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news italia e dal mondo

NEWS ITALIA E DAL MONDO Gita scolastica alle scuole medie: 7 ragazzine tornano incinte

21 Dicembre 2014, 09:57am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Schermata 2014-12-21 alle 09.40.2210309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA I giornali e le tv locali non parlano d’altro. La vicenda delle ragazzine tornate incinte da una gita scolastica sta facendo discutere un intero paese e ora è uscita anche dai confini nazionali. Sette ragazzine, dopo un viaggio scolastico di cinque giorni, si sono accorte di essere in stato interessante. Si tratta di ragazzine tra i 12 e i 13 anni, tutte residente in un piccolo paesino della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.

Ora il dibattito è sulle responsabilità e qui si entra in un campo minato dove gli attori di questa storia si scaricano le colpe a vicenda. Da una parte ci sono i genitori che rimproverano le istituzioni scolastiche di non aver controllato l’attività delle ragazzine durante il viaggio, dall’altra c’è il coordinatore nazionale della salute, Nenad Babić, che ha cercato di gettare acqua sul fuoco addossando anche ai genitori la colpe di non aver informato adeguatamente le loro figliole. “Certamente l’istituto scolastico ha le proprie responsabilità – ha detto – ma qui ci sono evidenti omissioni da parte dei genitori”. E ha poi aggiunto: “Tuttavia siamo di fronte a un grande problema”.

Il fenomeno delle ragazze che restano incinte in giovane età è un problema reale, se si pensa che lo scorso anno nella capitale di Sarajevo si sono registrate 31 gravidanze da parte di minorenni.

Il numero di ragazze sessualmente attive di età compresa tra 13 e 15 anni è aumentata considerevolmente, ha spiegato alla televisione locale Senad Mehmedbasic, ginecologo di Sarajevo. “È preoccupante che ragazzine di 13 anni abbiano già attività sessuale, purtroppo questa è la tendenza di oggi. È inammissibile che le ragazze sappiano di sesso apprendendo direttamente dalla strada, anziché attraverso una seria educazione scolastica”. RETENEWS24

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SEZ.SICILIA NEWS Un 27enne di Comiso arruolato nell´Isis con altri 40 miliziani italiani

20 Dicembre 2014, 13:56pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10478020 267308300106169 3514890014662351654 nINSERITO DA ELSA COPPA Hanno tra i 20 e i 45 anni, partono soprattutto dal Nord Italia e sono diretti nella Siria settentrionale

Foto Corrierediragusa.it

Hanno tra i 20 e i 45 anni, partono soprattutto dal Nord Italia e sono diretti nella Siria settentrionale. Un rapporto riservato della nostra intelligence li divide tra «italiani» e «naturalizzati», figli di immigrati di seconda generazione. Per l’anagrafe sono tutti italiani. Finiscono sotto i radar dell’antiterrorismo. Le informazioni raccolte sugli jihadisti italiani sono state trasmesse da Roma alle forze di polizia dei Paesi lungo i quali si snoda il filo dei loro spostamenti: una ragnatela che ha come centro il «buco nero della Turchia». Lo definiscono così al Viminale. Sono transitati quasi tutti da lì. Provenienti da Torino, Modena, Comiso, Mantova, Milano, Como, Cantù, Venezia, Bologna, Roma, Napoli, Biella. E diretti, soprattutto, nel Nord della Siria. Il «monitoraggio » dedicato ai foreign fighters nostrani segue lo stesso protocollo adottato dai responsabili delle agenzie di sicurezza internazionali per tutti i combattenti stranieri — circa 20 mila, di cui almeno 3mila europei — approdati in Medioriente per irrobustire le fila dei miliziani dell’Isis e alleati. Si chiamano Massimiliano, Filippo, Fabio, Giampietro, Sergio, Donoue. Partono dall’Italia, tra il 2013 e il 2014, per arruolarsi nelle cellule jihadiste dell’Isis attive in Siria e Iraq. Hanno storie e percorsi simili a quello del genovese Giuliano Ibrahim Delnevo. Il «Califfo Ibrahim». Un «eroe», per il padre. Un «martire» per i guerriglieri dell’Islamismo. Tutto questo è stato reso noto dal quotidiano La Repubblica.

