SEZ. POLITICA Mattarella, sarà il lavoro a portare il Paese fuori dall'emergenza

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INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il presidente della Repubblica: "Avanti per il bene comune, non buttare l'occasione del Pnrr". Papa: "Nessun giovane, persona, famiglia senza lavoro" "Sarà il lavoro a portare fuori il Paese da questa emergenza". Sergio Mattarella rinnova il suo "forte appello all'unità" e un messaggio di "fiducia nel futuro", in occasione del primo maggio, la festa dei lavoratori. Il Paese attraversa "un passaggio stretto e difficile", sottolinea il presidente della Repubblica, ma la "battaglia per il lavoro" passa anche dalla capacità di "non sprecare l'occasione di compiere tutti insieme un passo in avanti". Quell'occasione è il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che il governo ha inviato la sera del 30 aprile a Bruxelles e che nella mattinata di sabato la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen dichiara di avere ufficialmente ricevuto. Nel celebrare la festa dei lavoratori, Mattarella lancia il suo appello a "nuove generazioni di costruttori". Perché, spiega, il primo maggio rappresenta "un'occasione che afferma la fiducia nel futuro, di chi vuole conquistare nuovi traguardi e non di chi assiste inerte". La Repubblica "non potrebbe vivere senza il lavoro", sottolinea il capo dello Stato. E pone l'accento su alcune grandi questioni. La sicurezza del lavoro: "Ancora troppe morti a causa di norme eluse e violate. Non è tollerabile", dichiara. L'occupazione femminile, che è oggi "ancora più fragile": farla crescere "è condizione essenziale per una vera ripartenza dell'Italia". E ancora: "Sfruttamento e violenza nei confronti dei lavoratori immigrati" per Mattarella "non sono tollerabili" perché quei lavoratori "contribuiscono al benessere della nostra comunità". Proprio mentre si apre "una finestra per dare sbocco a una stagione di crescita", osserva il capo dello Stato, bisogna "garantire per tutti l'accesso al lavoro". E le istituzioni hanno una responsabilità decisiva di far prevalere la coscienza "sulla tentazione di assecondare o cavalcare lo sconforto". Anche nella "riconquista" della libertà dopo le restrizioni imposte dal Covid, "non sono ammissibili incognite che comportino il rischio di ulteriori prezzi da pagare con la vita".ANSA
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Pertanto, una volta conquistate Ungheria, Romania, Bulgaria e Polonia si videro la strada spianata verso il cuore del Terzo Reich. Giunta con un'avanzata senza sosta a 60 chilometri da Berlino, lungo il fiume Oder, l'Armata Rossa si posizionò in attesa del momento propizio. Nel frattempo, al sicuro nel suo bunker, Hitler farneticava ancora su una possibile vittoria ordinando ai suoi generali di combattere fino all'ultima goccia di sangue. In molti tra loro sapevano che si trattava di una battaglia persa, per via dei sempre più scarsi mezzi militari a disposizione e per le pesanti perdite umane e materiali subite con i bombardamenti alleati. In veste di primo ministro, Joseph Goebbels ricorse a tutta la retorica delirante della propaganda nazista, per convincere i berlinesi che si poteva resistere e spingere anche i più anziani e i giovanissimi a dare il proprio contributo, arruolandosi nella milizia popolare del Volkssturm. Schierati al fianco di unità sparse di esercito, aviazione e marina, andarono a formare un corpo di 94mila uomini che, armato alla men peggio, avrebbe dovuto tenere testa a una corazzata di 464mila soldati, 1.500 carri armati e 12.700 cannoni. La disparità delle forze in campo non evitò ai Sovietici di incontrare una tenace resistenza nella fase iniziale dell'attacco, che partì ufficialmente all'alba del 16 aprile 1945. Quattro giorni dopo iniziarono a bombardare Berlino,
mandando ko la rete elettrica e del gas e gettando nel terrore i cittadini, al cui orecchio cominciavano a giungere i racconti dei primi profughi tedeschi sugli stupri e le atrocità commessi dai soldati russi a discapito dei civili. Il 30 aprile, in concomitanza con l'avanzata sovietica verso il centro della capitale, Hitler ed Eva Braun si tolsero la vita, dopo essersi sposati. Due giorni dopo, alle 7 di mattina del 2 maggio, il Generale Weidling dichiarò il cessate il fuoco. Berlino era sotto il controllo dell'Armata Rossa, sancito dall'occupazione del Reichstag (sede del parlamento) e dalla bandiera rossa issata sulla Porta di Brandeburgo. La Battaglia di Berlino pose fine alla Seconda guerra mondiale nel contesto europeo, mentre restava ancora aperto il fronte del Pacifico che vedeva contrapposti Stati Uniti e Giappone. Il destino della capitale tedesca, già pianificato con la conferenza di Jalta (febbraio 1945), si delineò nell'estate dello stesso anno con la suddivisione in quattro settori controllati dalle nazioni vincitrici (Unione Sovietica, Stati Uniti d'America, Regno Unito), più la Francia. L'inasprirsi dei rapporti tra i due blocchi, occidentale e sovietico, portò alla sciagurata decisione dei russi di innalzare, nella notte tra il 12 e il 13 agosto del 1961, un muro destinato a dividere per 28 anni la Germania dell'Est da quella dell'Ovest e a diventare triste simbolo di un mondo diviso dalla guerra fredda.
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Da sopralluoghi compiuti in Romagna e in Toscana in vista di opere ingegneristiche e di difesa, scaturirono poi l’amore per il paesaggio e per le forze della natura. Natura interpretata con assoluta innovazione nella Gioconda (1503-1506), considerato il ritratto più famoso del mondo. In questo Leonardo riesce a legare la figura umana al paesaggio, che appare non come semplice sfondo ma protagonista del quadro, in un rapporto che nessun pittore prima di lui aveva saputo rendere con altrettanta finezza.
Nei primi anni del Cinquecento, Leonardo dedicò particolare attenzione allo studio del volo e al progetto di una nuova macchina volante e cominciò ad interessarsi all'anatomia degli uccelli, all'anatomia umana, alla resistenza e ai moti dell'aria e alla caduta dei pesi. Nel 1514 si trasferì a Roma, sotto la protezione di Giuliano de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e, successivamente, in Francia alla corte di Francesco I, dove continuò con passione e dedizione gli studi e le ricerche scientifiche. Morì il 2 maggio del 1519, lasciando Francesco Melzi come esecutore testamentario. Cinquant'anni dopo, violata la tomba, le spoglie andarono disperse nei disordini delle lotte religiose tra cattolici e ugonotti. Nel 1984 furono attribuite a Leonardo delle ossa ritrovate, riposte poi nella cappelletta di Saint-Hubert presso il castello di Amboise. In occasione del cinquecentenario della morte, sono state organizzate mostre e manifestazioni celebrative in particolare a Vinci e in Francia, con l'omaggio sulla sua tomba ad Amboise del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, e dell'omologo francese, Emmanuel Macron.