Il Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo nato nel mese di gennaio 2010 dalla volontà del titolare Michele Pappacoda di dare spazio a tanti diversamente abili, grazie all'inserimento di news, di sentirsi realizzati in qualcosa di personale uscendo dai mille problemi che la disabilità ci impone quotidianamente.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Impressionante aumento delle vittime in Germania a causa del Covid. Per la prima volta i decessi in 24 ore hanno superato i mille. Lo hanno reso noto stamane le autorità sanitarie dell'istituto Robert Koch. In particolare si contano 1.129 nuovi morti. La settimana scorsa era stato raggiunto l'ultimo record di 962 morti. Oltre 32mila le vittime complessive. ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA E' arrivato intorno alle 4 a Malpensa uno dei sei aerei che oggi portano in Italia la prima fornitura settimanale di 470mila dosi. Il carico è stato poi portato fuori con mezzi Dhl scortati da Guardia di Finanza e Polizia. Sono 94.770, ha spiegato ieri l'assessore al Welfare Giulio Gallera, le dosi oggi destinate alla Lombardia. Nelle 21 regioni e province autonome dove la struttura del Commissario Straordinario per l'emergenza Covid ha inviato domenica 27 dicembre i vaccini consegnati all'Italia dalla Pfizer sono stati già vaccinati 8.361 italiani, pari all'86% delle 9.750 dosi distribuite. Lo comunica lo staff del Commissario per l'Emergenza Covid, Domenico Arcuri. "La campagna di vaccinazione di massa si intensificherà a partire da mercoledì, quando arriveranno in Italia 469.950 dosi di vaccino Pfizer destinati ai siti di somministrazione individuati dal Commissario in accordo con le Regioni. Le consegne proseguiranno anche nelle giornata del 31 dicembre per poi proseguire con un ritmo settimanale. Nei prossimi giorni il commissario pubblicherà on line un report sul numero degli italiani che progressivamente saranno vaccinati". Lo comunica lo staff del Commissario Straordinario Domenico Arcuri. Da ogni flaconcino di vaccino anti-Covid di Pfizer-Biontech è possibile ottenere 6 dosi e non 5: a precisarlo è l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sul suo sito. La dose di vaccino per ogni persona è di 0,3 millimetri, che deve essere estratta in condizioni asettiche e utilizzando siringhe di precisione adeguate, da un flaconcino di vaccino che contiene 2,25 millimetri, dopo la diluizione prevista con soluzione di cloruro di sodio allo 0,9%. In questo modo, spiega la Sifo (Società italiana di farmacia ospedaliera), "con mille fiale potranno essere trattate 6000 persone invece che 5000". "In questo modo - aggiunge Sifo - si rende più vasta e capillare fin da subito la copertura vaccinale e realizzando anche un'economia di scala non indifferente: ogni centro abilitato alla vaccinazione dei cittadini italiani deve esserne consapevole ed agire di conseguenza". Dal canto suo l'Aifa rende noto: "Con l'obiettivo di utilizzare tutto il prodotto disponibile in ciascun flaconcino ed evitare ogni spreco, in accordo con quanto stabilito dalla Commissione Tecnico Scientifica dell'Agenzia, si evidenzia che, fermo restando la necessità di garantire la somministrazione del corretto quantitativo di 0.3 millimetri a ciascun soggetto vaccinato attraverso l'utilizzo di siringhe adeguate, è possibile disporre di almeno 1 dose aggiuntiva rispetto alle 5 dosi dichiarate nel Riassunto delle caratteristiche del prodotto". Eventuali residui di flaconcini diversi, anche dello stesso numero di lotto, non dovranno invece essere mescolati. E' "improbabile" che l'Ema riesca a dare il via libera al vaccino AstraZeneca/Oxford a gennaio. Lo sostiene il vice direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco, Noel Wathion, in un'intervista al quotidiano belga Het Nieuwsblad. "Non hanno ancora fatto domanda", ha aggiunto sottolineando che "servono altri dati sulla qualità del vaccino". ANSA
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Il Covid negli Usa ha ucciso il primo deputato.È morto di coronavirus il deputato repubblicano Luke Letlow, 41 anni, appena eletto al Congresso nel quinto distretto della Louisiana. Letlow avrebbe dovuto prestare giuramento domenica. Lascia la moglie e due figli piccoli. Dall'ospedale ha scritto un post poco prima di morire: «Pregate per me».
