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la storia dell’egitto

LA STORIA DELL’EGITTO Il ka e il ba

14 Aprile 2021, 13:32pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Il ka e il ba

INSERITO DA MORENA MOTTA Il ba, per spiegarlo in modo semplice, era la parte dell’animo che esisteva nel tempo chiamato neheh. Rimanendo così nel costante movimento e rinnovamento del neheh, era uno degli aspetti nei quali una persona poteva manifestarsi nel corso della sua vita sociale e naturale. Ad esempio, le manifestazioni degli dèi sulla terra (sia negli elementi naturali che nelle statue che li raffiguravano) erano i ba degli dèi. Ba era anche il modo in cui si veniva percepiti dagli altri  – che al giorno d’oggi potremmo descrivere con parole come “immagine” o “reputazione”. Da ciò segue che ogni effetto risultato dall’azione di una persona veniva considerato parte del suo ba.

Dopo la morte, il ba del defunto avrebbe seguito il dio solare nel suo viaggio attraverso i cieli, ma solo se costui aveva vissuto in modo virtuoso. Era insomma la personalità di qualcuno, ciò che lo rendeva unico, e veniva raffigurato come un uccello dotato di testa umana.

Il ka era invece la parte del sé esistente nel tempo chiamato djet.
Avendo a che fare con la stasi e la permanenza del djet, associata all’oltretomba e alla fissità del suolo sotto i piedi, il ka era considerato la parte del sé che sarebbe rimasta per sempre, immune al cambiamento. Dopo la morte, permaneva nella memoria dei cari, nelle tombe o nei monumenti commemorativi, così come anche nei corpi mummificati.

Diversamente dalla nostra percezione moderna, dove il sé è di solito un concetto univoco e talvolta isolato, per gli egizi esso esisteva solamente nel rapporto con gli altri, e non aveva una reale esistenza individuale al di fuori di questo. Come il ba, anche il ka quindi era un fenomeno che poteva essere descritto a livello sociale.

Il ka si ereditava di padre in figlio, e lo vediamo nel mito della creazione di Memphis, dove il dio Atum tramandò il proprio ka ai figli Shu e Tefnut mentre li abbracciava. Questa visione era mantenuta anche nel geroglifico del ka, che appare come un paio di braccia tese per stringere in un abbraccio. Allo stesso modo, per gli egizi l’espressione “raggiungere il ka di qualcuno” significava ricongiungersi a un antenato nell’aldilà.

Nel mondo egizio, il ka sopravviveva quindi anche dopo la morte, e per farlo doveva essere alimentato con cibo e bevande. Per questo nelle tombe venivano preparate anche numerose offerte alimentari. Inoltre, il ka poteva essere raffigurato anche come una figura doppia del faraone o del defunto, una sorta di gemello che avrebbe vissuto nel reame imperituro.

Il rapporto tra ba e ka. Quando Ra giungeva nel reame dei morti, durante la notte, si unificava con Osiride prima di tornare a sorgere il mattino seguente. Anche se Ra e Osiride sono solitamente considerati due divinità separate e distinte, nessun dio egizio ha un’identità personale assoluta e fissa, in quanto la visione del sé nel mondo egiziano aveva sempre a che vedere con il rapporto con gli altri.  Quando Ra e Osiride erano uniti nel regno dei defunti, diventavano lo stesso dio, anche se provvisoriamente. Per questo gli egizi parlano spesso di Ra chiamandolo il ba di Osiride (la forma di Osiride vivente), e di Osiride come del ka di Ra (la forma imperitura di Ra).

Quando una persona buona moriva, il suo ba si unificava a Ra nel suo viaggio solare, mentre il ka si univa a Osiride nel reame dei morti, nel riposo eterno. Di notte, i due principi si sarebbero quindi riuniti assieme, per poi separarsi di nuovo all’alba. I defunti avrebbero trovato così l’immortalità sia nel neheh che nel djet.

FONTE https://arda2300.wordpress.com

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LA STORIA DELL’EGITTO Il dio Geb

12 Aprile 2021, 15:03pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Il dio Geb

INSERITO DA MORENA MOTTA Geb, o Seb, è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto. Era il dio della Terra, in contrasto con la maggior parte delle altre mitologie, per le quali è una personificazione femminile. Nell'Enneade di Eliopoli è figlio di Tefnut, l'umidità, e Shu, l'aria, e marito di Nut, il cielo, dalla quale ebbe cinque figli – Horus, Osiride, Iside, Seth e Nefti.

Nell'iconografia legata alla cosmologia eliopolitana Geb è solitamente raffigurato disteso a terra, sormontato da Shu, che sostiene Nut inarcata su di lui. In altre immagini è un uomo barbuto, con l'emblema di un'oca sulla testa, che simboleggia il geroglifico del suo nome. A volte veniva chiamato il "Grande starnazzatore".

