IL DIARIO DI MICHELE PAPPACODA 28/01/2010 HOBBY DI MICHELE
IN questo video MIchele Pappacoda canta vita tranquilla un suo obby
Inserito da:
Michele Pappacoda
Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it
Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
IN questo video MIchele Pappacoda canta vita tranquilla un suo obby
Trieste era, come scrisse Niccolò Tommaseo, una città in cui "il commercio dimena le sue cento lingue", quando ebrei, serbi, armeni, oltre che italiani, greci, sloveni, croati, boemi, tedeschi e ungheresi, erano Trieste. Oggi, Trieste più che punto d'incontro è frontiera o al massimo punto di osservazione su quello che succede a Trieste e attorno a Trieste. Scrive J. Pirjevec: "...la frontiera corre ad una spanna dalla città, e [...] con essa bisogna fare i conti, non nel senso di vederla come una grande muraglia innalzata a difesa dinanzi ai barbari, ma come un invito a creare passaggi e ponti".
La città come si presenta oggi, con il suo aspetto urbano per nulla italiano, del tutto mitteleuropeo, con le insolite cupole e i frontoni e le facciate neoclassiche, fascino decadente e sveviano, nasce nel 1800 quando il porto franco gode di forti investimenti e di un rinnovato interesse strategico da parte della monarchia asburgica.
La vita del capoluogo giuliano oggi si snoda dal centro (piazza Unità e ancor di più piazza della Borsa) per varie direttrici: una quella verso piazza Goldoni e piazza Garibaldi attraverso Corso Italia (il borgo dei commercianti, invaso da croati, sloveni e ormai anche dai turisti), una che attraversa la rive da Barcola fino ai Campi Elisi, un'altra ancora che porta verso la periferia, il Carso e quindi anche in direzione dell'osceno edificio in stile costruttivista-fascista del ventennio, il corpo centrale dell'Università.
Nei pressi dell'incrocio di queste direttrici troverete gli spazi più aperti alla vita universitaria (non è facile a Trieste avere molti riguardi come studenti) come i pub e i bar del centro, alcune pizzerie e in particolare alcuni musei, come il Revoltella (da vedere se si vuole capire qualcosa della città).
Insomma, bando alla ciance... per divertirsi, bere e mangiare non nello squallore dell'Università di Trieste, ecco qui un utile vademecum...
Sede già nel 2900 A. C. di uno stanziamento megalitico, Aosta fu il centro militare della popolazione dei Salassi. Questi ultimi furono sconfitti da parte delle truppe romane durante l'impero di Augusto, e la città si trasformò in un insediamento militare denominato "Augusta Praetoria". Subì in seguito invasioni dei Burgundi, degli Ostrogoti, dei Bizantini, dei Franchi. Nel X secolo, appartenne al Regno di Borgogna, caduto nel 1032. Aosta si trovò allora sotto il controllo di
Umberto di Biancamano, capostipite della dinastia dei Conti di Savoia, che mantennero la sovranità per circa nove secoli. Sotto la casa Savoia, così come nel contesto dello Stato italiano, la Valle d'Aosta ha goduto di notevole autonomia politica, confermata nel 1948 dalla promulgazione dello Statuto Speciale. Attualmente, nella città di Aosta, prevalgono in particolare le attività legate al turismo, al commercio e ai servizi.
