COSTIERA AMALFITANA NEWS Furore: al via i lavori del parco urbano Sant’Agnelo L'intervento è stato finanziato con i Fondi Europei per un totale di 3 milioni e 500 mila euro
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA IL VESCOVADO DI RAVELLO La settimana scorsa sono stati definitivamente "consegnati" alla ditta appaltatrice i lavori per la realizzazione del Parco Urbano Sant'Agnelo, finanziati con fondi europei messi sul piatto dal bando per l'accelerazione della spesa della Regione Campania, per un importo di 3 milioni e 500 mila euro. Il termine ultimo per il collaudo e per la rendicontazione della spesa è fissato improrogabilmente al 31 Dicembre 2015.
Il progetto, redatto dall'Arch. Giacomo Ricci, già docente di Architettura presso l'Università di Napoli, prevede l'allestimento di un grande giardino pubblico su un'area di quasi diecimila metri quadri, posta alle spalle della Chiesa di San Michele Arcangelo, al centro del paese e già oggetto di un primo intervento, con il quale è stato realizzato un campo di tennis-calcetto con annessi spogliatoi e servizi.
L'intervento di completamento consistono nella costruzione delle seguenti opere:
- Teatrino delle Verzure, ovvero piccolo teatro dall'architettura greco-romana con centocinquanta posti a sedere, destinato ad ospitare spettacoli teatrali e musicali all'aperto;
- Catena d'acqua;
- Area pic-nic;
- Serre per la messa a dimora di essenze vegetali di particolare pregio;
- Passeggiate maiolicate, stile Santa Chiara di Napoli;
- Cisterne di quartiere, ovvero, vasche interrate per la raccolta di acqua piovana per irrigazione;
- Aiuole e spazi attrezzati per la sosta e per le passeggiate nel verde.
Si aggiunge, così, un'altra tessera al grande mosaico programmato dall'Amministrazione Comunale per il definitivo rilancio del paese, che in questi ultimi anni ha fatto passi da gigante, imponendosi all'attenzione pubblica per operosità e qualità dello sviluppo.
«La metafora di natura espressa dal verde urbano non è solo un retaggio estetico del Romanticismo, ma racchiude anche il fondamento etico di un'organizzazione della società, che tenta di sottrarsi al dominio utilitaristico dei puri rapporti materiali -afferma Franco Migliorini nel suo libro - Il verde urbano nella costruzione della città moderna».
Furore, col suo sparso abitato aggrappato alla collina dirupante verso il mare, avrà così l'agognata Agorà, ovvero il luogo d'incontro e di ritrovo per i cittadini e per i turisti del Paese Albergo, col rischio di dover rinunciare al suo appellativo di "paese che non c'è". Ma, a conti fatti, ne vale la pena.
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A CURA DI LUCIANA VERDILE 

INSERITO DA MARIA PAPPACODA
Gianluca Mele, 31 anni, vive Washington. Laureato in Relazioni internazionali a Roma, negli Stati Uniti ha imparato a valorizzarsi dal punto di vista professionale. E ad apprezzare alcune differenze rispetto al suo Paese. Inclusa l'abitudine di non usare gratis i trasporti pubblici: "In Italia sei figo se riesci a fare una corsa sul bus senza pagare il biglietto, qui ti devi vergognare"A luglio è finito sulle pagine del quotidiano francese Le Monde per essere stato il primo a fare uno studio sulla ricchezza della Repubblica islamica di Mauritania basata non sul Pil ma sul patrimonio dello Stato dato, soprattutto, da risorse naturali, qualità della vita, rispetto dei diritti umani, livello di governance e di istruzione. Gianluca Mele, 31 anni, da Salerno a Washington, dentro i palazzi della Banca Mondiale, si sente in debito con l’Italia: “Lo devo innanzitutto al mio Paese se oggi sono arrivato fin qui”. Perché? “Nel 2010 ho vinto il bando del Junior professional officer (Jpo), un programma delle Nazioni Unite finanziato da circa venti governi, tra cui l’Italia, e rivolto ai giovani under 30. Diciamo un’autostrada per le carriere nelle istituzioni internazionali. Eravamo più di 3000 candidati per 17 posti”. “Ci credevo poco – confessa -, figurati se prendono me, dubitavo, ci sarà l’amico del funzionario… e invece mi sbagliavo. Non volevo iscrivermi, un mio collega francese mi ha spinto. Solo quando ho passato lo scritto ho iniziato a crederci. Poi ho vinto ed eccomi qua. Felice”. Da due anni con un contratto di lavoro all’interno del dipartimento di macroeconomia e gestione fiscale della Banca mondiale, dove cura in prima persona dei progetti di sviluppo della Mauritania. “Aiutiamo i funzionari del governo a