CASERTA NEWS Stuprata e torturata da madre e patrigno, l’orrore nelle poesie

INSERITO DA CARMELA MANICA Quattro anni di orrore, di stupri, di torture raccolti nelle poesie che pensava nessuno avrebbe mai letto. Scritti intimi, che suscitano sensazioni raggelanti, testi che sono rimasti chiusi in un cassetto fino a quando nella casa degli orchi non è arrivata la polizia. La storia della ragazzina violentata e torturata da quando aveva undici anni dalla madre e dal suo compagno è stata ricostruita attraverso un delicato lavoro della scuola e dei servizi sociali, sotto la direzione della procura di Santa Maria Capua Vetere, ma anche attraverso il materiale sequestrato nel corso della prima fase delle indagini, quella antecedente la fuga in Germania della coppia arrestata tre giorni fa. In quella casa a Mondragone, sono stati trovati video dal contenuto inquietante, nei quali sono registrate scene di sesso violento. Immagini al vaglio della procura che ipotizza che ci siano altre vittime della coppia. E poi ci sono degli scritti, quelli ai quali la ragazzina ha affidato quel segreto pesante e terrificante che solo alle insegnanti, dopo anni di silenzio, è riuscita a confidare. In casa degli orchi la squadra mobile di Caserta ha trovato delle poesie. Una si intitola «Senti papà», ma secondo il gip Corinna Forte che ha spiccato l’ordinanza di custodia cautelare, quel testo la vittima lo scrisse per il patrigno. «Ormai sono cresciuta - si legge - e tu non ti penti di ciò che hai fatto? Io ti auguro di crepare, di andare all’inferno, più veloce che mai». Lo sfogo della ragazzina resterà inascoltato per molto tempo, come detto, ma quando ancora era costretta a subire gli stupri del patrigno e le percosse della madre, scrisse un’altra poesia, il cui titolo è «Tristezza». «La cosa più brutta - si legge nel testo agli atti - è che voi sembrate essere felici della mia tristezza». «Pensate che io non sia un essere umano, voi pensate che io sia un robot, una pietra». Secondo il gip «il contenuto delle poesie svela in maniera estremamente spontanea il malessere della ragazzina, il suo isolamento». D’altronde, sua madre era complice del patrigno. Insieme i due la legavano e la picchiavano con una cinghia, le gettavano addosso acqua bollente perché non raccontasse a nessuno quello che era costretta a subire. «I testi sequestrati - scrive ancora il giudice per le indagini preliminari - rendono il senso di incomprensione della vittima e nello stesso tempo il suo desiderio di “normalità”». Insieme alla ricostruzione che la vittima ha reso dei quattro anni di violenza nel corso dell’incidente probatorio, insieme alle testimonianze di vicini di casa e parenti che hanno raccontato che la vittima «veniva tenuta quasi segregata» e con i video sequestrati, quelle poesie rappresentano dei tasselli importanti nel puzzle ricostruito dall’ufficio inquirente diretto da Maria Antonietta Troncone e dall’aggiunto Antonio D’Amato. Quel teorema che si è cristallizzato in un mandato d’arresto europeo che da tre giorni tiene il cuoco di Cellole in carcere, a Torino, e la sua compagna ai domiciliari con le accuse gravissime, contestate a vario titolo, di violenza sessuale su minore e maltrattamenti in famiglia. Il quadro, insomma, è già completo nella sua orrida cornice. Da un punto di vista tecnico, tutto il lavoro è già stato svolto e la vittima, ascoltata in incidente probatorio, non dovrà subire lo stress di un nuovo interrogatorio. La fase premilinare è quasi conclusa, tanto che il pm Sergio Occhionero è già pronto a chiudere le indagini e chiedere il processo. IL MATTINO.IT
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