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il diario di michele pappacoda

IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 13\ 05\ 2010 LEISHMANIOSI UMANA

15 Maggio 2013, 10:23am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.positanonews.it/publicnew/articles/2010/Maggio/new/newInsetto_Portatore_Della_Malattia.jpg

La Leishmaniosi è una parassitosi, un’antropo-zoonosi pressoché cosmopolita che presenta un ampio spettro di sindromi, sia localizzate sia sistemiche, causate da protozoi del genere Leishmania (Regno Protista, Phylum Sarcomastigophora, Classe Zoomastigophorea, Ordine Kinetoplastida). Serbatoi dei parassiti sono varie specie di mammiferi infettati cronicamente (vedi leishmaniosi animale); esistono leishmanie non patogene per l’uomo che infettano anche rettili. I vettori sono ditteri ematofagi di generi diversi. L’uomo è ospite definitivo accidentale e, in alcuni casi, è anche serbatoio. Le diverse forme di leishmaniosi sono la leishmaniosi cutanea (del "Vecchio Mondo") la leishmaniosi tegumentaria americana la leishmaniosi viscerale (Kala-azar) STORIA Nel 1885, David D. Cunningham trovò in una lesione cutanea detta “bottone di Delhi o bottone d'Oriente” un “particolare parassita”: vide macrofagi contenenti gli amastigoti di leishmania e li interpretò erroneamente come amebe contenenti spore. Nel 1891, Robert H. Firth rivide i cosiddetti “corpi di Cunningham” (che poi verrano chiamati "corpi di Leishman-Donovan") in un bottone d’Oriente e, pensando che fossero sporozoi, li chiamò “Sporozoa furunculosa”. Nel 1898, Pëtr Fokiæ Borovskij, ufficiale medico all'ospedale militare di Tashkent in Uzbekistan, descrisse in modo particolareggiato, in un bottone d'Oriente, quella che ci è oggi nota come Leishmania tropica, ma il lavoro fu scritto in russo su una rivista poco conosciuta e fu pubblicato sulla rivista della Società di medicina tropicale di Londra solo nel 1938. Nel 1903, in Inghilterra, William Leishman eseguì un’autopsia su un soldato morto per cachessia al Victoria Hospital di Netley: il milite proveniva dalla stazione di Dum-Dum, in India, ed era stato rimpatriato per una grave malessere, dissenteria ed epato-splenomegalia. La malattia era chiamata “febbre di Dum-Dum”. In un preparato istologico di polpa splenica, Leishman trovò una grandissima quantità di “corpuscoli tondeggianti mai descritti in precedenza (!?)”. Leishman li vide simili agli amastigoti di Trypanosoma lewisi e pensò di avere scoperto una nuova tripanosomiasi umana. Nello stesso anno Charles Donovan trovò lo stesso reperto in un individuo che gli era stato detto essere morto di “malaria cronica”, ma lo confuse con il Trypanosoma brucei, agente eziologico della malattia del sonno. Bruce, Leveran e Mesnil fecero la prima schematica descrizione del nuovo protozoo che chiamarono “Piroplasma donovani”, agente eziologico della “febbre indiana” o “kala-azar” (parola Hindi che significa “febbre nera”). Il protozoo fu poi chiamato “Leishmania” da Ronald Ross ed è l’agente della leishmaniosi viscerale nel Sub-continente indiano. James H. Wright descrisse L.tropica, agente della leishmaniosi cutanea del “Vecchio Mondo” Charles Nicolle descrisse L.infantum, agente della leishmaniosi viscerale nel Mediterraneo. Nel 1904, Leonard Rogers isolò il protozoo in coltura e descrisse le forme flagellate (promastigoti). Nel 1908, Charles Nicolle scoprì l’ospite serbatoio delle leishmanie: il cane. Nel 1911, Gaspar Vianna descrisse L.brasiliensis, agente eziologico di leishmaniosi tegumentarie americane: in suo onore venne intitolato il sottogenere "Viannia" di Leishmania. Nel 1912, Gaspar Vianna impiegò il primo trattamento farmacologico di una forma tegumentaria americana, con tartaro emetico (tartrato di sodio e antimonio). Il composto si rivelò poi efficace anche per le forme viscerali. Nel 1913, in Paraguay, Mignone descrisse il primo caso di leishmaniosi viscerale americana, in un paziente proveniente dal Mato Grosso (Brasile): fino al 1934, solo altri due casi americani vennero descritti da Salvadòr Mazza e Cornejo, poiché la leishmaniosi viscerale in Sudamerica era misconosciuta. Nel 1921, Edmond e Sargent dimostrarono la trasmissione delle leishmanie a opera della puntura dei pappataci. Nel 1922, Aragão riprodusse sperimentalmente la forma tegumentaria americana in un cane, inoculando un estratto di pappatacio che aveva punto un paziente con lesioni cutanee. Nel 1924, Knowles, Napier e Smith identificarono le “leptomonas” (i promastigoti) di leishmania nell’intestino di un pappatacio (Phlebotomus argentipes). Nel 1936, Evandro Chagas e Cunha descrissero il primo caso sudamericano “in vivo” di leishmaniosi viscerale, causato da una nuova sottospecie di Leishmania che chiamarono “L.donovani chagasi” L’uomo è parassitato da varie specie di Leishmania, protozoi emoflagellati asessuati e dixeni (con due ospiti), che gli sono trasmessi da insetti ematofagi. I protozoi emoflagellati si chiamano così perché possiedono un flagello, che è il mezzo di locomozione che permette loro di muoversi nel circolo sanguigno. Sono creature monocellulari diploidi, con un accumulo discoidale di DNA, detto cinetoplasto. La loro moltiplicazione avviene per divisione binaria. Le leishmanie possiedono varie forme. L’amastigote di Leishmania è la forma replicativa intracellulare (nelle cellule del sistema reticolo-endoteliale) nell’ospite vertebrato, a forma sferica (del diametro di 2-4 μm), senza flagello. Il promastigote è la forma infettante, che si trova nelle ghiandole salivari del vettore. Raggiunge i 15μm, ha forma allungata e un flagello che origina da un cinetoplasto davanti al nucleo e spunta dall'estemità anteriore. Il tripomastigote è lungo 15-20 μm e largo 1 μm, sottile, con flagello laterale con una evidente membrana ondulante; si trova solo nelle colture cellulari Il paramastigote è una forma trovata solo nel faringe dell'insetto vettore. Ha forma rotondeggiante, 5-10 μm di dimensione e presenta un breve flagello anteriore. Il cinetoplasto è in posizione paranucleare. Diverse specie sono responsabili delle varie sindromi la leishmaniosi cutanea (del "Vecchio Mondo") è causata dal gruppo di Leishmania tropica L.tropica nel Mediterraneo (anche in Italia), Asia centrale e India L.major in Medio Oriente, Cina, India, Asia Centrale L.aethiopica in Africa Orientale può essere data anche da L.infantum (gruppo L.donovani) nel Mediterraneo la forma cutanea della leishmaniosi tegumentaria americana è causata dal gruppo di Leishmania mexicana L.mexicana in Messico, Centro America, Texas L.amazonensis in Amazonia, Nordeste del Brasile, Bahia, Minas Gerais L.pifanoi – L.garnhami – L.venezuelensis in Venezuela può essere data anche da L.chagasi (gruppo L.donovani) in Sudamerica la forma mucosa della leishmaniosi tegumentaria americana è causata dal sottogenere Viannia di Leishmania L.(Viannia) braziliensis (espundia) in Sudamerica L.(Viannia) guyanensis (forest yaws) nelle Guyane L.(Viannia) peruviana (uta) sulle Ande L.(Viannia) panamensis in Centro America, Colombia la leishmaniosi viscerale (Kala-azar) è causata dal gruppo di Leishmania donovani L.donovani in India, Cina e Africa Orientale L.infantum in Europa (anche Italia), Medio Oriente, Asia Centrale e Cina L.chagasi in Sudamerica può essere data anche da L.amazonensis (gruppo di L.mexicana) in Amazonia, Nordeste del Brasile, Bahia, Minas Gerais. EPIDEMIOLOGIA Le leishmaniosi si trovano praticamente in tutto il mondo, tranne che in Oceania e in Antartide. Il numero totale di individui a rischio raggiunge i 350 milioni. L'OMS-WHO stima che ci siano 12 milioni di persone infettate nel mondo con 600,000 nuovi casi ogni anno. Di questa quota circa il 25% sono forme viscerali soprattutto nel Sub-continente indiano, nel Sudan e in Brasile. Le forme cutanee sono più numerose nel Medio Oriente (Afghanistan, Arabia, Siria, Iran) e nelle Americhe (tranne il Canada, il Cile e l'Uruguay). Le leishmaniosi cutanee colpiscono a tutte le età soprattutto maschi, adolescenti e giovani adulti. La leishmaniosi viscerale colpisce più spesso i bambini (che sono più spesso a contatto con i cani serbatoi) e gli adulti non immuni o immunodepressi. Nel "Vecchio Mondo", cioè Eurasia e Africa, le leishmaniosi si trovano in ambiente rurale, di macchia mediterranea (Bacino del Mediterraneo), nelle zone semidesertiche (Medio Oriente, Asia Centrale, Sahel), nelle valli dei grandi fiumi asiatici (Fiume Giallo, Fiume Azzurro, Gange, Brahmaputra). L.aethiopica si trova negli altipiani dell'Africa Oientale, tra 1,500 e 2,700 metri di altitudine sul livello del mare. In Italia sono presenti L.tropica (resonsabile di forme cutanee) e L.infantum (responsabile di forme viscerali). L.infantum infesta in modo importante i cani randagi (fino al 25% del totale), soprattutto nelle regioni meridionali, in Liguria e Toscana, (per es. isola d'Elba), dove è presente la macchia mediterranea. In Italia le leishmanie sono trasmesse da pappataci delle specie Phlebotomus perfiliewi e P.perniciosus. In America le leishmaniosi predominano in regioni a clima caldo-umido, solitamente sotto gli 800 metri di altitudine, con alcune eccezioni per le regioni andine di Perù, Ecuador e Venezuela, dove si possono trovare fino a 1,800 metri. Sono presenti nelle zone rurali e in quelle silvestri a recente insediamento umano. Le leishmaniosi tegumentarie americane si comportano come una malattia professionale: colpiscono i coltivatori del caucciù ("chicleros" e "seringueiros") e del cacao, i minatori (garimpeiros), i disboscatori e i taglialegna, i costruttori di strade nelle foreste. Sono sempre più frequenti epidemie di leishmaniosi viscerale nelle periferie dell grandi città sudamericane, e anche le leishmaniosi tegumentarie da silvestri e rurali che erano, stanno diventando sempre di più peri-urbane. MODALITÀ DI TRASMISSIONE E CICLO VITALE Le leishmanie, in forma di promastigote, vengono iniettati nell’ospite definitivo dal pappatacio femmina durante il pasto ematico. Il promastigote entra dalla ferita prodotta dalla puntura, nel circolo sanguigno periferico, viene ricoperto dalle proteine del complemento che richiamano i macrofagi che lo fagocitano. Nel macrofago il promastigote si trasforma in amastigote; senza