Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA ANGELA CECERE 19enne esce di casa e dopo aver fatto perdere le tracce viene ritrovato cadavere sotto un ponte. In lutto il De Gruttola di Ariano Irpino... Carife.Tragedia in baronia, un giovane di 19 anni è stato rinvenuto cadavere in fondo ad un dirupo dopo essersi lanciato nel vuoto da un ponte E' successo a Carife, all'ingresso del paese, lungo la strada statale nei pressi del cimitero, luogo purtroppo già tristemente noto per un episodio analogo avvenuto nel settembre del 2017. Il giovane originario di Castel Baronia, si sarebbe allontanato dalla sua abitazione da alcune ore senza farvi più ritorno. Ad insospettire familiari ed amici è stata la sua auto parcheggiata nelle vicinanze del ponte. In serata la triste scoperta e il recupero non facile del corpo del giovane in una zona particolarmente impervia tra la vegetazione. Sul posto 118, carabinieri e vigili del fuoco ma ogni soccorso si è rivelato inutile. Salma trasferita in obitorio a Benevento su disposizione della magistratura per i relativi accertamenti medico legali. Famiglia perbene, molto stimata in paese. Sconosciuti i motivi del triste gesto. Un ragazzo straordinario e pieno di vita, così viene definito dai suoi amici, frequentava l'istituto professionale De Gruttola di Rione Martiri Villa Caracciolo ad Ariano Irpino. Il dolore del dirigente scolastico Pietro Petrosino: "È difficile accettarlo, in questo periodo di pandemia i nostri ragazzi sono sottoposti a stress aggiuntivi ed alcuni non riescono a far venir fuori il loro malessere. Per i docenti e chi gli sta vicino diventa difficile poterli aiutare. È difficile parlare è ancora di più scrivere. Alcuni suoi docenti hanno avvertito un senso di colpa per non essersi accorti del suo malessere ma la Dad ha complicato tutto. Come fai a scoprire qualcosa solo attraverso un video? Se c'era la presenza a scuola forse magari traspariva qualcosa e si poteva anche aiutarlo. Vicino alla famiglia esprimo tutto il senso di smarrimento che ha colpito la comunità educante del De Gruttola."
INSERITO DA ANGELA CECERE Sparatoria in un supermercato "King Soopers" a Boulder, in Colorado, che ha causato 10 vittime. Lo riportano i media americani citando immagini di corpi senza vita a terra all'interno e all'esterno del supermercato. Le forze dell'ordine sono arrivate rapidamente sul posto, presente anche la squadra Swat, insieme a diverse ambulanze. Le immagini trasmesse da alcuni media locali mostrano un uomo bianco in pantaloncini e senza maglietta ammanettato dalla polizia. Testimoni oculari hanno condiviso video che mostrano gli agenti che ordinano al sospetto di uscire dal negozio con le mani alzate e arrendersi. Il killer del supermercato ha usato un «fucile stile AR-15». Lo riferiscono alcuni testimoni della sparatoria al King Soopers, secondo quanto riportato dai media americani. Testimoni della sparatoria hanno riferito a diversi media Usa di aver udito spari mentre si trovavano all'interno del negozio e di essere scappati via. Una fonte della polizia ha dichiarato all'Abc che le forze dell'ordine sono intervenute sul posto a seguito della segnalazione di una persona ferita a colpi d'arma da fuoco nel parcheggio del supermercato, spiegando anche che il sospetto - che sarebbe stato armato di una pistola a canna lunga - avrebbe poi aperto il fuoco sugli agenti. Anche un agente fra le vittime Si segnala anche un agente di polizia tra le 10 