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la storia dell’egitto

LA STORIA DELL'EGITTO Scrittura egizia: geroglifici e non solo

19 Maggio 2023, 06:12am

Pubblicato da Miki Pappacoda

A CURA DI MIKI PAPPACODA Cosa sono i geroglifici? Come è stato possibile tradurli? Si tratta dell’unica forma di scrittura egizia? Proviamo a rispondere

La scrittura egizia è famosa in tutto il mondo per i geroglifici: disegni enigmatici e affascinanti che decorano le pareti di templi, piramidi e monumenti.

Non tutti, però, sanno come funzionava questo strano sistema di scrittura, né che non si trattava dell’unica forma di scrittura diffusa nell’antico Egitto.

In questo articolo, trovi curiosità e fatti storici interessanti sull’origine e il funzionamento della scrittura geroglifica e sulle differenze tra questa le altre forme di scrittura egizia popolare: quella ieratica e quella demotica.

 

I geroglifici: la scrittura egizia monumentale
scrittura egizia geroglifici
Image by DEZALB from Pixabay

Forse ti sorprenderà scoprire che il termine “geroglifico” non è di origine egizia, bensì greca e significa “[segni] sacri incisi”. Il nome egizio per indicare questo sistema di scrittura, invece, può essere traslitterato come mdw nṯr (pronunciato medu netjer).

I geroglifici erano un tipo di scrittura egizia utilizzata per le incisioni monumentali, ossia incisioni sulle pareti e le superfici di monumenti ed edifici importanti, come ad esempio le piramidi.


La scrittura geroglifica è composta da caratteri di diverso tipo, che possono rappresentare:

  • singoli suoni (in modo simile alle lettere dell’alfabeto) e sillabe;
  • intere parole (come ideogrammi);
  • indicazioni semantiche (su come interpretare un altro segno geroglifico).
     

Nella foto puoi vedere la traslitterazione in alfabeto latino di alcuni glifi usati nella scrittura geroglifica, ma ne esistono molti di più: si contano circa 6900 caratteri (tra singoli segni, combinaizoni e varianti dello stesso glifo).

scrittura geroglifica
Fonte: Open Clipart

Si tratta quindi di un tipo di scrittura molto complesso, perché può veicolare diversi tipi di significato a seconda delle combinazioni tra elementi e del contesto.



Per questo motivo, la scrittura geroglifica non era utilizzata in tutti i contesti della vita sociale e nemmeno compresa e praticata da tutti, ma solamente da persone altamente istruite: i famosi “scribi“.

scrittura egizia tomba faraone
La scrittura egizia quotidiana: la scrittura ieratica e demotica

Mentre la scrittura geroglifica, particolarmente elaborata, era adatta all’incisione su pietra o argilla, non era altrettanto adeguata alla scrittura su papiro.

Per scrivere testi religiosi e documenti contabili amministrativi, tipicamente su fogli di papiro, gli antichi egizi utilizzavano un altro tipo di scrittura, detta ieratica.


Si tratta di un sistema di scrittura più rapido e semplice, ma molto vicino ai geroglifici. Alcuni studiosi avevano ipotizzato che si trattasse di una semplificazione del sistema geroglifico, ma in realtà è stato dimostrato che la scrittura ieratica si è sviluppata parallelamente a quella geroglifica (e non come sua derivazione).

Metropolitan Museum of Art, CC0, via Wikimedia Commons


Successivamente, si diffuse nei territori egizi una nuova forma di scrittura “comune”, detta demotica. In questo periodo (650-320 a.C.) il demotico acquisì sempre maggiore importanza e divenne la scrittura egizia usata per i documenti legali e amministrativi.

In sintesi, possiamo dire che la scrittura egizia si divide, nell’arco della sua storia, in tre diversi sistemi finalizzati ciascuno a un ambito specifico:

  • Geroglifici: per templi e monumenti
  • Scrittura ieratica: per testi religiosi e amministrativi; poi solo religiosi
  • Scrittura demotica: in ambito legale e amministrativo
Tradurre la scrittura geroglifica

La scrittura geroglifica era riservata solo a scopi pubblici, come le incisioni monumentali, e solo poche persone colte (gli scribi) erano in grado di comprenderla e padroneggiarla.