Con il passare del tempo, il suo nome venne associato sempre più spesso alla Valle, terra abitabile dell'Egitto, e quindi alla vegetazione e alla fertilità nonché al dominio sugli animali. In tal modo, l'oca divenne un simbolo di prosperità, tanto che la successione di un nuovo faraone veniva annunciata da quattro oche selvatiche, lasciate libere, come benedizione di un regno lungo e prospero. In associazione con l'elemento vegetale, viene raffigurato a volte con piante e frutti sul corpo e con la pelle verde o nera, il colore della terra fertile del Nilo.

Geb governò il mondo antico, ricco e fecondo, fin quando si stancò di regnare, e il suo posto venne preso dai suoi figli litigiosi Osiride e Seth. Geb venne associato anche al mondo degli inferi, Duat, in quanto si credeva che intrappolasse le anime per impedire loro di ascendere al cielo, nei campi Iaru.

Secondo una tradizione minore avrebbe avuto da Renenet, dea del raccolto, il figlio Nehebkau, divinità legata all'oltretomba. In età ellenistica venne identificato con il titano greco Crono.

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LA STORIA DELL’EGITTO Lo Scarabeo sacro

9 Aprile 2021, 10:35am

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Lo Scarabeo sacro

INSERITO DA MORENA MOTTA Lo scarabeo sacro, talvolta indicato con il nome di scarabeo stercorario, deve il suo nome al ruolo che ebbe nella religione dell’antico Egitto dove veniva adorato con il nome di Khepri, simbolo della resurrezione; questa divinità veniva spesso rappresentata come uno scarabeo che spingeva il sole attraverso il cielo o mentre lo faceva rotolare attraverso l’oltretomba egizio, ogni notte; Khepri infatti per gli egizi rappresentava il sole del mattino, e il suo essere rappresentato con l’astro solare deriverebbe dal fatto che lo scarabeo deposita le proprie uova nello sterco e ne forma una pallina che poi spinge e fa rotolare con le zampe posteriori.

La leggenda egizia narra che Khepri è colui che spinge ogni mattina Ra, il dio sole di Eliopoli fuori dalla duat, l’oltretomba, rinnovando la rinascita di Nut, madre di Osiride, Iside, Seth e Nefti; spesso rappresenta anche la trasformazione e il rinnovamento che l’uomo subisce nella morte e nella successiva rinascita, un simbolo di vittoria della luce sulle tenebre, del potere generativo e della vita sulla morte.

Secondo l’esoterista ed egittologo francese René Adolphe Schwaller de Lubicz, il lavoro dello scarabeo incarna il modello delle forze della natura che sono in continuo movimento e trasformazione.

I primi esemplari di scarabei che furono ritrovati nelle tombe dei faraoni risalgono al 2300 a.C. circa ed erano dei semplici grani di collana appena sbozzati, successivamente vennero ritrovati dei pendagli intagliati molto più elaborati appesi solitamente agli anelli o usati come sigilli.

Questi scarabei venivano raffigurati sopra le porte dei templi e servivano a proteggere i riti che venivano celebrati all’interno, dalla XVIII dinastia in avanti venivano intagliati in materiali preziosi e posti tra le bende delle mummie in corrispondenza del cuore ovvero il centro della forza divina, della spiritualità, di tutte le percezioni dell’essere che da esso erano vagliate, come oggetti dal potere salvifico anche dopo la morte; alcuni erano intagliati in materiale povero, ma quelli destinati ai faraoni erano intagliati in materiali preziosi come la giada e portavano inscritto un capitolo del Libro dei Morti (una raccolta di formule magico-religiose che dovevano servire al defunto come protezione e aiuto nel suo viaggio verso il Duat, il mondo dei morti che si riteneva irto di insidie e difficoltà, e verso l’immortalità), la Formula dello scarabeo del cuore, che esortava  il cuore a non testimoniare contro il defunto davanti al Tribunale di Osiride.

Anche il famoso faraone Tutankhamon aveva il suo personalissimo scarabeo, la cui particolarità stava nel fatto che fu intagliato in un pezzo di cometa che presumibilmente scoppiò sull’Egitto 28 milioni di anni fa.

L’uso dello scarabeo si allargò anche tra fenici, cartaginesi, greci, etruschi e, tra i primi cristiani, come simbolo della resurrezione, ancora oggi vengono usati nelle abitazioni per proteggere chi vi ci abita.

Una particolarità dello scarabeo è quella di trasportare la pallina di sterco, che oltre a servire da protezione alle uova è anche una fonte di cibo, verso la tana seguendo una linea retta e orientandosi attraverso la luce emessa dalla via lattea, addirittura se incontrano un ostacolo cercano di superarlo scavalcandolo per non cambiare direzione.