FABIO C., IL "MILIZIANO" 27ENNE ORIGINARIO DI COMISO
Fabio C., 27 anni, di Comiso. Chi è? Senza lavoro, dopo aver frequentato «gruppi italiani e nordafricani che coltivano rapporti con network jihadisti», in particolare «Sharia4», Fabio «manifesta l’intenzione di raggiungere i teatri di guerra». Uno, da subito: la Siria. Quella che Ibrahim Delnevo chiamava la «mia via». La via di Allah. Fabio, come Delnevo, si mette in moto. La Turchia è un passaggio strategico. Il «buco nero».

Fabio quel modello lo cerca, all’inizio, nel «progetto qaedista». I primi passi li muove assieme a un amico: Massimiliano R., 42enne. Da un paese della provincia di Mantova. Anche lui convertito all’Islam. Una figura non marginale — spiegano le fonti — in quell’ambiente di riferimento «misto» — italiani-stranieri naturalizzati — che fa la spola tra il nostro Paese e le zone in mano ai ribelli siriani. Soprattutto quelle di Dayr az Zor e Aleppo. A Massimiliano quelle terre non sono sconosciute. Anche se al momento si troverebbe in Italia. Un dettaglio che non viene per nulla trascurato visto che il militante mantovano «ha evidenziato, nel corso di questi anni, forti derive jihadiste». Un soggetto, inoltre, in grado di «fare propaganda».

«Perché — spiega la fonte — una volta arrivati lì, i teatri di guerra sono alla portata, ed è più facile far perdere le proprie tracce». Così ha fatto Giampietro F., 35 anni. Parte da Reggio Calabria. È uno dei casi che i nostri 007 definiscono «accertati». «Accertati» significa che sono in Siria a combattere. Quattordici persone «localizzate » in quei luoghi. Nel mazzo compaiono nomi «spendibili», e altri nomi — di cui Repubblica è a conoscenza — che non possono essere diffusi: nemmeno parzialmente. Giampietro, dunque. Forse è riuscito a uscire dai radar.

Forse da un certo momento in poi non è stato più possibile separare il suo mondo di sopra dal mondo sommerso. Da una copertura. Funziona così. Per dire: Delnevo — prima di raggiungere la Siria dopo il percorso di fede ad Ancona, la città in cui vive l’ex presidente dell’Unione delle comunità islamiche italiane Mohamed Nour Dachan, oggi membro del Syrian National Council — , si era fabbricato il paravento di una missione umanitaria in Turchia. Ma in moschea sapevano tutti che era a combattere sul fronte siriano. «Il giorno prima che lo uccidessero mi aveva chiamato — ricorda il padre, Carlo Delnevo — . Mi disse: «Papà io mi sento realizzato qui, ma ti devo lasciare perché i nemici sono a pochi metri»». Giampietro ha imbracciato le armi, si è unito ai ribelli siriani. Con lui ci sono altri due connazionali: Sergio G., classe ‘87, napoletano. E Donoue E.M., 22 enne, naturalizzato, di Biella. Si ritiene facciano ormai parte di gruppi armati formati anche da ribelli iracheni, libici, tunisini, libici, egiziani.

GLI ALTRI "ARRUOLATI" ITALIANI
Spiegano gli analisti che la «cifra» di queste cellule jihadiste è la composizione. Estremamente «liquida». I capi della rivolta anti-Assad reclutano soldati, tutti addestrati e arabofoni, che attendono la «dawa», la chiamata della Jihad, anche mesi. Molti arrivano da fuori. Dai Paesi dove vivono. O da dove transitano. Muovono anche da Venezia, Milano, Cantù. Come Ben A.M., che ha solo 19 anni ed è canturino naturalizzato. L’intelligence, che lo ha intercettato e seguito, lo descrive così: «Ha solidi rapporti con soggetti appartenenti all’organizzazione Isis, alcuni dei quali operanti sul web. Ha più volte manifestato l’intenzione di recarsi in Siria e di frequentare corsi di addestramento militare in Afghanistan».