Il governatore della Louisiana, John Bel Edwards, ha annunciato la sua morte su Twitter:«È con il cuore distrutto dal dolore che porgo le nostre condoglianze alla famiglia del deputato Letlow, morto dopo aver combattuto contro Covid-19 ». Letlow lascia la moglie Julia e due figli piccoli, che appaiono in numerose foto (soprattutto della campagna elettorale che aveva concluso da poco), dopo aver battuto lo stato palmo a palmo.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Agitu Gudeta, la rifugiata etiope di 42 anni diventata simbolo di integrazione per il 'successo' della sua azienda agricola 'bio' la 'Capra Felice' - undici ettari e ottanta capre autoctone nella Valle dei Mocheni, in Trentino - è stata trovata morta nella sua abitazione, a Frassilongo (Trento). Secondo le prime informazioni, si tratterebbe di un omicidio. Sul corpo della donna ci sarebbero lesioni riconducibili a un atto violento. Forse sarebbe stata colpita da un martello, alla testa. A trovare la donna già morta, in camera da letto, sono stati i vicini di casa, allertati da un conoscente della vittima preoccupato perchè la donna non era andata a un appuntamento.
I carabinieri, ieri sera, hanno fermato un collaboratore della donna, un ghanese di 32 anni.L'uomo è stato portato in caserma dove ha confessato di avere ucciso Agitu Gudeta. Tra i due forse ci sarebbero stati litigi per questioni economiche.
I carabinieri sono accorsi sul posto assieme al magistrato,e dal medico legale si attendono chiarimenti sulle cause del decesso. Dai primi riscontri non appaiono segni di effrazione. Circa due anni fa, Agitu aveva ricevuto minacce e subito una aggressione a sfondo razziale - «Sporca negra te ne devi andare», secondo quanto riportato dalla stampa - dall'uomo che abita la baita vicino all'abitazione della 'pastora bio'.
Lo scorso gennaio, l'autore della violenza,che si era scagliato anche contro il casaro del Mali che aiutava Agitu, era stato condannato a 9 mesi per lesioni dal Tribunale di Trento, mentre l'accusa di stalking finalizzato alla discriminazione razziale era stata lasciata cadere, contrariamente a quanto aveva chiesto il pm. Agitu, nata ad Addis Abeba nel 1978, aveva studiato sociologia all'Università di Trento e poi era tornata nel suo Paese. Nel 2010, a causa della situazione di conflitto interna, aveva fatto ritorno in Italia e nella Valle dei Mocheni, dove dal Medioevo vive una minoranza di lingua tedesca, aveva dato vita alla sua azienda della quale si erano occupate anche trasmissioni televisive e riviste come Vanity Fair. A Trento aveva aperto un punto vendita di formaggi e prodotti cosmetici a base di latte di capra. Sul suo profilo Fb aveva appena scritto «Buon Natale a te che vieni dal sud, buon natale a te che vieni dal nord, buon natale a te che vieni dal mare, buon natale per una nuova visione e consapevolezza nei nostri cuori».
