SALERNO E PROVINCIA NEWS Delitto Capezzuti, Noschese jr a giudizio Il pm per i minorenni ottiene il processo immediato per il 15enne: c’è l’aggravante della premeditazione, rischia l’ergastolo

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA PONTECAGNANO FAIANO - C’è l’aggravante della premeditazione. Che l’abbiano strangolata o lasciata marcire isolandola nel tugurio abbandonato di Santa Tecla dopo l’indicibile scia di torture, l’omicidio di Marzia Capezzuti sarebbe stato ampiamente pianificato. È la ricostruzione di Patrizia Imperato, procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Salerno, che ha ottenuto dal gip Piero Avallone il giudizio immediato per il 15enne di Pontecagnano Faiano, figlio di Mariabarbara Vacchiano e Damiano Noschese, che da aprile scorso è all’Ipm di Nisida, a Napoli, con l’accusa d’aver preso parte – addirittura in prima persona – all’assassinio della 29enne milanese, che avrebbe esalato l’ultimo respiro a marzo dello scorso anno all’esito dell’infinita sfilza di sevizie in quella prigione ch’era divenuta per lei la casa popolare al civico 24 di via Verdi di Pontecagnano Faiano. Alle idi di dicembre il 15enne, difeso dal penalista Francesco Rocciola, dovrà comparire davanti ai giudici del Tribunale per i minorenni di Salerno. Rischia l’ergastolo: i capi d’imputazione, infatti, sono di concorso nell’omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dal fine di conseguire l’impunità per i maltrattamenti precedentemente commessi e dai motivi abbietti (la volontà di seguitare ad appropriarsi della pensione d’invalidità della giovane) e nell’occultamento del cadavere – pure questo acuito dal proposito d’agire per conseguire l’impunità per l’altro delitto – nel cadente casolare abbandonato in via del Querceto, alle porte di Montecorvino Pugliano. LA CITTA
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