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Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

VELASCA VIMERCATE NEWS Estradato il padre rapitore, si spera per Emma

16 Febbraio 2017, 08:25am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

VELASCA VIMERCATE NEWS Estradato il padre rapitore, si spera per Emma

INSERITO DA MORENA MOTTA Vimercate. Mohamed Kharat, 40 anni, il cittadino siriano che sei anni fa rapì la figlia Emma per portarla in Siria (e forse dopo in Turchia), è stato finalmente estradato in Italia. Grazie all'intervento della trasmissione televisiva "Le Iene" (con uno Stato italiano a guardare in maniera imbarazzante), l'uomo era stato arrestato quasi tre mesi fa, alla fine di novembre. Ora è giunto in Italia, dove è stato condannato a dieci anni dal Tribunale di Monza e poi in Appello a Milano per sottrazione di minore. L'uomo si trova ora nel carcere di Rebibbia a Roma.

La madre della piccola Emma, Alice Rossini, ha già rilasciato le prime dichiarazioni di speranza al Tg di Rai Uno, confermando la fiducia di poter riabbracciare la piccola Emma.

Una vicenda drammatica, dolorosa e per certi versi paradossale quella del rapimento della bambina: il padre riuscì a lasciare l'Italia e a prendere un volo per la Grecia facendo passare un'amica per la madre della piccola. Poi, negli anni successivi, solo la trasmissione "Le Iene" è riuscita a tenere accesa la speranza di Alice Rossini, facendola incontrare con l'ex marito e poi organizzando la messinscena che portò all'arresto del siriano. E lo Stato? Speriamo possa rimediare ora andando a riprendere la bambina. Nella speranza che sia ancora viva.

FONTE IL VIMERCATE.ORG http://www.ilvimercate.org/cronaca/1278-estradato-il-padre-rapitore-si-spera-per-emma.html

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Caso Ceste, confermata condanna a 30 anni per il marito

15 Febbraio 2017, 17:47pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Caso Ceste, confermata condanna a 30 anni per il marito

INSERITO DA MORENA MOTTA La prima sezione penale della Corte d'Assise e d'Appello di Torino, presieduta da Fabrizio Pasi, dopo quasi 6 ore di camera di consiglio ha confermato la condanna a 30 anni per Michele Buoninconti per la morte della moglie Elena Ceste. La donna era scomparsa da casa, a Costigliole d'Asti, il 24 gennaio 2014 e ritrovata cadavere nove mesi dopo il 18 ottobre in un canale poco distante dell'abitazione dove la coppia viveva con 4 figli, ora affidati ai nonni.

Qualche giorno dopo il ritrovamento del cadavere, il 24 ottobre, Michele Buoninconti era stato indagato e poi arrestato il 29 gennaio 2015. La condanna in primo grado a 30 anni, con abbreviato, il 4 novembre 2015. Alla lettura della sentenza erano presenti in aula i genitori di Elena Ceste, la mamma Lucia è il papà Franco che hanno partecipato a tutte le udienze.

FONTE ADNKRONOS

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Choc in Repubblica Dominicana, due giornalisti uccisi in diretta Facebook

15 Febbraio 2017, 15:08pm

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Choc in Repubblica Dominicana, due giornalisti uccisi in diretta Facebook

INSERITO DA MORENA MOTTA Omicidio in diretta Facebook nella Repubblica Dominicana. Due giornalisti radiofonici sono stati uccisi da uomini armati durante il loro programma di news che veniva trasmesso in diretta video sul social network. Le vittime, riporta il 'Guardian', sono Luis Manuel Medina - il presentatore del programma 'Milenio Caliente', ucciso mentre era in onda - e il producer e regista della trasmissione, Leo Martinez, anch'egli colpito a morte all'interno dello studio dell'emittente FM 103.5.

Colpi di arma da fuoco sono stati sentiti durante la diretta Facebook, con una donna ha urlato "Spari! Spari! Spari!" prima che la trasmissione venisse bruscamente interrotta. La segretaria dell'emittente, Dayaba Garcia, è rimasta ferita: portata in ospedale, è stata operata d'urgenza.

