Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Torre Annunziata. Bomba della camorra a mini market lungo il corso, paura e qualche danno. Poco dopo le 21.30, una bomba carta è esplosa all'esterno della saracinesca del negozio di alimentari Eccomi Qua, sul corso Vittorio Emanuele III, a Torre Annunziata.
La titolare è legata da parentele con alcuni spacciatori della zona, ma non è escluso che possa trattarsi di un avvertimento per chi non ha pagato il pizzo di Pasqua. Sul caso hanno avviato le indagini i poliziotti del commissariato di Torre Annunziata, guidati dal dirigente Claudio De Salvo, che al momento non escludono nessuna pista, nemmeno quella che porta ad un dispetto dopo qualche discussione.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Dal 20 aprile al 1 maggio il pediatra presente tutti i giorni, anche durante i giorni di festa, in 13 Comuni del territorio dell'Asl Napoli 2 Nord. Da Ischia ad Acerra nei giorni festivi e prefestivi dalle 8.00 alle 20.00 sara' possibile recarsi presso uno degli ambulatori allestiti dall'Azienda sanitaria presso i Distretti sanitari e, gratuitamente, far visitare bambini e ragazzi in eta' compresa tra gli 0 e i 16 anni. Negli altri giorni si potra' far riferimento al proprio pediatra di famiglia. L'iniziativa, hanno fatto sapere dall'Asl Napoli 2 Nord, fa seguito al Decreto dirigenziale 70 della Regione Campania, che ha lanciato il progetto Cosped, al fine di ridurre gli accessi inopportuni in pronto soccorso da parte dei bambini e degli adolescenti. Ad accogliere i piccoli ci saranno, gratuitamente e senza bisogno di alcuna prenotazione o prescrizione, medici specialisti in pediatria che hanno dato la propria disponibilita' a coprire i turni degli speciali ambulatori allestiti per l'occasione nel corso di questo lungo ponte di feste. L'elenco completo di ambulatori, giorni ed orari di attivita' e' consultabile sul sito dell'ASLwww.aslnapoli2nord.it e sulla pagina Facebook "Asl Napoli 2 Nord".
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA I carabinieri di Ischia hanno arrestato un 43enne di Ischia Ponte con l'accusa di maltrattamento in famiglia e lesioni personali aggravate. L'uomo per futili motivi, avrebbe aggredito la mamma con pugni e schiaffi, provocandole lesioni al volto e alla mano destra nel tentativo della donna di difendersi dai colpi. La donna e' stata refertata dai sanitari del Rizzoli e giudicata guaribile in 30 giorni. Al termine dell'aggressione e' stato lo stesso 43enne ad avvisare i carabinieri di quanto fatto. Successivamente i militari, al termine di tutti gli accertamenti, lo hanno arrestato.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA NAPOLI, - La vicenda della donna che ha partorito in un bar si è intrecciata con quella del turista tedesco ferito dal crollo di una struttura in ferro staccatasi da un palazzo della zona universitaria di Napoli. Le richieste di soccorso sono state praticamente simultanee. E così dal 118 sono partite due ambulanze, una diretta verso piazza Garibaldi e l'altra al Corso Umberto per il turista ferito. E qui i percorsi dei due mezzi subiscono delle variazioni. L'ambulanza destinata a soccorrere la donna in preda alle doglie, transitata per prima a Corso Umberto, viene fermata dai passanti per dare soccorso al turista. A quel punto la centrale del 118 dirotta la seconda ambulanza sulla partoriente; ma prima che questa arrivi a destinazione, le forze dell'ordine che prestano servizio davanti alla stazione Centrale fermano un'ambulanza dell'ospedale Ascalesi (con medico a bordo). Sarà il personale di questo mezzo a far partorire la donna nel bagno del bar. Una quarta ambulanza, proveniente dall'aeroporto di Capodichino, si occuperà di accompagnare la donna all'ospedale Loreto Mare dove nel frattempo è già stato ricoverato il bambino. La donna - è stato poi ricostruito - si era sentita male mentre transitava davanti al bar venendo soccorsa dai militari dell'esercito che si sono preoccupati di evitare che si formasse la calca dei curiosi attorno. E' festa, intanto, nel bar di piazza Garibaldi: un fiocco azzurro posizionato all'ingresso del locale annuncia la nascita di un maschietto. (ANSA).