vittime della sparatoria. Lo scrive il Wall Street Journal, citando funzionari delle forze dell'ordine informati sulle indagini. Il movente della sparatoria non è stato determinato, ha detto uno dei funzionari delle forze dell'ordine. Indaga anche l'Fbi sulla sparatoria di Boulder in Colorado. Su richiesta del dipartimento di polizia di Boulder, scrive l'agenzia su twitter, il personale dell'Fbi di Denver sta partecipando all'indagine sulla sparatoria nel supermercato King Soopers di Table Mesa Drive a Boulder. Testimoni: «Hanno sparato a una donna» Un testimone della sparatoria al supermercato di Boulder ha raccontato alla Cbs Denver che suo genero, sua figlia e i suoi nipoti erano andati in farmacia per farsi somministrare il vaccino contro il Covid-19 quando hanno visto il sospetto tiratore «sparare alla donna di fronte a loro» e si sono rifugiati in un guardaroba, dove sono rimasti per un'ora. La polizia: «Restate in casa» Appello su twitter della polizia di Boulder. «Si prega di evitare l'area di Table Mesa e Broadway! Questa è ancora una scena molto attiva. NON trasmettere sui social media alcuna informazione tattica che potresti vedere», ha scritto la polizia, assicurando: «Continueremo a twittare gli aggiornamenti man mano che li avremo. Se vivi nelle vicinanze, rimani dentro per ora». Sui social girano video che mostrano persone a terra dentro e fuori dal supermercato. Un testimone presente sulla scena della sparatoria nel supermercato "King Soopers" a Boulder, in Colorado, ha detto a Fox 31 Denver di aver sentito un suono simile ai fuochi d'artificio dopo aver lasciato il negozio e di aver visto nel parcheggio un uomo con in mano un fucile semiautomatico, «un'arma in stile AR-15», che indossava quello che sembrava un equipaggiamento tattico. Il testimone ha anche spiegato di essere tornato nel negozio per riferirlo alle persone all'interno. Il supermercato è uno dei numerosi siti in tutto lo stato in cui viene distribuito il vaccino contro il Covid-19. Segnalato altro uomo armato nella zona Nuova allerta a Boulder in Colorado, dopo la sparatoria nel supermercato King Soopers. La polizia in un nuovo tweet ha chiesto a chi si trova vicino a 17th e Grove di ripararsi sul posto mentre è impegnata a controllare la segnalazione di un individuo armato e pericoloso. Gli investigatori spiegano che stanno indagando per determinare se si tratti di un episodio collegato alla sparatoria di King Soopers.
INSERITO DA ANGELA CECERE Una ragazza che stava passeggiando a Marocco di Mogliano (Treviso) è stata accoltellata da un giovane a bordo di una bicicletta con più fendenti. L'aggressore, un ragazzo di 17 anni, è stato bloccato dai carabinieri e la giovane ricoverata all'ospedale di Treviso, dove i sanitari si sono riservati la prognosi. Secondo quanto si è appreso la donna, che ha 26 anni, è stata soccorsa da alcuni passanti che l'hanno notata in un fossato a bordo della strada di campagna. I colpi di coltello ricevuti sono otto. Il presunto aggressore è stato fermato dai carabinieri ed è sotto interrogatorio. La donna, in gravi condizioni, è stata portata all'ospedale di Treviso. Gli investigatori non escludono che l'aggressione sia avvenuta nel corso di una rapina. Dopo l'accoltellamento entrambi sono caduti nel fosso attiguo. La vittima risiede poco lontano. L'arma dell'aggressione è stata ritrovata dai carabinieri, che hanno raccolto le testimonianze di alcuni operai che si trovavano nelle vicinanze.