Oggi si possono trovare molti amuleti a forma di scarabeo sacro, il più prezioso è sicuramente quello in giada o in lapislazzuli, il quale si dice che debba essere riposto vicino al denaro affinché esso non venga mai a mancare.

In Egitto vengono venduti diversi tipi di amuleti a forma di scarabeo sacro ma tutti devono avere delle macchie nere o un’intera zona del corpo dipinta di nero affinché siano veramente portatori di fortuna.

FONTE www.eticamente.net di Valeria Bonora

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LA STORIA DELL’EGITTO La mummificazione

6 Aprile 2021, 08:38am

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO La mummificazione

DI MORENA MOTTA Gli antichi Egizi erano convinti che occorresse conservare il corpo intatto per ottenere la sopravvivenza nell' Aldilà; ecco perché avveniva la mummificazione.

All'inizio della loro storia, gli egizi seppellivano i loro morti direttamente nella sabbia, dove, per azione dell'arsura, i liquidi responsabili del deterioramento del corpo si essiccavano, conservando naturalmente i tessuti molli, i capelli e le unghie.

Quando la tradizione funeraria egiziana diventò più elaborata, la semplice fossa scavata nella sabbia fu sostituita da una camera funeraria coperta di mattoni crudi in una sovrastruttura in muratura a forma di panchina: il mastaba. Poiché il corpo vi era collocato in un sarcofago di legno, alla mummificazione naturale dovettero subentrare nuove tecniche di conservazione artificiali.

C'erano tre classi o specie di mummie e venivano preparate secondo il prezzo che gli eredi erano disposti a pagare.

La prima classe, che era la più costosa, comprendeva le mummie che dopo essere state svuotate del cervello, mediante estrazione della materia cerebrale attraverso le narici, e di cuore, polmoni, fegato ed intestini, mediante un'incisione addominale, venivano immerse per settanta giorni in un bagno di sale alcalino. Dopo di ciò, venivano lavate accuratamente, profumate con essenze di cedro e di canfora ed avvolte in finissime bende di tela di lino, previa coloritura della pelle con terra d'ocra e delle labbra con “betel” rosso.

Per la seconda classe il procedimento era più semplice: si riempiva il corpo del defunto, attraverso l'orifizio anale, di olio di cedro asiatico, quindi lo si immergeva per quaranta giorni in un bagno salato. Trascorso tale periodo, mediante compressione dell'addome, si estraevano i visceri, liquefatti per reazione chimica, attraverso il foro anale quindi, dopo un lavaggio, lo si avvolgeva nelle bende e si riconsegnava ai parenti.

La terza classe, che era la più economica e popolare dell'Antico Egitto, limitava la mummificazione alla immersione del corpo in un bagno bollente di acqua e “natron” (soda naturale) quindi, dopo essiccazione con aria calda ventilata, avveniva l'avvolgimento in stuoie di juta.

FONTE www.egittopercaso.net

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LA STORIA DELL’EGITTO Nomarca

1 Aprile 2021, 09:29am

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Nomarca

INSERITO DA MORENA MOTTA Nomarca deriva dal termine "nomo" che in greco indicava i vari distretti in cui venne suddiviso l'Egitto: i nomarchi erano i capi del nomo e generalmente appartenevano a classi sociali elevate : principi, nobili, ecc.

Originariamente erano i direttori dei lavori del sovrano, coordinatori e responsabili per l'area assegnata. Verso la fine dell'Antico Regno le cariche divennero sempre maggiori ed ereditarie. Le terre inizialmente di proprietà del sovrano passarono nelle mani dei nomarchi grazie a donazioni o privilegi reali e alla fine lo stato perse il proprio potere centrale cadendo in un caos totale che continuò durante tutto il Primo Periodo Intermedio.

Quando venne ristabilito l'ordine, i nomarchi erano diventati dei principi indipendenti, ognuno a capo del proprio distretto su cui regnavano come sovrani incontrastati. Furono proprio alcuni di questi principi, quelli tebani, che riunirono di nuovo l'Egitto dando vita al Medio Regno. Furono ancora i principi tebani che scacciarono gli Hyksos dalla terra d'Egitto fondando il Nuovo Regno. In questo ultimo periodo i nomarchi continuano ad esistere ma il loro potere venne limitati dal potente apparato burocratico del paese.

Va fatto notare che quando i nomarchi erano ancora dei veri principi e con ampio potere di azione, lo usarono generalmente a favore del popolo : essi soccorsero la popolazione in tempo di carestia e spesso recarono aiuto anche ai nomoi vicini.