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foto da "Il Mattino"
INSERITO DA MORENA MOTTA La giornalista Barbara Ciarcia, collaboratrice del Mattino, ha denunciato di essere stata minacciata da un uomo, che era in compagnia di altre due persone, per quanto scritto in alcuni suoi articoli. Il fatto è avvenuto nel primo pomeriggio a Castel del Lago, in provincia di Avellino. L'uomo - secondo quanto riferito - si è presentato davanti all'abitazione della cronista intimandole di stare «attenta a quello che scrivi». La giornalista ha immediatamente allertato i carabinieri della compagnia di Mirabella Eclano che poco dopo hanno fermato tre uomini: la loro posizione è ora al vaglio degli investigatori.
«L'Ordine dei giornalisti della Campania è al fianco della collega irpina Barbara Ciarcia dopo le minacce subite oggi davanti alla sua abitazione». È quanto scrive, in una nota, il presidente dell'Odg Campania, Ottavio Lucarelli. «L'Ordine ringrazia i carabinieri per il tempestivo intervento - si legge nella nota - Le gravi minacce non fermeranno la collega Ciarcia, impegnata quotidianamente per raccontare la cronaca della provincia irpina».
«Il Sugc e l'Unione cronisti saranno al fianco della collega in qualsiasi sede. È importante che le forze dell'ordine adesso garantiscano la sicurezza di Barbara perché possa continuare a fare il proprio lavoro di cronista senza timore. Il nostro compito adesso è quello di non farla sentire isolata, di illuminare i territori e le storie che lei ha raccontato e, se ci sarà un processo contro i suoi aggressori, ci costituiremo parte civile». È quanto affermano, in una nota, il segretario del Sugc, Claudio Silvestri, e il presidente dell'Unione cronisti campani, Sandro Ruotolo che esprimono solidarietà alla giornalista Barbara Ciarcia.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Abbiamo fatto di tutto per curare nostro figlio e ora deve ammalarsi a scuola a causa dei rifiuti? Proprio lì dove dovrebbe essere protetto? È inconcepibile». Rabbia e indignazione nella voce di Maria Marrese. Suo figlio Antonio, 13 anni, ieri è tornato a scuola dopo un’operazione a cuore aperto e ha dovuto fare lezione con la mascherina in un’aula con vista rifiuti. Proprio davanti alla scuola «Giampietro-Romano» di Torre del Greco, frequentata da bambini dai 9 ai 13 anni, c’è un’isola ecologica, una scelta di per sé scellerata: l’emergenza rifiuti che da mesi sta flagellando la città, tra piano industriale sbagliato e complicato passaggio di consegna tra ditte, l’ha trasformata in discarica a cielo aperto.
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INSERITO DA MORENA MOTTA Da Sessa Aurunca a Castellammare di Stabia è un attimo. Passando per Torre del Greco, Pollena Trocchia e per tutti gli altri comuni dell’Asl Napoli 3 dove l’autorizzazione che ha portato al clamoroso sequestro del San Rocco di Sessa è una chimera. Il giorno dopo i sigilli emerge uno scenario a tinte fosche che potrebbe portare ad altre drastiche misure sui nosocomi campani. Il cinquanta per cento delle strutture non è in possesso dell’autorizzazione necessaria per legge, una fattispecie di tipo penale, in Campania, rispetto alla quale lavorano da più di due anni i carabinieri del Nas e i vigili del fuoco. Ché, sia chiaro, lo scopo degli investigatori non è tanto quello di chiudere nel perimetro penale le imbarazzanti vicende della sanità campana, quanto quello di mettere in sicurezza gli ospedali in cui si curano gli incolpevoli cittadini. Ma cosa prevede l’autorizzazione in questi giorni al centro dell’attenzione? Una serie di parametri igienico-strutturali che devono rispondere ai requisiti prestabiliti e passare il vaglio della commissione regionale. Solo dopo che il suddetto organismo si è espresso favorevolmente, i sindaci dei comuni di competenza rilasciano il permesso alle strutture. Ma se all’Asl Napoli 1 il direttore Verdoliva e il suo predecessore lavorano alacremente in questo senso ormai da tempo, lo scenario delle altre due Asl napoletane è quantomeno complesso. Con un bollettino nero all’ombra del Vesuvio.
