deciso di trascorrerle sotto il sole. Ma con l'avvicinarsi dell'estate aumenta la possibilità di soffrire a causa di scottature. Molti potrebbero pensare non sia nulla di grave ma è bene ricordare che, soprattutto quelle nell'infanzia e nell'adolescenza, aumentano i rischi di melanoma. Evitare di esporsi al sole nelle ore più calde, utilizzare una crema solare con un fattore di protezione di 50+ e indossare un cappello sono le 'regole d'oro' più conosciute, che tuttavia ancora oggi vengono poco seguite. Ne consegue un deciso aumento dei casi in Italia. A ricordare gli errori da evitare Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, in occasione del mese di maggio, dedicato alla prevenzione del melanoma. I 7 errori da non fare in estate «Il melanoma – dice Ascierto – è uno dei principali tumori che insorgono in giovane età e costituisce in Italia attualmente il terzo tumore più frequente in entrambi i sessi al di sotto dei 50 anni. Negli ultimi 20 anni la sua incidenza è aumentata drammaticamente passando dai 6.000 casi nel 2004 agli 11.000 nel 2014, fino agli oltre 17.000 stimati nel 2024. Si stima che quasi 9 melanomi su 10 siano prevenibili, ma ancora tanti italiani non sanno come farlo correttamente. Nonostante le numerose campagne di informazione e sensibilizzazione, i dati sull'aumento dei casi di melanoma ci suggeriscono che molti italiani sono ancora poco cauti e attenti alla prevenzione. In particolare ci sono 7 comunissimi errori che si tendono a fare e che rischiano di vanificare gli sforzi per proteggersi dagli effetti negativi dei raggi Uv». Quando ci si abbronza, la luce ultravioletta stimola le cellule della pelle a produrre pigmenti per cercare di proteggere il Dna delle cellule, ma questa protezione è minima e quindi ci si potrebbe comunque scottare e così aumentare il rischio di melanoma; 2) Pensare che la crema solare offra una protezione al 100%. Sbagliato. Utilizzare la protezione solare non è un 'permesso' per abbronzarsi. La crema solare, anche con un fattore di protezione molto alto, non protegge totalmente dai danni dei raggi Uv. 3) Non usare la protezione solare perché si ha la pelle scura o perché si è già abbronzati. Sbagliato. La pelle scura non è immune ai danni del sole: i raggi Uv possono comunque penetrare e causare danni al Dna cellulare, aumentando il rischio di melanoma. Le persone con la pelle scura, infatti, possono comunque scottarsi, anche se meno frequentemente di quelle con la pelle chiara. Inoltre, il melanoma spesso si manifesta in aree del corpo che non sono regolarmente esposte al sole, come i palmi delle mani, le piante dei piedi, sotto le unghie. 4) Utilizzare le creme solari dell’anno precedente. Sbagliato. L’efficacia delle creme solari può arrivare al massimo fino a 12 mesi dall’apertura della confezione e solo se è stata conservata correttamente con il tappo ben chiuso e non esposta a temperature alte; 5) Proteggersi di meno se è nuvoloso e c'è vento. Sbagliato. È possibile scottarsi anche quando il cielo è nuvoloso e c'è vento. I raggi Uv penetrano comunque attraverso le nubi sottili, quindi anche se pensi che non ci sia il sole, potresti comunque scottarti. 6) Rinunciare agli occhiali da sole, ritenendoli superflui. Sbagliato. Il melanoma può colpire anche l'occhio. Per questo è importante indossare occhiali da Sole con protezione Uv al 100% oppure occhiali protettivi anti-Uv; 7) Pensare che le creme doposole riparino i danni provocati da una scottatura. Sbagliato. Le creme doposole hanno la funzione di idratare la pelle dopo l’esposizione al sole. In molti casi contengono anche sostanze lenitive che alleviano la sensazione di bruciore e l’arrossamento dovuto alla scottatura. Tuttavia non possono avere alcun effetto benefico su eventuali danni al Dna prodotti dai raggi Uv. LEGGO.IT 1) Pensare di abbronzarsi in sicurezza. Sbagliato. Non esiste un modo sicuro o sano per abbronzarsi.
DI MICHELE PAPPACODA Un turista italiano è stato rapito e torturato in un appartamento di New York per alcune settimane, prima di riuscire a scappare e denunciare il suo aggressore, che è stato fermato dalla polizia. Lo riporta People citando il Daily News che, a sua volta, riporta fonti della polizia. Cosa è successo Arrivato a New York il 6 maggio, il turista italiano - di cui non è stato diffuso il nome - si è recato nella casa presa in affitto dal presunto sospettato John Woeltz, un trader di criptovalute con il quale aveva fatto in precedenza alcuni affari ma con il quale aveva avuto degli screzi che lo avevano spinto a rientrare in Italia. Woeltz lo avrebbe però successivamente convinto a tornare a New York, dove gli avrebbe sequestrato il passaporto, lo avrebbe trattenuto contro la sua volontà e torturato. Secondo quanto riportato dai media locali, la polizia avrebbe trovato nell'appartamento - affittato per 30.000-40.000 dollari al mese - delle foto scattate con la Polaroid che ritraggono il turista con una pistola puntata alla testa, legato con un filo elettrico, i piedi immersi in una bacinella d’acqua e torturato.