Con il passare dei secoli e il progressivo abbandono di questa forma di scrittura egizia così complessa, di conseguenza, divenne sempre più difficile, se non impossibile, tradurre questi simboli antichi nelle lingue moderne.



La traduzione dei geroglifici divenne possibile solo nel corso del XIX secolo, in seguito alla scoperta della Stele di Rosetta. Si tratta di una lastra di pietra sulla quale sono incise tre versioni dello stesso testo: in greco, geroglifico e demotico.
 

stele di rosetta

Grazie alla conoscenza del greco, fu possibile decodificare, per la prima volta dopo secoli, questi due sistemi di scrittura egizia: demotico e geroglifico.



Oggi, grazie all’aiuto dell’intelligenza artificiale, tradurre i geroglifici sta diventando sempre più facile – e anche i non esperti di egittologia possono provare a imparare a leggere questa antichissima scrittura.

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LA STORIA DEL EGITTO L'egitto

9 Dicembre 2022, 11:05am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Le Origini

La storia dell’Egitto inizia intorno al 6.000 a.C., quando le popolazioni di cacciatori-raccoglitori del Sahara furono costrette a spostarsi lungo le sponde del Nilo, a causa della grande avanzata del deserto. Da questo periodo, inizia un’epoca di grande crescita tecnologica e culturale, e grazie alle stagionali inondazioni del fiume vennero man mano introdotti l’agricoltura e l’allevamento. Così le diverse popolazioni cominciarono a diventare sedentarie, abbandonando per sempre lo stile di vita nomade. Lungo le fertili Valli del Nilo iniziarono a vedersi le prime differenze culturali. Infatti l’Alto Egitto a sud, desertico e sabbioso, si contrappose al Basso Egitto, corrispondente alla vasta zona del Delta del Nilo e dell’immensa Oasi del Fayyum. Questa contrapposizione culturale portò le popolazioni dell’Alto Egitto a prevalere su quelle del nord, in un processo di assimilazione durato circa 1.000 anni. Nacque così l’Antico Regno Egizio, per la prima volta unificato.

Nilo - Storia dell'Egitto
Nelle fertili Valli del Nilo vennero introdotti agricoltura e allevamento
Antico Regno

Con l’unificazione sotto un unico regno ebbe inizio la storia dell’Antico Egitto. La prima fase di questa sviluppata e duratura civiltà è chiamata Antico Regno, in un arco di storia di circa 1.000 anni. Durante questo, gli Egizi si ritrovarono a combattere contro le popolazioni vicine, organizzandosi in una solida struttura sociale. La capitale dell’Antico Regno era Menfi, nel Basso Egitto a pochi chilometri a sud dell’attuale Il Cairo.

A questo periodo, dobbiamo le più famose strutture dell’Antico Egitto: le piramidi. Infatti, con la Terza Dinastia iniziò una grande rivoluzione architettonica. Il Faraone Djoser fece erigere a Saqqara il primo prototipo di piramide: la famosa Piramide a Gradoni di Djoser, ideata dall’architetto Imhotep. Invece, la quarta dinastia diede i natali a Snefru, il grande Faraone noto come il costruttore di piramidi. Esso infatti è considerato un grande sovrano per la sua epoca, e passò la sua vita a ricercare la piramide perfetta per la sua sepoltura.

Sono dovute a lui la Piramide di Meidum, la Piramide Romboidale a doppia pendenza e la Piramide Rossa, la prima a presentare una figura perfettamente geometrica, e dove venne sepolto. La figura di Snefru fu di fondamentale importanza per i Faraoni a venire. Infatti, il figlio Cheope fece costruire la Grande Piramide di Giza, e così fecero i successivi Chefren – che a protezione della sua piramide fece costruire la famosissima Grande Sfinge e Micerino.

