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VELASCA VIMERCATE NEWS Piscina comunale, quante sorprese da settembre!

30 Agosto 2016, 12:52pm

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

VELASCA VIMERCATE NEWS Piscina comunale, quante sorprese da settembre!
VELASCA VIMERCATE NEWS Piscina comunale, quante sorprese da settembre!

INSERITO DA MORENA MOTTA Vimercate. La Stagione Sportiva 2016-2017 si apre con una piacevole novità per gli utenti del Centro Sportivo di Vimercate (Via degli Atleti, 1) dove IN SPORT – Società sportiva dilettantistica riconosciuta CONI che promuove l'attività sportiva all’insegna del claim “Allenati a star bene” – ha effettuato, in accordo con l’Amministrazione Comunale, lavori di manutenzione straordinaria: una rinnovata veste per gli spogliatoi grazie al rifacimento delle docce, del pavimento della zone docce e dei servizi, un nuovo fondo per la vasca ricreativa e altri lavori di riqualificazione degli impianti tecnologici.

News anche sul fronte delle attività:
· nuovi e sempre più vari programmi di nuoto libero, con 30 minuti in più il Sabato e la Domenica;
· per i mattinieri, un corso di acquagym in acqua alta anche alle 7.00 il Martedì;
· tanti nuovi orari aggiuntivi per la scuola nuoto affinché sempre più bimbi possano trovare l’orario più comodo per le loro esigenze;
· grande novità per gli amanti del fitness terrestre, da Ottobre, iniziano i corsi di pilates e zumba.
Info e orari su: http://www.insportsrl.it/attachments/brochure-vimercate-16-A4(ok).2.pdf
Per i camp estivi, che hanno registrato un ottimo andamento, si segnalano ancora pochi posti disponibili per la settimana dal 29 Agosto al 2 Settembre e quella dal 5 al 9 Settembre. Poi l’attesa per le prossime avventure da vivere ad IN CAMP sarà molto breve, perché la formula verrà proposta anche per le vacanze di Natale e di Pasqua.
Lido estivo aperto fino al 31 Agosto e dal 1 Settembre si riparte anche con il Progetto “Movement”: un programma di ampio respiro fondato sul “movimento” inteso come lotta alla sedentarietà e strumento di salute che, sino ad ora, ha coinvolto oltre 14.000 partecipanti attraverso eventi totalmente gratuiti incentrati sul benessere, divertimento e socializzazione per tutti, senza barriere e senza distinzioni di sesso, età, condizione fisica.

FONTE di Paolo Fossati IL VIMERCATE.ORG

http://www.ilvimercate.org/sport/1169-piscina-comunale-quante-sorpresa-da-settembre.html

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MONZA E PROVINCIA NEWS Seregno, donna uccisa a colpi di pistola: fermato l’ex compagno, in auto aveva l’arma

30 Agosto 2016, 12:45pm

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

MONZA E PROVINCIA NEWS Seregno, donna uccisa a colpi di pistola: fermato l’ex compagno, in auto aveva l’arma
MONZA E PROVINCIA NEWS Seregno, donna uccisa a colpi di pistola: fermato l’ex compagno, in auto aveva l’arma

INSERITO DA MORENA MOTTA È stato arrestato poco dopo le 20 di lunedì 29 agosto l’uomo ritenuto responsabile del ferimento mortale della sua ex compagna a Seregno. Attilio Berlingeri, 56 anni, originario di Rosarno, nel calabrese, avrebbe sparato a Carmela Aparo, 64 anni, intorno alle 19 in via Gramsci nella città in cui risiedevano.

Grazie alle ricerche coordinate nell’immediatezza dalla centrale operativa del comando provinciale di Milano dei Carabinieri, Berlingeri, pluripregiudicato, è stato intercettato e bloccato a Cinisello Balsamo dai militari del comando locale e da quelli delle compagnie di Seregno e Desio, mentre al volante della sua autovettura stava cercando la fuga. Dentro il veicolo, i Carabinieri hanno rinvenuto il revolver con cui l’uomo ha sparato più volte alla vittima all’altezza del torace ed un’accetta.

La donna, apparsa in gravissime condizioni fin da subito, circostanza che non le ha impedito di indicare ai soccorritori il nome del suo aggressore, è morta subito dopo l’arrivo all’ospedale San Gerardo di Monza, dove era stata trasportata d’urgenza da un’ambulanza di Seregno soccorso.

Era arrivata in codice rosso al San Gerardo alle 19.46 e trasferita subito in sala operatoria per ferite e lesioni al torace. Le condizioni sono apparse subito gravissime, per la perdita di sangue e la rottura della milza. Carmela Aparo è deceduta alle 20.35 in sala operatoria.

Si tratterebbe di un finale tragico sulla chiusura della loro storia insieme.