Abuso sessuale Per abuso sessuale si intende il coinvolgimento in attività sessuali, fisiche o psicologiche, di una persona non in grado di scegliere: o perché sottoposta a costrizione fisica e/o psicologica, e/o perché non consapevole delle proprie azioni (ad esempio per via dell'età, di una particolare condizione psico-fisica, etc.) Sono dunque abusi sessuali soprattutto la congiunzione carnale, ma anche l'induzione a ogni tipo di atto sessuale di una persona che non è in grado di scegliere Il consenso Nella cultura della maggior parte dei Paesi, il sesso è legale ed accettabile soltanto se entrambe le persone sono consenzienti. In Italia: « Chiunque con la violenza o la minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa al momento del fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravità la pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi. » Legge n°66 del 15 febbraio 1996, art. 609bis) L'età ed il concetto di "consenso" sono definiti spesso dalle leggi, e possono differire da Stato a Stato. Nella maggior parte dei casi, l'età del consenso e le leggi legali sulla violenza mirano a proteggere i bambini e gli adolescenti dallo sfruttamento, in particolare dallo sfruttamento fisico o psicologico che implicano il comportamento sessuale. In Italia: « La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all'articolo 609-bis sono commessi: 1) nei confronti di persona che non ha compiuto anni quattordici; 2) con l'uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti e di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa; 3) da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio; 4) su persona comunque sottoposta a limitazione della libertà personale; 5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici della quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore. La pena è della reclusione da sette a quattordici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci. » (Legge n°66 del 15 febbraio 1996, art. 609ter) E l'art. 609quater della stessa legge specifica ancora meglio: « 2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza. Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste dall'art. 609bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni. » ABUSO SESSUALE IN AMBITO FAMILIARE [MODIFICA] Il termine abuso sessuale in ambito familiare viene applicato alla forma specifica della violenza domestica, dove l'abuso fisico o sessuale è perpetrato da uno sposo su un altro attraverso minacce o l'impiego della forza fisica. Questo coinvolge frequentemente il sesso forzato (violenza sessuale), umiliazioni sessuali e degrado personale. Anche in questi casi le leggi dello Stato proteggono uno dei coniugi contro la violenza sessuale domestica. Nella maggior parte dei casi si ha violenza dell'uomo nei confronti della donna anche se, in una minima parte, vengono segnalati casi di violenza (quasi sempre più a livello psichico che fisico) della donna nei riguardi dell'uomo. Ricerche a livello clinico inducono a ritenere che un abuso sessuale perpetrato tra le "mura domestiche" produca danni più gravi a livello psicologico rispetto ad una violenza "esterna", soprattutto quando sono presenti alcune caratteristiche uno stretto legame con la persona che effettua l'abuso; una lunga durata dell'abuso; il nascondimento dell'abuso o il non riconoscimento nell'ambito dell'ambiente familiare; la persona abusata non è in grado di parlare dell'accaduto; la persona abusata è ancora un minore. In Italia la legge n° 154 del 5 aprile 2001 introduce importanti misure contro la violenza nelle relazioni familiari che si verifichino tra coniugi o tra componenti qualsiasi di uno stesso nucleo familiare pur non uniti da vincoli giuridici (conviventi). È una delle poche norme, quindi, che tutela la cosiddetta "famiglia di fatto". MOLESTIE E VIOLENZE SESSUALI [MODIFICA] Da un'indagine pubblicata dall'Istat nel 2005 su Molestie e violenze sessuali, risulta che in Italia oltre la metà delle donne in età 14-59 anni ha subito almeno una molestia sessuale, un ricatto sessuale sul lavoro o una violenza, tentata o consumata, nel corso della vita (55,4 per cento). Le vittime di stupro o tentato stupro e di ricatti sessuali sul lavoro (questi ultimi riferiti sempre alle donne di 15-59 anni in condizione professionale) rappresentano una quota minimale tra le vittime dei reati a sfondo sessuale (2,9 per cento le vittime di stupro o tentato stupro nel corso della vita, 3,1 per cento le donne in condizione professionale che hanno subito ricatti sessuali sul luogo di lavoro), mentre le molestie verbali e le telefonate oscene sono i reati più diffusi (rispettivamente il 25,8 e il 24,8 per cento delle donne in età 14-59 anni). Sono comuni anche gli episodi di pedinamento e gli atti di esibizionismo (entrambi quasi il 23 per cento). Quasi il 20 per cento delle donne nella fascia di età considerata ha subito molestie fisiche.I dati dell'indagine, inoltre, indicano che solo il 18,3 per cento delle vittime di violenze, tentate o consumate, le ha subite da sconosciuti. Più frequentemente, invece, gli autori sono persone ben conosciute e vicine alle donne: amici (nel 23,5 per cento dei casi), datori di lavoro, colleghi, insegnanti o compagni di scuola (15,3 per cento) e