LA LISTA NERA DEGLI OSPEDALI
Dagli accertamenti è emerso che non posseggono l’autorizzazione che ha portato al sequestro del «San Rocco» il 50 per cento degli ospedali della Campania. Secondo quanto risulta a Il Mattino, non ne sono in possesso, tra gli altri, i seguenti ospedali: «San Leonardo» di Castellammare di Stabia, «Santa Maria la Pietà» di Nola, «Maresca» di Torre del Greco, «Sant’Anna e Madonna della Neve» di Boscotrecase. All’«Apicella» di Pollena Trocchia, oltre alla «licenza», manca addirittura l’agibilità. Ma non è tutto. I sopralluoghi nei nosocomi di Vico Equense e di Sorrento non fanno presagire scenari diversi, con l’ultimo dei due presidi definito «in una situazione desolante» dagli ispettori che lo hanno visitato. È emerso uno scenario meno preoccupante, invece, al «San Giuliano» di Giugliano in Campania, mentre sono ancora in corso le verifiche al «San Giovanni di Dio» di Frattamaggiore. Isole felici il «Santa Maria delle Grazie» di Pozzuoli e l’Ospedale del Mare, nel quartiere partenopeo di Ponticelli. Non a caso sono le strutture più nuove. A Napoli, le verifiche sono in corso sia al «San Paolo» di Fuorigrotta che al «San Giovanni Bosco». In quest’ultimo ospedale, dove la buvette fu sequestrata dai Nas qualche tempo fa, è emerso tra le altre cose che il bar era addirittura abusivo. Non è ancora chiaro quale sia la situazione delle autorizzazioni del Loreto Mare: nella struttura di via Nuova Marina sono in corso lavori di ristrutturazione e la documentazione richiesta non è ancora completa perché è in atto l’accorpamento di alcune unità operative. Da un primo screening sul fronte casertano è emerso che la situazione più compromessa è quella del «Melorio» di Santa Maria Capua Vetere, tuttavia i controlli delegati al Nas dei carabinieri sono ancora in corso. Non è possibile prevedere se scatteranno altri sequestri, ma è chiaro che tutti gli ospedali non a norma da un punto di vista strutturale dovranno adeguarsi. E, per farlo, ci sarà bisogno di un notevole sforzo economico da parte delle aziende ospedaliere di competenza. Non è chiaro, poi, su chi ricadranno le responsabilità in caso di danni o ferimenti successivi al sequestro, al San Rocco infatti, è stata concessa la facoltà d’uso e continuano a svolgersi le attività sanitarie.
IL NODO ASSENTEISMO
Lo scandalo che ha colpito il «San Rocco» di Sessa Aurunca è, come ormai è noto, duplice. Prima del sequestro, due giorni fa, infatti, i carabinieri di Caserta hanno notificato 18 misure di obbligo alla presentazione alla polizia giudiziaria ad altrettanti dipendenti dell’azienda ospedaliera. È il caso più clamoroso dopo quello del Loreto Mare e in entrambi gli ospedali è stato permesso ai «furbetti» di continuare a lavorare per evitare disagi all’utenza. Rispetto agli indagati, ieri il Policlinico Federico II ha precisato che Olimpia Di Bella non ha mai avuto alcun rapporto di lavoro con l’AOU Federico II.