Piramide di Djoser - Storia antico egitto
La Piramide a gradoni di Djsoer, fatta costruire dal Faraone Snefru
Medio Regno

Intorno al 2.200 a.C. l’enorme potere dato ai Faraoni fu oggetto di grosse rivolte da parte del popolo, che portarono alla nascita di vari stati regionali in lotta tra di loro. Ma nel 2.150 a.C. il Faraone Amenemhet I riprese il governo dello Stato, sottomise coloro che si erano ribellati e creò una società nuova, dando vita al Medio Regno. Durante quest’epoca l’Egitto fece numerose conquiste e allargò i suoi confini a sud oltre Aswan, e ad est fino agli odierni stati di Siria e Libano. Vennero così definitivamente sconfitte le popolazioni della Nubia e gli Hyksos, che si erano uniti agli ebrei nel tentativo di invasione del Basso Egitto.

Ma durante il Medio Regno non ci fu solamente una rivoluzione politica e sociale, ma anche e soprattutto religiosa. Infatti, se nell’Antico Regno il Faraone era visto come una divinità alla quale venivano affidati tutti i pieni poteri, dal Medio Regno diviene un messaggero degli Dei. Così facendo si crearono nuovi spazi per il popolo, che avevano più possibilità di ambire ad alte cariche, come gli scribi o i sacerdoti. La nuova capitale fu spostata a Tebe, l’attuale Luxor, dove venne costruito l’enorme Complesso Templare di Karnak. Ma anche il sistema sepolcrale venne modificato. Infatti, le piramidi lasciarono spazio a tombe scavate nella roccia, come la famosa Valle dei Re e delle Regine.

Luxor - Storia dell'Egitto
Le eleganti colonne decorate del Tempio di Luxor
Nuovo Regno

La storia dell’Egitto prosegue con la fine del Medio Regno per mano delle popolazioni etiopi che invasero la Valle del Nilo. Fu però il Faraone Psametico I a liberare l’Egitto e a riportarlo al suo antico splendore. Una famosa figura storica del Nuovo Regno fu la Regina Hatshepsut che si autoproclamò Faraone approfittando di una crisi dinastica. Il suo successore fu Thutmose III, considerato il Napoleone d’Egitto per le sue grandi conquiste. Infatti, il suo Regno arrivò fino alla quarta cateratta del Nilo, nel cuore dell’attuale Sudan. Infine, il più grande Faraone del Nuovo Regno fu sicuramente Ramses II. Egli fu un sovrano estremamente longevo, tant’è che regnò per un periodo di ben 67 anni, portando pace e prosperità all’Egitto. Proprio a Ramses II si devono i bellissimi santuari di Abu Simbel, dedicati a lui stesso e alla moglie Nefertari.

Inoltre, sotto il Nuovo Regno i sacerdoti ottennero ancora più importanza. Spesso infatti le figure religiose ottenevano addirittura più potere dei Faraoni stessi, e questo poteva portare a dissidi interni. Un esempio lampante fu la decisione del Faraone Amenofi IV che, cambiando il proprio nome in Akhenaton, spostò la capitale a Sais e modificò il culto principale, da quello di Amon Ra, Dio di Tebe, a quello di Aton. Alla sua morte però, il suo successore Tutankhamon ripristinò il culto di Amon e la capitale a Tebe, riordinando le vecchie strutture sociali.

Abu Simbel Nefertari - Storia dell'Egitto
Il Tempio di Nefertari ad Abu Simbel
Periodo Tolemaico

Nel 525 a.C. la storia dell’Antico Egitto stava giungendo al termine. Infatti, verso la fine del Nuovo Regno si creò l’ennesima frattura religiosa: a sud si continuava a celebrare il culto di Amon Ra, mentre a nord si istituì una nuova capitale a Tanis e celebrato il culto di Aton. Nel 332 a.C. l’Egitto era in difficoltà e dovette piegarsi al dominio macedone di Alessandro Magno, che regnò fino al 305 a.C.