persone conosciute di vista (14,2 per cento). Nel caso, poi, delle sole violenze consumate, l'autore è un amico delle vittime addirittura nel 23,8 per cento dei casi, il coniuge o il convivente (o l'ex coniuge/convivente) per il 20,2 per cento e il fidanzato o l'ex fidanzato per il 17,4 per cento, mentre le violenze da parte di estranei riguardano appena il 3,5 per cento delle donne che hanno subito violenza sessuale. Ben il 15,8 per cento delle vittime ha subito nel corso della vita violenza, tentata o consumata, a casa propria o negli spazi attinenti, l'11,8 per cento al lavoro o negli spazi circostanti, il 9,3 per cento a casa di amici, di parenti o di conoscenti e un ulteriore 6,9 per cento a casa dello stesso aggressore. Nel corso della vita, dunque, complessivamente, oltre il 43 per cento delle donne ha subito uno stupro o un tentativo di stupro in luoghi “familiari” contro il 21,1 per cento che li ha subiti, invece, in strada. STUDENTI E MOLESTIE SESSUALI [MODIFICA] Gli studenti possono essere vittime di attenzioni sessuali indesiderate da parte di insegnanti e professori. Poiché in tutti i livelli scolastici alunni e professori hanno un diverso grado di autorità e potere, le attenzioni sessuali rivolte da un insegnante verso un alunno vengono classificate come "abuso di potere", e possono provocare gravi conseguenze a livello penale, come l'essere schedati con l'accusa di molestie sessuali e la possibilità della perdita del lavoro con inibizione all'insegnamento. ABUSO SESSUALE SU MINORI [MODIFICA] L'abuso sessuale su minori è comunemente definito, nella cultura occidentale contemporanea, come qualsiasi attività a livello sessuale che un adulto esercita su o con una persona al di sotto dell'età del consenso, ed è considerato un crimine punito penalmente nella maggior parte dei paesi. L'abuso sessuale su minori include, inoltre, lo sfruttamento sessuale commerciale dei bambini, definito dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro nel testo del Worst Forms of Child Labour Convention del 1999. « Si stima che circa un milione di bambini ogni anno viene introdotto nel commercio sessuale e l'India (400mila), gli Usa (244/325mila) e la Thailandia (200mila) sono rispettivamente ai primi posti nello sfruttamento sessuale dei minori. Questo fenomeno è in crescita in tutto il mondo ed è alimentato dalla crescente povertà dei paesi poveri e dalla domanda di danarosi clienti; un aspetto ancor più inquietante è non solo l'aumento della presenza di bambini e bambine molto piccoli fra le vittime di abuso, ma anche l'abbassamento dell'età dei "clienti". Nella Repubblica Dominicana si calcola che 25mila bambini siano lavoratori del sesso, mentre nell'Africa occidentale sono circa 35.mila. Si ritiene che in Lituania un numero oscillante fra il 20 e il 50% delle prostitute sia costituito da minorenni, che bambine appena undicenni lavorino come prostitute nei bordelli e che bambini provenienti da istituti, alcuni persino fra i 10 e i 12 anni, vengono utilizzati per girare film pornografici. » (Telefono Azzurro, Eurispes, (2005) 6° Rapporto Nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza) In Italia la legge n° 269 del 3 agosto 1998 definisce le Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale a danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù. CATEGORIE DI ABUSI SESSUALI [MODIFICA] Si possono considerare quattro categorie di abuso sessuale: abuso sessuale di femmine da parte di maschi, abuso sessuale di maschi da parte di femmine, abuso sessuale di maschi da parte di maschi, abuso sessuale di femmine da parte di femmine. La stragrande maggioranza degli abusi sessuali riguarda l'abuso sessuale di femmine da parte di maschi, ma sono abbastanza frequenti le altre 3 categorie di abuso sessuale. Malgrado sia diffusa la convinzione che solo i maschi commettano abusi sessuali, ciò, come visto sopra, non è vero: le femmine sono responsabili di circa il 10% degli abusi sessuali, si cui una larga parte su minori. Secondo un rapporto dell'FBI sugli stupri negli Stati Uniti, il 96% degli stupri sono di femmine da parte di maschi, il 2% di maschi da parte di maschi, l'1% di maschi da parte di femmine e l'altro 1% di femmine da parte di femmine. Si deve dire che questi dati non sono certi, perché una considerevole percentuale di stupri non viene denunciata. Guardate il video della violenza che ha subito questa ragazza quando era piccola guardate e riflettiamo su questo problema che affligge negli ulimi tempi anche la costiera Amalfitana Michele Pappacoda mjcheva@live.it
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Ciao sono sempre io Michele Pappacoda. In questi giorni di inizio anno mi sento così stanco e triste, penso di non farcela ad andare avanti, la mia salute peggiora sempre di più, sono sempre da solo, nessuno mi fa compagnia. I miei ideali e le cose che speravo dalla vita sono fallite, nessuno mi viene a trovare per scambiare due parole, mi sento escluso e avvilito, a volte dico ma che vivo a fare. Ora mi trovo vicino al computer, unico mio amico, ho appena inviato alcune notizie a positanonews. Ringrazio quanti mi apprezzano, sono un bravo ragazzo ma la mia sfortuna è quella di stare su una sedia a rotelle, sempre da solo io e il computer.