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Una ruota panoramica a Pompei, davanti agli scavi? «Non se parla proprio». Intervistato ad Agorà su Raitre, il ministro della cultura Alberto Bonisoli, taglia corto sul progetto, illustrato ieri sulle pagine de Il Mattino, di una giostra per turisti alta 60 metri da allestire, seppure in via temporanea, nella cittadina campana.Dopo le polemiche oggi su un altro quotidiano, il Corriere della Sera, il no del ministro oggi è categorico «Non se ne parla nemmeno. Ai nostri uffici non è arrivato nulla, se arrivasse lo rispediremmo al mittente».
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inserito da Michele Pappacoda Assolti. Dopo oltre venti anni Duilio Poggiolini, l’ex re Mida della sanità italiana e altri otto tra amministratori e dirigenti di aziende farmaceutiche, non sono colpevoli di aver causato decessi attraverso l’immissione sul mercato di farmaci emoderivati realizzati con sangue di dubbia provenienza. «Il fatto non sussiste».
Si chiude al Tribunale di Napoli una vicenda iniziata a Trento, in parte chiusa, in parte arrivata fino a oggi tra eccezioni e rinvii. Il pubblico ministero Lucio Giugliano aveva chiesto l’assoluzione e a nulla sono valse le tesi delle parti civili, sostenute dagli avvocati Stefano Bertone ed Ermanno Zancla.
A nulla sono valse le accuse di colpa generica e specifica per avere sottovalutato le misure di prevenzione che la comunità internazionale imponeva già all’inizio degli anni ‘90. A nulla è valso sostenere che Poggiolini, allora direttore generale del servizio farmaceutico, attraverso omissioni, agevolazioni, autorizzazioni, avesse secondo il capo di imputazione favorito le aziende Sclavo e Farmabiagini. I farmaci, vennero prodotti e rimasero in commercio anche dopo che ci si rese conto della loro pericolosità per la comunità degli emofilici, praticamente distrutta dai medicinali indicati come salvavita.
Gli emofilici, i quali hanno difetti della coagulazione del sangue, hanno contratto il virus Hiv – quello che porta all’Aids – oppure le diverse forme di epatite. Quando non i diversi virus insieme a causa di emoderivati che, invece, promettevano di fornire proprio il “fattore ottavo”, quello mancante in caso di emofilia. Secondo l’accusa quando – nel 2005 – cadde l’ipotesi di epidemia epidemia colposa con la contestuale imputazione per omicidio colposo plurimo e lesioni aggravate «in relazione alla nuova iscrizione tuttavia non sono state effettuate nuove specifiche indagini». Dopo tre ore di camera di consiglio il giudice Luigi Palumbo ha pronunciato la sentenza.
L'avvocato difensore L’avvocato Luigi Ferrante, difensore del professore Duilio Poggiolini, esprime« viva soddisfazione» per la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, emessa dal Tribunale di Napoli.
Il legale sottolinea «con amarezza, che nonostante fosse chiarissima la normativa in questione, che riferiva la responsabilità dei controlli sugli emoderivati ad Organi ed Istituzioni diverse dalla Direzione Generale del Servizio Farmaceutico, siano stati necessari ben 23 anni per liberare il proprio assistito da una così pesante contestazione».