essere distrutto, si moltiplica fino a dare la lisi della cellula che lo ha fagocitato. Gli amastigoti poi si liberano in circolo in grandi quantità per infettare altre cellule del sistema reticolo-endoteliale. I pappataci si infettano con gli amastigoti durante il pasto ematico quando pungono un ospite infetto; nell’intestino dell’insetto gli amastigoti si trasformano in promastigoti e cominciano a moltiplicarsi per scissione binaria, migrando verso le ghiandole salivari. I promastigoti diventano promastigoti metaciclici, forme infettanti pronte per essere iniettate in un nuovo ospite. il vettore Le leishmanie sono trasmesse dalla puntura di ditteri ematofagi (pappataci) dei generi Phlebotomus, nel "Vecchio Mondo", e Lutzomya ("mosquito palha") e Psychodopygus (più raro), nelle Americhe. Almeno una trentina di specie sono possibili vettori. I pappataci crescono in luoghi umidi e ombrosi, occupati da detriti organici (fogliame del sottobosco, tane di piccoli mammiferi, letame, cumuli di pietre e fessure di murature a secco). Le femmine hanno bisogno di nutrirsi di sangue per la maturazione delle uova. Pungono l'ospite, più spesso al crepuscolo, nelle zone glabre della pelle, e si nutrono del sangue che esce dalla ferita. Nelle zone tropicali la trasmissione avviene tutto l'anno. Nelle regioni temperate la trasmissione avviene prevalentemente nella stagione estiva: i pappataci vivono due mesi, quelli infettati di meno e hanno bisogno di molti pasti ematici (4-6) perché hanno la proboscide ostruita da una grande moltitudine di promastigoti di leishmania, quindi pungono più spesso, con maggiore diffusione dell’infezione. Nel Sudan i flebotomi vivono nei termitai: sono particolarmente feroci nel pungere gli uomini e sono responsabili di grandi epidemie. il serbatoio La leishmaniosi è mantenuta nell'ambiente da un ciclo zoonotico. In America c'è un ciclo silvestre mantenuto da mammiferi selvatici, almeno 40 specie tra roditori, sdentati (bradipi e formichieri), marsupiali (gambà), canidi (volpi) e primati. Il serbatoio domestico più importante è il cane. Per la maggior parte dei serbatoi silvestri le leishmanie sono poco o per nulla patogene e mantengono un equilibrio con il loro ospite. Nel cane la leishmaniosi è una parassitosi cronica, spesso incurabile. È possibile anche un ciclo antroponotico: l’uomo solitamente è ospite accidentale, ma per L.donovani (nel Sub-continente indiano) funge da vero e proprio serbatoio. Forme tegumentarie I promastigoti penetrati dalla ferita prodotta dal flebotomo vengono fagocitati dai macrofagi della cute. Se i promastigoti diventati amastigoti vengono uccisi dai macrofagi, l'infezione non progredisce e la malattia non si manifesta: l'individuo diventa immune a successive reinfezioni da parte della specie di leishmania in questione. Se gli amastigoti resistono alla distruzione, si ha la formazione di una lesione nel punto di inoculo, infiltrata da macrofagi ricchi di leishmanie. La lesione guarisce molto lentamente, ma l'infezione è limitata. Se il sistema immunitario non riesce a contenere l'infezione, le leishmanie si disseminano per via ematogena a tutta la cute o alle mucose delle vie respiratorie superiori e possono persistere indefinitamente nei linfonodi satelliti delle lesioni. Forme viscerali La progressione della malattia è favorita da condizioni di immunodepressione dell’ospite, in parte aggravata dalla leishmania. Vengono interessati gli organi più ricchi di cellule del sistema reticolo-endoteliale, che diventa iperplastico, per la presenza di grandi quantità di macrofagi infettati. La milza raggiunge dimensioni notevoli. Si ingrandiscono anche il fegato, i linfonodi e le stazioni linfatiche dell’apparato digerente. Anche il midollo osseo viene infiltrato dai macrofagi infettati, che ostacolano l’emopoiesi. Dopo la guarigione spesso l’immunità cellulare si ristabilisce, con una protezione nei confronti di recidive e reinfezioni. Nelle coinfezioni con HIV è quasi impossibile eradicare l’infezione e, se i pazienti non muoiono, mantengono parassitemie anche di notevole entità. Leishmaniosi cutanea (del "Vecchio Mondo") È anche detta "bottone d'Oriente", "bottone di Creta", "bottone d'Aleppo", "bottone di Baghdad", "ulcera di Kandahar", "ulcera di Lahore" e "bottone di Delhi": le denominazioni rispecchiano in modo grossolano la distribuzione geografica delle forme cutanee del "Vecchio Mondo". Il periodo d’incubazione della malattia varia da alcuni giorni ad alcuni mesi e dipende dall’entità della carica infettante. Compaiono una o più lesioni cutanee, nelle sedi delle punture dei flebotomi (viso, collo, braccia, gambe). All’inizio è un nodulo eritematoso, che cresce e si copre di una crosta, la quale poi può staccarsi e lasciare un’ulcera a margini rilevati. Dopo un tempo variabile la lesione guarisce, lasciando una cicatrice, anche deturpante. La lesione è solitamente poco dolente: quando duole spesso è segno di una sovrinfezione batterica. Possono aversi recidive in tarda età o in condizioni di immunodepressione o per reinfezione con diversi zimodemi. Le lesioni cutanee di L.major tendono a essere rapidamente essudatizie e necrotiche e possono raggiungere dimensioni fino a 6cm; evolvono in poche settimane e guariscono in 3-5mesi. Le lesioni da L.tropica (presente anche in Italia) sono meno gravi (dimensioni massime di 2cm circa) e hanno un’evoluzione più lenta: l’incubazione è di 2-4 mesi e possono persistere anche per 2 anni. Le lesioni da L.aethiopica interessano il viso: sono tante piccole papule che confluiscono in un'unica lesione nodulare o una placca, che può anche non ulcerarsi, ma guarisce molto lentamente (anche dopo 5 anni). Se la lesione interessa il confine muco-cutaneo del naso o delle labbra, può estendersi alle mucose e provocare danni destruenti che caratterizzano le forme mucose americane. L.infantum, solitamente responsabile di forme viscerali, può dare forme cutanee: lesioni nodulari che non si ulcerano e decorrono molto lentamente. Forma cutanea recidivante L.tropica raramente è responsabile di una forma recidivante o "lupoide" di leishmaniosi cutanea. Attorno a cicatrici di vecchie lesioni possono comparire ciclicamente delle piccole papule che confluiscono, si ulcerano e poi guariscono. Possono formarsi delle grandi placche, simili a quelle del "lupus vulgaris", o lesioni verrucoidi, simili ai cheloidi, o psoriasiformi. Leishmaniosi tegumentaria americana Nel 95% sono forme cutanee; il 5% dei casi delle forme cutanee sono seguite dalla localizzazione mucosa a distanza. Il 5% sono forme mucose pure. Forme cutanee Le forme cutanee sono dette "localizzate" se sono presenti meno di 5 lesioni, in posti diversi del corpo (le lesioni satelliti non contano), sono dette "disseminate" se le lesioni sono più di 5. L.V.brasiliensis è solitamente responsabile di lesioni cutanee singole, ma profonde nel derma, con rapida comparsa di ulcera a margini rilevati e infiammati. La maggior parte guariscono in un anno, ma spesso si sovrinfettano e possono durare anche 10 anni. Si hanno recidive nel 15% dei casi, a volte con comparsa inaspettata di lesioni nella sede di un trauma. La leishmaniosi cutanea da L.V.guyanensis è chiamata "pian bois" o "bush yaws". Come quella da L.V.panamensis, è caratterizzata da lesioni cutanee multiple al tronco e agli arti, con linfangite satellite e diffusione linfatica. Compaiono lesioni simili alle principali, lungo i vasi linfatici che drenano i territori affetti. La forma da L.V.peruviana è detta "uta" e ha un comportamento simile alle forme cutanee del "Vecchio Mondo". L.mexicana è responsabile dell'ulcera del "chiclero", che si localizza tipicamente sul viso o dietro il padiglione auricolare. Di solito guarisce in 6-8 mesi. Quando colpisce il padiglione auricolare può persistere per anni e dare la lenta distruzione della cartilagine. La forma corrispondente, data da L.amazonensis, è l’ulcera del “seringueiro”. Anche L.chagasi, come L.infantum, solitamente responsabile di forme viscerali, può dare forme cutanee. Forme mucose Il 2-40% delle forme cutanee da L.V.brasiliensis e in misura molto minore in quelle da L.V.guyanensis e L.V.panamensis, anche tempo dopo che le lesioni cutanee sono guarite (da 2 a 10 anni dopo), compaiono lesioni mucose a distanza. Il 15% delle forme mucose non è preceduto da lesioni cutanee apparenti. Nella maggior parte dei casi è colpita la mucosa nasale, in 1/3 dei casi sono colpiti anche il faringe la laringe e il labbro superiore. La lesione iniziale è un nodulo, sulla mucosa del setto nasale. La malattia all’inizio simula una banale rinite e si manifesta con ostruzione nasale ed epistassi. Poi la lesione evolve, il setto nasale si perfora e la cartilagine nasale collassa. La malattia si estende più o meno rapidamente alle strutture vicine (oro-nasofaringe, fino alla laringe) distruggendole. Può raggiungere il confine mucocutaneo delle labbra e del naso e dare ipertrofia dei tessuti molli (in Brasile prende il nome di “espundia”, spugna). Alle ulcerazioni seguono gravi mutilazioni dl viso. Spesso la morte insorge per le complicanze dovute all’ostruzione delle vie respiratorie e digerenti (polmonite, sovrinfezioni batteriche, malnutrizione). Raramente queste forme si risolvono spontaneamente. Leishmaniosi viscerale ("Kala-azar") È detta "kala-azar", "febbre indiana", "febbre di Dum-Dum", "febbre d'Assam" e "splenomegalia infantile". È la forma di leishmaniosi più grave, a coinvolgimento sistemico, soprattutto di milza, fegato e midollo osseo. Il periodo di incubazione è in media tra 2-4 mesi, ma è variabile, da 3 settimane fino a 2 anni, a seconda della specie di leishmania e dello stato immunitario del paziente. Nelle zone non endemiche, il kala-azar è spesso misconosciuto e il primo sospetto diagnostico si indirizza sulle neoplasie di origine ematologica (linfoma, leucemia). Nelle aree di endemia la diagnosi si basa sull’anamnesi e sull’esame obiettivo. Negli individui non indigeni e nelle prime fasi delle epidemie, l'esordio è improvviso, con improvvisa comparsa di febbre irregolare e ricorrente e sudorazioni notturne. Evolve poi con calo ponderale, grande spossatezza, anoressia, epato-splenomegalia, pancitopenia e iper-gammaglobulinemia. Nei pazienti che vivono