Ma alla morte del grande condottiero macedone, Tolomeo I si proclamò Faraone d’Egitto dando vita alla Dinastia Tolemaica. Egli fu un amante delle arti e della cultura, a lui si deve la costruzione della Grande Biblioteca e il Grande Faro di Alessandria, città fatta costruire da Alessandro Magno per dominare il Mediterraneo. Tolomeo II completò la famosa collezione di questa biblioteca. Egli impegnò tutte le sue forze per rifornirla di grandi opere letterarie. Infine, l’ultimo rappresentante dei Tolomei fu la mitica Cleopatra, che salì al trono nel 55 a.C., nell’epoca in cui la presenza dell’Impero Romano fu sempre più pressante. Era una donna molto colta ed ambiziosa, che riuscì a conquistare dapprima Giulio Cesare, e successivamente Marco Antonio, dai quali ebbe anche tre figli. Non riuscì però a fermare la dichiarazione di guerra di Ottaviano, che nel 31 a.C. sconfisse definitivamente la flotta egizia.

Alessandria Faro - Storia dell'Egitto
La ricostruzione del mitico Faro di Alessandria
Il Periodo Romano e Bizantino

Con la conquista romana la storia dell’Antico Egitto era ufficialmente giunta al termine e le antiche tradizioni egizie sparirono per sempre. Ad ogni modo, il livello di ricchezza riacquistato dai Tolomei si mantenne anche sotto i Romani. Essi, per tenere a bada una popolazione estremamente radicata nei 3.000 anni di storia egizia, crearono un sincretismo religioso tra le antiche divinità e quelle romane. Inoltre, i Romani introdussero l’economia monetaria, abolirono l’antico sistema feudale egizio, costruirono grandi strade, canali e porti. Infine diversi Imperatori portarono a Roma numerosi obelischi egizi, tra cui l’Obelisco di Piazza San Giovanni in Laterano e quello di Piazza San Pietro.

Il periodo di grande benessere finì però sotto l’Imperatore Costantino. Alessandria perse il ruolo di capitale del Mediterraneo, spostata a Costantinopoli, e venne adottato il cristianesimo. Sotto l’Impero Bizantino vennero istituiti alcuni luoghi sacri, come il Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai, e con l’avvento dell’Imperatore Teodosio i culti pagani furono repressi con la forza. I Bizantini inoltre istituirono la pena di morte per chiunque non professasse la religione cristiana. Infine, anche l’antica Biblioteca di Alessandria fu distrutta dai cristiani, e tutti i libri bruciati. A tal proposito, famoso è l’episodio di Ipazia, filosofa e figlia del direttore della Biblioteca, che venne letteralmente fatta a pezzi in nome della cristianità.

Monastero di Santa Caterina
Il Monastero bizantino di Santa Caterina sul Monte Sinai

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LA STORIA DELL'EGITTO Il Faraone Micerino

2 Aprile 2022, 14:32pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

DI MORENA MOTTA Un faraone dal breve regno, o forse due, separerebbe Chefren da Micerino, se è esatta la cifra di diciotto (o ventotto?) anni a questi assegnata dal Canone di Torino. A Micerino, o Menkaura, secondo una pronuncia che meglio si accorda alla scrittura geroglifica, appartiene la terza delle piramidi di Giza, una costruzione di dimensioni molto minori che avrebbe, tuttavia, gareggiato in splendore con le sue gigantesche vicine se il progetto di rivestirla per intero di granito rosso fosse stato portato a termine. Ma l'opera rimase incompiuta, e i mattoni grezzi impiegati in buona parte del corridoio soprelevato e del tempio in valle denunziano l'improvvisa morte del titolare. Come avvenne non si sa, ne è possibile dire fin dove si possa credere a Erodoto quando afferma che Micerino all'opposto dei suoi due grandi predecessori fu sovrano benefico e pio. Le scrupolose ricerche condotte da Reisner e dai suoi assistenti nella zona della terza piramide furono compensate dal ritrovamento di numerose e splendide statue, tra le quali il pezzo più bello è forse il gruppo in ardesia che rappresenta a grandezza naturale Micerino e la moglie e che oggi fa parte dei tesori del museo di Boston. Dopo Micerino le fortune della dinastia decaddero rapidamente.

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LA STORIA DELL’EGITTO Il Faraone Chefren

27 Gennaio 2022, 14:53pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Il Faraone Chefren

A CURA DI MORENA MOTTA Il nome egizio originale è Khafre (o Rakaef), era figlio di Cheope e fratello del suo predecessore, Djedefra che regnò per soli otto anni (costruì la piramide incompiuta di Abu Roash). Gli studiosi assegnano a Chrefen regno di  26 anni tuttavia vi sono notevoli discoradaze tra Maenth0 (66) e il Canone di Torino (20).