INSERITO DA ANGELA CECERE «Sono stanca, riposo un po'», ha detto agli amici, dov'era ospite: ma poco dopo, l'hanno trovata morta. È il dramma di una ragazza di 24 anni, Francesca Martellini, che ha perso la vita in un'abitazione di Pineto, in provincia di Teramo: è successo domenica sera, quando la giovane dopo cena è andata a stendersi sul letto. Poco dopo uno dei suoi amici è andato a contollare come stava, ma la ragazza non rispondeva. A quel punto i ragazzi, spaventati, hanno chiamato i soccorsi: sul posto è arrivata un'ambulanza del 118 con medico e i sanitari hanno cercato in ogni modo di rianimarla, ma non c'è stato nulla fare. Ignote al momento le cause del decesso: sull'accaduto è stata aperta un'inchiesta. I carabinieri hanno ascoltato tutti quelli che erano con lei la sera in cui è morta e sulla salma sarà effettuata l'autopsia. Secondo quanto scrive Il Messaggero, Francesca era molto conosciuta a Roseto e la notizia della sua scomparsa ha lasciato sgomenta la comunità per una vita spezzata in età così giovane. Il padre, anche lui molto conosciuto in città ma che per motivi di lavoro da qualche anno si è trasferito in Germania, dopo aver appreso la notizia sta cercando di tornare in Italia per dare l’ultimo saluto all’amata figlia.
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA DIRETTORE Continuano le ricerche da parte degli esperti e scienziati di tutto il mondo per cercare quanto prima una via di uscita dall'incubo coronavirus. Uno degli ultimi studio ha visto l'importante "scoperta" di un farmaco, peraltro già ben conosciuto e in commercio da anni, che potrebbe essere utile per contrastare il COVID. Si tratta della Clofazimina. Questo medicinale è stato impiegato diversi decenni fa per curare la lebbra. Ora, alcuni scienziati hanno scoperto che potrebbe funzionare da ostacolo per le cellule infette di Sars-CoV-2, impedendo loro di penetrare nell’organismo e interrompendo immediatamente la replicazione genetica dell’agente patogeno. A suggerire questa importante scoperta è stato uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, condotto da un gruppo di ricercatori di Hong Kong, Stati Uniti e Danimarca. La ricerca è stata portata a termine attraverso degli esami effettuati su degli animali (criceti) dopo averli infettati con il coronavirus. La somministrazione del farmaco ha generato risultati sorprendenti. Quello che si è osservato nei piccoli animaletti, dopo la ricezione della clofazimina, è stato un danno decisamente minore ai polmoni e, di conseguenza, un rischio inferiore di sperimentare la tempesta di citochine. "Ma questo è solo il primo passo. È necessario uno studio clinico randomizzato di fase 2-3 per sapere se il farmaco può trovare posto nel trattamento del Covid-19", ha spiegato Yuen Kwok-yung, uno dei ricercatori del team. Dunque, anche se ci vorranno sicuramente altri esami per capire se questo medicinale è realmente essenziale per contrastare la malattia, gli esperti hanno scoperto che la sua somministrazione associata al Remdesivir (altro potente farmaco antivirale) potrebbe aiutare i pazienti gravi e ospedalizzati a guarire più velocemente dall'infezione. il meteo.it
INSERITO DA ANGELA CECERE Il gioco erotico finisce male e un 17enne muore suicida. Joshua Deacon, di Stoke-on-Tren, nel Regno Unito, è stato trovato morto nel pavimento della sua stanza dopo essersi impiccato. Il ragazzo, descritto da tutti come amorevole e gentile avrebbe tentato un gioco erotico, l'asfissia autoerotica, ma qualcosa sarebbe andato storto e il giovane è morto soffocato. L'allarme è stato lanciato da un suo amico, a cui probabilmente aveva confessato l'intenzione di provare questa pratica sessuale. L'amico provandolo a chiamare e non ricevendo risposta si è preoccupato. A quel punto anche la famiglia ha provato a rintracciarlo, ma non ricevendo risposta i genitori si sono recati a casa trovando il 17enne in una stanza buia disteso sul pavimento. Una ricerca sul suo laptop e sul telefono cellulare ha rivelato che aveva salvato l'indirizzo di un sito web pornografico e aveva anche effettuato una ricerca relativa allo strangolamento. Joshua aveva una storia di autolesionismo, anche se si pensava che fosse superficiale e comunque nessuno avrebbe mai pensato che potesse essere attratto da questo tipo di pratiche erotiche. Dopo il decesso del ragazzo è stata aperta un'indagine ma tutti gli indizi hanno portato alla conferma che la morte del 17enne non sia stata solo un drammatico incidente, come riporta anche la stampa locale. Joshua poche settimane prima della sua morte aveva ingerito diverse pillole di paracetamolo e probabilmente nelle sue intenzioni, vista la storia di autolesionismo, c'era quella di farla finita.
