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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Cancro, comportamenti e fattori ambientali alla base del 70-90% dei casi

4 Gennaio 2016, 11:25am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO  Cancro, comportamenti e fattori ambientali  alla base del 70-90% dei casi
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO  Cancro, comportamenti e fattori ambientali  alla base del 70-90% dei casi

INSERITO DA KSENIA KUILIKOVA Solo il 10-30% dei tumori sarebbe dovuto a fattori casuali

La sfortuna non c'entra: il 70-90% dei casi di cancro dipende da fattori ambientali e dall'adozione di stili di vita errati. Ad affermarlo, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature, sono i ricercatori della Stony Brook University di New York (Usa), coordinati da Yusuf A. Hannun, che dichiara: “Il nostro approccio fornisce un nuovo quadro di riferimento, che prende in esame fattori intrinseci ed estrinseci per quantificare i rischi di sviluppare il cancro nel corso della vita”.

Gli autori hanno smentito i risultati ottenuti da una ricerca precedente, condotta dagli esperti della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora (Usa) e pubblicata a gennaio su Science, secondo cui 2 tumori su 3 sarebbero provocati da fattori casuali. Sarebbero, quindi, dovuti alla “sfortuna”. In particolare, l'analisi aveva evidenziato che la maggior parte dei casi di cancro sarebbe il risultato di mutazioni accidentali avvenute durante la divisione delle cellule staminali.

Secondo gli studiosi newyorkesi, invece, il vizio del fumo, i comportamenti scorretti e l'esposizione a sostanze tossiche e radiazioni sarebbero i maggiori responsabili dell'insorgenza delle neoplasie. Per dimostrarlo, hanno esaminato l'influenza dei fattori interni ed esterni sullo sviluppo del cancro, utilizzando quattro approcci analitici differenti. In particolare, sono ricorsi a modelli computerizzati, dati anagrafici, analisi delle mutazioni cellulari ed esami genetici.

Al termine dell'indagine, gli scienziati sono arrivati alla conclusione che, in realtà, la “sfortuna” sarebberesponsabile solo del 10-30% dei casi. Una percentuale compresa tra il 70 e il 90%, invece, sarebbe dovuta acause esterne, come l'esposizione a sostanze nocive e gli stili di vita non salutari.

Foto: © vitanovski - Fotohttp://salute24.ilsole24ore.com/articles/18352-cancro-comportamenti-br-e-fattori-ambientali-br-alla-base-del-70-90-dei-casilia

di Nadia Comerci s.p.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Broccoli e cavoli, contro il cancro grazie al sulforafano

4 Gennaio 2016, 11:20am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Broccoli e cavoli, contro il cancro grazie al sulforafano
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Broccoli e cavoli, contro il cancro grazie al sulforafano

INSERITO DA KSENIA KUILIKOVA Il consumo regolare di broccoli e cavoli potrebbe aiutare a prevenire e a contrastare il cancro. Queste verdure, infatti, contengono una sostanza, chiamata sulforafano, che sarebbe in grado di aumentare l'espressione di un gene oncosoppressore, noto come p16. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Epigenetics dai ricercatori americani guidati da Praveen Rajendran, del Texas A & M Health Science Center di Houston (Usa). Secondo gli esperti, l'effetto benefico derivante dall'assunzione di verdure crocifere (come cavolini di Bruxelles, cavolo, broccoli e cavolfiore) potrebbe durare anche dopo averne limitato il consumo: “Il nostro studio suggerisce la possibilità che i meccanismi epigenetici siano inizialmente attivati dal sulforafano e dai suoi metaboliti – spiega Rajendran -, e che i processi a valle potrebbero essere prolungati, almeno nel breve termine, anche dopo l'eliminazione di questi composti dall'organismo”.

