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campania news

CAMPANIA NEWS In fin di vita nel sacco dell'immondizia Ragazza trovata a Napoli con una grossa ferita alla testa

14 Giugno 2013, 07:59am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it



 
In fin di vita nel sacco dell'immondizia971140 581806935174239 1395144868 n-copia-2INSERITO DA MICHELE PAPPACODA NAPOLI,  - Una ragazza in fin di vita, con una grossa ferita alla testa, chiusa in un sacco dell'immondizia, e' stata trovata dalla Polizia, in serata a Napoli. La scoperta e' stata fatta in un appartamento della centralissima via dei Tribunali. La Polizia e' intervenuta su segnalazione del personale del 118, che ha soccorso la ragazza e l'ha portata , all'ospedale Loreto Mare del capoluogo campano, dove e' ora sottoposta a un delicato intervento chirurgico.


 
In fin di vita a Napoli,era in un'basso' E' quella della violenza maturata in ambito sentimentale una delle ipotesi che gli investigatori stanno seguendo nella vicenda della ragazza massacrata di botte e ridotta in fin di vita, trovata chiusa in un sacco dell'immondizia in un 'basso' del centro storico di Napoli. Il 'basso' -dicono i vicini- e' abitato da una giovane coppia di albanesi. Sul posto ci sono gli uomini Squadra Mobile della Questura di Napoli.La ragazza e' stata operata nell'ospedale Loreto Mare.
ANSA

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CAMPANIA NEWS Napoli, scoperta choc nel fondo confiscato ai clan: due fosse e croci fatte di terra

13 Giugno 2013, 14:16pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Macabro rinvenimento in un bene intitolato ad Amato Lamberti, sottratto al boss Polverino e gestito da "Libera" NAPOLI. Scoperta choc a Napoli. Due grandi fosse scavate a mo' di tomba sono state rinvenute all'interno del bene confiscato alla camorra 'Fondo rustico Amato Lamberti' di Chiaiano e presidio di 'Libera' a Scampia. Sono stati i responsabili della cooperativa (R)esistenza, che gestisce il bene a fare la macabra scoperta. Poco distante sono state trovate anche delle croci fatte di terra. Sul posto è intervenuta la polizia: gli investigatori, oltre alla pista dell'intimidazione, non escludono che chi ha scavato lo abbia fatto per riappropriarsi di qualcosa lasciato sottoterra. Il terreno, che ospita un vigneto di 14 ettari e un pescheto, è stato confiscato al clan Polverino. «Non vogliamo creare allarmismi ma non possiamo neanche sottovalutare quanto è successo, un episodio che si aggiunge ad altre intimidazioni ricevute negli ultimi mesi». Così Ciro Corona, il presidente dell' associazione R(esistenza) che gestisce il bene confiscato alla camorra violato nella notte tra martedì e mercoledì. «L'ultimo precedente - ricorda Corona - risale al giorno dopo Pasquetta: avevamo organizzato una festa il giorno prima per 500 persone. Ci vennero a dire che il fondo era loro. In precedenza c'era stato il furto di 50 ciliegi. Anche quello che è successo l'altra notte, con le due fosse scavate, è un segnale per dire che non rinunciano a quel pezzo di terra».

IL MATTINO

13.06.2013

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CAMPANIA NEWS Napoli camorra. Scacco al clan Di Lauro, il figlio del boss arrestato sulla nave da crociera