L'omicidio è avvenuto a San Pedro de Macorís, cittadina a 70 chilometri a est della capitale Santo Domingo. La polizia ha fermato tre uomini contro i quali non sono ancora state presentate accuse formali.

'Milenio Caliente' è una trasmissione nota per le sue analisi politiche e campagne sociali. Recentemente, Medina aveva condannato l'inquinamento a Laguna Mellen, un lago protetto nella zona di San Pedro.

FONTE ADNKRONS

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NEWS ITALIA E DAL MONDO 6.000 euro di multa per guida senza patente

15 Febbraio 2017, 15:05pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

NEWS ITALIA E DAL MONDO 6.000 euro di multa per guida senza patente

DI MORENA MOTTA La Polizia stradale di Bolzano dopo aver fermato un automobilista 21enne per un controllo, gli ha presentato un conto "salato": 6000 euro di multa per guida senza patente e assicurazione e da ulteriori accertamenti eseguiti è emerso che il giovane non aveva mai conseguito la patente di guida e che il veicolo era privo di copertura assicurativa e senza essere in regola con le periodiche revisioni. Scattato quindianche il sequestro amministrativo il veicolo.

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSAMENTE ABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Il Braille, strumento sempre attuale di pari opportunità

15 Febbraio 2017, 14:29pm

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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSAMENTE ABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT. ROSA DE MARTINO Il Braille, strumento sempre attuale di pari opportunità

INSERITO DA MORENA MOTTA «Inventato quasi duecento anni fa, il sistema Braille ha rappresentato e ancora oggi rappresenta per oltre trenta milioni di ciechi nel mondo la vera opportunità per fruire, al pari degli altri cittadini, dell’istruzione, della cultura, dell’informazione. La modernità e l’efficacia del sistema sono ulteriormente dimostrate dall’impiego sempre più ampio del Braille nell’àmbito delle tecnologie informatiche e digitali»: così Mario Barbuto, presidente nazionale dell’UICI, presenta la Decima Giornata Nazionale del Braille del 21 febbraio, che prevede numerose iniziative promosse in tutta Italia.

«Inventato a Parigi quasi duecento anni fa, il sistema Braille ha rappresentato e ancora oggi rappresenta per tutti i ciechi nel mondo la vera opportunità per respingere lo spettro dell’analfabetismo e per fruire, al pari degli altri cittadini, dell’istruzione, della cultura, dell’informazione. La modernità e l’efficacia del sistema, se mai ve ne fosse ancora bisogno, sono ulteriormente dimostrate dall’impiego sempre più ampio del Braille nell’àmbito delle tecnologie informatiche e digitali, dove oggi viene addirittura integrato sotto forma di tastiera virtuale, come mezzo di scrittura touchscreen».
Così Mario Barbuto, presidente nazionale dell’UICI (Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti), introduce la Decima Giornata Nazionale del Braille del 21 febbraio prossimo, fissata dalla Legge 126/07, ove si parla tra l’altro di «una ricorrenza volta a sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti delle persone non vedenti».
Si tratta altresì di una celebrazione che contribuisce a dare ulteriore valore al sistema inventato da Louis Braille, il genio francese divenuto cieco a soli tre anni in seguito a un incidente nel laboratorio del padre. La data del 21 febbraio è stata scelta perché coincidente con la Giornata Mondiale della Difesa dell’Identità Linguistica, promossa dall’Unesco.
«Il Braille – aggiunge Barbuto – è un sistema che aiuta più di trenta milioni di ciechi nel mondo: è diventato la “vista” dei ciechi. Così come i vedenti usano gli occhi per leggere qualsiasi libro e giornale, noi abbiamo il Braille, unico strumento che consente un accesso diretto e non mediato alla cultura».