Avanti e indietro. Mitragliate permettendo. Ammar Bacha, jihadista di ritorno, è partito da Cologno Monzese. Il 10 settembre ha raccontato a questo giornale che faceva parte di un «piccolo gruppo: 200 persone, tutti civili». Lascia l’Italia nell’aprile 2012, segue le orme di un amico, Haisam Sakhanh (l’elettricista 4lenne che nel 2012 guidò l’assalto all’ambasciata siriana a Roma prima di unirsi ai ribelli ad Aleppo, ndr). La «sponda» turca, poi il fronte siriano. Nel rapporto riservato degli investigatori ci sono anche loro. I foreign fighters non italiani partiti dall’Italia: dodici in tutto quelli «registrati». Giovani, tra i 22 e i 41 anni. Le nazionalità: Tunisia, Marocco, Bosnia. Quattro gli jihadisti combattenti — tre iracheni e un pachistano — che hanno soggiornato a lungo in Italia: dove si ritiene abbiano fatto «opera di proselitismo e reclutamento ».

Il suo errore è stato l’eccesso di protagonismo. L’esatto contrario del principio della «taqiya» che prevede la dissimulazione, il silenzio. Così dovrebbe operare il perfetto jihadista in guerra per l’affermazione del Califfato Globale. Ma Roberto Cerantonio, cittadino australiano di origine italiana, commette un passo falso. Sul web — lo stesso mezzo sul quale aveva iniziato il suo percorso — pubblica un’immagine manipolata del Milite Ignoto.

Accanto, la bandiera dell’Isis e la scritta minacciosa: «Attaccheremo Roma, Allah ci permetterà di conquistarla». A luglio Cerantonio viene arrestato nelle Filippine grazie anche al lavoro dei nostri 007: terrorismo internazionale di origine islamica. Scavando nel suo passato si scopre che inizia la «carriera» avvicinandosi a circoli ultrafondamentalisti frequentati anche da italiani convertiti. Come i circoli Deobandi, formati per lo più da pachistani. Sono gli ambienti nei quali, nel 2012, aveva indagato l’antiterrorismo in due operazioni tra Brescia e Cagliari.

Filippo R. è una new entry per gli esperti dell’antiterrorismo. Trentasette anni, di Chivasso. Di lui si è già occupato il Ros dei carabinieri. «Oggetto di attività preventiva» è la formula che ne accompagna il nome. Uno dei primi finiti nell’elenco dell’intelligence. Tutto inizia tre anni fa. Filippo, ex studente vicino alla galassia antagonista, si converte all’Islam. Da subito viene rilevata la sua «forte attrazione per il mondo qaedista».

Un mondo al quale l’Isis continua a sfilare adepti e forze fresche. Molti gruppi scavallano, si uniscono allo Stato proclamato dal califfo Abu Bakr al-Baghdadi. Il percorso di radicalizzazione di Filippo inizia sul web. In principio i «suoi» Fratelli Musulmani rimandano alle milizie di Aqim (AlQaeda nel Maghreb), in particolare la branca denominata «Coloro che firmano col sangue». Sono gruppi legati ai terroristi guidati dall’egiziano Ayrnan al-Zawahiri.

Poi Filippo, come fece il genovese Delnevo, parte. Ufficialmente vola in Turchia, ad Ankara, per seguire un corso di lingua araba. Va e torna più volte dall’Italia. Gli investigatori ritengono fondato il sospetto che abbia superato i confini turchi per stringere contatti con gruppi di ribelli siriani. E che, in Turchia, abbia gettato «basi solide». Sono circa mille i militanti di nazionalità turca che combattono tra le fila dello Stato Islamico. Le province di Ankara — ne ha dato conto un’inchiesta del New York Times — sono una delle principali centrali di reclutamento di miliziani dell’Isis.

GLI ALTRI GRUPPI
Si chiama Ansar al Sharia. È un gruppo jihadista libico. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’ha aggiunto alla sua lista delle organizzazioni terroristiche. Tra i seguaci di Ansar al Sharia c’è anche un aspirante califfo di Modena. Si chiama Fabio E., ha 39 anni. I nostri servizi di sicurezza lo considerano «vicino a più gruppi terroristici». Il ragionamento che fa una fonte dell’intelligence, per lui come per altri jihadisti italiani, è questo: «Una volta convertiti all’Islam, vanno alla ricerca di un modello di Rivoluzione contro l’Occidente e si identificano, anche per una forma di realizzazione personale, con una causa che non esclude il sacrificio della propria vita».