La ricerca è stata condotta su 28 ultracinquantenni di entrambi i sessi, ai quali è stato chiesto di riportare le loro abitudini alimentari. Inoltre, i soggetti sono stati sottoposti a colonscopia. Confrontando le risposte dei partecipanti con i referti dell'esame, gli studiosi hanno scoperto che l'assunzione regolare di verdure crocifere potrebbe aiutare a prevenire l'insorgenza del cancro, o potrebbe rallentare la crescita tumorale. È, infatti, emerso che i soggetti che mangiavano spesso questi vegetali avevano livelli più alti di espressione del gene soppressore del cancro. Negli individui che, invece, mangiavano broccoli e cavoli raramente, o che non lo facevano mai, l'espressione genica di p16 risultava inferiore. Inoltre, i ricercatori hanno constatato che i benefici derivanti dall'assunzione di broccoli e cavoli persistevano anche dopo che i volontari ne avevano ridotto il consumo.

Secondo gli esperti, il sulforafano sarebbe quindi in grado d'influire su p16, un gene che aiuta a prevenire e a combattere il cancro. Di conseguenza, ipotizzano che l'assunzione frequente della sostanza potrebbe anche rafforzare l'efficacia dei farmaci oncologici. Le proprietà antitumorali delle verdure crocifere sono anche state confermate da un esperimento condotto sui topi e durante uno studio precedente, eseguito dai ricercatori su alcune cellule di colon e prostata coltivate in laboratorio. Tuttavia questo studio avrebbe una valenza maggiore, perché avrebbe dimostrato l'esistenza di effetti benefici anche sugli umani.

“Il nostro lavoro offre prove esaurienti, basate su studi condotti sulle cellule, sugli animali e sugli umani, del fatto che il sulforafano possa aiutare a prevenire il cancro - osserva Rajendran -. Si può quindi affermare la validità di ciò che i nutrizionisti ripetono da anni: bisogna mangiare le verdure”.

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18310-broccoli-e-cavoli-br-contro-il-cancro-br-grazie-al-sulforafano

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SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL 04.01.2016 A CURA DI ANGELA CECERE

4 Gennaio 2016, 11:17am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL 04.01.2016 A CURA DI ANGELA CECERE
SEZ. VANGELO E METEO IL VANGELO DEL 04.01.2016 A CURA DI ANGELA CECERE

A CURA DI ANGELA CECERE S. Angela da Foligno, terziaria Francescana († 1309)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,35-42.
Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli
e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!».
E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?».
Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)»
e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».

11.17

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Cosa vogliono i neonati? Un’app ne "traduce" il pianto

4 Gennaio 2016, 11:16am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO  Cosa vogliono i neonati?  Un’app ne "traduce" il pianto
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO  Cosa vogliono i neonati?  Un’app ne "traduce" il pianto

INSERITO DA KSENIA KUILIKOVA L'Infant Cries Translator segnala se il piccolo ha sonno, fame, ha il pannolino bagnato o prova dolore

Una nuova applicazione per smartphone e tablet sarebbe capace d’interpretare il significato del pianto dei neonati. Riuscirebbe, infatti, a capire e segnalare ai genitori se il piccolo ha fame, ha sonno, prova dolore o necessita di un pannolino asciutto. Il programma, acquistabile sull’App Store o su Google Play al prezzo di circa 3 dollari, si chiama “Infant Cries Translator” ed è stato sviluppato dai ricercatori del National Taiwan University Hospital Yunlin di Taipei (Taiwan), coordinati da Chang Chuan-yu. Secondo gli esperti, l’app sarebbe in grado di distinguere quattro diversi suoni emessi dai neonati in lacrime e di associare un preciso significato a ciascuno di essi.

Per realizzare il programma, gli scienziati asiatici hanno raccolto, per oltre due anni, circa 200 mila effetti acustici emessi da un centinaio di neonati durante i momenti di pianto. Hanno, quindi, inserito tutti i segnali sonori all’interno di una database online e sviluppato un software capace di distinguerli. Sulla base dell’analisi della frequenza delle urla dei piccoli, l’app risulta in grado di scoprirne le necessità. E lo fa nel giro di soli 15 secondi, con un’accuratezza che può raggiungere il 92% nei neonati di meno di due settimane.