Chefren, è il costruttore delle seconda grande piramide, della grande Sfinge (scolpita ad immagine del re in un blocco di roccia) e del  vicino tempio mortuario. Di lui ci rimane anche la splendida statua in diorite, in assoluto una delle più belle sculture egizie. La statua (in dieorite, una delle pietre più dure) ritrae il faraone con un fisico estremamente altletico e muscoloso. Il viso ha un'espessione serena e decisa che ben rappresenta la figura del faraone nell'antico regno: un dio in terra, garante dell'ordine umano e naturale. La nuca del faraone è avvolta dalle ali spiegate del falco Horus. Come il padre Cheope, gode di una pessima fama dovuta ai resoconti (molto probabilmente errati) tramandati da Erodoto.

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LA STORIA DELL'EGITTO IL FARAONE CHEOPE

26 Dicembre 2021, 18:45pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

Cheope - clicca per ingrandire

a cura di Michele Pappacoda Cheope (Khufu) - Il vero nome è KHUFU ma è più noto Cheope, nome che ci è stato tramandato da Erodoto. Cheope è il costruttore della più grande delle piramidi e nonostante ciò rimane uno dei faraoni più misteriosi. Di lui non ci rimane nient'altro che una statuetta di 7,5 cm che si trova al Museo del Cairo: questa stauetta in avorio è l'unica che possa con certezza essere attribuita a Cheope. 

Cheope  - clicca per ingrandire

Esistono anche se altre satue che molto probabilmente lo raffigurano (da una accurata analisi stilistica e dei tratti somatici) ma non sono dotate di cartigli.. Figlio di Snefru, regnò per (23 anni Canone di Torino, 66 anni secondo Manetone) durante i quali si fece erigere la Grande Piramide che si chiamò "Akhet Khufu" ( Splendente è Cheope ). I suoi resti non sono mai stati trovati ne' vi è traccia del coperchio del sarcofago.

 

Erodoto ci tramanda un'immagine di faraone empio e crudele (assime a Chefren). Si pensa che la descrizione di Erodoto (che non è molto preciso sull'Antico Regno) sia dovuta alle immani fatiche che impose per la costruzione della Grande Piramide [Storia dei faraoni delle piramidi - pt1]. Gli studiosi ritengono (e gli egiziani ci tengono molto a questa precisazione) che alla costruzione delle piramidi non lavorassero schiavi ma operai e contadini normalmente pagati. Questo aspetto è controverso: sicuramente venivano pagati ma probabilmente non erano liberi di rifutarsi. Una condizione simile alla servitù della gleba in epoca medioevale. https://www.aton-ra.com/faraoni-egizi/faraoni/41-cheope.html?fbclid=IwAR1Z4hy4IOa548d--ysYgIMONjM4dB6DkxSxWyw4NW6ILn4MzIc8cXtPqzc

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LA STORIA DELL’EGITTO Il trucco e gli Egizi: la nascita del kohl, del primer e dell’ombretto

24 Dicembre 2021, 15:49pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Il trucco e gli Egizi: la nascita del kohl, del primer e dell’ombretto

INSERITO DA MORENA MOTTA Oltre a considerare il proprio corpo come un tempio e quindi a dedicargli le migliori cure estetiche, gli Egizi possono essere definiti degli avanguardisti in merito al trucco, in quanto oltre ad essere una pratica molto radicata a prescindere dal rango sociale, ma veniva praticato indistintamente sia da uomini che donne.

Ovviamente, anche nell’Antico Egitto alle donne andava la prerogativa di possedere dei beauty-case molto più accessoriati rispetto a quelli maschili. Contenevano, pinzette, arricciacapelli, profumi, set per la manicure, creme e profumi. Ma vediamo nel dettaglio il make up egizio in cosa consisteva; così come usiamo fare noi oggi quando ci sediamo davanti ad una specchiera per prima cosa ci dedichiamo alla pelle del viso, in questo modo anche gli Egizi cominciavano il loro rituale cosmetico.