Ancora auguri a tutti BUON ANNO
MICHELE PAPPACODA
Pubblichiamo la lettera di un nostro corrispondente della costiera amalfitana, vive a Vettica di Amalfi, scrive, dipinge, e ci aiuta ad inserire le notizie con grande intuito e intelligenza, un lavoro prezioso per Positanonews per cui lo ringraziamo e siamo orgogliosi di averlo fra noi.
Traduci Dopo la mia breve vacanza a Concordia Sulla Secchia provincia di Modena sono ritornato in costiera amalfitana e nell'ultimo giorno del vecchio anno voglio augurare a tutti quelli che mi hanno voluto bene un felice anno nuovo a quanti mi hanno voluto bene gli ausiliari della viabilità in particolare a ALESSANDRO ALFIERI SIMONA CIOFFI SIMONA STAIANO ANTONIO ORIO SIMON ESPOSITO ADRIANO ESPOSITO FRANCA PINTO STEFANIA AMATRUDA ENA FARACE E TUTTI DEL GRPPO POI GLI AUGURI ANCHE ALLA SQUADRA DI CALCIO A5 COSTA D'AMALFI e in particolare a VALENTINA GAMBARDELLA E SIMONA MICCIO POI ANCORA GLI AUGURI AL DIRETTORE DI POSITANO NEWS MICHELE CINQUE E TUTTO LO STAFF e poi a tutti quelli che mi hanno voluto bene quest'anno a mia sorella Barbarae mia sorella Eva .
AUGURI DI SINCERO CUORE A TUTTI VOI DI UN SINCERO E FELICE ANNO 2010 VI VOGLIO BENE MICHELE PAPPACODA
La prima corsa automobilistica Amalfi Agerola prende il via il 30 Luglio del 1961. E’ laCoppa Primavera, ideata dal Presidente di AC Salerno On.le Renato Palumbo e che si corre da Amalfi ad Agerola. Maurizio Demasi, mossiere della gara, abbassa la bandiera di via in sequenza su ben 90 concorrenti della prima edizione, divenuti poi negli anni più di 300.Il tracciato corre per 8.700 metri in una delle cornici paesaggistiche più belle del mondo, partendo da Conca dei Marini (a poca distanza da Amalfi), all’altezza dell’allora Monastero di S. Rosa e sale fino alle stele commemorativa di Fausto Coppi ad Agerola E’ nata così la “bella corsa, sulla strada più bella del mondo”, con i nomi di Eduardo Govoni, Mennato Boffa, Raffaele Fiordalisi, Renato Arfè, Mauro Nesti, Mario Casciaro ed i “piloti misteriosi” che corrono sotto gli pseudonimi di “Ricciardone” e “Amphicar”.Ma il più grande di tutti è sicuramente Domenico Scola detto “Don Mimì” o anche “Il cosentino volante” che con sette successi conseguiti su un arco di ventuno anni (dalla prima del 1966 all’ultima del 1987), rappresenta idealmente un record di continuità.L’ultima edizione della gara viene disputata nel 1990, per lasciare poi il passo ad altre iniziative, più in linea con i tempi.
La mitica Coppa della Primavera torna a vivere grazie all'Associazione Sportiva Dilettantistica Road Legends Sorrento.
