INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il Parroco di Sant’Agnello ha commesso reato di rapina cambiando la serratura del portone d’ingresso della chiesa di San Biagio. Ciò costituisce fatto ancora più grave perché avviene mentre l’edificio è sotto sequestro della Procura della Repubblica che aveva provveduto con decreto ad allontanare dalla chiesa sia il rettore Nicola De Maria che il reverendo Pane Natale distribuendo i compiti che essi dovevano svolgere: l’uno cioè Pane Natale 15 giorni e l’altro, Nicola De Maria, 60 giorni. Dopodiché dovevano essere rimessi i sigilli che per intervento del Vescovo Alfano sono stati rimossi.
Con i fatti gravissimi messi in essere, nelle ultime ore, in San Biagio dal Parroco e dal Sindaco di Sant’Agnello, scandalosamente assecondato dal Vescovo Alfano (che vede Fra Nicola come fumo agli occhi per le sue sincere esternazioni), la Procura di Torre Annunziata, secondo me, già avrebbe dovuto intervenire per rimettere ordine nell’operato dei vari protagonisti della vicenda molto dolorosa.
Spero che lo faccia dopo che avrà avuto la relazione della Tenenza dei Carabinieri di Sorrento che nel decreto della dottoressa Prisco viene richiesta.
Privo tuttora dell’aiuto dell’avvocato, che è irreperibile dal giorno in cui sono avvenuti i fatti denunciati, mi sono dovuto determinare a scrivere un’altra lettera dopo quella del 13 c.m., soprattutto per rispondere al Vaticanista del Mattino che sul Giornale del 16 c.m. si è premurato di dire fedelmente quanto da mesi va dicendo, in tutte le salse possibili, il Parroco di Sant’Agnello.
Il giornalista aggiunge di suo che ormai, con tutto quanto ha realizzato il Parroco di Sant’Agnello sul tetto della chiesa di San Biagio, ha messo la parola fine al contenzioso esistente tra il Rettore di San Biagio e il Parroco stesso con il Vescovo Alfano. Il giornalista in questione aggiunge anche che per ora i locali del Rettore di San Biagio restano impraticabili perché il Parroco ha esaurito la scorta di denaro suo, ma il giornalista non sa che quel denaro non è suo perché espropriato alla chiesa di San Biagio già dal 2006 con la complicità dell’attuale direttore della Casa di Riposo di Sorrento.
Quanto afferma il giornalista, e cioè che tutto si è risolto con gli interventi del Parroco di Sant’Agnello, sarebbe anche negli auspici di Fra Nicola, ma purtroppo anche per quello che ancora bolle in pentola (alludo alle minacce di Don Natalino di togliere dalle mura anche i quadri di Madre Teresa di Calcutta e mamma Assunta) il Rettore di San Biagio non può che attendere l’intervento della Procura. Spero che questo intervento avvenga prima che i devoti di San Biagio inoltrino protesta nei confronti della Procura, proprio per il comportamento severo assunto nei confronti del Rettore di San Biagio che si è sempre distinto per la sensibilità avuta verso i più deboli, soprattutto senza fissa dimora. Ne ha ospitati ben 6: prima a San Martino e poi a San Biagio. Due di essi purtroppo ci hanno già lasciati per raggiungere l’altra sponda.
Mi corre l’obbligo di fare anche qualche cenno a quanto il mio Avvocato Pierfrancesco Rina scrisse al Vescovo in una specie di trattato e purtroppo inutilmente, tenendo presenti i canoni del Codice del Diritto Canonico (non già le sentenze di cui parla l’articolista di cui sopra prendendolo dall’avvocato Cappiello che ha suggerito a Don Natale Pane questa bufala): “Il Rettore è un Presbitero o laico al quale è affidata la cura di una chiesa. E’ indubitato che ad esso spetta la competenza dell’amministrazione dell’ente soprattutto per quanto riguarda i necessari lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria dell’edificio di culto”. L’avvocato aggiunge: “uno dei problemi che si pongono alla nostra attenzione riguarda i lavori straordinari nella chiesa di San Biagio, specialmente quelli necessari ed urgenti per eliminare subito il dichiarato stato di pericolo denunciato per primo dai Vigili del Fuoco e poi dal Sindaco di Sant’Agnello con la sua ordinanza indirizzato per primo al Parroco di Sant’Agnello come se fosse stato lui il rettore di San Biagio e poi al reale rettore di San Biagio come se fosse stato solo il conduttore dei locali della chiesa di San Biagio”.
Per concludere: veramente per quanto si va dicendo in giro sulla mia sorte futura, posso dire che la mia giornata terrena si potrà concludere anche nella Casa di Riposo di Sorrento, potendo così godere dell’opera magnifica di un nostro grande Vescovo Giustiniani, le cui spoglie riposano proprio in questo luogo, dove purtroppo i problemi non mancano, perché poco o niente si fa per la formazione personale degli anziani ivi residenti, anzi nulla si fa fare a chi vorrebbe prestarsi anche solo per assistenza spirituale ed amministrazione di sacramenti. Tra l’altro non mi è stato possibile amministrare tutti i giorni la comunione ad un vecchietto che, immobile, sta nel letto tutto il giorno per ictus cerebrale, a cui mi è solo possibile permettere che reciti con me la preghiera del mattino e le altre preghiere che possono aiutarlo ad accettare la sofferenza dell’immobilismo nel letto. Aggiungo che sbattendo la porta il cappellano Don Pasquale Bilancio non è più tornato a celebrare l’Eucaristia a cui io partecipavo concelebrando con il camice e la stola. Da qualche giorno, perciò, senza alcun avviso, ha cominciato a celebrare l’Eucaristia il direttore della Casa di Riposo ma senza chiedere al sottoscritto di poter concelebrare come facevo con Don Pasquale. Molte lamentele, poi, mi giungono per il fatto che la retta è superiore alle proprie possibilità degli ospiti della casa, per cui debbono intervenire i propri familiari, quando ci sono, per integrare quanto l’assegno pensionistico consente di avere, mentre le Caritas parrocchiali e diocesane risultano del tutto disimpegnate dalle problematiche degli assistiti, come del resto anche per altre problematiche di altri soggetti presenti in diocesi. Insomma, quell’attenzione agli ultimi che tanto va predicando e praticando Papa Francesco è tanto lontana dai traguardi posti dal nostro Vescovo e dai miei confratelli che pensano a pascere se stessi piuttosto che le loro pecorelle di cui Papa Francesco chiede insistentemente di curare cercando di sentire l’odore di esse. Questo mi sento di dover dire con la necessaria libertà interiore che mai dovrebbe abbandonare il cristiano che cerca di piacere al Cristo e non già agli uomini. Al sottoscritto questa libertà di spirito è costata 3 sfratti, anzi 4, se vogliamo aggiungere anche quello dalle Case Popolari e 5 se vogliamo considerare quello dalla Casa delle Suore Sacramentine di via Meta-Amalfi. Preferisco chiudere qui per adesso, abbraccio tutti calorosamente in Cristo.
Rettore Nicola De Maria