Overblog Tutti i blog Blog migliori Lifestyle
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News nel Mondo www.mikivettica.over-blog.it

LA STORIA DELL’EGITTO Quando I’uomo incontrò la vite

28 Dicembre 2020, 14:13pm

Pubblicato da Miki Pappacoda

LA STORIA DELL’EGITTO Quando I’uomo incontrò la vite

DI MORENA MOTTA Sebbene inizi a prendere piede la teoria che il primo incontro tra uomo e uva e i primi tentativi di produzione vinicola risalgano al Paleolitico, fu il Neolitico (8000-4000 a.C.) il primo periodo nel quaIe si verificarono tutte Ie condizioni necessarie per I’innovazione della viticoltura e della produzione enologica. Recentemente lo studioso statunitense Patrick McGovern ha sostenuto di avere individuato una sola area di domesticazione iniziale, nei Monti del Tauro orientali e nella Transcaucasia da cui la vite eurasiatica domestica si è diffusa verso sud, est e ovest. In Egitto, nelle grandi pianure alluvionali del Delta del Nilo, si sviluppò una imponente industria vinicola regale fin dalla III dinastia (2700 a.C. circa), agli inizi dell’Antico Regno.
La scoperta ad Abido, 650 km circa a sud di Menfi lungo il Nilo, di oltre 700 orci della capacità di 30 litri ciascuno, all’interno di una tomba attribuita al faraone Scorpione I e datata attorno al 3150 a.C., ha permesso di acquisire straordinarie conoscenze sull’attività vinicola. Si trattava di una parte consistente delle riserve alimentari che accompagnavano il faraone nell’aldilà. L’analisi del deposito all’interno degli orci - come scrive McGovern - ha portato a una considerazione importante: si trattava di vino, sia per Ie tracce d’uva, sia perchè sono stati trovati frammenti del DNA appartenenti a lievito antico, necessario per la fermentazione. Altre considerazioni e analisi relative ai contenitori hanno permesso di datare al Bronzo Antico I e di individuare la zona di produzione nella Palestina Meridionale (striscia di Gaza), nella regione collinare meridionale palestinese (Ie colline della Giudea), nella valle del Giordano e nella Transgiordania. Si tratta, quindi, di una testimonianza importante dell’importazione di vino dalla Palestina in grandi quantità e in età molto antica. In seguito, attraverso la medesima via, per i monti del Sinai, giunsero molto probabilmente anche Ie prime piante di vite eurasiatica e con esse anche manodopera specializzata. Questo spiegherebbe come già nei primi geroglifici e nelle prime pitture Ie immagini che indicano e raccontano della vite, dell’uva e del vino descrivano tecniche di coltivazione e di produzione del vino già molto avanzate.

Durante tutto l’Antico Regno, la coltivazione della vite e la produzione di vino locale andò incrementandosi. Si trattava di industrie regali e il consumo di vino era legato alla sfera religiosa, alla corte del faraone e alle classi più elevate della società. Era, piuttosto, la birra la bevanda alcolica più diffusa, soprattutto fra Ie classi meno elevate.

Durante il secondo periodo intermedio, gli Hiksos, stimolarono l’importazione di vino soprattutto dalla Palestina meridionale e si diffuse il gusto per una bevanda mescolata a resine che ne garantivano una migliore conservazione e ne aumentavano Ie virtù terapeutiche già allora conosciute.

Nel Nuovo Regno la produzione di vino locale aumentò, anche se non cessarono Ie importazioni di vino dall’Oriente. Con Ramesse III (1197-1165 a.C.) furono creati molti vigneti nel Paese, e il coevo papiro di Harris ne elenca 513 di proprietà del tempio. Ma una importante fonte di conoscenza sul vino in Egitto proviene dalla grande quantità di ostraka, adoperati come etichette da vino, nei quali appaiono una miriade di informazioni relative al vigneto, all’anno della vendemmia (con l’indicazione dell’anno di regno del faraone), alla qualità del vino (buono, ottimo, davvero ottimo, dolce, mischiato), al capo del vigneto (la presenza di nomi di origine semita fa comprendere come da lì provenissero i più esperti vinificatori). Le maggiori informazioni provengono dal sito di Malkata databile all’epoca di Amenofi III (1413-1377 a.C.), che ha restituito 845 esemplari, anch’essi analizzati da McGovern.