12 Giugno 2013, 13:51pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Cento arresti nella notte, carabinieri in azione a Napoli e provincia. Raffaele Di Lauro era in viaggio per festeggiare il compleanno della compagna. La foto scattata all'imbarco Oltre centro persone, accusate di essere affiliate al clan di camorra Di Lauro, sono state arrestate dai Carabinieri del Comando provinciale di Napoli e del Ros, in un'operazione scattata all'alba in Campania. Fra gli arrestati vi sono anche stretti favoreggiatori del capo clan, il latitante Marco Di Lauro. I Carabinieri hanno eseguito un centinaio di ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura distrettuale antimafia per i reati di associazione di tipo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti, tentativo di omicidio e detenzione di armi, tutti aggravati da finalità mafiosa. Al centro delle indagini, condotte dai Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Napoli, vi sono le attività illecite del clan Di Lauro «con particolare riferimento ai grandi traffici di cocaina proveniente dalla Spagna e destinata ad alimentare le piazze di spaccio dell'area napoletana. È stato bloccato dai Carabinieri su una nave da crociera, all'altezza della Sicilia, Raffaele Di Lauro, 19 anni, figlio di Paolo Di Lauro, uno dei più conosciuti boss del clan omonimo, soprannominato Ciruzzo 'O Milionario, in carcere dal 2005. Raffaele Di Lauro - si è saputo - è uno degli oltre cento arrestati nell'operazione scattata all'alba in Campania, e stava festeggiando in crociera il compleanno della compagna. Nell'operazione di oggi, i Carabinieri del Comando provinciale di Napoli e del Ros hanno eseguito 110 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta della Procura distrettuale antimafia del capoluogo campano. Al blitz hanno partecipato oltre 400 militari. Il sistema architettato dal clan Di Lauro per gestire la vendita di stupefacenti all'interno del Rione dei Fiori, ribattezzato 'Rione terzo mondo', nel quartiere di Secondigliano a Napoli prevede «l'alternarsi di vere e proprie 'squadrette' di spacciatori, in grado di assicurare la vendita anche per 24 ore consecutive. Nulla è lasciato al caso: ogni 'squadretta' fa capo ad un referente ed è questi che deve provvedere a consegnare gli illeciti proventi giornalieri agli uomini di fiducia di Marco Di Lauro». È quanto sottolineano alla Dda. In poco più di un anno l'organizzazione legata al clan Di Lauro ha incassato complessivamente 4 milioni e mezzo di euro ricavati dalla vendita di 117.914 dosi di cocaina. È il dato che emerge dall'esame dei 'libri contabilì della cosca sequestrati nell'abitazione di Angelo Zimbetti, una delle persone arrestate la scorsa notte nell'ambito di una maxi operazione dei carabinieri contro il clan. È quanto evidenzia la Dda sottolineando che «tali documenti disvelano, in particolare, l'enorme volume dei proventi illeciti dell'associazione camorristica, essenzialmente derivanti dal traffico di stupefacenti». Rilevanti, però, sono risultati anche i 'costi di gestione' sostenuti dall'organizzazione in questo stesso periodo, considerato che il clan ha speso oltre 4 milioni di euro suddivisi in acquisti di droga, in corresponsioni di onorari agli avvocati, in pagamenti delle 'settimanè agli affiliati liberi od alle famiglie di quelli detenuti, in prelevamenti operati direttamente dai componenti della famiglia Di Lauro, ricavando, perciò, nel periodo in esame, utili netti 'soltanto' per 548 mila euro. I libri contabili hanno consentito agli inquirenti di comprendere i meccanismi della ripartizione degli utili tra i vertici del sodalizio, della corresponsione degli stipendi agli affiliati e, più in generale, «delle spese sostenute per la vita ed i bisogni dell'associazione». L'incasso dei 4 milioni e mezzo si riferisce al periodo compreso tra l'1 aprile 2007 ed il 3 maggio 2008. In particolare, poi il periodo Natale 2007 - Capodanno 2008 si è rivelato il più redditizio per la vendita degli stupefacenti, consentendo al clan Di Lauro, in pochi giorni, di vendere ben 4.080 dosi di cocaina per un incasso pari a 102.000 euro. Il sistema di tenuta contabile escogitato prevede una rendicontazione settimanale delle vendite di droga, allo scopo evidente, sottolinea la Dda, «di rendere più agevole il controllo capillare da parte degli uomini di fiducia di Marco Di Lauro».

IL MATTINO

12.06.2013.

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CAMPANIA NEWS Napoli, abbattuto all'alba il cedro secolare dell'Orientale