FONTE di Paolo Colzani IL CITTADINO MB

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SEZ. VARIE NEWS Ipertensione, 8 consigli per tenerla sotto controllo naturalmente (o quasi)

30 Agosto 2016, 12:39pm

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. VARIE NEWS Ipertensione, 8 consigli per tenerla sotto controllo naturalmente (o quasi)
SEZ. VARIE NEWS Ipertensione, 8 consigli per tenerla sotto controllo naturalmente (o quasi)

INSERITO DA MORENA MOTTA Il peso è uno dei determinanti più importanti quando si parla di ipertensione, ecco perché va tenuto sotto controllo. «Un dimagrimento anche solo di pochi chilogrammi può fare una grande differenza - spiega infatti al magazine Health il dottor John Bisognano, presidente dell'American Society for Hypertension - quindi il primo passo nelle persone con sovrappeso o obesità è quello di ridurre l'apporto calorico complessivo».

Fare attività fisica costantemente

Almeno 150 minuti di attività fisica settimanale sono la quota minima raccomandata per rimanere in buona salute (non lasciatevi impressionare, sono giusto 15 minuti due volte al giorno, dal lunedì al venerdì). «L'importante è però farli con regolarità - avverte il dottor Pablo Werba, Responsabile dell'Unità Prevenzione Aterosclerosi del Centro Cardiologico Monzino, IRCCS - scegliendo l'attività aerobica più adatta al vostro stile di vita e, soprattutto, procedendo per gradi. Una volta normalizzata la pressione, sarà poi possibile integrare il programma di lavoro settimanale con esercizi di resistenza per il rinforzo muscolare, senza però esagerare con il carico dei pesi».

Tagliare il sale

«Sia che si parli di sale tradizionale, come pure di quello contenuto in alimenti quali ad esempio salumi e formaggi, prodotti in salamoia o snack, ridurne il consumo può realmente fare una grande differenza quando si parla di ipertensione», sottolinea ancora Werba che, dopo aver riconosciuto i benefici della dieta DASH, povera di sale ma ricca di frutta, verdura, cereali integrali e latticini a basso contenuto di grassi, mette invece in guardia dalla tendenza sempre più diffusa di consumare i pasti fuori casa, «perché i ristoratori concentrano naturalmente la loro attenzione sul sapore del prodotto, che è esaltato dal sale, rendendo così impossibile per i clienti tenerne sotto controllo la quantità giornaliera consumata».

Trovare il modo di rilassarsi

«Lo stress è un importante fattore scatenante dell'aumento della pressione sanguigna - conferma lo specialista del Monzino - quindi imparare una qualsiasi tecnica di rilassamento, dallo yoga al tai-chi fino alla meditazione, può giovare a prevenire o ridurre l'ipertensione. Come però per l'esercizio fisico, anche in questo caso è importante scegliere qualcosa che piaccia e che si possa fare con continuità».

Non esagerare con gli alcolici

Un recente studio ha scoperto che i ventenni che si ubriacano regolarmente hanno una maggior probabilità di soffrire di pre-ipertensione (una condizione che può poi degenerare in ipertensione vera e propria) rispetto ai loro coetanei che fanno un uso moderato di alcool. «Sebbene la soglia di tolleranza agli alcolici sia soggettiva - avverte ancora Werba - occorre sempre prudenza nelle quantità, fermo restando che chi non ha mai bevuto in vita sua, è bene che continui a non farlo».

Dormire meglio

Una ricerca del 2009 aveva evidenziato che un'ora in meno di sonno ogni notte aumentava del 37% le probabilità di soffrire di ipertensione entro cinque anni, mentre un report del 2015 ha posto l'accento sulle apnee notturne, una sindrome cronica molto più frequente di quanto si possa immaginare, che si manifesta con l'interruzione (o l'eccessivo rallentamento) della respirazione durante il sonno, con conseguente peggioramento della qualità dello stesso: le pause solitamente durano alcuni secondi e, in genere, la respirazione riprende con un sonoro russamento. «La qualità del sonno può influire molto sull'aumento della pressione sanguigna - conferma l'esperto - e se si è soliti russare e si soffre al tempo stesso di pressione alta, è bene fare un controllo per accertare la patologia, perché le apnee notturne sono spesso una causa nascosta dell'ipertensione».

Limitare la caffeina

«È ovvio che se una persona beve da 4 a 6 tazzine di caffè in un colpo solo, la pressione sanguigna si alza - spiega Werba - ma in realtà questo non lo fa nessuno e la dose massima raccomandata di 3 tazzine giornaliere non rappresenta di per sé un problema per quanto riguarda la pressione sanguigna. Casomai, è da considerare il diverso effetto che la caffeina può avere sulle persone: non essendo infatti metabolizzata allo stesso modo da tutti, può provocare ipertensione in un soggetto ma assolutamente nulla in un altro. Per capirlo, basta misurare la pressione sanguigna dopo 30 minuti dall'assunzione di una tazzina di caffè: se resta inalterata, non abbiamo di che preoccuparci».