migliorare le loro capacità tecniche in ambito economico. Ogni tre mesi vado in Africa per un paio di settimane. La mia manager è italiana, segue l’Africa occidentale e l’Europa orientale. Il direttore invece è argentino”. I due anni precedenti li ha fatti al dipartimento di commercio internazionale. Lì ci entrato grazie al Jpo. “Per quel periodo mi ha pagato lo stipendio il governo italiano”. Conclusa l’esperienza lo staff gli ha chiesto di rimanere. “Erano soddisfatti del mio lavoro, ho dovuto fare solo un colloquio”. Oggi guadagna oltre quattro mila euro al mese, è al livello 2, il top è il 5. “Qui riesco a pensare al futuro. E questo è un lusso. Posso mettere insieme i pezzi della mia vita e questo mi tranquillizza”. Pubblicità Da quando è in America ha imparato due cose. La prima: valorizzarsi, sminuirsi mai. “La prima settimana entrò una collega e mi chiese subito dove avevo fatto il dottorato, senza chiedermi come mi chiamavo. Io risposi che non ce l’avevo un dottorato. Lei fece un sorriso di circostanza. Qui le domande mirano a classificarti. A volte sono brutali. Se rimani in ufficio fino a tardi vuol dire che lavori tanto. C’è una competizione costante, l’americano dice ‘I’m the best’. All’inizio senti tanta pressione addosso, tornavo a casa la sera provato”. Poi ci ha fatto l’abitudine e lui è cambiato. “Ora anziché rispondere ‘no’, dico cosa so fare e trovo una spiegazione. Per esempio, direi che il dottorato non sia l’unico indice da prendere in considerazione per valutare le competenze di una persona”. La seconda cosa che ha fatto sua è “sentirsi un civil servant, cioè un servitore civile. È la definizione inglese per chi, come me, lavora in un’istituzione internazionale e quindi ha una responsabilità pubblica”. Oltreoceano Gianluca si è accorto che c’è più rispetto per i beni comuni. “In Italia sei figo se riesci a fare una corsa sul bus senza pagare il biglietto, qui ti devi vergognare. Da noi è comune il free rider, qui meno, per fortuna”. Quello però che non sopporta sono i legami liquidi, “difficile farsi dei veri amici, si esce insieme e dopo non sai se uscirai ancora con le stesse persone. A pelle sono calorosi, in fondo sono più distaccati. Per questo frequento di più gli europei, molti che lavorano in BM, altri al Fondo monetario”. Chissà che noia: “Macchè!” e si mette a ridere, “usciamo dai panni ufficiali e ci divertiamo come tutti”. Altro neo: il cibo, più che altro per come viene consumato, “in modo frugale, tanto perché bisogna riempirsi lo stomaco”. Il “multidating” invece non riesce proprio a digerirlo: “All’inizio di un rapporto si usa uscire con più ragazze allo stesso tempo. È scontato, non c’è bisogno di dichiararlo. Sono coppie aperte. Quindi per evitare la brutta sorpresa devi mettere le cose in chiaro”. Uscire dall’Italia per Gianluca è stata una scelta fisiologica. Laureato in Relazioni internazionali alla Luiss di Roma. Da sempre con il pallino dell’economia. Parla quattro lingue (inglese, francese, spagnolo e tedesco) e non ha mai provato a cercare lavoro in Italia. Dopo la laurea era già a Ginevra per uno stage di tre mesi all’Unctad, l’agenzia delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo. “È stato il mio trampolino di lancio. Ho fatto domanda sul sito dell’Onu e mi hanno preso. Anche qui referenze zero. Nessun amico di amico che potesse aver suggerito il mio nome – Gianluca lo ricorda ancora con l’aria stupita, sconvolto da certi vizi italiani -. Mi chiesero se volessi prolungare lo stage di altri due mesi. Ok. Dopodiché mi proposero un contratto di consulenza di quattro mesi. Me lo rinnovarono per altri otto. Nel frattempo vinsi un posto all’International trade centre, un’agenzia del Wto (Organizzazione mondiale del commercio, ndr), sempre a Ginevra”. In quei giorni, partecipava anche al bando del governo italiano. Ha mollato il posto e si è tuffato in ques’altra avventura. Ne è valsa la pena. Ancora prima aveva rotto il ghiaccio con un Erasmus a Strasburgo. “Mentre studiavo ne ho approfittato per farmi uno stage al Parlamento europeo”. Si è arrangiato: “Sono andato di fronte al Parlamento e quando riconoscevo un funzionario italiano lo bloccavo. Alla fine ce l’ho fatta. Ho lavorato con l’assistente di un nostro parlamentare. Avevo quasi 20 anni. Ero affascinato dalle sedute plenarie. La consapevolezza di essere in un posto con tante nazionalità, di avere colleghi da tutto il mondo, mi faceva venire i brividi”. 