INSERITO DA ANGELA CECERE Un 25enne è morto questa mattina in un incidente stradale che si è verificato sulla strada provinciale tra Modugno e Carbonara, alle porte di Bari. La vittima, Carlos Modugno, di Bari, viaggiava al posto del passeggero a bordo di un furgoncino aziendale guidato da un collega 22enne di Palo del Colle. Il conducente è stato trasportato in codice rosso al Policlinico di Bari, mentre per il 25enne non c'è stato niente da fare. I due, dipendenti di una ditta di pulizie, stavano andando a lavorare a Bari quando, intorno alle 6.10 sulla strada provinciale 10, il conducente, per cause in corso di accertamento, ha perso il controllo del mezzo che è stato trafitto dal guardrail metallico a bordo strada. Non ci sono, infatti, segni di urti con altre auto. Sul posto per i rilievi procedono i carabinieri. Dovranno accertare se il furgoncino sia finito fuori strada per l'eccessiva velocità, per un ostacolo improvviso, a causa dell'asfalto bagnato, un malore del conducente o una distrazione.
INSERITO DA ANGELA CECERE Ha ucciso la madre pensionata a martellate, poi con un coltello si è accanito sul cane, infine si è gettato dal balcone di casa al quarto piano in centro a Saluzzo (Cuneo), morendo sul colpo. La tragedia si è consumata nel pomeriggio. I vicini non hanno sentito litigi o urla, in casa non sono stati trovavi bigliettini o messaggi. A uccidere e poi togliersi la vita un operaio di 48 anni, dipendente di un'azienda di Piasco (Cuneo). L'uomo aveva problemi psichiatrici. La vittima è la madre pensionata di 81 anni, che abitava con lui nella casa di corso Roma, nel centro della cittadina saluzzese. L'operaio forse l'ha uccisa mentre dormiva, nella camera da letto, con un martello e si è accanito sul cane con un coltello, nel soggiorno dalla casa. Poi si è lanciato nel vuoto. I carabinieri, allertati dai passanti che avevano visto l'operaio precipitare dal balcone, hanno sentito la testimonianza dei vicini di casa senza raccogliere elementi utili a ricostruire i passaggi della tragedia. Sull'omicidio-suicidio indaga la Procura di Cuneo che ha aperto un fascicolo, curato dal sostituto procuratore Alberto Braghin.