Considerare gli altri problemi di salute

«Occorre sempre considerare il quadro generale del paziente - raccomanda Werba - perché la pressione alta può essere la spia di un'altra patologia ma anche essere causata da fattori esogeni, come un eccessivo consumo di liquirizia, nota per aumentare la pressione, o l'uso di particolari medicinali, come ad esempio gli spray nasali che contengono farmaci vasocostrittori, gli antidepressivi, i corticosteroidi o la pillola anticoncezionale. Ovviamente, non bisogna decidere arbitrariamente di sospendere l'assunzione di questi farmaci, bensì rivolgersi al proprio medico che, fatti gli opportuni controlli, provvederà ad aggiustarne il dosaggio o a trovare una terapia alternativa».

FONTE di Simona Marchetti CORRIERE DELLA SERA

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SEZ. DISABILITà NEWS I parchi non si visitano, si devono vivere

30 Agosto 2016, 10:06am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITà NEWS I parchi non si visitano, si devono vivere

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Rampe e passerelle, parcheggi riservati, segnaletica chiara anche a chi ha deficit visivi o cognitivi, aree di sosta e servizi privi di barriere: glistrumenti per l’inclusionedovrebbero essere noti a tutti i progettisti. Quello che serve, in particolare all’interno dei parchi naturali e in considerazione del loro valore per il benessere personale e sociale, è fare un passo ulteriore e rendere accessibili non solo i percorsi, ma anche le esperienze, “perché i parchi non si visitano, si devono vivere”»: è questo uno dei principali messaggi emersi dall’interessante convegno intitolato Parchi naturali e didattici: una bella storia da comunicare, tutto dedicato all’accessibilità dei parchi naturali e svoltosi qualche tempo fa presso il Parco di San Rossore (Pisa) (se ne legga anche la nostra ampiapresentazione).

L’iniziativa – che ha messo a confronto progettisti, architetti, agronomi, esperti di ambiente, mobilità e comunicazione – è stata voluta da CERPA Italia (Centro Europeo per la Ricerca e la Promozione dell’Accessibilità), con la collaborazione e il contributo della Regione Toscana, del CRID-TSC (Centro Regionale di Informazione e Documentazione sull’Accessibilità) e dello stesso Parco di San Rossore, «soggetti che – come si era detto a suo tempo – condividono come comune denominatore la centralità della persona, i suoi bisogni rispetto alla disabilità e vulnerabilità, il benessere ambientale e la sicurezza all’interno di una dimensione inclusiva, ossia non discriminante, avendo a cuore, contemporaneamente, l’educazione alla conoscenza e al rispetto della natura ospitante».

Attualmente, nel sito di CERPA Italia, sono già disponibili tutti gli atti del convegno e anche numerose videointerviste realizzate con relatori e ospiti, oltre a un breve reportage sul camminamento per carrozzine, che scorrendo lungo il fiume Morto Vecchio, porta fino alle dune in riva al mare del Parco di San Rossore. Ne suggeriamo caldamente la consultazione.(S.B.)

SUPERANDO

 

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SEZ RICETTE Penne fredde pomodoro, mozzarella e olive nere

30 Agosto 2016, 10:00am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ RICETTE Penne fredde pomodoro, mozzarella e olive nere
SEZ RICETTE Penne fredde pomodoro, mozzarella e olive nere

A CURA DI MORENA MOTTA

per 4 persone:

350 gr di penne

350 g di pomodori (maturi)

200 gr di mozzarella

olive nere snocciolate

un mazzetto di basilico

4 cucchiai di olio di oliva

sale e pepe

PROCEDIMENTO:

Sbollentate appena i pomodori e tagliateli a pezzetti.

Potete già mettere a cuocere la pasta in abbondante acqua salata.

Unite le olive nere ai pomodori e condite con sale, pepe e olio.Tagliate poi la mozzarella a dadini ed unitela al resto. Completate spolverando con il basilico spezzettato.
Scolate la pasta e unitela al condimento preparato. Mescolate e amalgamate il tutto.

Lasciar riposare in frigorifero per almeno un’ora. Togliere dal frigorifero almeno mezz’ora prima di servire le penne.

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SEZ. DISABILITà NEWS L’INPS, il welfare e l’indennità di accompagnamento

30 Agosto 2016, 10:00am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITà NEWS L’INPS, il welfare e l’indennità di accompagnamento

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Nello scorso mese di luglio l’INPS ha reso pubblico il proprio XV Rapporto Annuale, che in questa edizione ha dedicato uno specifico capitolo alle politiche di sostegno rivolte allapopolazione non autosufficiente. Il capitolo prende le mosse dalle sfide cui sarà sottoposto negli anni futuri il nostro sistema di welfare, per passare poi a un ripensamento dell’attuale modello di Long Term Care(d’ora in poi LCT, che in italiano significa letteralmente “cure a lungo termine”), fornendo linee di indirizzo per una futura riforma di esso.

