PUGLIA CALABRIA NEWS TARANTO «Non potrò mai perdonare i parenti di cui mi fidavo»
INSERITO DA ANNA DI DOMENICO
Parla Giorgio Scazzi: perché nascondere così la verità? Il papà di Sarah:non sono pronto. Soffro troppo Giorgio Scazzi TARANTO - All’indomani della pesante sentenza della Corte d’assise di Taranto che ha condannato all’ergastolo Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano, imputate principali del processo sull’uccisione di Sarah, il papà della vittima, Giacomo Scazzi, racconta il dramma della sua famiglia e rivela tutto il suo dolore per una ferita che non si rimarginerà mai. L’umile casa di vico Verdi 6 ad Avetrana, dove la serenità si è perduta definitivamente il pomeriggio del 26 agosto 2010, è piena di ricordi. Qui tutto parla di Sarah. La sua immagine è ovunque: nei quadri alle pareti, nelle cornici sui mobili e, soprattutto, scolpita nella mente e nel cuore di chi piangerà per sempre la sua scomparsa. Giacomo Scazzi, 59 anni, ex elettrauto, ora lavora come muratore in un impresa di Milano dove si è trasferito per necessità da oltre venti anni. Torna quando può ad Avetrana. Prima per vedere anche la sua ultimogenita, Sarah, ora per ritrovarsi con sua moglie Concetta Serrano Spagnolo. In questo periodo in casa c’è anche il figlio maschio, Claudio, anche lui a Milano come il padre. Papà Giacomo non ha mai avuto un buon rapporto con i giornalisti, eppure si lascia convincere a raccontarsi. Parla della sentenza shock che lo ha fatto piangere in aula mentre la presidente Rina Trunfio leggeva il dispositivo. «Quando ho sentito la parola ergastolo è stato come un peso che se ne andava e non sono riuscito a trattenere le lacrime» dice Giacomo con un po’ d’imbarazzo. Esprime il suo rancore per come si sono svolti i fatti e per i comportamenti delle sue parenti condannate. «Hanno tradito la nostra fiducia - dice - ci hanno fatto aspettare più di un mese con la speranza che Sarah potesse tornare da un momento all’altro, che magari fosse stata rapita. Avrebbero dovuto dire prima come sono andate le cose». Seduto con i gomiti poggiati sul tavolo del piccolo soggiorno, l’ex elettrauto risponde senza esitazione alla domanda se sarà mai disposto a perdonare. «Adesso come adesso dico di no, non mi sento pronto e francamente non ne sento la necessità», dice con decisione il capofamiglia aggiungendo altro: «Magari, se mi dicessero la verità, forse accetterei di incontrarle, ma per adesso proprio no». Con lui c’è il figlio Claudio che in questi giorni si affanna a tenere a bada l’interesse mediatico che dopo la sentenza si è nuovamente rinvigorito. I due uomini di casa non si sottraggono alla domanda forse più dolorosa: vi sentite in colpa per non essere stati capaci di difendere Sarah? Claudio dice subito che lui si trovava a Milano quando è scomparsa «e comunque - aggiunge -, non so proprio come avrei potuto prevedere quello che è poi avvenuto». Papà Giacomo, invece, quel terribile giorno era in casa con la moglie, la badante rumena del suocero e con la figlia che vide uscire da casa per l’ultima volta. «Come potevamo sospettare qualcosa? Erano dei parenti, mia figlia stava spesso a casa loro, usciva sempre con Sabrina, come potevamo avere sospetti su di loro? Quel pomeriggio mia figlia stava andando a casa di parenti di cui ci fidavamo ciecamente». Parlando di quel pomeriggio, Giacomo Scazzi tradisce nuovamente l’emozione: «Penso sempre a Sarah. Magari cerco di distrarmi con il lavoro, con gli amici ma poi il pensiero è sempre lì. Da quando è successo non riesco più a guardare sue foto. Se sfoglio il giornale o guardo la televisione che parlano di questa storia cerco di concentrarmi su altro per non guardare le foto. Mi manca tanto la mia bambina». Ci lascia così, con un groppo in gola. Deve andare al cimitero, un appuntamento fisso quando è qui ad Avetrana. Da quando Sarah non c’è più.
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
30.04.2013.
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INSERITO DA YVONNE ADRIAENS Milano - A distanza di poco più di una settimana l'autopsia ha chiarito le cause che hanno provocato la morte di Federica Iammatteo, la ventreenne milanese morta due giorni dopo avere eseguito un tatuaggio, ma è ormai chiaro che l'evento scatenante è stato in realtà una meningite fulminante. Sin da subito era stato forte lo sconcerto per la morte della giovane Federica, la ragazza milanese che era stata colta da un grave malore che l'ha poi portata al decesso due giorni dopo avere fatto un tatuaggio (non era però la prima volta per lei) ed è per questo che il pm aveva deciso di vederci più chiaro sulla vicenda fino alla decisione di aprire un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti. Il titolare del centro a cui Federica si era rivolta per imprimere un nuovo disegno sulla sua pelle aveva comunque provato a difendersi sottolineando che all'uscita dal negozio non c'era stato alcun malore e tutto era avvenuto secondo le regole, ma a confermare questa tesi c'è ora anche il parere dei medici. L'esito dell'autopsia e degli esami istologici, infatti, ha evidenziato che non c'è alcuna relazione tra le condizioni "compromesse" in cui la ragazza era entrata in ospedale, la settimana scorsa, e il tatuaggio che si era fatta disegnare sul braccio poche ore prima. Al momento quindi la causa principale che ha portato a una morte così veloce a cui nessuno ha potuto porre rimedio sembra sia una meningite fulminante, anche se per avere conferma di questo sarà necessario attendere la relazione finale dei medici.