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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Gabriella Bertini, quella donna in Fiat 500 che difendeva i diritti

20 Gennaio 2017, 10:49am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Gabriella Bertini, quella donna in Fiat 500 che difendeva i diritti

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «La Fiat 500 di Gabriella Bertini – scrive Stefania Delendati – è poco conosciuta, come del resto pochi conoscono la sua autista, eppure è un pezzo di storia del nostro Paese, che ha molto da dirci su come eravamo, quanta strada abbiamo percorso e quanto ancora dobbiamo rimboccarci le maniche». Insieme a Delendati, dunque, ripercorriamo la storia di questa coraggiosa donna con disabilità, scomparsa nel 2015, che tante lotte condusse, in anni difficili, in favore dei diritti delle persone con disabilità

 

Ci sono automobili che hanno segnato un’epoca, alcune rese celebri del cinema, altre di lusso, altre ancora legate a fatti di cronaca. La Fiat 500 di Gabriella Bertini è poco conosciuta, come del resto pochi conoscono la sua coraggiosa autista, eppure è un pezzo di storia del nostro Paese, che ha molto da dirci su come eravamo, quanta strada abbiamo percorso e quanto ancora dobbiamo rimboccarci le maniche.

La Fiat 500 di Gabriella Bertini è stata tra le prime autovetture in Italia adattate con comandi manuali, l’unica ancora presente al mondo risalente a quel tempo. Gabriella la comprò nel 1965, contro il parere dei familiari. Aveva 25 anni, era una ragazza bella come il sole, un sorriso e una faccia da cinema con lunghi capelli scuri che la facevano somigliare a Pocahontas.
Erano anni ruggenti per giovani impegnati nella politica e nella società, anni di lotte per i diritti, anche per i diritti delle donne. Solo che Gabriella quelle battaglie doveva combatterle su più fronti, perché lei era giovane, era donna ed era anche una persona con disabilità che pretendeva cure adeguate, indipendenza, dignità per sé e per gli altri cittadini disabili.
Era in sedia a rotelle dal 1953 quando, appena tredicenne, un’infezione al midollo, o forse una trombosi spinale, l’aveva resa paraplegica. Non che sino a quel momento la sua vita fosse stata una passeggiata, anzi. Nativa di Dicomano, in provincia di Firenze, ultima di tre fratelli, durante la guerra aveva perso il papà ufficiale di Marina. Insomma, imparò presto a tirare fuori la determinazione davanti a prove difficili.
A 18 anni divenne la segretaria del professor Adriano Milani, direttore del Centro di Riabilitazione per Bambini con Spasticità della Croce Rossa Italiana del capoluogo toscano. Frequentava Barbiana, il borgo sulle colline fiorentine dove don Lorenzo Milani, fratello del professore, sperimentava un modo nuovo di fare scuola, accogliendo tutti e aiutando i ragazzi, per diversi motivi, più svantaggiati.

Provava, Gabriella, a costruirsi un futuro attivo, in un’Italia che alle persone come lei offriva ospizi e pietà. La paraplegia era ritenuta infatti una condizione senza vie d’uscita, non esistevano reparti specializzati e le complicanze dell’immobilità accorciavano l’aspettativa di vita. Ma Gabriella non era tipo facile alla resa. Acuta e intelligente, si documentava e come una spugna assorbiva insegnamenti, rivendicando con testardaggine diritti che oggi appaiono (quasi) scontati, ma che allora non lo erano affatto. Come avere una sedia a rotelle.
Lei ottenne la prima dopo una visita al Niguarda di Milano. Era l’anno d’inizio del lavoro alla Croce Rossa, l’ausilio le serviva per essere più autonoma. Voleva la fisioterapia, ma anche l’ambiente ospedaliero respingeva i disabili, alcuni infermieri si rifiutavano perfino di toccare una donna in carrozzina. La consideravano niente, oppure una strafottente, mai una persona.
Per contrasto, erano “cronache marziane” i racconti del professor Milani che le parlava dell’Inghilterra e della Germania, dove chi aveva una lesione spinale non se ne stava a “vegetare”, ma poteva praticare sport, ricevere assistenza e terapie particolari, in grado di recuperare le potenzialità residue.
C’era un ospedale inglese, in particolare, a cui si ispiravano: Stoke Mandeville. «Vedere come curavano e riabilitavano persone con lesione al midollo spinale fu una cosa meravigliosa e capii subito che le stesse cose sarebbero dovute avvenire anche in Italia. Il programma del centro inglese era una realtà che dava speranza, faceva tornare la gioia di vivere, di muoversi, studiare, lottare», disse Gabriella dopo averlo visitato.