Tra le numerose iniziative promosse per l’occasione dalle Sezioni Territoriali e dai Consigli Regionali dell’UICI in tutta Italia, ne segnaliamo due fra tutte, vale a dire il convegno organizzato a Pistoia, Capitale Italiana della Cultura 2017, per la giornata di sabato 18 febbraio, dal titolo Il valore della testimonianza e dell’impegno a 10 anni dalla scomparsa di Carlo Monti [Carlo Monti fu uno tra i primi ciechi a rompere la tradizione delle “scuole speciali”, N.d.R.], che vedrà la partecipazione, oltreché del già citato Mario Barbuto, di Nicola Stilla, presidente del Club Italiano del Braille, di don Andrea Bigalli, referente per la Toscana dell’Associazione Libera, di Tommaso Daniele, presidente onorario dell’UICI, di Emanuela Scribano dell’Università di Venezia, di Antonio Quatraro e Barbara Leporini, presidente e consigliera dell’UICI Toscana, di Virgilio Moreno Rafanelli, vicepresidente dell’UICI di Pistoia.
Lunedì 20 febbraio, poi, il convegno di Bari intitolato Il Braille è la via maestra per la libertà di pensiero, ancora con Mario Barbuto Nicola Stilla, insieme a Luigi Iurlo, presidente dell’UICI Puglia, e agli altri rappresentanti dell’UICI locale Giuseppe La PietraGiuseppe Catarinella ed Enrico Palladino(S.B.)

SUPERANDO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA CASTEL SAN GIORGIO Bimbo di 2 anni lasciato nudo sul balcone

15 Febbraio 2017, 11:27am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA CASTEL SAN GIORGIO Bimbo di 2 anni lasciato nudo sul balcone

INSERITO DA MORENA MOTTA CASTEL SAN GIORGIO. Al freddo, su un balcone, con solo un pannolino come indumento. Non poteva passare inosservato un bambino quasi nudo su un balcone a Castel San Giorgio. Il piccolo di due anni è stato notato dai passanti che hanno avvertito le forze dell'ordine.
Ad intervenire sono stati carabinieri ed assistenti sociali. I militari nell’appartamento hanno trovato due bambini, di 2 e 4 anni, in un ambiente in pessime condizioni igieniche. I piccoli vivono con entrambi i genitori, ma la madre già in passato è stata aiutata dagli assistenti sociali. I due piccoli sono stati affidati temporaneamente. alla nonna materna che vive a Nocera Inferiore. Intanto i militari hanno avviato un’indagine per poter fornire un quadro chiaro, insieme alla relazione degli assistenti sociali, al Tribunale dei Minori che si occuperà della vicenda per garantire ai piccoli un'adeguata sistemazione.

di Veronica Iezza LA CITTA DI SALERNO

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Diga di Oroville in California, 200mila sfollati rientrano nelle case ma l'attenzione è massima

15 Febbraio 2017, 11:26am

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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Diga di Oroville in California, 200mila sfollati rientrano nelle case ma l'attenzione è massima


INSERITO DA MICHELE PAPPACODA 15/02/2017 - I quasi 200mila abitanti della California evacuati per il rischio di una violenta inondazione in seguito al danneggiamento della diga più alta degli Stati Uniti, sono tornati nelle loro case in assenza di rischi immediati. L'ingiuzione di evacuazione, che riguardava 188mila persone, è stata revocata dalla polizia e ridotta a semplice allerta. Gli abitanti devono però tenersi pronti a fuggire di nuovo perchè "le condizioni possono cambiare rapidamente". Secondo la polizia il livello del lago di Oroville, uno dei principali bacini della California, creato da una diga alta 238 metri, è diminuito dopo essere pericolosamente salito fino quasi al livello di guardia a seguito di piogge torrenziali, che hanno posto fine ad anni di siccità. Per Brad Alexander, portavoce del protezione civile californiana, al momento la situazione a Oroville "è stabile", lo scarico delle acque prosegue mentre si preparano i lavori di riparazione dei due canali di scarico.

TELECAPRINEWS

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SEZ. RICETTE La Pasta con la Genovese a Napoli: ziti spezzati o paccheri? A CURA DI MORENA MOTTA

15 Febbraio 2017, 11:21am

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SEZ. RICETTE La Pasta con la Genovese a Napoli: ziti spezzati o paccheri? A CURA DI MORENA MOTTA

A CURA DI MORENA MOTTA Già, ma cosa è la Genovese? Anzitutto a Napoli quando si dice Genovese si intende tout court pasta con la salsa alla Genovese. E’ il piatto che chiedo a mia moglie Annarita di cucinare quando abbiamo ospiti non campani per far provare loro qualcosa di profondamente nostro: in sintesi è una salsa ottenuta dalla cottura lentissima di cipolle e carne, cottura che finisce solo quando la riduzione determina un colore marroncino denso e sostanzialmente compatto.
In questo post vi presentiamo la ricetta base, alcuni usano sfumare con il vino, oppure aggiungono un poco di pomodoro. In alternativa all’olio si può usare la sugna, oppure si fa sfriggere un po’ di vuccularo o pancetta prima di aggiungere la cipolla. Insomma, l’importante è essersi capiti sull’essenziale, poi ognuno ci mette il suo.