INSERITO DA MIKI PAPPACODAOgni ascesa è un’occasione unica per scoprire tesori dall’alto, una prospettiva privilegiata da cui il panorama si svela al meglio, che sia un sito culturale ricco di storia e fascino, o un paesaggio naturalistico che si accende di colori dall’alba al tramonto. Un’esplorazione speciale per momenti e memorie indelebili, che unisce l’amore per l’arte e i territori, al gusto dell’avventura, se ci si immerge nei cieli dellaCampaniae dellaSiciliaa bordo delle mongolfiere di “Volare sull’Arte”. Tra librate libere e frenate, queste possibilità turistiche sono ideate per offrire sensazioni magiche, in attimi di tempo da incorniciare, come proposte di matrimonio e anniversari: «Volare sull’Arte nasce con l’idea di connettere cielo e terra, cultura e paesaggio, persone e territorio - spiegano gli ideatori del progetto - Ogni volo è un’occasione per scoprire l’Italia meno nota, ma profondamente autentica, dove l’accoglienza è ancora un valore e ogni incontro diventa racconto».
“Volare sull’Arte”: le esperienze nella natura in Campania e Sicilia
Le esperienze sono pensate per i viaggiatori italiani e internazionali, amanti dell’arte e della natura, del buon cibo e delle emozioni lente, ma soprattutto di avventure straordinarie. I territori coinvolti sono la Campania e la Sicilia, con alcuni scenari spettacolari da ammirare salendo a bordo delle mongolfiere di “Volare sull’Arte”. Un progetto che unisce il fascino dell’areomobile d’altri tempi alla bellezza di scoprire luoghi autentici e poco battuti dalle folle dei vacanzieri che si riversano al Sud. In Campania si sorvola, in particolare, l’incantevole Valle del Volturno, cuore verde della regione tra montagne e borghi medievali, mentre in Sicilia lo sguardo si apre sui paesaggi mozzafiato più iconici, dall’Etna fumante ai polverosi Calanchi del Cannizzola, suggestiva distesa desertica di recente set della serie Netflix “Il Gattopardo”. Tesori poco esplorati per vivere la magia di queste terre da una prospettiva nuova.
Il volo frenato in mongolfiera per gli appassionati di siti antichi
“Volare sull’Arte” è anche sinonimo di archeologia che si fonde col paesaggio, per svelare agli avventori una interessante storia del passato. Anime che rivivono e si possono cogliere attraverso il volo frenato in mongolfiera. Un’esperienza accessibile e suggestiva, dove il pallone, ancorato al suolo con delle corde, si innalza fino a circa 20 metri, permettendo uno sguardo privilegiato su contesti straordinari. Questa attività si svolge mensilmente in un ampio giardino affacciato sull’Anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere, il secondo più grande del mondo antico dopo il Colosseo, rinomato per aver ospitato i primi combattimenti dei gladiatori e per essere legato alla figura di Spartaco. Da lassù, il panorama è un viaggio nella maestosità delle rovine che dialogano con la bellezza naturalistica del luogo che le ospita. A breve, in entrambe le regioni, partiranno due nuovi progetti esperienziali che saranno molto più del solo volo, per valorizzare e promuovere le diverse ricchezze territoriali, anche gastronomiche.
L’attenzione all’ambiente e alla sicurezza
Un volo nel rispetto, innanzitutto, dell’ambiente. La mongolfiera, infatti, è sostenibile, sfruttando l’aria calda per sollevarsi e non producendo emissioni dirette. Ogni esperienza è un esempio di turismo responsabile. Un team di professionisti è al servizio dell’emozione, per garantire poi la sicurezza a bordo. La squadra di esperti uniti dalla passione è composta, sul campo, da Nestore Criscuolo, pilota e responsabile dell’equipaggio, che guida ogni avventura nel cielo, e da Vincenzo Capitelli, pilota e responsabile area tecnica, che lo affianca, entrambi certificati dall’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile). Contribuiscono a questo aspetto legato alla tranquillità di chi sceglie di prenotare l’esperienza, i protocolli di manutenzione rigorosi applicati e la copertura con assicurazioni specifiche per ogni volo. I passeggeri potranno così godersi a pieno l’emozione di fluttuare nel cielo davanti a ogni tipo di bellezza.