Le stime suggeriscono che nei prossimi cinque decenni (2010-2060) la popolazione anziana raddoppierà, passando da 13,2 a 20 milioni di persone, delle quali 6 milioni avranno più di 85 anni, un valore tre volte superiore a quello registrato nel 2010 (quando gli over 84 erano 1,7 milioni). Non si hanno elementi per affermare che l’aumento della longevità possa andare di pari passo con un aumento della speranza di vita in buona salute, e pertanto – poiché la disabilità risulta prevalente tra le persone anziane – avremo una crescente incidenza delle fasce di popolazione a maggior rischio di non autosufficienza, che passeranno da meno di un quinto a un terzo della popolazione complessiva.
Secondo le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato, la spesa per la non autosufficienza dovrebbe quindi aumentare dall’1,9% al 3,2% del Prodotto Interno Lordo (PIL), valore che, in base all’andamento epidemiologico, potrebbe comunque risultare sottostimato.
In aggiunta, la riduzione dei tassi di fecondità e del numero di componenti dei nuclei familiari rappresenteranno un ulteriore elemento di crisi del nostro sistema di welfare che poggia largamente sulle famiglie, sia in termini di cure prestate ai propri componenti che di copertura dei costi diretti di natura sociale e sanitaria (inclusa l’assunzione di assistenti familiari). Tale modello non potrà infatti fronteggiare il crescente invecchiamento della popolazione, sia perché dipendente da un incremento irrealistico del numero dei caregiver familiari (si stima che nel 2060 dovrebbero aumentare di quattro volte, per garantire un supporto pari a quello odierno alle persone non autosufficienti), sia perché vulnerabile al ciclo economico e all’andamento dei flussi migratori e dell’occupazione.

La spesa italiana per l’LTC (che comprende la spesa sanitaria per l’LTC, le indennità di accompagnamento e gli interventi socio-assistenziali, erogati a livello locale, rivolti alle persone con disabilità e agli anziani non autosufficienti) risulta di poco superiore alla media europea in rapporto al PIL (l’1,8% rispetto all’1,6% della media dell’Unione Europea), ma più bassa di quella sostenuta dai principali Paesi europei in rapporto alla popolazione con disabilità. Inoltre, ciò che contraddistingue la spesa italiana in LCT è il suo esseresbilanciata in favore dei trasferimenti monetari rispetto alle prestazioni in natura, e segnatamente alla rete territoriale dei servizi, che offre un grado di copertura a livello medio nazionale piuttosto basso e con significative differenze territoriali.
L’INPS ricostruisce quindi il quadro italiano delle prestazioni per la disabilità, e della relativa spesa pubblica, evidenziando come l’indennità di accompagnamento, della quale fruiscono circa 2 milioni di persone, rappresenti la principale forma di supporto pubblico per la non autosufficienza in Italia, raggiungendo 6 persone con disabilità su 10 (l’ISTAT stima infatti che le persone con limitazioni funzionali gravi siano 3,1 milioni).
Complessivamente la spesa per disabilità e LCT viene stimata in 35,4 miliardi di euro, calcolo in cui l’INPS considera anche il costo connesso ai permessi lavorativi (Legge104/92) e ai congedi straordinari (articolo 42, comma 5 del Decreto Legislativo 151/01), che non viene incluso dalla Ragioneria Generale dello Stato nell’aggregato di spesa pubblica per LTC, ma che ha assunto negli anni una consistenza significativa, attestandosi a 3,1 miliardi di euro. Un valore, questo, non molto distante da quello della rete territoriale degli interventi e servizi sociali offerti dai Comuni, pari a 3,9 miliardi di euro.

Assistenza a uomo anziano in carrozzina

L’indennità di accompagnamento, della quale fruiscono circa 2 milioni di persone, rappresenta la principale forma di supporto pubblico per la non autosufficienza in Italia, raggiungendo 6 persone con disabilità su 10

È interessante notare inoltre come il numero totale delle prestazioni erogate dall’INPS – tra indennità di accompagnamento e permessi lavorativi – risulti superiore al numero dei beneficiari, poiché una stessa persona può usufruire di entrambe le prestazioni. Ad esempio, nel solo settore privato il 56,3% dei permessi lavorativi è fruito in relazione a persone che beneficiano di indennità di accompagnamento. Segno che, in un sistema di welfare come il nostro, ancorato a una forte delega alle famiglie, i permessi lavorativi possono svolgere una funzione complementare nel contrastare le carenze del sistema di cura formale. Considerazione, questa, cui si deve associare anche una riflessione sull’adeguatezza dei trasferimenti monetari. L’importo dell’indennità di accompagnamento per il 2016 è infatti di 512,34 euro mensili, mediamente inferiore ai costi connessi all’assistenza di una persona non autosufficiente.
Nel 2015 si rileva che 6 beneficiari di indennità di accompagnamento su 10 hanno un’età superiore ai 75 anni. La durata media delle prestazioni è calcolata in 4,9 anni. Segno che un beneficiario, nella maggior parte dei casi anziano, cui vengono riconosciute le condizioni sanitarie per l’accesso all’indennità di accompagnamento, riceve in media 30.000 euro di trasferimenti monetari nel corso della sua vita.