in zone endemiche, l’esordio della malattia è molto insidioso e può decorrere in modo non evidente per molto tempo. Nei casi non trattati precocemente i pazienti appaiono molto sofferenti e cachettici e assumono un tipico colorito grigiastro. La splenomegalia può essere molto imponente e raggiungere dimensioni impressionanti (talvolta occupando anche lo scavo pelvico), con vistosa distensione addominale. Se la piastrinopenia è importante, possono aversi fenomeni emorragici (sanguinamenti dalle mucose, petecchie). La leucopenia può predisporre a episodi settici. Le forme che decorrono in modo cronico possono simulare il marasma infantile (kwashiorkor) con edema generalizzato e alterazione di cute e annessi. Leishmaniosi viscerale in malattia da HIV Il problema della confezione HIV-leishmania è particolarmente sentito nelle zone geografiche dove le endemie si sovrappongono, quindi Africa, Brasile ed Europa Meridionale. Nei pazienti con malattia da HIV, la coinfezione da leishmania può presentarsi, oltre che nelle forme classiche, anche con manifestazioni atipiche. In alcuni casi è data dall’attivazione di un’infezione latente da leishmania oppure, più spesso, da una nuova infezione con risposta cellulo-mediata scarsamente efficace, a causa dell’immunodepressione da HIV. Si può avere un coinvolgimento gastroenterico (ulcere) e respiratorio (versamento pleurico), non tipico delle forme classiche. Spesso le leishmanie vengono trovate in campioni biologici anomali (per es. broncolavaggio o biopsia rettale). La risposta al trattamento è per lo più scarsa e lenta e le recidive sono frequenti. I pazienti con malattia da HIV molto avanzata, in alcuni casi, possono mantenere una significativa parassitemia, anche in condizione di relativo benessere. Forma cutanea "post-Kala-azar" In pazienti guariti da forme viscerali causate da L.donovani, spontaneamente o dopo trattamento, dopo un periodo di 1-2 anni (ma anche di più), sul viso o sugli arti compaiono macule ipopigmentate e noduli. In teoria le lesioni risparmiano solo scalpo, ascelle, perineo, piante dei piedi e palme delle mani. Anche questa forma è molto simile alla lebbra lepromatosa. La forma africana è più benigna di quella indiana: compare tipicamente alla fine del trattamento della forma viscerale, come un esantema papulare transitorio, che guarisce in qualche mese. Si verifica fino al 5% dei casi in Africa Orientale e dal 5 al 20% dei casi in India. Indagini microbiologiche Gli amastigoti di leishmania possono essere identificati direttamente o dopo cultura da campioni biologici. Nelle forme tegumentarie si esegue una biopsia delle lesioni ulcerate, prendendo i campioni dal bordo delle lesioni, evitando le zone necrotiche o contaminate da sovrinfezioni batteriche o fungine. Nelle forme viscerali si esaminano l’aspirato splenico (esame più sensibile) o il midollo osseo. La puntura splenica può essere eseguita in modo sicuro anche in casi di discreta piastrinopenia (purché non inferiore a 40.000 piastrine/ml, con attività protrombinica normale). L’aspirazione del midollo osseo è impiegata più spesso perché ritenuta meno pericolosa, ma è più dolorosa e meno sensibile del puntato splenico. Indagini sierologiche La ricerca di anticorpi impiega tecniche di agglutinazione diretta, di immunofluorescenza (IFA), o di "enzyme-linked immunosorbent assay" (ELISA), ma si impiega nella diagnosi in pazienti che non vivono nelle zone endemiche. La sierologia non può distinguere le forme acute da quelle croniche e si possono avere falsi risultati positivi per reazione crociata con altri antigeni, in presenza di altre patologie infettive. I titoli anticorpali sono maggiori nelle forme viscerali, a seguire nelle forme cutanee diffuse e poi nelle forme muco-cutanee. Nelle forme cutanee localizzate i titoli sono più bassi. Intradermoreazione di Montenegro È analoga all'intradermoreazione di Mantoux per la tubercolosi. La reazione indica la presenza di un'immunità di tipo cellulo-mediato nei confronti della leishmania (non necessariamente dell'infezione in atto). Impiega una sospensione di antigeni di promastigoti di leishmania in coltura. Se ne iniettano sotto il derma 0.1 ml., la lettura della reazione cutanea si esegue dopo 48-72 ore. La reazione è positiva se si forma una lesione papulare o nodulare eritematosa, del diametro di 5mm. Contrariamente a quanto avviene con la sierologia, di solito la reazione di Montenegro è più fortemente positiva nelle forme cutanee localizzate e debolmente positiva nelle forme muco-cutanee, mentre è negativa nelle forme cutanee diffuse e nelle viscerali, caratterizzate dalla scarsissima o nulla reazione immunitaria di tipo cellulo-mediato. La reazione può essere negativa anche nelle fasi iniziali della malattia cutanea. Nelle popolazioni delle zone endemiche possono aversi fino al 25% di positività della reazione di Montenegro, per tale motivo in quelle zone il test è impiegato praticamente solo per studi epidemiologici. Una reazione di Montenegro che, da negativa, diventa positiva, è indice di una buona risposta immunitaria al trattamento e un'evoluzione verso la guarigione PROGNOSI Le forme cutanee spesso guariscono spontaneamente in 2-3 mesi anche senza terapia, benché l'infezione possa persistere per un tempo indefinito. La maggior parte delle forme cutanee diffuse e le forme cutanee post-kala-azar possono cronicizzare o recidivare, mostrando resistenza al trattamento. Le forme mucocutanee sono croniche e progressive e possono portare a morte per sovrinfezione (polmonite) dopo interessamento della mucosa delle vie aeree, o per cachessia conseguente a malnutrizione per disfagia. La forma viscerale è progressiva e, se non trattata, porta a morte nel 75-95% dei casi, spesso per sovrinfezione batterica. Le forme trattate hanno una mortalità del 5%. TERAPIA Antiparassitaria Antimoniali pentavalenti Sono i farmaci di scelta impiegati nel trattamento delle leishmaniosi; sono meno tossici degli antimoniali trivalenti impiegati in passato. -Stibogluconato di sodio (Pentostam) impiegato nei Paesi di scuola inglese. -Meglumina antimoniato (Glucantim) impiegato nei Paesi di scuola francese. La dose per le forme viscerali e per le muco-cutanee è di 20mg/kg/die di antimoniale per almeno 28 giorni, per 21 giorni per le forme cutanee. Nelle forme viscerali si può essere costretti a prolungare il trattamento fino a 40 giorni. Effetti collaterali degli antimoniali pentavalenti devono essere attesi fino a 28 giorni dall'inizio della terapia, ma insorgono solitamente nella seconda o nella terza settimana di terapia: aumento delle lipasi e amilasi nel siero (sofferenza pancreatica), mialgie e artralgie, sintomi gastro-enterici, cefalea, aumento delle transaminasi nel siero (sofferenza epatica), pancitopenia (sofferenza midollare), neuropatia periferica reversibile. Possono aversi alterazioni eletrocardiografiche come l'allungamento del tratto QT che può dare aritmie cardiache fatali. Gli effetti collaterali nei bimbi sono meglio tollerati. La risposta clinica è pronta, ma i parametri clinici si normalizzano solo dopo mesi. Nelle forme viscerali la febbre si risolve in 4-5 giorni dall’inizio della terapia e il paziente migliora verso il settimo giorno. La splenomegalia può rimanere per settimane. Il 30% delle lesioni cutanee sono guarite alla fine della terapia, il 60% dopo 6 settimane, il 90% dopo un anno. Nel 20% dei casi si ha una recidiva, per lo più entro 2 mesi: il follow-up del Kala-azar deve essere di almeno 6 mesi e si devono seguire i parametri ematologici. Pentamidina In India sono comparsi ceppi di leishmania resistenti agli antimoniali, pertanto è stato proposto l'uso della pentamidina. 4mg/kg i.m. 3 volte alla settimana fino alla guarigione parassitologica (5-9 settimane), ma nel 20% dei casi si ha una recidiva. È tossica nei regimi prolungati ad alte dosi e va usata solo nelle zone di farmaco-resistenza agli antimoniali. Tra gli effetti collaterali, dolore locale nella sede dell’iniezione, mialgie, nausea, cefalea, sapore metallico in bocca, ipotensione e tachicardia, squilibri del metabolismo glucidico (diabete mellito). Amfotericina B È un farmaco antifungino che si è rivelato efficace nelle forme viscerali resistenti agli antimoniali. L'amfotericina B deossicolato (Fungizone) viene impiegato alla dose di 1mg/kg/die per 20 giorni. Gli effetti collaterali immediati del trattamento consistono in comparsa di febbre (spesso è necessaria la premedicazione con indometacina), mialgie e brividi, ipopotassemia, aritmie fatali. Più tardivamente possono comparire segni di insufficienza renale. Le nuove formulazioni lipidiche (per es. amfotericina B a complessi lipidici - Abelcet, amfotericina B liposomale - AmBisome) sono preferibili perché meno nefrotossiche. L'amBisome negli immunocompetenti si somministra alla dose di 3 mg/kg/die e.v. per 5 giorni e poi ancora 3 mg/kg al 14o e al 21o giorno. Nei pazienti immunodepressi si impiega la dose di 4 mg/kg/die e.v. per 5 giorni e poi ancora 4 mg/kg al 10o, 17o, 24o, 31o, e 38o giorno. Antifungini imidazolici È stato proposto anche l'impiego di antifungini orali come ketoconazolo, itraconazolo e fluconazolo, ma nessuno raggiunge l'efficacia degli antimoniali. Miltefosine È un nuovo farmaco in studio per il trattamento delle forme viscerali indiane. Miltefosine è un analogo della fosfocoline che interferisce con la sintesi delle membrane. Il trattamento durerebbe 4-6 settimane ed è promettente come farmaco da somministrare per os in pazienti ambulatoriali. Paromomicina È un antibiotico aminoglicoside che viene impiegato topicamente nel trattamento delle forme cutanee, provocate da specie che non tendono a dare malattia sistemica (L.major, L.mexicana). Profilassi Non sono disponibili né vaccini né una chemioprofilassi. È consigliabile prevenire la puntura dell'insetto vettore, che punge prevalentemente all'alba e al crepuscolo e, anche di giorno, quando viene disturbato. Si devono coprire il più possibile le parti glabre del corpo; possono essere usati repellenti sui vestiti (per es. N,N-dietilmetatoluamide - DEET, permetrina) Ricerca di Michele Pappacoda Inserito da: Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 15/02/2010 15 FEBBRAIO LA STORIA DI SAN FAUSTINO.... VIDEO