L´INCHIESTA DELLA PROCURA DI PALERMO
La procura di Palermo ha aperto un´indagine su possibili infiltrazioni di terroristi dell´Isis tra i migranti sbarcati negli ultimi mesi in Sicilia, compreso il porto di Pozzallo, come avevamo riferito su queste colonne qualche settimana fa. A segnalare il rischio sarebbero stati ambienti dei Servizi Segreti. I volti coperti da un cappuccio nero, in mano kalashnikov e armi pesanti: si sono fatti fotografare in assetto da guerra i 5 extracomunitari giunti in Sicilia sui barconi carichi di migranti, sospettati ora di essere terroristi dell´Isis infiltrati. Le immagini, archiviate sui cellulari che gli sono stati sequestrati al momento dello sbarco, fanno parte ora del fascicolo aperto dalla Procura di Palermo sul rischio infiltrazioni terroristiche in Italia.

L´inchiesta, coordinata dal pm Gery Ferrara, sta puntando sostanzialmente su 5 persone delle tante segnalate come pericolose dai Servizi Segreti: si tratta di libici, siriani e un egiziano. Alcuni di loro avrebbero lasciato la Sicilia, altri sarebbero ancora sull´Isola. Gli inquirenti hanno individuato i luoghi che frequentano e sospettano che siano in possesso di armi. Dall´inchiesta, inoltre, è emerso che si tratta di estremisti islamici con un passato nella Jihad. L´indagine viene condotta dalla Digos. Nei mesi scorsi il ministro dell´Interno Angelino Alfano aveva parlato di rischio infiltrazioni terroristiche. E aveva indicato proprio nella Sicilia la "porta" d´ingresso di possibili membri dell´Isis, alcuni dei quali sarebbero sbarcati pure a Pozzallo.

Solo nel 2014 sull´Isola sono approdati 197 mila migranti: un numero enorme di persone - dicono gli inquirenti - che moltiplica il pericolo. Le informazioni riservate raccolte dalla Procura di Palermo, che ha affidato l´inchiesta al pool antiterrorismo, vanno oltre l´allarme generico. Alcuni dei sospetti avrebbero già lasciato il territorio italiano, altri si troverebbero ancora nel Paese. La Procura di Palermo da mesi ha costituito anche un gruppo di lavoro contro la tratta dei migranti che ha messo a punto metodologie investigative - si tratta di un vero e proprio protocollo d´indagine - per riuscire a risalire alle organizzazioni che gestiscono i flussi.

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NEWS ITALIA DAL E MONDO LONDRA "NON ACCETTO CHE BABBO NATALE NON ESISTA": LA MAMMA CHE OGNI ANNO TENTA IL SUICIDIO

20 Dicembre 2014, 12:15pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.leggo.it/MsgrNews/PANORAMA/20141220_natale_1.jpg.pagespeed.ce.rhmOPwYGk9.jpg

10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

LONDRA - Lynn Cassidy, 54 enne inglese madre di due figli, durante il periodo di Natale soffre di una bizzarra patologia, la "depressione stagionale", causata dalla scoperta all'età di dieci anni che Babbo Natale non esiste. Lynn inizia a prendere antidepressivi già nei due mesi precedenti alle festività.Tutti gli anni in autunno, la signora va da un terapista per parlare della sua tristezza irrazionale, che la porta alle lacrime in dicembre. "Da quando ho scoperto la verità - racconta - non ho avuto più un momento felice nella mia infanzia. Babbo significava molto per me e sapere che non esisteva ha rovinato tutto". Lynn si rese conto della verità quando all'età di dieci anni per Natale ha ricevuto una bicicletta di seconda mano. "Ho capito subito - spiega - che dovevano essere stati i miei genitori a comprarla e mi è caduto il mondo addosso". L'anno successivo Lynn ha cercato di rovinare il Natale al fratellino minore confessandogli la verità su Babbo Natale. Ma neanche questa piccola rivalsa è servita alla donna per superare lo choc. "Senza Babbo Natale non hanno senso le feste. Io non l'accetterò mai".