12 Giugno 2013, 13:43pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Napoli. Più che un albero un simbolo. Si parla di carte del 1200 che già segnalavano il cedro di largo San Giovanni Maggiore. Dal 2013, comunque, non ci sarà più. Vittima, forse, della psicosi dell'albero killer - dopo la tragedia del Vomero - stamane all'alba l'hanno buttato giù. Una squadretta attrezzata ha iniziato a segarlo dal vertice e l'ha demolito pezzo per pezzo, Quanto era alto? «Oltre 20 metri» dice con la voce a lutto Fabrizio Caliendo, titolare del locale Kestè che da anni si occupa della riqualificazione della zona. «Ma quel che impressiona non è la sua altezza, ma la sua età. Quell'albero era segnalato sulle carte della città dal 1200. Non era un albero, era un simbolo». Stamane alle 9 l'albero era già nelle condizioni che si possono vedere in foto. Caliendo rileva che proprio domani il cedro avrebbe dovuto essere controllato da un botanico. A spese e per conto dei residenti e dell'associazione Arteteca che da dieci anni si occupano della riqualificazione della zona. Stasera alle 21 presidio di lutto - dice proprio così Caliendo - per dire addio «ad un simbolo del centro storico». Caliendo, però, su una cosa sbaglia. «Non credo fosse una squadretta comunale. Da come ha agito era ben attrezzata ed il Comune non dispone di una squadra del genere». Il vicesindaco Tommaso Sodano, però, conferma che la decisione è stata presa dall'amministrazione. E non dopo la tragedia del Vomero. Per Sodano «il cedro era un albero malato e pericolante, da tempo». La sorte del cedro, dunque, era segnata da un pezzo.di Chiara Graziani

IL MATTINO

12.06.2013.

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SEZ. DISABILITà NEWS ANGELA, DISABILE PRIGIONIERA A NAPOLI: L'ASCENSORE NON FUNZIONA DA 24 ANNI

12 Giugno 2013, 10:25am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

971140 581806935174239 1395144868 n-copia-2DI MICHELE PAPPACODA NAPOLI - Non può muoversi dalla sua casa al quarto piano di uno degli edifici delle Case Celesti di Secondigliano, Napoli, una delle piazze di spaccio più redditizie d'Italia. Angela Faraco è una ragazza disabile, costretta in carrozzella in seguito a una gestosi e un'emorragia cerebrale che l'ha colpita durante il parto, e fino a non troppo tempo fa riusciva ad uscire almeno per fare le terapie e rientrare. L'aiutavano i ragazzi del "sistema", spacciatori e faccendieri che imbracciavano la carrozzella su e giù per i quattro piani dello stabile.

Poi la situazione a Secondigliano è cambiata, la piazza di spaccio è stata ripulita dall'intervento della dda e Angela, seppur felice di non vivere più in un luogo di delinquenza, è disperata perché ora per muoversi può contare solo sulla madre. Le braccia della donna hanno ceduto mentre accompagnava la figlia per le scale e la ragazza si è ritrovata a faccia a terra, con i denti rotti e un labbro spaccato.

Da quel giorno Angela è caduta in depressione, come racconta alCorriere della Sera, e non ne ha voluto più sapere di uscire di casa, neanche per le terapie che dovrebbe seguire. Un modo per rendere la vita più facile a mamma e figlia ci sarebbe: usare l'ascensore. In effetti nell'edificio il vano per accoglierlo c'è, ma in 24 anni non è mai stato collaudato: «All'epoca tutti noi occupammo queste case popolari -spiega la mamma di Angela- anche se poi sono ormai più di quindici anni che pago affitto e utenze normalmente. L'Asl dice che non può mettere il montascale né altri dispositivi perché c'è l'ascensore... anche se non funziona». 

Un paradosso di cui si accorgono tutti in famiglia: fino a quando regnava l'antistato le cose funzionavano, ora che lo Stato ha ripreso il controllo della zona per Angela c'è solo la depressione. «Non voglio dover rivolgermi ai ragazzi che stavano qua sotto anziché parlare alle istituzioni. Io credo nello Stato e voglio che mi aiuti, è un mio diritto», sostiene fermamente la ragazza, che ora aspetta una risposta dal Comune di Napoli.

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SANT'ANTIMO NAPOLI NORD NEWS L'OMBRA DELLA CAMORRA SUL VOTO AFRAGOLESE VIDEO