L’INPS passa poi ad analizzare due tesi che ricorrono, in questi anni, nel dibattito sull’indennità di accompagnamento. La prima relativa ai suoi eccessivi costi, da cui le varie proposte di introdurre la prova dei mezzi come vincolo di erogazione o di rendere il beneficio soggetto all’imposta sul reddito. La seconda concernente gli evidenti squilibri territorialinel riconoscimento della provvidenza, che lascerebbero supporre l’esistenza di abusi.
Riguardo la prima tesi, nella sua analisi l’INPS stima le condizioni economiche dei percettori di indennità di accompagnamento, rilevando che più di due terzi della spesa totale in indennità di accompagnamento è erogata a favore di persone con reddito da pensione inferiore a 15.000 euro. Pertanto, conclude l’INPS, si evidenzia uno stretto legame tra povertà e disabilità, tale da far ritenere che le proposte di riforma da più parti avanzate possano produrre un paradosso: «Se da un lato aumentano i costi amministrativi e l’eventuale effetto “stigma” dei richiedenti, dall’altro potrebbero avere un impatto limitato sulla sostenibilità finanziaria del sistema».
In relazione invece alla seconda tesi, occorre premettere che già da tempo «Condicio.it», portale della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), ha affrontato il tema delle differenze territoriali nella distribuzione dei beneficiari di indennità di accompagnamento, contestando la cosiddetta “teoria degli abusi” e avanzando delle riflessioni, supportate da dati, sulle possibili interpretazioni del fenomeno (se ne legga ad esempio qui e qui) [riflessioni analoghe sono state riprese più volte, in questi anni, anche da «Superando.it», N.d.R.]. Per l’occasione era stata evidenziata anche la necessità di ulteriori livelli di indagini, capaci di cogliere l’esistenza di correlazioni statisticamente significative tra variabili che possano spiegare gli squilibri territoriali.
In questo quadro l’INPS fornisce quel necessario e richiesto supplemento di indagine, dimostrando che la variabilità territoriale nel numero dei beneficiari di indennità di accompagnamento può essere spiegata dalla struttura demografica, dagli andamenti epidemiologici e dal contesto socio-economico, nonché dalle difformità nell’offerta di prestazioni socio-assistenziali a livello locale che influenzano la decisione di presentare la domanda di accertamento.
In sostanza, l’INPS rileva che il numero di beneficiari di indennità di accompagnamento in rapporto all’intera popolazione residente sul territorio nazionale è di circa il 3,6%, con valori di circa il 20% più alti della media nazionale nel Centro-Sud. Tuttavia l’analisi realizzata dimostra l’esistenza di una correlazione tra il numero di percettori di indennità di accompagnamento e l’andamento di alcune variabili di contesto. L’entità dei beneficiari cresce in relazione al numero di anziani residenti per Provincia e al numero di dimissioni ospedaliere per tumori e malattie del sistema nervoso, che sono i principali fattori invalidanti alla base delle concessioni di indennità di accompagnamento. Al contrario, il numero dei beneficiari si riduce nelle Province con più alto valore aggiunto pro capite e con un importo medio dei redditi da pensione più elevato. Inoltre, si rileva che maggiore è la disuguaglianza nei redditi da pensione individuali, maggiore è il numero di beneficiari a livello provinciale. Esiste infine una quota di variabilità territoriale che non può essere spiegata dai fattori considerati nell’analisi e che l’INPS suggerisce possa dipendere da altre caratteristiche di contesto, come ad esempio il differente grado di copertura e di spesa dei Comuni per il sostegno ad anziani e disabili o le disomogeneità connesse all’accertamento sanitario.

Commissione per accertamento dell'invalidità

Sono molteplici i vantaggi individuati dall’affidamento in convenzione all’INPS, da parte delle Regioni, delle funzioni relative all’accertamento dei requisiti sanitari per ottenere l’indennità di accompagnamento

Riguardo quest’ultimo aspetto, in particolare, il Rapporto fornisce i dati delle sperimentazioni relative all’affidamento in convenzione all’INPS, da parte delle Regioni, delle funzioni relative all’accertamento dei requisiti sanitari, in modo da unificare in capo all’Istituto l’intero procedimento. Molteplici risultano i vantaggi individuati, che concernono: la contrazione delle risorse umane e quindi economiche impegnate nel procedimento; la riduzione dei tempi di fornitura del servizio, con benefìci sia per la persona con disabilità, sia in termini di riduzione del pagamento degli interessi di mora per il ritardo nell’erogazione delle prestazioni; l’omogeneizzazione delle modalità di accertamento, con ricadute in termini di contenziosi e quindi di contrazione dei costi per il sistema giudiziario e per l’INPS nei casi di soccombenza; la riduzione di eventuali visite ripetute a carico dei cittadini; l’immediata disponibilità di dati sulla disabilità.