15 Maggio 2013, 10:21am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

San Faustino
San Faustino

 

Oggi 15/02/2007 si festeggia San Faustino...Ma chi sà il vero significato???
  
  
LA STORIA
Gli statuti di Bovegno e Cimmo, risalenti al sec. XIV°, stabilivano che la festa patronale del 15 febbraio si doveva celebrare in ogni comune della valle. Lo statuto di Valtrompia del 1576, al cap. 31, prescriveva che la ricorrenza dei “Santi Patroni della Valle” fosse giorno di riposo: non potevano tenersi i Consigli comunali “Non si renda ragione, ma ogni giudizio si taccia”. Era vietato lavorare “con le persone e con gli animali, sotto pena di soldi dieci planeti”. Le “Provisioni della Spetabil Comunità di Sarezzo”, trascritte l’anno 1676, al cap. 88, stabilivano che “nella festa dei SS. Martiri Fausto et Giovita, Protettori e Tutelari di Sarezzo”, nessun abitante del comune poteva “recarsi alli Molini per macinar biave di sorte alcuna sotto pena di soldi, dieci planeti per ogni persona”.I valligiani, contadini e boscaioli, trascorrevano i lunghi mesi invernali in un isolamento quasi assoluto, intenti, dall’alba al tramonto, a tagliare legna nel bosco o, nella stalla, a preparare gli attrezzi da lavoro, in attesa dell’arrivo della bella stagione. Pochissime erano le occasioni di incontro con persone e men che meno di svago oltre la cerchia del proprio paese. Ma a metà febbraio quando il sole cominciava a liberare dalla neve i disagevoli sentieri “a S. Faüstì, al sul sö töcc i dusulì”, giungeva la tanto attesa solennità dei santi Faustino e Giovita che a Sarezzo durava più giorni e coinvolgeva gli abitanti dell’intera valle. Le carreggiate cominciavano ad animarsi per il transito dei carri, animali e persone fin dalla vigilia. Giovani e adulti, smessi gli abiti della fatica quotidiana (i vistìcc de ogni dé), indossati quelli della festa, calzate le scarpe di cuoio (ma solo i più fortunati), sui carri o a piedi, si dirigevano verso la parrocchiale di Sarezzo. Lo spettacolo che si presentava loro era davvero insolito: la piazza del paese era invasa dalle bancarelle, i richiami dei venditori, il vociare della folla, gli schiamazzi dei ragazzi facevano un tutt’uno con gli odori ed i colori delle merci esposte.La messa “grande” della domenica era annunciata dallo scampanio festoso di tutte le campane della torre e dal sopraggiungere sul sagrato degli uomini del comune preceduti dal gonfalone. La navata della chiesa era gremita dai fedeli, e le autorità civili, militari e religiose prendevano posto negli scranni loro riservati nel presbiterio. Terminata la lettura del vangelo, il parroco dall’alto del pulpito teneva il “panegirico” in lode ed onore dei santi Patroni. Nel prosieguo della festa seguivano altre cerimonie fra cui il canto dei Vespri e l’esposizione delle Reliquie dei santi Faustino e Giovita, un prezioso dono offerto alla parrocchia dai fratelli Giuseppe, Gaetano e Lodovico Redolfi di Zanano.Ben presto la festa patronale assunse inevitabilmente anche il carattere di una grande sagra paesana nel segno del divertimento e della spensieratezza. Un giro fra le bancarelle era già un momento di piacere per l’olfatto e per la vista. Ecco l’immancabile zucchero filato, le ciambelle zuccherate, i confetti col rosolio ed il croccante alle nocciole. Con pochi centesimi si poteva fare una scorpacciata di “patuna” o di “biline” cotte nell’acqua. I ragazzi andavano matti per le “guaine”, la farina di biline e i “belegocc” che non erano altro che castagne cotte infilzate per farne collane. L’attrazione principale per grandi e piccini era il “circo equestre” dove tre cavalli ed una ballerina eseguivano salti, corse e giravolte. Altre singolari attrazioni erano i saltimbanchi, l’uomo mangiafuoco, la donna barbuta o quella senza testa detta “ramaiana”. Tra le bancarelle e le giostre si aggirava l’uomo del “verticale”, il cantastorie al suono dell’organetto narrava il triste destino di ragazze tradite ed abbandonate dall’innamorato; il foglio con la patetica storia scritta in poesia si poteva acquistare per pochi centesimi. Ci si poteva imbattere nell’individuo che ti proponeva il gioco dei tre campanelli, croce e delizia di chi amava il gioco d’azzardo; sotto uno dei tre campanelli disposti sul tavolino era nascosta una pallina; si trattava di “puntare” con una banconota sul campanello sotto il quale si pensava ci fosse la pallina. Il gioco si concludeva quasi sempre con la perdita della “posta” da parte dell’incauto giocatore. In omaggio alla tradizione secondo la quale S. Faustino dava alle ragazze l’opportunità di un incontro, la sera del lunedì crocchi di giovani si attardavano fino a notte inoltrata nella speranza di trovare il “moroso”. La festa poteva dirsi finita quando gli ultimi giocatori di “morra” lasciavano l’osteria e annusando l’aria dicevano: “San Faüstì, mercant de nef”.
Tanti auguri a coloro che ancora non hanno trovato la propria anima gemella...
Baci!!!!