Erano i primi Anni Settanta, tanti cambiamenti erano sopraggiunti. La Fiat 500 e la patente, prima di tutto. Ormai Gabriella raggiungeva il posto di lavoro da sola, non doveva più aspettare il pulmino. Non solo, poteva organizzare incontri e riunioni con i genitori, per rendersi conto delle loro difficoltà quotidiane, bussava agli uffici dei politici. Cominciavano a conoscerla, merito anche di una foto in cui sorridente sbucava dal finestrino dell’auto, un’immagine divenuta un’icona che l’ha fatta conoscere alle generazioni successive.
Accanto a lei, Giuseppe Banchi, per tutti Beppe, compagno di vita e di lotte. Poi arrivò il figlio Adi. Abitavano in una grande vecchia villa con un terreno adiacente, proprietà occupata, in perfetto stile Anni Sessanta, scelta perché priva di barriere architettoniche e trasformata in una comunità di amici un po’ hippy. Lavoravano la terra, parlavano, collaboravano come una famiglia allargata aperta a tutti, disabili e non, senza distinzioni.
Tanta gente andava e veniva dalla casa di Gabriella e Beppe, tutti avevano in comune ideali di libertà. Avevano compiuto passi da gigante: a partire dal 1960 a Barbiana, una volta alla settimana, le persone mielolese potevano effettuare sedute di fisioterapia; nel giro di una decina d’anni, con il contributo di Gabriella, quelle stesse persone si riunirono nei primi gruppi organizzati di cittadini con disabilità. Insieme potevano farcela, e ne ebbero un assaggio appena dopo il ’68. Era stata infatti emanata la normativa sul collocamento lavorativo delle persone con disabilità (la Legge 482/68), cosicché Gabriella e i suoi compagni occuparono a lungo Piazza della Signoria a Firenze, per far rispettare la norma, portando all’assunzione di trecento persone con disabilità.

 

Era iniziato il periodo delle manifestazioni pacifiche, ed è ancora una volta una foto passata alla storia a trasmetterci la forza di Gabriella. Lei seduta sulla sedia a rotelle mentre lavora a maglia; accanto, appoggiato a una cancellata, un cartello con la scritta, in inglese, «i nostri corpi ci appartengono», per denunciare l’abitudine di considerare la disabilità uno status che annulla l’essere umano e il suo diritto di decidere per sé.
Autorappresentazione e autodeterminazione, due parole nuove si facevano strada, mentre Gabriella metteva in versi pensieri e speranze. Era anche poetessa, infatti, un’attività intensa che la impegnò per una trentina d’anni, sfociando nella pubblicazione di libri che riscossero unanimi consensi.

Le lotte continue, però, finirono per debilitarla. Nel 1971 volò a Stoke Mandeville, a curarsi nella clinica di cui le aveva parlato il professor Milani. Dal canto suo, Beppe abbandonò il lavoro da ingegnere per seguire la sua Gabriella e insieme divennero “inviati speciali” per conto degli italiani con disabilità. Ascoltarono le testimonianze di operatori e pazienti, raccogliendo una vasta documentazione video e fotografica sul “modello Stoke Mandeville”, decisi ad importarlo nel nostro Paese.
Qui da noi era sufficiente una lesione cutanea trattata con superficialità per morire, in Inghilterra i paraplegici avevano piscine, laboratori occupazionali, palestre. Gabriella e Beppe rientrarono nel 1972, mantenendo però un solido filo diretto con il dottor Jack Walsh, direttore della clinica inglese. Nel frattempo costituirono un Comitato per la Riabilitazione, per fare pressione sulla Regione Toscana, ai fini dell’apertura di un’Unità Spinale presso l’Ospedale Careggi di Firenze.
Il dottor Walsh era sempre al loro fianco, disponibile a tenere conferenze con medici, infermieri, fisioterapisti e politici, per stimolare un cambiamento di mentalità. Nel 1978 avviò in via sperimentale il Reparto Paraplegici, al settimo piano del CTO, che per tutti divenne il “7° Paraplegici”, un progetto avveniristico per gli standard italiani, che necessitava di personale adeguatamente formato. Il primario era il professor Mizzau, un medico illuminato che dialogava con le Associazioni, prima fra tutte la Toscana Paraplegici, e mandava i suoi pochi infermieri a fare tirocinio a Stoke Mandeville; al ritorno dall’estero, a loro volta formavano i colleghi durante incontri ai quali partecipavano anche i pazienti. Ma era una lotta continua per scongiurare il pericolo di chiusura, il personale era scarso e i posti letto insufficienti.