Passiamo infine alle linee di indirizzo fornite dall’INPS per la riforma dell’LCT in Italia.
Il primo elemento di riflessione riguarda il sistema dei permessi lavorativi, che di fatto ratifica un modello di welfare ancorato al lavoro di cura familiare. L’Istituto evidenzia come tale modello non solo risulti insostenibile a lungo termine, a causa degli andamenti demografici, ma denuncia anche un livello significativo di spesa per i permessi lavorativi che potrebbe essere diversamente orientato.
Tali costi vengono stimati in circa 3 miliardi di euro, sottolineando però come non vi siano certezze sulla loro effettiva destinazione ed efficacia, mentre le differenze rilevate tra settori e comparti lascerebbero ipotizzare un uso improprio dello strumento. L’INPS suggerisce pertanto un impiego alternativo di queste risorse, che possa essere destinato a «rafforzare i servizi territoriali magari facendoli confluire in un Fondo perequativo a garanzia di livelli minimi del servizio per quelle Regioni che su questo terreno risultano più indietro».
Un secondo elemento su cui si concentrano le proposte dell’Istituto è quello dell’indennità di accompagnamento. L’INPS sostiene che «se da un lato l’indennità di accompagnamento ha un importante effetto nel ridurre il rischio di povertà tra le fasce più vulnerabili della popolazione, la sua attuale architettura non è in grado di discriminare tra diversi livelli di gravità della condizione di non autosufficienza e i costi che ne derivano». Per cui propone di «introdurre la prova dei mezzi, uscendo dal principio risarcitorio della disabilità, nella concessione dell’indennità di accompagnamento in modo da graduarla in proporzione inversa rispetto al bisogno economico e rafforzandola direttamente rispetto al grado di disabilità [grassetti nostri nelle due ultime citazioni, N.d.R.]».
Sebbene si possa concordare nel ritenere che le prestazioni fornite debbano essere commisurate all’intensità del supporto necessario alla persona non autosufficiente, la proposta lascia tuttavia intendere una concezione dell’indennità di accompagnamento come misura di integrazione al reddito, laddove invece essa è – attualmente – sganciata dalla prova dei mezzi, proprio perché si tratta di una misura compensativa rispetto alla carenza di servizi e interventi sul territorio, ovvero alla mancanza di una progettazione (e realizzazione) di spazi, beni e servizi che siano realmente per tutti. In questa direzione, un cambiamento nella ragion d’essere della provvidenza dovrebbe andare di pari passo con la revisione anche degli importi, considerando che la disabilità rappresenta uno dei maggiori fattori di impoverimento delle famiglie.

Ancora, le linee di indirizzo suggeriscono di introdurre «incentivi all’utilizzo di strutture residenziali sanitarie per contenere i costi sanitari, rafforzando il valore della prestazione economica alternativa rispetto a quella garantita dall’indennità di accompagnamento (voucher come nel caso della Germania)». In questo caso, i benefìci ventilati dall’INPS in termini di risparmi sanitari si accompagnano però a una serie di interrogativi, legati al rischio di ricoveri impropri, ossia di sanitarizzazione del bisogno e dell’abitare. In altre parole ci chiediamo se non sia parimenti auspicabile che tali incentivi possano essere pensati anche per rafforzare la possibilità della persona non autosufficiente di rimanere nel proprio contesto abitativo. Nonché di avviare, laddove necessari, percorsi di ospedalizzazione a domicilio.

Infine, l’INPS suggerisce «una ridefinizione del concetto di disabilità che lasci spazi ridottissimi alla discrezionalità delle Commissioni locali». Una parte delle differenze territoriali nella concessione dell’indennità di accompagnamento, tanto rimarcate nel dibattito pubblico, vengono infatti spiegate dall’assenza di criteri di accertamento univoci e uniformi. E in effetti la normativa vigente è quanto mai vaga nell’indicare la criteriologia da applicare per definire la cosiddetta «impossibilità allo svolgimento degli atti quotidiani della vita». Né sono mai stati recepiti e adottati formalmente strumenti e scale, pur largamente presenti in letteratura scientifica e nella pratica clinica, che sarebbero utili in tal senso restituendo trasparenza e uniformità alle valutazioni.

di Daniela Bucci* SUPERANDO

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Sez. Disabilità news "Assistenza agli alunni disabili Palermo segua l'esempio Trapani"

30 Agosto 2016, 09:54am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

Sez. Disabilità news "Assistenza agli alunni disabili Palermo segua l'esempio Trapani"

INSERITO DA MORENA MOTTA “In un momento in cui i bilanci degli enti locali sono in dissesto, i primi servizi che la politica taglia sono quasi sempre quelli sociali e per i disabili. Siamo soddisfatti nell’aver appreso che il Libero consorzio di Trapani ha deciso la prosecuzione del servizio di assistenza scolastica per gli alunni sordi, ciechi o con gravi disabilità psicofisiche”. Lo dice Angelo Barranca, segretario generale per la Sicilia della Cisal Attività sociali. “Non possiamo che elogiare i servizi sociali e pari opportunità per aver dato ai ragazzi meno fortunati la possibilità di poter usufruire di attività importanti - dice Barranca - ma non posso pensare che il libero consorzio di Trapani sia più virtuoso dell’area metropolitana di Palermo, dove abbiamo fortunatamente il sindaco Orlando: visti i tempi incomprimibili, il Professore conceda una proroga alle cooperative e la possibilità agli enti di accreditarsi, facendo in modo che dal 14 settembre anche i ragazzi disabili possano recarsi a scuola come tutti gli altri ragazzi e usufruire dei cinque sevizi come previsto dalla legge 104 comma 3. Speriamo che al rientro dalle ferie i deputati regionali ricordino che il 14 settembre dovrebbero partire i servizi scolastici anche per i ragazzi con disabilità e che fino ad oggi non ci siano date certe sull’inizio delle attività”.