11 Giugno 2013, 13:38pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Ad Afragola non si vota. Lo ha deciso la camorra che lo ha anche fatto sapere alla cittadinanza senza mezzi termini. Scrivendolo sui muri con delle scritte inequivocabili. «Incendiamo tutte le vostre auto, non si vota», «al rione Salicelle non si vota» con tanto di croci poco rassicurati e «pericolo di morte per chi vota». Queste le frasi trovate questa mattina nella cittadina in provincia di Napoli. Una zona profondamente martoriata dalla camorra dove nulla si muove se non vogliono le organizzazioni criminali e la conferma è arrivata anche questa mattina. Soprattutto nel quartiere popolare delle Salicelle dove già in passato i clan hanno mandato messaggi chiari a chi ha provato ad opporvisi. E’ il caso del parroco della chiesta del quartiere, don Ciro Nazzaro, che ha spesso denunciato degrado, violenze sessuali e dominio incontrastato della malavita ma che si è visto recapitare diverse minacce come proiettili o lettere anonime. Un messaggio chiaro che anche questa mattina non si è fatto attendere per quello che è un appuntamento fondamentale della vita pubblica. Solo che in provincia di Napoli i clan sono capaci di sospendere anche la democrazia e le scritte intimidatorie ne sono la conferma. I dati sull’affluenza in città hanno fatto capire che il messaggio è stato più che convincente. La scelta di boicottare il voto è stato di fatto un cambio di strategia delle cosche locali visto che invece nei giorni passati avevano provato ad influenzare il ballottaggio con il classico voto di scambio. Soldi, nella maggior parte dei casi, per ottenere il voto dei cittadini e far vincere il proprio candidato. Solo che qualcosa era andato storto e c’erano state delle denunce. Erano arrivati i media e allora il cambio di scena e la scelta di boicottare le consultazioni. Della serie “o decidiamo noi chi vince o non se ne fa niente”.

NAPOOLINORD

11.06.2013.

 

 

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CAMPANIA NEWS Festa agricoltura in bene confiscato De Magistris, vinto battaglia contro lobby delle discariche

11 Giugno 2013, 07:36am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it



 
Festa agricoltura in bene confiscato INSERITO DA PAOLA TRECCINE NAPOLI,  Sara' il fondo rustico 'Selva Lacandona - A. Lamberti' a Chiaiano, bene confiscato alla camorra, ad ospitare la prima Festa nazionale dell'Agricoltura sociale e della tappa napoletana del Festival dell'Impegno civile. Le manifestazioni sono in programma il 22 e 23 giugno.

''Abbiamo scelto di festeggiare a Napoli - ha spiegato Salvatore Stingo del Forum nazionale - perche' qui c'e' una rete che si occupa di agricoltura sociale e grande attenzione al tema dei beni confiscati''.(ANSA).

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CAMPANIA NEWS Scoperti a Napoli mitragliatori e droga Operazione nelle 'Case celesti', erano in una cabina elettrica

11 Giugno 2013, 07:34am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it



 
Scoperti a Napoli mitragliatori e drogaINSERITO DA PAOLA TRECCINE - NAPOLI, - Fucili mitragliatori e droga sono stati scoperti dalla polizia in una cabina elettrica nel corso di un'operazione all'interno delle 'Case celesti' in via Limitone d'Arzano, a Napoli. Si tratta di un mitragliatore con matricola abrasa e due caricatori privi di munizionamento; un mitragliatore Sterling con matricola in parte punzonata e con quattro caricatori privi di munizionamento; un mitragliatore munito di caricatore privo di munizionamento ed infine un sacchetto con la droga.(ANSA)

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CAMPANIA NEWS Fioraio si dà fuoco e si lancia dal balcone del sindaco di Ercolano. Alla notizia della morte scoppia la rivolta

