SANT'ANTIMO E NAPOLI NORD NEWS San Giuseppe Vesuviano, sversamento illecito di rifiuti: sequestrata fabbrica

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nell’ambito dell’attività di vigilanza e controllo del territorio al fine di contrastare l’illecito abbandono di rifiuti speciali, recependo le direttive di codesta Amministrazione anche sul controllo della corretta effettuazione della raccolta differenziata, sono continuati i servizi di controllo straordinari degli agenti della polizia municipale, agli ordini del comandante Ciro Cirillo, lungo le strade cittadine e nelle zone periferiche di questo territorio, nonché presso esercizi commerciali e fabbriche tessili gestite da cittadini extracomunitari.
Gli ultimi controlli sono stati effettuati ieri 5 ed oggi 6 febbraio a seguito dei quali sono state elevate numerose contravvenzioni per mancata differenziazione dei rifiuti, mentre è stata deferita all’autorità giudiziaria la titolare di una ditta di confezioni con sede in questa via Martiri di Nassirya che è risultata sprovvista di qualsiasi autorizzazione, di contratto di smaltimento di rifiuti, con l’impiego di cittadini extracomunitari impiegati al lavoro senza essere mai assunti, di cui uno sprovvisto di documenti e di qualsiasi altro titolo di permesso di soggiorno. L’opificio è risultato costituito da un piano interrato di circa 200 mq., ove sono stati rinvenuti i macchinari per taglio e confezione di capi di abbigliamento anche con marchi di note case di abbigliamento, nonché numerose macchine per cucire. Sono stati rinvenuti, altresì, numerosi sacchi pieni di ritagli di stoffa pronti ad essere smaltiti illecitamente anche perchè la ditta è risultata sprovvista di qualsiasi contratto per lo smaltimento degli stessi.
I locali della citata fabbrica sono stati sottoposti a sequestro, così come anche parte del fabbricato risultato abusivamente edificato con la realizzazione di tre stanze al piano superiore occupate da masserizie varie e letti per dormire; il sequestro della fabbrica è stato operato anche perchè i locali di lavoro detti locali non risultano conformi ai requisiti indicati nell’allegato IV D.Lgs. 81/08, in violazione dell’art. 63 D.Lgs. 81/08; gli stessi, così come i relativi servizi igienico assistenziali risultano essere tenuti in condizioni pessime di igiene e degrado.
IL GAZZETTINO VESUVIANO
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INSERITO DA ANGELA CECERE
Inserito da :Sotgia Marcella NAPOLI - «Franco Matrone, Sergio, un attivista che lavora nella Guardia di Finanza ed io abbiamo appuntamento a Terzigno col sindaco Auricchio. Dobbiamo discutere dei problemi relativi alla discarica. Mentre parcheggiamo davanti al Comune, un uomo aggredisce un consigliere comunale, tuttora in carica. Franco ed io restiamo basiti. Sergio interviene. L’aggressore impreca contro il consigliere, dice che gli aveva promesso che la sua casa abusiva non sarebbe stata mai abbattuta e che per questo gli aveva pure dato soldi. Lamenta che invece l’immobile è stato abbattuto». L’episodio risale a circa un anno fa. Pasquale Raia, veterinario ed attivista di Legambiente, lo racconta di ritorno a Napoli dal castello mediceo di Ottaviano, dove è stato appena presentato l’accordo di programma tra le Procure della Repubblica di Nola e di Torre Annunziata, l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio, i Comuni di Ottaviano, Somma Vesuviano e Boscoreale. FONDI DAL PARCO AI COMUNI PER L'ABBATTIMENTO - Prevede che il Parco metta a disposizione dei Comuni, per eseguire le demolizioni connesse alle sentenze di condanna passate in giudicato, le risorse finanziarie trasferite all’ente dal ministero dell’Ambiente e finalizzate appunto agli abbattimenti. I Comuni si impegnano ad eseguire le demolizioni entro sei mesi ed a procedere poi, in danno dei proprietari, al recupero delle somme anticipate dal Parco. Sono parole, quelle di Raia, che sintetizzano alla perfezione quale sia il contesto nel quale è prosperato e tuttora prospera l’abusivismo: corruzione della pubblica amministrazione, clientelismo, distrazione da parte di coloro i quali, a livello comunale dovrebbero controllare il territorio. IL CEMENTO DELLA CAMORRA - «C’è naturalmente anche il ruolo della criminalità organizzata», prosegue l’attivista di Legambiente, «che fornisce il cemento, impone determinate ditte, ricicla capitali. Qui ad Ottaviano, per esempio, Mario Fabbrocino, il boss, ha prestato per anni soldi, come fosse stata una banca, a chiunque dovesse edificare illegalmente. Si è guadagnato consenso ed ha ripulito i capitali che provenivano dalle attività illecite”. Lungo la strada scorrono paesaggi che Raia conosce a menadito,mentre racconta dei progetti di cementificazione selvaggia perpetrati tra gli anni settanta ed ottanta da imprenditori legati a Cutolo, a Fabbrocino, ad Alfieri, attivi nel ramo dei rifiuti e delle costruzioni. “Domenico Beneventano e Pasquale Cappuccio morirono anche per questo”, ricorda, “per salvaguardare il territorio dagli affari dei clan. Mimmo lo conoscevo bene: il suo impegno di medico, la sua militanza nel Pci, il suo coraggio. Faceva parte di un consiglio comunale in cui sedevano come rappresentanti del popolo sicari di Cutolo, palazzinari, colletti bianchi di riferimento per i clan”. Storie che sarebbe bene non dimenticare, mentre il tema della riapertura del condono edilizio del 2003 torna in agenda e diventa strumento di caccia al consenso ed al voto. LE CIFRE - Le cifre, quelle fornite stamani, martedì 5 febbraio, nel castello che appartenne ai principi dè Medici di Ottajano, poi a Cutolo e che ora è una delle sedi del Parco del Vesuvio, indicano meglio di qualunque ragionamento, del resto, quanto sia necessario non abbassare la guardia. Nel Parco del Vesuvio, zona che in gran parte è tra l’altro ad elevato rischio vulcanico, si continua a costruire illegalmente. Nel 2012 l’ente ha emanato 49 ordinanze di demolizione e di ripristino dello stato dei luoghi: 16 a Somma Vesuviana, 9 a Terzigno, 7 a Trecase, 6 ad Ottaviano, 4 a Boscotrecase ed a San Giuseppe Vesuviano, 1 a Boscoreale ed 1 a Sant’Anastasia. Dal 1997 al 31 dicembre 2012 le ordinanze sono state 1778. Gli abbattimenti veri e proprio non più di una quarantina e da ciò discende l’importanza del protocollo che coinvolge le Procure di Nola e di Torre Annunziata.