FONTE LIVE SICILIA

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SEZ. DISABILITà NEWS Mio figlio dovrà essere il “figlio di tutti”

30 Agosto 2016, 09:53am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITà NEWS Mio figlio dovrà essere il “figlio di tutti”

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Io, genitore – scrive Maria Teresa Calignano, riflettendo sulla recente Legge riguardante il “Dopo di Noi” -, come posso fidarmi di una Legge che si prenderà giuridicamente carico un domani di mio figlio, ma che non mi dà garanzie su quali “mani” si occuperanno di lui? Riprendiamo allora quel concetto etico di “società educante”, di “pedagogia familiare”, che mi permetta di sperare concretamente che un domani mio figlio sarà il “figlio di tutti”»

Negli ultimi tempi si è fatto un gran parlare, anche su queste pagine, della cosiddetta Legge sul “Dopo di Noi”[Legge 112/16, N.d.R.], che essenzialmente stabilisce la creazione di un fondo per l’assistenza e il sostegno alle persone con disabilità prive dell’aiuto della famiglia, oltre ad agevolazioni per privati, enti e associazioni che decidono di stanziare risorse a loro tutela. E ancora, sgravi fiscali, esenzioni e incentivi per la stipula di polizze assicurative, trust* e su trasferimenti di beni e diritti post-mortem. Ogni anno, infine, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali avrà l’obbligo, entro il 30 giugno, di presentare una relazione per verificare lo stato di attuazione della Legge.
Bene, i genitori possono ora stare tranquilli. Il loro assillo alla nascita del loro bambino/bambina, su «chi si occuperà di lui/lei quando non ci sarò più» è finito. Esiste finalmente una Legge di tutela, probabilmente perfettibile nel tempo, ma intanto un grosso passo avanti è stato fatto.

Questa dunque è la Legge, ma per l’intolleranza sociale, quella che preoccupa il genitore che per i propri figli «non sia un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina» o essere disturbati al ristorante dalla visione di una tavolata di persone con disabilità, cosa viene fatto? Episodi di intolleranza del genere ce ne sono tanti, alcuni vengono alla luce, altri vengono subiti in silenzio dai genitori e dai figli, pronti a “belare” un “grazie” quando qualcuno ha un’attenzione verso di loro.
O ancora, come possono rassicurarci le notizie sui maltrattamenti e le violenze perpetrate nelle varie strutture residenziali nei confronti di persone fragili e indifese?

Mi chiedo: quei diritti civili nati dopo il Sessantotto e proseguiti negli anni successivi (1977:Legge 517 sulla scuola; 1992: Legge Quadro 104; 1999: Legge 68 sul lavoro, solo per citarne alcune), quella “società educante” di Aldo Agazzi che avrebbe dovuto eticamente sviluppare il concetto di solidarietà con finalità inclusive della “persona” in quanto tale, solidarietà nel riconoscere la diversità e nello stesso tempo riconoscersi in essa, farsi promotrice di nuovi modelli educativi e di convivenza, che fine hanno fatto?
Io, genitore, come posso fidarmi di una Legge che si prenderà giuridicamente carico un domani di mio figlio, ma che non mi dà garanzie su quali “mani” si occuperanno di lui?
Riprendiamo allora quel concetto etico di “società educante”, di “pedagogia familiare” che mi permetta di sperare concretamente che un domani mio figlio sarà il “figlio di tutti”, perché ci sarà una responsabilità sociale, una società di relazioni, un contesto educante al quale l’immagine del “diverso”, chiunque esso sia, non provochi traumi, sofferenza, intolleranza, fastidio, ma induca ad apprezzare il proprio stato e ingeneri il desiderio e la curiosità solidale di conoscenza dell’altro.
Le agenzie educative, e in primo luogo la famiglia, dovrebbero farsi carico di questo processo pedagogico inclusivo, che non deve tendere a “normalizzare” il diverso, bensì ad accettarlo nella sua diversità e appoggiarlo nel suo progetto di vita all’interno del contesto sociale.