Il sugo detto “Genovese”
Un pastificio di Gragnano un paio d’anni fa ha lanciato sul mercato una serie di sughi pronti che costituiscono i Propilei del Partenone gastronomico napoletano: c’è ovviamente il mitico Ragù, poi Pasta e piselli, Pasta e patate e, ancora, la Genovese. Riflettevo come questa ricetta, pur essendo di gran lunga più popolare in città e in parte della Campania, è ancora assolutamente sconosciuta fuori dalla regione.

Del resto gli abbinamenti di pasta ai legumi che non siano i fagioli (fave, lenticchie, piselli) o alle stesse patate sono tipici di Napoli e di parte del Mezzogiorno. La risposta è che solo l’industria e il commercio sono in grado di fare conoscere un prodotto, e una ricetta, fuori dai luoghi di appartenenza in cui si è formata nel corso dei decenni, a volte dei secoli. Così la grande industria alimentare del Nord si è impossessata di alcuni sughi locali, pensiamo alla ormai nazionalpopolare bolognese e li ha trasformati in un marchio di fabbrica italiano. Nulla del genere era stato fatto sinora con le principali salse partenopee che richiedono lunghe e laboriose cotture sicché erano quasi sempre piatti della domenica.
Naturalmente, come in tutto ciò che riguarda l’agroalimentare, l’industria può solo parzialmente riprodurre la fattura delle case e dei ristoranti perché uno dei suoi presupposti, che fa da contraltare al fascino della irregolarità artigianale, è proprio garantire un prodotto standard. Insomma, se sto solo a casa e devo andare al lavoro, mi faccio un po’ di pasta e ci metto metà di questo vasetto con un po’ di formaggio e sto a posto: avrò un piatto decisamente superiore a tutto quello viene sfornato dalla ristorazione in franchaising delle stazioni, degli aeroporti e delle fermate autostradali. E, diciamola tutta, anche del piatto che mi darebbero alcune trattorie di città dove, per parafrasare Edoardo sul ragù, nel piatto non mettono la Genovese.

Il sapore
Come la mozzarella di bufala e la cioccolata, la Genovese è un piatto di sicuro successo perché incontra grazie alla sua dolcezza di fondo praticamente tutti i palati: sia quelli dei ragazzi che quelli degli adulti, degli uomini come delle donne, dei gourmet come di coloro che amano la tradizione. Anche chi non ama la cipolla ne mangia a volontà. Sinora non ho mai conosciuto una persona che non l’ha gradita. Chi ha provato la famosa cipolla nella cipolla di Salvatore Tassa delle Colline Ciociare può averne una idea.

La diffusione
La Genovese si mangia in tutta Napoli, trattorie e ristoranti di tradizione la tengono pronta per il pranzo anche se le paste usate variano dai paccheri ai rigatoni, dai mezzanelli alle penne e ai pennoni.

Gli ingredienti

La cipolla
La cipolla, più della carne e di ogni altra cosa, è l’arma vincente di questo piatto. Non va assolutamente usata quella bianca o, peggio, quella fresca. In Italia si trova ovunque quella conosciuta come di Tropea, che è la più adatta perché più matura e forte per aggredire la carne. Ancora superiore è la Cipolla Ramata di Montoro in provincia di Avellino, diffusa in tutta la Campania perché ha dalla sua una maggiore fragranza e un po’ meno forza. In una parola: si può mangiare con il pane alla moda contadina mentre quella di Tropea è un po’ eccessiva da sola.