Nei Bassi Tempi riappaiono le grandi proprietà fondiarie ed ereditarie dei nomarchi ma, sotto i Lagidi ed i Romani, i nomarchi sono riportati al ruolo iniziale di funzionari statali.

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LA STORIA DELL'EGITTO Lista dei faraoni

29 Marzo 2021, 11:09am

Pubblicato da Miki Pappacoda

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Attorno al 3000 a.C. nella valle del Nilo si sviluppò la civiltà Egizia, che sopravvisse 3000 anni. Le origini del popolo Egiziano non sono ben definite, si pensa che i suoi abitanti furono i influenzati dai popoli del vicino oriente. Un antico storico greco, Erodoto (v. immagine a sinistra), definì la civiltà Egizia un dono del Nilo. L’Egitto sorge in una vasta zona desertica, mentre la valle del Nilo è fertilissima grazie ad un fango chiamato limo, ricco di sostanze fertilizzanti. Lungo il corso del Nilo, fino al delta sul Mediterraneo avvenivano i principali scambi degli Egizi con gli altri popoli che si affacciavano su questo mare. Durante il periodo predinastico la gente della valle del Nilo attraversò un periodo di splendore grazie al limo che aveva reso fertile il terreno e facilitato l’agricoltura.piramidi.jpg (14865 byte) Verso il 3.500 a.C. la grande differenza fra il delta e la valle del Nilo costrinse alla divisione dell’Egitto in due parti: L’Alto e il Basso Egitto.Gli Egizi erano molto abili nel costruire piramidi e templi in pietra. Le piramidi erano le tombe dei faraoni. All’interno c’era persino una cappella dove si pensava che il faraone pregasse da morto; c’erano delle stanze decorate con pitture e sculture policrome.

Quando una persona moriva sulla sua tomba si posava un libro chiamato "libro dei morti" (v. immagine in basso). Questo libro era diviso in colonne, su cui era scritto tutto quello di cui il morto aveva bisogno nella seconda vita. Per rendere l’anima del morto immortale, bisognava proteggere il corpo dalla decomposizione affidandone la conservazione alla sabbia del deserto, libro_dei_morti.jpg (27951 byte)oppure, con l’avvento del nuovo regno, tramite la mummificazione. Durante il regno antico gli egiziani riservavano un particolare cerimoniale al faraone. La salma del morto veniva messa per un certo periodo sotto sale e poi essiccata. Al defunto, ancora prima, venivano tolte le viscere, il cervello ed il cuore, che veniva sostituito da uno scarabeo in pietra. Nei sarcofagi veniva deposto un foglio di papiro su cui erano scritte le formule magiche che consentivano al morto la sopravvivenza nell’aldilà.

L'Egitto ebbe la più lunga storia unitaria, politica e culturale, fra tutte le civiltà mediterranee, svoltasi senza interruzioni dal 3000 a.C. al IV secolo d.C. La natura del paese, attraversato e reso fertile per tutta la sua estensione dal Nilo, e il relativo isolamento rispetto alle influenze culturali esterne, diedero vita a uno stile artistico uniforme che subì pochi mutamenti nel corso di tanti secoli.

Il corpus di credenze costituenti la religione dell'antico Egitto, influì particolarmente sull'evoluzione della cultura, pur non avendo gli egizi mai concepito la religione come un sistema teologico coerente.

Originariamente esisteva solo l'oceano; ma Ra, il Sole, nato da un uovo apparso sulle acque, generò quattro figli. Due di essi, Gheb e Nut, generarono due figli, Seth e Osiride, e le figlie Iside e Nefti. Osiride privò Ra del dominio sul cosmo, ma venne ucciso e fatto a pezzi da Seth; Iside, sua sposa e sorella, ne ricompose il corpo e lo imbalsamò, aiutata dal dio Anubi, e gli restituì la vita con potenti incantesimi; Osiride divenne così re dei morti e Horus, figlio di Osiride e Iside, sconfisse Seth in battaglia e divenne re della Terra.

L’Egitto raggiunge la sua massima espansione territoriale sotto il regno di THUTMOSI III. (1480-1448 a.C,).