Quanto, invece, il bambino raggiunge i sei mesi, l’applicazione diventa meno utile. A quest’età, spiegano gli esperti, il piccolo viene influenzato dall’ambiente che lo circonda. Tuttavia, gli studiosi ritengono che l’app possa rappresentare un’utile strumento per i genitori, soprattutto per quelli che sono alle prese con il primo figlio.

“L’Infant Cries Translator può distinguere quattro diversi tipi di suoni associati al pianto dei bambini, come fame, sonno, dolore e pannolino bagnato – spiega Chang Chuan-yu -. Finora, in base ai feedback degli utenti, abbiamo constatato che l'accuratezza dell’applicazione può raggiungere il 92% nei bambini di età inferiore alle due settimane. Per quanto riguarda i bambini di uno o due mesi, la precisione dell’app può arrivare fino all’84-85%. Infine, nei bimbi di quattro mesi, il programma individua il significato del pianto con un’esattezza del 77%”.

Foto: © famveldman - Fotolia

di Nadia Comerci s.p. (04/01/2016) http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18365-cosa-vogliono-i-neonati-unapp-ne-traduce-il-pianto

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Colesterolo, un vaccino contrasta quello “cattivo”

4 Gennaio 2016, 11:10am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Colesterolo, un  vaccino contrasta  quello “cattivo”
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Colesterolo, un  vaccino contrasta  quello “cattivo”

INSERITO DA KSENIA KUILIKOVA Rafforza l'efficacia delle statine

Un nuovo vaccino sembra in grado di ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” (o Ldl) nel sangue. A realizzarlo, nel corso di uno studio pubblicato sulla rivista Vaccine, sono stati i ricercatori dell'Università del New Mexico di Albuquerque (Usa) e del National Institutes of Health di Bethesda (Usa). Secondo gli esperti, il farmaco potrebbe rafforzare l'efficacia delle statine, i medicinali più utilizzati dalle persone che soffrono di ipercolesterolemia, o addirittura sostituirle.

Gli scienziati, che hanno messo a punto anche il vaccino anti-Hpv, hanno sviluppato un farmaco capace di disattivare la proteina chiamata PCSK9, che regola i livelli di colesterolo nel sangue. In particolare, il medicinale sarebbe in grado di indirizzare le difese immunitarie dell'organismo contro questa molecola, per bloccarne l'operato. In questo modo, riuscirebbe anche a ridurre la quantità di Ldl presente nel flusso sanguigno.

Per testarne l'efficacia, gli autori hanno somministrato il vaccino a un gruppo di topi e ad alcuni macachi. Al termine dell'esperimento, hanno scoperto che nei roditori il vaccino aveva ridotto fino al 55% il colesterolo totale del sangue. Nei primati, invece, aveva diminuito dal 10 al 15% i livelli di Ldl. Inoltre, gli studiosi hanno rilevato che, nei macachi, il medicinale era stato in grado di aumentare del 40% l'efficacia delle statine. Per di più, il suo effetto era durato per circa 90 giorni.

Secondo i ricercatori, se i risultati ottenuti saranno confermati anche dalla sperimentazione sugli umani, il vaccino rappresentare una valida alternativa alle statine. O, almeno, potrebbe rendere questi farmaci più efficaci. “Le statine restano i farmaci più comunemente prescritti per il colesterolo – osserva Alan Remaley, che ha guidato la ricerca -. Anche se risultano efficaci per molte persone, possono causare effetti collaterali. Inoltre, non funzionano correttamente su tutti i pazienti. I risultati del nostro studio sembrano straordinari e suggeriscono che il vaccino potrebbe costituire un nuovo potente trattamento per l'ipercolesterolemia”.

