LOMBARDIA NEWS «Così abbiamo aiutato Elena a vivere» Il racconto di Simone Puligheddu, studente di infermieristica: «Il suo cuore non batteva più, in tre l’abbiamo rianimata»
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA PAVIA. Alcuni l'hanno chiamato angelo. Altri eroe. «Ma io non mi sento né uno né l'altro: ho fatto soltanto il mio dovere». Parla piano Simone, ritorna con la mente a quegli istanti e poi racconta quegli attimi che sembravano secoli.
E' stato questo 21enne di origine sarda a far ripartire il cuore di Elena Madama, a farla tornare a respirare dopo che un'auto pirata l'aveva trascinata per 600 metri in Strada Nuova, devastandole il corpo, frenandoci addosso e ripassandoci sopra in retromarcia per scappare. «Voglio dire fin d'ora che da solo non ci sarei mai riuscito - ripete più volte - Insieme a me c'era un altro ragazzo: ricordo che aveva un giubbotto di pelle, ma non mi ha detto come si chiamava. Lui e un altro si alternavano al massaggio cardiaco, io le facevo la respirazione bocca a bocca». E' stato lui, Simone Puligheddu della provincia di Nuoro, studente universitario al secondo anno di Infermieristica all'Università di Pavia, a soccorrere per primo la consigliera del Partito Democratico investita e trascinata in pieno centro da un ladro alla guida di un'auto rubata.
E ora, a distanza di una settimana da quella sera che ha sconvolto una città intera, racconta quei momenti.
«Ero rientrato in casa da poco, quando ho sentito un urlo strano - spiega Simone, che abita poco distante da Strada Nuova - Qualcuno gridava "Fermati! Fermati!" e ho capito che qualcosa non andava: sono uscito sul balcone e ho visto quella ragazza, riversa al centro della strada».
Quella ragazza era Elena Madama, che oggi è ricoverata al Niguarda in condizioni gravi ma stabili. Da qui i ricordi ritornano come flash sospesi nella memoria di Simone, 21 anni compiuti poche settimane fa. «Mi sono praticamente ritrovato in strada, accanto alla ragazza che era priva di coscienza ma ancora respirava - racconta lo studente universitario - Ho urlato di darmi delle garze, per cercare di tamponarle il volto ferito. Ma dopo un attimo lei ha smesso di respirare, e il polso si è fermato».
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Altri sarebbero andati nel panico. Altri ancora avrebbero aspettato l'arrivo dei soccorsi, già allertati. Ma non Simone, che sa quanto importanti possano essere i minuti in casi come questo, perché da quando aveva 18 anni presta servizio come volontario nel 118 di Oliena, la sua città di origine in provincia di Nuoro.
Restano stabili le condizioni della consigliera comunale sempre in terapia intensiva intubata e sedata
Non Simone, che ha subito cercato di rianimare Elena. «Le ho fatto la respirazione bocca a bocca, mentre quell'altro ragazzo ha iniziato a fare il massaggio cardiaco - racconta - Abbiamo fatto vari cicli, e dopo un poco il cuore ha ripreso a battere». Ma Elena ancora non respirava. «Sembrava non riuscirci - dice Simone - Così, cercando di muoverla il meno possibile, l'abbiamo girata leggermente su un fianco, continuando con le manovre di rianimazione».
A quel punto la giovane consigliera comunale ha espulso il sangue che le bloccava il respiro, e ha ripreso finalmente a respirare. Nel frattempo una ragazza è corsa a prendere il defibrillatore che c'è in piazza Vittoria. «Ma non è stato necessario, perché nello stesso istante è arrivata anche l'auto medica - racconta ancora Simone - A quel punto abbiamo lasciato lavorare i medici».
A tutta la scena hanno assistito diversi testimoni, attoniti per quanto successo all'ora dell'aperitivo nel pieno centro di Pavia. Fabio Tragella è stato tra i primi a intervenire.
«La ragazza era riversa per terra, gli abiti in brandelli bagnati dalla pioggia - dice il titolare del negozio di abbigliamento Mc, proprio di fronte al luogo dell'incidente - Io ho cercato di coprirle il corpo, mentre un altro ragazzo ha iniziato il massaggio cardiaco e lui (riferendosi a Simone Puligheddu, ndr) le ha fatto la respirazione bocca a bocca, senza mai fermarsi finché non ha ripreso a respirare. Per me loro sono esempi. Loro sono eroi». L'altro ragazzo, quello col giubbotto di pelle, non è stato individuato.
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«Anche lui era infermiere, forse soccorritore della Croce Rossa - ricostruisce lo studente sardo - Ma non mi ha detto il suo nome, e subito dopo che l'ambulanza se n'è andata anche noi ci siamo allontanati».