 

Inserito da:
Michele Pappacoda

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 14/02/2010 PIAZZA COTA IMMOBILIARE

15 Maggio 2013, 10:20am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

PIAZZA COTA IMMOBILIARE

Villa Massa è in vendita. I ventimila metri quadri di aranceto su Via Cavone con un bellissimo fabbricato, inizi novecento, di proprietà di un Istituto Religioso, sono sul mercato. Ma lo sono con un vincolo di destinazione della Sovrintendenza per il suo rilievo storico. Ciò consente al Comune, in caso di alienazione, di esercitare un diritto di prelazione che il nostro Sindaco ha intenzione di utilizzare.

 

Questi i fatti raccontati dal suo ambasciatore ai Consiglieri di minoranza, per tastare il terreno sulla possibilità di acquisire al patrimonio comunale la bella Villa.

Avere la possibilità di godere di tale bellezza non è da poco. Opportunamente ristrutturata e resa fruibile ai Cittadini con eventi e manifestazioni di qualità la proposta non sarebbe da scartare se non fosse che c'è il fondato sospetto che l'iniziativa dell'ambasciatore del Sindaco non sia finalizzata per uso  del Comune ,ma di terze parti che gravitano sempre nell'ambito religioso.

 

Chi conosce l'Ecclesia carottese  può capire qual'è la regia. Fin qui è tutto legittimo. La vendita, l'acquisizione, l'interesse dei privati, i vincoli delle Belle Arti, le trattative. La cosa che non ci azzecca proprio è questo ruolo di sensale, più che di ambasciatore dell'uomo delle istituzioni, svolto, per giunta,  in un momento di gravissima emergenza di pubbliche strutture. Che senso ha spendere dai due ai tre milioni di euro per una Villa siffatta per un Comune che, a dire dell'assessore alle Finanze, non tiene gli occhi per piangere. Che dire dell'emergenza scuole che dovrebbe essere il primo pensiero di quest'amministrazione. Si sono, forse, dimenticati, che la scuola di Via Carlo Amalfi è inagibile e va abbattuta? Si sono dimenticati che quattordici autobus ogni mattina trasportano seicento bambini nel plesso  di Via Legittimo? Noi no.

 

La priorità di Piano è quella di avere prima possibile la scuola per i suoi ragazzi. Se è un diritto per loro è anche un dovere per l'Amministrazione Ruggiero provvedere urgentemente. Vogliamo la scuola ricostruita e presto. Come ve lo dobbiamo dire? O volete farci la sorpresa in campagna elettorale? Queste e non altre sono le cose che servono alla Città. Siamo stanchi di questa commistione di ruoli tra pubblico e privato. E' un film gia visto per Marina di Cassano.   Il sensale di Palazzo si faccia la punta al cervello per  reperire le risorse e si faccia un debito per risolvere i problemi pubblici, invece di cazzeggiare con le cose private. Si apra un'agenzia immobiliare e ci metta la sua faccia e i suoi capitali per far crescere la sua azienda. O vuole usare quelli del Comune al secondo piano nel Palazzo di Piazza Cota?

 

***

 

Sempre in tema di immobili, sta per essere rilasciata la struttura dell'ex macello in via Gennaro Maresca. Ho letto anch' io la bufala che il Sindaco la stia per consegnare alla Finanza. Con tutto il rispetto, anche qui ci sono altre priorità. I Vigili Urbani, temporaneamente ospitati nelle catacombe di Via delle Rose, sono i destinatari naturali di quell'immobile insieme alla Protezione Civile e altri servizi per la Città, così come leggo nella RELAZIONE DI ESPLETAMENTO MANDATO del Sindaco. Non vorrei distrazioni d'uso dell'ultim'ora.

 

Che dire di questa bella pensata. Alla Città, dove la categoria portante della nostra economia si dibatte da mesi in una crisi mai vista e con i contorcimenti di panza di Piano Commerciale e Ascom, con parcheggi e mobilità zero, la risposta dell'Amministrazione Ruggiero è quella di mettergli la Finanza in casa ?  Dubito.

Alla prossima e... non perdiamoci di vista. Gaetano Maresca (incitta.wordpress.com)




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Redazione 

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 28\ 01\ 2010 E 20/112009 LA TRISTEZZA DELLA VITA DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 10:17am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.positanonews.it/publicnew/articles/2010/Gennaio/Michele_3.jpg

Letto: 568 volte Io, Michele Pappacoda, faccio una vita pietosa e triste; a parte che sono ammalato da quando ero piccolo e dall'età di 23 anni sto una sedia a rotelle a causa della distrofia muscolare, ho bisogno di aiuto perche abito al secondo piano e se nessuno mi aiuta a scendere dieci scalini non posso mai uscire. Sono soggetto a chiedere aiuto a mio cognato il quale non vuole aiutarmi affatto, mi maltratta, mi sputa in faccia, mi chiama storpio e mi arriva con le mani addosso; io per quieto vivere lascio stare, anche perché è il marito di mia sorella, ora padre di due figli e da quando si è sposato, cioè sette anni orsono, non ha mai lavorato, ha vissuto sulle spalle di mio padre; ora il mio papà è morto e ogni giorno lui cerca soldi ed altro; io non posso soddisfare le sue esigenze anche perché essendo invalido percepisco un assegno di invalidità di 268 euro al mese e allora per aiutare lui non dovrei più mangiare. Litiga con la moglie, la picchia, la notte non ci fa dormire ed io soffro anche perché mia sorella non si è mai ribellata a tutto ciò. Ma io vorrei vivere tranquillo e non essere maltrattato, la mia vita é un inferno, posso piangere tutti i giorni ma nessuno mi capisce. La gente fuori non capendo il dramma che ci sta a casa mi prende per pazzo, il comune non mi dà nessuno aiuto. Se non avessi mia madre che mi aiuta in casa... fa tutto il possibile, ma poveretta anche lei, è anziana (66 anni), piena di dolori, non può fare tutto lei e quando non avrò più mia madre che fine farò? Delle mie sorelle una se ne è andata a Modena, ha trovato lavoro lì e vive col suo ragazzo, un'altra mi ha dato una mano fino ad adesso ma ora andrà a vivere col suo ragazzo e chi si occuperà di me? Adesso sicuramente mio cognato non muoverà un dito per aiutami, di sicuro mi faranno morire ma mi porteranno sulla coscienza. Parenti, istituzioni, amici, a voi tutti in lacrime scrivo questo articolo. Vi chiedo di pubblicarlo grazie MICHELE PAPPACODA 5 commenti presenti Inserisci un commento 21/11/2009 10:11 inserito da mandate via tuo cognato viso che maltratta entrambi 20/11/2009 20:30 inserito da Michele Pappacoda ha, con la sua lettera, denunciato di essere vittima di malversazioni da parte del cognato; lo stesso sarebbe anche colpevole di maltrattamenti alla moglie. Se ciò risponde al vero, le autorità militari e giudiziarie hanno il dovere di intervenire per punire l'autore di tali soprusi. Non è la prima volta che dalle pagine di Positanonews si leggono lettere di Michele ma non mi risulta che alcun provvedimento nei confronti del cognato è stato assunto, ne' sono stati effettuati riscontri per verificare la fondatezza delle gravi accuse che gli vengono mosse. Auspico, da cittadino, una verifica delle accuse mosse da Michele e, se fondate, un intervento delle autorità competenti per porre fine al suo dramma. 20/11/2009 18:09 inserito da Michele Pappacoda sta lanciando appelli a tutti per avere una mano al suo grave problema , che noi cittadini siamo latitanti e non sensibili è umano , ma che il Sindaco a cui Michele Pappacoda ha rivolto tante richieste di aiuto è assente con il delegato ai servizi sociali è un fatto gravissimo. Non si può lasciare nell'indifferenza un ragazzo che soffre che ha gravi problemi è chiede aiuto è una vergogna , mi appello a tutte le persone sensibili ,alle autorità preposte , al Sua Ecc. Il Vescovo di Amalfi affinchè si trovi una soluzione per aiutare "Michele". 20/11/2009 15:50 inserito darosy che tristezza e pena leggere questa lettera, è una denuncia a tutti gli effetti spero e ti auguro caro michele che venga questa tua missiva sottoposta alle forze dell'ordine e che qualcuno di cui ha competenza intevenire per mettere fine a questo tuo calvario, non è giusto che oltre la tua terribile malattia devi sopportare anche le angherie e cattiverie di chi ti sta vicino. un abbraccio 20/11/2009 14:56 inserito daAIUTO ciao Michele, mi dispiace tanto per le tue condizioni. ma nn puoi chiedere l'assistenza domiciliare al comune? cosa possiamo fare per aiutarti?!ti saluto affettuosamente

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 12/02/2010 GLI AUGURI DI SAN VALENTINO DA PARTE DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 10:16am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

AUGURI A TUTTE LE MIE AMICHE

L' origine della festa degli innamorati è il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano per la fertilità. Per gli antichi Romani il mese di Febbraio era considerato il periodo in cui ci si preparava all'arrivo della primavera, considerata la stagione della rinascita. Si iniziavano i riti della purificazione: le case venivano pulite, vi si spargeva il sale ed una particolare farina.Verso la metà del mese iniziavano le celebrazioni dei Lupercali (dei che tenevano i lupi lontano dai campi coltivati).  Fin dal quarto secolo A. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, il dio Lupercus. I Luperici, l'ordine di sacerdoti addetti a questo culto, si recavano alla grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo e qui compivano i sacrifici propiziatori. Lungo le strade della città veniva sparso il sangue di alcuni animali, come segno di fertilità; ma il vero e proprio rituale consisteva in una specie di lotteria dell'amore.  I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un'urna e opportunamente mescolati.Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità, affinché il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie.