di Nadia Comerci s.p. (13/11/2015)

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Acne, il disturbo più diffuso tra i teenager

4 Gennaio 2016, 11:04am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Acne, il disturbo più  diffuso tra i teenager

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L'acne è il disturbo epidermico più diffuso tra gli adolescenti. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista British Medical Journal, ne soffre circa l'80% dei teenager di entrambi i sessi, anche se in misura diversa. Si manifesta attraverso la comparsa di piccole lesioni cutanee chiamate brufoli o foruncoli, causate dall'infiammazione delle ghiandole sebacee. Queste particelle, che si trovano alla base dei follicoli piliferi, secernono il sebo, una sostanza oleosa che serve a lubrificare l'epidermide e i peli. Se le cellule epiteliali morte restano imprigionate nel sebo, si determina l'occlusione del poro. Questo processo causa l'infiammazione delle ghiandole sebacee, che iniziano a produrre una quantità eccessiva di sebo. Se l'epidermide si rompe, il brufolo si manifesta come una pustola o una papula. Se, invece, il pus non riesce a trovare una via d'uscita, si determina la formazione di una cisti o di un nodulo.

Cause – L'acne può essere causata da fattori batterici, ormonali o genetici. Il disturbo può essere provocato dalla prolificazione di un microrganismo che vive sulla superficie della pelle, chiamato Propionibacterium acnes. In determinate circostanze, il batterio stimola la produzione di sebo e produce una sostanza che causa una risposta immunitaria. Pertanto provoca l'otturazione e l'infiammazione dei pori cutanei. L'acne, inoltre, può essere causato da un livello eccessivo degli ormoni androgeni (in particolare deltestosterone), che determina l'iperattività delle ghiandole sebacee, che finiscono per produrre un'eccessiva quantità di sebo. Infine, l'acne può essere ereditaria, per cui esiste una predisposizione genetica a svilupparla.

Alimentazione - L'acne non è causata da una cattiva alimentazione. Tuttavia, alcuni cibi ne favoriscono l'insorgenza. Si tratta, in particolare, degli alimenti ricchi di zuccheri, dei prodotti lattiero-caseari, dei cibi ad alto indice glicemico, dei cibi eccessivamente salati, del junk food e degli alimenti ricchi di grassi saturi. Pertanto, modificare il regime alimentare potrebbe aiutare ad attenuare i sintomi del disturbo.

Manifestazioni – Esistono diversi tipi di brufoli:

punti bianchi - noti anche come un “comedoni chiusi”, sono brufoli sottocutanei che restano sotto la superficie della pelle. Generalmente di manifestano su viso, collo, schiena e avambraccio. Sono costituiti da raggruppamenti di sebo, cheratina e microrganismi che si accumulano all'interno dei follicoli piliferi;

punti neri - chiamati anche “comedoni aperti”, sono chiaramente visibili. Si manifestano sulla superficie e assumono un colorito scuro. Derivano dalla dilatazione e dall'apertura dei punti bianchi o comedoni chiusi. La colorazione della sommità del comedone non è dovuta alla sporcizia, ma al deposito di melanina e all'azione ossidante dell'ossigeno. In ogni caso, una scarsa pulizia della pelle può favorirne la comparsa;

papule - sono piccole lesioni della pelle, di consistenza solida e forma cilindrica. A differenza delle pustole, non contengono pus. Generalmente hanno un diametro inferiore ai 10 millimetri. Possono essere determinate da un'infiammazione causata da un'escoriazione della pelle o da un'infezione, ma anche dalla crescita anomala dei vasi sanguigni o delle cellule epidermiche;

pustole – sono impurità cutanee ripiene di pus. Sono chiaramente visibili sulla superficie della pelle, anche perché risultano in rilievo. Sono costituite da una cavità rossastra contenente una piccola sacca di pus;

noduli - sono morfologicamente simili alle papule, ma risultano più grandi. Sono causati dall'accumulo di secrezioni in profondità e al tocco possono essere dolorosi;

cisti - sono grumi sottocutanei ripieni di pus, che risultano visibili sulla superficie della pelle, perché ne determinano il rigonfiamento. Sono dolorose e, se non trattate correttamente, possono lasciare cicatrici.