Non basta commentare le notizie su social media, credo sia necessario anche agire. Ad esempio, non utilizzando il parcheggio riservato alle persone con disabilità o parcheggiando sui tratti in discesa dei marciapiedi: piccole cose che danno però il senso del rispetto e della condivisione di un problema, soprattutto se sono presenti i propri figli.
Il gruppo sociale di appartenenza, quindi, deve avere la capacità di creare spazi a misura di tutti e uscir fuori dall’individualismo che sempre di più sta caratterizzando la nostra società.
Certo, non mi illudo che questa mia riflessione operi un cambiamento, ma ho sentito la necessità di esprimerla con la speranza che qualcuno la condivida e la tramuti in azioni concrete.

*Il trust è un istituto di origine anglosassone che consente di spossessarsi, con agevolazioni fiscali, di patrimoni propri, in funzione di un vantaggio o beneficio futuro.

Presidente dell’AIPD di Lecce (Associazione Italiana Persone Down).

 

di Maria Teresa Calignano SUPERANDO 

 

 

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PENISOLA SORRENTINA E VICO EQUENSE NEWS Corsi di primo soccorso per i giovani di Sorrento

30 Agosto 2016, 09:48am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

PENISOLA SORRENTINA E VICO EQUENSE NEWS Corsi di primo soccorso per i giovani di Sorrento
PENISOLA SORRENTINA E VICO EQUENSE NEWS Corsi di primo soccorso per i giovani di Sorrento

INSERITO DA MORENA MOTTA SORRENTO. Come promesso dall’assessore Massimo Coppola i 4.423 euro che rappresentano il ricavato della manifestazione “La Via della Pizza” – che si è svolta lo scorso 5 aprile – verranno utilizzati per l’acquisto di due totem defibrillatori. All’evento che si svolse nei vicoletti del centro storico, promosso dall’assessorato al Marketing territoriale, ha collaborato attivamente il Forum dei Giovani di Sorrento.

Ora per concretizzare gli impegni della vigilia, l’assessore alle Politiche giovanili, ha proposto alla Giunta di organizzare corsi Blsd (Basic Life Support – early Defibrillation) per la formazione di soccorritori volontari. L’obiettivo è di trasferire a gruppi di giovani le competenze necessarie a soccorrere persone eventualmente colpite da attacco cardiaco mediante la rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione.

In tal modo i partecipanti ai corsi saranno messi in condizione di riconoscere l’arresto cardiocircolatorio, saper mettere in atto le manovre ed i protocolli per il trattamento con defibrillatore (fibrillazione ventricolare/tachicardia ventricolare senza polso) e di acquisire capacità di autocontrollo in risposta a situazioni critiche.

Ora con il via libera dell’esecutivo allo stanziamento dei fondi necessari il dirigente del Comune di Sorrento, Antonino Giammarino, potrà procedere ad organizzare i corsi Blsd.

FONTE di Francesca Vanacore SORRENTO PRESS

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SEZ. DISABILITà NEWS GIORNATA DI STUDIO CONTRO LE BARRIERE

30 Agosto 2016, 09:47am

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Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

SEZ. DISABILITà NEWS GIORNATA DI STUDIO CONTRO LE BARRIERE

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il senso di questa lettera?! Faccio prima una piccola premessa e poi ne spiego il perché!

“Viene definita barriera architettonica qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi (specialmente per le persone con limitata capacità motoria o sensoriale, cioè portatrici di handicap). Da questo consegue che un elemento che non costituisca barriera architettonica per un individuo può invece essere di ostacolo per un altro; si capisce quindi che il concetto di barriera viene percepito in maniera diversa da ogni individuo. Il bisogno di garantire al maggior numero di persone il diritto alla libertà di movimento, ha portato alla ricerca di parametri comuni. Il passo più importante è stato fatto a livello normativo andando a individuare quali elementi costruttivi siano da considerarsi barriera architettonica.”.

Pertanto, nonostante le innumerevoli segnalazioni al fine di poter vivere civilmente e in autonomia, trovo che si continui a non tener conto delle leggi vigenti in materia di abbattimento barriere architettoniche.
Non è possibile che, dopo l’entrata in vigore di tali leggi (vedi ad es. legge 41/86 o legge 104/92 etc. etc.), si continui a costruire o a ristrutturare edifici pubblici e privati, aperti al pubblico, ignorando tali leggi e impedendone l’accessibilità.
E’ proprio la mancanza di accessibilità, infatti, a creare l’handicap, non solo per noi disabili, ma anche per anziani e genitori con passeggino.
A mio avviso, quindi, in una “città normale”, e quindi accessibile, non ci dovrebbe essere bisogno di tali leggi.

In una “città normale”, andare alla guardia medica o agli uffici della medicina legale dovrebbe essere consentito a tutti. A Villa San Giovanni, invece, questo non avviene. Infatti, la nuova sede, realizzata solo da qualche anno e sita in via Belluccio, presenta tutta una serie di barriere architettoniche che si sarebbero potuto evitare in fase di ristrutturazione rispettando le leggi vigenti in materia!
Si tratta di ignoranza o di indifferenza, o addirittura dell’assenza delle nostre istituzioni???

Oggi sulla Gazzetta del Sud!...Articolo di Giusy Caminiti!

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