I padri precursori della Chiesa, determinati a mettere fine a questa pratica licenziosa, hanno cercato un santo “degli innamorati” per sostituire l’immorale Lupercus. Nel 496 d.C Papa Gelasio annullò questa festa pagana ed iniziarono il culto di San Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima. San Valentino nato a Terni nell'anno 175 d.C. divenne così il patrono dell'amore e protettore degli innamorati di tutto il mondo. Valentino dedicò la sua vita alla comunità cristiana e alla città di Terni dove infuriavano le persecuzioni contro i seguaci di Gesù. Fu consacrato vescovo della città nel 197 d.C. dal Papa San Feliciano. è considerato il patrono degli innamorati poiché la leggenda narra che egli fu il primo religioso che celebrò l'unione fra un legionario pagano e una giovane cristiana. La  storia di San Valentino ha due finali differenti. Secondo una versione, quando l'imperatore Aureliano ordinò le persecuzioni contro i cristiani, San Valentino fu imprigionato e flagellato lungo la via Flaminia, lontano dalla città per evitare tumulti e rappresaglie dei fedeli. Mentre la seconda versione racconta che, nel 270 d.C. il vescovo Valentino, famoso per aver unito in matrimonio un pagano ed una cristiana, fu invitato dall'imperatore pazzo Claudio II  che tentò di persuaderlo a convertirsi nuovamente al paganesimo. San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua Fede e, imprudentemente, tentò di convertire a sua volta Claudio II al Cristianesimo. Il 24 febbraio 270 d.C. San Valentino fu lapidato e poi decapitato. La storia sostiene, inoltre, che mentre Valentino era in prigione in attesa dell'esecuzione si fosse innamorato della figlia cieca del guardiano, Asterius, e che con la sua fede avesse ridato miracolosamente la vista alla fanciulla. Si racconta che prima di morire Valentino le avesse mandato un messaggio d'addio che si concludeva con " dal vostro Valentino".  Una frase che nel tempo è diventata sinonimo di Vero Amore. 

Le vicende riguardanti San Valentino sono abbastanza confuse, ma intorno alla sua figura ruotano molte leggende, che riguardano tutte episodi d'amore.

LA LEGGENDA DI SABINO E SERAPIA
Questa leggenda narra di un giovane centurione romano di nome Sabino che, passeggiando per una piazza di Terni, vide una bella ragazza di nome Serapia e se ne innamorò follemente. Sabino chiese ai genitori di Serapia di poterla sposare ma ricevette un secco rifiuto: Sabino era pagano mentre la famiglia di Serapia era di religione cristiana. Per superare questo ostacolo, la bella Serapia suggerì al suo amato di andare dal loro Vescovo Valentino per avvicinarsi alla religione della sua famiglia e ricevere il battesimo, cosa che lui fece in nome del suo amore. Purtroppo, proprio mentre si preparavano i festeggiamenti per il battesimo di Sabino e per le prossime nozze, Serapia si ammalò di tisi. Valentino fu chiamato al capezzale della ragazza oramai moribonda. Sabino supplicò Valentino affinché non fosse separato dalla sua amata: la vita senza di lei sarebbe stata solo una lunga sofferenza. Valentino battezzò il giovane, ed unì i due in matrimonio e mentre levò le mani in alto per la benedizione, un sonno beatificante avvolse quei due cuori per l'eternità

LEGGENDA DELLA ROSA DELLA RICONCILIAZIONE
Un giorno San Valentino sentì passare, al di là del suo giardino, due giovani fidanzati che stavano litigando. Decise di andare loro incontro con in mano una magnifica rosa. Regalò la rosa ai due fidanzati e li pregò di riconciliarsi stringendo insieme il gambo della rosa, facendo attenzione a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore. Qualche tempo dopo la giovane coppia tornò da lui per invocare la benedizione del loro matrimonio. La storia si diffuse e gli abitanti iniziarono ad andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese.Il 14 di ogni mese diventò così il giorno dedicato alle benedizioni, ma la data è stata ristretta al solo mese di febbraio perché in quel giorno del 273 San Valentino morì.

LA LEGGENDA DEI BAMBINI
San Valentino possedeva un grande giardino pieno di magnifici fiori dove permetteva a tutti i bambini di giocare. Si affacciava sovente dalla sua finestra per sorvegliarli e per rallegrarsi nel vederli giocare. Quando veniva sera, scendeva in giardino e tutti i bambini lo circondavano con affetto ed allegria. Dopo aver dato loro la benedizione regalava a ciascuno di loro un fiore raccomandando di portarlo alle loro mamme: in questo modo otteneva la certezza che sarebbero tornati a casa presto e che avrebbero alimentato il rispetto e l’amore nei confronti dei genitori. Da questa leggenda deriva l'usanza di donare dei piccoli regali alle persone a cui vogliamo bene

LA LEGGENDA DEI COLOMBINI
Il sacerdote Valentino possedeva un grande giardino che nelle ore libere dall'apostolato coltivava con le proprie mani. Tutti i giorni permetteva ai bambini di giocare nel suo giardino, raccomandando che non avessero fatto danni, perché poi la sera avrebbe egli regalato a ciascuno un fiore da portare a casa. Un giorno, però, vennero dei soldati e imprigionarono Valentino perché il re lo aveva condannato al carcere a vita. I bambini piansero tanto. Valentino, stando in carcere pensava a loro, e al fatto che non avrebbero più avuto un luogo sicuro dove giocare. Ci pensò il Signore. Fece fuggire dalla gabbia del distratto custode due dei piccioni viaggiatori che Valentino teneva in giardino. Questi piccioni, guidati da un misterioso istinto, trovarono il carcere dove stava chiuso il loro santo padrone. Si posarono sulle sbarre della sua finestra e presero a tubare fortemente. Valentino li riconobbe, li prese e li accarezzò. Poi legò al collo di uno un sacchetto fatto a cuoricino con dentro un biglietto, ed al collo dell'altro legò una chiavetta. Quando i due piccioni fecero ritorno furono accolti con grande gioia. Le persone si accorsero di quello che portavano e riconobbero subito la chiavetta: era quella del giardino di Valentino. I bambini ed i loro familiari si trovavano fuori del giardino quando il custode lesse il contenuto del bigliettino. C'era scritto:"A tutti i bambini che amo…dal vostro Valentino.

CON QUESTA STORIA DI SAN VALENTINO GLI AUGURI PER PRIMO VANNO A VALENTINA GAMBARDELLA CHE E ANCHE IL SUO ONOMASTICO.

Auguri da Michele a tutte le sue amiche in particolare a Rita Paolillo di Amalfi e poi a: Agnese Martingano comandante dei vigili, Alessandra Ddd'agostini, Alfonsina Cioffi, Angela De Robertis,ANNA AMATO ANNALISA FRIGENTI ANTONELLA PROTO BARBARA PAPPACODA ANTONIETTA INCOLTI CARMELA ESPOSITO ANNA CASTALDO CINZIA STAIANO CORNELIA CANDOLFI DANIELA VOLPE LUISA DE GENNARO EVA ANASTASIO EVA PAPPACODA FANIA DELLA PIETRA SEBY FUSCO IDA CAPUANO KATIA PERROTTA MADDALENA PAOLILLO MARIA D'ORDIA MARIA RITA ALBERTINI RITA AMATRUDA ROSA RIVA ROSA GIORDANO ROBERTA FALCONE SILVANA DI MASCIO SIMONA CIOFFI STEFANIA AMATRUDA SIMONA STAIANO TERESA CIOFFI TROFIMENA CAVALIERE ENZA CAMERA.

UN AUGURIO MOLTO PARTICOLARE VA INOLTRE A SILVIA MICCIO TITOLARE DEL MINIMARKET TI MINORI A CUI LE VOGLIO AUGURARE UN BUON SAN VALENTINO E LE VOGLIO TANTISSIMO BENE


                                                                                               AUGURI

MICHELE PAPPACODA




Inserito da:
Michele Pappacoda
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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 10/02/2010 STORIA DELLAMAXITANGENTE ENIMONT E UNO SPARO NEL BUIO UNA RICERCA DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 10:14am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Tangente Edimont
Tangente Edimont