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18303-acne-il-disturbo-piu-diffuso-tra-i-teenager

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Inverno: consigli pratici per affrontare il freddo

4 Gennaio 2016, 10:59am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Inverno:  consigli pratici per  affrontare il freddo

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il freddo può mettere a dura prova la salute. Lo sa bene chi ha a che fare con patologie croniche, che nei mesi in cui le temperature sono più basse corre il rischio di vederne riacutizzarsi i sintomi, ma non solo. Indipendentemente dal nostro stato di salute e dalla nostra età, tutti corriamo il rischio di trovarci alle prese con i cosiddetti malanni di stagione, soprattutto se non ci proteggiamo adeguatamente dalle basse temperature.

Ecco qualche consiglio per evitare che ad avere la meglio siano i microbi o le patologie con cui i malati cronici sono costretti a convivere quotidianamente.

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/18284-inverno-br-consigli-pratici-per-br-affrontare-il-freddo

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Terza età, la felicità è il segreto per mantenersi indipendenti

4 Gennaio 2016, 10:48am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Terza età,  la felicità è il segreto  per mantenersi indipendenti

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Gli anziani che si godono la vita la affrontano con meno difficoltà quotidiane

Godersi la vita aiuta a mantenersi attivi e indipendenti nonostante lo scorrere degli anni: secondo uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal durante la terza età esiste una stretta associazione, indipendente da fattori importanti come lo stato di salute o le disponibilità economiche, tra la capacità di affrontare i piccoli impegni della vita di tutti i giorni e la felicità.

La ricerca, frutto del lavoro di Andrew Steptoe e colleghi dell'University College di Londra, ha coinvolto 3.199 uomini e donne di età minima pari a 60 anni. Le informazioni raccolte attraverso questionari in cui è stato chiesto a tutti i partecipanti di valutare il loro livello di felicità assegnando un punteggio da 1 a 4 ad affermazioni come “mi piacciono le cose che faccio” o “in questi giorni mi sento pieno di energie” sono state combinate con dati sulla loro capacità di svolgere attività come alzarsi dal letto, vestirsi o lavarsi. E' stato così scoperto che gli anziani più felici hanno una probabilità 3 volte inferiore rispetto a quelli meno felici di andare incontro a disabilità che minano la loro autonomia nella vita di tutti i giorni. “Ciò – ha spiegato Steptoe – non è dovuto al fatto che le persone più felici godano di migliori condizioni di salute, o siano più giovani, o più ricche, o conducano dall'inizio stili di vita più salutari, dato che quando teniamo conto di questi fattori l'associazione continua ad esistere”.

“I nostri lavori precedenti hanno dimostrato che le persone anziane che si godono di più la vita hanno una maggiore probabilità di sopravvivere negli 8 anni successivi; quello che dimostra questo studio – ha concluso Steptoe – è che riescono anche a mantenere migliori funzioni fisiche”.

di Silvia Soligon http://salute24.ilsole24ore.com/articles/16345-terza-eta-la-felicita-e-il-segreto-per-mantenersi-indipendenti

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Over 60, una vita sedentaria porta alla disabilità

4 Gennaio 2016, 10:44am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Over 60, una vita  sedentaria porta  alla disabilità

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Un nuovo studio punta il dito contro l'abitudine di stare seduti per troppo tempo

Durante la terza età garantirsi i livelli di attività fisica raccomandati dagli esperti non è l'unica precauzione da prendere per ridurre il rischio di sviluppare una disabilità. Secondo un nuovo studio apparso sulle pagine del Journal of Physical Activity & Health anche gli anziani che si mantengono fisicamente attivi devono ridurre il più possibile le ore trascorse stando seduti. Infatti dopo i 60 anni per ogni ora passata accomodati su una sedia o su una poltrona il rischio di non riuscire più a portare a termine autonomamente semplici compiti come mangiare, vestirsi o prendersi cura della propria igiene personale aumenta del 46%.