La cronoscalata conosciuta familiarmente come Amalfi-Agerola si e' disputata per quasi un trentennio fino al 1990, spesso con validita' nazionale e con oltre 300 vetture al via: nonostante non si disputi piu' da vent'anni, e' sempre restata nei cuori degli appassionati di motori di tutt'Italia.
La rievocazione storica, in programma per il 14 marzo 2010, si terra' sotto forma di Regolarita' Turistica, quindi con tempo imposto per una media di 40km/h e un "numero chiuso" di 60 equipaggi al via, tutti rigorosamente sugli stessi modelli di vetture che hanno preso il via alla manifestazione originale, e tutte rigorosamente pre-1990 per tenere fede alla natura della rievocazione. Le iscrizioni si apriranno lunedi 25 gennaio 2010 e si chiuderanno al raggiungimento del 60esimo equipaggio iscritto.
Il via, come tradizione, sara' posizionato all'altezza del monastero di Conca dei Marini, e l'arrivo sara' posto ad Agerola in prossimita' dell'Hotel Le Rocce, in zona Bomerano.
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Maiori fu edificata nel IX secolo dal principe salernitano Sicardo col nome di "Rheginna Major" per distinguersi dalla limitrofa città di Minori, detta "Rheginna Minor". Entrambe mantennero tale nome fino all'inizio dell'epoca della dominazione Sveva, e successivamente persero il vocabolo "Rheginna", che derivava dal nome di due fiumi, uno più grande ed uno più piccolo, i quali anche successivamente continuarono a denominarsi Regina e Reginella, mentre col passare dei secoli le due città presero i nomi di Maiuri e Minuri. Possedimento di Amalfi e compartecipe della sua storia, Maiori resistette per qualche tempo alla resa di Amalfi ai normanni. Fu saccheggiata nel 1268 dai Pisani, rivali della Repubblica Amalfitana. Ebbe una fiorente marina mercantile e fu in grado di costruire navi di grande portata nella propria lunga ed ampia spiaggia. Maiori, decimata dalla peste del 1656 che ridusse la popolazione a 700 persone, nel 1852 contava 4891 abitanti. Il 26 ottobre 1954 la zona centrale dell'abitato subì l'alluvione e la copertura del Reginna Maior esplose provocando il crollo di numerose case adiacenti. Come scrisse Roberto Pane il nubifragio è servito come pretesto per una massiccia speculazione di "seconde case", invece di costituire una doverosa sistemazione idrogeologica della zona. La cittadina si distende in una bella pianura, confinante a settentrione con Tramonti, ad oriente con Minori, ad occidente con la valle Arsiccia ed a mezzogiorno con il mare. Era circondata e difesa da mura e torri, che vennero costruite a cominciare dal IX secolo e i cui resti si intravedono in molte parti della cittadina. Sulla collina del Ponticchio sono i ruderi del castello di San Nicola che, costruito sotto il Piccolomini nel 1468, costò alla città circa 6000 ducati. Ha la forma di un poligono irregolare con otto torrioni ed occupa una superficie di oltre 7500 metri quadrati.
Michele Pappacoda
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Storia di Concordia Sulla Secchia Modena
Questo è il paese dove vive mia sorella Barbara con il suo fidanzato Antonio e dove io sono stato in visita dal 20 dicembre 2009 al 30 Dicembre 2009 e da precisare che giorno 20 21 è 22 a Concordia Sulla Secchia c'era la neve ed il giorno 25 il fiume Secchia era in piena e i ponti erano tutti chiusi. Ponte Motta, Ponte Uccellino Ponte Pioppa e Ponte San Giovanni, l'unico ponte aperto per raggiungere Concordia Sulla Secchia era il Ponte Sozzigalli.Qui di sotto la storia di Concordia ho messo tre ore per fare questa ricerca e sono contento di aver trovato notizie di storia del paese dove vive mia sorella Barbara mi dispiace non ho trovato foto.
La provincia modenese fu occupata dal IV al II secolo a. C. da nuove popolazioni provenienti dal Nord Europa, i Celti o Galli. La loro presenza è legata al nome di alcuni luoghi e alla pratica di devozione per gli "alberi sacri". A Concordia possiamo ancora vedere l'albero di Giavarino, sul quale è posta da circa due secoli un'immagine della Madonna.