Con l’invasione dei popoli del mare ha inizio la lenta decadenza del regno che, subisce numerose altre invasioni: Hyksos (1670 a.C.), popoli del mare (1200 a.C.), Assiri (670 a.C.), Persiani (525 a.C.), Macedoni (332 a.C.), Romani (30 a.C.).
Fin da prima che il re Manes unificasse l’Egitto, gli Egizi conoscevano la scrittura.
Non tutti gli Egizi conoscevano la scrittura, ma sicuramente la conoscevano gli scribi e i sacerdoti. Per scrivere essi utilizzavano grandi fogli ricavati dalla lavorazione degli steli del papiro, pianta acquatica che cresce lungo fiumi e paludi. Gli steli venivano tagliati in sottilissime strisce longitudinali, che erano poi disposte su un piano e unite l’una all’altra, in modo da ottenere uno strato continuo. Su questo strato ne veniva collocato perpendicolarmente un secondo. Il reticolo così ottenuto veniva bagnato e infine lasciato seccare al sole: la carta era pronta. La scrittura consisteva in un sistema di segni tracciati con un piccolo pennello e corrispondenti ad un oggetto, un animale o una persona. Inizialmente il lavoro degli scribi consisteva nel registrare le uscite e le entrate dei prodotti agricoli che i contadini erano tenuti a versare nei magazzini del re. Con il tempo questo modo di scrivere per disegni si perfezionò, fino a permettere di fissare sulla carta anche le idee, i ragionamenti ed i sentimenti. La scrittura assunse per gli egizi un valore quasi sacro: con essa erano ricoperti tutti i loro monumenti, le pareti dei templi, le statue, i sarcofagi e le bende con le quali era avvolta la mummia.

Nelle più antiche civiltà, in quella Egizia e in quella Mesopotamica, non esistevano libertà né diritti. Il faraone era il padrone di tutto e di tutti: delle terre, degli animali, delle case e di tutto ciò che veniva prodotto nel suo regno. Tuttavia era ritenuto onnipotente perché figlio degli Dei e non doveva essere tiranno, capriccioso e violento, come alcuni dei. In conclusione il faraone delle più antiche civiltà era un sovrano che decideva cosa fosse più giusto per il suo popolo. Invece oggi lo stato democratico moderno fa sì che ciascun cittadino, protetto dalle leggi della giustizia, possa obbedire ad esse liberamente; tuttavia il cittadino è sempre limitato nella sua azione dalle stesse leggi: per questo lo stato è detto stato di diritto.

FONTE http://www.scuolabelli.it/belli/lavori/3e/margherita/gli%20egizi.html

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LA STORIA DELL’EGITTO Il Dio Amon-Ra

23 Marzo 2021, 10:15am

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Il Dio Amon-Ra

INSERITO DA MORENA MOTTA Amon-Ra è una divinità egizia appartenente alla religione dell'antico Egitto, nata dalla fusione del dio Ra di Eliopoli con la principale divinità tebana, Amon. Si tratta della divinità più potente nella mitologia egizia, essendo il re di tutti gli dei del Phanteon egizio.

Per ragioni politiche, durante il Primo Periodo Intermedio, fu adottato dai principi tebani come divinità principale di Tebe. Durante l’XI dinastia con l’Egitto nuovamente unificato, il santuario di Amon a Karnak divenne il tempio dinastico.

Per molti secoli la funzione di Amon fu esclusivamente politica; in seguito il clero tebano, d’accordo con i sacerdoti eliopolitani, lo assimilarono a Ra, in modo da conferire ad Amon il titolo di divinità cosmica, da qui il nuovo nome “Amon-Ra”, una nuova figura che si aggiungeva ai due dei Amon e Ra.

Sposo di Mut e padre di Khonsu e a volte sposo di Hathor e padre di Harmachis “Horo all’orizzonte”.

Rappresentato in forma umana, il suo emblema era un casco cilindrico sormontato da due lunghe piume verticali.

In un bellissimo inno dedicato a Amon- Ra il dio viene onorato per tutte le cose che ha creato, in sostanza quando fu propagato il culto di questo dio, altro non si fece che predicare per lui le stesse cose che prima erano dedicate al dio Ra.

Drioton, lo studioso francese, riconosce in Amon il dio della regione celeste, a suffragare questa ipotesi le due piume che sovrastano il capo, il colore azzurro delle sue membra e a volte anche del suo trono.

L’Egitto diventò così una delle più grandi potenze dell’Oriente e a beneficiarne fu proprio Amon che ricevette non solo la gloria, ma anche una parte notevole dei bottini di guerra e dei tributi annuali versati dai popoli sottomessi.

Così il clero di Amon diventò un potentissimo proprietario terriero ed elemento di primo piano nella politica egizia.

In bassa epoca si ritornò al primitivo concetto del dio ed Amon fu nuovamente considerato una divinità primordiale.

A Karnak, nel tempio di Opet, Amon-Ra era “lo Shai di tutti gli dei”, inteso non come dio-destino, ma come dio primordiale e creatore.