Va detto però che nell’Antico Egitto il contrasto tra la pelle scura dell’uomo, che lavorava prevalentemente all’aperto, e quella più chiara della donna, che soleva restare al riparo dei raggi del sole, era particolarmente evidente. Le donne amavano molto mettere in risalto questa caratteristica e l’usanza di schiarirsi la pelle divenne molto in voga nel Tardo Egitto, quando cominciarono gli scambi con altri popoli dalla pelle chiara. Per dare un tono più chiaro alla pelle le donne utilizzavano il talak, una versione primordiale del nostro talco, a base di farina di fave e gesso in polvere, oppure una polvere finissima giallo ocra, simile alla moderna cipria, che conferiva all’incarnato delle signore riflessi dorati. Queste polveri erano applicate su viso e corpo utilizzando dei batuffoli di pelo di agnello, quello che noi oggi chiameremo piumino da cipria! Invece le donne dalla pelle particolarmente scura avevano bisogno di prodotti che avessero la capacità di aggrapparsi al viso, in questi casi le donne applicavano sulla loro pelle una sorta di fondotinta a base di polveri di alabastro e carbonato di soda resi cremosi dall’aggiunta di miele.

Solo nel periodo Tolemaico si cominciò a far uso della biacca o cerussa, questa pasta bianca e densa che veniva applicata sul viso schiarendo notevolmente l’incarnato. In alcuni casi prima dell’applicazione del trucco venivano strofinati sul viso degli unguenti a base di grassi animali, ai quali venivano aggiunte delle essenze profumate, per facilitare l’applicazione dei successivi cosmetici, specialmente quelli di guance e labbra, per fare un parallelo con i nostri tempi possiamo dire che utilizzavano dei primer!

Ma passiamo agli occhi, il punto focale del trucco egizio. Per un lungo periodo le sopracciglia vennero rasate, come successe diversi millenni dopo, e ridisegnate col bistro fin quasi alle tempie. Così come le sopracciglia, anche l’occhio veniva bordato in modo da ingrandire e sottolineare lo sguardo, inoltre, sia per gli uomini che per le donne questo simboleggiava la forza e l’amore insiti nel proprio corpo. Per colorare la zona perioculare, durante l’Antico Regno, veniva utilizzata la malachite del monte Sinai, di dominio spirituale della dea della bellezza Hator, nel Medio Regno fu poi sostituita dal kohl, cosmetico arrivato fino ai nostri giorni e la cui invenzione è unanimamente attribuita agli Egizi. Il kohl era in pratica un composto dal colore nero molto intenso, ottenuto dalla miscela di galena di colore grigio scuro, ossia ossido di piombo, e ossido di manganese, ocra bruna, carbonato di piombo, ossido di rame, ossido magnetico di acciaio, stibnite, malachite verde e crisocolla. Questi elementi combinati tra loro in diverse proporzioni davano al kohl diverse tonalità dal nero, al grigio al verde. Solo a partire dal 313 d.C. venne utilizzata una mistura per il kohl a base di fuliggine, ossido di ferro, polvere di incenso bruciato o dei gusci di mandorle, il tutto reso appiccicoso grazie all’aggiunta di miele, gomma arabica e altri tipi di resine. Il kohl oggi venduto in Egitto e composto da un nerofumo derivato dalla combustione della pianta Carthamus Tinctorius.