LEGGO.IT

20.12.2014

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NEWS ITALIA DAL E MONDO ASTI, I RAPINATORI UCCIDONO GIOVANE TABACCAIO EROE: "PRIMA DI MORIRE HA SALVATO LA MOGLIE

20 Dicembre 2014, 12:09pm

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10484944 267305636773102 494429539358328247 n INSERITO DA ANGELA CECERE

E' morto da eroe il tabaccaio ucciso dai rapinatori. Ha difeso la moglie da due banditi, nella sua tabaccheria di Asti, ed è stato ucciso. È finita nel sangue la rapina alla rivendita Bacco Tabacco di corso Alba. Manuel Bacco, 37 anni, è morto sotto i colpi di pistola dei malviventi, due uomini incappucciati che sono poi fuggiti facendo perdere le loro tracce. Il delitto questa sera all'ora di chiusura. Il tabaccaio, che lascia un figlio, stava effettuando le ultime operazioni prima della chiusura serale. Pistola in pugno, i due malviventi hanno fatto irruzione nel negozio. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, che stanno dando loro la caccia, avrebbero tentato di aggredire la moglie del titolare, che ha reagito per difenderla. I colpi di pistola, nel parapiglia, non hanno lasciato scampo al tabaccaio, che si è accasciato a terra in una pozza di sangue, mentre i malviventi si davano alla fuga. Non è chiaro, al momento, se siano riusciti a rubare l'incasso della giornata. La vittima è morta sul colpo, prima che l'ambulanza del 118 potesse prestargli i soccorsi del caso. «Sono fuggiti di là, erano in due», hanno riferito alcuni passanti ai carabinieri del tenente colonnello Fabio Federici, comandante provinciale dell'Arma. In tutta la provincia sono stati allestiti posti di blocco, mentre gli esperti della scientifica effettuavano i rilievi del caso sul luogo dell'omicidio. È il secondo tabaccaio ad essere ucciso negli ultimi giorni in Piemonte. Una settimana fa, a Torino, Enrico Rigollet, titolare di un bar tabaccheria, è stato picchiato a morte da uno squilibrato a cui qualche ora prima si era rifiutato di regalare un pacchetto di sigarette. «Sembrava una furia, non sono riuscito a fermarlo in nessun modo», è il racconto del fratello della vittima, che ha assistito impotente all'azione dell'aggressore, arrestato poco dopo dai carabinieri. «Non possiamo negare l'esistenza del male», ha affermato don Elio Vittaz nell'omelia dei funerali del tabaccaio torinese, che si sono svolti ieri ad Aosta, dove aveva la residenza. «La Terra è schiava del male - ha aggiunto - è qui che troviamo le cause di ogni sofferenza. Dal materialismo spunta l'individualismo, è così che l'uomo diventa non una persona ma una cosa».

LEGGO.IT

20.12.2014.

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TOSCANA NEWS Toscana, lo sciame sismico continua

20 Dicembre 2014, 11:17am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

403541_3675070802950_1094968668_n.jpgDI ANGELA LASAGNO Continuano le scosse di terremoto nella zona del Chianti, in provincia di Firenze: una di magnitudo 3.5 è stata registrata alle 5:07. Secondo i rilevamenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 9,3 km di profondità ed epicentro in prossimità di Barberino Val d’Elsa, Greve, Impruneta, San Casciano e Tavarnelle Val di Pesa. Altre scosse sono state registrate alle 5:09 (magnitudo 3), alle 5:35 (3) e alle 5:56 (3.1). E in precedenza ne erano state registrate altre alle 00:29 (magnitudo 3)in prossimità dei comuni di Greve, Impruneta, San Casciano e Tavarnelle. Di magnitudo 3 anche quella registrata alle 23:38 di ieri. Lo sciame sismico interessa l’area della Toscana da oltre 24 ore e affollano le schermate del sito dell’Ingv che riportano l’attività tellurica in Italia. Da qualche ora, pertanto, si sarebbe risvegliata una piccola faglia, dimenticata e dormiente, che taglia le colline dal bacino del fiume Pesa a quello del fiume Greve, testimoniata anche da qualche toponimo. A breve distanza dalla pieve di Campoli c’è infatti la località di Santa Maria a Macerata che, prossima all’epicentro, ricorda dal nome le “macerie” di un antico devastante terremoto, secoli fa. Comunque a Campoli finora non si registrano danni ai pochi edifici rurali circostanti - coloniche, case padronali e villini ottocenteschi, perfino un castello - nonostante scosse insistenti, durate lunghi secondi e invasive. Chi abita da queste parti non ha paura ma dorme preoccupato dopo il brusco risveglio della notte scorsa alle 1.09 con la scossa di magnitudo 3.5 e la sorpresa della scossa più forte verificatasi finora, 4.1 alle 11.36. Mentre ieri, raccontavano gli abitanti, si è pranzato con i tavoli che tremavano per lo sciame sismico sotto le vigne di Gallo Nero. FONTE LA STAMPA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO “La verità su Ilaria non interessa Per questo dico basta al premio”