 Craxi: circa 11 miliardi; Citaristi e Forlani: otto miliardi; Pomicino: cinque miliardi e mezzo; Martelli: cinquecento milioni; Giorgio La Malfa: trecento milioni; Egidio Sterpa: cinquanta milioni; Carlo Vizzini: trecento milioni; De Michelis: cento milioni; Altissimo: duecento milioni; Umberto Bossi: duecento milioni». Non si tratta di un fortunato gratta e vinci, ma di un piccolo scampolo di “dazioni” di era tangentopoli; solo un piccolo modestissimo scampolo, diciamo un elenco quasi emblematico. Desunto da questo libro-documento scritto da un magistrato, Mario Almerighi ( Tre suicidi eccellenti. Gardini. Cagliari. Castellari , Editori Riuniti, pp. 239, euro 12,00), che ci scaraventa, come in una Macchina del Tempo, negli Anni Ruggenti di Manipulite. Un libro-documento, preciso nei particolari e nell’iter cronologico, con i fatti, i nomi, i personaggi seguiti giorno per giorno con ritmo e sequenze da noir . Per la serie la realtà batte l’immaginazione.
E’ il 20 luglio 1993. «Intorno alle ore 10.10, il corpo esanime di Gabriele Cagliari giace sul pavimento del bagno annesso alla cella. Il suo corpo è coperto da un busta di plastica legato intorno al collo.E’ il 23 luglio 1993, «erano le 8.30-8,45. Ho visto il corpo esanime di Gardini, forse era ancora agonizzante. All’altezza della tempia destra c’era un foro».
I due suicidi che fanno tremare i Palazzi sono stati preceduti da un altro cadavere eccellente. E’ il 25 febbraio 1993, «finalmente, dopo sette giorni dalla scomparsa, verso le ore 11,20, in zona Monte Corvino, una pattuglia a cavallo avvista un corpo umano disteso sopra un appezzamento di terra arato di recente». E’ un cadavere completamente sfigurato. La testa «scarnificata fino all’osso dello sterno, un grande squarcio all’altezza della zona temporale del cranio semivuoto, una parte della teca cranica staccata dalla testa». Una pistola Smith & Wesson con una cartuccia esplosa infilata nell cintura dei pantaloni. E’ il corpo di Sergio Castellari. Anche per lui i giudici, dopo ripetute e accurate indagini, sentenziano: suicidio. Un uomo brillante, intelligente, ricco, amante di belle donne, di cavalli e di ville, «perfettamente inserito nel Sistema». Quando muore, ha solo 61 anni.Un filo nero lega insieme i tre suicidi da prima pagina. Sergio Castellari è un grand commis di Stato, già direttore generale degli affari economici del ministero delle Partecipazioni statali, consulente Eni, mani in pasta dentro Efi, Enichem, Iri, Efim. Gabriele Cagliari, 67 anni, area politica Psi, già direttore Anic, è presidente dell’Eni, è l’uomo-chiave per le grosse partite che si chiamano Nuova Pignone, Sai Assicurazioni, Saipem. E Gardini è Raul Gardini, il bello e dannato di una dinasty capitalista antica e rinomata in campo agroalimentare, quella che fa capo a Serafino Ferruzzi, di cui ha sposato la figlia Idina. Laureato in agraria alla Bocconi, «è uomo intelligentissmo e brillante, dalle grandi ambizioni; denominato “il Corsaro” per la sua spregiudicatezza e il suo cinismo negli affari, ma anche perché appassionato di barche a vela»; presidente della Montedison e creatore del pool della chimica nato dalla fusione di Enichem e Montedison, denominato Enimont, la più grande concentrazione industriale della storia italiana.Il filo nero si chiama appunto Enimont: quello che conduce direttamente dentro il cuore più tenebroso della stagione Tangentopoli. Enimont, la “madre di tutte le tangenti”, e sinonimo di maxi-tangente. Ecco, in estrema sintesi – si legge a pagina 211 – cosa dichiara Carlo Sama (manager Montedison e cognato di Gardini) al pubblico ministero in riferimento alla maxitangente Enimont del 1991: «70 miliardi sono andati al Psi, nella persona del suo segretario politico, Bettino Craxi. Qualche decina di miliardi è stata versata alla Dc per il tramite del suo segretario politico Forlani. La restante parte della tangente è stata versata a vari personaggi politici che avevano avuto un peso nella definizione dell’affare Enimont. Qualche miliardo è andato a Cirino Pomicino, in relazione alla sua carica di responsabile del Cipi; qualche miliardo a Claudio Martelli, per la sua posizione favorevole alle logiche imprenditoriali della Ferruzzi e della Montedison nel settore della chimica; qualche miliardo a Franco Piga, per il ruolo dallo stesso svolto nella predisposizione del prezzo di cessione delle azioni Enimont; qualche miliardo a Gabriele Cagliari, nella sua qualità di presidente dell’Eni; qualche miliardo all’ingegner Alberto Grotti, vicepresidente dell’Eni. Altre somme di denaro che non ricordo sono state versate a Pompeo Locatelli e Vincenzo Palladino».Trattasi di 168 miliardi, tutti “devoluti” per permettere a Gardini di mantenere le mani sulla chimica, di trarne profitti colossali e poi di defiscalizzarne le perdite, previa maxi-corruzione politica. Quando la colossale truffa viene scoperta, coi segretari di tutti i partiti di governo trascinati sul banco degli imputati – Craxi per il Psi, Forlani per la Dc, Altissimo per il Pli, La Malfa per il Pri, Vizzini per il Psdi – Mani Pulite è già un ciclone che fa strage di quella che è chiamata la Prima Repubblica.
Tangentopoli cominciò il 17 febbraio 1992, con Mario Chiesa – il rampante socialista presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano – colto in flagrante mentre intasca una tangente; poco più di un anno dopo, con politici, imprenditori e faccendieri di vario tipo travolti dagli scandali e dagli avvisi di garanzia, il Pentapartito che regge il governo riceve la mazzata definitiva: alle aministrative del 6 giugno 1993, la Dc perde metà dei voti e il Psi praticamente sparisce, la Lega trionfa al Nord (e Milano è gratificata di un sindaco marca Carroccio, Marco Formentini); mentre Il Parlamento non ce la fa a formare il governo e Scalfaro, allora presidente della Repubblica, è costretto ad affidare la presidenza del Consiglio al governatore della Banca d’Italia Ciampi: nasce il primo esecutivo tecnico nella storia d’Italia. Al grido di “Bettino Bettino il carcere è vicino”, si levano proteste nelle piazze, nelle città e nelle università per la negata autorizzazione a procedere contro Craxi e Rifondazione comunista chiede lo scioglimento delle Camere.

Tangentopoli, la storia infinita. Secondo la tesi di Mario Almerighi, Castellari, Cagliari e Gardini non sono suicidi, ma omicidi. Il libro indaga e mette in fila, con dovizia di particolari, sequenze e incongruenze, tutto l’iter delle tre indagini: misteriose lacune, incomprensibili contraddizioni, circostanze mai chiarite danno effettivamente adito a più di un dubbio. Per esempio. «Nel mese di agosto 2006, la procura di Caltanissetta riapre l’inchiesta sulla morte di Raul Gardini. Ne dà notizia il settimanale L’Espresso : dopo aver indagato sulle presunte complicità tra la mafia e la società Calcestruzzi, i magistrati nisseni hanno chiesto alla Dia di riesaminare tutto il caso, di ripartire da zero, senza tralasciare nulla. Alla base delle nuove indagini, la convinzione dei pubblici ministeri che sia stata Cosa nostra a determinare la scomparsa del Corsaro che aveva sfidato la finanza e la politica. In sostanza, sostiene l’autore, «l’azienda dei Ferruzzi si era inserita a pieno titolo nel sistema tangentizio siciliano del tutto simile a quello nordico, ma con un ingrediente in più: Cosa nostra».

Cronaca di un’Italia «ad altissimo indice di illegalità». Ciò che si racconta in questo libro «apre lo scenario su un’ipotesi agghiacciante: anche il Sistema uccide. Uccide chi diventa inaffidabile».
Castellari, Cagliari, Gardini, l’ultima parola non è stata ancora detta, forse?

Michele Pappacoda                        mjcheva@live.it

 




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 28\ 01\ 2010 COSTIERA AMALFITANA SONO UN DISABILE ABBANDONATO A SE STESSO. QUALCUNO MI AIUTI

15 Maggio 2013, 10:11am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.positanonews.it/publicnew/articles/2010/Gennaio/Michele_3.jpg

michele Letto: 803 volte Sono un disabile motorio, soffro di distrofia muscolare da quando ero bambino. Vivo a Vettica di Amalfi ed anche se la mia casa è a livello strada io abito al secondo piano e per accedere ho bisogno di qualcuno che mi salga e mi scenda se non voglio restare chiuso in casa su una sedia a rotelle. Fino ad un anno fa mio padre anziano di 74 anni mi portava sulle sue spalle giù e viceversa, ora da un anno a questa parte mio padre si è ammalato di una malattia grave alla prostata e non mi ha potuto più aiutare. Ho chiesto aiuto ad un mio cognato, ma mi chiede dieci euro alla volta e la mattina non mi aiuta assolutamente, anzi mi fa urlare. Così negli ultimi tempi ho chiesto aiuto ad Andrea Cretella, il quale ha scritto una lettera al sindaco di Amalfi Antonio De Luca per abbattere le barriere architettoniche, evidenziando in generale i problemi in costiera dei disabili ma a me a Vettica di Amalfi, ridotto su una sedia a rotelle, chi mi deve aiutare? Chi mi aiuta a salire e scendere le scale? Devo continuare a dare i soldi a mio cognato ed essere umiliato, continuare ad urlare senza che mi dia alcuno aiuto? Oppure dovrò restare chiuso in casa in eterno? QUALCUNO MI AIUTI MICHELE PAPPACODA

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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 08/02/2010 STORIA DEL MONSTERO DI SANTA ROSA CONCA DEI MARINI DI MICHELE PAPPACODA

15 Maggio 2013, 10:10am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

08/02/2010
Storia Convento di Santa Rosa
Storia Convento di Santa Rosa

Il Monastero di Santa Rosa da Lima, fondato nel 1681[1], è un ex-monastero domenicano situato aConca dei Marini, posto su una rupe a dominare la costa, ed è un monumento di rilevante interesse storico-artistico della provincia di Salerno.

La storia del monastero è strettamente legata a quella della famiglia Pandolfo, che si stanziò a Conca dei Marini nel XV secolo. Oltre a cariche pubbliche, i membri della famiglia vantavano un grande potere economico, molti patronati nelle chiese di Conca, e grandi proprietà fra le quali la fonte termale di Capasso nel comune di Contursi, il suolo che incorpora la Grotta dello Smeraldo e il palazzo munito di una torre sito in Via Torre, abbellito con grandi blocchi di pietra tufacea lungo i bordi della terrazza. Nell'archivio della parrocchia di San Pancrazio martire si conserva un libro sulla storia di questa famiglia, scritto da Natale Pandolfo, secondo il quale il capostipite sarebbe stato Pompeo, un giovane capitano proveniente da Milano che, attratto dal culto diSant'Andrea (il cui corpo è custodito nel duomo della vicina Amalfi), si stabilì a Conca; Matteo Camera, storico di Amalfi, narra invece che un certo Daniele si trasferì da Pontone di Scala a Conca nel XVI secolo. Il padre della fondatrice del monastero, Vittoria, era Francesco che ricavava grandi guadagni dal commercio marittimo. Francesco si sposò con la marchesa Giovanna Gagliano con la quale ebbe molti figli: Natale, erede degli affari dopo la morte del padre avvenuta nel 1659, Gennaro e Andrea che erano dottori in legge, Pietro, Antonio e Vincenzo, ordinati sacerdoti, Filippo e Vittoria.

