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CAMPANIA NEWS Aggredisce autista e rompe vetro bus Nel Napoletano. Usb, "esposti a rischi". Ctp, "abbiamo sua foto"

29 Agosto 2016, 10:27am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

CAMPANIA NEWS Aggredisce autista e rompe vetro bus Nel Napoletano. Usb, "esposti a rischi". Ctp, "abbiamo sua foto"

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA NAPOLI, Infuriato per la lunga attesa si è scagliato contro l'autista del bus, aggredendolo verbalmente e minacciandolo di morte, poi ha mandato in frantumi un vetro del mezzo: l'episodio è successo alla stazione Frattamaggiore (Napoli) della linea T32 della Compagnia Trasporti Pubblici partenopea. L'autista, dopo l'accaduto, è rientrato con il bus nel deposito di Arzano (Napoli) dove è giunto in uno stato psicofisico alterato: ha chiesto l'intervento del 118.
"Non si può continuare lavorare sapendo di rischiare ogni giorno violenze fisiche e verbali provocate da carenza di mezzi e personale", dice Peppe Ferruzzi, del Coordinamento USB. Su FB è intervenuto anche Augusto Cracco, amministratore di CTP: "Un'altra vile aggressione a un nostro autista e a un nostro autobus...l'unico torto è essere arrivato al capolinea dopo che il 'treno' precedente era dovuto rientrare in deposito per guasto". "Un passeggero, che ringraziamo, ha fotografato il presunto aggressore. L'azienda farà quello che deve fare". ANSA

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CAMPANIA NEWS Io con il burkini in spiaggia: mi sono sentita come a casa

28 Agosto 2016, 10:14am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

CAMPANIA NEWS Io con il burkini in spiaggia: mi sono sentita come a casa

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Cari napoletani, confesso: vi ho detto una bugia. Per completezza d’informazione devo dire che voi mi avete creduta. E in virtù di quello che vi dicevano il mio aspetto, i miei occhi e anche le mie parole, mi avete protetto anche se, adesso posso dirlo, non ne avevo bisogno.

È successo questo: ho comprato un burkini, l’ho indossato e sono uscita, confondendomi a voi sul lungomare Caracciolo. Per due chilometri, sotto trentatré gradi di temperatura, tra turisti e bagnanti, facendomi largo tra la folla che si accalcava sotto l’hotel Vesuvio alla ricerca del fantasma di Edinson Cavani e i camioncini dei tarallari, dalla Rotonda Diaz a Castel dell’Ovo a via Nazario Sauro, mi avete guardato, scrutato, parlato. E grazie a voi questo articolo racconta oggi una storia diversa da quella che abbiamo sentito finora a proposito di fede, tolleranza, paura del diverso e civiltà.

Da quando si è cominciato a parlare del burkini – al di là di facili ironie date dall’assonanza dialettale, si tratta del costume da bagno integrale per donne musulmane - ho preso a cercarlo nei negozietti a ridosso della stazione centrale, senza risultati. Quindi ho ripiegato sull’acquisto online aggiungendomi al 40% di persone non musulmane che, per un motivo o l’altro, compra questo indumento. Una settimana e circa 40 euro dopo, ecco qui il mio pacco: è arrivato in concomitanza con l’ulteriore polemica data dal divieto di indossarlo su alcune spiagge francesi poi ribaltato dal Consiglio di Stato transalpino. Ma la prima cosa che mi viene in mente indossando il burkini non sono le boutade, i discorsi sulla libertà delle donne o la paura, no. La prima cosa è un ricordo d’infanzia: ad una recita scolastica, la nonna di una compagna di classe si presentò indossando un abito devozionale ad un certo santo a cui aveva fatto voto. Estremamente accollata e colorata, la sua mise attirò l’attenzione di chiunque e ben presto lo spettacolo che tutti ci trovammo a guardare non era quello sul palco, con gli infanti pronti a canticchiare a comando, ma quello in sala: una donna con un cuore di Gesù d’argento in petto, una sorta di kimono rosso fuoco bordato d’oro su cui spuntava un collettone di pizzo e i suoi piedi, scalzi e sporchi.