20 Dicembre 2014, 11:07am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA ANGELA LASAGNO

ROMA Poi arriva il giorno in cui sei troppo stanco e sfiduciato e alla verità inizi a non credere più. Per la signora Luciana Alpi, quel giorno è maturato molto lentamente. Dopo ventun anni di battaglie civili. Mercoledì mattina ha scritto una lettera agli organizzatori del premio dedicato a sua figlia Ilaria, uccisa a Mogadiscio il 20 marzo 1994, mentre lavorava come inviata per la Rai. Ha scritto per dire che la storia del Premio giornalistico Ilaria Alpi può considerarsi chiusa: «Non ha più alcun senso. Era nato con l’obiettivo di trovare verità e giustizia: non le abbiamo avute. L’obiettivo è fallito. Mi sembra normale che dopo un po’ venga il momento di dire basta, grazie e arrivederci...».  

 

Signora Alpi, cosa ha scoperto nelle carte desecretate dal Governo?  

«Niente. Questo è il punto. Nulla che non sapessimo già. Ho letto 3100 pagine, parola per parola. Me le sono portate a casa. Ho preso appunti. Anche sul numero di pagine numerate ma bianche, ancora segrete». 

 

Quante sono?  

«Oltre cinquecento. Mi spiace doverlo dire, ma al momento la desecretazione si è rivelata una mezza buffonata».  

 

Cosa emerge dalla parte leggibile?  

«Tutte cose che sappiamo. La verità è semplice. La storia di Ilaria è impressa nella mia mente. Stava facendo un’inchiesta giornalistica, il lavoro che amava. E conosco a memoria i nomi di quei signori che si occupavano di trafficare armi in Somalia. Avrebbero dovuto essere almeno sentiti...».  

 

Si arrende?  

«Questo mai! Dopo le feste dovrebbero mandarci i documenti delle diverse commissioni parlamentari d’inchiesta. C’è molta roba. Vedremo se avranno lasciato qualcosa di interessante o un bel niente. Leggerò tutto. Non è una resa».  

 

Cos’è?  

«Sono una donna di 81 anni. Non posso più correre dietro all’interviste. Non ha più senso fare quel premio. A che pro? Non abbiamo sortito nulla. Certo: abbiamo fatto il ventennale per la morte di Ilaria, una commemorazione toccante, un bel programma in Rai. Ma tutto finisce, in questa vita».  

 

Potrebbe sembrare un estremo tentativo per richiamare l’attenzione sul caso.  

«No. Non è così. Non abbiamo bisogno di questi mezzucci. Nel 1999, io e mio marito, assieme al giornalista Maurizio Torrealta, abbiamo scritto un libro: era già tutto chiaro. Ma la pazienza ha un limite. Quando il mio avvocato lo riterrà opportuno, scriveremo una bella lettera alle istituzioni, in cui prenderemo atto che la ricerca della verità non è stata ritenuta interessante... ».  

 

Ha incontrato Pignatone, il procuratore capo di Roma?  

«Due volte. E’ una persona stupenda. Un magistrato gentile, attento, che sta facendo indagini importantissime. Si è fatto raccontare tutta la storia di Ilaria, dagli albori. Vedremo...». 

 

Cosa la tormenta?  