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Girare per Roma per ore per lavoro, e non sapere dove andare in bagno. Sembra uno scherzo, ma è tutto vero ed è una delle storture legate all'ultimo decreto legge per contenere i contagi da coronavirus: la denuncia arriva da un tassista romano, Luca Biagi, che in un video sul suo profilo Facebook - che conta già diverse migliaia di visualizzazioni - spiega la difficile situazione sia dei colleghi tassisti, sia di chiunque per lavoro è costretto a viaggiare o a stare in auto per ore. AD TIM Business Mobile in promozione limitata: a 11,99€/mese solo online TIM BUSIN La questione è quanto mai singolare: con l'Italia intera in zona rossa o arancione almeno fino al 6 gennaio, i bar sono chiusi o comunque aperti solo per l'asporto, e non è possibile usufruire dei servizi igienici. «È un problema reale, specie nell'arco di un turno che dura otto ore», spiega Biagi a Leggo.it. «Qualcuno dice simpaticamente: andate dietro un albero. Ma non può essere una soluzione, e in più le donne come dovrebbero fare?». Nel video su Facebook il tassista mostrava di essere costretto a finire sulla Roma-Fiumicino ad un Autogrill per poter fare pipì. La richiesta del tassista, a nome di molti suoi colleghi e non solo, alla sindaca di Roma Virginia Raggi è di riattivare i bagni pubblici chiusi già durante il periodo del primo lockdown, e che erano stati riaperti nei mesi scorsi e ora nuovamente chiusi. O in alternativa, di permettere a chi è in questa situazione di poter usare i servizi nei bar. «Lo scorso 3 novembre le associazioni di categoria hanno scritto alla sindaca chiedendo di intervenire, ma dal Comune non è arrivata alcuna risposta - conclude Biagi - Non pensiamo di chiedere tanto, ma solo che siano rispettati i nostri diritti. Parliamo di bisogni fisiologici: non è possibile non poter andare in bagno mentre si svolge il proprio lavoro». LEGGO.IT
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA C'è anche una variante italiana del Covid-19. Dopo la scoperta della mutazione inglese del coronavirus nei giorni scorsi, spunta anche quella diffusa soprattutto nel nostro Paese. «Circola dai primi di agosto ed è molto simile alla famigerata variante inglese». Una «variante italiana scoperta a Brescia, che precede la variante emersa solo a fine settembre nel Regno Unito per poi diffondersi in Europa, Italia inclusa, e potrebbe anche esserne un precursore», annuncia all'Adnkronos Salute Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all'università degli Studi di Brescia, direttore del Laboratorio di microbiologia dell'Asst Spedali Civili.La variante individuata, spiega, «ha diversi punti di mutazione nella proteina Spike, l''uncino' che il virus usa per attaccare il recettore presente sulle cellule bersaglio nel nostro organismo. Come quella inglese, anche la variante italiana ha una mutazione in un punto nevralgico dell'interazione Spike/recettore cellulare, più precisamente in posizione 501, ma a differenza del mutante Gb, la variante italiana ha anche una seconda mutazione in posizione 493, che rende la sua proteina Spike leggermente diversa da quella del virus pandemico che tutti oggi conosciamo». Ma come si è arrivati a descrivere la variante italiana? «Casualmente - racconta Caruso - osservando una persistenza virale anomala in un paziente che aveva sofferto di Covid-19 in aprile. Anche dopo la guarigione, i tamponi effettuati da agosto in poi avevano sempre dato esito positivo con virus ad alta carica. A novembre ci siamo decisi a sequenziare il virus per capire il perché di questa persistenza, e con nostra sorpresa ci siamo resi conto di avere identificato una nuova variante, simile ma non identica alla variante inglese che iniziava a circolare anche in Italia. A questo punto abbiamo sequenziato anche un campione dello stesso paziente ottenuto ad agosto, scoprendo che la Spike variata era già presente allora, con tutte le sue mutazioni».
INSERITO DA MIKI PAPPACODA In lista d'attesa, anche da morti:non c'è davvero pace allora per i romani, è il caso di dirlo, neanche per le salme.
Nella Capitale, infatti, da questa settimana la cremazione nei cimiteri capitolini è a numero chiuso ma oggi, lunedì, i posti disponibili sono già esauriti. E allora che si fa? Bisogna portare la salma fuori Roma e il viaggio è a spese della famiglia. Altrimenti la cremazione viene negata e la salma finisce sotto terra. Sempre a spese della famiglia.