Il kohl era custodito in contenitori di varia natura e veniva amalgamato con olio o acqua mescolato con un cucchiaino prima della sua applicazione, e, neanche a dirlo, ogni donna possedeva un mortaio con cui prepararlo. La stesura di questo prodotto avveniva tramite un bastoncino che presentava una estremità a forma di bulbo. Come abbiamo visto il colore era applicato partendo dall’angolo interno dell’occhio e arrivava fin quasi alla tempia, veniva ovviamente applicato anche all’interno dell’occhio per dare intensità allo sguardo, e per fissare il tutto si sovrapponeva a questo il succo di sicomoro. Ma oltre ad una mera funzione estetica pare ci siano due teorie riguardanti uso del kohl, la prima , pare sostenere che questo fungesse anche da medicinale, in grado di proteggere gli occhi da infezioni, micosi e irritazioni; inoltre proteggeva l’occhio dal riverbero del sole, dal vento e dalla sabbia. Antichi contenitori di bistro infatti riportano iscrizioni quali “buono per la vista” oppure “adatto per arrestare la congiuntivite”. L’altra teoria che interessa il kohl pare avesse un significato rituale e spirituale, non a caso l’Occhio di Horus, l’Udjat, era bordato di nero con una coda lunga e tronca a simboleggiare protezione e fungeva anche da amuleto. Per il suo aspetto magico era presente in ambito funerario come garanzia di integrità della mummia del defunto, veniva inciso o dipinto su stele e sarcofagi e realizzato come portafortuna. Inoltre le donne applicando il kohl di malachite sentivano un forte legame con la dea della bellezza Hator.

Ma oltre all’applicazione del kohl sulle palpebre si soleva applicare anche degli ombretti colorati, e le palette egizie erano ricche di colori: verde chiaro ottenuto dalla malachite, rosso cinabro, arancio estratti dall’ocra, giallo dalla zafferano, viola dal manganese, azzurro da Sali di rame, indaco dall’indigofera tinctoria, bruno da argille e bianco da carbonato basico di piombo. Queste polveri colorate erano tenute in tavolozze di avorio o metallo con scomparti separati atti ad ospitare ognuna un colore e scomparti vuoti dove si potevano miscelare due o più colori insieme. I colori erano miscelati a grassi, resine o saliva in modo da aderire perfettamente alla pelle.

FONTE www.vesuviolive.it di Arianna Abbro 

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LA STORIA DELL’EGITTO Il dio Sobek

5 Ottobre 2021, 14:39pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Il dio Sobek

INSERITO DA MORENA MOTTA Sobek era il dio del coccodrillo del fiume Nilo. Il popolo egiziano temeva e rispettava il potere dei coccodrilli, per cui Sobek si è rivelato presto come patrono degli eserciti e protettore dei faraoni. Era anche un dio che avrebbe ripristinato le anime danneggiate in battaglia o morte alla loro salute fisica precedente, inclusa la loro vista ei loro sensi. In alcuni testi egiziani antichi, era un dio creatore e si credeva di aver creato la terra. Mentre stava creando, il suo sudore scivolò lungo la fronte e tornò in un flusso fluido che divenne poi il fiume Nilo.

In alcuni miti, Sobek recuperò i quattro figli di Horus dal Nilo quando uscivano da un fiore di loto catturandoli in una rete. I figli di Horus erano i protettori di: il fegato, lo stomaco, i polmoni e gli intestini. Di solito era strettamente associato con Horus. A volte fu menzionato come avesse aiutato a consegnare Horus quando era nato; era anche associato a Horus perché Horus si trasformò in un coccodrillo per recuperare i pezzi di suo padre, Osiris, quando Set li sparse per la terra.

FONTE www.storyboardthat.com
 

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LA STORIA DELL’EGITTO Pyramidion

7 Settembre 2021, 10:58am

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Pyramidion

INSERITO DA MORENA MOTTA Con il termine pyramidion (accentato pyramìdion) si intende la cuspide piramidale monolitica delle piramidi e degli obelischi che rappresentava la sacra pietra benben.

Erano costituiti nell'Antico Regno, da materiali rari come la diorite o il nero basalto che creavano così un forte contrasto policromo con il bianco calcare di rivestimento.

Durante il Medio Regno veniva usato il granito con iscrizioni geroglifiche. Il più famoso è quello di Amenemhat III proveniente dalla piramide nera di Dahshur, conservato al museo del Cairo e decorato con geroglifici, con il disco solare alato e con due urei. Tra le ali del sole vi sono due occhi, simbolo della bellezza di Ra nascente mentre sotto vi sono incisi anche i cartigli e le formule di vita eterna.

Nelle piramidi del Nuovo Regno di Deir el-Medina i pyramidion avevano tutte e quattro le facce decorate con scene di culto solare e con il defunto in adorazione di Ra ma erano fatti sempre di calcare locale, proveniente da Tura, come quello frammentario rinvenuto presso la tomba di Sennedjem. Il pyramidion della piramide di Cheope doveva pesare circa 7 tonnellate.