Fonte anticoegitto.net e it.wikipedia.org

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LA STORIA DELL’EGITTO Gli obelischi

18 Marzo 2021, 10:11am

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Gli obelischi

INSERITO DA MORENA MOTTA L'obelisco è un monumento commemorativo dell'antico Egitto. La sua forma svelta, allungata, quadrangolare, terminante alla sommità con una punta piramidale, lo fece rassomigliare dai Greci ad un piccolo spiedo (ὀβελίσκος, più antico ὀβελιός). Il nome egizio è en, d'ignoto significato; la punta si chiama benbéne (t). Questa parola viene confusa spesso con un'altra designante il feticcio-pietra eliopolitano, ben ovvero benben (dalla stessa radice jbn "puntuto"), e se ne inferisce, a torto, un carattere sacro per l'obelisco, che esso non ha mai avuto. Quindi cade pure ogni idea sull'origine fallica di tale oggetto. H. Brugsch lo designò anche come parafulmine; ma il testo di Edfū su cui si fondava, parla di obelischi che "toccano le nubi" per l'altezza, non che "frangono la tempesta".

Tutte le paia di obelischi che i faraoni hanno eretto all'ingresso dei templi (qualche rara volta alla fine di un colonnato, o presso la riva del Nilo) commemorano la celebrazione del giubileo trentennale. Oltre ai titoli del protocollo e agli epiteti sovrani che ricoprono le quattro facce, c'è espressa menzione del dono dei monoliti alle divinità, secondo i casi Haráéte di Eliopoli, Amenrìe di Tebe e di Soleb, Gnûm di Elefantina, ecc. Anche Augusto Soli donum dedit i due elevati in Roma. Perché poi l'erezione di due piccoli obelischi costituisse una cerimonia dei funerali e si trovino presso le tavole delle offerte, o lasciati all'ingresso delle tombe, non ci viene chiarito. Si può pensare che fosse in relazione con il giubileo di Osiri, re dei Morti. La pietra in cui sono tagliati gli obelischi è la sienite, eccezionalmente il basalto. Essi venivano lavorati nella cava prima su tre lati; il quarto lo si distaccava facendo gonfiare cunei di legno inseriti in fori distanti almeno 75 cm. l'uno dall'altro. Sul luogo stesso venivano provvisti d'iscrizioni. Con quali mezzi gli Egiziani riuscissero a incidere con tanta finezza queste pietre, ci è del tutto ignoto. Il trasporto dalla cava al luogo destinato avveniva per fiume; sappiamo, ad esempio, che per quello dei due obelischi di Thutmose I a Karnak, ciascuno alto m. 21,75 e largo alla base m. 1,84 (circa 143 tonnellate), venne costruita una nave lunga m. 63 e larga 21. Il monolito era di solito staccato dal suolo con una leggiera base quadrangolare; ma quelli di Ramessése II a Luxor mostrano agli angoli di essa quattro cinocefali, adoranti il sole. Va pure ricordato che la cuspide era talora rivestita d'oro, perché riflettesse i raggi solari. Quanto al modo usato dagli Egiziani per erigere tali colossi, le indagini più recenti hanno assodato che l'obelisco veniva tratto su con canapi e leve di legno, facendo rotare un angolo della sua estremità inferiore dentro un incavo rotondo, praticato al margine della base. Non sempre l'operazione riusciva perfettamente e qualche base si osserva rovinata e schiantata.

Il più alto degli obelischi è quello rimasto incompiuto nella cava di Assuan (metri 41,75); viene poi il Lateranense (32 m.). Nelle iscrizioni di Thutmóse III se ne menziona uno di 57 m. Il più antico sta ad Eliopoli (al-Maṭariyyah) e appartenne a Zenwósre I (dinastia XII). I più recenti sono: l'obelisco di Domiziano (oggi in Piazza Navona a Roma), in origine forse davanti all'Iseo Campense, e quello di Adriano, eretto in onore di Antinoo, oggi sul monte Pincio. Sono pure note le imitazioni che si fecero in Etiopia di tali monumenti, la cui caratteristica è di essere a sezione rettangolare anziché quadrata e con le facce più larghe intagliate, in modo da rappresentare un edifizio (v. aksum).

Il primo che ne trasportò via da Tebe pare sia stato Assurbanipal. Parecchi giunsero a Roma in epoca imperiale e uno a Costantinopoli sotto Teodosio. Nel secolo XIX anche altre città vollero ornate le loro piazze da obelischi e uno ne andò a Parigi nel 1836, un altro a Londra nel 1877, un terzo a New York nel 1880. Verso la metà del secolo ne erono stati elevati due d'imitazione nella Villa Torlonia a Roma, con iscrizioni dell'Ungarelli.

Tale Ermapione, del tutto ignoto, ci ha lasciato una buona versione del testo dell'obelisco, già nel Circo Massimo, poi in Piazza del Popolo a Roma; essa si trova inserita nel XVII libro della Storia di Ammiano Marcellino.