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INSERITO DA MICHELE PAPPACODA I conti non sono difficili: se hai una bancarella in via Labriola a Scampia, o un poco più in là a Secondigliano o a Miano, o magari alla Stazione o nel centro storico, se ti arrangi vendendo un po’ di merce contraffatta o qualche chincaglieria, se incassi meno di cento euro al giorno che moltiplicati per 26 fanno giusto 780 ecco che conviene il reddito di cittadinanza. E allora: ambulanti di tutto il mondo unitevi. E compilate il modulo. Da giorni al Caf dell’Unione Inquilini di via Mianella c’è un via vai di precari del commercio: «Ne arrivano tanti, tutti sperano di riuscire a ottenere questo benedetto reddito per campare un po’ meglio», spiega Domenico Lo Presto, il segretario dell’organizzazione. Naturalmente possono aspirare al reddito perché il loro commercio è, ed è sempre stato, totalmente a nero. «Se pagassi anche le tasse in tasca non mi resterebbe proprio niente», spiega un utente. E l’altro commenta soddisfatto: «Stamattina a via Labriola non è passato nessuno a chiedere il pizzo, così abbiamo evitato la nostra tassa quotidiana». Molti ambulanti, del resto, già incassano il reddito di inclusione che adesso sperano di convertire nel più sostanzioso reddito di cittadinanza. Ma con la nuova norma si corre il rischio di essere chiamati a lavorare e loro non hanno nessuna intenzione di lasciare il commercio: «Quasi nessuno tra gli ambulanti pensa di lasciare Napoli per “prendere un posto” precario. Così corrono il rischio: incassano il reddito finché è possibile e quando arriva la chiamata al lavoro ci rinunciano. Intanto per qualche mese hanno tirato a campare e rimpolpato le entrate. Un ragionamento che vale per gli ambulanti, ma molto più generalmente per tutti quelli che lavorano a nero. A chiedere i moduli a Mianella si è presentato anche il padroncino di una piccola ditta edile che non ha mai pagato una lira di tasse e non sa nemmeno cosa sia la partita Iva. Ha incassato l’assegno di inclusione e adesso è preoccupato: vorrebbe convertirlo in reddito di cittadinanza, ma non ha nessuna intenzione di perdere i soldi “veri” quelli che gli entrano dalle ristrutturazioni clandestine per le quali dà lavoro ad altre due persone. E, soprattutto, non vuole attirare l’attenzione sulle sue attività: e se qualcuno, controllando controllando, si accorgesse che arriva a incassare anche ventimila euro al mese? Ci pensa, riflette, non decide. Ha bisogno di consultarsi, spiega. Chi non ha dubbi sono, invece, i parenti, madri, padri, fratelli e sorelle, dei tanti pregiudicati ora in galera. Via Mianella si trova alle spalle della Masseria Cardone dove per qualche anno ha comandato la fazione della Vanella Grassi: i congiunti dei camorristi di prima, seconda e terza fila, hanno chiesto i moduli e sono pronti a compilarli. Del resto anche l’azienda di cui i loro cari sono azionisti, la droga Spa di Scampia, è un’azienda in crisi. Le crisi sono tante e tutte diverse. E ognuno spera di risolverle a modo proprio. Molti di quelli che incassano la pensione sociale sperano di convertirla in pensione di cittadinanza e chi è anziano e ha perso il lavoro punta a utilizzare l’assegno per arrivare all’età della pensione. Gennaro nella sede dell’Unione Inquilini dei Tribunali quasi arriva a picchiarsi con la moglie. Lui sa quello che vuole: il divorzio. «Tieni l’amante!», urla la consorte. «Ci dobbiamo divorziare perché così tu incassi la pensione di cittadinanza e possiamo campare», cerca di fare ragionale la moglie. Gennaro l’anno prossimo andrà in pensione, ha un lavoro “regolare” da poco più di dieci anni presso una università privata, prima aggiustava le fotocopiatrici in proprio. E al Caf ha chiesto i conteggi. Quando ha scoperto che le sue entrate si ridurranno a 1050 euro al mese e che a quel punto, con un affitto da 700 euro da pagare, avrà serie difficoltà ad arrivare a fine mese, ha studiato un piano: chiederà il divorzio, la moglie incasserà 700 euro con la pensione di cittadinanza e a quel punto potranno vivere tutti e due felici e contenti. Ma lei non ci sta. Non vuole divorziare e lui continua a urlare: «Tu mi vuoi vedere a chiedere l’elemosina…»: convincerli a tornare a casa è un’impresa.