INSERITO DA PRIMULA GALANTUCCI Uno studio internazionale a cui partecipa l’Università di Tor Vergata di Roma analizza il DNA dei soggetti resistenti al virus. Novelli: «L’interferone potrebbe avere un ruolo fondamentale. Se manca o viene eliminato in fretta si rischia di più. Obiettivo è mettere a punto un farmaco efficace contro il virus» Mentre si accelera con le vaccinazioni per battere sul tempo il Covid e la maggior parte d’Italia si chiude in un nuovo lockdown, c’è chi studia gli immuni per natura, ovvero persone che nonostante il contatto diretto con il virus non si ammalano e potrebbero permettere di scoprire farmaci efficaci. Sono 250 i laboratori al mondo impegnati in questa ricerca. Tra di loro l’Università Tor Vergata di Roma con il professor Giuseppe Novelli che ai nostri microfoni spiega modalità e obiettivi dello studio. «Quando c’è una pandemia i fattori in gioco sono l’ospite e l’ambiente, ossia il contesto in cui si sviluppa l’infezione. Noi ci siamo concentrati sulla seconda, che è fondamentale. I primi mesi dell’infezione ci siamo accorti che ci sono gli asintomatici, i moderati lievi, i casi gravi. Chi si ammala di Covid ha reazioni differenti, e anche gli organi colpiti non sono sempre gli stessi. Partendo da questo dato, siamo andati a scoprire le motivazioni di queste differenze. Nel gruppo dei gravissimi, ovvero di coloro che sono in terapia intensiva, abbiamo rilevato che il 10-12% dei malati ha un difetto nella produzione della prima linea di difesa contro i virus, ovvero nell’interferone, che non viene prodotto o eliminato subito dall’individuo. Questa è stata una delle più grandi scoperte dello scorso anno». Alla luce di questo importante punto di partenza come vi siete mossi? «Una volta che abbiamo individuato i soggetti che hanno questo difetto genetico, e sono coloro che si ammalano più gravemente di Covid, abbiamo capito che ci sono anche persone che non si infettano, nonostante siano consanguinei di malati, o conviventi o persone fortemente esposte al virus. Siamo andati in quella direzione per capire come mai». In che modo? «Innanzitutto, abbiamo selezionato molto bene i soggetti all’apparenza resistenti al virus. Questi hanno dato volontariamente il loro DNA nel rispetto della privacy. I dati, una volta raccolti, sono stati inviati ad un centro unico, in cui si procede con i calcoli biostatistici e bioinformatici per trovare le differenze». Oggi a che punto siete? «Abbiamo selezionato cento soggetti che hanno queste caratteristiche, allo stesso modo hanno fatto i colleghi americani, francesi, del sud est asiatico e del Canada. Ora stiamo leggendo il loro DNA. Dove troviamo differenze le confrontiamo, facciamo analisi statistiche, le correliamo ad altri parametri e poi valuteremo se esistono uno, due o tre caratteristiche genetiche che rendono queste persone resistenti al virus. Due le ipotesi al vaglio: potrebbero avere un recettore con una forma diversa o produrre meglio l’interferone». Come si possono rintracciare le persone resistenti al virus? «I test genetici di suscettibilità sono lo strumento che possiamo utilizzare per individuare chi non si ammala di Covid». Quale sarà l’obiettivo di questa ricerca? «Vogliamo scoprire quale differenza biochimica esiste in persone resistenti al virus, in modo da poter sviluppare nuovi farmaci. Un processo analogo è stato fatto per l’AIDS dove si è visto che negli immuni manca un particolare recettore. Quindi ora stiamo sviluppando un farmaco specifico in grado di bloccare il recettore quando è presente. È importante, perciò, in biologia studiare la diversità di risposta al virus per aprire nuove strade per le terapie».
inserito da Primula Galantucci L'INAIL fa chiarezza sui provvedimenti da adottare per il personale infermieristico che non aderisce al piano vaccinale (Istruzioni operative 1° marzo 2021) L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ci pone di fronte ai risvolti giuridici che riguardano il personale sanitario. In particolare sulla questione dei vaccini. L’Inail risponde ad uno specifico quesito posto da un ospedale di Genova relativo al riconoscimento dell’infortunio sul lavoro e pertanto del relativo indennizzo, a favore del personale infermieristico, qualora quest’ultimi rifiutino il vaccino anticovid. L’art. 32 