FONTE treccani.it

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LA STORIA DELL'EGITTO Le mastabe

15 Marzo 2021, 09:32am

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL'EGITTO Le mastabe

A CURA DI MORENA MOTTA I più antichi esempi di architettura egizia di cui ci siano pervenuti resti sono le màstabe, tombe monumentali costruite a partire dal periodo arcaico o delle prime due dinastie faraoniche, nel cosiddetto Periodo Tinita (2853-2657 ca. a.C.) e in uso anche durante l'Antico Regno.

Il nome "mastaba" è un termine arabo che significa "panca" o "banco" e indica appunto una panca, un sedile tipico che ancora oggi è molto usato in Egitto. E' stato scelto per via della somiglianza tra la mastaba-monumento sepolcrale e la mastaba-panchina.  Le prime mastabe del periodo Tinita furono edificate inizialmente in mattoni crudi, e successivamente in pietra calcarea. Venivano usate per la sepoltura dei faraoni e dei loro familiari. 

A partire dall'Antico Regno i faraoni preferiranno destinare le proprie spoglie e quelle dei familiari alle piramidi, ancora più grandiose. Le mastabe verranno quindi destinate ai dignitari di corte, come i nobili, gli scribi, i sacerdoti e i visìr (primi ministri, che avevano il compito di gestire, per conto del faraone, tutti gli affari ordinari del regno). 

Solitamente di pianta rettangolare, le mastabe hanno la forma di un massiccio tronco di piramide. Sono dotate di spesse mura perimetrali a scarpa, ossia inclinate verso l'esterno, e coperte da un tetto piano. Ciò che maggiormente colpisce in queste costruzioni funerarie è la loro grandiosità. Tutta l'architettura egizia, comunque è di tipo monumentale infonde un senso di ammirazione e smarrimento insieme.

La màstaba è una costruzione piuttosto semplice, si compone di due parti: la zona inferiore con il sepolcro e la zona superiore con la cappella. 

La zona sotterranea o inferiore è costituita da un sepolcreto, scavato in fondo a un pozzo a volte assai profondo (oltre venti metri) e articolato in più livelli. Il sepolcreto poteva essere articolato in più sale, ed era consacrato ad ospitare il sarcofago del defunto, il corredo e tutti gli oggetti ritenuti indispensabili alla vita ultraterrena. Gli Egizi credenvano infatti che la vita proseguisse oltre la morte solo se il corpo si fosse conservato; da qui la necessità di mummificare i cadaveri e mettere accanto a loro cibi, utensili e arredi che avrebbero reso più facile la vita nell'aldilà. Tutto questo non riguardava però solo i faraoni ma tutta la popolazione. Anche nelle tombe più umili sono stati ritrovati elementi di corredo funerario, come ad esempio dei tavoli costruiti con i mattoni dove i familiari potevano lasciare le offerte per il defunto.

La cappella, costruita in superficie, era destinata a chiudere per l'eternità il pozzo di accesso alla zona inferiore e indicarne la presenza in modo monumentale. La cappella della màstaba è spesso dotata di molti vani, anche ampi con stanze e celle per le preghiere, i riti, e le offerte dei parenti allo spirito del defunto detto Ka e inteso come essenza vitale. Esternamente le cappelle delle mastabe potevano esssere decorate con colori vivaci.

Uno degli elementi caratteristici della mastaba è la facciata, di solito addossata ad una parete che presenta l'ingresso, spesso preceduto da un breve portico con colonne. All'interno le stanze ospitavano i riti dedicati ai defunti ed decorate con pitture e rilievi che rappresentavano scene sacre accompagnate da geroglifici con preghiere.

Per prendersi cura del defunto e assicurare la sua vita nell'aldilà, i familiari portavano le loro offerte e le vivande necessarie alla sopravvivenza del ka su una stuoia o una lastra davanti ad una falsa-porta, posta su una parete della mastaba. La falsa-porta è una lastra di pietra rientrante con il nome e i titoli del defunto, che riproduceva con stipiti, colonne e architrave, la forma di una porta. E' il simbolo del passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti, secondo l'antica religione egizia, consente all'anima immortale, il kà del defunto di passare dalla sua dimora ultrareterrena al mondo dei vivi e viceversa. La falsa-porta è spesso ornata di dipinti, rilievi e statue e presenta incisi i geroglifici che indicano "le cose buone", cioè cibi, bevande e oggetti che erano ritenuti necessari per la vita nell'aldilà e si trova in una posizione che indica il sepolcro posto sottoterra.