«A marzo sono 21 anni che la mia ragazza non c’è più. Il tempo non è dalla nostra, è dalla parte degli assassini. Le prove se ne vanno... Ma io spero ancora, anche se la mia vita non sarà lunghissima, vorrei sapere prima di morire. Mio marito se ne è andato disperato per questo... Ma se non ce la farò, pazienza. Tanto la verità storica la conosciamo tutti». 

 

Può spiegarla a un ragazzo di 18 anni?  

«La giornalista Ilaria Alpi e l’operatore Miran Hrovatin sono stati uccisi in un agguato. Gli hanno sparato in testa. Sono stati uccisi perché stavano facendo un’inchiesta su un traffico d’armi e rifiuti. Basterebbe approfondire».  

 

Ilaria Alpi sarebbe orgogliosa della tenacia di sua madre.  

«Lei pensava che fare giornalismo in modo serio pagasse sempre, era la settima volta che andava in Somalia. Invece ci ha rimesso la vita a 32 anni. Come madre, non lo posso sopportare. Voglio la verità, la rassegnazione non mi appartiene».

DI NICCOLO ZANCAN

 

FONTE LA STAMPA

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NEWS ITALIA E DAL MONDO Asti, i rapinatori uccidono giovane tabaccaio eroe che difende la moglie

20 Dicembre 2014, 09:49am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10309172 267302893440043 4937791116188659039 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA E' morto da eroe il tabaccaio ucciso dai rapinatori. Ha difeso la moglie da due banditi, nella sua tabaccheria di Asti, ed è stato ucciso. È finita nel sangue la rapina alla rivendita Bacco Tabacco di corso Alba. Manuel Bacco, 37 anni, è morto sotto i colpi di pistola dei malviventi, due uomini incappucciati che sono poi fuggiti facendo perdere le loro tracce. Il delitto questa sera all'ora di chiusura. Il tabaccaio, che lascia un figlio, stava effettuando le ultime operazioni prima della chiusura serale. Pistola in pugno, i due malviventi hanno fatto irruzione nel negozio. Secondo la prima ricostruzione dei carabinieri, che stanno dando loro la caccia, avrebbero tentato di aggredire la moglie del titolare, che ha reagito per difenderla.

I colpi di pistola, nel parapiglia, non hanno lasciato scampo al tabaccaio, che si è accasciato a terra in una pozza di sangue, mentre i malviventi si davano alla fuga. Non è chiaro, al momento, se siano riusciti a rubare l'incasso della giornata. La vittima è morta sul colpo, prima che l'ambulanza del 118 potesse prestargli i soccorsi del caso. «Sono fuggiti di là, erano in due», hanno riferito alcuni passanti ai carabinieri del tenente colonnello Fabio Federici, comandante provinciale dell'Arma. In tutta la provincia sono stati allestiti posti di blocco, mentre gli esperti della scientifica effettuavano i rilievi del caso sul luogo dell'omicidio. È il secondo tabaccaio ad essere ucciso negli ultimi giorni in Piemonte. Una settimana fa, a Torino, Enrico Rigollet, titolare di un bar tabaccheria, è stato picchiato a morte da uno squilibrato a cui qualche ora prima si era rifiutato di regalare un pacchetto di sigarette. «Sembrava una furia, non sono riuscito a fermarlo in nessun modo», è il racconto del fratello della vittima, che ha assistito impotente all'azione dell'aggressore, arrestato poco dopo dai carabinieri. «Non possiamo negare l'esistenza del male», ha affermato don Elio Vittaz nell'omelia dei funerali del tabaccaio torinese, che si sono svolti ieri ad Aosta, dove aveva la residenza. «La Terra è schiava del male - ha aggiunto - è qui che troviamo le cause di ogni sofferenza. Dal materialismo spunta l'individualismo, è così che l'uomo diventa non una persona ma una cosa».IL MATTINO.IT

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NEWS ITALIA E DAL MONDO LANCIANO Assunta come infermiera, telegramma mai recapitato: perde il lavoro a causa delle Poste