Cremazioni a numero chiuso.La lista d'attesa al cimitero cresce di settimana in settimana e così Ama ha deciso di mettere un limite all'arrivo delle salme al cimitero Flaminio, di Prima Porta: si possono fare solo 200 cremazioni a settimana, così da poter accelerare i tempi con quelle ancora in attesa da novembre. La nuova regola è entrata in vigore questa settimana ma il problema è che oggi, lunedì 28 dicembre, i 200 posti sono già esauriti. Tanto che negli uffici cimiteriali è apparso un cartello con lo stop all'arrivo di nuove salme già a partire da domani mattina.
Cartello da brividi.Negli uffici cimiteriali di Prima Porta è apparso il cartello con su scritto: “Dal 29/12/2020 NON SI ACCETERANNO SALME PER CRAMZIONE”. Praticamente incomprensibile: un cartello informativo scritto in quel modo, con tanto di sigla e timbro ufficiale di Ama e Cimiteri capitolini, fa venire davvero i brividi.
Tradotto, significa che da domani mattina le salme dovranno andare altrove. La famiglia quindi dovrà scegliere di far cremare la salma in un altro Comune, a spese proprie, oppure di farla seppellire a Prima Porta, venendo meno al desiderio del caro estinto che voleva invece essere cremato.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Un carico di 470mila dosi che rischia per ora di restare in Belgio a causa del maltempo. Slitta almeno di un giorno nelle varie regioni l'arrivo del vaccino anti-Covid della Pfizer, con le regioni che al momento restano in attesa di riempire di scorte i loro hub, per poi rifornire ospedali ed Rsa, che saranno sorvegliati speciali per le forze dell'ordine. Per le strutture sono infatti pianificati dei Piani dei Prefetti, pronti a mettere al sicuro i carichi da qualsiasi tentativo di furto. Dalle 65mila dosi in Lombardia alle 44mila del Lazio, 40mila in Piemonte e 16mila in Liguria, in queste ore è comunque tutto pronto per «inondare i sistemi sanitari di vaccini», così come annunciato due mesi fa dal governo. Dopo il V-Day, in tutte le Regioni il secondo carico era previsto in queste ore, ma Piemonte e Liguria hanno già ufficializzato lo slittamento: «ragioni logistiche legate all'ondata di neve in tutta Europa», spiegano dalle due Regioni dopo una riunione in videoconferenza con il Commissario per l'Emergenza, Domenico Arcuri. Le prime dosi del nuovo lotto dovrebbero comunque arrivare entro domani il 30 dicembre ed essere distribuite fino al 31. E restano un giallo i tempi annunciati dalla Pfizer, che consegnerà con i propri mezzi i vaccini in 300 punti sparsi sul territorio. Il colosso farmaceutico, alcune ore prima che trapelassero i rischi di uno slittamento anche in Italia, aveva annunciato ritardi di un giorno anche in Spagna «a causa di problemi logistici» della società in Belgio smentendo le ipotesi di ritardo per l'Italia. Secondo alcune voci nelle prossime ore l'arrivo delle dosi era previsto, attraverso la gestione di una società di spedizioni tedesca, in diversi aeroporti italiani. Ma dalla struttura commissariale per l'Emergenza confermano che le fiale saranno in viaggio custodite su furgoni che partiranno da Lipsia. Il Commissario Arcuri ha avuto «conferma dalla Pfizer che le prime 469.950 dosi del vaccino, previste per l'Italia dal contratto sottoscritto dall'Unione Europea in questa settimana, arriveranno nel nostro Paese a partire da domani». La consegna, effettuata direttamente dalla Pfizer presso i primi 203 siti di somministrazione individuati dal Commissario Straordinario in accordo con le Regioni, proseguirà come comunicato da Pfizer, «nella giornata del 30 dicembre e si concluderà il 31 dicembre», aveva spiegato il Commissario Domenico Arcuri dopo aver avuto la conferma