Il mio burkini, invece, è nero e fucsia, dello stesso tessuto di un costume - di quelli buoni, per intenderci - ed è composto da un pantalone tipo leggins, una casacca a maniche lunghe e un cappuccio. Se non fosse per quest’ultimo, assomiglierebbe ad un completo optical anni Sessanta estremamente stiloso. Il copricapo, invece, lo fa assomigliare ad una muta da sub molto frivola. Non è scomodo – ci tengo a dirlo –, non ha né i ganci né le stringhe che immaginavo e ha le coppe rinforzate: per capirci, e parlo alle signore in particolare, dimenticate pure quella cosa di doversi riaggiustare il reggiseno uscendo dall’acqua se hai una taglia un po’ abbondante. Avendo la pelle molto chiara sono abbastanza abituata a restare vestita in spiaggia per scongiurare il rischio di eritemi e scottature e posso dire con contezza che il burkini non ostacola i movimenti più di un kaftano o di una qualunque camicia di lino con cui sono stata destinata a fare il bagno in certi momenti della mia vita. Ad essere sincera, indossandolo non ho incontrato neppure il problema della nonna della mia amichetta d’infanzia e cioè quello di attirare commenti stupidi. Il primo a rivolgermi la parola, ad esempio, è un uomo che si ferma a guardarmi mentre io guardo il mare davanti a Castel dell’Ovo: come tanti sta per scavalcare il muretto e prendere posto sugli scogli. È un attimo e capisce che voglio fare anch’io la stessa cosa quindi mi dà una mano e seppure mi rivolgo a lui in francese e lui mi risponde in un napoletano a cui sono state preventivamente tagliate o allungate tutte le finali, eccomi a far conversazione mentre prendo il sole. Non una parola sul mio abbigliamento, non una battuta, una risata protetta dalla mia presunta incapacità di capire, anzi: passano pochi minuti e l’uomo mi spiega che posso stare tranquilla. «No racìsm a Napoli. A Torino o Milano, a Napoli no. Tu tranquilla, ci sono io», mi fa, portandosi la mano al petto. Poi consiglia di andare in spiaggia per stare più comodi e si offre anche di accompagnarmi.

Rifiuto il suo invito e lui non insiste, ma tengo in conto il suggerimento: Mappatella Beach, l’unico e striminzito fazzoletto di spiaggia a cui può accedere il cittadino napoletano dal lungomare fatto di cemento e scogliere artificiali. Prima, però, faccio una puntata alla rotonda di via Nazario Sauro. Qui ci sono molte più persone e mi aspetto una qualche reazione, ma ancora una volta, curiosità a parte, non scorgo una sola occhiata o parola offensiva o sgarbata: prendo posto e alle mie spalle qualcuno si chiede come faccio ad abbronzarmi visto che sto tutta coperta, ma non di più. Quando una bambina esce gocciante dall’acqua - quello specchio d’acqua che non so neppure se è balneabile o meno - e mi passa davanti in tutta la sua felicità marittima, la mamma la rimprovera a gran voce: «Non schizzare la signora, la bagni, è peccat’!». È peccato, nel senso napoletano del termine: un dolo arrecato all’altro che non può difendersi e al cui suono mi volto: la donna mi sorride come a scusarsi.