Anche i romani hanno lasciato numerose tracce della loro secolare presenza nel nostro territorio. Tra queste la Centuriazione, che è un modo per dividere terreni ad angolo retto tramite strade e canali, visibile ancora nelle nostre campagne insieme a numerosi altri reperti. La via Emilia, quella che attraversa la nostra regione e le ha dato il nome, fu voluta dal console romano Emilie Lepido nel 187 a. C., pochi anni dopo la fondazione di Mutina, l'attuale Modena.
Francesco I Pico, nominato feudatario di Mirandola nel 1311 dall'imperatore Enrico VII di Lussemburgo, ottenne dallo stesso imperatore il permesso di installare sul fiume Secchia alcuni mulini natanti. Concordia fece parte della signoria dei Pico per ben 400 anni, fino al 1711.
La costruzione della prima chiesa dedicata a S.Paolo nel 1396, in località Molinella, segnò il passaggio di Concordia da borgo a comunità. L'intensa l'attività dei mulini natanti nel Secchia sostenne per secoli l'economia del paese. Una testimonianza curiosa di questo periodo è il bosco medievale di Concordia: i reperti, 82 grossi ceppi e 64 tronchi lunghi fino a 9 metri, sono venuti alla luce presso l'oasi naturalistica Val di Sole di Fossa.
Furono i frati Agostiniani di Concordia che fecero costruire un convento nel 1420 nei pressi del bastione Santa Caterina. In quella stessa zona venne costruito un ospitale per i pellegrini e gli infermi. Il convento ospitò il monaco agostiniano Martin Lutero, durante il suo viaggio verso Roma nel 1511, e venne riedificato, dove si trova attualmente, nel 1520. L'antica Rocca di Concordia fu trasformata nel 1450 in un castello con un fossato intorno, mura torri e due bastioni. Il castello venne abbattuto nel 1534. Concordia divenne contea nel 1432 e tra i suoi Conti figura il famoso umanista e filosofo Giovanni Pico della Mirandola. Tra le sue opere ricordiamo “De Homini Dignitate”.
I soldati del papa Giulio II, prima della conquista di Mirandola, distrussero Concordia nel 1510. Ci vollero dieci anni per ricostruire il paese e una nuova chiesa, ancora alla Molinella. A causa delle continue discordie fra i Pico, Concordìa, insieme a Vallalta, Fossa e altre località vicine, divenne stato a sé col diritto di battere moneta. Con diploma imperiale, Concordia nel 1597 venne elevata a marche¬sato e Mirandola città e principato.
Mirandola venne elevata al rango di ducato nel 1617 con Alessandro I Pico. Questo secolo non ha conosciuto solo il dramma della peste (1629-'30) ma anche la visita della regina Cristina di Svezia, ospite nel palazzo ducale, la grande importanza economica e notorietà dell'allevamento del baco da seta e la produzione del filo di seta alla concordiese. In questo secolo vennero realizzati il Convento dei Cappuccini, il palazzo ducale, il palazzo Corbelli (che dal 1861 è sede del municipio) e il canale navigabile Naviglio o Cavana, che collegava via acqua Concordia con Mirandola.
La guerra di successione al trono di Spagna coinvolse anche Concordia, che venne assediata e incendiata dai soldati francesi nel 1704. Lo stato dei Pico venne acquistato dal duca di Modena nel 1711 e anche Concordia passò sotto il dominio degli Estensi. Si presenta e si afferma a San Possidonio l'importante famiglia dei Taccoli, di cui rimane testimonianza l'omonimo palazzo.
La ricostruzione del paese e della quarta ed attuale chiesa fu ultimata nel 1713; inoltre vennero tolti i nove mulini natanti, ritenuti principale causa delle alluvioni del Secchia. Dopo trent'anni di inattività, quattro mulini vennero ricollocati nel fiume: Mulino di Sopra, di Mezzo, del Porto, di Sotto o delle Decime, e fatti funzionare fino alla fine dell'Ottocento, quando furono sostituiti dal mulino a vapore nel 1885. Intanto Napoleone aveva occupato l'Italia, si era diffusa ovunque la pratica delle nuove libertà civili portate dalla Rivoluzione Francese (Libertà, Uguaglianza, Fraternità), ma vennero limitate le attività della Chiesa e imposte nuove tasse. Ebbe allora inizio per la nostra comunità un lungo periodo di decadenza.