dell'arrivo di 469.950 dosi già i queste ore. E ad essere blindati saranno ospedali e reparti farmaceutici delle strutture dove saranno conservate le fiale. Prefetti e Comitati provinciali per l'ordine pubblico entreranno a breve in campo per la copertura dei servizi di sorveglianza e di scorta delle dosi nei vari territori, da parte di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza: dalla fase di distribuzione delle dosi una volta uscite dagli hub militari a quella di stoccaggio nelle strutture sanitarie. Il Viminale ha un canale aperto con il Commissario attraverso precisi protocolli. La società di spedizione e la stessa Pfizer comunicano con il Commissario, che a sua volta riferisce il calendario e la destinazione agli Interni, pronti a coordinare il tutto sui territori con una serie di staffette degli agenti nei vari luoghi, anche durante il viaggio dei vari carichi. E non si esclude che nelle prossime ore possa essere diffusa una circolare ai Prefetti in merito. Le forze dell'ordine daranno il proprio supporto anche per le vaccinazioni: 310 medici della Polizia sono a disposizione per le somministrazioni a tutto il Corpo, ma anche a semplici cittadini qualora fosse necessario. Ad attrezzarsi sono comunque anche gli ospedali, che in alcuni casi hanno comunicato ai Prefetti di aver potenziato il sistemi di sicurezza con vigilanza privata e telecamere interne. LEGGO.IT
DI MORENA MOTTA Sebbene inizi a prendere piede la teoria che il primo incontro tra uomo e uva e i primi tentativi di produzione vinicola risalgano al Paleolitico, fu il Neolitico (8000-4000 a.C.) il primo periodo nel quaIe si verificarono tutte Ie condizioni necessarie per I’innovazione della viticoltura e della produzione enologica. Recentemente lo studioso statunitense Patrick McGovern ha sostenuto di avere individuato una sola area di domesticazione iniziale, nei Monti del Tauro orientali e nella Transcaucasia da cui la vite eurasiatica domestica si è diffusa verso sud, est e ovest. In Egitto, nelle grandi pianure alluvionali del Delta del Nilo, si sviluppò una imponente industria vinicola regale fin dalla III dinastia (2700 a.C. circa), agli inizi dell’Antico Regno.
La scoperta ad Abido, 650 km circa a sud di Menfi lungo il Nilo, di oltre 700 orci della capacità di 30 litri ciascuno, all’interno di una tomba attribuita al faraone Scorpione I e datata attorno al 3150 a.C., ha permesso di acquisire straordinarie conoscenze sull’attività vinicola. Si trattava di una parte consistente delle riserve alimentari che accompagnavano il faraone nell’aldilà. L’analisi del deposito all’interno degli orci - come scrive McGovern - ha portato a una considerazione importante: si trattava di vino, sia per Ie tracce d’uva, sia perchè sono stati trovati frammenti del DNA appartenenti a lievito antico, necessario per la fermentazione. Altre considerazioni e analisi relative ai contenitori hanno permesso di datare al Bronzo Antico I e di individuare la zona di produzione nella Palestina Meridionale (striscia di Gaza), nella regione collinare meridionale palestinese (Ie colline della Giudea), nella valle del Giordano e nella Transgiordania. Si tratta, quindi, di una testimonianza importante dell’importazione di vino dalla Palestina in grandi quantità e in età molto antica. In seguito, attraverso la medesima via, per i monti del Sinai, giunsero molto probabilmente anche Ie prime piante di vite eurasiatica e con esse anche manodopera specializzata. Questo spiegherebbe come già nei primi geroglifici e nelle prime pitture Ie immagini che indicano e raccontano della vite, dell’uva e del vino descrivano tecniche di coltivazione e di produzione del vino già molto avanzate.