DI ELSA COPPA Siete alla ricerca dell'uomo giusto ed incontrate solo persone sbagliate? Scopriamo quali sono le 10 categorie di uomini con cui dovremmo evitare di uscire. Trovare l’uomo giusto è per noi donne un’impresa ardua: quando pensavamo di aver visto tutto e di aver incontrato ogni tipo di uomo possibile, ecco che ne arriva un altro con nuove stranezze, che ci farà capire ancora una volta che non c’è mai fine al peggio. Ci hanno sempre tramandato l’idea che “l’esperienza insegna” ed è proprio vero: arriveremo alla conclusione che in futuro dovremmo evitare alcune categorie di uomini, anche se dovessero essere gli ultimi sulla faccia della terra.
DI ELSA COPPA La scienza ha dimostrato che siamo capaci di riconoscere un tradimento con un solo sguardo. Negli anni abbiamo sviluppato un sesto senso capace di farci interpretare i segnali visivi più evidenti che nascondono una bugia. Siete innamorate, ma tutti i vostri amici dicono che quel ragazzo vi tradisce e non fa per voi? Pensate che siano solo gelosi della vostra relazione? Finalmente, anche la scienza ha dimostrato come riconoscere un traditore dalle sue azioni. Il Journal of International Association for Relationship Research ha condotto una ricerca su una serie di coppie che interagivano tra loro. Dopo aver visto dei loro video, i partecipanti dovevano capire chi, nella clip, fosse il traditore. Quasi sempre le risposte erano corrette. Semplicemente osservando i gesti e le parole di alcune coppie di fidanzati, i partecipanti, nonostante lavorassero in maniera indipendente, sono riusciti ad indicare chi fosse il bugiardo di turno. Questo suggerisce che gli essere umani hanno un sesto senso innato nel capire quando una persona sta fingendo attraverso i segnali visivi. Che si tratti di un tic, di un dialogo teso o di un atteggiamento nervoso, siamo capaci di comprendere quando una persona sta mentendo o nascondendo qualcosa. Il ricercatore Nathaniel Lambert, psicologo presso la Brigham Young University, pensa che tale capacità potrebbe essere evolutiva: negli anni abbiamo infatti sviluppato sempre di più il sesto senso che ci permette di fiutare una eventuale infedeltà. Lo stesso psicologo si è dichiarato sorpreso dei risultato raggiunti: “Ero stupito dalle risposte dei sei partecipanti alla ricerca, dopo che avevano semplicemente guardato un video per pochi minuti. Non riuscivo a credere quanta coerenza ci fosse tra le loro conclusioni e sono rimasto sorpreso da quanto spesso avessero ragione”. Brutta notizia, dunque, per gli amici malpensanti: siamo tutti capaci di riconoscere con un solo sguardo i segnali di un tradimento, è solo che forse non vogliamo affrontare la realtà!
INSERITO DA MARIA PAPPACODA Janina Kolkiewicz era stata portata in camera mortuaria dopo la constatazione del decesso da parte del medico di famiglia. La nipote: "E' in buona salute" Il medico di famiglia ne aveva constatato il decesso, ma dopo 11 ore si è risvegliata all’obitorio, ha chiesto una tazza di tè caldo ed è tornata a casa. E’ la storia un’anziana polacca di 91 anni, Janina Kolkiewicz, dichiarata morta a Ostrow Lubelski, nel sud est della Polonia. Secondo quanto riferisce il Telegraph, ad accorgersi che la donna era ancora viva sono stati i sanitari della camera mortuaria che hanno visto muoversi il sacco nero contenente il presunto cadavere della donna. “Siamo in stato di shock – hanno detto-. A mezzanotte abbiamo ricevuto una chiamata dalle pompe funebri che ci avvertiva che la zia era viva”, ha riferito la nipote che ha aggiunto: “Non sa cosa le sia successo a lei, ma è in buona salute. Si lamentava solo di avere freddo”. Ed è bastata una bevanda calda a rianimarla del tutto. Il medico che ha rilasciato il certificato di morte non è in grado di spiegare il suo errore. “Non so come questo sia stato possibile, se avessi avuto dei dubbi avrei chiamato un’ambulanza e avrei cercato di rianimarla ma non aveva segni vitali: nessun impulso, niente”. Sconvolto anche Henryk Klementewicz, direttore della ditta funebre coinvolta: “In più di 30 anni di lavoro non ci è mai successa una cosa simile”. Mentre un vicino di casa della signora Kolkiewicz ha dichiarato alla stampa di pensare che si tratti di “un miracolo”. Nel frattempo la polizia ha avviato un’indagine per verificare eventuali responsabilità.