TOSCANA NEWS Quando Angelo Scola “frustava” i politici dal pulpito di Grosseto
INSERITO DA ANGELA CECERE
Allievo di don Giussani, il favorito alla successione cominciò la sua ascesa da vescovo in Maremma GROSSETO. Alessandro Antichi se le ricorda ancora le parole di Giovanni Paolo II quando in occasione del pellegrinaggio della diocesi di Grosseto si recò a Roma. Lui era sindaco di Grosseto e alle spalle aveva una formazione da terziario francescano. «Quando gli venni presentato come sindaco di Grosseto, si scosse dal torpore, era già malato, e disse: “Grosseto? Ah, la città di Scola”». In realtà Angelo Scola, cardinale di Milano e candidato numero uno alla sostituzione di papa Benedetto XVI, è nativo di Malgrade, diocesi di Milano, e vanta una famiglia socialista, anche se poi lui ha fatto una carriera ecclesiastica tutta nel segno di Comunione e Liberazione. Ma Grosseto è una tappa fondamentale nella sua esperienza di prelato. Anche se in Maremma è stato solo quattro anni, dal 1991 al 1995. Aveva 50 anni quando approdò a Grosseto. E il suo attivismo, tipico del ciellismo, diede una scossa ad una diocesi sonnecchiosa. Abituati agli inchini e agli incensi, i politici maremmani si ritrovarono un vescovo che li sfidava sul campo dei valori. Dimostrò subito un grande interesse per la città e ogni anno, per la festa di San Pietro e Paolo apostoli, iniziò a tenere omelie per i politici. Che spesso erano delle vere e proprie scudisciate. Fondò anche un centro di cultura politica intitolato a Ildebrando di Soana, divenuto poi Gregorio VII, il papa che obbligò l'imperatore a genuflettersi a Canossa. Ecco un indizio importante di quello che potrebbe fare Scola se eletto papa. Rifarsi al riformismo di Gregorio VII per affermare in una società sempre più secolarizzata il segno vistoso della presenza di Dio. In nome di una Chiesa che non è altro rispetto al potere politico ma rispetto ad esso esprimere preminenza. Il protagonismo e la profondità culturale di Scola contribuirono - seppure indirettamente - a far crollare il dominio politico della sinistra. «Scola ha saputo dare una scossa civica a Grosseto. Ha avuto il merito di creare un nuovo clima culturale, spronando i cittadini ad impegnarsi per il bene comune. Anch’io ricordo che decisi di impegnarmi in politica in seguito all'impulso che Scola seppe dare alla coscienza civica dei grossetani. Per certi aspetti la mia vittoria è figlia del nuovo clima culturale e civile suscitato dall'attuale cardinale di Milano», sostiene l’ex sindaco di Grosseto. I grossetani lo ricordano come un tipo freddo, che sta sulle sue, che dà soggezione, ma è solo una maschera lombarda. «A Pasqua e Natale mi arrivano sempre le sue cartoline e un giorno che ero in crisi gli telefonai per chiedere un incontro. Lui mi dedicò un pomeriggio intero», dice un sacerdote grossetano
FONTE IL TIRRENO
13 FEBBRAIO 2013
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INSERITO DA MICCHELE PAPPACODA Il centrocampista uruguayano: «Mi costringeva a cambiarmi in uno spogliatoio diverso». L’ex ad: «Fesserie» PALERMO – Emarginato, costretto a cambiarsi in uno spogliatoio diverso da quello della prima squadra, fuori rosa, anche se non ufficialmente. Sono stati mesi di inferno vissuti da Egidio Arevalo Rios. A causa di un unico responsabile, rivela il centrocampista uruguayano del Palermo: l’ormai amministratore delegato rosanero Pietro Lo Monaco. AdessoE Arevalo Rios ha ritrovato il sorriso e anche il posto in squadra, visto che ha giocato titolare nella prima uscita dei rosa con Malesani in panchina. Ora che il “nemico” è lontano, Arevalo Rios è tornato a parlare con la stampa, per fornire la propria versione dei fatti. «Non ho mai capito – chiarisce – perché dopo l’arrivo di Lo Monaco sia cambiato tutto. Con lui avrò forse parlato una volta, ma non è successo niente di particolare, poi Lo Monaco mi ha emarginato. Quando sono tornato a Palermo dopo le vacanze natalizie addirittura mi sono ritrovato in uno spogliatoio a parte. Avevo avvisato regolarmente il presidente e l’allenatore del mio ritardo, c’era una trattativa in corso con un club messicano, ma poi la situazione è sfumata. Di ritorno a Palermo ho chiesto il motivo dello spogliatoio separato e mi hanno risposto che l’aveva deciso Lo Monaco. Non potevo neanche più rilasciare interviste, in tredici anni di carriera non mi era mai capitato qualcosa di simile. Sembrava più che altro un suo capriccio, anche perché poi mi allenavo regolarmente con la squadra». Il suo nome, tra dicembre e gennaio, era accostato a molte squadre messicane, ma anche all’Espanyol e agli argentini del Boca Juniors. «Un mio addio al Palermo – precisa – non è stato mai ipotizzato da me o dal mio procuratore. L´unico a volerlo era Lo Monaco. Non avevo mai visto un direttore avere un peso così forte, anche di quello del presidente. Da quando è tornato Perinetti l’atmosfera della squadra è tornata più distesa e tranquilla, con Lo Monaco non era così». La replica di Pietro Lo Monaco è ferma. «Anziché raccontare fesserie – osserva l’ex ad – Rios pensi a rimboccarsi le maniche e faccia vedere quello che vale. Il Palermo lo sta ancora aspettando, lo ha acquistato per tre milioni di dollari e lo paga come nessun altro in squadra, eccetto Miccoli. Ha una grande responsabilità e deve contribuire a far risalire i rosa». Le vacanze di Natale molto più lunghe del previsto, per Lo Monaco, non erano autorizzate. «È rientrato – precisa – otto giorni dopo la data stabilita del 28 dicembre. A me non risulta che avesse avvertito, anzi ci ha pure fatto avere dei certificati medici. Mentre la squadra si allenava, lui metteva su Facebook le foto del capodanno festeggiato in Messico con la moglie. Gli ho sospeso gli emolumenti, l’ho multato e lo facevo cambiare in un altro spogliatoio, affinché capisse che non s’era comportato da professionista».
INSERITO DA ANGELA CECERE