Durante tutto l’Antico Regno, la coltivazione della vite e la produzione di vino locale andò incrementandosi. Si trattava di industrie regali e il consumo di vino era legato alla sfera religiosa, alla corte del faraone e alle classi più elevate della società. Era, piuttosto, la birra la bevanda alcolica più diffusa, soprattutto fra Ie classi meno elevate.
Durante il secondo periodo intermedio, gli Hiksos, stimolarono l’importazione di vino soprattutto dalla Palestina meridionale e si diffuse il gusto per una bevanda mescolata a resine che ne garantivano una migliore conservazione e ne aumentavano Ie virtù terapeutiche già allora conosciute.
Nel Nuovo Regno la produzione di vino locale aumentò, anche se non cessarono Ie importazioni di vino dall’Oriente. Con Ramesse III (1197-1165 a.C.) furono creati molti vigneti nel Paese, e il coevo papiro di Harris ne elenca 513 di proprietà del tempio. Ma una importante fonte di conoscenza sul vino in Egitto proviene dalla grande quantità di ostraka, adoperati come etichette da vino, nei quali appaiono una miriade di informazioni relative al vigneto, all’anno della vendemmia (con l’indicazione dell’anno di regno del faraone), alla qualità del vino (buono, ottimo, davvero ottimo, dolce, mischiato), al capo del vigneto (la presenza di nomi di origine semita fa comprendere come da lì provenissero i più esperti vinificatori). Le maggiori informazioni provengono dal sito di Malkata databile all’epoca di Amenofi III (1413-1377 a.C.), che ha restituito 845 esemplari, anch’essi analizzati da McGovern.
In Mesopotamia come in Egitto erano presenti varie alternative di bevande fermentate, la birra d’orzo, il vino di vite e il vino di datteri (specialità locale già dal l millennio a.C.). Ma il vino e la vite eurasiatica domestica avevano già cominciato a diffondersi verso sud dalle regioni montane del Caucaso, dei Monti del Tauro e dei Monti Zagros nel corso del Neolitico. Una importante testimonianza della conoscenza dell’attività vinificatoria e costituita dal rinvenimento di orci da vino (con all’interno resti di feccia di vino) a Godin Tepe (Iran) nel cuore dei Monti Zagros in una zona sotto il controllo di Sumeri ed Elamiti e databile al 3500-3000 a.C. All’inizio del III millennio a.C., con lo stanziamento dei Sumeri nella Mesopotamia meridionale - tra il Tigri e I’Eufrate -, aumentano Ie testimonianze relative alla viticoltura. Era più diffusa la produzione di bevande alcoliche da datteri e orzo, ma per quanto attiene al vino, si trattava di un tipo di coltivazione limitata a piccoli vigneti inseriti all’interno di spazi templari, mentre altro vino veniva importato dalle montagne orientali circostanti, la catena degli Zagros nell’Iran occidentale. Le principali città dell’impero sumerico, Ur e Lagash, erano poste a 131° di latitudine Nord, cioè nella parte estrema della zona considerata più adatta alla coltivazione della vite, se si possono fare paralleli fra Ie condizioni climatiche di allora e quelle di oggi, perchè più umida e con inverni freddi. Inizialmente il consumo di vino era legato soprattutto ad aspetti della vita religiosa e all’ambiente regale, ma poi la richiesta aumentò anche da parte del ceto più elevato e si sentì la necessità di impiantare vigneti locali. Verosimilmente, la coltivazione della vite fu praticata nella zona più vicina alle sorgenti del Tigri e dell’Eufrate. Con l’avvento dell’impero assiro all’inizio del II millennio, più spostato a nord ovest, nell’alta Valle del Tigri e a Babilonia, il centro del potere economico si trasferì verso zone pin adatte alla coltivazione della vite. La birra d’orzo e il vino di datteri continuarono a essere Ie bevande più diffuse, ma sembra che esistessero botteghe per la vendita anche del vino, gestite da donne. A ribadire il carattere sacro del vino, nel Codice di Hammurabi si stabilisce che la sacerdotessa che avesse gestito una simile bottega dovesse essere bruciata. Nel l millennio a.C. con il nuovo impero assiro il centro del potere economico si sposto ancora più a nord nelle città di Assur, Nimrud e Ninive. Tra i bassorilievi di Ninive ai tempi di Assurbanipal (668-626 a.C.) ci sono immagini del re e della regina intenti a bere, molto probabilmente vino. Le tavolette dell’VIII secolo a.C., provenienti da Nimrud elencano gli uomini e Ie donne a cui è concessa, in quanto parte del servizio del re, una dose quotidiana di vino. Il centro di potere si trasferì, quindi, nelle zone agricole del vino. Questa situazione non durò a lungo. Le città assire vennero distrutte nel VII secolo a.C. e fu costituito un nuovo impero babilonese finchè anche questo non cadde, conquistato dall’impero persiano di Ciro II, nel 539 a.C.