Ritornando in strada, faccio di nuovo amicizia o, se preferite, conquista. Un uomo mi ha tenuta d’occhio dall’alto e adesso vuole fare conoscenza in virtù dell’unico particolare fisico che può intravedere di me, così coperta: gli occhi. Tra italiano e dialetto, il mio corteggiatore mi chiede se non sto morendo dal caldo, da dove vengo, perché non mi fermo. «Quant’è bella - lo sento dire al fotografo che mi sta seguendo dall’inizio del tour – chest’è tunisina». Anche in questo caso, però, nessuna molestia o commento acido al mio fingere di non sentirlo. Ho tutto il tempo di acquistare una bottiglietta d’acqua e posso procedere. Arrivo al Lido Mappatella che è mezzogiorno: nessuno posa gli occhi su di me più di tanto. Poi arrivo al cospetto di cinque belle donne di età varia che non esitano a darmi a parlare: io continuo ad esprimermi nel francese portato in dono da 8 anni di studio e loro riesumano qualche parola, la mischiano all’italiano e al napoletano e quando chiedo: «Est-ce que je peux m’asseoir ici?», posso sedermi qui, mi accolgono strafelici. Una di loro decide di fare amicizia: a quello che mi dice ha origini tunisine e io mi invento, sul momento, una genealogia, una fede e una scelta di cui si mostra estremamente curiosa e rispettosa. Poco lontano, una donna in due pezzi ridacchia: è la prima a farlo così apertamente e viene messa subito a tacere dalle mie nuove amiche. La conversazione è più o meno questa: «E si ce fa zumpa all’aria?», fa lei ridendo. «È ‘na guagliona, che ce fa zumpà. Tene diritto pure essa a sta ‘ncopp’a spiaggia!», replicano le altre. «Ma è islamica!», «E tu sì cristiana!». La signora, a quel punto, chiosa: «Ah, si sta bona essa!», se sta bene lei. E poi decide di chiedermelo direttamente: «Tu stai bene?», domanda e al mio sì torna a voltarsi verso il mare.

La pace però dura poco: sembrerà assurdo ma a romperla sono io o almeno, il mio intento di scrivere e raccontare. Il fotografo che mi sta accompagnando si avvicina per fare qualche scatto ed è allora che le signore che si sono erette a mia difesa già una volta si espongono nuovamente per me chiedendogli che diritto ha di fotografarmi senza prima chiedermelo. «Lasciala stare!», gli dicono o anche «Devi chiederglielo prima di scattare!» e ancora e ancora. La cosa va avanti per una decina di minuti, fino a quando non si forma un piccolo capannello di curiosi e sostenitori della mia libertà e io decido che è meglio andare. Quando tolgo il burkini devo ammettere che l’unico problema che ho incontrato indossandolo, se di problema si può parlare, è stato il caldo ma è qualcosa che ho sentito solo io, quindi possiamo inserirlo nella schiera delle sensazioni personali. Devo anche dire che è stato meraviglioso mettere a tacere i miei stessi timori, le paure con cui ci insozziamo gli occhi e la mente. E devo dire, infine, che sì, vi ho detto una bugia, cari napoletani. Ma voi mi avete risposto con la verità, la più bella e confortante possibile: mi avete detto che ero a casa qualsiasi fosse il mio credo, qualunque cosa avessi addosso. Grazie. di Raffaella R. Ferré IL MATTINO.IT

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CASERTA NEWS I lavori alla Scuola di Polizia nel mirino dell'Anticorruzione

28 Agosto 2016, 10:08am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

CASERTA NEWS I lavori alla Scuola di Polizia nel mirino dell'Anticorruzione

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È il progetto voluto con forza dall’allora capo della polizia Antonio Manganelli. A realizzarlo è stato il suo successore Alessandro Pansa. La scuola internazionale di alta formazione per la prevenzione e il contrasto del crimine organizzato con sede nella Scuola di Polizia Mignogna di via Ruggiero a Caserta è stata ufficialmente istituita nel marzo 2015. Già si sono tenuti diversi corsi, a cui hanno partecipato forze dell’ordine e uomini dell’intelligence da tutta Europa. Da settembre a giugno 2017 c’è già un fitto calendario di iniziative di altissimo profilo. Ma ora sui lavori per la sua realizzazione piomba la scure della censura da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione guidata dal magistrato Raffaele Cantone. Nell’esecuzione di quell’appalto «non è stato adeguatamente assicurato il rispetto dei principi di efficienza ed efficacia», scrive l’organismo nella delibera, piena di rilievi, numero 771, datata 13 luglio 2016. Tutto nasce da una segnalazione dell’Avvocatura dello Stato (ufficio distrettuale di Napoli) dell’anno scorso, in cui si rappresentava una presunta anomalia dell’appalto, soprattutto in relazione ai motivi dei ritardi nell’esecuzione dei lavori.