Gli autori dello studio, guidati dall'esperta della Feinberg School of Medicine di Chicago Dorothy Dunlop, hanno utilizzato per le loro analisi i dati relativi a oltre 2 mila persone di età pari o superiore ai 60 anni. Rispetto ad altre ricerche condotte in precedenza i livelli di sedentarietà non sono stati valutati sulla base delle dichiarazioni dei partecipanti, ma facendo indossare loro un accelerometro. In questo modo è stato possibile confermare le ipotesi scaturite dagli studi precedenti e dimostrare che l'esistenza di un legame tra sedentarietà e disabilità è un potenziale problema reale.

“Significa che gli anziani devono ridurre la quantità di tempo che trascorrono stando seduti, di fronte alla tv o al computer, indipendentemente dal fatto che svolgano un'attività fisica moderata o intensa”, spiega Dunlop, che non manca di fornire qualche consiglio per ridurre al minimo le ore passate in posizione seduta: stare in piedi mentre si parla al telefono, evitare di compiere brevi tragitti in auto anziché a piedi, parcheggiare un po' più lontano del solito dalla propria destinazione e, se possibile, preferire le scale all'ascensore. Lo sforzo richiesto non sembra particolarmente gravoso, mentre i benefici che se ne possono trarre in termini di qualità della vita appaiono decisamente significativi.

Foto: © PictureArt - Fotolia.com

di Silvia Soligon (17/07/2014)

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Ictus, per le donne le conseguenze sono peggiori

4 Gennaio 2016, 09:46am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Ictus, per le donne  le conseguenze  sono peggiori

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA A un anno di distanza la qualità della vita è inferiore a quella degli uomini

L'ictus lascia strascichi più importanti nella vita delle donne che in quella degli uomini. A darne prova è una ricerca condotta al Wake Forest Baptist Center di Winston-Salem (Stati Uniti): secondo i risultati pubblicati sulle pagine di Neurology la qualità della vita delle donne sopravvissute a questo evento cerebrovascolare è peggiore rispetto a quella degli uomini sia in termini di capacità motorie, sia per il dolore, i fastidi e i problemi di ansia o depressione con cui devono convivere.

Gli autori dello studio, guidati dalla docente di neurologia Cheryl Bushnell, hanno valutato la qualità della vita di 1.370 pazienti di età compresa tra i 56 e i 77 anni 3 mesi e 1 anno dopo l'ictus o l'attacco ischemico transitorio da cui sono stati colpiti. “Abbiamo scoperto – ha spiegato l'esperta - che le donne hanno una qualità della vita peggiore rispetto agli uomini fino a 12 mesi dopo un ictus, anche dopo aver tenuto conto di importanti differenze nelle variabili sociodemografiche, nella gravità dell'ictus e nella disabilità”. I problemi sono particolarmente evidenti nelle donne over 75, ma come ha precisato Bushell anche se le donne incluse nello studio erano più anziane rispetto agli uomini “l'età ha davvero un effetto molto limitato sulla qualità della vita”.

“Dato che sempre più persone sopravvivono all'ictus – ha concluso Bushnell - i medici e gli altri operatori sanitari dovrebbero fare attenzione i problemi riguardanti la qualità della vita per mettere a punto strategie d'intervento migliori, inclusi strumenti di screening genere-specifici, per migliorare le vite dei pazienti”.

di Silvia Soligon http://salute24.ilsole24ore.com/articles/16390-ictus-per-le-donne-le-conseguenze-sono-peggiori

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