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INSERITO DA ELSA COPPA Un delitto maturato tra le mura domestiche, per questioni di eredità. Il carnefice sarebbe Massimo Bottura, 19 anni, nipote della vittima, ma c'è ancora il dubbio di eventuali complicità sempre all'interno della famiglia, anche se per il momento non esistono altri indagati. L'accusa per lui è di omicidio volontario e occultamento di cadavere. In poco meno di 24 ore è stato risolto il giallo dell'uomo trovato ieri mattina cadavere in due sacchi neri della spazzatura nelle acqua del Po, impigliato alle sterpaglie vicino al vecchio idrometro di Bardelle, nel Mantovano. La svolta è avvenuta nella notte quando il ragazzo, nell'interrogatorio all'interno del comando provinciale dei carabinieri di Mantova, davanti al sostituto procuratore Silvia Bertuzzi, si è più volte contraddetto. Non esiste ancora una confessione, ma gli elementi raccolti dagli investigatori sono tali per cui il giovane (descritto come una persona soggetta a scatti d'ira), nel primo pomeriggio, è stato trasferito in stato di fermo nel carcere di Mantova dove domani verrà sottoposto all'interrogatorio di convalida. Restano ancora da ricostruire tutte le fasi dell'omicidio, commesso, si ritiene, nell'abitazione di Magnacavallo, che la vittima condivideva con la sorella e i suoi tre figli, tra la notte di mercoledì e giovedì scorsi, quando di Fausto Bottura non si avevano più avute notizie. Gli investigatori hanno posto sotto sequestro la casa (una villetta faccia a vista datata nel centro del paese) e il garage annesso, alla ricerca dell'arma del delitto, un bastone di legno o una sbarra di ferro, con cui il nipote, diploma di scuola professionale conseguito l'anno scorso e in cerca di lavoro, avrebbe colpito lo zio alla nuca, forse al termine di una lite, cogliendolo di sorpresa. E proprio le liti in famiglia tra Fausto da una parte e la sorella Patrizia, 49 anni, e i suoi tre figli di 19, 22 e 15 anni (un quarto abita altrove e sarebbe l'unico con cui Fausto avesse buoni rapporti) dall'altra, per l'eredità della casa paterna, dopo la morte dei genitori tre anni fa, si erano fatte più frequenti e violente. Fausto Bottura, disoccupato da due anni e che sbarcava il lunario con lavori saltuari affidatigli dai servizi sociali del Comune, l'estate scorsa si era rivolto ad un legale per avviare la causa contro la sorella e suddividere l'abitazione che i due condividevano. Mercoledì sera, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe scoppiata l'ennesima lite tra zio e nipote. A un certo punto il ragazzo avrebbe preso un corpo contundente e avrebbe colpito violentemente alla nuca il 48enne. Avrebbe poi deciso di sbarazzarsi del corpo avvolgendolo in due sacchi neri per poi gettarlo nel Po. In auto avrebbe raggiunto l'argine di Bardelle, che dista una trentina di chilometri da Magnacavallo, e si sarebbe liberato del carico trascinandolo per la scaletta dell'idrometro e buttandolo in acqua (poco distante è stata trovata la pipa della vittima). Avrebbe poi fatto rientro a casa come se nulla fosse, partecipando all'indomani all'angoscia di parenti e amici per lo zio che sembrava sparito nel nulla. Venerdì era stata fatta ai carabinieri la denuncia di scomparsa mentre il corpo, rimasto impigliato tra i rami della riva, riemergeva dall'acqua e veniva notato da un addetto all'idrometro che subito dava l'allarme.
ANSA