10 Giugno 2013, 16:55pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Ercolano, fioraio di 49 anni si uccide per un'autorizzazione negata. Feriti un passante e un vigile urbano. Il dolore del cardinale Il titolare di un negozio di fiori di Ercolano, Antonio Formicola di 49 anni, è morto questa mattina dopo essersi dato fuoco ed essersi lanciato dal balcone della stanza del sindaco del Comune di Ercolano. La Polizia ha reso nota una prima ricostruzione della tragedia. L'uomo, vedovo e con due figli (un uomo e una donna sposata), si è recato in Comune per protestare contro la mancata concessione di un parcheggio riservato davanti al suo negozio. Una volta nell'ufficio del sindaco, Formicola ha fatto uscire dall'ufficio i presenti minacciandoli con una lama. L'uomo - secondo quanto ricostruito dagli investigatori - prima di darsi fuoco si era già infilato un cappio al collo legato per un'estremità al balcone del Comune (come si vede anche dalle poche immagini che ritraggono Formicola poco prima della sua morte). Quando si è lanciato nel vuoto è rimasto per qualche secondo appeso mentre il suo corpo bruciava. A nulla sono valsi i tentativi dei soccorritori, tra i quali alcuni agenti di polizia intervenuti sul posto, di tirarlo su: la corda di fibra in plastica ed intrisa di benzina, ha presto ceduto al peso ed al fuoco, determinando la caduta al suolo e la successiva morte del fioraio. Dopo il pesante tonfo in strada, un passante si è precipitato per prestare i primi soccorsi ma è stato colpito in testa da un estintore lanciato da qualcuno al primo piano per estinguere le fiamme. Il giovane, di 36 anni, ha riportato un trauma cranico e una lacerazione suturata con trenta punti. Formicola è stato poi trasportato nel centro Grandi Ustionati dell'ospedale Cardarelli di Napoli dove è giunto in gravissime condizioni. Lì è deceduto malgrado l'intervento dei medici. Alla notizia della morte, nella piazza antistante il Municipio è scoppiata una rivolta da parte degli altri commercinti che si trovavano lì per manifestare. Al grido di «Assassini, assassini», i manifestanti hanno tentto di dare l'assalto al palazzo comunale. E' stato necessario l'intervento di numerosi agenti di polizia per riportare la calma. Burbero ma sempre disponibile verso il prossimo, tanto da guadagnarsi l'appellativo di «orco buono»: così, da alcuni negozianti suoi colleghi, è stato descritto Antonio Formicola. L'uomo aveva perso la moglie qualche anno fa ed era padre di due figli. Abitava in via Sacramento, una stradina adiacente a quella dove aveva il suo negozio, «La Violetta», in corso Resina. Le indagini sull'accaduto sono nelle mani del pm di turno della Procura di Napoli Giovanni Corona, che si occupa prevalentemente di infortuni sul lavoro.

IL MATTINO

10.06.2013.

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CAMPANIA NEWS Napoli. Albero si abbatte su un'auto: muore una donna al Vomero. Avviso di garanzia a un dirigente del Comune

10 Giugno 2013, 16:49pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

La tragedia in via Aniello Falcone. Dai primi accertamenti è emerso che le radici non riuscivano a sostenere il peso del pino sottoposto a vincoli della Soprintendenza NAPOLI. Un'informazione di garanzia è stata notificata a Palazzo San Giacomo al dirigente dell'Ufficio Parchi e Giardini del Comune di Napoli, architetto Giuseppe Pulli, in relazione alla morte di Cristina Alongi, avvenuta stamattina in via Aniello Falcone, nella zona del Vomero. La morte della donna - che viaggiava a bordo della sua Fiat Panda - è stata causata dal crollo di un grosso albero di pino. La tragedia è avvenuta in una delle strade più eleganti e panoramiche di Napoli, al Vomero. La vittima, sposata e madre di una bimba di nove anni, stava transitando a bordo della propria Fiat Panda quando un pino si è abbattuto sulla sua vettura. Gli abitanti della zona sostengono che, da giorni, era stato lanciato un allarme per la presenza di rami pericolanti ma la notizia non è confermata. Drammatico l'intervento dei vigili del fuoco che hanno dovuto lavorare a lungo e si sono serviti di una autogru per liberare la vettura e raggiungere il cadavere della donna. La salma è stata rimossa intorno alle 13.30 dopo che sul posto è giunto il pm. >>> L'AUTO ESTRATTA DAI RAMI A quanto si è appreso, la salma di Cristina Alongi non sarà sottoposta ad autopsia dal momento che le cause della morte sono evidenti, ma soltanto a un esame esterno da parte del medico legale. Gli investigatori hanno rintracciato i familiari della donna grazie al suo cellulare trovato nell'auto: hanno così preso contatto con il fratello che poi ha avvertito il marito della vittima. L'uomo si è precipitato sul posto preoccupatissimo che nell'auto ci fosse la loro bimba di 8 anni. Ma non era così. >>> LA SCENA DELLA TRAGEDIA DALL'ALTO Le indagini sulla caduta del pino sono delegate dai carabinieri della Compagnia Vomero e coordinate dal pm Giovanni Corona, il quale ha disposto il sequestro delle radici e di una parte del tronco dell'albero nonché di un abete adiacente che appare inclinato. Dai primi accertamenti è emerso che le radici del pino erano superficiali e non in grado di sostenere il peso dell'enorme tronco anche perchè non avevano nel sottosuolo spazio sufficiente per espandersi, strette com'erano tra la strada e un terrapieno. L'albero era inoltre sottoposto a vincoli dalla Soprintendenza.

IL MATTINO

10.06.2013.

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