Nel ’79 nuovi problemi di salute costrinsero Gabriella al ricovero in Germania, nel Centro per Lesioni Midollari di Heidelberg. Quei mesi lontano da casa la spinsero ancor più a dedicare tutta se stessa a rendere concreto il diritto alla cura. Un quarto dei pazienti proveniva dall’Italia, disabili “privilegiati”, perché erano riusciti ad “emigrare” per trovare terapie consone, ma comunque il segnale di quanto grave fosse la situazione dal punto di vista sanitario e riabilitativo per le persone mielolese italiane. E coloro che non potevano permettersi di andare all’estero, quale amaro destino avrebbero trovato?
Gabriella prese a cuore soprattutto un bambino romano di 8 anni, portato in Germania per guarire le piaghe da decubito. Gli rimase accanto, e con l’aiuto di un altro italiano ricoverato, Giuseppe Guerrieri, comunicò al direttore dell’ospedale, professor Paeslack, una decisione irremovibile: al ritorno in Italia avrebbe iniziato uno sciopero della fame, per chiedere l’apertura di un centro attrezzato non più sperimentale. Per la mentalità teutonica era scandaloso che si dovesse ricorrere a una forma di protesta così estrema per un diritto, come quello alla salute, che dovrebbe essere inalienabile. Il medico decise, malgrado qualche perplessità, di appoggiare la sua paziente ribelle, facendo da intermediario con i politici italiani.
Il 18 novembre 1979 Gabriella cominciò a digiunare, formulando precise richieste alla Regione e al Ministero della Sanità. Il professor Paeslack la monitorava, poiché quello sciopero non era privo di rischi per il suo fisico, ma la tenacia della giovane donna colpì altre persone con paraplegia, che si unirono alla lotta pacifica. Uno sciopero della fame attuato “da handicappati” – come venivano chiamati allora – fece riflettere e discutere il Paese intero. A Roma, nelle stanze del potere, arrivavano telegrammi di denuncia; la stampa ne parlava, Medicina Democratica e testate come «Lotta Continua» e «il Manifesto» pubblicavano articoli.
Prima di allora, nessuno in Italia sapeva che potessero esistere cliniche specializzate per disabili, non si conosceva il numero dei connazionali ricoverati all’estero, soprattutto nessuno era al corrente delle condizioni spesso disperate in cui arrivavano negli ospedali oltre confine.
Lo sciopero della fame durò quattro giorni, al termine dei quali giunse l’impegno concreto di Regione, CTO e Ministero della Sanità di creare – sotto la direzione del dottor Giulio Del Popolo – una divisione autonoma ampliabile per lesioni al midollo spinale presso il nosocomio di Careggi a Firenze.
Già, ampliabile, solo che per aumentare i posti letto fu necessario risalire sulle barricate. Nell’86, infatti, Gabriella e altri amici paraplegici occuparono per tre giorni il palazzo della Regione Toscana. Lei, ormai una “donna-simbolo”, ma non per questo disposta ad adagiarsi, si sedette sulle scale e lanciò la sua carrozzina come gesto di dissenso. L’anno dopo, finalmente, venne firmato l’accordo per la realizzazione dell’Unità Spinale di Firenze, la prima in Italia.