Tra i patrioti impegnati nel Risorgimento per l'unità dell'Italia, ricordiamo il carbonaro Don Giuseppe Andreoli, di San Possidonio ma cittadino concordiese, che venne arrestato e condannato a morte nel 1822. A Concordia l'adesione al nuovo Regno d'Italia avvenne nell'entusiasmo generale e fu un concordiese, Federico Crema, ad essere eletto nel 1860 deputato del parlamento italiano nel collegio di Concordia e Rolo. Il cambiamento della forma di governo non portò al popolo gli attesi miglioramenti: si diffuse allora la colorita espressione: "Sòta al duca as magnava pan e sùca, sòta a stì itaìian as magna da can". Quasi certamente di questo periodo è anche la nota filastrocca: "Li galìni ad la Concordia li gà ligà li gambi cun li curde// ròsi".
Criticare apertamente il regime richiedeva grande coraggio. Si ricorda ancora un muratore, Dante Mantovani, che nell'osteria dell'Elvira a Mulin di Mezzo così cantava: "Quand a cantavan bandiera ròsa /a magnavan di galèt cun la cresta ròsa / adèss chi canta giovinesa / a murèm da la dibulèsa". Anche a Concordia il fascismo sciolse le Associazioni di categoria e quasi tutte le cooperative, sostituite poi con le organizzazioni imposte dal regime. L'amministrazione del Comune fu affidata ad un podestà non eletto ma nominato d'autorità.
Nel 1943 inizia la Resistenza armata nella quale Concordia ricoprì un ruolo dì primo piano nella bassa modenese grazie anche al sostegno della popolazione. Particolarmente tragici gli anni '44 e '45 per la dura repressione contro la Resistenza e i partigiani operata dai tedeschi e dalle brigate nere fasciste. In quell'epoca la scuola era sede della brigata nera, che teneva prigionieri dei parti-giani; alcuni loro compagni, con l'intento di liberarli, sfer¬rarono un attacco, ma l'operazione non riuscì, anche se i fascisti ebbero parecchi caduti. La minacciata distruzione di Concordia fu evitata grazie all'intervento del parroco.
La mattina del 23 aprile 1945 arrivò a Concordia il primo soldato americano su una jeep impolverata: fu accolto dalla popolazione in festa, dai dirigenti del Comitato di Liberazione Nazionale e dai partigiani che sfilavano per le vie del paese: Concordia era finalmente libera. Concordia è stata decorata con medaglia di bronzo al valo¬re militare per i meriti acquisiti durante la Resistenza. Con la Liberazione ritornò la democrazia e iniziò la lenta ricostruzione morale e materiale dopo le ferite della guerra. Il 26 marzo 1946 venne eletto il nuovo consiglio comunale e il sindaco. Con la proclamazione della Repubblica e l'en¬trata in vigore della Costituzione sì completò il cammino verso un'Italia democratica.
Nel decennio 1951-'61 si registrò un massiccio esodo dalle campagne di Concordia verso zone industriali del Nord Italia, del Centro Europa e dell'America: la popolazione scese da 11.000 a 9.200 abitanti. La ridotta superficie dei poderi non consentiva un adeguato reddito per tutti i componenti della famiglia; erano finiti i grandi lavori di bonifica che assorbivano manodopera bracciantile, mancavano industrie e la crescente meccanizzazione dell'agricoltura richiedeva sempre meno addetti. L'esodo continuerà ma in misura più ridotta e la popolazione del comune si manterrà intorno ai 9.000 abitanti fino agli anni 70, per scendere agli attuali 8.300.