La vite eurasiatica domestica si era ambientata nella Transgiordania e nella Palestina già dal Calcolitico, almeno a partire dal 3500 a.C. Inoltre, l’importazione in Egitto già dal 3150 a.C. dalla Palestina di grandi quantità di vino - come testimonia la tomba di Scorpione I ad Abido - offre una chiara idea di quanto fosse fiorente I’attività di viticoltura e di vinificazione in quelle zone. L’importazione di vino dalla Palestina continuò per tutto il II millennio, e nel I millennio, con I’avvento dei Fenici, il vino si diffuse in tutto il Mediterraneo forse anche in Africa del Nord. Quando nell’814 a.C. fu fondata Cartagine forse la vite era già presente nella zona. Con il fiorire della cultura minoica a Creta aumentò anche la richiesta di vino. Sebbene la bevanda più diffusa fosse la birra d’orzo e scarse siano Ie rappresentazioni di vite, uva e vino sicuramente venne importato dalla Siria e dall’Egitto, ma ormai nel XV secolo, con la conquista micenea, la viticoltura era una tradizione radicata nell’isola come testimonia il rinvenimento di una pressa per il vino di età micenea a Palaikastro.
Con l’influenza della cultura micenea e con l’introduzione della vite e del vino, in Grecia iniziò una nuova era nella storia della bevanda che, già carica di significati religiosi (in Egitto e in Mesopotamia), ne acquisì di nuovi. La vera rivoluzione consistette però nel fatto che il suo consumo non rimase solo legato alle libagioni rituali in onore di Dioniso, ma da subito divenne uno degli elementi della grande triade di cibi di base che costituivano l’alimentazione dei popoli greci: grano, olivo e uva. Il vino passò quindi da caratteristica distintiva delle classi più agiate a bevanda preferita dalla maggioranza della popolazione di tutti i livelli sociali.
La raccolta dell’uva e la preparazione del vino in una pittura della tomba di Khaemwaset a Tebe ovest,
Egitto. Nuovo Regno, XX dinastia, XII-XI sec. a.C.
INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sconcertante scoperta nella notte di Natale. Nel porticciolo di San Marco di Castellabate è stato rintracciato un esemplare di capodoglio di circa 13 metri privo di vita. Ad accorgersi del fattaccio dei passanti che, attirati dal forte odore che emanava il corpo in putrefazione, hanno subito fatto scattare l’allarme, allertando la Guardia Costiera e le autorità competenti, prontamente intervenute sul posto. Le circostanze della morte sono ancora tutte da verificare ma sicuramente, stando alle ultime ricostruzioni, il decesso sembra essere avvenuto parecchi giorni fa e con l’aiuto delle correnti marine è giunto in prossimità della terra ferma. Le operazioni di recupero delle scorse ore, sono rese complicate dalla pioggia incessante. MANUEL CHIARIELLO INFOCILENTO