La carne
Napoli non ha tradizione di carne (e di latte), troppo poca in giro e difficile da trovare ai tempi della fame. Proprio dalle parti considerate meno nobili dell’animale, quelle di risulta, nascono dunque le ricette più saporite come il Ragù e la Genovese. Il pezzo più usato è il lacierto (girello in italiano), seguito dalla colarda (scamone a Milano), al terzo posto il muscolo dello stinco (gammuncello). I ricchi usavano il primo taglio di annecchia (vitello), una carne a cui è affezionato Gennaro Esposito della Torre del Saracino. C’è chi usa altre carni come quella di maiale o di agnello. Nel primo caso ritengo sia troppo dolce mentre quella di vitello con il suo amarognolo va meglio in contrasto con la cipolla, per quanto riguarda l’agnello è un sapore buono ma forte, anch’esso tendenzialmente dolce, certo non proponibile in una tavolata familiare.

La pasta
Ziti
Qui la scuola di pensiero è unica: ziti, ossia i maccheroni che si usavano nei matrimoni (zita vuol dire sposa), spezzati a mano. Essenziale che i pezzettini di pasta che restano durante questa operazione finiscano in pentola perché contribuiscono ad amalgamare ulteriormente il piatto: i più golosi se lo riservano come ultimo boccone. Oggi ci sono molte paste industriali in grado di far fronte a questa ricetta, personalmente al numero uno come pasta semiartigianale metto Vicidomini di Castel San Giorgio, Gentile, Di Martino e Faella di Gragnano.  La pasta grossa è consigliabile, bene anche i paccheri (che però hanno ormai rotto le palle come il tonno), i rigatoni, i mezzanelli, le penne. In ogni caso, ricordate, sempre pasta da forchetta e non da cucchiaio che a Napoli non è psicologicamente apprezzato perché posata “da cafoni”, in quanto nelle campagne si mangiavano le zuppe e non la pasta. Si dice che pasta e fagioli, o patate, o piselli, sono buone davvero se la forchetta resta dritta nel piatto. La pasta lunga come sfizio ma non come regola (bucatini, tagliatelle larghe), in ogni caso non la pasta fresca perchè l’eccesso di amido rovina l’equilibrio di una salsa così laboriosa ed equilibrata.
Vedi anche: Le candele spezzate a mano di Vicidomini: ecco la Genovese

Il nome
Ora veniamo alla cosa più curiosa di tutte. Perché Genovese? Secondo Jeanne Caròla Francesconi , il Liber de coquina cita i De Tria Ianuensis (ossia la Tria Genovese), il Cavalcanti duca di Bonvicino riporta una ricetta simile. In realtà non ci sono notizie sicure e il cronista può divertirsi a inventarle tutte: quel che è certo è che Genovese (e Genovesi) è un nome, oltre che un toponimo, ben diffuso in tutto il Regno da molti secoli. C’è, appunto chi antropologicamente parla di ristoratori genovesi che al porto cuocevano la carne con la cipolla a cui i napoletani avrebbero poi aggiunto la pasta. Ma di questa preparazione non c’è traccia seria o comunque diffusa in Liguria.
Un’altra scuola di pensiero, più romantica, racconta di un monzù di Ginevra (Geneve, dunque Genovese) che introdusse questa variante della soupe d’oignons a Corte o in qualche cucina aristocratica. Forse la verità è molto più banale, ma non la sapremo mai: a Napoli ad esempio è molto diffusa una doppia sfoglia di pane con prosciutto cotto, formaggio e pomodoro al centro che si chiama Parigina. Stessa cosa con la Veneziana in pasticceria. O a Madrid trovi la Napolitanas. Chi può dire perché? Forse c’era una musicalità nascosta nella testa di chi l’ha chiamata così, il formaggio e il prosciutto cotto avranno evocato in qualche modo la raffinatezza francese. Niente di più strano che sia successo così anche con la Genovese. Oppure, ancora, il segreto va cercato nel misterioso e affascinante mondo degli scagnanomi, magari un oste chiamato ‘O Genovese perché tirchio!

L’abbinamento
Non c’è una tradizione di abbinamento alla Genovese. Personalmente consiglio la Coda di Volpe sannita (Fattoria La Rivolta, Ocone, Cantina del Taburno) o il Pallagrello Bianco.
Perfetto il Sèrole di Terre del Principe.
C’è bisogno di un bianco fresco terragno, e strutturato, in grado di ripulire il palato per bene.