I Pandolfo si assunsero l'onere di riparare la chiesa abbandonata di Santa Maria di Grado, ceduta dal vescovo Ferdinando D'Anna al Comune di Conca nel 1539; decisero anche, con l'impulso di Vittoria, divenuta suor Maria Rosa di Gesù, di costruirvi accanto un monastero: il 17 giugno del 1680 fu benedetta la prima pietra.

Molti furono i benefici che il paese ricevette grazie alle monache domenicane di clausura. Grazie alle loro cospicue doti monacali, esse permisero la creazione di un impianto idrico che sopperiva ai bisogni del paese.

Il vescovo di Pozzuoli, Girolamo Dandolfi, natio di Conca dei Marini, donò al convento la reliquia del cranio di San Barnaba apostolo.

Varie notizie sul conservatorio ci sono giunte grazie al Compendio Istorico che scrisse il sacerdote Don Gaetano Amodio, rettore della chiesa di San Pancrazio martire dal 1760 al 1772.

Un vassoio di sfogliatelle Santarosa

In questo luogo di serenità claustrale nacque la famosa sfogliatella "Santarosa". Le monache non capirono subito la straordinaria invenzione dolciaria che avevano fatto e che sarebbe diventata tipica della tradizione napoletana. Immediatamente la sua bontà fu apprezzata e le suore, visto il successo, le diedero il nome della loro protettrice.

A causa della legge del 1866, la casa religiosa fu soppressa e le monache che vi abitavano vi rimasero fino alla morte. L'ultima suora morì nel1912 e lasciò tutti i beni al comune. Seguirono dodici anni di incuria finché nel 1924 un albergatore romano, Massimiliano Marcucci, che insieme con il fratello ed un altro socio, gestiva alberghi di lusso come il San Domenico Palace Hotel a Taormina e l'hotel de la Ville a Romaacquistò la struttura[1]. Il luogo fu ristrutturato come hotel, ma preservandone l'aspetto originale; tra gli ospiti noti che vi hanno dimorato, l'attore Eduardo De Filippo ne rimase entusiasta, lasciando nel libro degli ospiti la seguente frase[1]:

(NAP)
« Io ccà me sento monaco,
me sento nato monaco,
vulesse murì monaco.  »
(IT)
« Io qui mi sento monaco,
mi sento nato monaco,
vorrei morire monaco.  »
 

.

Dopo la morte dell'ultimo proprietario, Pierluigi Caterina, la proprietà è stata acquistata da Bianca Sharma, una ereditiera statunitense[2], la quale ha intenzione di trasformare il conservatorio in un albergo di lusso, attraverso un progetto realizzato dallo studio Reardon Smith Architects di Londra[3], a cui si sono opposte diverse associazioni a difesa del patrimonio ambientale e culturale, tra cui

Il Convento di Santa Rosa e la sua chiesa dominano dall’alto di una rupe all’ingresso di Conca dei Marini, l’incantevole Golfo di Salerno.

La piccola chiesa, attigua all’antichissima chiesa di Santa Maria de Grado distrutta da un violento cataclisma nel X secolo e ricostruita nell’XI, fu donata nell’anno 1539 dall’arcivescovo di Amalfi Giovanni Ferdinando Annio al Comune di Conca dei Marini, e da questi a suor Maria Pandolfo che nel 1681 vi fondò il Convento di Santa Rosa, con monache di clausura appartenenti al secondo ordine delle dominicane.

Le celle del convento sono costruite con volte a botte al di sopra di altre volte interne, allo scopo di fornire una preziosa camera d’aria agli ambienti.

All’aspetto esterno severamente monastico del convento, si contrappone quello ricco, tipicamente barocco dell’interno, dove ogni particolare è un riferimento storico e dove è possibile percepire il messaggio universale dell’arte.

Di inestimabile valore artistico sono i quattro splendidi altari lignei e le grate bombate in ferro e legno del coro e ai lati dell’altare centrale.

Fu nelle cucine di questo convento che nacque la famosa “Sfogliatella Santa Rosa”.

Si racconta che le monache erano solite distribuire pane ai poveri nelle giornate di festa. Proprio con l’avanzo di un impasto per il pane, venne preparata la prima sfogliatella Santa Rosa, confezionata a forma di conchiglia, che racchiudeva un farcito di crema e pezzetti di frutta che le monache raccoglievano nel loro giardino.

Questa è la ricetta originale della sfogliatella Santa Rosa nel testo ritrovato da Salvatore di Giacomo;

“Prendi il fiore e mettilo sopra il tagliero nella quantità di rotolo mezzo. Mettici un pocorillo d’insogna e faticalo come un facchino. Doppo stendi la tela che n’è riuscita e fanne come se fosse una bella pettola. In mezzo mettici un quarto d’insogna ancora, e spiega a scialle, quattro volte d’estate, sei d’inverno. Tagliane tanti pezzi, passaci il leganturo e dentro mettici crema e cioccolato e se più ti piace ricotta di Castellammare. Se ci metti un odore di vainiglia o pure acqua di fiore e qualche pocorillo di cedro, fa cosa santa. Fatta la sfogliata, lasciala mezza nchiusa da una parte, là dove scorre la crema facci sette occhi con sette amarene o pezzulli di percolata. Manda tutto al forno, fa cuocere lento, mangia caldo e alleccate le dita.

Michele Pappacoda                                                   Mjcheva@live.it



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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 07/02/2010 RISPETTARE DIRITTI BAMBINI PER SOCIETÀ MIGLIORE

15 Maggio 2013, 10:09am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Bambini
Bambini

ROMA – L'UNICEF presenta il rapporto "Progressi per l'infanzia" (VIDEO) e segnala: «più di un miliardo di bambini vive in paesi o territori colpiti da conflitti armati, e circa 300 milioni di questi bambini hanno meno di 5 anni.» Nei giorni in cui anche i numeri della FAO sulle persone che soffrono la fame nel mondo sfiora la cifra di 1 miliardi di persone, il rapporto UNICEF porta alla luce, per la prima volta, i dati di violenze e violazioni che sottraggono diritti ai bambini. L'attenzione si punta su violenze sessualitrattamatrimoni precocipunizioni corporali, lavoro minorile, mancata registrazione delle nascite, la pratica delle mutilazioni genitali femminili e gli atti di violenza verso le donne all'interno del matrimonio.


«Nonostante i progressi compiuti, violenza e sfruttamento rimangono una dura realtà nella vita di molti bambini» segnale Spadafora, Presidente dell'UNICEF Italia. «Milioni di ragazzi e ragazze di tutto il mondo sono vittime della tratta, privi delle cure genitoriali o della registrazione alla nascita di cui hanno bisogno per frequentare la scuola e per accedere all'assistenza sanitaria di base, sono costretti a lavorare in condizioni pericolose, mentre altri subiscono violenze o abusi all'interno delle loro stesse case, nelle loro scuole, nelle loro comunità, nelle istituzioni o in prigione, spesso da parte di adulti a cui è affidata la loro cura. I bambini in tali circostanze» prosegue Spatsafora «subiscono violazioni fondamentali dei loro diritti umani, che provocano danni fisici e psicologici di ampia portata, con effetti a volte irreparabili

«Una società non può prosperare se i suoi membri più giovani sono costretti a matrimoni precoci, se vengono abusati o costretti a prostituirsi, o se vengono loro negati i diritti fondamentali» afferma il direttore esecutivo dell'UNICEF Ann Veneman. «Comprendere la portata delle violazioni dei diritti dei bambini è un primo passo per costruire un ambiente in cui i bambini siano protetti e abbiano l'opportunità di sviluppare le loro complete potenzialità

Michele Pappacoda                                       mjcheva@live.it.




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IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 07/02/2010 LOTTA AL CRIMINE ATTRAVERSO IL CINEMA

15 Maggio 2013, 10:06am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

cinema
cinema

TRATTA - Il progetto BUTTERFLY per la prevenzione della tratta in Nigeria è stato presentato il 3 dicembre a Roma, in una Conferenza stampa al Senato. Aiccre e l’Associazione onlus Butterfly Europe for Africa, sono stati promotori del progetto per dare alle donne nigeriane “le ali per volare con i propri sogni di vita”.

Butterfly Europe for Africa è "un gruppo di persone che crede nell'aiuto umanitario sviluppato direttamente nel terzo mondo, capace di offrire istruzione nel campo della cultura e dell'arte cinematografica per tutte le persone svantaggiate che altrimenti sarebbero sulla strada o con il desiderio di espatriare", l’Organizzazione ha una scuola di cinema, la “Butterfly Italian School of Cinema Studies of Nigeria” per i ragazzi e le ragazze in difficoltà o vittime di tratta. La scuola, attraverso l’acquisizione di competenze artistiche e audiovisive, permette loro di restare in Nigeria se lo vogliono e di avere un lavoro certo.

Michele Pappacoda                                                           mjcheva@live.it




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