Quello degli obelischi, più piccolo, era spesso senza iscrizioni e ricoperto con lamine d'oro, elettro o rame dorato come quello di Niuserra ad Abu Gurab che brillava di vivida luce illuminato dai raggi del sole.

FONTE https://it.wikipedia.org

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LA STORIA DELL’EGITTO I vasi canopi

23 Agosto 2021, 15:35pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO I vasi canopi

INSERITO DA MORENA MOTTA I vasi canopi, o canopici erano usati nell'Antico Egitto per conservare le viscere estratte dal cadavere durante la mummificazione e rappresentavano una costante caratteristica funebre egizia.

Il termine "canopo" deriva dal greco ed indica, per la forma, il tributo pagato dai Greci al dio Canopo, divinità a forma di giara con testa umana ma che non aveva alcuna relazione con i visceri mummificati degli Egizi.

Un'altra teoria indica invece l'origine del termine nel culto di Osiride, rappresentato con forma di vaso, praticato dagli abitanti di Canopo.

In origine, nell'Antico Regno, i visceri estratti dal corpo del defunto venivano riposti in una cassetta a 4 scomparti (il primo rinvenimento di tal genere nella tomba di Hetep-heres, madre di Cheope, il cui corredo, completo, si trova al Museo egizio del Cairo). Solo con il Medio Regno, e segnatamente con la XII dinastia, viene introdotto l'uso dei veri e propri vasi canopici, con coperchio a forma di testa umana, generalmente in onice, contenuti in una cassetta a scomparti protetta da 4 dee (Iside, Nephtys, Neith e Selkis). Con il Secondo Periodo Intermedio si ritorna alla deposizione dei visceri in una cassetta unica suddivisa in quattro scomparti mentre, con il Nuovo Regno e segnatamente con la XIX dinastia, si instaura l'usanza dei vasi canopici dotati di coperchi che rappresentano le teste dei quattro Figli di Horo che avranno un posto di rilievo anche nella cerimonia della psicostasia:

  • Hamset (umana), per il fegato;
  • Hapi (babbuino), per i polmoni;
  • Kebehsenef (falco), per gli intestini;
  • Duamutef (sciacallo), per lo stomaco.

I vasi canopici, a loro volta, sono contenuti in una scatola lignea a forma di santuario protetto dalle quattro dee. Durante il Terzo Periodo Intermedio, con la XXI dinastia, gli organi interni vengono imbalsamati e riposizionati all'interno del corpo; esistono, tuttavia, i vasi canopi, ma, in qualche caso, si tratta di simulacri, in quanto i vasi stessi non sono cavi. Con la XXV dinastia, infine, i vasi canopici ricompariranno funzionalmente, così come in epoca Tolemaica.

FONTE https://it.wikipedia.org

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LA STORIA DELL’EGITTO La dea Tueret

18 Agosto 2021, 10:12am

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO La dea Tueret

INSERITO DA MORENA MOTTA Tueret, Tauret o (in greco) Thoueris è una divinità egizia raffigurata con le fattezze di una femmina d'ippopotamo gravida. Il nome è traslitterato anche come Taweret, Taurt, Tuat, Taouris, Tuart, Ta-weret, Tawaret, Twert, Taueret e Thueris.

Protettrice delle donne incinte e dei bambini vegliava anche sul sonno.

Nell'ambito dei riti funerari Tueret veniva considerata la madre del sole, quindi collaborava alla sua rinascita quotidiana, oltre ad aiutare il defunto a rinascere a nuova vita.
L'ippopotamo è la forma di uno dei tre letti (le altre sono vacca e leone) su cui i defunti erano posti in sequenza per permettere loro il viaggio nell'aldilà.

Talvolta era associata a Bes, Amon-Ra, Seth e Osiride, e veniva raffigurata con i seni umani, alzata dritta su due zampe, appoggiata al nodo protettivo, con una coda di coccodrillo sul dorso.

Come divinità stellare appare in funzione di misuratrice del tempo.

FONTE https://it.wikipedia.org

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