Cost. tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività nei confronti sia dello Stato che della generalità dei consociati, vietando ogni trattamento sanitario che prescinda dal consenso informato del paziente, salvo diversa disposizione di legge. La legge può imporre un determinato accertamento o trattamento sanitario solo quando ciò sia giustificato non tanto dal vantaggio che può trarne il soggetto singolo a cui è imposto, ma dalla necessità di tutelare l’interesse superiore alla protezione della sanità pubblica, ed è il caso delle vaccinazioni obbligatorie (Corte cost. n. 107/2012). Al di fuori dei casi eccezionali imposti dalla legge, gli accertamenti e trattamenti sanitari sono volontari e richiedono quindi il consenso specifico ed espresso dell’avente diritto, in ossequio al principio di auto-responsabilità (si veda: art. 1 legge 180/1978, art. 33 legge 833/1978, Cass. n. 2854/2015). Attualmente non è intenzione del Governo disporre l’obbligatorietà della vaccinazione Anticovid, tuttavia, la mancata adesione al piano vaccinale potrebbe da un lato esporre lo stesso personale infermieristico a richieste di risarcimento per danni civili, oltre che a responsabilità per violazione del codice deontologico e dall’altro potrebbe comportare la responsabilità del datore di lavoro in materia di protezione dell’ambiente di lavoro. Senza dilungarci in una analisi specifica della responsabilità degli operatori sanitari, ricordiamo solamente che con responsabilità medica si intende la responsabilità degli operatori sanitari e delle strutture sanitarie e socio-sanitarie per i danni derivanti da episodi di c.d. “malasanità”. Attualmente la legge Gelli – Bianco (l. 24/2017) ha differenziato la responsabilità della struttura sanitaria da quella degli operatori, prevedendo una responsabilità a titolo contrattuale per le strutture sanitarie e una responsabilità di tipo extracontrattuale per gli operatori. Spetterà quindi al danneggiato l’onere probatorio della condotta dannosa del sanitario e la sua imputabilità a titolo di dolo o colpa dovendo ovviamente sussistere un nesso causale tra la condotta dell'operatore sanitario e la lesione alla salute subita del paziente. Ciò comporta che in caso di contagio da Covid-19 dei pazienti in cura presso una struttura sanitaria, gli operatori sanitari e l’azienda stessa, potrebbero, in determinati casi, esserne ritenuti responsabili. Il datore di lavoro è responsabile invece per gli infortuni sul lavoro dei propri dipendenti ed è tenuto al risarcimento del danno verificatosi, quando il sinistro sia riconducibile ad un suo comportamento colpevole per aver violato uno specifico obbligo di sicurezza imposto da norme di legge, oppure, desumibile dalle conoscenze sperimentali o tecniche del momento. L’art. 2087 c.c. impone al datore di lavoro di “adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”. Di conseguenza il datore deve predisporre le misure necessarie per poter ridurre al minimo il rischio che i dipendenti si ammalino e contraggano il Covid19 sul posto di lavoro. La responsabilità del datore di lavoro tuttavia non è automatica, il medesimo risponderà penalmente e civilmente solo a seguito dell’accertamento del dolo o della colpa del lavoratore. Come precisato anche dall’Inail infatti non bisogna confondere il riconoscimento di un indennizzo a un lavoratore infortunato con i requisiti totalmente diversi che possono giustificare un’azione civile o penale. Secondo l’art. 2, c. 1, D.p.r. 30 giugno 1965, n. 1124 si considera infortunio, ai fini della tutela assicurativa obbligatoria, ogni evento avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un’inabilità temporanea assoluta che importi l’astensione da lavoro per più di tre giorni. La giurisprudenza intende per causa violenta un fattore esterno, rapido e intenso che arrechi un danno o una lesione all’organismo del lavoratore, con occasione di lavoro si intende la circostanza che l’infortunio sia ricollegabile ad un nesso eziologico (che indaga le cause dei fenomeni) allo svolgimento dell’attività lavorativa (Cass. n. 18980/2003). In sintesi, l’assicurazione gestita dall’Inail ha la finalità di proteggere il lavoratore da ogni infortunio sul lavoro, anche da quelli derivanti da colpa, e di garantirgli i mezzi adeguati allo stato di bisogno derivante dalle