Ora Simone, insieme ai genitori di Elena, al suo fidanzato Enrico e all'intera città di Pavia, spera soltanto che la consigliera comunale possa riprendersi. «Non ho fatto nulla di eccezionale - dice ancora il 21enne - Soltanto quello che qualunque infermiere, qualunque soccorritore, qualunque persona in grado di farlo avrebbe fatto se si fosse trovato al mio posto».
Ma il suo gesto non ha lasciato Pavia nell'indifferenza. E tanti, anche soltanto con un messaggio sui social network, l'hanno già ringraziato.
Gabriele Conta LA PROVINCIA PAVESE
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La breve vicenda terrena di fra Antonio, di appena 22 anni di vita, muove i primi passi a Londra per poi trasferirsi a Ravello (1905), dove entra tra i Frati Minori Conventuali del locale convento di san Francesco, il santuario che custodisce i resti mortali e la memoria spirituale del B. Bonaventura da Potenza (+ Ravello 1711). Gli studi lo portano a Bagnoregio, Assisi, Montottone Marche e a Roma, dove viene ammesso agli studi teologici nel 1915 e dove emette i voti solenni e riceve gli Ordini Minori nella chiesa di sant'Andrea della Valle, mentre venivano ordinati sacerdoti san Massimiliano Kolbe e l'altro napoletano confondatore della M.I. P. Enrico Granata (+ 1964). Colpito da febbre spagnola Fra Antonio si coricò il 23 ottobre del 1918, quarto giorno dei santi Esercizi spirituali annuali del collegio, e il 31, alle ore 9, passando dalla preghiera ad una breve agonia, assistito dal suo Padre Rettore il celebre P. Stefano Ignudi (+ 1945), spirò in età di 22 anni, mesi 4 e giorni 20, e fu sepolto al cimitero del Verano, dove tutt'ora riposa, in attesa di portare le sue spoglie mortali nel santuario francescano-bonaventuriano di Ravello per essere collocate accanto a quelle del fratello minore Padre Bonaventura.
Padre Bonaventura Mansi, fratello minore, percorre analoghi sentieri fino ai vertici del governo dell'Ordine, segnalandosi come cultore di scienze letterarie e teologiche, come formatore di coscienze e di altissima prudenza nelle varie delicate mansioni di governo alle quali fu chiamato già in giovanissima età. Londra, Ravello, Assisi e Roma (1900-1923) sono i sentieri principali che portano fra Bonaventura dalla nascita agli studi ginnasiali e filosofico-teologici nel Collegio internazionale, dove era morto il fratello e dove egli stesso emetterà i voti solenni (1923), prima di ritornare alla sua Ravello, addetto alla formazione dei giovani ginnasiali (1923-1928). Dopo breve permanenza ad Aversa (1928-1931) lo incontriamo a Roma presso il Collegio di studi superiori alla Vigna antoniana (1931-1933), dove incontra anche san Massimiliano Kolbe, che gli parla del santo fratello Antonio, del quale intende scrivere una biografia. Quindi ad Assisi (1933-1937): qui la benemerita Crociata Missionaria Francescana aveva organizzato un Collegio fin dal 1927 che, con quelli di Amelia (1924), di Roma (1925) e di Brescia (1928), significò una reale ripresa dell'Ordine per le aperture missinonarie pastorali e culturali che le seppero conferire l'ideatore P.M. Domenico Tavani, Ministro Generale (1919-1924, 1930-1936; + 1938) e i successori, che la sostennero quali Alfonso Orlini (1924-1930) e Beda Hess (1936-1953). Ad Assisi Padre Bonaventura rimase come Rettore e Custode del Sacro Convento, benemerito per aver evitato alla città di Assisi gli orrori e le distruzioni della guerra (1937-1945).
numero così vasto di uomini e fatti della storia recente della nostra Ravello che meritassero il novero e la riscoperta. Questa "sorpresa" ci induce ad una riflessione che non è un titolo di merito per la società contemporanea: l'uomo preso dal vortice frenetico dello sviluppo e dell'evoluzione, sembra quasi aver dimenticato che esistono valori sui quali l'umanità ha costruito secoli di storia. Anche gli esempi più fulgenti d'incarnazione di detti valori, vengono sempre più spesso celebrati per un giorno, per un attimo fuggente, e subito consegnati all'oblio. L'auspicio e l'augurio che facciamo a noi stessi prima, e a tutti i partecipanti a questa edizione della 'Giornata della Memoria' poi, è quello di ripescare dall'oblio le testimonianze raccolte e trasferirle nella nostra quotidianità, affinché dal loro esempio fulgido possiamo trarre ogni utile indicazione per il nostro futuro e per quello dell'umanità.