A partire dalla metà degli anni '50, lo sviluppo economico interessa soprattutto attività artigianali e a conduzione familiare. A fianco delle case sono cresciuti piccoli Iaboratori di maglieria e confezioni in cui sono impegnate prevalentemente le donne. SÌ insediano nuove industrie e alcune ampliano la propria attività affermandosi anche in campo nazionale: lampadari, abbigliamento, filati, metanizzazione, elettromeccanica e elettronica. Questo sviluppo ha portato molti immigrati dal Sud dell'Italia. Per favorire la meccanizzazione dell'agricoltura vengono abbattute le piantate - costituite da filari di olmi, pioppi e viti, che per secoli avevano caratterizzato il paesaggio agrario , sostituite da vigneti, frutteti e qualche pioppeto. Vengono rinnovate le stalle, costruiti nuovi caseifici e ampliata la cantina sociale. Inizia la ristrutturazione del centro storico, il commercio si sviluppa e crescono i servizi pubblici e privati
Michele Pappacoda mjcheva@live.it
Il nome originario di Minori era "Reginna" e faceva parte di "Reginna Maior" Maiori,
successivamente "Reginna Minor" in ragione del paese confinante di cui faceva parte.
Secondo alcuni storici Minori e Maiori furono fondate dagli Etruschi, per la ragione
dell'epitelio finale "inna", comune a molte parole etrusche. Certa è la massiccia
presenza degli antichi Romani i quali costruirono numerose ville e residenze, le quali
possono essere ammirate tuttora. Gli antichi abitanti di Minori erano disposti diversamente dal paesaggio attuale, il nucleo dell'antico insediamento si trovava nel Borgo di Forcella dove fu fondata la Chiesa di San Maffeo, attualmente Chiesa di San Matteo. Le antiche descrizioni degli abitanti di Minori esaltavano la notevole forza fisica e l'imponenza degli uomini; la bellezza straordinaria delle donne le quali potevano prestare come modelle a scultori e pittori. La particolare e protettiva posizione geografica di Minori ben presto
fece gola ai naviganti amalfitani e a vari nobili di Scala e Ravello ed ai Dogi della
Repubblica di Amalfi, questa la ragione per cui alcuni di loro sono seppelliti all'interno del Duomo. Minori fu cantiere ed arsenale delle galere e sede vescovile dal 987. Acerrima rivale di Amalfi per i suoi prodotti e le sue industrie. Condivise ed ebbe sorte comune a tutti paesi della Costiera Amalfitana nello splendore e nella sventura, come nel 1656 la peste colpì particolarmente gli abitanti di Minori più che in altri paesi circostanti;
soccomberono 355 persone, quasi la metà della popolazione di allora, e di tutto il Clero
non vi rimase che solo il Vescovo Leria, un canonico ed il priore di San Nicola a Forcella, praticamente la sede vescovile rimase vuota.
Dall'undicesimo secolo Minori conobbe una nuova ripresa, le strade ben curate ed appena
a ridosso della spiaggia faceva bella mostra una fontana con leoni e circondata da
aiuole fiorite. In ricordo di un passato nobile, restano i muri della cosiddetta "Torre Paradiso", sede di una famiglia reale. Il vecchio Duomo di Santa Trofimena nel 1818 crollò e fu restaurato in gran parte pochi anni dopo; il Duomo è strutturato con la parte centrale ampia e luminosa a tre navate divise da pilastri che formano quattro valichi in ogni lato con
cappelle corrispondenti. Molto interessante è un pulpito in marmo del 1616. La Basilica inferiore a tre navate fu restaurata nel 1700 e presenta sull'altare un urna di alabastro contenente le spoglie di Santa Trofimena e fu realizzata da Gennaro Ragozzino. La storia dell'economia di Minori; assieme alla pesca ed all'agricoltura favorita da un buon terreno ben idratato, numerosi giardini dagli alberi di limoni ed arance fanno da cornice al paese costiero, fanno parte vario artigianato già da molti secoli, come la fabbricazione della pasta e della carta che grazie al fiume Reginnolo sostenevano gli abitanti di Minori anche nei periodi meno prosperi della Costiera Amalfitana. E sin dal XIII secolo che i tribunali e gli istituti religiosi di varie zone della Campania e Costiera si fornivano dai laboriosi Minoresi. Minori e' detta "Eden della Costiera Amalfitana" per il suo clima mite e ventilato
che rimane fresco anche nei periodi più caldi dell'estate. Attualmente Minori offre varie fabbrichette artigianali di liquori a base di agrumi e frutti di bosco; pasticcerie, le quali esportano i loro prodotti ed una fiorente industria alberghiera essendo la località molto apprezzata dai turisti di tutto il mondo.
Michele Pappacoda mjcheva@live.it
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