LORENZO IULIANO IL MATTINO

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BENEVENTO NEWS S. Marco Cavoti, a scuola prevenzione per le calamità

28 Agosto 2016, 10:07am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

BENEVENTO NEWS S. Marco Cavoti, a scuola prevenzione per le calamità

INSERITO DA STAFF S. MARCO DEI CAVOTI - Parte il progetto per la prevenzione nelle scuole dalle calamità naturali. Non scendere in cantina in caso di alluvione ma salire ai piani alti oppure cercare il riparo di un muro portante o sotto a un tavolo ed evitare di scendere per le scale e in strada, rischiando di morire per il crollo di una casa. Regole che dovrebbero diventare «automatismi comportamentali» spiega Amleto Frosi, componente della protezione civile di San Marco dei Cavoti che, riorganizzatasi proprio in questi mesi, aveva annunciato la volontà di insistere sulle attività di prevenzione.

IL MATTINO

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CAMPANIA NEWS Terra trema anche in Campania, scossa nel beneventano

28 Agosto 2016, 09:51am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

CAMPANIA NEWS Terra trema anche in Campania, scossa nel beneventano

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Una scossa di terremoto di magnitudo 2.4 della Scala Richter si è verificata alle 14.49 nel beneventano. Il sisma è stato registrato dai sismografi dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia ad una profondità di 4,3 chilometri con epicentro a Cusano Mutri, nel Parco Regionale del Matese. La scossa è stata avvertita dalla popolazione dei comuni limitrofi tra cui Campobasso, Benevento e Caserta ma non ha creato fortunatamente danni a persone o cose. Molta gente comunque, impaurita è scesa in strada e numerose sono state le telefonate ai Vigili del Fuoco.

IL VESCOVADO DI RAVELLO

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CAMPANIA NEWS Presto in Campania il Mobile Ticketing. Il bus si pagherà col cellulare

28 Agosto 2016, 07:38am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

CAMPANIA NEWS Presto in Campania il Mobile Ticketing. Il bus si pagherà col cellulare

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Alla fermata del bus senza biglietto? A quanti, tra turisti e residenti, sarà capitato fino ad ora in Campania soprattutto in questi giorni d’estate. Un problema più volte sollevato quello della mancata possibilità di pagamento a bordo dei bus (in particolare lungo la Costiera Amalfitana) ma che potrà essere superato solo grazie alla tecnologia. Infatti, per quanti sono sprovvisti di biglietto ben presto non servirà più farsi presto dal panico all’apertura delle porte o rinunciare – per senso civico – a salire sui mezzi pubblici. Stando a quanto si apprende dal sito webnews.it, anche le società di trasporto Eav autolinee e Sitasud, in Campania, avrebbero scelto la strada dell’innovazione per rendere più semplice l’esperienza d’acquisto da parte dei passeggeri.

Questo, grazie alla digitalizzazione dei titoli di viaggio in Campania che pare abbia preso i via il 13 maggio a Napoli, con una soluzione tecnica sviluppata da Netsize (azienda del gruppo Gemalto) per il Consorzio Unico Campania.
L’auspicio è che ben presto gli utenti potranno acquistare il biglietto per alcuni servizi offerti dalle due aziende di trasporto direttamente dal proprio smartphone, utilizzando il credito telefonico e senza necessità di carta di credito.

AMALFINOTIZIE

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CASERTA NEWS Neonata morta, inchiesta aperta in ospedale a Caserta