Gabriella Bertini

Una bella foto giovanile di Gabriella Bertini

Gabriella era solita dire che «ribellarsi è giusto, organizzarsi è fondamentale». Le sue proteste, anche le più forti, cercavano sempre il confronto, sapeva infatti l’importanza della comunicazione e dell’informazione, anche tra gli addetti ai lavori, e dall’inizio degli Anni Ottanta promosse vari congressi, invitando medici e chirurghi esperti in para-tetraplegia.
Non risparmiava parole dure per muovere le coscienze, ma lasciava aperta la porta del dialogo. Se l’Unità Spinale è stata il suo più grande successo, non vanno dimenticate le altre campagne di sensibilizzazione che la videro protagonista: barriere architettoniche, lavoro, vita indipendente.
Contribuì alla nascita del CIVIC (Centro Internazionale Vacanza e Incontri Culturali) sull’handicap a Marina di Grosseto, e fu tra le fondatrici di Medicina Democratica, movimento di lotta per la salute attivo soprattutto nell’ambito della sicurezza sul lavoro. Fu inoltre grazie a lei e alle testimonianze di uomini e donne paraplegici, che alla fine degli Anni Settanta si iniziò a parlare di sessualità e disabilità.

Gabriella Bertini ci ha lasciati nell’aprile del 2015 con un progetto nel cassetto: “Casa Gabriella”, una struttura adiacente al CTO di Firenze che completerebbe il percorso terapeutico, un luogo destinato al recupero e al mantenimento, in grado di accompagnare le persone con paraplegia e tetraplegia nell’arco di tutta l’esistenza, fino al naturale invecchiamento, quando è difficile trovare assistenza sanitaria specializzata nelle normali case di riposo. Con l’apertura delle Unità Spinali, infatti, la speranza di vita è molto aumentata, e quindi occorrono oggi ulteriori risposte per garantire dignità anche nelle fasi post acute, per favorire il reinserimento nel tessuto sociale e produttivo, e in età avanzata. Gabriella aveva capito prima di tutti il bisogno di una residenza dove poter soggiornare per tempi più o meno lunghi, eventualmente insieme ai familiari, per curare piaghe da decubito, fratture o altri problemi che non necessitano di ricovero in ospedale. Aveva anche individuato il luogo adatto, un terreno di proprietà dell’INAIL, a due passi dal CTO, proprio dove lei abitò per decenni. La sua scomparsa ha causato una battuta d’arresto del progetto e gli ostacoli sono quelli di sempre: tanti soggetti da mettere d’accordo, l’avvicendamento dei responsabili, le risorse che scarseggiano, senza contare che l’apertura di un nuovo reparto è vista come una spesa eccessiva in tempi di tagli alla Sanità. In tal modo, però, non si comprende che una struttura come “Casa Gabriella” porterebbe a un risparmio, perché eviterebbe degenze molto più costose in Unità Spinale (circa 480 euro al giorno; fonte: Medicina Democratica).
Ricordando questa donna speciale, i suoi amici dell’ADINA di Firenze (Associazione Difesa Diritti Persone Non Autosufficienti) e dell’ATP (Associazione Toscana Paraplegici), insieme a Beppe Banchi, stanno mettendo impegno e passione per dare corpo al sogno. In principio, non sembrava forse irreale anche l’idea di un centro specializzato in lesioni spinali? Nessuno avrebbe scommesso una lira su quella ragazza in sedia a rotelle che guidava una Fiat 500, eppure ce l’ha fatta, per se stessa e per tanti altri che verranno.

SUPERANDO

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Pugno duro solo verso gli alunni con disabilità?

20 Gennaio 2017, 10:42am

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Pugno duro solo verso gli alunni con disabilità?

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Perché quel “colpo basso” ai ragazzi con disabilità che frequentano le scuole medie, contenuto nel recente schema di Decreto sulla valutazione delle competenze degli studenti, che rischia di mettere in discussione la stessa filosofia dell’inclusione? Non sarà semplicemente un uso frettoloso del “copia e incolla”, da parte del Ministero, da correggere quanto prima? «Sarebbe infatti paradossale – sottolinea Flavio Fogarolo – che un Decreto ove si riformano gli esami, smussando varie rigidità, mostrasse il pugno duro solo verso gli alunni con disabilità!»