In Mesopotamia come in Egitto erano presenti varie alternative di bevande fermentate, la birra d’orzo, il vino di vite e il vino di datteri (specialità locale già dal l millennio a.C.). Ma il vino e la vite eurasiatica domestica avevano già cominciato a diffondersi verso sud dalle regioni montane del Caucaso, dei Monti del Tauro e dei Monti Zagros nel corso del Neolitico. Una importante testimonianza della conoscenza dell’attività vinificatoria e costituita dal rinvenimento di orci da vino (con all’interno resti di feccia di vino) a Godin Tepe (Iran) nel cuore dei Monti Zagros in una zona sotto il controllo di Sumeri ed Elamiti e databile al 3500-3000 a.C. All’inizio del III millennio a.C., con lo stanziamento dei Sumeri nella Mesopotamia meridionale - tra il Tigri e I’Eufrate -, aumentano Ie testimonianze relative alla viticoltura. Era più diffusa la produzione di bevande alcoliche da datteri e orzo, ma per quanto attiene al vino, si trattava di un tipo di coltivazione limitata a piccoli vigneti inseriti all’interno di spazi templari, mentre altro vino veniva importato dalle montagne orientali circostanti, la catena degli Zagros nell’Iran occidentale. Le principali città dell’impero sumerico, Ur e Lagash, erano poste a 131° di latitudine Nord, cioè nella parte estrema della zona considerata più adatta alla coltivazione della vite, se si possono fare paralleli fra Ie condizioni climatiche di allora e quelle di oggi, perchè più umida e con inverni freddi. Inizialmente il consumo di vino era legato soprattutto ad aspetti della vita religiosa e all’ambiente regale, ma poi la richiesta aumentò anche da parte del ceto più elevato e si sentì la necessità di impiantare vigneti locali. Verosimilmente, la coltivazione della vite fu praticata nella zona più vicina alle sorgenti del Tigri e dell’Eufrate. Con l’avvento dell’impero assiro all’inizio del II millennio, più spostato a nord ovest, nell’alta Valle del Tigri e a Babilonia, il centro del potere economico si trasferì verso zone pin adatte alla coltivazione della vite. La birra d’orzo e il vino di datteri continuarono a essere Ie bevande più diffuse, ma sembra che esistessero botteghe per la vendita anche del vino, gestite da donne. A ribadire il carattere sacro del vino, nel Codice di Hammurabi si stabilisce che la sacerdotessa che avesse gestito una simile bottega dovesse essere bruciata. Nel l millennio a.C. con il nuovo impero assiro il centro del potere economico si sposto ancora più a nord nelle città di Assur, Nimrud e Ninive. Tra i bassorilievi di Ninive ai tempi di Assurbanipal (668-626 a.C.) ci sono immagini del re e della regina intenti a bere, molto probabilmente vino. Le tavolette dell’VIII secolo a.C., provenienti da Nimrud elencano gli uomini e Ie donne a cui è concessa, in quanto parte del servizio del re, una dose quotidiana di vino. Il centro di potere si trasferì, quindi, nelle zone agricole del vino. Questa situazione non durò a lungo. Le città assire vennero distrutte nel VII secolo a.C. e fu costituito un nuovo impero babilonese finchè anche questo non cadde, conquistato dall’impero persiano di Ciro II, nel 539 a.C.

La vite eurasiatica domestica si era ambientata nella Transgiordania e nella Palestina già dal Calcolitico, almeno a partire dal 3500 a.C. Inoltre, l’importazione in Egitto già dal 3150 a.C. dalla Palestina di grandi quantità di vino - come testimonia la tomba di Scorpione I ad Abido - offre una chiara idea di quanto fosse fiorente I’attività di viticoltura e di vinificazione in quelle zone. L’importazione di vino dalla Palestina continuò per tutto il II millennio, e nel I millennio, con I’avvento dei Fenici, il vino si diffuse in tutto il Mediterraneo forse anche in Africa del Nord. Quando nell’814 a.C. fu fondata Cartagine forse la vite era già presente nella zona. Con il fiorire della cultura minoica a Creta aumentò anche la richiesta di vino. Sebbene la bevanda più diffusa fosse la birra d’orzo e scarse siano Ie rappresentazioni di vite, uva e vino sicuramente venne importato dalla Siria e dall’Egitto, ma ormai nel XV secolo, con la conquista micenea, la viticoltura era una tradizione radicata nell’isola come testimonia il rinvenimento di una pressa per il vino di età micenea a Palaikastro.

Con l’influenza della cultura micenea e con l’introduzione della vite e del vino, in Grecia iniziò una nuova era nella storia della bevanda che, già carica di significati religiosi (in Egitto e in Mesopotamia), ne acquisì di nuovi. La vera rivoluzione consistette però nel fatto che il suo consumo non rimase solo legato alle libagioni rituali in onore di Dioniso, ma da subito divenne uno degli elementi della grande triade di cibi di base che costituivano l’alimentazione dei popoli greci: grano, olivo e uva. Il vino passò quindi da caratteristica distintiva delle classi più agiate a bevanda preferita dalla maggioranza della popolazione di tutti i livelli sociali.

 

 

La raccolta dell’uva e la preparazione del vino in una pittura della tomba di Khaemwaset a Tebe ovest,
Egitto. Nuovo Regno, XX dinastia, XII-XI sec. a.C.

Commenta il post