24 Agosto 2016, 09:23am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

CASERTA NEWS Neonata morta, inchiesta aperta in ospedale a Caserta

INSERITO DA MORENA MOTTA Caserta. Il grido, il primo gemito della bambina tirata fuori dal suo grembo, Roberta non lo ha sentito. Ed è stato subito buio. La sua bimba era nata morta, probabilmente soffocata durante una prima fase di travaglio, ma lei, ha sperato fino all'ultimo momento che non fosse così. Attorno alla mamma, la trentenne Roberta di Pietravairano, venerdì 19 agosto, c’erano i medici che si affrettavano ad eseguire il massaggio cardiaco sul torace della piccola, nella stanza accanto alla sala parto. E poi, il tentativo invano di rianimazione. Infine, il silenzio e il brutto presentimento di Roberta, diventato reale quando il suo ginecologo, dopo qualche minuto, è entrato nella sua stanza di ospedale dicendo : «La bimba è nata morta». Il verdetto del medico ha scatenato il pianto e travolto «lo spazio bianco» dell'attesa in oscurità. Poi, a mente fredda, Roberta e suo marito Fabio, hanno pensato di sporgere denuncia. Subito è scattato il sequestro della cartella clinica e l’apertura di un fascicolo in Procura a Santa Maria Capua Vetere. La coppia aveva già scelto il nome per la loro primogenita, doveva chiamarsi Francesca. Il corredino era già pronto, la culla pure. Due giorni fa, la denuncia in Procura per negligenza e imperizia nei confronti dei medici dell’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta.

Il primo verbale di denuncia è stato redatto nella caserma dei carabinieri di Pietravairano, ma i militari, di fronte a una situazione tanto delicata, hanno trasmesso d’urgenza gli atti in procura a Santa Maria Capua Vetere. Il fascicolo d’indagine è finito nelle mani del pubblico ministero Giorgia De Ponte. Il magistrato ha disposto il sequestro della cartella clinica nel reparto e disposto l’autopsia sul corpicino della piccola.

FONTE di Marilù Musto IL MATTINO

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CAMPANIA NEWS «Cocco bello», il business estivo della camorra: un affare milionario

24 Agosto 2016, 08:02am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

CAMPANIA NEWS «Cocco bello», il business estivo della camorra: un affare milionario
CAMPANIA NEWS «Cocco bello», il business estivo della camorra: un affare milionario

INSERITO DA MORENA MOTTA Escono la mattina presto, e per le otto sono già in spiaggia. Ognuno porta un carico di venti-trenta pezzi confezionati in retini blu pieni del frutto esotico che ciascuno di noi ha assaggiato almeno una volta nella vita, soprattutto quando si è al mare: il cocco. Soldati inconsapevoli di una camorra invisibile eppure presente sul territorio. Anche quando non è quello napoletano. Sgobbano per dieci-dodici ore consecutive sotto il sole, macinando chilometri di battigia e - quando la merce si è esaurita - c'è chi corre a rifornirli di un secondo o terzo carico. Non ci vuole molto a intuire da dove venga questo esercito di venditori ambulanti: per quanto mascherato, l'accento tradisce la loro origine.

È il grande affare del cocco, sul quale la criminalità organizzata di Napoli ha messo da tempo le mani. Un business che ogni estate riesce ad assicurare guadagni milionari ai clan. La Sardegna è la meta più ambita, ma ormai le «paranze» che all'inizio di giugno partono alla volta delle principali località turistiche italiane hanno invaso anche la riviera romagnola e i litoriali laziali e toscano. Affari apparentemente innocui, dietro il quale si nasconde invece l'ombra della camorra.

«Cocco fresco cocco bello!». Cappellini di paglia e pelle tatuata arrostita al sole, i napoletani che trovano lavoro vendendo il frutto della noce di cocco rispondono in realtà a un rigido codice imposto dai clan della criminalità organizzata napoletana, che con questo commercio fa affari d'oro. È il racket del cocco. Facile da gestire, con pochi rischi rispetto ad altre forme di attività illecite e - soprattutto - molto ma molto conveniente. Chi lo gestisce, alla fine dell'estate, si porta a casa dagli 800 mila al milione di euro (ovviamente esentasse).
Ma procediamo con ordine, focalizzando proprio la Sardegna, dove da oltre dieci-quindici anni i clan hanno piantato radici e basi operative. L'isola è stata suddivisa in quattro quadranti, a mo' di punti cardinali, all'interno dei quali opera ciascuna organizzazione criminale. Tra la più redditizia c'è quella compresa dai due versanti della provincia di Olbia-Tempio. Qui si è insediata ormai un a «paranza» gestita direttamente da uomini considerati vicini al clan Contini. E non a caso tutti i «dipendenti» - sfruttati e ovviamente pagati al nero - rispondono agli ordini di un uomo già noto alle forze dell'ordine che offre loro il seguente rapporto di lavoro: vitto e alloggio, oltre al 40 per cento dei ricavi giornalieri.