L’attenzione di chi si occupa di inclusione e scuola è concentrata in questi giorni sullo Schema di Decreto Legislativo recante norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità (Atto del Governo n. 378), ovvero sull’Atto che intende riformare il sostegno, ma la sorpresa più grossa, vero “colpo basso” per i ragazzi con disabilità e le loro famiglie, si trova, a parere di chi scrive, in un altro Decreto, approvato contemporaneamente nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, e uscito anch’esso dal cilindro della Legge 107/15 della Buona Scuola.
Parlo dello Schema di Decreto sulla  valutazione (Atto di Governo n. 384: Schema di Decreto Legislativo recante norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato), che rappresenta a mio parere un grave e inaccettabile passo indietro per gli alunni con disabilità, perché toglie loro la possibilità di conseguire il diploma di licenza media sostenendo prove differenziate e introduce il concetto di equipollenza, finora valido solo nella scuola secondaria di secondo grado.
Basta confrontare il testo in vigore con quello nuovo proposto, come riportato nella tabella successiva:

Testo in vigore 
(DPR 122/09, articolo 9, comma 2)
Nuova enunciazione
(schema nuovo Decreto)
Le prove differenziate hanno valore equivalente a quelle ordinarie ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma di licenzaLe prove differenziate, se equipollenti a quelle ordinarie, hanno valore ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale
Agli alunni con disabilità che non conseguono la licenza è rilasciato un attestato di credito formativoAgli alunni con disabilità per i quali sono state predisposte dalla sottocommissione prove non equipollenti a quelle ordinarie, viene rilasciato un attestato di credito formativo

L’esame del Primo Ciclo – già Esame di Licenza Media – non attesta competenze professionali, ma la conclusione di un percorso di formazione che l’alunno con disabilità ha seguito in modo personalizzato. Non a caso, fino ad oggi, l’esame prevede prove «idonee a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali» (DPR 122/09, articolo 9), equivalenti a quelle ordinarie ai fini del superamento del diploma. Il nuovo Decreto, invece, introduce il concetto di «prove equipollenti», che mai era stato applicato in precedenza nell’esame di terza media.
Fino alla metà degli Anni Novanta, la normativa richiedeva obiettivi personalizzati, ma «globalmente riconducibili ai programmi ministeriali» per conseguire un diploma valido, ma successivamente questo vincolo è stato abolito ed è stato dato a questo esame un valore diverso, come attestazione di competenze di cittadinanza. Ormai da oltre vent’anni i ragazzi con disabilità che sono in grado di sostenere una prova d’esame, anche se adattata alle loro capacità, conseguono un regolare diploma.
È sorprendente come in un Decreto che riforma gli esami smussando varie rigidità introdotte dalle riforme dell’“era Gelmini” (ma non solo), come l’obbligo della sufficienza in tutte le materie per l’ammissione, la prova INVALSI, le cinque prove scritte… mostri il pugno duro solo verso gli alunni con disabilità, modificando per loro radicalmente l’esame, ma pure, inevitabilmente, la stessa filosofia dell’inclusione, con ricadute in tutti i precedenti anni di scuola e anche in vista del futuro inserimento lavorativo, perché la maggior parte dei ragazzi con disabilità rimarrebbe senza licenza media, riducendo ulteriormente per loro le già poche occasioni di lavoro offerte.

Leggendo attentamente lo Schema di Decreto, viene per altro il dubbio che qualcuno abbia fatto un po’ di confusione, dato che l’enunciato che troviamo per l’Esame di Stato del Secondo Ciclo (già Esame di Maturità) risulta per i candidati con disabilità più aperto di quello del primo ciclo:

Nuovo Schema di Decreto esami
Primo ciclo (articolo 12)Secondo Ciclo (articolo 22)
Per lo svolgimento dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, la sottocommissione, sulla base del piano educativo individualizzato, relativo alle attività svolte, alle valutazioni effettuate e all’assistenza eventualmente prevista per l’autonomia e la comunicazione, predispone, se necessario, utilizzando le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, prove differenziate idonee a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali. Le prove differenziate, se equipollenti a quelle ordinarie, hanno valore ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale.La commissione d’esame, sulla base della documentazione fornita dal consiglio di classe, relativa alle attività svolte, alle valutazioni effettuate e all’assistenza prevista per l’autonomia e la comunicazione, predispone una o più prove differenziate, in linea con gli interventi educativo­ didattici attuati sulla base del Piano Educativo Individualizzato (PEI). Tali prove hanno valore equipollente ai fini del rilascio del titolo di studio conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Nel diploma finale non viene fatta menzione dello svolgimento di prove differenziate.