Ancora una variante, il tonno


Ziti alla genovese di tonno
A Cetara il ristorante Al Convento ha lanciato da qualche anno la variante con il tonno e vi assicuro che è molto buona. Direi che è una Genovese life style perché più leggera. Ripresa da Franco Tammaro del San Pietro, la Genovese di Tonno ha iniziato a diffondersi fra i ristoranti della Costa. Come dire, si mangia con meno senso di colpa!

Il metodo ancestrale
Selosse non c’entra. La Genovese è un piatto della famiglia unita, forse quella che non esiste più ma che rassicurava tutti. Il suo arrivo a tavola in una sola zuppiera dove tutti possono attingere è davvero un rituale magico che ogni napoletano si porta nella vita dai primi pranzi in cui, bambino, era ammesso a tavola, sino all’ultimo possibile. Va dunque consumata sempre con le persone giuste.

Ingredienti per 10 persone

1 pezzo di carne da un chilo e mezzo
olio extravergine d'oliva
1 gambetto di sedano
1 carota
2 chili di cipolle
spezie e odori a seconda del segreto di famiglia
sale q.b
pepe (ma io uso polvere di peperoncino)
1 chilo di ziti spezzati a mano
formaggio grattugiato
Preparazione

In una pentola, meglio un tegame alto di coccio, fate rosolare in olio extravergine d'oliva la carne in modo tale che ceda un po' dei suoi umori liquidi, poi aggiungete la carota, il sedano, le spezie e proseguite per qualche minuto.
Ora seppellitela sotto le cipolle tagliate finemente e aggiungete un poco d'acqua e un po' di sale.
Coprite e fate cuocere a fuoco bassissimo mescolando di tanto in modo proprio come si fa con il ragù.
Dopo tre ore avete ottenuto una crema densa e indistinta dal sapore tendenzialmente dolce e succulenta. Quanto dolce? Dipende come l'avete corretta con le spezie a vostro gusto.
Tagliate a fette grandi la carne: se è secca e difficile da addentare vuol dire che avete lavorato bene ai fornelli perché tutto il gusto è nel sugo, altrimenti continuate la cottura fino a che è esausta.
Ora versate il tutto in una padella larga lasciando la carne a parte, aggiungete gli ziti cotti al dente, ancora spezie e odori freschi a vostro piacimento e fate soffrire il tutto a fuoco vivo per uno o due minuti girando in modo che l'amido della pasta si attacchi bene al sugo e che questo entri dentro ogni zito.
Spegnete, pepate o fortificate, portate a tavola dove ciascuno potrà aggiungere il formaggio.
La carne sarà servita a parte come seconda portata.

Vini abbinati: Coda di Volpe sannita

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Il selfie con Bruce Springsteen è virale Jessica Bloom lo ha condiviso sul suo profilo Instagram

15 Febbraio 2017, 11:13am

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SEZ. CULTURA E SPETTACOLI Il selfie con Bruce Springsteen è virale Jessica Bloom lo ha condiviso sul suo profilo Instagram

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Si scatta un selfie durante un concerto di Bruce Springsteen in Australia, e il boss si mette in posa. Il risultato è strabiliante.

ANSA

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SEZ. POLITICA Caso chat, M5S blinda Di Maio.Scontro totale con stampa 'E' killeraggio, misura è colma'. Quotidiani, accuse infondate

15 Febbraio 2017, 11:07am

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SEZ. POLITICA Caso chat, M5S blinda Di Maio.Scontro totale con stampa 'E' killeraggio, misura è colma'. Quotidiani, accuse infondate

INSERITO DA MORENA MOTTA Luigi Di Maio torna oggi sul caso della chat con Virginia Raggi su Raffaele Marra. "Ieri sono finito sui giornali per una notizia falsa, se i direttori si vogliono scusare ritiro le querele", spiega Di Maio secondo il quale la vicenda della chat dimostra come "il M5S le pulci le fa soprattutto ai nostri". E su Marra Di Maio conferma come, avendo lavorato anche nelle Giunte precedenti, "avevamo diffidenze e per questo avevamo chiesto la rimozione. Ma su Marra Raggi ha già chiesto scusa".