I gruppi vengono organizzati a Napoli in primavera, e a metà giugno si parte. Il viaggio è naturalmente a carico dell'organizzazione: ma se poi qualcuno dei «dipendenti» sgarra o non rende deve tornarsene a casa pagandosi anche il biglietto della nave. Le regole sono ferree e non ammettono deroghe: la prima è quella di non parlare e non rispondere a chi fa domande indiscrete. La seconda prevede il controllo delle zone assegnate: e così se sulle spiagge bianche della Marinedda o di Isola Rossa viene intercettato un intruso, un concorrente, il venditore ha l'obbligo di avvertire immediatamente o mast, il quale arriva con due scagnozzi e fa capire - a prole, ma se serve anche passando ai fatti - che su quei litorali non c'è spazio per altri venditori di cocco che non siano napoletani.
Poi ci sono le donne della famiglia. Le donne del gruppo che comanda. Si confondono tra i bagnanti, ma in realtà hanno un ruolo ben preciso: controllano che ciascun venditore faccia il proprio dovere. E che non dia confidenza agli estranei.

La giornata di sfruttamento dei poveri cristi che vanno su e giù per le spiagge a vendere il «cocco bello» termina la sera in uno dei tanti baretti della provincia olbiese: li riconosci subito, fermi a giocare alle slot o a bere birra, non solo per l'accento ma anche per i discorsi che fanno sui guadagni giornalieri. Poi tutti a letto, mai oltre la mezzanotte perché c'è un'altra giornata in spiaggia ad attenderli.

Il copione sardo è praticamente lo stesso che si ripete da Rimini a Riccione, da Viareggio all'Argentario, da Formia a Sperlonga. Il bello è che le forze dell'ordine - bene al corrente di queste forme di attività a dir poco border line, poco o nulla possono per stroncarle e risalire ai boss che spadroneggiano impuniti da decenni. Qualche anno fa proprio in Sardegna i carabinieri riuscirono a incastrare e arrestare due pregiudicati napoletani che gestivano il racket del cocco e che massacrarono di botte uno straniero che aveva «osato» mettersi a vendere in spiaggia il frutto esotico. Vennero condannati per tentato omicidio.

FONTE di Giuseppe Crimaldi IL MATTINO

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CAMPANIA NEWS Ischia, centuauro cerca di scansare pedone, cade e muore: aveva 27 anni

14 Agosto 2016, 13:38pm

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

CAMPANIA NEWS Ischia, centuauro cerca di scansare pedone, cade e muore: aveva 27 anni
CAMPANIA NEWS Ischia, centuauro cerca di scansare pedone, cade e muore: aveva 27 anni

INSERITO DA MARIA PAPPACODA ISCHIA - Un giovane di 27 anni residente in provincia di Teramo è morto nella notte in un incidente stradale sull'isola d'Ischia ( Napoli) dove era in vacanza. Giuseppe Mazzilli, 27 anni, di Sant'Omero (Teramo) e residente a Campli, nella stessa provincia, è - secondo quanto riferito dai carabinieri - il giovane centauro morto nella notte. Mazzilli, era in vacanza sull'isola e ieri verso le 23,30 mentre percorreva a bordo della sua moto, una Yamaha 600 Fazer, la via provinciale Cava Grado, a Sant'Angelo nel Comune di Serrara Fontana cercando, invano, di evitare l'impatto con un pedone che stava attraversando la strada, ha perso il controllo della potente moto andando a sbattere la testa contro il muro laterale della strada. Dagli accertamenti dei carabinieri della compagnia di Ischia, accorsi immediatamente sul posto insieme al 118, è emerso che fatale è stata la guida senza casco di protezione. Nell'impatto, il 27enne ha riportato lesioni alla testa che ne hanno provocato il decesso durante il trasporto in ospedale. L'uomo investito è rimasto ferito ad una gamba. Il pm di turno della Procura della Repubblica di Napoli ha provveduto al sequestro della salma e disposto l'esame autoptico che sarà svolto presso il Policlinico di Napoli.