In sostanza, per il Secondo Ciclo si dice che le prove differenziate sono in ogni caso valide per il rilascio del diploma, mentre nel Primo hanno valore solo se equipollenti. Ma attualmente è proprio il contrario: è nel Secondo Ciclo che l’esame è valido per il diploma solo se eventuali prove personalizzate sono giudicate equipollenti dalla Commissione, mentre lo è sempre nel primo. Questo, in effetti, fa sorgere il dubbio che tutto sia dipeso da un’inversione in fase di redazione, anche se l’ipotesi che si facciano errori del genere a questi livelli risulta alquanto strana.
Ma forse il “diavoletto” che fa prendere cantonate per l’uso frettoloso del “copia e incolla” si annida anche nei computer dell’Ufficio Legislativo del Ministero e non solo dentro ai nostri. Se è così, si fa presto a correggere. Altrimenti, se al Governo pensano veramente di rimangiarsi in questo modo decenni di integrazione scolastica, almeno spieghino perchè.

di Flavio Fogarolo SUPERANDO

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SEZ.VANGELO E METEO VANGELO DEL 20.01.2017 A CURA DI MICHELE PAPPACODA

20 Gennaio 2017, 10:37am

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SEZ.VANGELO E METEO VANGELO DEL 20.01.2017 A CURA DI MICHELE PAPPACODA
SEZ.VANGELO E METEO VANGELO DEL 20.01.2017 A CURA DI MICHELE PAPPACODA

A CURA DI MICHELE PAPPACODA Santo(i) del giorno : S. Sebastiano, martire a Roma († 288), S. Maria Cristina dell'Immacolata, fondatrice (1856-1906)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 3,13-19.
In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui.
Ne costituì Dodici che stessero con lui
e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro;
poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono;
e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo
e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

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SEZ.VANGELO E METEO METEO DEL 20.01.2017 A CURA DI MICHELE PAPPACODA

20 Gennaio 2017, 10:22am

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A CURA DI MICHELE PAPPACODA 

 
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APPROFONDIMENTO

Si attenua l'ondata di freddo e in gran parte anche le nevicate. Rimangono molte nubi sul medio e basso Adriatico e in Appennino, ma scarsi fenomeni, salvo residue piogge o fiocchi in collina tra Molise, Foggiano, Nordest Campania, Nord Lucania e sulla Sila. Piogge e locali temporali su Est Sardegna con neve sopra 1200 metri. Sole altrove.  

 

NORD

Poco nuvoloso, freddo al mattino e in serata.

Temperature

Stazionarie.

CENTRO e SARDEGNA

Ultime precipitazioni sul versante adriatico, tra Molise e Abruzzo, con neve debole sopra 500 metri; maltempo sulla Sardegna nord orientale, con possibili temporali.

Temperature

Stazionarie

SUD e SICILIA

Piogge sulla Puglia meridionale, Calabria Ionica, Sicilia Orientale, specie dopo metà giornata; piogge anche su entroterra Campano, con neve in Appennino sopra 700 metri.

Temperature

In aumento.

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SEZ.VANGELO E METEO METEO DEL 20.01.2017 A CURA DI MICHELE PAPPACODA

20 Gennaio 2017, 10:22am

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APPROFONDIMENTO

Si attenua l'ondata di freddo e in gran parte anche le nevicate. Rimangono molte nubi sul medio e basso Adriatico e in Appennino, ma scarsi fenomeni, salvo residue piogge o fiocchi in collina tra Molise, Foggiano, Nordest Campania, Nord Lucania e sulla Sila. Piogge e locali temporali su Est Sardegna con neve sopra 1200 metri. Sole altrove.  