Scontro totale con stampa - Roma, Telegram, Raffaele Marra: su questi tre campi si innesca l'ultimo atto della battaglia campale tra M5S e stampa italiana. La notizia di una chat su Telegram del 10 agosto 2016 in cui Luigi Di Maio, scrivendo a Virginia Raggi, definisce "un servitore dello Stato" Raffaele Marra, campeggia oggi su tre grandi quotidiani innescando, immediata e rabbiosa, la reazione del Movimento. Da Beppe Grillo a Davide Casaleggio fino all'ala più lontana dal vice presidente della Camera, quella ortodossa, piovono parole di solidarietà per Di Maio e attacchi feroci verso una stampa che - questo il titolo del post di Grillo - fa "killeraggio" contro i pentastellati. Con un obiettivo, è il j'accuse dell'ex comico: prestare il fianco agli altri partiti per frenare il Movimento. La chat a cui si fa riferimento risale a circa un mese dopo l'ormai celebre incontro tra Di Maio e Marra. Ed è una chat, riportano i quotidiani questa mattina, che è finita nello smartphone dell'ex braccio destro della sindaca di Roma, attualmente al Regina Coeli. Il contesto è duplice: da un lato il Movimento attende di sapere (la risposta arriverà il 12 agosto) dal pm di Roma Giuseppe Pignatone se nei confronti di Marra vi siano "iscrizioni suscettibili di comunicazioni"; dall'altro nel M5S serpeggia, già prepotente, l'insofferenza per uno dei cardini del 'raggio magico'. "Aspettiamo Pignatone. Poi insieme allo staff (il minidirettorio, ndr) decidete/decidiamo. Lui non si senta umiliato. E' un servitore dello Stato. Sui miei il Movimento fa accertamenti ogni mese. L'importante è non trovare nulla", sono le parole di Di Maio al centro del caso. 

La chat, come anticipato dall'Ansa e poi pubblicato sul blog, è però più lunga di quella contenuta nelle carte pubblicate dai giornali. "Nella riunione con me, Marra semplicemente mi ha raccontato i fatti. Io l'ho ascoltato. Perché tu me lo avevi chiesto. Sono rimasto a tua disposizione non sua. E penso che nel gabinetto non possa stare, perché ci eravamo accordati così", scrive Di Maio, al quale Raggi replica che "Pignatone risponderà quanto prima". Parole che, tra l'altro, inducono il senatore FI Maurizio Gasparri a chiedere che il ministro della Giustizia riferisca su un eventuale traffico di notizie riservate tra Pignatone e Raggi. "Non è stata data alcuna notizia coperta da segreto investigativo", è la replica della Procura di Roma.

Il blog di Grillo, invece, pubblica la chat a corredo dell'ennesimo attacco alla stampa e in particolare ai tre quotidiani che riportavano la notizia: Repubblica, Corsera, Messaggero. "Quello che hanno scritto è falso, fuorviante e non verificato. La misura è colma", tuona Grillo, mentre Di Maio conferma di aver incontrato Marra per allontanarlo e incalza: "Non mi faccio intimidire da nessuno, i direttori si scusino". Quei direttori sui quali l'esponente M5S affonda: "Da parte dell'informazione o da parte di qualche partito che vuole fermarci?". Parole che, da Roberto Fico a Carla Ruocco, trovano anche l'ala ortodossa in un'inedita convergenza. Pronta anche la controreplica dei quotidiani coinvolti. "Grillo attacca con una propaganda delirante", scrive La Repubblica mentre il Corsera nega qualsiasi omissione e reputa "infondate" le accuse del M5S. "Accuse smentite dai fatti", sottolinea Il Messaggero. Tutti e tre i quotidiani infatti negano ci sia stata alcuna selezione delle frasi: la chat del 'casus belli' così come pubblicata è - questa le tesi - nelle carte della Procura. Resterebbe quindi da verificare se sia stata Raggi a 'girare' a Marra solo una parte della sua conversazione con Di Maio. La sindaca, tuttavia, non interviene nel giorno in cui, tra l'altro, l'assessore all'urbanistica Paolo Berdini lascia il Campidoglio con un velenosissimo addio. E con la vicenda stadio ormai prossima ad una svolta positiva: i colpi di scena, su Roma, non sono ancora finiti.

ANSA

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