IL MATTINO

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CASERTA NEWS Stuprata e torturata da madre e patrigno, l’orrore nelle poesie

14 Agosto 2016, 13:32pm

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

CASERTA NEWS Stuprata e torturata da madre e patrigno, l’orrore nelle poesie

INSERITO DA CARMELA MANICA Quattro anni di orrore, di stupri, di torture raccolti nelle poesie che pensava nessuno avrebbe mai letto. Scritti intimi, che suscitano sensazioni raggelanti, testi che sono rimasti chiusi in un cassetto fino a quando nella casa degli orchi non è arrivata la polizia. La storia della ragazzina violentata e torturata da quando aveva undici anni dalla madre e dal suo compagno è stata ricostruita attraverso un delicato lavoro della scuola e dei servizi sociali, sotto la direzione della procura di Santa Maria Capua Vetere, ma anche attraverso il materiale sequestrato nel corso della prima fase delle indagini, quella antecedente la fuga in Germania della coppia arrestata tre giorni fa. In quella casa a Mondragone, sono stati trovati video dal contenuto inquietante, nei quali sono registrate scene di sesso violento. Immagini al vaglio della procura che ipotizza che ci siano altre vittime della coppia. E poi ci sono degli scritti, quelli ai quali la ragazzina ha affidato quel segreto pesante e terrificante che solo alle insegnanti, dopo anni di silenzio, è riuscita a confidare. In casa degli orchi la squadra mobile di Caserta ha trovato delle poesie. Una si intitola «Senti papà», ma secondo il gip Corinna Forte che ha spiccato l’ordinanza di custodia cautelare, quel testo la vittima lo scrisse per il patrigno. «Ormai sono cresciuta - si legge - e tu non ti penti di ciò che hai fatto? Io ti auguro di crepare, di andare all’inferno, più veloce che mai». Lo sfogo della ragazzina resterà inascoltato per molto tempo, come detto, ma quando ancora era costretta a subire gli stupri del patrigno e le percosse della madre, scrisse un’altra poesia, il cui titolo è «Tristezza». «La cosa più brutta - si legge nel testo agli atti - è che voi sembrate essere felici della mia tristezza». «Pensate che io non sia un essere umano, voi pensate che io sia un robot, una pietra». Secondo il gip «il contenuto delle poesie svela in maniera estremamente spontanea il malessere della ragazzina, il suo isolamento». D’altronde, sua madre era complice del patrigno. Insieme i due la legavano e la picchiavano con una cinghia, le gettavano addosso acqua bollente perché non raccontasse a nessuno quello che era costretta a subire. «I testi sequestrati - scrive ancora il giudice per le indagini preliminari - rendono il senso di incomprensione della vittima e nello stesso tempo il suo desiderio di “normalità”». Insieme alla ricostruzione che la vittima ha reso dei quattro anni di violenza nel corso dell’incidente probatorio, insieme alle testimonianze di vicini di casa e parenti che hanno raccontato che la vittima «veniva tenuta quasi segregata» e con i video sequestrati, quelle poesie rappresentano dei tasselli importanti nel puzzle ricostruito dall’ufficio inquirente diretto da Maria Antonietta Troncone e dall’aggiunto Antonio D’Amato. Quel teorema che si è cristallizzato in un mandato d’arresto europeo che da tre giorni tiene il cuoco di Cellole in carcere, a Torino, e la sua compagna ai domiciliari con le accuse gravissime, contestate a vario titolo, di violenza sessuale su minore e maltrattamenti in famiglia. Il quadro, insomma, è già completo nella sua orrida cornice. Da un punto di vista tecnico, tutto il lavoro è già stato svolto e la vittima, ascoltata in incidente probatorio, non dovrà subire lo stress di un nuovo interrogatorio. La fase premilinare è quasi conclusa, tanto che il pm Sergio Occhionero è già pronto a chiudere le indagini e chiedere il processo. IL MATTINO.IT

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