 

NORD

Poco nuvoloso, freddo al mattino e in serata.

Temperature

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CENTRO e SARDEGNA

Ultime precipitazioni sul versante adriatico, tra Molise e Abruzzo, con neve debole sopra 500 metri; maltempo sulla Sardegna nord orientale, con possibili temporali.

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SUD e SICILIA

Piogge sulla Puglia meridionale, Calabria Ionica, Sicilia Orientale, specie dopo metà giornata; piogge anche su entroterra Campano, con neve in Appennino sopra 700 metri.

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ALMANACCO DEL GIORNO ALMANACCO DEL 20.01.2017 A CURA DI MICHELE PAPPACODA

20 Gennaio 2017, 10:18am

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ALMANACCO DEL GIORNO ALMANACCO DEL 20.01.2017 A CURA DI MICHELE PAPPACODA

A CURA DI MICHELE PAPPACODA 

Santi del Giorno
San Sebastiano (Martire)
San Fabiano (Papa e Martire)

San Neofito di Nicea (Martire)
San Vulstano di Worcester (Vescovo)
Sant'Ascla (Martire)
Sant'Eutimio (Abate)
Santa Eustochia (Smeralda) Calafato di Messina

San Sebastiano è il protettore di arcieri, atleti, tappezzieri e vigili urbani.
Accadde Oggi
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Nati... sportivi
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1984 - Federico Peluso (33 anni fa): Nato a Roma è un calciatore italiano. Gioca nella difesa della Juventus dal gennaio 2013 al luglio 2014, quando si trasferisce al Sassuolo. In precedenza indossa la maglia di Albinoleffe,...
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Angolo Lettura
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Scomparsi oggi
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1984 - Johnny Weissmuller (33 anni fa): «Come può un tizio arrampicarsi sugli alberi, dire "Io Tarzan, tu Jane" e guadagnare milioni? Il pubblico perdona il mio modo di recitare perché sa che sono stato un atleta. Sanno...
2014 - Claudio Abbado (3 anni fa): Nato a Milano da una famiglia di musicisti, è stato un direttore d'orchestra italiano tra i più famosi al mondo. Formatosi verso la metà degli anni Cinquanta a Vienna, assistendo alle...

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MONTI LATTARI CASTELLAMMARE NEWS Castellammare - Case popolari, arriva una schiarita per le 90 famiglie a rischio

20 Gennaio 2017, 10:13am

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Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Buone notizie per le 90 famiglie a rischio sfratto dei quartieri San Marco e Cmi. L’amministrazione comunale guidata da Toni Pannullo ha finalmente trovato la soluzione adatta per garantire a queste persone una casa nella quale vivere senza abbandonare per forza di cose quella dove risiedono attualmente. Al centro dei problemi dello scorso anno, infatti, c’erano alcune irregolarità riscontrate dai tecnici comunali nell’affidamento di alcune case popolari proprio a 90 nuclei familiari diversi. Il rischio per queste famiglie era proprio lo sfratto ma grazie anche all’interessamento della Regione, la giunta comunale la prossima settimana presenterà una delibera con la quale si regoleranno tutte le posizioni al momento non certo chiare. Secondo il regolamento regionale, i Comuni dovevano interessarsi della sanatoria e determinare i regolari e quelli abusivi all'interno delle case popolari. Successivamente, però, a fare la verifica dei requisiti era proprio una commissione provinciale.

DI GENNARO ESPOSITO STABIA CHANNEL https://www.stabiachannel.it/Cronaca/castellammare_case_popolari_arriva_una_schiarita_per_le_90_famiglie_a_rischio-62532.html

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CAPRI NEWS La Gori punta a ridurre le tempistiche di intervento sul territorio e di gestione delle pratiche commerciali, ecco l'innovativo sistema

20 Gennaio 2017, 10:08am

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CAPRI NEWS La Gori punta a ridurre le tempistiche di intervento sul territorio e di gestione delle pratiche commerciali, ecco l'innovativo sistema