conseguenze che ne sono derivate (Cass. n. 7649/2019). Il quesito posto all’Inail interessa in particolare il ruolo da attribuire alla volontà del personale infermieristico di non sottoporsi alla profilassi vaccinale, considerata l’assenza di un obbligo per legge, con riguardo all’operatività della tutela assicurativa disposta dall’Inail in caso di avvenuto contagio in occasione di lavoro. La giurisprudenza consolidata afferma che il comportamento colposo del lavoratore, tra cui rientra anche la violazione dell’obbligo di utilizzare i dispositivi di protezione individuale, non comporta di per sé, l'esclusione dell'operatività della tutela prevista dall'assicurazione Inail. Il comportamento colposo del lavoratore può ridurre ovvero escludere la responsabilità del datore di lavoro, facendo venir meno il diritto dell’operatore sanitario infortunato al risarcimento del danno come sopra accennato, nonché il diritto dell’Inail ad esercitare il regresso, nei confronti sempre del datore di lavoro, ma non comporta l’esclusione della tutela assicurativa apprestata dall’Istituto. Al tal proposito la Cassazione afferma: “sebbene ovviamente la violazione di norme antinfortunistiche da parte del lavoratore debba essere considerata un comportamento sicuramente illecito (tanto che la legislazione più recente, al fine di responsabilizzare il lavoratore, prevede sanzioni anche a carico di questi quando non osservi i precetti volti alla tutela della salute nei luoghi di lavoro), l'illiceità del comportamento non preclude comunque in alcun modo la configurabilità dell'infortunio come evento indennizzabile; in quanto la colpa dell'assicurato costituisce una delle possibili componenti causali del verificarsi dell'evento insieme al caso fortuito, alla forza maggiore, al comportamento del datore di lavoro ed al comportamento del terzo” (Cass. n.17917/2017). Non appare nemmeno ipotizzabile nel caso del rifiuto di vaccinarsi, l’applicazione del concetto di “rischio elettivo”, elaborato dalla giurisprudenza per delimitare sul piano oggettivo l'occasione di lavoro e, dunque, il concetto di rischio assicurato o di attività protetta. L’infortunio derivante da rischio elettivo infatti è quello che è conseguenza di un rischio collegato ad un comportamento volontario, volto a soddisfare esigenze meramente personali e, comunque, indipendente dall'attività lavorativa, cioè di un rischio generato da un'attività che non abbia rapporto con lo svolgimento dell'attività lavorativa o che esorbiti in modo irrazionale dai limiti di essa (Cass. n. 11417/2009). L’Inail nella sua Istruzione operativa non configura il rifiuto al vaccino come assunzione di un rischio elettivo valido ad escludere la tutela assicurativa. Come sopra rilevato allo stato attuale non vi è un obbligo di vaccinazione Anticovid e in generale non si individua nella legge un obbligo specifico di aderire alla vaccinazione da parte del lavoratore, Il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 all’articolo 279 riguardante Prevenzione e controllo, stabilisce che “il datore di lavoro, su conforme parere del medico competente, adotta misure protettive particolari (…)” tra cui “a) la messa a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico presente nella lavorazione, da somministrare a cura del medico competente”, ma non prevede l’obbligo del lavoratore di vaccinarsi. Il rifiuto di vaccinarsi, configurandosi come esercizio della libertà di scelta del singolo individuo rispetto ad un trattamento sanitario, non costituisce quindi una condizione a cui subordinare la tutela assicurativa. Pertanto la tutela da parte dell’istituto opererà se e in quanto il contagio è riconducibile all’occasione di lavoro nella cui nozione rientrano tutti i fatti anche straordinari ed imprevedibili, inerenti l'ambiente, le macchine, le persone, compreso il comportamento dello stesso lavoratore, purché attinenti alle condizioni di svolgimento della prestazione. L’inail conclude però chiarendo che quanto rilevato non comporta l’automatica ammissione a tutela del lavoratore che abbia contratto il contagio e non si sia sottoposto alla profilassi vaccinale in quanto, come precisato nella circolare n. 13/2020, occorre comunque accertare concretamente la riconduzione dell’evento infortunistico all’occasione di lavoro. fonte Altalex