FONTE geometriefluide.com di A. Cocchi

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LA STORIA DELL'EGITTO I FARAONI

11 Marzo 2021, 11:08am

Pubblicato da Miki Pappacoda

A CURA DI MICHELE PAPPACODA Nell'Antico Egitto il sovrano era il Faraone, che gli Egizi adoravano come un dio sceso in terra e di cui temevano la potenza divina. Il termine Faraone deriva dall'egiziano e significa "grande casa" poichè originariamente indicava la residenza del re, il suo palazzo; poi era passato ad indicare la sua funzione. La parola viene attribuita alla persona del re con la XXII dinastia. achnatonI Il faraone era un "dio sulla Terra" ed era considerato figlio del dio Sole Ra, identificato in vita con Horus (divinità egizia rappresentata dal falco). Gli Egizi attribuivano al faraone diverse facoltà, in quanto intermediario tra il mondo degli dei e quello degli uomini: lui induceva il Sole a risorgere tutti i giorni, lui assicurava la riproduzione degli uomini e del bestiame e così via. Egli stesso era l'Universo e per questo non poteva ammalarsi, né invecchiare, né perdere le forze o la capacità di generare figli, altrimenti ne avrebbero risentito l'intera comunità e tutta la natura. Il benessere dei sudditi dipendeva dal suo benessere. Il faraone deteneva il poter civile, politico e religioso. Egli amministrava le città e i villaggi del suo regno, giudicava i suoi sudditi nei tribunali, anche se in questo era sostituito dal suo "primo ministro", il visìr. Egli doveva dimostrare periodicamente sia la sua forma fisica, con cerimonie e prove di lotta, che la sua potenza, guidando l'esercito in spedizioni militari. Ogni anno, inoltre, doveva compiere cerimonie per causare l'inondazione, perché lui era il solo a poter dare ordini al grande fiume Nilo. Il faraone si ornava di cinture, nastri e gioielli, ai quali si aggiungevano i simboli della regalità: il cobra sul copricapo di lino, il collare d'oro e turchesi, il bastone ricurvo del pastore e la frusta per mietere il grano (simboli di Osiride), i bracciali d'oro, i nastri colorati, il gonnellino di lino plissettato. Il pastorale e il flagello che il faraone, nelle rappresentazioni ufficiali, stringe al petto testimoniano il suo ruolo di pastore del popolo, in quanto lo protegge e lo guida. Al faraone ci si poteva avvicinare solo prostrandosi ai suoi piedi, come sudditi, in segno di sottomissione alla sua grandezza e al suo potere. faraone_disegno In quanto dio, sommo sacerdote e comandante dell'esercito, il faraone è il vertice di una società "piramidale" (come è sempre stata definita dagli storici per rappresentarne le diverse gerarchie), creata dalla divisione del lavoro. Il secondo uomo più potente del paese, dopo il faraone, era il visìr che controllava il corretto funzionamento dell'amministrazione del regno (dalla raccolta dei tributi alla costruzione dei templi) ed era il sommo giudice. Alla pari con il visìr era il Primo sacerdote che sostituiva il faraone nelle sue incombenze religiose quotidiane. Vi erano poi gli "onorevoli", amici e familiari del faraone che avevano gli incarichi più prestigiosi, e i nomarchi, i nobili che governavano i "nomi", cioè i distretti che dividevano il paese. Essi mantenevano l'ordine pubblico e reclutavano l'esercito per le guerre. Seguivano gli scribi, funzionari istruiti che tenevano la contabilità del regno, registravano le sentenze e scrivevano i messaggi per gli ambasciatori. I numerosi sacerdoti si occupavano dei culti, delle cerimonie e amministravano le ricchezze conservate nei templi degli dèi. Gli artigiani, lavoratori specializzati (tessitori, architetti, scultori, mercanti, ecc.), soddisfacevano le richieste dei ricchi. La base di questa "piramide" era costituita dai contadini, il restante novanta per cento della popolazione, che coltivavano i campi, lavoravano nei cantieri per costruire piramidi o templi. Gli schiavi, invece, erano soprattutto domestici e non erano quindi abbastanza per comparire nella piramide sociale. Anche alcune donne sono diventate faraone, questo perché gli Egizi avevano un alto concetto della donna. Vi era parità di rango: nonostante la donna, chiamata "regina della casa", si sposasse presto e si occupasse delle famiglia, spesso ricopriva ruoli importanti, come sacerdotesse, scribi ma anche serve degli "onorevoli". L'impegno dei sudditi nei confronti del loro faraone, suprema autorità della società egizia, non aveva limiti e non si concludeva alla sua morte: al faraone defunto spettava un sepolcro confortevole, una tomba magistrale che lo rappresentasse e che potesse custodire il suo corpo, intatto per l'eternità. In caso contrario, il suo spirito si sarebbe vendicato sull'Egitto, sopprimendo il suo erede ed i suoi sudditi.

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