INSERITO DA MORENA MOTTA 20/01/2017 - Attraverso il proprio sito web, la GORI informa di aver adottato dal 16 gennaio una innovativa piattaforma digitale di ultima generazione realizzata da SAP, leader mondiale nelle soluzioni informatiche per le aziende. Tale scelta è stata fatta anche al fine di ottemperare progressivamente ai crescenti obblighi regolatori, con specifico riferimento alla deliberazione dell’AEEGSI 655/2015/R/idr inerente la qualità commerciale e alla deliberazione 218/2016/R/idr. 
"Si tratta - scrive GORI - di una rivoluzione importante, che porterà vantaggi significativi ai clienti sul fronte della qualità dei servizi, riducendo notevolmente le tempistiche di intervento sul territorio e di gestione delle pratiche commerciali. Nel corso del mese di gennaio, potrebbero quindi verificarsi dei rallentamenti nei servizi commerciali e operativi, per i quali l'azienda si scusa anticipatamente". 
Il temporaneo disagio sarà compensato a breve dal miglioramento della qualità dei servizi offerti da GORI.

 

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CILENTO NEWS GIFFONI VALLE PIANA,UMBERTO MARESCA VIOLA L’AFFIDAMENTO IN PROVA. ARRESTATO

20 Gennaio 2017, 10:01am

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CILENTO NEWS GIFFONI VALLE PIANA,UMBERTO MARESCA VIOLA L’AFFIDAMENTO IN PROVA. ARRESTATO

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ieri sera, verso le 20:00, a Giffoni Valle Piana, i Carabinieri della locale Stazione hanno tratto in arresto il pregiudicato Umberto Maresca, 32enne del posto, in ottemperanza al Decreto di sospensione cautelare dell’affidamento in prova emesso, nella stessa giornata, dall’Ufficio di Sorveglianza di Salerno.Il provvedimento scaturisce da una serie di violazioni, riscontrate dai militari diretti dalla Compagnia di Battipaglia, alle prescrizioni imposte dall’affidamento in prova ai servizi sociali, cui il giovane era stato ammesso a fruire dal Tribunale di Sorveglianza di Salerno il 1° giugno 2016.In un’occasione, risalente a circa una settimana fa, il 32enne, che gestisce un bar in località Faiano di Pontecagnano, avrebbe minacciato l’ex fidanzata, danneggiandole anche la sua FIAT 600, non accettando l’interruzione della loro relazione sentimentale, voluta dalla ragazza.  Umberto Maresca, espletate le formalità di rito, è stato tradotto al carcere di Fuorni.

AGROPOLINEWS

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VELASCA VIMERCATE NEWS Oggi venerdì l'ultimo saluto a Giulio, il gigante buono

20 Gennaio 2017, 09:47am

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VELASCA VIMERCATE NEWS Oggi venerdì l'ultimo saluto a Giulio, il gigante buono

INSERITO DA MORENA MOTTA Vimercate. Molti lo chiamavano così, il "gigante buono". Molti lo ricordano per la generosità, per il mettersi in prima fila a difendere gli amici in difficoltà, per il sorriso, per la voglia di vivere. Ma la vita, martedì sera, gli ha voltato la faccia in quel terribile frontale ad Agrate dove Giulio Bilali (all'anagrafe Xhulio), 21 anni apppena compiuti lo scorso 4 dicembre, ha perso la vita. In città, fra i coetanei e non solo, era conosciuto e soprattutto amato. I vicini di casa ne ricordano il garbo e l'educazione, gli amici il suo "esserci", lo spirito di gruppo, l'amore per la palestra e per la boxe. "Sarai l'angelo più simpatico del cielo", "vai a insegnare agli angeli come si balla" gli scrivono gli amici nelle centinaia di messaggi lasciati sulla pagina Facebook. "Eri l'amico che tutti avrebbero dovuto avere, così sincero, così buono e altruista. Nei tuoi abbracci c'era dentro tutto il mondo talmente erano grandi e forti", scrive un'altra amica.

L'ultimo saluto a Giulio si terrà venerdì alle 11 partendo dall'abitazione di via Moriano.

http://www.ilvimercate.org/cronaca/1270-venerdi-l-ultimo-saluto-a-giulio-il-gigante-buono.html

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