20 Dicembre 2014, 09:33am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

10478020 267308300106169 3514890014662351654 nINSERITO DA ELSA COPPA LANCIANO Doveva prendere servizio come infermiera alla Asl di Fermo il 1° agosto del 2000 e solo 20 mesi dopo, il 5 gennaio 2002, seppe dalla stessa Asl che le era stato spedito il telegramma di assunzione, mai consegnato in quanto archiviato nell'ufficio postale di Paglieta «perché illeggibile». Perciò il postino non suonò alla sua porta e nessuno si attivò a risolvere il caso tramite il codice dell'ufficio emittente. Il sogno di una vita infranto da un disguido che l’ha penalizzata e le ha condizionato la vita lavorativa. Per quel grave disservizio C.I, allora 29 anni, ha citato Poste Italiane. Il giudice del tribunale civile di Lanciano, Giovanni Nappi, ha ora condannato le Poste al risarcimento dei danni patrimoniali (e non a quelli biologici e psichici), pari a 127.312 euro a favore dell'infermiera, patrocinata dall'avvocato Rinaldo Berghella, che di danni ne chiese 400 mila euro, patrimoniali e non. Era scaduta pure la graduatoria biennale.IL MATTINO.IT

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SEZ.SICILIA NEWS Prepensionamenti ed esodi concordati La ricetta dei dirigenti per risparmiare

20 Dicembre 2014, 09:21am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

DIRIGENTI, prepensionamenti, regione, Sicilia, Cronaca, Sicilia e Nostra Regione

10478020 267308300106169 3514890014662351654 nINSERITO DA ELSA COPPA  PALERMO. Due proposte per riformare il settore evitando lo scontro. I dirigenti regionali lanciano la sfida: «Crocetta mostra odio nei nostri confronti e punta a cancellare il contratto. Noi invece chiediamo un confronto. Ma se il governo non fermerà i progetti annunciati, sarà scontro». Il Dirsi, la sigla autonoma più rappresentativa dei quasi 1.800 dirigenti, punta a risparmiare attraverso due mosse. La prima sono i prepensionamenti da portare avanti fra il 2015 e il 2018 applicando i requisiti in vigore prima della riforma Fornero. Così potrebbero lasciare gli uffici 540 dirigenti e 2 mila funzionari. La seconda richiesta è quella di applicare anche in Sicilia l’esonero dal servizio con decurtazione dello stipendio. È una possibilità che si offrirebbe a chi è distante 5 anni dalla pensione: può andar via rinunciando al 30% del salario. Ma il Dirsi invoca pure una riorganizzazione della dirigenza e una definizione delle piante organiche: «Non è vero che i dirigenti sono troppi, le dotazioni organiche previste dalla legge sono superiori agli effettivi impiegati. Si parta da uno studio delle funzioni che deve svolgere l’amministrazione». Il sindacato contesta il piano del governo che punta al taglio di 800 postazioni dirigenziali e delle relative indennità e alla cancellazione delle clausole che garantiscono lo stipendio invariato anche quando si perde un incarico. Infine, la giunta vorrebbe ridurre premi e straordinari. E ieri anche Michele Palazzotto della Cgil, Gigi Caracausi della Cisl ed Enzo Tango della Uil hanno annunciato «azioni di lotta fino allo sciopero fino se non sarà aperto un tavolo di confronto sulle questioni che attanagliano il funzionamento dell'amministrazione».

di Giacinto Pipitone

IL GIORNALE DI SICILIA

 

20 Dicembre 2014

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PUGLIA E CALABRIA NEWS Catanzaro, gli ruba l'auto: lo investe e lo trascina per 500 metri

20 Dicembre 2014, 09:18am

Pubblicato da Di Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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10309172 267302893440043 4937791116188659039 nDI MICHELE PAPPACODA Ha rischiato la vita, trascinato per oltre cinquecento metri a tutta velocità attaccato allo sportello, con le auto che sfrecciavano nell'altra corsia. E' successo a Catanzaro, dove la polizia ha arrestato un uomo, con diversi precedenti penali. Il ladro, approfittando di un attimo di distrazione della vittima, sì è introdotto nella sua auto, ha messo in moto e ha cercato di fuggire. Quando si è reso conto che il proprietario della macchina si era aggrappato alla vettura, l'uomo ha accelerato, costringendo la vittima a mollare la presa.

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